lunedì 17 giugno 2013
Da Oslo a Roma dopo l'uxoricidio
ROMA - Ha sgozzato la moglie di 17 anni ed è fuggito con la figlioletta di due. Da Oslo Noori Ahmad, 23 anni, ha attraversato mezza Europa in autobus e in treno finché, cinque giorni dopo il raccapricciante omicidio, è caduto tra le braccia della polizia italiana. Il presunto assassino è stato arrestato a Roma al termine di una complessa indagine ad alta tecnologia: l'uxoricida è stato incastrato grazie all'interpretazione delle tracce informatiche, anche minime, lasciate durante la fuga; all'attività di geolocalizzazione del suo telefonino; a complicati calcoli e a simulazioni al computer.
UCCISA NEL BAGNO - Secondo gli la polizia norvegese è stato proprio Ahmad, il 12 giugno, a uccidere la sua Fahezeh nel bagno di casa. La mattina di venerdì 14 è arrivato in Italia sfuggendo ai suoi inseguitori, ma quella stessa sera il Cnaipic (Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche) della polizia delle comunicazioni ha ricevuto una richiesta urgente di cooperazione da Oslo. La polizia norvegese infatti aveva individuato due indirizzi IP riconducibili ad Ahmad relativi a un centro commerciale situato nei dintorni di Brescia e a un internet point di Roma. I dati sono stati forniti ai colleghi italiani, così come l'Imei (in pratica, il codice identificativo) del telefono in uso al fuggitivo. Così è stato disposto il tracciamento del numero sulla rete nazionale.
LA TELEFONATA IN IRAN - Per molte ore dagli operatori telefonici non è arrivato alcun riscontro ma poi - nel pomeriggio di sabato - il telefono, associato al numero di un extracomunitario residente a Napoli, ha agganciato una «cella» di Roma. Da lì si è sviluppata una febbrile attività tesa a individuare con precisione gli spostamenti dell'uxoricida, compito difficilissimo a causa della densità abitativa dei quartieri in cui di volta in volta veniva localizzato il cellulare: Eur, Termini, Ardeatino, Casilino. Domenica mattina finalmente una traccia informatica si è rivelata decisiva: a tradire l'afgano è stata una telefonata fatta in Iran con Skype da un internet point di Tor Pignattara.
L'ARRESTO - A questo punto, la caccia all'uxoricida è arrivata alle battute finali. Gli investigatori si sono direttti di corsa verso l'internet point di Tor Pignattara e hanno arrestato Ahmad mentre con la figlia stava entrando nel portone di uno stabile del quartiere abitato da altri immigrati. La somiglianza con le foto inviate dalla polizia norvegese, il fatto che l'afgano avesse nascosto le chiavi di casa addosso alla piccola, il cellulare in tasca hanno permesso alla polizia di far scattare le manette. La bimba è stata affidata ai servizi sociali: tornerà in Norvegia dove sarà affidata ai parenti.
LA COLLABORAZIONE NELL'UE - L'operazione, condotta in collaborazione con le Squadre mobili di Brescia e Roma, ha avuto successo grazie alla collaborazione internazionale che si è instaurata tra i paesi dell'Ue e gli altri che vi hanno aderito dopo la ratifica della convenzione di Budapest in materia di crimini informatici. «La rete di cooperazione tra le forze di polizia ha funzionato perfettamente - spiega il capo della polizia postale, Antonio Apruzzese -. I colleghi norvegesi sono rimasti sorpresi dalla velocità della risposta. Questa è la prima, concreta ed efficace forma di applicazione degli accordi presi a Budapest». «I 'punti di contatto' aperti in ogni Paese - aggiunge Giuseppe Corasaniti, sostituto procuratore generale in Corte di Cassazione e referente del ministero della Giustizia per il coordinamento con l'Ue in materia di cybercrime - hanno fatto si che vi sia un'assistenza immediata tra le Nazioni, allo scopo di acquisire nel modo più rapido possibile una serie di dati informatici che, con i tempi lunghi delle rogatorie, andrebbero irrimediabilmente persi e cancellati. Il sistema deve essere sicuramente potenziato, ma questa è la prova che funziona».
Lavinia Di Gianvito
Tacete italici barbari!
Roma – 17 giugno 2013 – Cècile Kyenge non ha bisogno di avvocati, ma è l’oggetto delle sue battaglie, il diritto di cittadinanza per un milione di figli di immigrati, a dover essere difeso di fronte all’editoriale che il politologo Giovanni Sartori le dedica oggi in prima pagina sul Corriere della Sera. Un contributo alla riflessione che oscilla tra la spocchia accademica e la xenofobia e che, se per errore fosse stato firmato da Mario Borghezio, sarebbe risultato coerente, per molti aspetti, con le sparate da Bar Sport del campione leghista contro il multiculturalismo.
Sartori apre dicendo che Letta ha scelto male il ministro dell’Integrazione. “Nata in Congo, si è laureata in Italia in medicina e si è specializzata in oculistica. Cosa ne sa di «integrazione», di ius soli e correlativamente di ius sanguinis?” chiede. Difficile, secondo lui, che un’immigrata diventata cittadina italiana, impegnata da anni in battaglie sul territorio per le politiche di integrazione, possa capirne qualcosa di questi temi. Più facile che ci illumini un politologo chiuso nel suo studiolo a vergare vigorosi editoriali per il Corriere della Sera. Pietre miliari del dibattito sulla multiculturalità, come quando qualche anno fa ha liquidato i musulmani come “non integrabili”, “un rischio da non rischiare”, o come quando, più recentemente, come alternativa alla cittadinanza, ha proposto un permesso di “residenza permanente trasmissibile ai figli”. Oggi Sartori dubita che la ministra Kyenge (la chiama “la nostra oculista”) abbia letto il suo “Pluralismo, Multiculturalismo e Estranei”, come se conoscere i suoi saggi voglia dire automaticamente condividerli. E si lamenta che la sua proposta sulla residenza permanente sia stata “ignorata da tutti”. Strano davvero che nessuno abbia preso in considerazione la possibilità di creare immigrati “a vita”, anzi, per generazioni. Con i loro figli e nipoti nati e cresciuti qui che non possono diventare italiani, ma tanto che fa, hanno comunque la residenza permanente…
Il politologo contesta che l’imprenditoria immigrata sia un fattore di crescita, chiedendo, come se ci fosse un rapporto di causa-effetto “quanti sono gli imprenditori italiani che sono falliti?”. Abituato probabilmente a dialogare solo con capitani d’azienda con fatturati milionari sibila altezzoso: “Metti su un negozietto da quattro soldi e sei un imprenditore”. Poi, con un salto illogico arriva a una conclusione delirante: “quanti sono gli immigrati che battono le strade e che le rendono pericolose?” Battono le strade? Di che parla, Professore? Contesta anche che l’Italia sia meticcia. Sfoderando un accademico “moglie e buoi dei paesi tuoi”, e ricordando che, “da noi, i matrimoni misti sono in genere ferocemente osteggiati proprio dagli islamici”. Si appella insomma a proverbi e fatwe, ma dimentica i dati Istat che rivelano che i matrimoni misti sono in crescita costante e che ormai un nuovo nato su cinque ha almeno un genitore straniero. Poi accusa la ministra di dare “per scontato che i ragazzini africani e arabi nati in Italia sono eo ipso cittadini integrati”.
I ragazzini africani e arabi (ma perché non cita quelli europei, bianchi e cristiani?), è vero, non sono automaticamente “cittadini integrati”. Però viene il dubbio che il problema, più che il Paese dove sono nati i genitori, il colore della pelle o la religione, siano gli ostacoli che il Professore vorrebbe ancora frapporre tra loro e il traguardo della cittadinanza piena. Magari lo capirebbe da solo se, spento il computer, chiusa la porta del suo studiolo, ogni tanto uscisse a fare due passi in strada, entrasse in una scuola, facesse due chiacchiere con quegli stessi ragazzini. Forse Sartori non ne ha voglia. Preferisce citare il sultanato di Delhi, l'Impero Moghul, le Compagnie occidentali, il colonialismo inglese e il post colonialismo per dire che nel subcontinente indiano “indù e musulmani non si sono mai integrati” e che India e Pakistan sono sempre sul piede di guerra. “Più disintegrati di così si muore” conclude. Parla insomma dell’India dei secoli scorsi e gracchia sul futuro dell’Italia. Il presente, però, sembra non coglierlo affatto. In fin dei conti, Professore, quella ministra oculista nata in Congo vede meglio, più lontano di Lei.
Elvio Pasca
Zaia e il delirio ius soli
Sono sempre abbastanza sibillini, i leghisti, quando si parla di diritti degli immigrati. Dicono di no, ma... Oppure di si, ma... Per non passar per razzisti ma allo stesso tener buona la base che (in parte) razzista lo è. Così sulla questione dello ius soli. Ovvio che, se fozze per loro, non se ne parlerebbe nemmeno nel 2500 dopo cristo. Ma... i tempi cambiano e la strategia del parlare e poco fare li ha portati intorno al 3% delle preferenze. Oggi, al termine del vertice padano riunitosi a Milano per fare il punto sulle amministrative, i cronisti hanno chiesto al governatore del veneto Luca Zaia cosa ne pensasse del principio dello ius soli promosso nelle scorse settimane dal ministro per l'Integrazione Cecile Kyenge. Sentite come ha risposto Zaia: "Sollevo il tema dei bambini che sono nati qui e vanno a scuola qui - ha detto il governatore - sui quali un ragionamento al di là dello ius soli debba essere fatto anche perchè spesso parlano il dialetto quasi meglio di me. Sono bambini che in molti casi hanno identità veneta e non quella del Paese d’origine della loro famiglia, cosa che è accaduta spesso ai nostri emigranti". Cioè: è favorevole o no? Cosa vuol dire "sollevo il tema"? E "parlano il dialetto" deve far intendere una fantonativa identità veneta che dovrebbe essere estesa a un 14enne nato a Padova da due genitori natii del Bangladesh? Quasi quasi sono meglio quelli come Borghezio. Almeno, loro, quando parlano li si capisce.
E meno male... contro la Kyenge
Giovanni Sartori, storico politologo antiCav sul Corriere della Sera questa volta bastona e non poco il ministro dell'Integrazione Cecile Kyenge. Il Prof Sartori dedica al ministro di colore un editoriale al veleno. Sartori apre dicendo che Letta ha scelto male il ministro dell’Integrazione. “Nata in Congo, si è laureata in Italia in medicina e si è specializzata in oculistica. Cosa ne sa di integrazione, di ius soli e correlativamente di ius sanguinis?”. Difficile, secondo lui che la Kyenge possa capirne qualcosa di questi temi. Ma la stoccata al veleno di Sartori non finisce qui. Il politologo va oltre e bacchetta il ministro colpevole di non aver letto il suo libro Pluralismo, Multiculturalismo e Estranei, come se conoscere i suoi saggi voglia dire automaticamente condividerli. E si lamenta che la sua proposta sulla residenza permanente sia stata “ignorata da tutti”.
Lezione d'Italiano - Poi Sartori dà anche una lezione di "italiano" alla Kyenge. Secondo il Prof a quanto pare il ministro non conosce bene la nostra lingua. Così il politologo, polemicamente le spiega cosa significa il termine "meticcio": "La brava Ministra ha anche scoperto che il nostro è un Paese meticcio. Se lo Stato italiano le dà i soldi si compri un dizionarietto, e scoprirà che meticcio significa persona nata da genitore di razze (etnie) diverse. Per esempio il Brasile è un Paese molto meticcio. Ma l'Italia proprio no. La saggezza contadina insegnava moglie e buoi dei paesi tuoi. E oggi, da noi, i matrimoni misti sono in genere ferocemente osteggiati proprio dagli islamici. Ma la più bella di tutte è che la nostra presunta esperta di immigrazione dà per scontato che i ragazzini africani e arabi nati in Italia sono eo ipso cittadini integrati".
La Kyenge non è integrata - E dopo la lezione d'Italiano Sartori conclude con uno sfottò ancora più esplicito e accusa la Kyenge di non conoscere bene la storia e soprattutto di ignorare il fatto che l'integrazione tra etnie diverse non ha mai funzionato. Così Sartori attacca: "Questa è da premio Nobel. Mai sentito parlare, signora Ministra, del sultanato di Delhi, che durò dal XIII al XVI secolo, e poi dell'Impero Moghul che controllò quasi tutto il continente Indiano tra il XVI secolo e l'arrivo delle Compagnie occidentali? All'ingrosso, circa un millennio di importante presenza e di dominio islamico. Eppure indù e musulmani non si sono mai integrati. Quando gli inglesi dopo la seconda guerra mondiale se ne andarono dall'India, furono costretti (controvoglia) a creare uno Stato islamico (il Pakistan) e a massicci e sanguinosi trasferimenti di popolazione. E da allora i due Stati sono sul piede di guerra l'uno contro l'altro". Sartori anche in chiusura non ha esaurito la scorta di veleno e chiude con una sentenza sul ministro: "Più disintegrati di così si muore". Ma non dite che il Corriere è un gionale razzista.
Malta se ne frega... e l'italia li raccoglie
AGRIGENTO - È emergenza a Lampedusa, dove il Centro di identificazione e accoglienza conta 855 extracomunitari a fronte di una capienza massima prevista di 300 persone. L'ultimo approdo, direttamente sulla terraferma, è avvenuto poco prima della mezzanotte di domenica: i carabinieri hanno bloccato sulla spiaggia di cala Pisana cinque tunisini e due cittadini del Bangladesh. In precedenza erano sbarcati in 121, fra cui 8 donne, soccorsi a 60 miglia a Sud-Est da Lampedusa e altri 33 subsahariani recuperati, dalle motovedette della guardia costiera, a 77 miglia a Sud-Est. Al momento non sono previsti trasferimenti dal centro d'accoglienza, né con il traghetto di linea né con un ponte aereo.
OLTRE MILLE SOCCORSI - Il bel tempo ed il mare calmo stanno dunque facendo scattare una nuova emergenza immigrazione. Superlavoro per le navi di Guardia costiera e Marina Militare, soprattutto nel Canale di Sicilia. Dopo i 921 migranti salvati tra sabato e domenica, altri interventi hanno visto impegnati uomini e mezzi della Guardia Costiera e della Marina Militare nella serata di ieri. Oltre mille, dunque i migranti tratti in salvo nelle ultime ore. Nei primi cinque mesi dell'anno erano sbarcati in Italia 4.391 stranieri. Con gli arrivi di questa metà di giugno il numero complessivo è decisamente salito.
LA TRAGEDIA - Intanto il procuratore di Agrigento Renato Di Natale ha precisato che «ancora nessuna comunicazione ci è stata ufficialmente fatta» in merito al presunto annegamento di 7 migranti denunciato domenica mattina dai loro compagni di viaggio. «Se arriverà dagli investigatori, apriremo un fascicolo di inchiesta, probabilmente per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina», ha specificato il magistrato, aggiungendo che «successivamente si dovrà accertare la competenza sulla tragedia, avvenuta a 85 miglia a Sud di Lampedusa, in acque internazionali che tuttavia ricadono sotto il controllo delle autorità maltesi». La tragedia del mare è stata riferita dai superstiti (circa 95) soccorsi dalla guardia costiera italiana su un gommone, alcuni dei quali hanno parlato addirittura di una decina di vittime. Ma il racconto è ancora al vaglio degli inquirenti che lo valutano con grande cautela per la mancanza di riscontri. Secondo la ricostruzione fatta dai sopravvissuti, i loro compagni sarebbero finiti in mare dopo che l'equipaggio del motopesca Khaked Amir aveva tagliato il cavo che trainava la gabbia. Alcuni avrebbero anche tentato di salire sul peschereccio, ma sarebbero stati respinti con la forza. I naufraghi erano stati avvistati poco prima della mezzanotte di sabato da un aereo della Marina Militare maltese, in parte ancora sul gommone alla deriva, in parte aggrappati alla gabbia dei tonni.
NEL RAGUSANO - Nuovi sbarchi di migranti si registrano anche sulle coste della Sicilia orientale. Poco prima della mezzanotte una motovedetta della Guardia Costiera e un'unità della Guardia di Finanza hanno intercettato un gommone a 22 miglia a Sud Est di Pozzallo. A bordo 48 migranti, tra cui tre donne e due persone con problemi deambulatori, che sono stati trasbordati sulle due unità e trasferiti in porto. Attualmente sono in corso nel Canale di Sicilia le ricerche di eventuali altre imbarcazioni cariche di profughi partite dalla coste nordafricane.
domenica 16 giugno 2013
Del prendere per il culo gli italiani...
«Questo governo è come un suq, un'esperienza molto positiva. Siamo così diversi che dobbiamo cercare un linguaggio nuovo ogni giorno». Lo ha detto il ministro per l'Integrazione, Cecilie Kyenge, commentando la sua esperienza di governo che riunisce centrodestra e centrosinistra, mentre partecipava al Festival Suq di Genova, rassegna interculturale in corso al porto Antico. «Se il governo non fosse stato così - ha spiegato Kyenge - forse non sarei stata ministro. La cosa interessante è che ogni giorno dobbiamo parlare a qualcuno che la pensa diversamente da noi ma che allo stesso tempo è con noi dentro a questo governo. Ripeto è un'esperienza molto interessante». «Al Suq di Genova... a chi mi attacca col linguaggio della violenza rispondo col mio linguaggio della non violenza», ha aggiunto Kyenge dal suo account Twitter.
A GENOVA - «Genova è fondamentale per l'immigrazione, il Festival Suq rende l'idea della mescolanza delle culture», ha aggiunto Kyenge. «Al Suq - ha detto il ministro - le culture si incontrano e cercano di mettere insieme valori positivi per una nuova cittadinanza e una nuova coesione sociale».
Cineserie ittiche
FIRENZE – Specie tropicali vendute da un magazzino all’ingrosso di cinesi a Prato e spacciate come costose specialità del mare Mediterraneo. E ancora prodotti ittici destinati alla lavorazione e ad alcune mense o a società di catering senza etichette di provenienze e in pessimo stato di conservazione, oppure pesce congelato venduto come fresco da alcuni ristoranti della Versilia e dell’Isola d’Elba. Sono due tonnellate e mezzo i prodotti ittici sequestrati dalla Guardia Costiera della Direzione Marittima della Toscana, diretta dal capitano di vascello Arturo Faraone, ma la sensazione è che ci si trovi di fronte alla punta di un iceberg con ramificazioni in tutta Italia e connessioni all’estero. L’operazione "Moscardino" ha per ora portato alla denuncia di tredici persone a multe per oltre 50mila euro. Solo l’inizio perché sarebbero già pronte molte altre denunce.
SALUTE A RISCHIO - Il blitz, coordinato dal Centro controllo Area Pesca di Livorno insieme alle capitanerie, ha visto l’impiego di 21 motovedette e 154 militari che hanno ispezionato via mare e via terra pescherecci, punti di sbarco, mercati ittici, depositi per la lavorazione, distributori a livello locale e nazionale, ristoranti. Oltre ai pesci esotici venduti come specialità del Tirreno a Prato e a Empoli grazie a un gruppo di commercianti cinesi, i militari hanno anche sequestrato prodotti ittici vietati, pesci sotto taglia. A Livorno la Guardia di Finanza ha scovato quasi mezza tonnellata di cozze, tonno, granchi, bottarga, stoccafisso, calamari, mal conservati e senza certificati di tracciabilità che, come hanno spiegato gli agenti, «una volta somministrati, avrebbero potuto mettere a serio rischio la salute di ignari consumatori». Denunciati alcuni ristoranti della Versilia e dell’Isola d’Elba. In questo caso i titolari degli esercizi avevano spacciato per fresco nelle pietanze portate ai clienti prodotto congelato.
Marco Gasperetti
Lo sbarco dei mille (in 24 ore)
Un centinaio di migranti si sono salvati aggrappandosi alla grandi gabbie per la pesca del tonno che ancora una volta si trasformano in una gigantesca ciambella di salvataggio per quanti attraversano il Canale di Sicilia. Il gruppo dei superstiti ha raggiunto Lampedusa alle prime luci dell'alba dopo l'intervento della Guardia Costiera. Sono solo una parte dei migranti che, grazie alle buone condizione atmosferiche, hanno ripreso il mare per raggiungere le coste di Sicilia e Calabria. Un'impennata negli sbarchi improvvisa ma non certo inattesa, visto che il flusso di migranti dalle coste africane non si è mai interrotto ed anzi potrebbe riprendere in grande stile con l'arrivo dell'estate.
CIRCA MILLE - Complessivamente tra la notte appena trascorsa e l'alba le motovedette di Guardia di Finanza e Capitaneria di porto hanno prestato soccorso e trasferito a Lampedusa 259 migranti. Se si aggiungono ai 690 sbarcati negli ultimi due giorni tra Roccella Jonica, Porto Palo e ancora Lampedusa, il totale dei migranti arrivati in poco più di 24 ore è già salito a circa 950. Ma, appunto, potrebbe essere sono una prima ondata. Dalle testimoniante dei superstiti si ha la conferma che altri migranti si preparano a prendere il mare per attraversare il Canale di Sicilia, anche se al momento non esiste una stima precisa sulla consistenza di questi nuovi flussi verso l'Italia.
I SOCCORSI - Nel bollettino degli ultimi sbarchi questa la scansione. Primi ad arrivare, intorno alle 5,30, 109 eritrei, tutti uomini, imbarcati sulla nave «Libra» della Marina Militare e su una motovedetta della Guardia Costiera. Il loro gommone, fermo per un'avaria al motore, era stato avvistato nel pomeriggio di sabato. Alle 7 sono giunti i 95 migranti aggrappati alla grande gabbia per tonni al traino di un peschereccio tunisino. Dieci minuti più tardi sono arrivati i 55 migranti (46 uomini, 8 donne e un minore) soccorsi inizialmente dal peschereccio italiano «End», alla cui vista alcuni dei passeggeri del gommone si erano gettati in mare. Sempre la notte scorsa, lungo il litorale di Siracusa, tra Punta del Pero e Terra Uzza, 20 migranti sono stati invece rintracciati già a terra.
Alfio Sciacca
sabato 15 giugno 2013
Con le unioni civili, Roma migliorerà
A Ignazio Marino è stata già perdonata l'assenza dal Gay Pride. Mentre la comunità omosessuale sfila per le vie della Capitale, l'associazionismo arcobaleno torna alla carica affinché il neo sindaco di Roma apra alle unioni civili. Come ha già ottenuto dal primo cittadino di Milano Giuliano Pisapia, adesso puntano ad avere un registro anche in Campidoglio. Un registro prettamente simbolico dal momento che nonb ha alcun valore legale, ma unicamente ideologico. "Con il mio cuore, con il mio pensiero sono lì con voi al Gay Pride della Capitale d’Italia". In un videomessaggio postato su Facebook, Marino si scusa con gli organizzatori del Gay Pride per non aver partecipato al corteo. "Dobbiamo tutti insieme sottolineare che i diritti delle persone sono qualcosa che non può essere negoziato. Non diritti speciali per qualcuno ma gli stessi diritti per tutti. Assolutamente per tutti. E su questo c’è il mio impegno da oggi come sindaco", ha concluso il neo sindaco che, nel video, indossa una camicia e giacca a vento e parla da una località di montagna. Marino aveva, infatti, annunciato di voler passare un weekend in famiglia, una promessa fatta alla moglie e alla figlia durante la campagna elettorale. Il sindaco ha, infatti, preferito una "gita fuori porta" al Gay Pride. Non importa. Tutto è già dimenticato, le associazioni gay hanno già dimenticato. Perché sul tavolo c'è un "bottino" più ghiotto. Dopo averlo ottenuto a Milano grazie a Pisapia, adesso puntano a far il bis in Campidoglio. È il portavoce del Gay Center Fabrizio Marrazzo a fare l'elenco dei desiderata: il registro delle unioni civili, come promesso da Marino in campagna elettorale, la lotta al bullismo nelle scuole e "una nuova cultura cittadina inclusiva delle differenze". "Con il sindaco non c’è mai stata una guerra e la polemica si chiude qui - ha subito spiegato il portavoce del Roma Pride 2013, Andrea Maccarrone - c'è stata solo delusione perché ci aspettavamo che ci fosse, sarebbe stata una festa anche per lui". Insomma, già a partire da lunedì, sono tutti pronti a lavorare insieme per ottenere quei punti sottoscritti il 23 maggio dallo stesso esponente piddì.
Alla testa del corteo partito da piazza della Repubblica era presente lo striscione "Roma Città Aperta". A reggerlo, tra gli altri, il vicepresidente della Regione Lazio, Massimiliano Smeriglio, il consigliere capitolino Luigi Nieri in rappresentanza di Roma Capitale e Maccarrone. Dietro di loro i tradizionali carri colorati che diffondono musica ad alto volume. "Marino come Pisapia, Roma come Milano, si alle unioni civili" è stato lo slogan lanciato da Imma Battaglia. I registri, però, sono solo fumo negli occhi. L'obiettivo è più ampio. "È arrivato il tempo che il parlamento dia una risposta definitiva alle richieste di parità e uguaglianza che arrivano da tante italiane e tanti italiani", ha commentato il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti passando la palla alle Camere che proprio in questi giorni stanno discutendo su una legge che garantisca diritti anche alle coppie di fatto. Fra le tante facce in corteo anche quella di una donna in carrozzina e quella di due gemellini di sei mesi in una maxicarrozzina con su scritto "Famiglie arcobaleno. Associazioni genitori omosessuali".
Crimini di stato (e della ue)
Di fronte all'ennesima intimazione di Equitalia ha deciso di farla finita. Un consulente aziendale di 60 anni si è suicidato nel garage di casa. I corpo è stato trovato all'alba. L'uomo si sarebbe ucciso con una coltellata al collo nella sua casa di Riccione, dove risiedeva da qualche mese. Il 60enne era infatti originario di Reggio Emilia ma di recente si era trasferito a Riccione. Faceva il consulente aziendale per sistemi idraulici ed aspettava da mesi un pagamento dalla ditta per la quale aveva lavorato. Un bonifico di 4 mila euro gli era stato promesso ma continuava a non arrivare.
IL BONIFICO - Il 60enne, secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri di Riccione, una volta controllato che il bonifico non era stato fatto, e dopo aver ricevuto l'avviso di Equitalia per un pagamento di 3.500 euro, ha deciso di farla finita. Il suo corpo riverso a terra nel garage è stato trovato dalla compagna, che ha avvertito 118 e carabinieri. Il medico legale ha stabilito che ha tentato prima di suicidarsi colpendosi al petto, poi si è tagliato la gola. Tre coltelli da cucina sono stati trovati vicino al corpo. Già quindici giorni fa aveva tentato di farla finita con i sonniferi. Nell'occasione aveva lasciato una lettera in cui spiegava ai familiari che non poteva più sostenere questa situazione economica che aveva anche portato al fermo amministrativo dell'auto.
Violenza domestica
Lentamente, a piccoli passi e con fatica. La questione della violenza di genere arriva sui tavoli della politica, diventa materia per nuove norme. Ieri l’ultimo passo avanti: un intero capitolo con nuove misure sulla violenza domestica, quasi nascosto nelle pieghe di un decreto dedicato per lo più all’affollamento nelle carceri. Il lungo passaggio che parla di violenza sulle donne è il “Capo IV”, si intitola “Prevenzione e contrasto di fenomeni di particolare allarme sociale” e sarà discusso martedì prossimo in Consiglio dei ministri. Tanto per incominciare, quindi, è riconosciuto: la violenza sulle donne è “fenomeno di particolare allarme sociale”. Da qui le proposte all’interno del pacchetto sulle carceri. Eccone una sintesi (al netto dei riferimenti giuridici tecnici) così come viene presentata nel capitolo del decreto:
Art. 14: Misura e prevenzione per le condotte di violenza domestica.
1. Nei casi in cui alle forze dell’ordine sia segnalato un fatto che debba ritenersi riconducibile al reato di cui all’articolo 582, secondo comma del codice penale (parliamo di lesioni personali, ndr), consumato o tentato, nell’ambito di violenza domestica, il questore, anche in assenza di querela, può procedere, assunte le informazioni necessarie da parte degli organi investigativi e sentite le persone informate dei fatti, all’ammonimento dell’autore del fatto. Ai fini del presente articolo si intendono per violenza domestica tutti gli atti, non episodici, di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che si verificano all’interno della famiglia o del nucleo familiare o tra attuali o precedenti coniugi o partner, indipendentemente dal fatto che l’autore di tali atti condivida o abbia condiviso la stessa residenza con la vittima.
2. Il questore può richiedere al prefetto del luogo di residenza del destinatario dell’ammonimento l’applicazione della misura della sospensione della patente di guida per un periodo da uno a tre mesi. Il prefetto dispone la sospensione. Il prefetto non dà luogo alla sospensione della patente di guida qualora, tenuto conto delle condizioni economiche del nucleo familiare, risulti che le esigenze lavorative dell’interessato non possono essere garantite con il rilascio del permesso di cui all’articolo 218, secondo comma, del citato decreto legislativo n. 285 del 1992 (si rilascia cioè un permesso finalizzato al raggiungimento del posto di lavoro, ndr).
3. Il Ministero dell’Interno – Dipartimento della pubblica sicurezza, elabora annualmente un’analisi criminologica della violenza di genere che costituisce un’autonoma sezione della relazione annuale al Parlamento.
4. La pena per il delitto di cui all’articolo 582, secondo comma (lesioni personali, ndr), del codice penale è aumentata se il fatto è commesso da soggetto già ammonito.
5. Si procede d’ufficio per il delitto di cui all’articolo 582, secondo comma, del codice penale quando il fatto è commesso da soggetto già ammonito.
6. In ogni atto del procedimento per l’adozione dell’ammonimento (relativo al reato di lesioni personali, ndr) devono essere omesse le generalità dell’eventuale segnalante.
Art. 15: Norme in materia di violenza sessuale e atti persecutori
1. All’articolo 609 –ter, primo comma del codice penale (parliamo delle aggravanti da applicare per chi commette il reato di violenza sessuale, ndr), si aggiungono due nuovi punti dopo il 5-bis (che esiste già e prevede l’aggravante per le violenze sui minori). I punti aggiunti sono:
- 5-ter) che prevede aggravanti se il reato è commesso nei confronti di una donna in stato di disabilità psico–fisica anche temporanea;
- 5-quater) anche qui: aggravanti se è commesso nei confronti di donna in stato di gravidanza.
2. All’articolo 612-bis del Codice penale (che è la legge sullo stalking, ndr) , sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al secondo comma dove si dice “la pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa” si modifica quel “legalmente separato o divorziato” con “anche separato o divorziato”. E ancora: e dopo le parole: “alla persona offesa” sono aggiunte le seguenti: “ovvero se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici”. (E’ l’introduzione della figura di stalker via Internet, ndr)
b) al quarto comma, dove si dice “Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi”, va aggiunto: “La querela proposta è irrevocabile”. (Resta invariata invece la parte che dice che si può procedere d’ufficio se il fatto è commesso da un minore o da un disabile o quando è connesso a un altro delitto che prevede la procedibilità d’ufficio, ndr)
3. All’articolo 380, comma 2, del Codice di procedura penale (quello che prevede l’arresto obbligatorio in flagranza di reato, ndr) si aggiunge l’arresto per chi sia colto a commettere atti persecutori
4. All’articolo 381, comma 2, del Codice di procedura penale (quello che prevede l’arresto facoltativo in flagranza di reato, ndr), si aggiunge l’arresto facoltativo per “violazione del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa” oppure violazione “delle prescrizioni imposte con esso dal Giudice” (previste dalla legge sullo stalking, ndr) .
5. Riguardo all’ammonimento, già previsto dalla legge sullo stalking, si prevede una modifica. Dice l’attuale legge: “Il questore, assunte se necessario informazioni dagli organi investigativi e sentite le persone informate dei fatti, ove ritenga fondata l’istanza, ammonisce oralmente il soggetto nei cui confronti è stato richiesto il provvedimento, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge e redigendo processo verbale. Copia del processo verbale è rilasciata al richiedente l’ammonimento e al soggetto ammonito. Il questore valuta l’eventuale adozione di provvedimenti in materia di armi e munizioni”. Invece delle parole: “valuta l’eventuale adozione di” ci saranno le parole: “adotta i provvedimenti”.
Art. 16: Tutela per gli stranieri vittime di violenza domestica
All’articolo 19 del testo unico sulle disposizioni che riguardano la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero viene aggiunto l’art. 19-bis (Permesso di soggiorno per le vittime di violenza domestica). Eccolo:
1. Quando, nel corso di operazioni di polizia, di indagini o di un procedimento per reati commessi in ambito di violenza domestica siano accertate situazioni di violenza o abuso nei confronti di uno straniero ed emerga un concreto ed attuale pericolo per la sua incolumità, come conseguenza della scelta di sottrarsi alla medesima violenza o per effetto delle dichiarazioni rese nel corso delle indagini preliminari o del giudizio, il questore, anche su proposta del procuratore della Repubblica, o con il parere favorevole della stessa autorità, rilascia un permesso di soggiorno per consentire alla vittima di sottrarsi alla violenza. Ai fini del presente articolo, si intendono per violenza domestica tutti gli atti, non episodici, di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che si verificano all’interno della famiglia o del nucleo familiare o tra attuali o precedenti coniugi o partner, indipendentemente dal fatto che l’autore di tali atti condivida o abbia condiviso la stessa residenza con la vittima.
2. Con la proposta o il parere di cui al paragrafo precedente, sono comunicati al questore gli elementi da cui risulti la sussistenza delle condizioni ivi indicate, con particolare riferimento alla gravità ed attualità del pericolo di vita.
3. Il medesimo permesso di soggiorno può essere rilasciato dal questore quando le situazioni di violenza o abuso emergano nel corso di interventi assistenziali dei servizi sociali specializzati nell’assistenza delle vittime di violenza. In tal caso la sussistenza degli elementi e delle condizioni è valutata dal questore sulla base della relazione redatta dai medesimi servizi sociali.
4. Il permesso di soggiorno è revocato in caso di condotta incompatibile con le finalità dello stesso, segnalata dal procuratore della Repubblica o, per quanto di competenza, dai servizi sociali o comunque accertata dal questore, ovvero quando vengono meno le condizioni che ne hanno giustificato il rilascio.
5. Le disposizioni del presente articolo si applicano, in quanto compatibili, anche ai cittadini di Stati membri dell’Unione europea e ai loro familiari.
Nuovi italiani sbarcano...
PALERMO - Dopo quelli di ieri altri sbarchi di migranti si registrano sulla coste siciliane, con la Guardia costiera impegnata senza sosta nel Canale di Sicilia. Fino ad ora sono stati soccorsi dalle motovedette della Capitaneria e trasferiti a Lampedusa circa 280 migranti, tra cui donne e bambini. Al momento la Centrale operativa del Comando generale sta procedendo ad identificare la posizione di altri 2 gommoni stipati di migranti, in navigazione verso le coste italiane.
Dopo quello di giovedì notte nell'Agrigentino (dove c'è stato anche un morto), c'è un altro sbarco di migranti sulle coste del Sud italiano. A Roccella Jonica, in provincia di Reggio Calabria, nella notte di venerdì 159 persone sono approdate a bordo di una piccola imbarcazione. Tra loro anche una neonata, partorito durante la traversata. L'hanno chiamato Nojian, che significa «nuova vita»: la piccola è stato subito affidata al personale del 118 per l'assistenza. Pesa due chili e sta bene, dicono i medici dell'ospedale di Locri dove si trova assieme alla mamma. A bordo anche altre 14 donne e 7 bambini.
IN 4 IN OSPEDALE - Per almeno 4 dei migranti - tutti di nazionalità afghana, siriana e curda - si è reso necessario il ricorso alle cure ospedaliere a causa della disidratazione. Le condizioni di uno di loro sono gravi. Ha avuto un blocco cardiaco ed è in rianimazione. L'imbarcazione è stata segnalata alla Centrale operativa del Comando generale delle Capitanerie di porto - Guardia costiera tramite il numero blu 1530 per le emergenze in mare poco prima di mezzanotte, quando si trovava a poche centinaia di metri dalla imboccatura del porto calabrese. Alle operazioni di soccorso ha partecipato una motovedetta classe 300.
IL SINDACO: LA PICCOLA, NOSTRA FIGLIA - «La accogliamo come fosse nostra figlia». Con queste parole il sindaco di Roccella Jonica, Giuseppe Certomá, accoglie la piccolaNojian «Certo, ora si pone un problema burocratico perchè dovremo vedere se è nata in acque internazionali o italiane. Se è nata in Italia, la iscriveremo nei nostri registri», dice all'Adnkronos il primo cittadino. «L'importante è che sia nata sana e stia bene», prosegue. Sul futuro non si sbilancia perchè «deciderà la madre cosa fare». Il primo cittadino ha messo a disposizione la scuola elementare, dove stanno arrivando altri letti e brandine. La struttura ospita ancora una cinquantina di migranti sbarcati dieci giorni fa.
POSSIBILI ALTRI SBARCHI - Le buone condizioni meteorologiche di questi giorni favoriscono i viaggi di immigrati extracomunitari verso le coste italiane, e la Centrale operativa di Roma sta monitorando attraverso le strumentazioni a disposizione la presenza di altre eventuali imbarcazioni intenzionate a puntare verso le acque nazionali.
Agli zingari la licenza di rubare...razzista chi li denuncia
FALLITALIA – Il Tribunale di Verona assolve gli zingari denunciati dal Comune per essersi allacciati illegalmente alla rete elettrica e idrica. L’unico a passare i guai sarà il sindaco di Verona, accusato di razzismo. Incredibile sentenza a Verona, dove il Tribunale ha deciso di assolvere 41 sinti. Gli zingari erano stati denunciati dal Comune di Verona per essersi allacciati illegalmente alle reti idriche ed elettriche del Comune nel loro campo nomadi, senza quindi pagare un solo euro per i servizi usufruiti, quando famiglie italiane senza troppi indugi vengono private di tutto non appena non pagano la bolletta. Il procuratore aveva chiesto 3 anni per occupazione abusiva di suolo pubblico, furto d’acqua e di energie elettrica, ma il Tribunale ha ribaltato la sentenza, assolvendo tutti gli zingari in quanto il fatto non costituisce reato! In poche parole, è stata data la licenza agli zingari di rubare tranquillamente elettricità e acqua! Fessi tutti quelli che ancora la pagano… Ma oltre al danno la beffa: alla fine di tutta questa storia, colui che rischia di più è il rappresentante del Comune, vale a dire il Sindaco Flavio Tosi, che è stato denunciato per propaganda di idee razziste. No comment…
Si nuovi sconti di pena...
Che pena di Davide Giacalone
Andrà a finire che ci terremo la malagiustizia e aboliremo la pena. Tutto partendo dal (reale e drammatico) problema del sovraffollamento delle carceri. Una bozza di decreto legge prevede sconti di pena che salgono da 45 a 60 giorni per ogni semestre scontato e liberazione anticipata, sempre in caso di buona condotta, per chi ha un residuo pena di 3 anni, o di 6 se si tratta di tossicodipendenti. Questi ultimi avviati ai lavori socialmente utili, laddove, se sono tali, forse sarebbe saggio pensare alle comunità di recupero. La pena potrà essere sospesa anche nel caso restino da scontare fino a 4 anni agli arresti domiciliari. Tutto, ripeto ed è il problema, sulla base del sovraffollamento e non di una diversa politica penitenziaria. Anche perché siamo lo stesso Paese, con la stessa classe politica, che voleva cancellare la legge Gozzini (regolante l’ordinamento carcerario) dopo che s’era soffiato sull’indignazione popolare per alcune scarcerazioni anticipate. Non sapendo cancellare le ingiustizie si procede a cancellare parte delle pene. Anzi no, per essere più precisi: la pena consiste nell’essere indagati, poi nel beccarsi dieci anni di processo, se il reato presupposto ha l’aggravante della spettacolarità si subirà la pena accessoria della pubblicità, consistente nella pubblicazione ed esposizione al pubblico ludibrio di tutte le proprie telefonate, quindi poi alla trasmissione in video-streaming delle arringhe d’accusa, ergo alla pubblicazione di tutte le richieste del pubblico ministero, spacciate già per condanne e, infine, ove mai non ti assolvano, ove il tempo che hanno perso non comporti la prescrizione (così evitano di sentirsi dire che anni d’inchieste e lustri di processi sono fondati sul nulla), ove, insomma, ti condannino, a quel punto basta, hai già scontato, e in ragione del sovraffollamento delle carceri una bella pacca sulle spalle e che il cielo t’accompagni. Stanno lavorando a questo capolavoro.
E’ vero che pende sull’Italia la condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo, che considera incivili le nostre carceri, ma è anche vero che pendono mazzi di loro condanne per l’incivile durata dei processi. Solo che liberare i condannati, quindi sfollare le galere, è considerato più facile e fattibile che non far funzionare la giustizia. A chi sembri surreale tale raffigurazione suggerisco di leggere la risposta che il ministro Anna Maria Cancellieri ha dato a chi la interrogava (Michele Brambilla, per La Stampa) sull’abolizione dell’ergastolo: “… bisognerebbe sentire anche le vittime di coloro che sono stati condannati all’ergastolo …”. Ma non sono morti? Ci sono ergastolani le cui vittime deambulano? O il ministro si riferisce (senza dirlo) ai loro familiari, introducendo un pezzo d’islam nel nostro ordinamento? Totalmente assurdo. Anziché mandare anticipatamente a casa quelli che sono stati condannati, facendolo per inseguire l’emergenza permanente e non risolta della mancanza di posti, suggerisco soluzioni diverse. I detenuti sono 66.000, mentre la capienza carceraria è 40.000; fra il 35 e il 40% sono in attesa di giudizio (fra i 23.100 e i 26.400 non stanno scontando una pena); il 19% (12.500) non ha neanche una condanna di primo grado. Da ciò deriva che i detenuti che stanno scontando una pena sono in numero perfettamente compatibile con la capienza carceraria, ma c’è una massa di persone che stanno attendendo d’essere giudicate. Se ci avviamo sulla strada descritta dal governo, come avvenne quando si varò l’indulto, otterremo un risultato paradossale: metteremo fuori i condannati e terremo dentro dei non condannati, quindi giuridicamente innocenti.
Fra questi ci sono certamente soggetti pericolosi, che è bene trattenere anche in attesa del giudizio (sono gli stessi casi per cui, ad esempio, negli Usa non è concessa la cauzione), ma è escluso che siano così numerosi. Per distinguere, però, occorre far funzionare la giustizia. E qui si torna a bomba: se non si ha il coraggio di scalfire le corporazioni togate non c’è rimedio che tenga, saremo sempre punto e a capo. Quali sono le soluzioni, su quel versante, lo abbiamo scritto molte volte e a quelle proposte rimando. Non basta: un terzo dei detenuti è extracomunitario. Fra questi ci sono criminali pericolosi, ma anche una massa di disperati che non abbiamo cacciato in quanto clandestini (come si sarebbe dovuto), ma li abbiamo arrestati in quanto ladri. Rimedio: rimandiamoli a casa. Il ministro Cancellieri fa due obiezioni: a. non di tutti conosciamo il Paese d’origine; b. occorre il loro consenso perché scontino lì la pena. La prima categoria non può essere così numerosa. In ogni caso: se non sappiamo da dove vengono è segno che non ce lo dicono, consideriamola aggravante pesante e facciamo passare la voglia di fare i misteriosi. In quanto al consenso, se ne deve fare a meno. Fuori dalla categoria dei rifugiati politici (che sono un problema internazionale e non solo nostro) non è che entrare in Italia possa equivalere all’essere mantenuti, magari in carcere.
In quanto a depenalizzazioni e pene alternative, concordo. Ma se ne ricordino quando poi votano in massa per l’arresto obbligatorio degli accusati (non dei colpevoli) di stupro, o altri reati alla moda del forconismo. Perché il fanatismo troglodita dei propagandisti fa danni incalcolabili. Svuotare le carceri con provvedimenti emergenziali equivale a raccattare l’acqua dal pavimento senza chiudere il buco nelle condutture: vai avanti in eterno. Il buco è nella giustizia. Quando lo avremo tappato, cosa per cui occorre più volontà che tempo, più determinazione che saggi, allora varrà la pena di prendere in considerazione l’amnistia. Che è provvedimento sovranamente ingiusto, ma, almeno, avrà il senso di rimettere la giustizia in condizioni di funzionare. Il resto non è solo pannicello caldo, sono anche zuppo di maleodorante ipocrisia.
venerdì 14 giugno 2013
Expo e detenuti
Carcerati al lavoro per Expo. L'annuncio del ministro Anna Maria Cancellieri insieme con Expo spa doveva avvenire l'altro ieri. Appuntamento rimandato. Ma la sostanza resta: per la grande esposizione del 2015 si vorrebbero far lavorare oltre 2.000 detenuti. Il tutto nell'ambito del piano del ministero della Giustizia per ridurre di 4.000 unità gli ospiti delle carceri. Più nel dettaglio, il «Progetto Prossima» prevede l'impiego di squadre da 345 detenuti, una per ciascuno dei sei mesi di durata di Expo. Si tratterà di «soggetti non socialmente pericolosi».
FUORI DAL CARCERE - Ci sarà una remunerazione? Il punto non è ancora chiaro. «Il compenso è fondamentale - taglia corto Michelina Capato, presidente della cooperativa sociale Estia che lavora al carcere di Bollate -. È chiaro che un detenuto non direbbe mai di no a un'esperienza che offrisse la possibilità di uscire dal carcere. Ma questa gente per ricominciare ha bisogno di un lavoro remunerato». La bozza del decreto carceri (il testo definitivo dovrebbe essere pronto sabato) parla della possibilità di sospendere l'esecuzione della pena, purché non superi i quattro anni, nei casi di detenzione domiciliare.
PUBBLICA UTILITA' - Viene ampliata la possibilità di estendere l'assegnazione di detenuti ad attività in favore della collettività, prevedendo che specifiche categorie di carcerati non pericolosi possano essere assegnati a titolo volontario all'esecuzione di progetti di pubblica utilità. Si allarga inoltre l'ipotesi di lavoro di pubblica utilità prevista per detenuti tossicodipendenti, fatta eccezione per i condannati per i reati più gravi. In attesa dell'annuncio ufficiale con il ministro di Grazia e Giustizia, Expo spa non entra nei dettagli del progetto.
I DUBBI - Il sindacato e il mondo del non profit, invece, non nascondono dubbi e perplessità. «Primo, la cosa andrebbe discussa anche con noi - dice Renato Zambelli, sella segreteria Cisl di Milano -. Secondo, non vorremmo che con la scusa di un intervento di solidarietà si cercasse di risparmiare». «La nostra più che ventennale esperienza di reinserimento sociale fa ritenere largamente carente un progetto che facesse vivere Expo solo come una forma alternativa alla detenzione - si inserisce Antonio Lareno, al tavolo per la Cgil -. Al contrario, la manifestazione dovrebbe fornire l'occasione per impiegare le abilità professionali e di lavoro frutto di tante attività formative interne al carcere». Sergio Silvotti, portavoce del Forum del Terzo settore va dritto al cuore del problema: «L'obiettivo del recupero di chi vive l'esperienza del carcere deve venire prima dell'esigenza di far quadrare i conti». Più positiva la Uil: «Se c'è la possibilità di far lavorare qualche carcerato va bene - approva il segretario generale milanese Walter Galbusera -. Ma ci piacerebbe che tutto fosse inserito in un quadro più chiaro».
IL RUOLO DEI VOLONTARI - A oggi si sta discutendo più in generale sul ruolo dei volontari nel funzionamento della manifestazione. Si parla dell'impiego di 15 mila persone per l'assistenza ai visitatori nel corso dei sei mesi. Expo spa sarebbe per il coinvolgimento anche di volontari in pensione che in passato hanno fatto parte di forze dell'ordine o protezione civile. L'idea non piace al sindacato. Per quanto riguarda i posti «veri» alle dipendenze dirette di Expo spa, si parla di un migliaio di assunzioni e di 200 stagisti retribuiti. Con l'indotto si dovrebbero raggiungere i dodici mila posti di lavoro. Un numero ridimensionato rispetto alle previsioni del dossier di candidatura.
Rita Querzé
Iscriviti a:
Post (Atom)
