venerdì 11 settembre 2009

Scuola

I due casi di Roma e Milano: oltre il 95% di immigrati. Meglio le quote. Le classi dove gli italiani sono stranieri. Se aumenta troppo il numero degli alunni stranieri i genitori italiani chiedono il trasferimento dei loro figli

MILANO - A Milano le classi differenziate riser­vate ai soli stranieri esistono già: all’elementare Radice, su 96 alunni 93 sono immigrati. A Roma c’è un caso analogo: alla Pisacane su 184 bambini solo 6 hanno genitori italiani. Si dice classi, ma in realtà sono ormai piutto­sto intere scuole nelle quali gli alunni italiani si possono contare sulle dita, a volte anche di una sola mano. Ma non si tratta delle strutture speciali — e di­scriminatorie — periodicamente ri­chieste a gran voce dalla Lega. Si tratta bensì di formazioni spontanee — altrettanto discriminatorie — cresciute sulla forte concentrazione degli immigrati in alcuni quartieri e la conseguente fuga dei bambini italiani dagli istituti in cui spesso finiscono per trovarsi in schiaccian­te minoranza. Né si possono per queste fu­ghe biasimare le famiglie, comprensibil­mente preoccupate per il livello d’istruzio­ne dei figli, per forza di cose inferiore, no­nostante l’impegno a volte anche eroico degli insegnanti, in quelle classi nelle qua­li la maggioranza degli alunni soltanto a stento mastica l’italiano. Ovvio che contro questa realtà s’infrange il sogno dell’integrazione. Che non è, natu­ralmente, soltanto un sogno bensì una ne­cessità primaria per un Paese di recente e forte immigrazione come il nostro. Integra­zione che, per altro, ha qualche speranza di compiersi realmente soltanto a scuola, nel tempo, almeno in teoria felice, che dovreb­be precedere pregiudizi, grettezze e ideolo­gie. Ma con chi mai possono integrarsi i piccoli stranieri nelle nuovissime scuo­le-ghetto, scuole, perciò, inevitabilmente di serie B, che in modo spontaneo si stan­no formando un po’ qua e un po’ là? Al mas­simo con i bambini della nazionalità più rappresentata, cinesi, dunque, forse, oppu­re romeni o sudamericani. Per riequilibrare le classi, tornare al vec­chio metodo archiviato dei bacini d’uten­za, che legava obbligatoriamente gli alun­ni alla loro scuola di zona, non servirebbe più perché numerosi quartieri periferici delle grandi città sono ormai abitati quasi soltanto da immigrati, fatta eccezione per certi anziani che non hanno i mezzi e forse nemmeno la voglia di spostarsi dal rione dove bene o male sono vissuti una vita inte­ra; e che, naturalmente, non vanno a scuo­la. Se, dunque, non si vogliono più o meno silenziosamente avallare nuovi ghetti dele­teri per la futura convivenza, non resta che il ragionevolissimo anche se assai più labo­rioso sistema delle quote, in base al quale inserire nelle classi un numero di stranieri compatibile con i normali livelli di istruzio­ne, di modo da non indurre alla fuga gli alunni italiani. Si raggiungerà questo possi­bile equilibrio con il venti, il trenta o an­che con il quaranta per cento di bambini extracomunitari? Toccherà agli esperti de­ciderlo e a presidi e provveditori metterlo in pratica; però in fretta, altrimenti il fune­sto fenomeno delle scuole per soli stranie­ri non potrà che moltiplicarsi. Fondamentale sarebbe però anche pre­parare gli insegnanti al compito ben più difficile che ormai li aspetta in numerosi istituti, sostenendoli con corsi di aggiorna­mento mirato, affiancandoli con persona­le per il doposcuola, non lasciandoli soli sulla breccia; magari, se fosse possibile, pa­gandoli anche di più rispetto ai colleghi impegnati in realtà un po’ più normali e più conosciute.

Isabella Bossi Fedrigotti

2 commenti:

Nessie ha detto...

Questa Bossi Fedrigotti l'ho vista di persona a una presentazione di un suo libro. E' un personaggio mediocre e assai malmostoso. C'è arrivata solo adesso a capire che il danno è stato fatto in modo irreversibile e che ci vogliono le quote? E più ancora che le quote, occorrerebbe che non ne entrassero più, proprio per non stravolgere il tessuto demografico-sociale e mandare in TILT i servizi educativi. Vogliamo una scuola italiana per i nostri figli e nipoti, non dei corsi di Italiano per gli stranieri e i loro figli.

Eleonora ha detto...

Ma quando lo diceva Bossi delle quote, anche per entrare in italia no, non era giusto, quello era becero razzismo e discriminazione. Ecco il risultato, ci troviamo genitori italiani che richiedono du andare in una scuola a maggioranza italiana. Uno schifo