sabato 14 aprile 2018

Crimini e criminali di guerra


sabato 7 aprile 2018

Erri De Luca

Io continuo a chiedermi perchè, continuano ad invitare (a pagamento) nei programmi tv gente come Vauro, De Luca e molti altri radical chic perchè se è vero che in italia vige la democrazia, certi personaggi, dovrebbero solo che tacere. Stavolta, è stato ospitato Erri De Luca e ha detto la sua, l'italia è un paese vecchio, c'è carenza di immigrazione, l'immigrazione non è una emergenza e nemmeno una invasione...

Erri De Luca: 'M5S-Lega? Un'accozzaglia; PD riparta da Primarie aperte'. Il noto scrittore Erri De Luca a 'Piazzapulita' su La7 parla a tutto tondo di politica, dai rapporti M5S-Lega al futuro del PD, fino al tema migranti

In occasione della puntata di "Piazzapulita" su La7 di questo giovedì 5 aprile è intervenuto il noto scrittore Erri De Luca, il quale un po' insolitamente è entrato esplicitamente nel dibattito politico di queste settimane, vediamo le parti salienti di quello che ha detto. All'inizio Erri De Luca ha precisato: "Non sono un politico né un giornalista, ma un cittadino con dei riferimenti politici che non sono rappresentati da queste forze politiche attuali. E credo che anche l'oltre 1/4 di italiani che non ha votato non si senta rappresentato".

Prima di aggiungere: "Gli italiani con questo voto innanzitutto hanno voluto scongiurare del tutto l'ipotesi di una coalizione fra Pd e Forza Italia, tagliando le gambe a questa possibilità. Dopo di che hanno creato le condizioni di impraticabilità della formazione di un Governo, adesso forse si potranno fare delle accozzaglie numeriche, ma non delle vere alleanze di Governo".

Sulla possibilità di un accordo fra Lega e 5 Stelle, De Luca ha detto: "Non sarebbe un accordo ma un'accozzaglia. Lo ritengo impossibile. Se comunque succedesse significherebbe che non è mai esistita una vera coalizione di destra che pretende di avere vinto le elezioni, essa invece era solo una formula di comodo. Comunque tutto questo non tiene. Credo che la cosa migliore sarebbe quella di tornare a votare rapidamente e penso che gli italiani stavolta voterebbero diversamente e polarizzerebbero di più: non finirebbe nello stesso modo, visto cosa hanno combinato con questo voto si aggiornerebbero con uno nuovo".

De Luca sulla crisi della sinistra: 'PD faccia Congresso aperto e Primarie spalancate per ridare voce alla base'

Erri De Luca si è anche soffermato sulla crisi della sinistra, dicendo: "Essa non rappresenta la sinistra che esiste in questo paese, ovvero quella dell'uguaglianza, della libertà e della fraternità che per me sono la trinità laica sulla quale si fonda la comunità civile di un Paese. Il PD se volesse rianimarsi dovrebbe fare un Congresso aperto e delle Primarie spalancatissime cercando di riconvocare quell'elettorato che se n'è andato, solo partendo dalla base possono ricostruire un consenso e riprendere una linea. Finché rimangono chiusi dentro gli spostamenti fra le correnti non faranno molto: hanno fatto delle Primarie in passato anche per molto meno, questo è invece il momento in cui devono ridare la voce alla base per cercare di raccoglierla".
'Immigrazione ha contato nella percezione malata del fenomeno, Italia è paese vecchio che ha paura'

De Luca ha poi aggiunto: "La Lega non ha vinto, ha solo ribaltato gli equilibri dentro l'elettorato di destra"; mentre sull'incidenza del tema accoglienza sul voto politico, ha precisato: "L'immigrazione ha contato nella percezione malata, clinica e non politica del fenomeno: una percezione sballata. In questo paese non c'è alcuna invasione. Semmai abbiamo 5 milioni di italiani all'estero, il problema è l'evasione e non l'immigrazione. Questo è un paese senile, vecchio e con un'età media troppo alta, i giovani sono una minoranza schiacciata: gli anziani hanno paura e il Paese si alimenta della paura". Infine riguardo al rapporto fra M5S e accoglienza ha detto: "Sono rimasti sulla linea dei respingimenti in mare e dell'opposizione allo Ius Soli, sono rimasti appiattiti sulla linea della procura di Catania che non ha portato prove su quello che affermava".

venerdì 6 aprile 2018

C'erano dubbi?


mercoledì 4 aprile 2018

L'hotel house

... ovvero, il condominio degli orrori. 2700 persone di ogni razza ed etnia e nella maggior parte dei casi (se non tutti), clandestini, spacciatori e delinquenti. Doveva essere un esempio di "integrazione" per l'italia e invece, ancora una volta, l'integrazione si dimostra un totale fallimento così tanto che è diventato zona franca. TUTTI sapevano e TUTTI sono colpevoli di quello schifo. L'assessore Fabbracci si lagna... ora: "Hotel house sfuggito di mano, problema più grande delle nostre forze". Ah, ma davvero? Non se n'era accorto nessuno... Ecco come veniva descritto dal corrierone: "Il falansterio dove si parlano 32 lingue". Addirittura c'è una pagina di Wikipedia a descriverlo. Qui. Picchio news si chiede se nel frattempo, ci sono piccoli passi verso una normalità... quando la normalità, sarebbe abbatterlo, riqualificare l'area e ricostruire per i turisti. Non per mantenere delinquenti, spacciatori ed etnie diverse. E dopo la pausa pasquale, ricominciano gli scavi... perchè qualcuno non sa nemmeno che lì c'è un pozzo dove percaso, per puro caso, sono state trovate delle ossa. Un tempo, tra gli anni 80 e i 90, nel sotterraneo dell'hotel house, c'era una delle più importanti discoteche della riviera, ci andavo, oh, se ci andavo, in compagnia di amici o anche tra amiche. Parcheggiavamo con tutta tranquillità, chiacchieravamo lì fuori prima di entrare, senza mai aver avuto problemi. Gli unici stranieri, specie d'estate, erano i villeggianti e non c'era la delinquenza e soprattutto, non era abitato da extracomunitari. Si, c'era qualche furto nelle auto ma i casi erano rarissimi. Ad anni 90 inoltrati, l'ultima volta che sono stata in quella discoteca, è stato il 98. Ma già era in declino e poco dopo avrebbe chiuso i battenti ma nel frattempo, cominciavano ad installarsi sul palazzone, i primi extracomunitari. Di colore e anche quelli dell'est europa e non erano villeggianti. Da lì, è stato un crescendo di immigrati che nessuno ha visto o ha sentito... o non ha voluto farlo.

mercoledì 28 marzo 2018

Criminali di governo e di jihad

Quando la lega diceva che c'era un serio pericolo di jihadisti che arrivavano dai barconi, veniva tacciata di xenofobia e razzismo e che, vedere jihadisti dovunque era da pazzi visionari scriteriati perchè ni, il pericolo non arrivava dai barconi MA dai cittadini nati e vissuti in europa... E meno male che criminali come Minniti siano stati finalmente disarcionati dal cavallo italia... almeno per il momento.

Marco Minniti: "Minaccia della jihad mai così forte in Italia"

"Nessuno ha mai detto che fosse finita. Il quadro della minaccia di Isis rimane radicalmente immutato. Anzi, la caduta di Raqqa e Mosul, se da una parte fa venir meno l'elemento territoriale del Califfato, dall'altro aumenta la pericolosità dell'altra componente, quella terroristica". Marco Minniti, in una intervista a La Stampa, lancia l'allarme: "Lo Stato islamico è stato capace di arruolare 25-30 mila foreign fighters da circa 100 Paesi diversi. La più importante legione straniera che la storia moderna ricordi. Molti sono morti, ma i sopravvissuti stanno cercando rifugio altrove. Anche qui in Europa". Quindi l'appello del ministro uscente al governo che verrà è che prosegua le espulsioni dei radicalizzati.

Sull'inchiesta legata all’imam di Foggia, Minniti osserva: "La cosa importante oggi è soffermarci su questa indagine esemplare, che ha dimostrato con prove solari uno scenario assolutamente agghiacciante. Una cosa che non ha eguali in Occidente. L'unica cosa che si può associare alla scuola di Foggia sono le immagini che provenivano dal profondo dell'Iraq e della Siria, quelle di bambini addestrati a usare la pistola o utilizzati per esecuzioni capitali".

Sulla condizione dei migranti in Libia, Minniti spiega che "con Oim e Unhcr si è potuto stabilire, in Libia, chi ha diritto alla protezione internazionale. E questi rifugiati sono arrivati in Italia attraverso corridoi umanitari gestiti dal governo italiano. Chi scappa dalla guerra non lo devono portare qui gli scafisti, ce ne occupiamo noi. L'Oim ha fatto più di 22500 rimpatri volontari assistiti dalla Libia ai Paesi d'origine. L'Italia è stato il primo Paese ad aver organizzato un corridoio umanitario da Tripoli direttamente in Europa. Controllo dei confini, aiuti umanitari, intervento per gestire i rimpatri volontari, aiuto a chi ha diritto alla protezione internazionale. Può diventare un modello, che tiene insieme umanità e sicurezza. Forse l'unico possibile".

martedì 27 marzo 2018

Bonus bebè alle straniere...


Il bonus mamme a tutte le donne immigrate. Anche quelle con un permesso di soggiorno non di lungo periodo. L'Inps ha perso la sua battaglia ed è stato costretto di erogare a tutte le donne immigrate il bonus mamma da 800 euro. Ma con riserva. Facciamo un piccolo passo indietro. Ricorderete forse le sentenze emesse di tribunali di Milano e di Bergamo con cui i giudici avevano condannato l'ente pensionistico a versare i contributi alla nascita a tutte le donne straniere che ne avessero fatto richiesta, anche se non in possesso di permessi di soggiorno di lungo periuodo o titolari di protezione internazionale. E oggi le associazioni che avevano sostenuto le donne nei loro ricorsi hanno annunciato una nuova sconfitta dell'Inps. "La Corte d'appello di Milano, con dispositivo di sentenza emesso in data odierna - hanno reso noto - ha respinto l'appello dell'Inps contro l'ordinanza del Tribunale di Milano che, accogliendo un ricorso di Asgi, Apn e Fondazione Piccini, aveva ordinato all'Istituto di riconoscere il 'premio nascita' a tutte le mamme straniere regolarmente soggiornanti, e non soltanto alle mamme lungosoggiornanti o titolari di protezione internazionale come preteso dall'Inps". L'Ente guidato da Tito Boeri intendeva versare il contributo solo alle donne straniere con un permesso di soggiorno di lungo periodo. Secondo i giudici, però, l'interpretazione della legge data dall'Inps nella sua circolare era eccessivamente restrittiva e non giustificata.

Così a febbraio l'Inps aveva deciso di pagare, con riserva, i bonus richiesti dalle donne straniere. "Le domande di premio alla nascita presentate dalle donne straniere regolarmente presenti in Italia, in precedenza respinte in applicazione delle circolari n. 39/2017, n. 61/2017 e n. 78/2017 - aveva scritto l'Inps a febbraio - saranno oggetto di riesame alla luce dell'Ordinanza n. 6019/2017. Il riesame della domanda sarà effettuato su istanza della richiedente da presentarsi alla Struttura territoriale competente. I premi verranno corrisposti con riserva di ripetizione se, all'esito del giudizio di impugnazione del citato provvedimento giudiziale da parte dell'Istituto, emergerà un diverso orientamento giurisprudenziale". Nel frattempo il ricorso presentato presso il tribunale di Milano non è andato secondo i desideri degli uomini di Boeri.

"L'Inps ha emanato il messaggio n. 661 del 13 febbraio 2018 con il quale ha dato esecuzione all'ordinanza, consentendo quindi a tutte le mamme straniere la presentazione delle domande, ma precisando che l'assegno viene pagato con riserva in relazione agli sviluppi futuri del giudizio", hanno scritto le associazioni coinvolte Asgi, Apn e Fondazione Piccini. Per le associazioni la scelta di versare i contributi è ovviamente una vittoria. "Tuttavia - dicono - se l'Istituto mantenesse la 'riserva' sui pagamenti e decidesse di proseguire nel giudizio, i beneficiari che hanno nel frattempo ottenuto il titolo, resterebbero in una situazione di incertezza per altri anni, fino alla decisione della Cassazione".

giovedì 22 marzo 2018

Castel Sant'Angelo sul nera

Questi fantasmi sono ciò che restano di un antichissimo paesino delle Marche. Tutto ancora così, abbandonato come quando c'è stata la seconda scossa di terremoto. La zona rossa, l'ho chiamata fantasmi. Perchè alcuni, hanno la fortuna di vederli, altri, li percepiscono, sanno che ci sono e non hanno il privilegio di vederli o addirittura, li ignorano.



E poi, ci sono le famigerate salvifiche SAE che, dovrebbero essere a buon mercato e temporanee e invece, sono più costose di un attico nel centro storico di una città d'arte e non sono buone a niente perchè "studiate e assemblate" per climi più dolci, ad esempio, per il clima di Lampedusa. Queste SAE, verranno consegnate sabato con tanto di cerimonia in pompa magna. Basta guardare i boiler posizionati sui tetti per capire che in montagna possono esplodere... La gente di questi posti dimenticati da dio e soprattutto dal governo, chiede aiuto con dignità. Vuole tornare a vivere del proprio lavoro. Non pretende ville dorate. Vuole aiutare a ricostruire le proprie stalle, le attività e le case che avevano prima e che non ha più. Ed è uno schifo che il governo precedente, tutto ha fatto tranne che aiutare queste popolazioni.

martedì 20 marzo 2018

FMI

"Ridurre le pensioni, la Fornero non basta". Il Fmi pubblica un report di economisti che chiedono tagli per gli assegni retributivi e misti di Gian Maria De Francesco

Altro che abolizione della riforma Fornero. Il sistema previdenziale italiano necessita di ulteriori miglioramenti per garantirgli una sostenibilità di lungo termine. È quanto sostiene il Fondo monetario internazionale in un working paper (un'analisi che contiene proposte di lavoro) intitolato «Italia: verso una riforma fiscale improntata alla crescita». Come si evince dal titolo, l'oggetto della disamina è costituito dalle politiche di sviluppo, ma per gli economisti di Washington (il team che si occupa dell'Italia è guidato dall'ex commissario alla spending review Cottarelli) nessuna misura espansiva è possibile senza una riduzione della spesa per le pensioni. Tutto questo perché l'Fmi ritiene tutto sommato giusto lo «scongelamento» dopo 9 anni di blocco delle retribuzioni dei dipendenti pubblici con i nuovi contratti, mentre considera sbagliato un ulteriore taglio agli investimenti in conto capitale e al sistema del welfare.

Ecco perché la ricetta del Fondo prevede nell'ordine: eliminazione totale della quattordicesima (per i redditi bassi) e parziale della tredicesima per i pensionati col sistema retributivo e con il sistema misto retributivo-contributivo, fissazione di un limite di età per i coniugi e di forti restrizioni per gli eredi per le pensioni di reversibilità, ricalcolo su base contributiva delle pensioni retributive e aggiornamento rapido dei coefficienti di trasformazione e delle rivalutazioni. Allo stesso modo, si propone di rivedere il sistema dei contributi previdenziali avvicinando le aliquote (ora al 33% per i dipendenti e al 24% per gli autonomi).

I rimedi in ambito fiscale, invece, sono già noti al grande pubblico sia perché già evidenziati dall'Ocse e dalla Commissione Ue, sia perché il programma di +Europa di Emma Bonino in campagna elettorale li aveva fatti propri. Si tratta di: istituzione di una property tax sugli immobili (cioè più Imu per tutti), ampliamento della lotta all'evasione Iva «sguinzagliando» l'Agenzia delle Entrate, aumento delle imposte su dividendi e capital gain (anche esteri) e taglio dei bonus fiscali. In particolare, sostituendo le detrazioni per lavoro dipendente (soprattutto quella delle donne lavoratrici) con un credito d'imposta. Solo in questo modo, secondo l'Fmi, è possibile abbassare Irpef, Ires e Irap.

Il dato di partenza dell'analisi è già stato vagliato dall'Ocse e dalla nostra Ragioneria generale dello Stato. La spesa pensionistica in Italia è la più alta in Europa dopo quella della Grecia e si attesta al 16% del Pil. Le riforme che si sono succedute dalla legge Dini del 1995 alla Fornero del 2011 hanno progressivamente abbassato i costi, ma nel 2025 è atteso il picco di spesa. Le stime italiane sono considerate ottimistiche perché si fondano su un incremento del tasso di occupazione dal 56 al 66,5% nel 2070 e su una crescita media annua del Pil pro capite dell'1,75 per cento. Considerata la scarsa produttività del lavoro, concludono gli esperti, non si pongono molte altre alternative in caso di choc.

La pubblicazione di questo report durante le trattative per la formazione di un governo a guida «populista» (M5S o Lega) dichiaratamente anti-Fornero rappresenta un severo monito. L'Fmi, assieme a Commissione Ue e Bce, è infatti uno dei componenti della troika. Se ne deduce che il commissariamento dell'Italia è più di un'ipotesi di scuola.

martedì 13 marzo 2018

Sul gus di Macerata

Le tre domande dell'opposizione della giunta Carancini. "Quanti soldi il comune ha versato al Gus nel 2017? Perchè la onlus che accoglie gli immigrati, non ha ancora presentato resoconto dell'incasso? Che farà l'amministrazione comunale?" Queste sono le domande che alcuni membri dell'opposizione hanno firmato e presentato a Carancini e vogliono una risposta per il prossimo consiglio comunale del 19 e 20 marzo. Da notare che tra i nomi di chi ha firmato il documento, non c'è nessuno del movimento 5 stelle...

lunedì 5 marzo 2018

Populismi e cadaveri


La sinistra cadavere di Augusto Bassi

Seguire la maratona Elezioni 2018 di Enrico Mentana a volume alzato è stato superfluo. Si sarebbe rivelato sufficiente osservare i volti del ricco parterre per comprendere con vividezza l’andamento degli exit poll. Già torvi e un po’ scrofolosi per natura, si facevano tesi, poi allarmati, quindi sconsolati, infine sepolcrali. Il pensiero levogiro, antiorario al senno, testimone in diretta della propria morte. Che macabra pagina di televisione verità! E via via che i dati si facevano indiscutibili, i malcapitati sono stati chiamati a riconoscerne il cadavere. Gente che ha sempre capito nulla, per lustri e fino a pochi minuti prima dei risultati elettorali, come Annunziata, Giannini, Sorgi, Cerasa, in diretta a commentare il trapasso delle proprie stesse sentenze. Ma se il piglio di Mentana – in grandissima forma per tutta la nottata, fino a dragare la venustà della Dragotto con aria da stracciamutande emerito – si è mantenuto friccicarello malgrado il cordoglio in studio, il volume è servito per intercettare i flebili aliti dei traumatizzati ospiti. La chiacchiera tremolante di Giannini, fino a ieri sprezzante verso i populismi, intraprende l’operazione di riabilitazione dell’insulto, affrancandolo in «popolarismi»; Marco Damilano, aggrappato a una conversione pro-sistema dei 5Stelle, si dichiara sorpreso dall’avanzare della Lega nelle periferie metropolitane; Sorgi scompare inghiottito dal suo tablet, per poi riemergere con il titolo «Vince Di Maio, Italia ingovernabile». Cazzullo, dall’inflessione sua, ci ricorda dell’esistenza dei mercati, della grande Europa, mentre gli elettori italiani hanno appena risposto con meno Europa e un eloquente sticazzi! dei mercati. Per il bene della stabilità, gli scambisti non vorrebbero si votasse; malauguratamente per loro, una volta ogni tanto anche da noi si va alle urne… e può succedere che un pernacchione elettorale li destabilizzi. Irriverente Benedetto Della Vedova, intervenuto a commentare la sciagura della Bonino, che si vende come coraggioso ambasciatore anti-mainstream. Irresistibile osservare l’Annunziata che prende appunti con il lapis sull’agendina di una disfatta scolpita nella pietra con una verga di boro, e imperterrita commenta con il tono di chi la spiega. Lucia bacchetta addirittura Marine Le Pen, festante su Twitter per una consultazione italiana aculeo nel culo flaccido di Bruxelles, suggerendole di star buona perché trombata a casa propria e aggiungendo: «Ci vorrebbe un po’ di sale in zucca sulle previsioni e chi le fa». Se l’inclemente conduttrice applicasse a se stessa i parametri che riserva agli altri, oggi venderebbe carciofi e zucchine a Osci e Sanniti.

Per fortuna arriva Alessandra Sardoni, in diretta dalla sede del Partito Democratico, che sembra balbettare in un regime di quarantena, coraggiosa inviata sulla scena di una terrificante pandemia. «Siamo un grande partito», «A Renzi e alla classe dirigente del PD non c’è alternativa credibile per gli italiani», erano soliti tuonare da quelle stanze e dalle testate assoldatine. Mecojoni! Il Bomba, futuro senatore del Senato che voleva abolire, dopo aver accusato gli avversari di scappare dal confronto, assorbe con il medesimo ardimento il tracollo, arrivando per commentare a caldo la sconfitta con la baldanza di un coniglio palomino. L’indispensabile, la necessaria classe dirigente – dei Gentiloni, dei Minniti, dei Gori, dei Franceschini, dei Rosato, dei Martina, dei Poletti – è stata trattata dai votanti come pattume pronto per l’inceneritore. L’eredità culturale dell’assemblea costituente ha uno scatto d’orgoglio solo nel padre nobile del partito, nell’immarcescibile campione della sinistra di governo, Pier Ferdinando Casini, che trionfa disdegnoso nella sua Bologna. Nel frattempo, la marea nera che doveva investire l’Italia, gli inquietanti rigurgiti neofascisti pronti a deflagrare, i temibilissimi blitz di Forza Nuova e Casa Pound raccontate sulla stampa dai GEDI, via radio da Vittorio Zucconi e in tv da Corrado Formigli, stanno sotto l’1%: perché “la realtà è la loro passione”. Di Stefano si vede per la prima volta in un salotto di Mentana, benché in collegamento, e si lamenta di essere stato trascurato dai media durante tutta la campagna elettorale. Risposte piccate in studio, specie da una Lucia molto indispettita. I sobillatori di mestiere che hanno tirato la volata ai propri campioncini di triciclo fino a un traguardo di paracarri, oracoleggiano ora sui futuri scenari, sugli equilibri di domani, sulla temperie a venire, smarcandosi dalla putrefazione con guizzi alla Margheritoni. E sempre indietro come la coda del maiale. In chiusura, un minuto di silenzio per Morti e uguali, come anticipato l’11 febbraio in questi quaderni. Boldrini, Bersani, D’Alema, Grasso… dal regno della pace e della serenità veglieranno sui propri cari.

mercoledì 28 febbraio 2018

Terremoto e sae

Dopo aver buttato via soldi per casette di legno costose ed assolutamente inadeguate al territorio, qualcuno si è reso conto dell'errore fatto e solo ora, si mette a cercare appartamenti invenduti per poterli dare agli sfollati vittime del terremoto. A pochi giorni dalle elezioni e dopo un anno e mezzo, sono riusciti ad avere una illuminazione! avessi potere io, caccerei a calci nel culo tutti questi cretini che occupano certe poltrone.

Dimenticavo... (personale)

Lunedì primo pomeriggio. Il gatto delle nevi...


La "professoressa" e le forze dell'ordine

"Cara prof che vuoi morto papà, quella divisa che odi ti difende". La lettera di una figlia di un poliziotto alla insegnante di Torino che ha insultato gli agenti in piazza di fronte alle telecamere di Claudio Cartaldo

"Cara professoressa, ti parla la figlia di un appartenente alle forze dell'ordine".

Inizia così la lettera inviata da una anonima alla insegnante di Torino, intervistata da "Matrix" dopo aver urlato "dovete morire" agli agenti schierati durante gli scontri della settimana scorsa nel capoluogo piemontese.
La lettera alla professoressa

La missiva aperta è stata pubblicata su una pagina Facebook di sostegno alle forze dell'ordine. "Tu che gli urli 'dovete morire', vedi ogni volta che mio padre si allaccia gli anfibi e si chiude il cinturone ho davvero paura che qualcuno lo faccia morire. Forse tu non sai cosa vuol dire. Tu non sai cosa vuol dire vivere di turni, vivere di imprevisti, di compleanni in cui nelle foto ci sono tutti: tranne lui. Del pranzo di Natale che diventava freddo a forza di aspettarlo. Del cuscino vuoto accanto a mia madre. Del freddo, del sonno, del sangue sulla strada, degli insulti che gente come te ogni giorno rivolge a chi indossa una divisa".
La solidarietà del web

La lettera ha già raccolto migliaia di condivisioni e commenti di apprezzamento. "Cara professoressa, hai mai provato ad accarezzare la stoffa della giacca di un poliziotto o di un carabiniere? Sai non è di un cotone morbido, non è il lusso che tutti credono che lo Stato regali a quegli uomini e a quelle donne in divisa. Cara professoressa, tu sai che mentre auguravi a quei ragazzi la morte a casa c'erano i loro bambini che si erano appena addormentati che si aspettavano di vedere i loro papà il giorno dopo come tutti i giorni? Lo sai che c'erano madri, fidanzate e mogli che in quel preciso momento stavano pensando a loro? E stavano pensando se magari potevano avere troppo freddo là fuori?".
Gli scontri di Torino

Negli scontri di Torino un agente della polizia è stato ferito da una scheggia esplosa da una bomba carta lanciata dal gruppo di antagonisti presenti al corteo a cui, birra in mano, ha partecipato l'insegnante che ora Renzi vorrebbe "licenziare". "Non sono dei mostri come li dipingete - si legge ancora nella missiva - Ma sono persone. Le stesse persone che chiamate a tutte le ore se avete bisogno di aiuto, e loro anche se voi gli augurate le morte vengono ad aiutarvi: perché hanno giurato di esserci, e quella divisa che tanto odiate rappresenta anche questo. C'è chi della propria divisa ne fa un abuso, come tovunque c'è la mela marcia e sono concorde nel punirlo adeguatamente secondo le leggi, ma non per questo bisogna augurare il male a tutti coloro che indossano una divisa. Perché io nonostante tutto non auguro del male a nessuno e mai lo farò, perché mi hanno insegnato il rispetto per la vita di tutti. Così, cara prof, ora vai e guarda negli occhi tuo padre e tuo marito/compagno/ fidanzato che sia (se ne hai uno), guardali negli occhi e cerca solo di immaginare cosa si possa provare: a sapere che tanta gente come te augura la morte a quegli uomini che per noi sono la vita".

venerdì 23 febbraio 2018

Regione marche

Da decenni la regione marche è governata da idioti lestofanti assolutamente incompetenti, specifichiamo, di sinistra e centrosinistra. Infatti, ci hanno ridotti ad una regione da terzo mondo. L'ultima vile azione è questa:

LA REGIONE MARCHE “SPEGNE” LE AMBULANZE

Da sempre le associazioni ANPAS della Regione Marche cercano di vedere garantita la loro dignitosa sopravvivenza, la possibilità di continuare a fornire preziosi servizi ai cittadini e di essere punto di riferimento sociale per tante comunità marchigiane.

Soprattutto negli ultimi anni abbiamo invece subito il progressivo degrado nel rapporto con la Regione Marche e con l’ASUR, incapaci di valorizzare un patrimonio formato da migliaia di persone che da oltre un secolo dedicano il proprio impegno a favore del prossimo, accecati da dinamiche gestionali perverse e dannose.

OGGI

- L’ASUR
non liquida alle Associazioni di Volontariato i rimborsi delle spese effettivamente sostenute dal 2013 ad oggi. ASUR trattiene i soldi stanziati dalla Regione e le associazioni continuano da anni a pagare i fornitori, essendo ormai talmente indebitate da non poter più pagare nemmeno il carburante.

- L’ASUR non applica le norme emanate nel 2014 e le modifica radicalmente per il futuro stravolgendo dinamiche funzionali mai sottoposte a verifica, determinando il collasso del settore e la scomparsa di decine di associazioni;

- La Regione Marche ha appiedato i pazienti dializzati. Dal 1° ottobre scorso non viene più autorizzato il trasporto di questi delicati pazienti con mezzo disabili e, tra informazioni lacunose e mezze verità, si tenta di far diventare questo un problema delle associazioni che devono coprire i costi chiedendo soldi ai malati.

-  La Regione Marche sta a guardare, demandando ad ASUR il lavoro sporco di mattanza delle associazioni e di taglio irrazionale di servizi, salvo difendersi invocando l’autonomia di una Azienda di cui invece detiene il controllo.

Il problema sono i fascisti...

Avete rotto i coglioni con il fascismo e l'antifascismo. A Palermo, c'è stato un tentato omicidio di un uomo. Legato mani e piedi e picchiato in maniera violenta a causa del suo passato (ha pagato il suo debito con lo stato). I picchiatori, fanno parte dei centri sociali legati alla sinistra. Nessuno ha condannato il fatto perché sono i soliti compagni che sbagliano. In precedenza viene picchiato barbaramente un uomo delle forze dell'ordine, i picchiatori fanno parte dei centri sociali legati alla sinistra. Potere al popolo vuole abrogare l'ergastolo. A Torino sono stati feriti 6 agenti, i picchiatori fanno parte dei centri sociali legati alla sinistra. Volevano "stanare" Di Stefano. Però, si vuole sciogliere CasaPound e Forza Nuova perché sono pericolose. Per chi non lo sapesse, CasaPound, tempo fa, era una associazione culturale importante che ha fato comodo anche ai radical chic per le presentazioni dei loro lavori.


Sono fuori dal tempo gli “utili idioti” dell’antifa di Nino Spirlì

Inevitabile. Annunciato, perfino. Il pestaggio violentissimo avvenuto a Palermo, nella centralissima via Dante, alle sette di sera, con tutti i negozi ancora aperti e la gente a passeggio lungo i marciapiedi, e patito da Massimo Ursino, responsabile provinciale di Forza Nuova è il frutto di questa stramaledetta campagna di odio sociale portata avanti da tutta la sinistra Sinistra e da ogni esponente di quella parte politica. L’esasperata esecrabile partigianeria, fuori luogo e fuori tempo, sta infervorando gli animi peggiori. E, mentre la Destra sta dimostrando solidità e autocontrollo (probabilmente, imparata in decenni di provocazioni), la Sinistra, salottiera o da marciapiede che sia, si rivela, giorno dopo giorno, violenta e spaventevole, sia a parole che coi fatti.

Volgari e razzisti, violenti e provocatori, post e tweet, link e video, spingono all’odio e alla battaglia civile. Tentano di seminare guerre e divisioni anche all’interno delle famiglie, già minate dalle politiche laceranti ideate e attuate dagli ultimi malgoverni massocomunisti. Nelle ultime settimane, malazioni violente contro esponenti della Destra se ne sono registrate a decine per tutta la Penisola. Urlacci, sputi, lancio di oggetti, assalti contro le Forze dell’Ordine, provocazioni agli esponenti di Partito. Una guerra vera e propria. Combattuta col laido compiacimento radical chic di certo comunistume di Palazzo, che blatera di cose finite, come il fascismo, istigando, in nome di una maledizione universale come il comunismo, squadracce di sobillatori analfabeti della vera Storia.

Anche le massime cariche dello Stato dovrebbero cercare E TROVARE la giusta serenità d’animo; invece, spesso, è proprio da loro che parte una sorta di larvato invito all’inimicizia fra gli Italiani.

Chi lo dice che i Partiti politici di Destra siano la continuazione del PNF? Noi lo abbiamo ben assimilato che il fascismo sia morto nel 1945.  Difendiamo il diritto alla verità storica, questo sì, ma solo perché la catasta di menzogne partorite dal PCI e soci nel dopoguerra è stata così evidente che, oggi, è un sacrilegio tenerla ancora in piedi.  Ma sappiamo benissimo che esiste una Costituzione repubblicana che onoriamo e che, peraltro, siamo stati gli UNICI a difendere dall’assalto di tutta la Sinistra, che avrebbe voluto cambiarla, a proprio piacimento, non più di un anno fa.

Se solo se lo ricordassero, certi Italiani!

Questo fiele politico porterà gravissimi lutti e ci scapperà il morto. E temo che, se sarà di Destra, “se l’è cercato”, mentre se a restare sull’asfalto sarà qualche provocatore da centro sociale o qualche immigrato clandestino, politicizzato suo malgrado, o, peggio, un qualche stupidotto universitario a lunga scadenza, col pugno chiuso e il culo pieno di soldi di famiglia, allora si griderà all’assassinio fascista, alla strage, al terrore nero. I giornali servi titoleranno a caratteri cubitali. Le televisioni di regime si consumeranno di dirette di funerali di Stato e gli ultimi stalinisti rispolvereranno i cappottacci neri col collo d’astrakan (“ecologico” al petrolio, chiaramente). E la pantomima antifascista sarà spalmata su tutta la loro giornata. E, malgrado noi, sulla nostra. O, forse, non è veramente più tempo!

I social, oggi, traboccano di commenti di gente comune che urla il proprio BASTA! Il popolo ha capito che queste violenze sono figlie della scemità di certe suffragette da dozzina, di certi tromboni stonati e in via di definitiva rottamazione.

L’Italia non si fa infinocchiare! Ascolta e sceglie. I finti belati dei lupi travestiti da agnelli non inteneriscono più nessun cuore. Sembrano, piuttosto,  i rantoli demoniaci di zombi senz’anima che stanno scendendo, per l’ultima volta, negli abissi, senza trovare rassegnazione.

Che Palermo sia stato l’ultimo teatro di questa vergogna d’Italia!

E Massimo Ursino, l’ultimo offeso!

martedì 20 febbraio 2018

I moralisti di merda

Boldrini non vuole CasaPound in Parlamento: "Italiani, evitate di fare errori". La crociata della Boldrini contro "i fascisti del terzo millennio". "Gli italiani siano lungimiranti e non facciano l'errore di votarli" di Sergio Rame

Laura Boldrini continua la sua personalissima crociata contro la destra. O meglio: le destre, come le apostrofa lei. Da Busto Arsizio, dove è andata a manifestare contro i giovani leghisti che hanno dato alle fiamme un fantoccio che la rappresentava, ha trovato parole d'accusa per il Carroccio e per tutti quei movimenti di estrema destra che si sono candidati ad entrare in parlamento. Ovviamente, fosse per lei, alle Camere non dovrebbero metterci piede. In particolar modo CasaPound. la Boldrini non vuole vedere aggirarsi in Parlamento un solo esponente di CasaPound. E così lancia l'appello agli italiani: "Devono essere consapevoli che in ballo c'è la nostra democrazia, e quindi evitate di fare errori".

Durante la vistita a Busto Arsizio, come racconta Repubblica, la Boldrini ha invitato la sinistra a scendere in campo contro "i fascisti del terzo millennio". "Dobbiamo sempre avere in mente la memoria - spiega - non dimenticare che cosa abbiano rappresentato il fascismo e il nazismo nel nostro paese. Io penso che gli italiani siano abbastanza lungimiranti da non fare questo errore". A preoccuparla è soprattutto CasaPound. E la sola possibilità che qualche esponente del movimento di estrema destra possa entrare in Parlamento mette in allarme la Boldrini. Tanto da mettersi a lanciare appelli agli elettori. "Dobbiamo fare di tutto per mettere in guardia l’elettorato da questo pericolo - tuona - perché, purtroppo, oggi ci sono questi gruppi che vanno in quella direzione, che fomentano i giovani, che aprono pagine Facebook che inneggiano al fascismo e al nazismo".

Non c'è solo CasaPound a togliere il sonno alla Boldrini. È l'intera galassia della destra a preoccuparla. A infastidirla, per esempio, c'è anche il partito guidato da Fiamma Negrini: i Fasci italiani del lavoro. Alle ultime comunali erano riusciti a far eleggere un consigliere nel piccolo comune di Sermide-Follonica. Giovedì scorso il Tar di Brescia ha dichiarato illegittima la partecipazione alla tornata elettorale della lista fascista. Per aggirare la decisione dei giudici amministrativi, il partito è confluito con Forza Nuova e Fiamma Tricolore nella coalizione "Italia agli italiani". "Sul tema dell'antifascismo - chiosa la Boldrini - non dobbiamo abbassare la guardia. Occorre una ferma risposta democratica di fronte a questa pericolosa deriva".

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Però, quando viene picchiato barbaramente un poliziotto, non la si sente parlare. Non la si sente parlare nemmeno quando i suoi amici antifascisti, pubblicano questi volantini...

mercoledì 14 febbraio 2018

Lo stato indegno

10 Carabinieri costretti a scappare contro 400 schifosi delinquenti. L’immagine della fine di uno Stato indegno di Emanuele Ricucci

Perdonate lo sfogo. Che grande schifo. Ricorderemo questo 10 febbraio come un chiodo arrugginito che va a chiudere la bara d’Italia. Il mio Paese mi fa male.

Da Pastrengo, a Macerata. Dalla carica a cavallo, ai dieci Carabinieri contro i 400 delinquenti. E qui, in questa assurda favoletta nel quinto anno dell’Era della tolleranza, in questa immagine, prima di tutto, prima di ogni rinnovata considerazione sui centri sociali, sull’antifascismo militante, ormai assurto al livello superiore di montagna di merda, sul silenzio contraddittorio della sinistra che blatera di moralità a targhe alterne, sul PD che ha creato ad arte uno scenario di contrapposizione civile surreale, confermato dal suo non esprimersi, rispolverando i fantasmi del passato per distrarre dal presente, divide et impera, su una frantumazione di un popolo adolescente, mai stato veramente tale, prima di ogni altra analisi, in questa immagine sta la fine epica, etica ed estetica dello Stato.

In quei 10 Carabinieri costretti a scappare di fronte a 400 bimbi viziati, figli di babbo, delinquenti. Scarto ed insulto di una generazione che farà fallire la continuità della gente d’Italia. Già indebolita dalla propria cocente mediocrità di provincia. Truccata male, vestita peggio, mai nata, mai risorta. Abortita alla messa la domenica. Tra una preghiera, un gossip, due bei baffi neri, un pregiudizio sul vicino, un compito da fare per pulirsi la coscienza di bravo cittadino e un piatto di spaghetti all’acido.

E allora viene da chiedersi, senza mezzi termini: lo Stato, cazzo, dov’è?

Autorizzare un corteo zeppo di rancore gratuito, ben noto, di clandestini e di “bandiere” dell’Anpi, in un giorno di memoria nazionale, istituito per Legge, nel Giorno del Ricordo, in una città ancora in lacrime, in cui una ragazza è stata ammazzata e fatta a pezzi da un clandestino. Una manifestazione per la tolleranza che canta contro i morti infoibati dei cori da stadio. A strafottersene di quanto buia e profonda sia la foiba della coscienza.

Lo Stato, cazzo, dov’è?

Quando i propri figli si dividono il quartiere in una misera guerra tra poveracci. Corvi che beccano i resti. E su qualche brandello si ammazzano. In nome di un problema inesistente: il fascismo. Il fascismo. Il fascismo. Vomito.

Lo Stato, cazzo, dov’è?

Lo Stato che non è più padre, non è più confine. Né fine. Se non servitù della sovranazionalità. Non è garante, ne equilibrio delle forze sociali. Non è primus inter pares. È una paresi. E una parentesi, assieme.

Lo Stato, cazzo, dov’era?

Quando ha lasciato dieci Carabinieri a prendere le botte, senza neanche qualche lacrimogeno. Così da poter disperdere quella mandria di maiali. Che per tutta risposta si avventano su uno di loro, che cade, e lo pestano tutti insieme. Niente lacrimogeni, in sotto numero. Ma perché?

Lo Stato, cazzo, dov’è?

Quando si tratta di applicare la legge. E di pensarne una nuova, se necessario, per garantire la serenità dei cittadini e la dignità della propria stessa essenza. Come la Legge Cossiga, come la Legge Reale. Dov’è l’inasprimento delle pene per la sovversione, per il vandalismo e la violenza politica di grave entità? Dov’è il suo pugno duro? Dove sono le sue palle di marmo? Dove sono i provvedimenti contro le scorribande dell’estrema sinistra, contro i centri sociali? Leggi “speciali” impossibili da realizzare nell’epoca che vuole discolparsi da tutto, evitando, per incompetenza e vigliaccheria, di assumersi responsabilità. E allora come può essere Stato?

Lo Stato, cazzo, dov’è?

Quando si tratta di bilanciare i significati, di prendere per mano la propria gente e condurla nella lucidità del confronto democratico. Dove? Quando si tratta di garantire un pareggio nella battaglia semantica che si sta combattendo. Secondo cui, se manifesti contro le discriminazioni, non vai insultando i morti. Se manifesti per la pace, e contro il fascismo, non vai a tirare mazzate ai Carabinieri. Se vai a manifestare per l’evoluzione di modernità di un Paese, per il progresso, non vai a ripescare i fascisti con tutti i treni in orario, i balilla e l’obelisco del Foro Italico. E se ti senti di sinistra, e sai che gli italiani in condizione di povertà che piangono di nascosto dai figli sono milioni, non ti senti anche un po’ stronzo a pensare che il tuo unico obiettivo è prendertela con chi gli porta la spesa in periferia, perché non ti frega dei poveri, ma della visibilità elettorale che ha il tuo avversario?

Lo Stato, cazzo, dov’è?

Non si sentono parlare i suoi rappresentanti. Che, già lo so, oggi tireranno fuori la criptica critichetta della domenica, in cui si capisce fin troppo bene da che parte stanno, come a farci un’elemosina di Stato, appunto. Ed oggi, oh disgrazia, sarà il più scolorito Presidente della Repubblica della storia recente a doversi spacchettare dal ghiaccio dei silenzi in cui si mantiene in vita, a riaccendersi di colore, dal grigio che lo perseguita, evocando, magari, calma, tranquillità, democrazia; di dare sempre la precedenza, di ringraziare e di salutare quando si esce dalla salumeria. All’indomani di una giornata VERGOGNOSA per la decenza di ogni cittadino onesto e rispettabile. Sempre che non tiri in ballo il fascismo.

Lo Stato, cazzo, dov’è?

Dov’è Minniti? O nel girone dei mandanti morali? E chi sono a questo giro i mandanti morali, eh Boldrini, Saviano et similia?

Lo Stato cazzo dov’era?

Quando moriva Pamela, quando avviene la grande mistificazione, che riesce a trasformare un prodotto della sua superficialità, nell’esatto opposto, ovvero in un’azione da ricondurre specificamente alla bontà della visione antifascista? Da Oseghale a Traini, il passo è breve e, anche qui, surreale. Ma non c’è equilibrio, subito la condanna: Oseghale pagherà, ma Traini è il vero cancro di questo tempo. Un tempo che è…Stato.

Lo Stato, cazzo, dov’è?

Quando deve specificare la propria posizione, e prendere le distanze, in nome dei valori dell’antifascismo, di cui si riempie tanto la bocca, tramite i suoi figuri. A sentirlo, l’antifascismo è il più alto e moderno valore repubblicano. Eppure, nello stesso calderone c’è lo Stato, e le teste di cavolo manesche dei centri sociali; ci sono i bambini portati in gita da piccoli a osannare la prima copia della Costituzione, e c’è chi si rifiuta di mettere a disposizione un sala comunale ad un movimento, come Casa Pound, ad esempio, che, democraticamente l’ha richiesta, ha più di cento sedi in Italia, ha raccolto ben più firme di quelle necessarie per la candidatura, e sarà presente e “votabile”, quindi, in tutti i collegi del Paese? Un movimento perfettamente riconosciuto dalla democrazia, dotato di uno specifico programma complesso e dettagliato, di un’alternativa, quindi non di una cartelletto elettorale senz’arte, né parte, né significato

Lo Stato cazzo dov’è?

Quando si tratterà di tirare la linea del rigore, di richiamare tutti all’attenzione, all’ordine, impedendo, come possibile, che si minimizzi ciò che è accaduto oggi tra Piacenza e Macerata. L’anarchia più perfida, più infima, sporca, viscida, come quella pelle butterata, quei capelli arruffati, quell’eskimo sporco di chi oggi ha sputato sui morti, cantando “com’è bello far le foibe da Trieste in giù“, e rendendo noto a tutti che non esistono morti di serie A e di serie B, ma direttamente che del Giorno del Ricordo, in questo Paese, non frega quasi un cazzo a nessuno. Percepito com’è, lontano nella storia, lontano negli eventi, a causa di una corruzione ideologica, dell’impronta che l’egemonia culturale imperante gli ha attribuito, legandolo, in una perfetta operazione psicosociale, tipica delle sinistre, anche solo nell’evocazione, alla destra estrema, nazionalista, possibilmente fascista, e quindi di conseguenza, all’immagine del razzismo, della fazione, dell’intolleranza verso il resto, insomma, ad una questione “di parte”

Lo Stato, cazzo, dov’è?

Lo Stato chi è? È Stato perché?

Questo Stato non c’è. Questo Stato puzza di morto, è un’offesa, è un cavillo, è un pezzo di colla di trattati internazionali, è una vena sottopelle fina, invisibile, che non dà più sangue. Si tiene in piedi a forza, è una convenzione, un’abitudine. Questo Stato è maleducato, incapace di formare, di essere esempio, di assumersi delle responsabilità. Di permanere, di rimanere, di ricordare.

E alla fine di tutto questo, dove finisce lo Stato, in Italia, inizia la società (in)civile. E proprio in questo settore, qualcuno ce l’ha fatta. Ce l’ha fatta a deviare l’attenzione, a prosciugare quel ruscello fino e quasi rinsecchito di attenzione che il Giorno del Ricordo ha in questo Paese. In un esperimento psicosociale tristissimo, quasi assimilabile a quello dei cani di Pavlov, che appena sentivano il campanello, correvano a sbavare. Per riflesso condizionato.

Come quei cani, tanti italiani. Che nella pigrizia di sviluppare un proprio pensiero critico, assoceranno il Giorno del Ricordo ai fascisti rancorosi, a qualcosa di destra, banalmente e brutalmente inteso, dimenticando, per l’appunto, che settanta anni fa si trattava di italiani, di connazionali, di fratelli, e non di fascisti.

Ma alla fine di una giornata così vergognosamente amara, viene da chiedersi, più e più volte, con le vene del collo gonfie di sangue che è benzina, aspra e bruciante: lo Stato dov’era?

E a tutti quei connazionali guardano in silenzio da dietro le tapparelle, ricordo solo che gli italiani di oggi, senza quelli di ieri, della Pietas, della Misericordia e del rispetto, della ferrea moralità romana, finanche cattolica, sono solo una vaga e stereotipata espressione geografica, sono solo dei portatori sani di baffi neri, pizza e mandolino. Inutili alla storia.

“Il mio Paese mi fa male in questi empi anni,
per i giuramenti non mantenuti,
per il suo abbandono e per il destino,
e per il grave fardello che grava i suoi passi”


(Robert Brasillach, poeta)

lunedì 12 febbraio 2018

La manifestazione antifascista

Ricordiamo che i cittadini di Macerata, NON hanno aderito in alcun modo alla pagliacciata di sabato. La pagliacciata era organizzata da Potere al popolo, ovviamente, hanno aderito i centri sociali, il "movimento" di Bonino e Liberi e uguali (ricordatelo il 4 marzo). In prima fila c'erano Vauro (che si fa pagare 1000 euro a vignetta), Kyenge (che per quanto siamo razzisti, le abbiamo dato un ministero e un posto in parlamento ue) e Pietro Grasso. Alcuni gruppi, hanno cantato in favore delle foibe e inneggiato a Nassirya. Posto solo una immagine significativa che parla da se.


Ah, poi, il direttore del settimanale Grazia, si permette di scrivere un articolo contro l'immigrazione incontrollata e, la solita Lucarelli la sputtana pubblicamente sul suo facebook. Perchè chi la pensa diversamente, non è più tollerato. E blaterano di ritorno al fascismo...

giovedì 8 febbraio 2018

Selvaggia Lucarelli e il crimine di Pamela

... e fu così che per la giornalista d'inchiesta e detective Lucarelli, lo squartatore-pusher nigeriano passò in terzo piano dopo i fatti di Luca Traini. Finirà negli annali archiviato sul "come difendere l'indifendibile ". E magari, potrebbe pure prendersela coi cattivi bianchi del sert che l'hanno lasciata andare... Il suo articolo sul fatto:

C’è una figura, nella brutta storia della morte di Pamela morta a 18 anni per ragioni poco chiare e “vendicata” dal fascistoide Luca Traini a colpi di pistola scaricati contro i “negri cattivi”, su cui tutti si sono soffermati poco. La figura di un uomo bianco di mezza età, un meccanico, un maceratese come tanti, di quelli con una vita normale, nessun tatuaggio nazista sulla fronte, nessun precedente inquietante. Uno con un’utilitaria bianca e abitudini banali. Uno a cui nessuno ha sparato, che nessuno ha insultato su facebook, perché sono i negri quelli cattivi. Sui giornali, ieri, veniva descritto come un uomo con un peso sul cuore, uno che non si dà pace. Perché lui, il bianco buono, la sera in cui Pamela è scappata dalla comunità per tornare a bucarsi dopo tre mesi, è l’ultimo bianco buono ad averla vista viva. E anche l’ultimo che avrebbe potuto darle una mano, solo che l’ha scaricata alla stazione e dopo un po’ Pamela era a pezzi in una valigia. Non si dà pace, il pover’uomo. Pensa a lei. “E’ tutto così atroce, dice.”.
 
Il procuratore capo di Macerata aveva pure provato a coprirlo, a raccontare una storia diversa, perché non sia mai che l’uomo bianco non ne esca come la parte buona della vicenda o, al massimo, come il vendicatore pazzo che però in fondo in fondo ha sparato perché voleva vendicare una ragazzina di 18 anni, mica perché era un fascistoide. Forse però è il caso di riavvolgere il nastro.  Di pensare un attimo al cuore buono di questo concittadino che il 29 gennaio era sulla strada per Corridonia per andare a trovare la sorella che abita lì. Succede che mentre è in auto intravede sul ciglio della strada la sagoma di Pamela. La ragazzina cammina da sola trascinandosi dietro il trolley con le sue poche cose portate via di fretta dalla comunità. Lui accosta e la carica sulla sua utilitaria. Del resto, se un uomo buono bianco vede una ragazzina per strada in difficoltà, le dà una mano. La ragazzina ha 18 anni. E’ bella e anche molto fragile, scopre lui. E’ in fuga da chi voleva salvarla dalla droga e ha un desiderio disperato di tornare a bucarsi. Per fortuna non ha i soldi per farlo. Per fortuna è sulla macchina dell’uomo bianco che può riconsegnarla alla madre o alla comunità o farle una lavata di testa o dirle che la droga fa male e insomma, quelle cose che un uomo di mezza età prova a dire a una ragazzina che si sta autodistruggendo.

E invece qui la storia fa una bella virata e diventa altro. Quello che i giornali non dicono con brutalità, che non dicono a caratteri cubitali e non lo dicono nel momento storico in cui un tentativo di bacio diventa abuso fisico e psicologico oltre che una buona ragione per gogne pubbliche e licenziamenti. Diventa una storia in cui l’uomo buono bianco decide che se la ragazzina fragile vuole i 50 euro per una dose da spararsi in vena, deve fare una cosa semplice: farsi scopare. Inutile edulcorare. Lo ripeto perché voglio che entri bene in testa a chi legge: farsi scopare. Tanto è debole, è disperata, è abbrutita dalla voglia di drogarsi. E’ sola. La ragazzina, figuriamoci, accetta. Se a 18 anni non hai paura di un ago che si conficca nelle vene, figuriamoci di un estraneo che ti entra dentro. Così lui la porta in un garage. Dentro al garage c’è un materasso squallido su cui poterla usare per quella mezz’ora di sesso al misero prezzo di una dose. Un affare, tutto sommato, per una diciottenne così bella. Finito tutto, la ricarica in macchina, il gentiluomo bianco, e la porta dove lei voleva. In stazione, dai pusher di fiducia. Quelli negri, quelli cattivi. Mica come lui che non vende droga, ma al massimo, in cambio di sesso, ti dà i soldi per comprartela.

La fine di Pamela (sebbene le cause della morte non siano ancora accertate) e quello che la sua morte si è portata dietro, tra sparatorie folli e dibattiti deliranti, è cosa nota. “Credete forse che non pensi a Pamela? Non bestemmiate, per favore.”, dice ora l’uomo bianco inseguito dai cronisti. Già. Come se il problema, qui, fosse solo il tragico epilogo. Come se oggi, una Pamela ancora viva, ai giardinetti, fosse mai potuta essere la sua assoluzione. Fai bene a non trovare pace, uomo bianco. Perché non hai avuto pietà e umanità. Perché ti sei approfittato della miseria, dell’abisso, della giovinezza. E mentre nell’epoca dei processi sommari agli uomini sul patibolo ci finiscono i nomi noti che piacciono ai giornali, quelli che “è abuso psicologico perché lui è il regista e lei l’aspirante attrice”, tu rischi pure di sfangartela. Su di te, leggo articoli tutto sommato edulcorati. Invece no, non devi passarla liscia. Potevi fare molte cose quel pomeriggio e hai fatto la più schifosa. Hai abusato di una ragazzina drogata marcia, l’hai consegnata a chi le vendeva morte e ora piagnucoli perché tu ci pensi a lei, poverina, come facciamo a insinuare il contrario? Sì, io insinuo il contrario. Potevi pensarci quel pomeriggio, a Pamela. Potevi darle un passaggio e illuderla, per una manciata di minuti, che la vita, anche quando l’effetto dell’eroina svanisce, fosse il sorriso gentile di uno sconosciuto. Sarebbe morta lo stesso, forse, ma senza l’odore della miseria umana, del maschio rapace appiccicato addosso.

La sibilla cumana e la demenza

Il moderatore di coffee break, riguardo l'immigrazione, ci fa sapere che ieri, Minniti ha detto che ha fermato gli sbarchi perché aveva previsto un caso "Traini"...

martedì 6 febbraio 2018

Razzisti

E di colpo, si cancellano tutti i crimini degli immigrati ai danni degli italiani. L'aria che tira apre con Myrta Merlino che elenca i "crimini" degli italiani ai danni degli immigrati. E continua a parlare di razzismo strisciante. Siamo così razzisti noi italiani che ne ammazziamo un migliaio al giorno. Siamo così razzisti che nelle liste degli asili nido e delle case popolari, siamo negli ultimi posti. Siamo così razzisti che togliamo persino i nostri simboli dalle scuole e cancelliamo festicciole per bambini. Siamo così razzisti che ne accogliamo più di quanti dovrebbero stare su suolo italiano. Siamo così razzisti che gli facciamo ricreare nuove mafie, che li facciamo spacciare, vendere merci contraffatte e fare i propri comodi. Innocent Osenghale, sarà accusato di occultamento e vilipendio di cadavere perché Pamela potrebbe essere morta in altro modo. Rendiamoci conto di quanto siamo razzisti, così tanto razzisti che un delitto simile, verrà trattato in tutt'altra maniera.

lunedì 5 febbraio 2018

Ci mancava la Kyenge

Nel post, non c'è alcuna parola di condanna del nigeriano che ha fatto a pezzi Pamela, infilandola nelle valigie e buttandola sul ciglio della strada. Nessun accenno al mestiere di spacciatore e nemmeno sul fatto che è clandestino e pregiudicato MA, Pamela, a suo avviso, era disadattata e di conseguenza... Daltronde, siamo così razzisti noi italiani che le abbiamo regalato generosamente un ministero e un posto da eurodeputata, inoltre, siamo così razzisti e dittatoriali che ancora le facciamo seminare odio contro noi stessi. Dal facebook della signora congolese:

Abbasso il razzismo!
Da Macerata ci arrivano brutte notizie. Quella dell’uccisione di Pamela Mastropietro, trovata mutilata e occultata nei trolley da Innocent Oseghale. Una situazione raccapricciante, che purtroppo ha portato al superamento della linea rossa, ed alla riscoperta dell’orrore di cui l’essere umano è capace nei confronti dell’altro. Poi, sempre da Macerata è giunta un’altra notizia, altrettanto grave. Quella di Luca Traini che, munito di una pistola, è andato in giro in macchina a sparare sui passanti, sconosciuti e innocenti. La sua dichiarazione riportata dai giornali fa rabbrividire: “volevo colpire i neri”, indistintamente. Ora, a parte la profonda tristezza che i due eventi suscitano in noi, abbiamo l’obbligo di fermarci un attimo e di riflettere su alcuni punti fondamentali della civiltà democratica dei nostri tempi. Dobbiamo riaffermare il principio secondo il quale ogni singola persona, in quanto essere umano libero, è responsabile delle proprie azioni. Questa è una delle più grandi conquiste dei nostri tempi e dobbiamo esigere che la giustizia, garantita dallo Stato, punisca severamente i criminali, sulla base delle loro azioni accertate a livello individuale. Dalle varie testimonianze sui casi di Macerata, emerge che Pamela era purtroppo una ragazza in lotta con la tossico-dipendenza. Trattasi di una situazione di disagio sociale che in qualche modo si rispecchia anche nella vita del suo assassino, così come anche la vita di Luca pare pervasa da un disagio familiare di principio.  È un fatto questo inquietante, perché i protagonisti di questi delitti sono tutti giovanissimi e vittime di tanta marginalità, di tanto disagio sociale ancor prima che personale. La politica rifletta su queste questioni, che richiedono una soluzione radicale, se non vogliamo vedere il paese precipitare verso la violenza generalizzata; verso l’anarchia delle spedizioni punitive. Inoltre, riprendo la dichiarazione di Luca Traini per cercare di evidenziare un fatto. Se questo ragazzo è andato in giro con l’intenzione di “colpire i neri”, diventa evidente che la sua azione ci deve far balzare dalla sedia. I 6 malcapitati contro cui Luca ha sparato, non solo non hanno nessuna responsabilità, ma neanche sapevano per quale motivo Luca gli stava sparando contro. Cioè, nel nostro moderno mondo delle libertà e della responsabilità personale, trova ancora posto la percezione di una responsabilità razziale. Quasi non sappiamo neanche come si chiamano le persone contro cui ha sparato Luca. Loro sono anonimi, sono degli stranieri. Il rigurgito dell’oscurantismo improvvisamente riemerge e ci sorprende. 6 persone si sono trovate bersaglio di pallottole, in rappresentanza di terzi. A nome di qualcun altro, loro sono stati colpiti, per il semplice motivo che hanno la pelle ugualmente nera. Con questo modo di pensare e di agire nei confronti degli altri, è chiaro che si supera un’altra linea rossa. Si entra cioè nel terrorismo razziale.  Infatti, da ieri, il terrore dei neri italiani è salito vertiginosamente. Sanno di poter essere coinvolti in modo arbitrario e casuale, in qualunque momento e luogo, in atti commessi da altre persone di pelle nera.  Questo è quello che si chiama “razzismo” perché è la negazione della responsabilità individuale delle persone e l’accreditamento di tesi di responsabilità collettive, assumendo come criterio aggregativo il colore della pelle. Di fronte a queste inaccettabili posizioni, la giustizia deve diventare inflessibile. Devono essere severamente puniti coloro che pensano, parlano e agiscono secondo questo principio. Purtroppo, in Italia corrono liberi persino alcuni partiti politici che aspirano al Governo del paese e che, continuamente, elaborano e propongono tesi politiche razziste. Si ritengano responsabili del razzismo dilagante perché offrono un quadro di legittimazione a ragazzi fragili e disagiati, i quali finiscono per compiere gesti dalle conseguenze terribili.
La più grande tristezza è vedere che questi movimenti politici continuano ad operare indisturbati, senza che nessuno si impegni mai a fermarli ed a sanzionarli.
Abbasso il razzismo!

Sulla sparatoria di Macerata (2)

Continuiamo con la narrazione dell' "attacco terroristico a sfondo razziale" di Macerata e cancelliamo la gravità del sezionamento di Pamela e dell'immigrazione incontrollata che crea scontri sociali. Di seguito, copio e incollo un post scritto ieri da Nicolai Lilin:

Oggi, riguardo alla triste vicenda di Macerata, la signora Boldrini ha dichiarato: "Quanto accaduto oggi a Macerata dimostra che incitare all'odio e sdoganare il fascismo, come fa Salvini, ha delle conseguenze: può provocare azioni violente e trasforma le nostre città in un far west seminando panico tra i cittadini. Basta odio, Salvini chieda scusa per tutto quello che sta accadendo". Anche Pietro Grasso, leader dei Liberi e Uguali, non ha potuto trattenersi dalla dichiarazione contro l’estremismo di destra: "Chi - come Salvini - strumentalizza fatti di cronaca e tragedie per scopi elettorali è tra i responsabili di questa spirale di odio e di violenza che dobbiamo fermare al più presto. Odio e violenza che oggi hanno rischiato di trasformarsi in una strage razziale. Il nostro paese ha già conosciuto il fascismo e le sue leggi razziali. Non possiamo più voltarci dall’altra parte, non possiamo più minimizzare". Belle parole, giuste. Peccato che le dichiarazioni della signora Boldrini e del signor Grasso suonano come ipocrisie autentiche, visto che entrambi apertamente sostengono i nazisti ucraini che ogni giorno massacrano la gente innocente del Donbass. È frustrante vedere come le figure politiche di calibro della Boldrini e del Grasso sfruttano per scopo elettorale le retoriche care alla sinistra qui in Italia, mentre in Ucraina apertamente sostengono il nazismo. Tra l’altro, Luca Traini, attualmente sotto i riflettori della stampa come responsabile della sparatoria, ha un curioso tatuaggio sulla tempia, il simbolo che rappresenta la runa “wolfangel”, la stessa che decorava la bandiera della divisione SS “Das Reich” e che attualmente è presente sulle bandiere dei nazisti ucraini, sotto i quali ama farsi fotografare Andri Parubij, leader dei nazisti ucraini e amico della Boldrini e del Grasso, quello che loro hanno ricevuto con tanti onori a Montecitorio, dichiarando di essere in sintonia con lui. Vi ricordo che Parubij e i suoi nazisti sono colpevoli dei numerosi crimini contro la popolazione ucraina, hanno massacrato i manifestanti su piazza Maidan, hanno bruciato vivi più di cento manifestanti della sinistra nella Casa dei Sindacati ad Odessa, hanno sparato contro la manifestazione pacifica a Mariupol provocando decine di vittime. Loro tuttora continuano a massacrare i civili del Donbass, con tacito consenso della sinistra italiana, dei partigiani e altre associazioni di sinistra che pendono dalle labbra dei leader corrotti e ipocriti, collusi con il nazismo. Cari amici della sinistra, finché i vostri rappresentanti stringeranno le mani ai nazisti, aiutando loro a massacrare i cittadini innocenti del Donbass, voi non avrete niente di sinistra, sarete semplicemente utili idioti annegati nella vostra presunzione ed ignoranza.

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Non si regala l'italia alle mafie d'importazione; la mafia cinese, quella albanese, quella rumena e ancora, la mafia nigeriana per ottenere 80 euro da regalare a pochi italiani. Fonzarelli non ha fatto tante considerazioni, una considerazione che doveva fare e che deve fare qualunque governo è che, per buonsenso, non si può raccogliere tutti e portarceli in casa, tantomeno, non si possono tenere in casa i clandestini e i delinquenti perchè, non tutti scappano da guerre e fame, molti scappano dai propri reati gravi commessi nelle loro terre d'origine e molti altri, sono carcerati graziati dalle amnistie date nel corso degli anni. Qui invece, la ricostruzione della sparatoria fatta da imolaoggi e infine, riporto una considerazione che andrebbe presa sul serio: "Lungi da noi l’idea di fare i complottisti! Semplicemente esercitiamo il sacrosanto diritto di avere dei dubbi,  osservando le immagini e i fatti, inseriti nel contesto in cui avvengono. Per questa ragione, non possiamo fare a meno di chiederci: “cui prodest?”, dal momento che i soliti media stanno condizionando le persone piu’ influenzabili scrivendo che a casa di Luca Traini hanno trovato una copia del Mein Kampf. Ne approfittiamo per ricordare che, nella lussuosa mansarda da 700 euro al mese del pregiudicato nigeriano, non sono stati trovati libri, ma mannaie insanguinate e pezzi di carne della povera Pamela."

sabato 3 febbraio 2018

Sulla sparatoria di Macerata

Minniti arriverà questo pomeriggio a Macerata per un comitato di sicurezza urgente. Nel frattempo, Macerata ha riabilitato la comunità immigrata con una sparatoria alquanto particolare. Minniti non è andato a Macerata qualche giorno fa dopo il ritrovamento del corpo dissezionato di Pamela. Non c'era bisogno di lui in quel momento. Ora si invece. Nel frattempo, il presunto sezionatore si dice confuso e non lucido e sta tentando di dare la colpa ad altri. Però, a casa sua sono stati rinvenuti abiti di Pamela, machete, coltelli e candeggina. Nessuno ha parlato, anzi, per certi versi, c'è chi ha negato l'evidenza che questo criminale, in italia non ci sarebbe dovuto stare da almeno un anno. Ora, parlano tutti di quel ragazzo italiano che ha sparato, appelli strappalacrime dalla politica italica e locale. Nessuno si chiede perchè mai lo abbia fatto. Si continua a negare l'evidenza. Ma è evidente che ormai anche Macerata sia una succursale africana. E in ultimo, l'accorato appello del sindaco, ovviamente a favore della comunità extracomunitaria, fa salire la nausea. Non l'avevo sentito parlare in solidarietà dei familiari di Pamela. Infondo, è stato lui che ha accolto fratello Innocence.

Sul braccialetto elettronico di Amazon

Tutti indignati per il braccialetto elettronico di Amazon. Indignati i sindacati, indignato pure quella faccia sveglia di Gentiloni. Ieri mattina, la signora Simoni (ex renziana della prima ora, adesso passata a LEU), ospite a la 7, ha detto che Amazon non fa altro che seguire la legge del Jobs act e il jobs act introduce i braccialetti elettronici. Gentiloni non poteva non sapere invece che scagliarsi contro Amazon. Il suo stesso partito ha dato il via libera al braccialetto elettronico e ad altre forme di controllo dei lavoratori.


“Con la vecchia formulazione dello Statuto dei lavoratori una cosa del genere sarebbe stata fuori discussione. Il Jobs Act, con un intervento mirato, ha depotenziato le tutele e spianato la strada a questi comportamenti da anni bui“.
Vincenzo Martino, vicepresidente degli Avvocati giuslavoristi italiani, non ha dubbi. La politica litiga sull’ipotesi che Amazon possa utilizzare nei magazzini italiani il braccialetto elettronico brevettato per guidare i dipendenti nella ricerca dei prodotti sugli scaffali. Consentendo al tempo stesso alla multinazionale di monitorare ogni loro movimento. Il ministro dello sviluppo Carlo Calenda giura che in Italia i braccialetti elettronici al polso dei lavoratori “non ci saranno mai”, mentre il candidato premier M5S Luigi Di Maio attacca: “Se in Italia si possono mettere dispositivi sui lavoratori per controllarli è grazie al Jobs act”, che permette a aziende anche partecipate dallo Stato di mettere chip nelle scarpe dei lavoratori”. Chi ha ragione? Per gli esperti del diritto del lavoro una cosa è certa: le modifiche apportate dal governo Renzi allo Statuto dei lavoratori hanno ridotto le garanzie che limitavano la facoltà di controllare a distanza i dipendenti. “Già ora lo fanno attraverso gli strumenti aziendali come computer, tablet e cellulari”, taglia corto Aldo Bottini, giuslavorista partner dello studio Toffoletto De Luca Tamajo. “Con il braccialetto cambia poco”.

Per capire come mai il braccialetto a ultrasuoni non sia più una suggestione da futuro distopico ma una prospettiva concreta occorre fare un salto indietro di tre anni. Al giugno 2015, quando è stato varato il decreto attuativo del Jobs Act relativo alla “revisione della normativa dei controlli a distanza del lavoratore”. Fino a quel momento qualsiasi apparecchiatura da cui derivasse anche una possibilità di controllo a distanza poteva essere installata solo dopo un accordo con i sindacati o, in mancanza di intesa, presentando una richiesta all’Ispettorato del lavoro. “Ora invece”, spiega Martino, “se si tratta di uno strumento fornito ai dipendenti per svolgere l’attività lavorativa (come un tablet o un telefono) ma che può anche essere usato per il controllo non servono nemmeno l’accordo sindacale o l’autorizzazione dell’ispettorato”. E il dispositivo appena brevettato da Amazon – al netto dell’effettiva intenzione di usarlo nei suoi magazzini – ricadrebbe in questa categoria: sulla carta è uno strumento di lavoro, proprio come gli scanner utilizzati nel centro di smistamento di Castel San Giovanni.

“Ciò non toglie che si tratti anche di un mezzo per monitorare il lavoratore in una maniera che ne lede la dignità. E le informazioni raccolte, sempre in seguito al Jobs Act, sono utilizzabili a fini disciplinari. Non è innovazione, è ritorno all’Ottocento”, continua il giuslavorista. “Ma oggi solo un giudice può valutare se l’azienda sfrutta in modo pretestuoso quello strumento per mettere in atto un controllo pervasivo”. Ci sono altri presìdi? “Per fortuna c’è la normativa sulla privacy, quella valida per tutti. E’ un paradosso: prima del 2015 lo Statuto dei lavoratori era più avanzato, oggi offre tutele più deboli rispetto a quelle di cui gode la generalità dei cittadini. Questo proprio mentre il precariato sta diventando la regola, per cui i lavoratori sono più esposti”.

Tutto considerato, per il vicepresidente Agi “non ci sono dubbi sul fatto che senza la modifica legislativa fatta con il Jobs Act non si sarebbe nemmeno posto il problema: uno strumento del genere non sarebbe stato ammissibile”. Quindi non è corretto sostenere, come ha fatto il ministero del Lavoro guidato da Giuliano Poletti, che “il Jobs Act non autorizza i controlli a distanza”. “Ma siamo in campagna elettorale”, chiosa Martino. Peraltro Poletti proprio venerdì mattina ha incontrato una delegazione di Amazon guidata dal vice president european operations Roy Perticucci e si è limitato a farsi spiegare “le dinamiche, le relazioni interne all’azienda e le specificità dei modelli organizzativi”. Non risulta che abbia chiesto conto dell’intenzione di usare il braccialetto. Unico risultato del vertice è una dichiarazione di “disponibilità a riprendere il confronto con le organizzazioni sindacali a livello territoriale”, con cui l’azienda aveva rotto i rapporti a dicembre interrompendo la trattativa iniziata dopo lo sciopero del Black Friday.

Il sindacato, appunto. In questo quadro ha le armi spuntate. “Se il braccialetto è solo uno strumento di lavoro e serve a migliorare metodi e tempi non c’è problema”, dice Federica Benedetti, segretaria di Piacenza e Parma della Fisascat, il sindacato del commercio della Cisl che rappresenta i dipendenti Amazon a tempo indeterminato. “Ma se diventa strumento di controllo e pressione siamo ovviamente contrari. Detto questo, in realtà cambierebbe solo la tecnologia: già oggi i picker usano uno scanner e se si sloggano per andare in bagno ricevono lettere di contestazione. Di fatto è già un braccialetto elettronico. Come quelli dei detenuti”. “Il braccialetto si mette addosso e quindi può richiamare alla mente i carcerati”, ammette il giuslavorista Bottini. “Ma c’è troppa isteria. Il lavoro è già tracciato e già ora le aziende possono controllare il lavoro attraverso gli strumenti aziendali come computer, tablet e cellulari. Se fosse semplicemente un meccanismo che aiuta i lavoratori a prendere il pacco sullo scaffale giusto già si fa con il tablet. Con il braccialetto cambia poco”. Appunto.

giovedì 1 febbraio 2018

Sul delitto di Pamela Mastropietro

Parliamone. Siamo ancora nella presunzione di innocenza o di colpevolezza, fate voi. Continuano a dire che no, non sono tutti uguali... Ma arrivano tanti, troppi criminali. Le femministe tacciono e tace anche il comitato 5 luglio che tanto tuonò contro Amedeo Mancini.


Nigeriano, 29 anni, con il permesso di soggiorno scaduto. È il profilo di Innocent Oseghale, l'uomo fermato con l'accusa di aver ucciso la 18enne Pamela Mastropietro. Il giovane, con precedenti di polizia per spaccio di stupefacenti, è domiciliato proprio a Macerata, in via Spalato 124, la stessa dove la ragazza è stata vista viva l'ultima volta martedì 30 gennaio.

I carabinieri sono riusciti a risalire al nigeriano anche grazie alle immagini delle telecamere della zona. Dai video si è potuto riscontrare che la 18enne era ancora in vita nelle giornate del 29 e del 30 mattina. Da lì si è ricostruita la sequenza temporale degli spostamenti della giovane, le cui tracce, nella tarda mattinata del 30 gennaio si perdevano in via Spalato, a Macerata.

A incastrare il 29enne, che continua a dirsi innocente, non ci sarebbero solo le immagini delle telecamere, ma anche diverse testimonianze. Dalle indagini dei militari è emerso che il 29enne nigeriano è stato l'ultimo ad avere avuto contatti con la Pamela. Nell'abitazione del ragazzo sono stati trovati "i vestiti della vittima, sporchi di sangue, e altre tracce ematiche, nonché uno scontrino di una farmacia, poco distante da lì dove la vittima aveva precedentemente acquistato una siringa". Secondo i carabinieri "con tutta probabilità, la ragazza sarebbe stata uccisa e sezionata" nella casa del nigeriano.

Censura

Dopo la censura (senza motivazione e nè avviso preventivo) del facebook Sinistra cazzate e libertà, ora diventata SCL, la scure arriva anche (stesso metodo di cui sopra) al facebook di Tommaso Longobardi. Tommaso, ieri sera scriveva: "Da circa un'ora la mia pagina principale (650.000 like) è stata oscurata. Ancora non mi è stata data motivazione della chiusura, solo che "alcuni post non rispettano gli standard di Facebook", senza naturalmente segnalarmi quali siano. Ho potuto fare appello, per il resto non so nulla. Questa è la terza chiusura immotivata della mia pagina. Vi terrò aggiornati su questa pagina di riserva." 

E queste sono solo due le pagine a subire la censura dittatoriale, mi chiedo quante ancora ne verranno chiuse per far tacere chi si oppone ad un simile schifo. Possono chiudere le pagine web ma non possono cancellare le idee... e si chiamano democratici...

lunedì 29 gennaio 2018

Un paio di cose

La Bonino non ha voluto raccogliere le firme e si è aggregata ad un partito cattolico. Giorgio Cremaschi invece, le firme le ha raccolte e gli sono bastate per fondare un partito dal nome "Potere al popolo". Ci si preoccupa del ritorno al fascismo e invece, nei links che posto, c'è un orrore ben peggiore: qui, Tommaso Longobardi ci racconta cosa vorrebbe fare "potere al popolo", qui, il loro manifesto nel dettaglio e qui, domande e risposte di pazzi scatenati. Però, Madonna Boldrini ha la pretesa di non volere Casa Pound in parlamento.

venerdì 26 gennaio 2018

Il regime senza meriti di Mattarella


Gentile e illustre presidente Sergio Mattarella,

abbia comprensione per un povero storico convinto liberale e democratico costretto dagli eventi a intervenire in quella che potrebbe sembrare una difesa del fascismo.

«E allora perché non ti sei dichiarato liberale, democratico e antifascista?», ribatterà qualcuno in vena di polemiche. Perché è inutile e superfluo, rispondo: un liberale e democratico non può essere che antifascista, altrimenti non è né liberale né democratico. Anzi, a ben guardare, anche l'aggettivo «democratico» è superfluo: come ce lo immaginiamo un liberale non democratico?

Per un uomo delle istituzioni è diverso, tanto più se è anche presidente della Repubblica. Come tale lei è tenuto a ricordare che «La Repubblica italiana, nata dalla Resistenza, si è definita e sviluppata in totale contrapposizione al fascismo. La nostra Costituzione ne rappresenta, per i valori che proclama e per gli ordinamenti che disegna, l'antitesi più netta». Così ha infatti detto lei, ieri, non mancando di ricordare gli orrori delle leggi razziali e delle guerre in cui il regime fascista portò il Paese.

Se non che poi lei ha voluto rispondere al sindaco di Amatrice, diventato noto per la disgrazia del terremoto e adesso lanciato in politica. Il sindaco Sergio Pirrozzi aveva detto con la semplicità del discorso da bar - che Mussolini «ha fatto grandi cose nelle politiche sociali». Lei ha risposto che «sorprende sentir dire, ancora oggi da qualche parte, che il fascismo ebbe alcuni meriti ma fece due gravi errori: le leggi razziali e l'entrata in guerra. Si tratta di un'affermazione gravemente sbagliata e inaccettabile, da respingere con determinazione».

È inaccettabile - caro presidente Mattarella, lei ha ragione - se si intende sostenere che il fascismo fu un grande bene, e peccato per quei due errori. Ma è sbagliato anche sostenere che il fascismo non ebbe alcuni meriti, in mezzo alle odiose volontà di dominio e di conquista, esaltazione della violenza, retorica bellicistica, sopraffazione e autoritarismo, supremazia razziale. E qui tocca al povero storico l'elenco solito dei discorsi da bar, ma dimostrati da centinaia di studi: la scolarizzazione massiccia, la frenesia di opere pubbliche, la bonifica delle paludi, la lotta alla tubercolosi, l'avvio della previdenza sociale, un rinnovato orgoglio di sentirsi italiani, l'avere portato il popolo a partecipare alla vita sociale, sia pure a proprio vantaggio e con metodi inaccettabili.

Certo, sono attività che qualsiasi governo dovrebbe svolgere, ma è un fatto che i precedenti governi liberali le avevano praticate molto meno, e questo consente ai nostalgici di rivangare come meriti speciali ciò che dovrebbe essere la norma.

In conclusione, caro presidente, non neghiamo quelle verità se vogliamo davvero dimostrare e cito ancora le sue parole che la Repubblica italiana, «forte e radicata nella democrazia, non ha timore nel fare i conti con la storia d'Italia».

Con i più cordiali saluti e i migliori auguri di buon lavoro.