lunedì 13 luglio 2020

Stato di eccezione permanente

Le dittature si instaurano in due modi: con impeto e violenza oppure a piccole dosi e cercando il consenso. Il primo metodo non funziona più. L’Era della tv e dei social-media rende ormai impossibile la strada dei virulenti colpi di stato del passato. Oggi servono volti puliti e metodi gentili. Ma oggi come ieri è pur sempre necessario avere il sostegno del Deep State, media e magistratura compresi. Ed è quello che sta accadendo in Italia da fine febbraio in avanti: decreti-legge che delegano a semplici Dpcm la sospensione delle libertà fondamentali (compresa la libertà personale), protocolli della pubblica amministrazione che derogano alla legislazione ordinaria e infine l’esercizio del potere esecutivo attraverso lo stato di eccezione permanente, lo stato terapeutico. Media asserviti e magistratura silente, se non addirittura accondiscendente. C’è il virus, muti: mettete le mascherine, togliete le mascherine, mettete i guanti, anzi no, osservate le regole sul distanziamento e non lamentatevi. Chiudete la vostra bottega per tre mesi e prendete questi seicento euro. E se farete i bravi ne avrete degli altri. Forse. Ma non scordatevi di pagare le tasse. Il virus! C’è il virus! Certo, il virus c’è stato ed ha causato decine di migliaia di morti, questo è fuori discussione, ma adesso? Chi nega che il virus sia esistito è un imbecille, ma ora la situazione quale è?

Attualmente ci sono, in tutta Italia, appena 67 persone ricoverate in terapia intensiva. Durante la “Fase1”, tanto per essere chiari, il picco fu raggiunto a circa 4 mila. In questi ultimi quattro mesi i posti letto in terapia intensiva sono più che raddoppiati (altri ne saranno realizzati) ed è stata scoperta la cura del plasma, parecchio efficace. Insomma, se anche il virus tornasse, potrebbe essere affrontato con mezzi ordinari e non più eccezionali. Ma ciononostante, il governo Conte intende prorogare lo stato di emergenza fino alla fine dell’anno. E poi a vedersi. Ma dov’è oggi l’emergenza che giustifica la proroga dello stato di emergenza? A chi giova il perenne stato emergenziale? Il colpo è avvenuto con sottigliezza: eravamo abituati a vivere in libertà, ereditata da chi se l’è conquistata col sangue pure per noi, quindi l’avevamo data per scontata. E se la libertà la dai per scontata, la salute diventa (giustamente) il bene più importante da conservare, anche – purtroppo – a scapito della libertà. Tanto quella non conta, ce l’hai già. Prima o poi ci sarà ridata.

Ma siamo proprio sicuri che ci verrà ridata? Credo che la libertà, per come l’avevamo conosciuta fino al 20 febbraio, cioè fino a poco più di quattro mesi fa, non tornerà mai più. Ci stanno già preparando, tant’è che qualcuno degli “scienziati ufficiali” ha categoricamente sentenziato: “durerà anni“. Si tratta dei “soliti scienziati”, gli espertoni che a fine aprile dicevano che – in caso si fosse riaperto tutto (come di fatto è avvenuto da fine maggio) – a giugno avremmo avuto 150.000 ricoverati in terapia intensiva (al 12 luglio ne abbiamo appena 67). Sono proprio questi “scienziati” (comitato tecnico-scientifico e task-force) quelli che hanno consigliato a Conte la proroga dello stato di emergenza. E in emergenza, si sa, è più facile giustificare le limitazioni delle libertà, tanto quelle individuali quanto quelle sociali ed economiche. Come che sia, la libertà e i diritti fondamentali saranno sacrificati – non solo in situazione di emergenza ma soprattutto in regime ordinario – sull’altare del pericolo causato dal virus, reale o fantomatico che sia: il perenne stato di eccezione diverrà la regola ordinaria. Lo stato di emergenza in assenza di emergenza sarà la nuova normalità. Saremo liberi solo se ce lo consentirà il virus, altrimenti saremo nuovamente rinchiusi in casa.

E i primi a consegnarsi alla nuova dittatura, come peraltro hanno già fatto durante il lockdown, saranno quelli che fino a ieri starnazzavano contro i fantomatici “pieni poteri” di Salvini, quelli secondo cui Orban e Trump sono due dittatori. L’epidemia ci ha svelato il vero volto degli ex “strillatori di libertà“: sono stati, proprio loro, i primi a rinnegare la libertà, felici di consegnarsi al tiranno. E poco importa se la Costituzione, di cui si lavano la bocca da settant’anni, è stata calpestata.
Non a caso sono stati proprio loro i primi delatori dei solitari runner di primavera. Oggi, sempre loro, sono i più accaniti tifosi del ritorno dell’epidemia. In fin dei conti non è mai stata la libertà il loro vero valore, ma la comodità del divano. Quel posto da dove – rabbiosi – sono sempre pronti a puntare il dito contro il nemico politico di turno. La libertà è ormai compromessa. Vivremo i prossimi anni col cervello che man mano si abituerà alla normalizzazione dello stato di eccezione. “Cerco un centro di gravità permanente” cantava qualche decennio fa il grande Battiato; oggi purtroppo c’è chi vuole imporre – e addirittura chi è pronto ad accoglierlo a braccia aperte – lo stato di eccezione permanente: l’eccezione che si fa regola. Ma io non intendo arrendermi. Per me non voglio niente, rivoglio soltanto la mia libertà. Semplicemente. Normalmente. Liberamente.

Giuseppe Palma

I dem

Per la terza volta nell'arco di un secolo la civiltà occidentale si trova a dover affrontare una mortifera incarnazione del socialismo. La prima volta fu tra gli anni '20 e gli anni '40, quando prese le forme del nazionalsocialismo (meglio noto ai suoi fan con il nome d'arte di nazismo) e del socialismo fascista. Come andò a finire, è abbastanza noto. La seconda volta si chiamò socialismo sovietico, e la lotta durò dagli anni '50 fino a tutti gli anni '80. In quell'occasione, dopo un centinaio di milioni di vittime e settant'anni di miseria morale e materiale, si risolse in un'imbarazzante implosione ideologica ed economica: in pratica dissero “scusate, ci eravamo sbagliati”. Adesso, dopo una fase di morte apparente, deprivato di una qualsiasi dottrina coerente per quanto folle, il socialismo assassino e suicida è risorto senza più intelletto né anima, incapace di ragionare, e proprio per questo ancora più feroce, infetto e pericoloso. Una sorta di zombie implacabile, cannibale, affamato di vita altrui. Nella sua attuale forma acefala e putrescente, delle sue precedenti incarnazioni esso conserva lo stesso odio inestinguibile per tutto ciò che è libertà e individualismo, ma mescolando confusamente terzomondismo, pauperismo anticapitalista, ambientalismo dogmatico (“cambiamento climatico”), ostilità viscerale verso tutti i valori “borghesi” (dio, patria, famiglia, ordine sociale) e appoggio incondizionato a qualsiasi movimento sovversivo/terroristico (es. Black Lives Matter). In sostanza, venuto meno il progetto sociale e inariditosi l'orizzonte intellettuale della dottrina marxista-leninista, i vecchi metodi sovietici di infiltrazione e indebolimento delle società occidentali da meri espedienti strumentali sono paradossalmente divenuti precetti ideologici in sé. Quanto agli alleati, sono gli stessi di sempre: l'islam totalitario, i ricchi ottusi (oggi detti radical-chic) che tramutano il giusto disprezzo di sé in disprezzo per la società che li nutre, e il capitalismo finanziario o di relazione – negazione del vero capitalismo produttivo – illuso di poter prosperare alleandosi con i fanatici dissennati. Nei primi anni 2000 questo socialismo-non-morto ha fatto ricorso a travestimenti tecnocratico-dirigisti per imporsi (l'Unione Europea). Ora che sente di aver occupato i gangli culturali, economici e di potere della società, non esita ad adottare i metodi più spicci ad esso cari: soppressione delle libertà individuali, controllo del pensiero, stragi di massa, sistematica falsificazione del reale – l'attuale, tragica farsa dell'epidemia è la prova generale di quello che ci attende.  Non so sinceramente che cosa debba accadere ancora per convincervi, ma ho l'ingrato compito di avvertirvi che i nostri deliziosi sfoghi su Facebook stavolta potrebbero non bastare per difendere la democrazia, la libertà e la ricerca della felicità.

Inoltre, penso che Conte, il PD e i Cinque Stelle debbano essere trascinati a processo per i loro crimini, assieme ai magistrati eversivi e golpisti.

Piergiorgio Molinari

venerdì 10 luglio 2020

Il mes

Chi  vuole il mes, umilia gli investitori italiani

Ve lo abbiamo già detto ma è bene ribadire un concetto fondamentale: tutti i partiti e personaggi che appoggiano il MES umiliano gli investitori italiani e l'Italia stessa. La preferenza di questi individui per il MES, rispetto all'emissione di titoli, sta principalmente nel fatto che è un prestito a bassi tassi d'interesse e che quindi ha un basso impatto sul debito pubblico, rispetto ai tassi dei BTP e che, dicono loro, non ha condizionalità. Sul secondo punto ci spendo poche parole: primo perché le condizionalità, previste per legge, non si tolgono a voce, secondo perché nemmeno i BTP hanno condizionalità e dunque, già il preferire un prestito di un istituto straniero e fuori da ogni controllo piuttosto che dare ricchezza ai risparmiatori italiani è abbastanza umiliante e fa riflettere. Ma andiamo al primo punto: i tassi d'interesse. Sapete perché è umliante? Per due ragioni. La prima è che il MES è un PRESTITO PRIVILEGIATO, ossia va restituito prima di tutti gli altri prestiti dal nostro Paese: dunque, chi dice di prenderlo, sta implicitamente dicendo a chi ha investito o sta investendo sui BTP italiani, perché crede magari in questo Paese, che il loro diritto a essere ripagati del loro investimento viene DOPO quello del MES. Bello vero, mettere i propri cittadini in secondo piano? Ma ci siamo abituati. La seconda è che questo ha delle conseguenze ovviamente: se le restituzioni dei BTP sono SUBORDINATE alla previa restituzione delle rate del MES, inevitabilmente i tassi d'interesse sui BTP saliranno.  Quindi, accedendo al MES avremmo, anche su questo fronte, un DOPPIO DANNO: l'Italia pagherà tassi d'interesse più alti, sarà legata mani e piedi alle riforme richieste da fuori e dovrà, in più, ripagare prima il MES e poi i propri cittadini. Insomma, l'ennesima umiliazione per gli italiani.

Economia democratica

giovedì 2 luglio 2020

Conte e la UE

Conte: ma l’ultimatum alla UE, non era di 10 giorni?

Lasciamo anche stare i ricatti di chi, coi soldi nostri da ridare indietro con gli interessi, ci chiede le riforme. Vi rendete conto in che mese siamo? Sono passati mesi. Eravamo a marzo quando tutto è stato chiuso e sono arrivate le promesse. Giustamente, in quel momento, era stato detto che i soldi servivano subito, immediati, senza se, senza ma, c'erano delle famiglie da sostenere, delle imprese, delle vite. Così, Conte diede il suo perentorio ultimatum all'UE: 10 giorni o facciamo da soli. E alla fine, mentre i giornali vi riempiono la testa di solidarietà, di parole, di promesse, indovinate come deve, o dovrebbe, fare l'Italia? Da sola. Sì, perché sul fantomatico Recovery Fund ancora devono parlare, discutere: mi spiace europeisti, è già tardi. Domani è tardi. Oggi è tardi. Un mese fa era tardi. L'UE doveva darci i soldi subito. A maggio a dire tanto. E invece sapete quale è la assurdità? Che i soldi che si possono raccogliere, l'Italia li raccoglie in modi astrusi e complicati, ma con le stesse esatte modalità con cui potrebbe raccoglierli da sola. Vi spiego. Gli acquisti della BCE per tenere bassi i tassi d'interesse potrebbero essere fatti dalla Banca d'Italia. La differenza? Lo farebbe senza alcun limite o problema. E altri verrebbero comunque acquistati dai risparmiatori interessati, come adesso. Il deficit di bilancio aggiuntivo necessario per superare questa crisi sarebbe un intervento normale e inattaccabile. La differenza con adesso? Sì, è vero, le regole sul patto di stabilità sono state sospese ma, preparatevi, perché pagheremo ogni centesimo di deficit effettuato in questo periodo, perché le regole torneranno e di nuovo vorranno, anzi già vogliono, le riforme e i conti in ordine. Ma allora mi chiedo: perché? Perché uno Stato deve sottostare a queste assurde regole ed essere perennemente minacciato se osa aumentare la sua Spesa Pubblica, quando potrebbe farlo tranquillamente per conto suo, senza dover rendere conto a organismi fuori dallo Stato? La cosa bella è che un motivo sensato non c'è. La cosa brutta è che molti italiani sono i primi a difendere questo sistema.

Da Economia Democratica

mercoledì 1 luglio 2020

Gatti, uomini e mostri

In questi giorni le immagini del gatto arrostito dall'ivoriano stanno girando ovunque, suscitando indignazione e rabbia. Il video è decisamente raccapricciante, tuttavia, ancora una volta, il dito sembra risultare più interessante della Luna agli occhi del pubblico. Ciò su cui bisognerebbe concentrarsi non è tanto il gesto scabroso in sé, quanto ciò che esso rappresenta. Ovvero l'insensatezza delle politiche economiche e migratorie degli ultimi anni, entrambe partorite e difese dallo stesso mondo e dagli stessi gruppi d'interesse. Nel marasma della propaganda globalista a reti unificate, le giuste domande vengono soffocate sul nascere. 

Che senso ha riempire l'Italia di immigrati a cui non viene dato alcun futuro se non quello di patire la fame e fare l'elemosina? Che senso ha strillare "porti aperti!" quando la maggior parte di questi individui finisce, nel migliore dei casi, a zappare la terra come bassa manovalanza? Che senso ha parlare di razzismo e fratellanza quando gli unici ad arricchirsi sono coloro che sguazzano nel business dell'accoglienza, la criminalità organizzata (a cui si aggiunge una nuova entrata: la mafia nigeriana) e qualche politico in vena di applausi? Dove sta l'umanità nel gettare persone per strada senza porsi alcuna domanda sulla sicurezza, sull'integrazione, sulla sostenibilità economica, sui contrasti religiosi, etnici e sociali?

Dov'è il progresso nel trasformare le città in tuguri, pur di sfoggiare un multiculturalismo farlocco da spot pubblicitario? E come fanno coloro che si spacciano per tolleranti a tifare, allo stesso tempo, per le politiche di austerity che impediscono allo Stato di aiutare gli indigenti? Come fanno questi rivoluzionari di Capalbio a non accorgersi della distruzione del tessuto sociale, della guerra tra poveri, dell'annientamento della classe media in favore di una polarizzazione settecentesca? La risposta a queste domande mostra la realtà in tutta la sua gravità: sulla piastra, assieme al gatto, ci siamo tutti noi.

Matteo Brandi

Sempre la solita solfa

Riforme, riforme a ancora riforme. Questo ci chiede la Merkel, quindi la Germania, cioè l’Unione Europea. Eppure la nostra classe politica – la peggiore degli ultimi 30 anni – ha sempre ubbidito a tali ordini.  E infatti siamo il Paese, che di riforme, ne ha fatte più di tutti. Ma cosa intendono gli unionisti con riforme? Beh, intendono la riduzione delle pensioni e l'aumento dell’età pensionabile, per esempio. Intendono i tagli al sistema sanitario pubblico e la sua privatizzazione. Entrambi fattori che ci sono costati carissimi in termini di vite perse durante la crisi scatenata dal coronavirus. Intendono la riduzione dei salari. Intendono il taglio delle protezioni sociali per disoccupati e disabili. Intendono la riduzione delle tutele dei lavoratori¹. Come se non bastassero le drastiche riduzioni realizzate negli ultimi 30 anni: dall’abolizione della scala mobile del 1992 al Pacchetto Treu del 1997; dalla legge Biagi del 2003 al Jobs Act; dalla legge Fornero al decreto Poletti del 2014.

Riforme che hanno introdotto il lavoro interinale, liberalizzato i contratti atipici, che hanno consentito accordi sindacali al ribasso rispetto ai Contratti Collettivi Nazionali del Lavoro, che hanno favorito la precarizzazione. Le riforme che ci ha chiesto l’Unione Europea, la nostra classe politica di servi le ha sempre fatte. Come quelle che ci impose la BCE con la lettera dell’agosto del 2011 firmata da Draghi (quello che qualcuno vorrebbe come salvatore della Patria) e Trichet. Lettera in cui si chiedevano privatizzazioni su larga scala, in particolare nella fornitura dei servizi pubblici locali (decreto Sblocca Italia; l’ulteriore riforma del sistema della contrattazione salariale collettiva e la revisione delle norme che regolano il licenziamento e l'assunzione dei dipendenti (Jobs Act); l’aumento dell’età pensionabile (riforma Fornero); l’introduzione di  una clausola di riduzione automatica del deficit (Fiscal Compact); l’introduzione del pareggio di bilancio in costituzione; l’abolizione di alcuni strati amministrativi intermedi come le province (decreto Salva Italia)².

E a cosa ci hanno portato le riforme imposte dalla peggior classe politica italiana attraverso l’applicazione del vincolo esterno? A 28 anni di avanzo primario (dalla firma del trattato di Maastricht nel 1992). L’avanzo primario è quando lo Stato spende in stipendi, beni e servizi per i cittadini meno di quanto gli tolga in tasse e balzelli (al netto degli interessi passivi sul debito): più di 1000 miliardi di tagli³. Al crollo degli investimenti sono crollati. Sia di quelli pubblici che di quelli privati: -18,5% solo tra il 2007 e il 2014⁴. Ad avere il 75% dei lavoratori italiani con salari fermi ai livelli dei primi anni 80⁵. Al crollo dei consumi interni: -14,5% negli ultimi 10 anni per quanto riguarda la piccola distribuzione⁶. Alla chiusura di un numero spaventoso di botteghe e negozi: 178.000 imprese artigiane in meno (-12,1%) negli ultimi 10 anni⁶.

Con quali conseguenze?

4,5 milioni di poveri assoluti e 9 milioni in condizioni di povertà relativa. Quasi 14 milioni di inattivi e più di 2 milioni di disoccupati. 12 lavoratori su 100 che vivono sulla soglia della povertà. 4,3 milioni di lavoratori part time, di cui 2 su 3 involontari. Ma evidentemente non basta. Per avere uno strumento tardivo e inutile – anzi dannoso – come il Recovery Fund, l’Unione Europea ci chiede altre riforme lacrime e sangue. Non saranno contenti finché non ci distruggeranno del tutto. Perché siamo ancora la seconda potenza manifatturiera d’Europa. Perché abbiamo tra i risparmi privati più alti al mondo. Perché grazie ai nostri nonni e ai nostri padri che – a differenza nostra – non hanno vissuto al di sotto delle loro possibilità, siamo tra le popolazioni con la maggior percentuale di cittadini che posseggono la casa in cui vivono. Perché nonostante tutto abbiamo un indebitamento privato ridicolo. Non c’è futuro per noi dentro la gabbia unionista. Solo miseria e disperazione.

[FONTI

¹ https://emmaclancy.files.wordpress.com/2020/02/discipline-and-punish-eu-stability-and-growth-pact.pdf
² http://www.costituzionale.unige.it/lara.trucco/Lettera.pdf
³ https://scenarieconomici.it/studio-esclusivo-litalia-ha-pagato-3-900-miliardi-di-interessi-dal-1980-219-del-pil/
⁴ https://www.linkiesta.it/2019/11/italia-ilva-venezia-investimenti
⁵ https://www.facebook.com/gilberto.trombetta.7/posts/2875392802685280
⁶ http://www.cgiamestre.com/wp-content/uploads/2019/11/consumi-negozi-artigiani-09.11.2019.pdf]

domenica 28 giugno 2020

Censure

Coca-Cola si aggiunge a Verizon, Unilever e Patagonia, nel fare pressioni su Instagram e Facebook al fine di incrementare la "attività di moderazione e controllo dei contenuti" - cioè per esercitare maggiore censura - in modo da colpire il razzismo e lo "hate speech". E' un mondo meraviglioso quello in cui assistiamo ad una grande corsa al rilancio da parte delle maggiori multinazionali per epurare il mondo dai suoi maggiori problemi. Loro sì che hanno capito quali sono le priorità del pianeta, e del mondo occidentale nello specifico.

Ed è bellissimo vedere questa meravigliosa armonia di intenti che abbraccia amorosamente l'intero globo, studenti e deputati, presentatori e amministratori delegati, tutti uniti per La Causa. Eccoci, siamo arrivati, è venuto il tempo di combattere i commenti irrispettosi e le battute offensive, il momento di stracciarci le vesti sul nostro passato, di chiedere la revisione dei libri di storia, di epurare film, di abbattere statue, di rivedere il "canone occidentale", smettendo di studiare a scuola le opere stantie di tutti quei "maschi bianchi morti" ("dead white males"). La Rivoluzione è vicina e noi potremo dire "c'eravamo!" 

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Come sempre la chiave nella storia e nella politica è l'individuazione delle priorità. Esiste ciò che nell'agenda mentale pubblica è priorità, focus attentivo, e tutto il resto è accademia. E i leader abbienti dei ceti abbienti nei paesi abbienti lo sanno perfettamente. Dopo tutto li manderemo ben a studiare tutti quei "maschi bianchi morti" per qualcosa?

Andrea Zhok

sabato 27 giugno 2020

Terrorismo mediatico

Coronavirus, Oms: "Come la Spagnola, giù in estate e poi ripresa feroce a settembre e ottobre". Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), risponde alla lettera di esperti che hanno parlato di "emergenza finita". "Quell'influenza fece 50 milioni di morti durante la seconda ondata". Non è dato di sapere in alcun modo sulla base di quale elementi si possa fare una affermazione di questo tipo. Un tizio va dal reggimicrofono di turno e dice che il coronavirus tornerà a settembre come la Spagnola. Poi aggiunge che la Spagnola durante la seconda ondata fece 50 milioni di morti; ergo il coronavirus farà 50 milioni di morti. In realtà il gioco è tanto grossolano quanto efficace, si chiama sillogismo di Montaigne. Montaigne ha mostrato con quale facilità può essere smontata questa teoria, utilizzando un sillogismo elementare, che ha assunto il nome di "sillogismo di Montaigne":

A. Il salame fa bere (premessa maggiore)
B. Bere disseta (premessa minore)
C. Il salame disseta (conclusione)

L'aspetto tragico di questo tentativo maldestro di mantenere alto il livello di allarme (e quindi di tensione), è che dal reggimicrofono di partenza il sillogismo si diffonde "come un virus" sugli altri media generalisti e infine sulle reti social, senza che nessuno chieda conto delle evidenze che rendono plausibili questo tipo di affermazioni. Kikko&Puente tacciono, così come tutti gli altri puntuti sbufalatori di professione. Anzi, alcuni di loro si uniscono al gioco del telefono e iniziano a ricamare su queste affermazioni contribuendo ad alimentare la seconda ondata di terrore mediatico. Non poteva mancare l'appello alla vaccinazione di massa contro l'influenza: "Pronti a vaccinare il 100% della popolazione". "L'Italia è pronta per vaccinare il 100% della popolazione contro l'influenza, secondo le indicazioni fornite dal ministero della Salute", ha detto ancora Guerra illustrando una delle armi che potrà contribuire ad affrontare meglio una possibile seconda ondata di Covid-19 in autunno. Da questo punto di vista, ha precisato "i vaccini ci sono e vengono resi disponibili ogni settembre, in base alla valutazione prospettica dei ceppi virali circolanti". Lo ripeto in modo che sia chiaro per tutti: QUESTO E' TERRORISMO MEDIATICO.

Tratto dalla bacheca di Giorgio Bianchi

lunedì 22 giugno 2020

L’esperimento sociale

Il Covid-19 del 2020 nei prossimi decenni sarà classificato come il più grande e criminale esperimento sociale della storia. Metti in circolazione un virus che può essere curabile imponendo protocolli di cura sbagliati. Fai campagna mediatica di terrorismo puro, alimentando nella gente la paura di morire che è la paura più grande che ha un essere umano. Impedisci le autopsie, fai sparire i cadaveri impedendo di capire la vera causa di morte. Insinui il dubbio che chiunque tu incontri possa essere causa della tua morte, così la gente si scontra con la stessa gente che amava fino al giorno prima. Chiedi alle persone che si controllino e si denuncino a vicenda, creando divisione e panico. Distruggi i rapporti sociali, inibisci la spontaneità delle emozioni. Metti il bavaglio che chiami mascherina, pur dicendo che il virus non è nell'aria e impedisci alla gente di sorridersi, impedisci alla gente di abbracciarsi e fai morire di crepacuore e solitudine tutte le persone ospedalizzate. I medici dicono che il virus sta scomparendo ma tu continui a martellare con i media, dicendo che tanto tornerà più forte di prima, consapevole di non poterne avere nessuna certezza. Esperimento sociale dove i diritti sono stati violati e la Costituzione profanata, dove è stato smontata la scuola, la sanità, dove è stata tolta la dignità, il lavoro, le libertà. Esperimento sociale di controllo delle masse nel quale si stanno verificando i limiti umani e vedendo quanto, nella paura, l'uomo è pronto a rinunciare. Stiamo rinunciando a noi stessi, alla nostra essenza, alla nostra umanità, carità e Amore. Meditate su queste parole.

Autore sconosciuto

venerdì 19 giugno 2020

I paesi frugali

Comunque "Paesi Frugali" non si può proprio sentire. Per chiarezza. Il debito PRIVATO dei "paesi frugali" in rapporto al PIL è il seguente:

Austria 48,8%
Svezia 88,5%
Olanda 99,8 %
Danimarca 112%

Per un confronto l'Italia, il paese spendaccione per eccellenza, ha un debito privato al 40,5% del PIL. Quindi "frugali" un tubo. Nella fattispecie questi sono semplicemente differenti modelli di sviluppo in campo: quelli che prediligono il consumo a debito dei privati, rispetto a quelli che prediligono un indebitamento a supporto della spesa pubblica. Il primo modello è quello prediletto dall'ordinamento capitalistico perché, da un lato, accresce la dipendenza dal settore finanziario dei soggetti privati (più ricattabili), e dall'altro lato non corre il rischio di rafforzare il settore pubblico (cosa che può accadere in concomitanza con un accrescimento del debito pubblico, anche se non è detto accada: spesso il debito pubblico cresce solo per tappare i buchi creati dal settore privato, come nei salvataggi bancari.)

Dal punto di vista dei rischi per la stabilità dei sistemi finanziari gli eccessi del debito privato sono più, non meno, pericolosi dell'indebitamento pubblico. Le due maggiori crisi finanziarie dell'ultimo secolo (1929 e 2007) sono state crisi del debito privato. Non solo. Il debito pubblico, diversamente da quello privato al consumo, può essere finanziato senza effettuare trasferimenti, con lo strumento della monetizzazione del debito (in modo non troppo diverso da come avviene già ora, con l'acquisto dei titoli di stato da parte della BCE). L'unico vero "difetto" di questa procedura è che non fornisce sponde a capitali privati in cerca di una rendita.

Se poi proprio volessimo dedicarci all'attività - piuttosto sterile - di tradurre i giudizi di politica economica in giudizi 'morali' (tipo "frugalità", "rigore"), beh, allora potremmo cominciare col ricordare che le maggiori frodi finanziarie, o i più grandi casi di riciclaggio di denaro illecito, negli ultimi decenni sono avvenuti proprio nei "paesi rigorosi e frugali". Dalla Danske Bank in Danimarca, alla Swedbank AB in Svezia, all'austriaca Raiffeisen Bank International AG (tutte coinvolte nel riciclaggio di denaro russo). O per limitarsi ai più frugali e rigorosi di tutti, gli olandesi:

Nel 2018 la banca olandese Rabobank ha accettato di pagare 369 milioni di dollari al governo statunitense dopo essersi dichiarata colpevole di riciclaggio di denaro sporco dal Messico. A seguire la banca olandese Ing ha pagato una multa da 675 milioni di euro per attività criminali fra cui riciclaggio e corruzione. Da settembre 2019 la banca olandese Abn Amro è indagata per riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo.

Parliamo, incidentalmente di quel paese che opera attivamente (col permesso delle autorità europee, ça va sans dire) come paradiso fiscale interno all'UE. Ricordo ancora che, in parole semplici, un paradiso fiscale è quel luogo dove i tuoi evasori possono celare i soldi sottratti alle tue scuole e ai tuoi ospedali, ed è quel luogo la cui concorrenza fiscale al massimo ribasso strangola gli introiti della tua fiscalità. Ecco, diciamolo senza rancore né astio, però diciamolo: questa rappresentazione delle cicale e delle formiche, delle virtù nordiche e dei vizi mediterranei, del settentrionale rigore frugale e della dissolutezza meridionale ha davvero, immensamente, rotto il razzo. Davvero, Basta.

Andrea Zhok

Fatevi curare

La narrazione che ci vogliono imporre per la quale un bianco razzista è un razzista mentre un nero razzista è un nero francamente ha rotto il caxxo. "Stranamente" chi la vuole imporre sono gli stessi che vogliono farci credere che comportamenti autoritari "da destra" sono da considerarsi fascisti mentre se messi in atto "da Sinistra" rispettano in pieno i valori della Costituzione. E guarda caso sono sempre gli stessi che parlando di violenza sulle donne "stranamente” non riescono a vederla in culture e religioni dove la donna è considerata inferiore all'uomo, ma urlano e denunciano solo quella praticata dall'uomo bianco occidentale (meglio ancora se cristiano)

E dulcis in fundo in merito alla povertà soffrono di presbiopia. La vedono nitida in tutte le parti del mondo anche a migliaia di Km di distanza ma non si accorgono (se ne fottono) di quella del vicino di casa, del proprio concittadino e/o connazionale. Eh si avete proprio rotto il caxxo. Semplicemente avete un problema di natura patologica. Soffrite di esterofilia e/o autorazzismo. Ma questo non è un motivo valido per voler imporre agli altri la vostra visione malata, distorta e ideologizzata del mondo e della società. Fatevi curare.

Dalla bacheca di Alex Giusti

mercoledì 17 giugno 2020

Davide Serra


Sull'abolizione del contante

Le filippiche di Davide Serra contro la burocrazia e il fisco oppressivo dell’Italia ormai fanno parte degli show di contorno delle ultime edizioni della Leopolda. Tra l’altro, Davide Serra se l’è presa anche con gli scioperi dei servizi pubblici, che, a suo dire, allontanerebbero gli investitori stranieri. Il patron dei fondi Algebris, amico e finanziatore di Matteo Renzi, parla come un emigrante di lusso, una sorta di esule della finanza che da una ventina d’anni vive e lavora a Londra. A un professionista come lui, la City offre infinite occasioni d’affari. E non solo. La complicata architettura societaria del gruppo che fa capo a Serra sarebbe impossibile in Italia.

Immagino che per uno che vive a Londra e gestisce un fondo di investimento con filiali alle Cayman, far pagare le tasse in Italia sia la principale priorità. E' la puzza di marcio delle ipocrite esternazioni di queste persone che dovrebbe far suonare mille campanelli d'allarme sulla volontà dei poteri finanziari e dei loro sgherri di abolire il contante; stanno allestendo la tonnara per la mattanza finale dei piccoli risparmiatori.

Tratto dalla bacheca di Giorgio Bianchi

martedì 16 giugno 2020

Le pretese


Milano, 16 giu. (askanews) – “Il governo ascolti il grido di dolore degli invisibili” ha detto l’attivista che difende i diritti degli ultimi, a partire da braccianti e dai migranti, e chiede risposte su tre punti:

“Filiera agricola con adozione della patente del cibo, per garantire cibo eticamente sano alle persone e liberare contadini agricoltori e braccianti dallo strapotere del giogo dei giganti del cibo che favoriscono lo sfruttamento e il caporalato sia digitale che dei colletti bianchi; varare un piano nazionale emergenza lavoro per assorbire le persone e tutelare quelli che rischiano di perdere il posto di lavoro a causa della crisi sanitaria; cambiare politiche migratorie razzializzanti con la regolarizzazione degli invisibili, tutti, col rilascio del permesso di soggiorno per emergenza sanitaria convertibile per attività lavorativa”

Concludendo “cancellare gli accordi con la Libia, cancellare i decreti sicurezza con la riforma radicale di politiche di accoglienza, cittadinanza per bambini nati e cresciuti in Italia, abolizione della Bossi-Fini”.

Poi, un appello: “Abbiamo bisogno del vostro sostegno l’unico simbolo che vi chiedo è la vostra solidarietà, i sogni e i desideri per una comunità perché si tratta di una lotta di civiltà”

lunedì 15 giugno 2020

Colao comee peggio di Goebbels?

Parafrasando Padellaro su Salvini, "è ora di fermarli anche con modi bruschi". (Inoltre, penso che Conte, il PD e i Cinque Stelle debbano essere trascinati a processo per i loro crimini.) Da Gabriele Campagnano: Pensavi fosse Colao e invece è G@ebbles. Premesso che, ormai, il comma 2 dell'art. 3 della Costituzione viene usato per far ingoiare al pubblico ogni mostruosità giuridica (e nessun collega costituzionalista sembra curarsene), quello che si legge nella slide 94 del piano Colao è roba da psicopatici: Azioni specifiche:

- Estensione a tutte le scuole primarie e secondarie di primo grado delle azioni di promozione dell’avvicinamento delle bambine alle materie STEM e dei bambini alla cura. [vada per le STEM, ma non di poteva specificare meglio "avvicinare i bambini alla cura?", perché parliamo della task force più importante mai creata in Italia, ma non scrive in italiano];

- Promozione, anche attraverso incentivi, di prodotti audiovisivi per il grande pubblico che divulghino una figura femminile non stereotipata in famiglia, sul lavoro, nella società [e qui si getteranno i registi avvoltoi in cerca di denaro. Ma poi, in che modo è stereotipata la donna sul lavoro e nella società?];

- Affidamento all’AGCOM del compito di monitoraggio sull’uso di stereotipi di genere basati su caratteristiche fisiche, attitudinali e di ruolo, per ogni età e contesto nella comunicazione commerciale e definizione di linee guida. [Ma siamo pazzi, l'AGCOM che controlla (e quindi punisce) la comunicazione commerciale in base all'uso di presunti stereotipi e al contesto della comunicazione? Welcome back URSS, ma prendendone solo le caratteristiche negative];

- Creazione di un sistema di monitoraggio del linguaggio online con l’adozione di misure, da parte dei diversi social, di contrasto ai termini e alle locuzioni discriminatorie di genere [Un fantomatico sistema di censura, visto che vietare un termine o addirittura intere locuzioni è una misura intimamente fascista];

- Azioni di incentivi e/o penalizzazioni presso gli editori per garantire visibilità delle donne in professioni anche più dichiaratamente maschili e viceversa, all'interno dei libri di testo delle primarie e secondarie di primo grado. [la gravità di quel "penalizzazioni" è facilmente intuibile da qualsiasi cittadino, ma soprattutto da un giurista o un magistrato].

Ve lo ripeto, l'art 3.2 della Costituzione, alla luce dei lavori della Costituente, era stato pensato per eliminare le sperequazioni tra persone abbienti e poveri nel secondo dopoguerra, non per creare quote rosa e altre mostruosità che distruggono la meritocrazia e portano a quello che si prefiggono di sconfiggere: la disparità tra sessi ed etnie.

Parliamo sempre di ponti e non di muri, ma nell'ambito più importante, nell'essenza dell'uomo, ossia la libertà, ne tiriamo su di invalicabili. C'è bisogno di lasciare ponti e autostrade su cui la libertà di espressione possa correre e fare in modo che le sue esagerazioni (quelle che portano un danno ad altri cittadini, come la diffamazione), siano perseguite dalla magistratura. Oltre a questo, libertà completa. Non puoi convincere una bambina a fare ingegneria spaziale e un bambino a fare l'infermiere (che mi sembrano un mestiere senza grandi differenze tra uomini e donne tra l'altro). Né PENALIZZARE un editore che inserisca 3 donne lavoratrici su 5 invece di 5 su 5.

Piergiorgio Molinari

Sul caso Di Matteo

Ieri sera, la mafia è entrata in tutte le case di coloro che hanno capito

Diversi milioni di italiani avranno sicuramente assistito alla trasmissione di Giletti. Di questi, un certo numero avrà seguito la trasmissione di Giletti. Di questi ultimi, un altro sottoinsieme avrà capito quello che è accaduto ieri sera, nella trasmissione di Giletti. A scanso di equivoci e con il massimo rispetto per tutte le vittime della tragedia Coronavirus, stasera gli italiani hanno avuto una ulteriore prova di un pericolo infinitamente più grave della Pandemia, molto più subdolo ed oscuro, assai più difficile da combattere e scardinare, nonché privo sia di vaccino che di terapie. Spero vivamente che abbiano capito in molti o, perlomeno che molti si pongano domande. Stasera, la Mafia è entrata in tutte le case di coloro che hanno capito, perché il pugno nello stomaco connesso alla terribile sensazione di impotenza è stato disarmante e devastante. Impossibile replicare lo stato d'animo con una banale trattazione letteraria. Deve essere visto e deve essere capito. Si potrebbe partire dalle similitudini tra la posizione di Di Matteo e la delegittimazione sistematica di Falcone e di Borsellino. Poi, si potrebbe continuare con le dichiarazioni di numerosi magistrati antimafia in merito a situazioni ingiustificabili, passate sotto silenzio oppure fatte apparire come un   normale evento di cronaca.

Poi, si potrebbe passare alle domande, vecchie o nuove che siano: perché Bonafede rinnegó Di Matteo al DAP dopo averglielo proposto due giorni prima? Perché Di Matteo venne estromesso dalla Commissione stragi, dopo avere rilasciato un'intervista nella quale afferma di non avere divulgato nulla? Perché Palamara, potente plenipotenziario dei vertici della Magistratura esultava per questa estromissione? Perché il M5S rinnegó la sua precedente volontà di proporre Di Matteo al ministero della Giustizia, visto che sarebbe andato benissimo anche alla Lega? Perché la Mafia e i suoi capi al 41 bis nel 2018 temevano la vittoria elettorale di M5S e Lega, sperando nei partiti tradizionali? Perché il Procuratore nazionale antimafia si affretta ad intervenire in una trasmissione TV per farfugliare che è lui ad aver estromesso Di Matteo dalla Commissione stragi, ma solo perché un Procuratore si era lamentato dei contenuti dell'intervista rilasciata dal magistrato scomodo?

A seguire, perché il M5S dovendo scegliere un Ministro della Giustizia ed avendo improntato la campagna elettorale sull'onestà a sulla lotta alla criminalità organizzata, scelse Fofó e non l'irreprensibile giudice antimafia Di Matteo? Con tutto il rispetto non c'era proprio partita. Ancora, perché la circolare del DAP che ha prodotto parte delle scarcerazioni dei mafiosi venne firmata da una comune funzionaria, la quale peraltro segnaló la pericolosità ai suoi capi (Basentini in primis), senza esito? Perché fanno così tanta paura quei magistrati antimafia, ossequiati ed osannati in ogni contesto istituzionale, ma castrati ogni volta che devono ricoprire un ruolo politico? Domande, molte domande senza risposta che stridono terribilmente coi ne-fasti di Giuseppi, asserragliato nella sua Villa dorata con ospiti illustri dell'aristocrazia U.E., vassalli, consiglieri e mediatici lacchè, ma senza alcuna traccia di quel Popolo del quale continua squallidamente a professarsi "avvocato". Per inciso, mancano anche le telecamere, ovvero l'unico strumento decantato da quello che, una volta, era il M5S della lealtà e della trasparenza.

Domande dicevamo. Domande che ci ricordano quelle ancora più drammatiche che i cittadini italiani si pongono ancora oggi e che con ogni probabilità rimarranno prive di risposta. Troppe vicende occulte ed oscure che a distanza di decenni nessuno ha più la forza e la possibilità di chiarire, a meno che... non arrivi qualche magistrato un po' matto ed assai coraggioso che combatta con le intercettazioni distrutte, con le correnti dei suoi stessi colleghi e con tutta una serie di meccanismi ostativi già visti troppe volte in precedenza, con esiti tragici, ossia isolamento, delegittimazione, accuse di protagonismo ed estromissione dalle indagini. Storie vecchie sempre attuali. Le grandi Democrazie hanno gli anticorpi per queste aberrazioni, così come la maggioranza sana delle Istituzioni, ma talvolta il "virus" resta silente e non abbandona l'ospite nemmeno per i decenni che separano eventi apparentemente lontani e distinti fra loro. Nel frattempo, il Paese discute giustamente di Coronavirus ma, stavolta ingiustamente, solo di Coronavirus. Il problema più grave per molte  persone è giustamente la crisi economica e questo impedisce occultamente di ragionare sulle pericolosissime derive eversive dei pezzi dello Stato che invadono il Potere di sovranità del Popolo, per interessi di natura oscura. Speriamo che molti abbiano capito, perché se molti capiscono forse qualcuno avrà il coraggio e la voglia di spiegare anche agli altri che cosa sta accadendo, senza alcuna presunzione di essere depositari della Verità naturalmente, ma solo per mettere molte pulci nelle orecchie.

Autore sconosciuto