sabato 20 aprile 2019

Auguri!


Greta va a Roma


In sella ad una bicicletta ricavata da vecchi numeri di Repubblica, Greta Thunberg raggiunge finalmente Roma. Ad accoglierla si precipita il fior fiore della gioventù italiana. Ragazzi svegli, cresciuti coltivando il dubbio e il libero pensiero, immuni alla propaganda mediatica e con le idee chiare. “Lo spread scioglierà i ghiacci?” chiede preoccupato un laureando alla giovane svedese. “Salviamo i pinguini dai fascisti!” tuona un’attivista. “L’omofobia del governo dell’odio distrugge ettari di foresta tropicale” precisa un giovane appena assunto da Open, mentre dietro di loro un cartellone recita “migranti = energia green”. Dopo un paio di selfie e trecentosette libri venduti, Greta si dirige pedalando verso il Vaticano, imboccando il lungotevere assieme al suo folto seguito. Estasiati dalla sua presenza, gli automobilisti romani abbandonano la tradizionale compostezza, scendono dalle vetture e le dedicano una lunga ovazione.

La Thunberg ricambia sorridendo e domanda incuriosita alla guida: “what is levatedarcazzo?” Bergoglio accoglie Greta gettandosi ai suoi piedi, tuttavia la svedese non si lascia intimidire e lo redarguisce severamente: “gli ultimi studi dimostrano che le preghiere aumentano la CO2”. Pronta la replica del Pontefice: “con me, pratica diminuita del 70%”. Soddisfatta, Greta osserva Piazza San Pietro e sospira: “salveremo questo mondo?”. Bergoglio la guarda con dolcezza: “tutto è possibile, con Allah.” La Thunberg decide di pranzare in una trattoria di Trastevere, dove chiede una Carbonara vegan, dei carciofi alla giudia allevati liberi e un caffé ecosolidale. Poco dopo, Greta rimonta in bici con la pancia piena e un solo dubbio “what is magnaenunrompe?” È il turno del Senato, dove la ragazza si commuove: “qui il riciclo funziona benissimo!” Al Quirinale, Mattarella abbraccia Greta come fosse sua nipote: la prende in braccio e le racconta la favola dell’Italietta che da sola non ce la fa. Il Presidente della Repubblica conclude la visita facendo suonare in onore della Thunberg l’inno nazionale. Con le note della Marsigliese ancora nelle orecchie, Greta raggiunge Piazza del Popolo. È un tripudio di persone. Oltre a tanti millennials, pronti a rinunciare persino ad un giorno di scuola, si presentano decine di politici. “Amiamo gli animali” dice uno di loro, accarezzando un grosso giornalista al guinzaglio “e loro amano noi!” L’evento è totalmente ecosostenibile. Cento operai precari che corrono in una ruota alimentano i fari del palco e un contatore del debito pubblico. Uno spettacolo che fa scendere una lacrima ad Emma Bonino: “manca solo George”.

Greta incanta tutti con un discorso magistrale. “Abbiamo solo cinquant’anni per votare alle europee e scongiurare due gradi di Brexit” esclama con forza. In collegamento da Bruxelles, Juncker le dedica un brindisi e la festa si conclude con la folla che balla sul palco, trascinata da una scatenata Boldrini. Infine, tra la costernazione di tutti, Greta monta sulla sua bicicletta, manda un bacio agli astanti e corre a grandi pedalate verso la sua Svezia. Alcuni cercano di lanciarsi nel cestello. “Portami nel Nord Europa civile e aperto!” supplica un ragazzo aggrappato alla bici, prima di lasciare la presa e finire schiacciato da un camioncino dell’Ikea. Greta è felice. Roma l’ha rapita e la giornata è stata molto proficua: ha incontrato grandi statisti, ha parlato con il Papa, ha scambiato idee con l’intellighenzia d’Italia. Ed ha venduto novecentosedici libri, inciso due dischi e girato uno spot per la Nike davanti al Pantheon. Mentre le luci ambrate del Raccordo Anulare le illuminano il viso e un casellante le tributa un ultimo saluto da dietro la Gazzetta dello Sport, Greta Thunberg ripensa sorridendo a tutto ciò che di bello ha visto. Tante sono le domande che si accavallano nella sua mente. Quanto è maestoso il Colosseo? Quanto sono grandi i Fori Imperiali? “And what is limortaccitua?”

martedì 16 aprile 2019

Sciacalli

A me, piacerebbe sapere come si fa a dar credito a Saviano e alla Murgia. Come è possibile farli ancora vomitare pubblicamente idiozie del genere. Come?




Quando c’era la Murgia al Governo (2017) i morti furono più del triplo, ma nessuno criminalizzava le ONG, come la mettiamo?
Eppure i “corridoi umanitari” li avevano “garantiti” eccome...
Dati: IOM - UN Migration

lunedì 15 aprile 2019

Notre Dame de Paris

Non esulto come fanno i musulmani. I francesi non li sopporto ma non esulto. Ciò che brucia, è storia, arte, religione e radici. E ho il cuore a pezzi.

venerdì 12 aprile 2019

Bergoglio in ginocchio

Se questo è un papa

Oggi, 11 aprile 2019, Bergoglio ha inscenato l'ennesimo episodio stravagante e  dissacratorio che va a ad arricchire il suo  già nutrito repertorio di gaffe e comportamenti pubblici discutibili. 
Incontrando una delegazione composta dal Presidente e dai vicepresidenti del Sud Sudan si è inginocchiato prostrandosi a turno dinanzi ciascuno di loro.

Mentre le sue ginocchia non si piegano mai davanti al Santissimo Sacramento, dinanzi al quale rimane ritto come un palo, si mette qui a carponi in un improvvisato  bacio della pantofola non previsto e non richiesto al presidente di uno Stato e ai suoi vicepresidenti attoniti e imbarazzati.

Tanto ostentatamente rifiuta per se stesso, quegli onori che gli spetterebbero di diritto in quanto, almeno in apparenza, vicario di Cristo,  quanto elargisce con disinvoltura gesti plateali e sproporzionati a coloro ai quali non spettano affatto dimostrano per l'ennesima volta con un gesto eloquente, il totale disprezzo del suo status e un sottile ribaltamento dei ruoli. Queste patetiche esibizioni di miserabilismo che fanno il giro del mondo sui media, accrescendo tra le masse stolte il mito del papa umile e dai gesti spontanei, non ingannano certo coloro che avendo compreso chi è costui e quali sono i suoi piani riconoscono che tali gesti,studiati a tavolino, hanno  l'unico scopo di umiliare l'istituzione del papato.

Raramente infatti abbiamo assistito a immagini così ignobili e disturbanti con le quali per l'ennesimo volta Bergoglio prende in giro i cattolici e la Chiesa intera come istituzione fornendo di essa l'immagine plastica di come lui la vorrebbe : prostrata, ridicola, sottomessa al mondo e pervasa da un patologico senso di colpa.

domenica 7 aprile 2019

Il potere stabile della sinistra

Dal facebook di Stelio Fregola

Credo che gli argomenti semplici siano spesso vincenti, e ieri ho notato che sono stati rimessi in circolo in qualche post. In questo caso l'argomento semplice è che molta gente ancora non capisce la differenza tra governo "eletto" e poteri stabili.  La "sinistra" (dunque come devo ripetere sempre, tutto ciò che gira intorno al "centro nevralgico PD" ma soprattutto ai suoi scissionismi) detiene i poteri stabili di questo Paese da almeno cinquant'anni. Che vada al governo o meno. Significa che questi ultimi grosso modo (con qualche sfumatura che non cambia la visione d'insieme) hanno un'idea di società assolutamente simile se non addirittura identica al "partito madre".

Questi poteri stabili sono rappresentati da una parte consistente della magistratura, dai sindacati, dal 90% della stampa e della televisione. E quando qualcuno dall'interno prova a rompere o comunque a indebolire questo schema viene azzannato senza pietà, come è successo a Renzi (che non è un dissidente sul progetto generale, ma uno che voleva cambiare le carte in tavola a sinistra, tutto qui). Ciò non toglie che sui temi cardine di famiglia, figli, adozioni, economia, globalizzazione, immigrazionismo e liberismo la visione sia assolutamente identica, a parte sfumature singole che non mutano il progetto d'insieme, perché l'ostilità di questo o quel politico verso una di esse viene schiacciata dalla preponderante maggioranza degli altri, rendendo impossibile un cambiamento di rotta anche nelle singole fattispecie. E questo spiega perché lo stesso Renzi disse evidentemente una fesseria quando al Senato dichiarò, poco dopo l'insediamento del nuovo governo "ora siete voi l'establishment".

No, l'estabishment è quello sopra descritto. E non è elettivo. Invertirlo è sempre un problema, perché anche quando ai vertici della TV pubblica arrivano uomini portatori di idee abbastanza diverse (e mi riferisco alla Rai) questi pure devono far fronte a tutto il contesto ostile che li circonda, rendendo difficile fare ogni singola mossa. La stessa Rai, pur cambiando linea editoriale, non è finora riuscita a proporre alternative discontinue rispetto alla cultura dei "poteri stabili". "Povera Patria" non è minimamente paragonabile a "Carta Bianca" della Berlinguer o a "Che Tempo che fa" di Fazio. O a qualsiasi talk show del panorama di La7. È un programma sicuramente più sovranista, in cui si è tentato di introdurre voci un pochino più libere come quella di Alessandro Giuli, questo sì, ma al momento c'è poco altro. Ed è difficile che ci sia, perché i poteri stabili non permettono con tanta facilità alla nuova corrente di insediarsi e di espandersi.

Cosa visibile anche al di fuori della Rai, dove Nicola Porro ci prova alla grande e lo fa alla grande con la sua zuppa, con un freno a mano decisamente più tirato in televisione (meglio di quanto faceva in Rai, in ogni caso). Porro, Giuli o chi per loro non sono i primi ad introdurre temi di dissenso rispetto ai poteri stabili. Ma la sensazione è che si muovano sempre nel guado, dovendo stare attenti ad ogni singola mossa, mentre una Berlinguer o una Myrta Merlino possano esprimere le proprie idee fischiettando. E se per caso a qualcuno viene in mente di farle fuori, hanno un esercito di ideologhi da strapazzo pronti a urlare allo scandalo antidemocratico e a rimetterle tranquillamente al loro posto.
Non invidio per nulla il lavoro di Marcello Foa, Carlo Freccero e Gennaro Sangiuliano.  Che non mi illudo mi leggano sia chiaro, ma con la magia dei social non si sa mai. È un messaggio chiaramente rivolto anche a loro, nella speranza che un giorno ce la si possa fare davvero.

mercoledì 3 aprile 2019

Esempi...

La ribellione al congresso per le famiglie... Se chi ha fatto parte di quel congresso viene definito "medievale", chi era contro quel medioevo, cosa esattamente era? No, perchè io non l'ho capito...

lunedì 25 marzo 2019

L’ue Franco-tedesca

Parigi, prima sessione congiunta del Parlamento franco-tedesco composto da 50 parlamentari del Bundestag e da 50 parlamentari de l'Assemblée Nationale e presieduta congiuntamente da Wolfgang Schäuble e dal suo omologo francese Richard Ferrand.  L'Architettura Istituzionale dell'Unione Europea è già superata nel silenzio generale: l'UE non è più un unione tra pari così come è stato previsto dai Padri Fondatori ma un Direttorato Franco-Tedesco dove gli altri sono chiamati ad eseguire quanto deliberato. Avvisate il Partito Unico dei Competenti. 

sabato 23 marzo 2019

Strane storie...

L'avvocato, pretenderebbe la perizia psichiatrica perchè, avrebbe "sentito le voci". Anche io le sento le voci se mangio i dolci... ma tan'è. Nel frattempo, continuano a non quadrarmi alcune cose. Ad esempio, il grandissimo spot a favore dello ius soli... che c'entra? Niente, infatti. Però, ultimamente, dopo, appunto l'episodio del terrorista senegalese, se ne parla un pò troppo e a sproposito. In un primo momento, avevamo visto un ragazzino biondo e di pelle chiara col volto oscurato (eh, la privacy, è un minore, suvvia) che ci raccontava delle cose, QUI il filmato, poi, un altro ragazzino troppo bianco, racconta che si è addirittura offerto come ostaggio in cambio della liberazione dei compagni. Invece, nel programma tv della signora (PD) Myrta Merlino, entriamo in casa di Ramy e lo troviamo seduto accanto a suo padre che racconta (stentatamente) tutta la storia. O meglio, la fa raccontare a suo padre. Un ragazzino con la pelle olivastra, capelli scuri e occhiali sul naso. Il padre, chiede per lui, o pretende, la cittadinanza italiana per il suo gesto eroico... Poi, ciccia fuori un altro ragazzo ancora, Samy, più grande di età e che dopo aver raccontato la storia, pretende anche lui la cittadinanza italiana però, ci fa sapere che si sente italiano per metà. Però, a quanto pare, la storia è un'altra e forse è proprio QUESTA.

venerdì 22 marzo 2019

Sull'incendio del bus

E potrei farne altri cento di esempi simili, ma il peggiore è quello di quella vecchia strega di Livia Turco, qui che ci dice che bisogna comprendere...


mercoledì 13 marzo 2019

La sinistra e il fallimento della UE

C'è da farsene una ragione: in Italia non si può essere di sinistra. Non si può essere di sinistra come non si può essere un guelfo o un ghibellino, come non si può essere monarchico. L'attuale sinistra ha esaurito completamente la propria spinta ideale: vive completamente appiattita su un progetto che ha sposato trenta anni fa, quello del mitico sogno europeo. Ovvero l'assurda convinzione autorazzista per la quale introdurre un vincolo esterno - quello europeo e segnatamente quello dei paesi del Nord Europa - avrebbe portato buona amministrazione, prosperità e felicità per tutti.

Un'utopia che ci ha portato al disastro sotto molteplici aspetti: il vincolo esterno non ha portato alcun buongoverno ma semmai la necrosi del nostro apparato produttivo perché è stato usato da chi ci riteneva un concorrente per strangolarci senza pietà imponendoci austerità al di là di qualsiasi reale principio economico.

Ecco, la sinistra in Italia è morta perché non accetta, non riesce ad elaborare la fine di un progetto - il Sogno Europeo - dimostratosi oltre che altro rispetto a quanto prospettato anche insostenibile di fronte alle potentissime meccaniche della Storia. E li vedi ormai ripetere come degli zombie con il vestito delle feste da grandi competenti che blaterano di sogno europeo, di responsabilità (ma verso chi e cosa?), di necessità di rispettare i parametri di Maastricht che ci strangolano senza riuscire a dare una sensata spiegazione economica: devi fare austerità perché bisogna portare il rapporto debito/pil al 60% come dicono le sacre scritture di Maastricht.

Hai voglia tu a sgolarti e dire: "Ma perché il 60% e non direttamente il 15% come il Congo? Ma a che serve l'austerità se il sistema-paese Italia ha 500 mld di euro di risparmio sociale in eccesso in giro per l'Europa che i fratelli europoidi stanno felicemente spennando come le galline alla faccia di noi fessi totali?". E niente, non ti capiscono.

E allora avanti con il Sogno Europeo (che si è rivelato un incubo), avanti con i dogmi di Maastricht che bisogna rispettare per Suprema Responsabilità mentre ai nostri fratelli europoidi non gli pare vero che possa esistere gente così fessa. Fra cento anni ci parleranno ancora del loro Sogno. Di Altiero Spinelli e del Manifesto di Ventotene.

Per fortuna la Storia si sarà presa cura di aver spazzato via tutto. Li guarderemo mentre ci parlano del loro Sogno come un reduce delle guerre napoleoniche che ancora aspetta il ritorno del Corso da Sant'Elena per lanciare un'altra campagna di Russia.

Giuseppe Masala

lunedì 4 marzo 2019

L’incidente mortale

Torno a scrivere un post. Arrestato un anno fa perché in possesso di più di 200 kg di hashish, scarcerato poi col solo obbligo di firma, sabato notte, lungo la statale adriatica a bordo della sua Audi A6 con altri due, causa un incidente e tenta di scappare andando contromano e si schianta di nuovo contro  l’auto di una famiglia uccidendo una coppia e ferendo gravemente i due figli di 8 e 10 anni. Sbronzo, drogato, in possesso di droga, senza patente e senza assicurazione, è un marocchino di 34 anni residente a Monte San Giusto. Se volete parlare di razzismo, fatelo pure ma quello è un delinquente conclamato e, o avrebbe dovuto restare in galera o doveva essere rimpatriato un anno fa. E la magistratura, le sue belle colpe, le ha tutte.

giovedì 3 gennaio 2019

Marshall

Era da un po’ che non rientravo in questo blog ma stasera, sono voluta rientrare. Ho controllato i commenti e tra quelli da pubblicare, c’era il commento triste della figlia di un caro amico. Non conoscevo direttamente Marshall ma eravamo in contatto via blog da svariati anni. Era una persona magnifica e gli volevo bene. Non lo dimenticherò. Sentite condoglianze alla famiglia. Ciao Marshall.

mercoledì 12 dicembre 2018

Strasburgo

Strasburgo: assalitore attenzionato per crimini comuni poi, radicalizzato, sfuggito stamattina ad un blitz. L’intelligence funziona perfettamente. È ancora in fuga. 4 morti e una decina di feriti. Coinvolti indirettamente anche alcuni parlamentari pd. Barricati però dentro ristoranti e in europarlamento. È ora di tirare fuori i gessetti colorati.

domenica 28 ottobre 2018

Desiree’, Salvini e il pd


E' davvero affascinante la capacità che ha la sinistra di suicidarsi senza sosta. Così affascinante che, eccezionalmente, voglio scriverci sopra un post inedito. (Chi mi legge sa che uso e userò sempre meno i social: non ho tempo e mi piacciono sempre meno. Pubblicherò sempre i miei interventi video e i miei appuntamenti teatrali/letterari, e ogni tanto gli articoli usciti sul cartaceo del Fatto. Continuerò a leggere personalmente i vostri commenti (grazie!). Ma i post inediti, sempre meno. E solo qui, non sul blog del Fatto, perché la moderazione la faccio io e non voglio fratture prepuziali. Niente critiche, neanche garbate. Qua faccio quel che mi pare e voglio solo divertirmi: di problemi è già piena la vita reale. Dunque tolleranza zero. Gli analfabeti funzionali, tipo quelli che dopo un post simile mi daranno del "salviniano", in quanto cerebralmente fallaci non hanno diritto d’asilo. E i prosciugatori di uallera, se proprio han bisogno di sproloquiare, possono andare nella pagina di andrearomano. Daje) Dicevamo: il lento suicidio della sinistra. Essa si adopera ogni giorno per accrescere il successo di Salvini senza neanche accorgersene. Per ogni tweet di un campione del renzismo, o magari della sinistra-radicale-che-tutto-sa, la Lega guadagna ulteriore consenso. Invece di attaccarlo per falle evidenti, dalla classe dirigente che rischia di imbarcare ogni residuato forzitaliota a certi ameno conflitti di interesse tipo la nomina di Gualandris voluta da Giorgetti, la menano ogni giorno con la "xenofobia" (ohibò) e il "paese razzista" (eia eia alalà). Il loro stratega dev'essere Gigi Il Merda. L'ultimo capolavoro di tafazzismo-de-sinistra è l'attacco a Salvini perché è andato a San Lorenzo. Internazionale ha parlato di "speculazione" (vamos) e Repubblica di "danza macabra" (urca). E le firme pensose di questa fava non hanno mancato di ricordarci una volta di più che son tempi barbari, che il paese è razzista e che anche il tè al bergamotto delle 17 non è più caldo come una volta. Son problemi grossi. Nello specifico. - Salvini ha fatto benissimo ad andare a San Lorenzo. In primo luogo, mentre il Pd si faceva le seghe votando Renzi e quell'altra, Salvini visitava ogni giorno e per anni il paese reale, rafforzando quel concetto di "appartenenza" che ha portato la Lega al trionfo e il Pd ai Parioli.

Se vuoi far politica devi vivere nel paese reale. Altrimenti puoi sempre berti un ginger ale con la Murgia e Calabresi; poi però non stupirti se alle elezioni voteranno tutti tranne te. - Salvini punta da anni su sicurezza e clandestini. A San Lorenzo, che non è il Bronx ma è Roma centro, una 16enne è stata barbaramente torturata e ammazzata (pare) da quattro clandestini. Ora: se non ci fosse andato, politicamente sarebbe stato oltremodo deficiente. E tutto Salvini è, fuorché deficiente. - La "sinistra" risponde al problema dei clandestini con le consuete articolesse lesse che esortano alla tolleranza e alla fratellanza. Bravi, bene, bis. Siete buoni solo voi, siete bravi solo voi. Ma il problema rimane, e se a fronte di un paese pieno di buchi neri opponete una sorta di "buonismo tout court", continuerete a non capire nulla e a regalare voti alla destra. Complimenti, fenomeni. - Salvini ci farà campagna elettorale sopra? Sì. Salvini dà molta importanza a questi reati mentre non parla con analogo trasporto di reati analoghi compiuti da italiani? Sì. E' anche per questo che mai l'ho votato e mai lo voterò. Ed è anche per questo che, quando ho voglia di sentirmi umano, leggo e ascolto Liliana Segre (Genny Migliore no di sicuro). - Ci sono reati che fanno vacillare la mia repulsione per la pena di morte. I reati abietti sulle donne sono uno di questi. E non me ne frega nulla che i colpevoli siano clandestini. Quanto accaduto a Desirée mi ha suscitato lo stesso sgomento che mi suscita ripensare al massacro del Circeo del '75, compiuto da tre italianissime nonché arianissime merde fasciste che purtroppo non sono morte subito tra mille stenti, ma in taluni casi sono ancora vive e hanno pure reiterato reati analoghi. Diciamo che, se penso alle carogne che hanno torturato e ammazzato Desirè, penso che il giorno in cui moriranno sarà sempre troppo tardi.

Sono per questo qualunquista e giustizialista? Sai cosa me ne frega. Chi commette reati simili, per me non merita niente. Se non punizioni esemplari. Chiudeteli in una cella e buttate via la chiave. - Capisco che Salvini sia ritenuto dai detrattori-de-sinistra un mix tra Goebbels, Mengele e Jabba The Hutt. Ognuno fa quel che vuole, e mi fa ridere che a ragionare così sia spesso la stessa gente che ha votato (e magari rivoterebbe) renzi, 8 miliardi di volte peggiore di Salvini. Io però continuo a pensare che, forse, Salvini oltre a essere un populista e sovranista è pure un essere umano. E magari, come me e come voi, di fronte a quella morte si è commosso. E c'è andato pure per quello. Se poi vogliamo pensare che l'empatia e la commozione appartengano solo a Mimmo Lucano e Bob Saviano, possiamo farlo. Ci farà sentire migliori. Ma servirà solo a continuare a vivere nelle nostre (vostre) torri d'avorio. E a regalare il paese una volta per tutte alle destre. - Così, a margine: Salvini è Ministro dell'Interno e anche per questo DOVEVA andare a San Lorenzo. Da cittadino avrei trovato schifoso se non ci fosse andato. Il problema non è che ci sia andato: il problema sarà se, dopo quella visita, non farà nulla. L'Italia è piena di "luoghi sospesi" dove lo Stato non c'è. A Roma, a Milano, a Torino, a Mestre, a Napoli. Persino nella mia Arezzo, con un quartiere (Saione) dove è diventato normale avere paura a ogni ora del giorno. Ecco: è qui che Salvini deve dimostrarmi di non essere solo chiacchiere e distintivo. Straparlare di "ruspe" non serve a una mazza: io voglio risultati, voglio sicurezza, voglio uno Stato che mi protegga. Chiedo troppo? (Sì).
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A grandi linee sono d'accordo con Scanzi. Però, Lucano e Saviano non sono empatici e commuoventi. No, non lo sono affatto.