E quest'Italia, un'Italia che c'è anche se viene zittita o irrisa o insultata, guai a chi me la tocca. Guai a chi me la ruba, guai a chi me la invade. [Oriana Fallaci]

venerdì 3 febbraio 2012

Nonno Mario...


Ma perchè Monti è così noioso? Forse perché ha sempre avuto il posto fisso? Il nostro presidente del Consiglio, che dà sapienti lezioni ai giovani sulle virtù dell’instabilità occupazionale, non è propriamente un modello di coerenza. Già perchè se scorri il suo curriculum che lui rischi non ne ha mai corsi. Notevole carriera, la sua. Non proprio trasparente ma bellissima. E soprattutto percorsa sapendo che sotto la passerella su cui camminava c’era sempre una rete di salvataggio; talvolta addirittura due. Dal suo curriculum scopriamo che dal 1970 al 1985 ha insegnato economia all’Università di Torino. Esperienza traumatizzante e piena di incognite. Nel 1985 è passato alla Bocconi, dove è rimasto per ben 26 anni ricoprendo le cariche di professore, rettore e poi presidente. Nel frattempo (immagino beneficiando dell’aspettativa) anche commissario europeo e consigliere di Coca Cola, Moody’s, Goldman Sachs. E ha intrapreso attività pericolosissime e trasparenti assumendo la presidenza della Trilaterale, diventando membro del comitato direttivo di Bilderberg, uno dei presidenti del “Business and Economics Advisors Group” dell’Atlantic Council e fondando il think tank Breugel. Un percorso esemplare, di un uomo che ha sempre saputo affrontare i rischi, soprattutto imprenditoriali, e che ora orgogliosamente può affermare: mi sono fatto da me. Ragazzi, accettate i suoi sermoncini e imitatelo. Se ne intende…

Yeah! Let it snow

... cosa c'è di più bello al mondo della neve che cade copiosa e che copre tutto un paesaggio? Non c'è niente di più bello! E magari, più tardi esco con la macchina fotografica ad immortalare questo momento.

La distruzione continua...


ROMA - È una rivoluzione annunciata. Un riordino complessivo dei permessi di soggiorno, che acceleri le pratiche per gli immigrati e ne contenga i costi. A parlarne è la responsabile del Viminale, anche in vista della revisione della stangata Maroni-Tremonti.

Una tassa da rivedere. A dare l'annuncio il ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri, alla commissione Affari Costituzionali della Camera. Lo spunto per "rivoluzionare" la materia viene dal decreto Maroni-Tremonti entrato in vigore lunedì scorso. Un provvedimento che introduce una tassa - tra 80 e 200 euro a secondo del tipo di permesso - per gli immigrati che intendono richiedere il rinnovo o rilascio dei documenti. Il balzello si va ad aggiungere alle altre spese della pratica: 27,50 euro per il rilascio del permesso elettronico, 30 euro per il servizio delle Poste e una marca da bollo da 14,62 euro.

Un nuovo documento di soggiorno. Il ministro dell'Interno ha preferito mettere mano all'intero capitolo dei permessi di soggiorno, senza limitarsi a intervenire sulla nuova tassa (il cui mancato introito potrebbe peraltro configurarsi come danno erariale da parte della Corte dei Conti). Gli uffici del Viminale stanno così lavorando al documento di soggiorno "2.0" che dovrebbe vedere la luce, ha sottolineato la Cancellieri, "nel giro di una o due settimane".

La rivoluzione dei permessi. "La norma che stiamo mettendo a punto - ha assicurato il ministro - rivoluzionerà completamente il sistema dei permessi". Si tratta, ha proseguito, di un "riordino complessivo", di una "semplificazione che porterà dei cambiamenti che poi si rifletteranno anche sull'aspetto economico" e, quindi, sulla nuova tassa di soggiorno.

Più veloci nelle cittadinanze. Il titolare del Viminale punta anche ad accelerare i tempi sulla cittadinanza (oggi la pratica arriva a durare anche 2 anni). - ha osservato - una questione di civiltà giuridica. E per questo ho dato impulso alla costituzione di un gruppo operativo per l'individuazione di misure organizzative che consentano una significativa contrazione dei tempi". Negli ultimi anni, dal 2006 al 2010 c'è stato un aumento del 130% nella presentazione delle domande di cittadinanza, passate da 30.573 a 70.358.

giovedì 2 febbraio 2012

L'ira dei togati

CHIUNQUE sbaglia, DEVE pagare i danni. Ed è giusto che sia così anche per la magistratura. Magari prima o poi, impareranno ad usare meglio il loro potere, le leggi e il cervello. Augurandoci che tale provvedimento passi anche in seconda battuta e finalmente diventi realtà.


MILANO - Via libera della Camera alla norma che introduce la responsabilità civile dei magistrati. L'Aula di Montecitorio ha approvato un emendamento in questo senso del leghista Gianluca Pini alla legge comunitaria. I voti a favore sono stati 264, 211 i contrari. Un deputato si è astenuto. Il voto è stato a scrutinio segreto, come richiesto dal Carroccio che alla fine è riuscito a portare dalla propria parte la maggioranza dei deputati presenti. Il governo, che aveva espresso parere contrario, è stato dunque battuto in aula. «Il governo aveva avuto l'impegno del Pdl a votare per la soppressione dell'articolo» ha commentato subito dopo la votazione il capogruppo del Pd alla Camera, Dario Franceschini. «Come avete visto a voto segreto è successo diversamente» - ha poi sottolineato. Un possibile ricompattarsi della vecchia maggioranza? «Evidentemente - è la risposta - su alcuni argomenti si ricompattano». E ancora: «il governo non ha chiesto il rinvio perchè aveva avuto la garanzia che avrebbero votato secondo le indicazioni». Anche Pier Luigi Bersani commenta con stizza l'accaduto: «È un vecchio trucco, il PdL aveva annunciato che votava no ed invece ha votato sì. È inaccettabile».

«ATTO DA P2» - Durissima la reazione del leader dell'Idv Antonio Di Pietro: «Dietro il voto segreto una maggioranza oscura ha compiuto un atto da P2 parlamentare. Ci sono almeno 50 traditori che hanno votato in modo diverso rispetto ai loro gruppi. Idv, Pd, Udc e Fli eravamo contrari». Per Giulia Bongiorno, avvocato ed esponente di primo piano di Futuro e Libertà, bisogna votare testi «in cui chi sbaglia paga, ma io non voglio magistrati terrorizzati nell'interpretare la legge o che scrivono sentenze con mano tremolanti. Non rendiamoli terrorizzati di fronte alla legge».

COSA CAMBIA - L'emendamento prevede, in particolare, che «chi ha subito un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento» di un magistrato «in violazione manifesta del diritto o con dolo o colpa grave nell'esercizio delle sue funzioni o per diniego di giustizia», possa rivalersi facendo causa allo Stato e al magistrato per ottenere un risarcimento dei danni. A pagare sarà dunque la toga. Ovviamente, il testo deve ancora avere l'ok del Senato.

I MAGISTRATI: «MOBILITIAMOCI» - La norma approvata alla Camera sulla responsabilità civile delle toghe è «con tutta evidenza un tentativo di intimidazione nei confronti della magistratura». Lo dice all'Ansa il segretario dell'Anm, Giuseppe Cascini. È, aggiunge, «una norma incostituzionale», una «mostruosità giuridica» che il Senato dovrà cancellare. E intanto il tam tam corre sulle le mailing list dei magistrati con l'incitazione alla mobilitazione. «Dobbiamo essere pronti a mettere in campo anche uno sciopero immediato» scrivono in tanti perchè la «posta in gioco è alta». A chiamare immediatamente i colleghi alla mobilitazione subito dopo il voto alla Camera è, tra gli altri, Nello Rossi, procuratore aggiunto a Roma componente del parlamentino dell'Anm in rappresentanza di Magistratura democratica, che chiede «formalmente alla giunta dell'Anm di proclamare lo stato di agitazione e di procedere ad una convocazione straordinari del comitato direttivo centrale per sabato o domenica». «Non ci si può limitare a sperare - aggiunge - che il Senato corregga o che la Corte costituzionale dichiari in un lontano futuro l'illegittimità della norma oggi approvata dalla Camera. Occorre che la magistratura attraverso adeguate iniziative - inclusa la proclamazione di uno sciopero immediato - faccia comprendere anche ai più sordi l'entità della posta in gioco».

IL MINISTRO - E interviene anche il ministro Paola Severino. «Il Parlamento ha votato ed è sovrano -afferma- ma confidiamo che in seconda lettura si possa discutere qualche miglioramento perchè interventi spot su questa materia possono rendere poco armonioso il quadro complessivo». La ministra, prendendo atto della volontà del Parlamento, ha comunque osservato che lo strumento dell'emendamento, forse non era il più idoneo per intervenire su una materia così ampia. «Se si fosse trattato di un intervento puntuale sulla sentenza - ha evidenziato - si sarebbe potuto tranquillamente intervenire con un emendamento però poichè il tema si è allargato ad altri aspetti abbiamo ritenuto che fosse più corretto trattare in una sede più organica un aspetto così delicato».

Imbecilli per vocazione

Qualche notizia riguardo lo ius soli e lo ius sanguinis, qui.


CITTA' DEL VATICANO - "Garantire la cittadinanza italiana a chiunque nasce nel nostro Paese sulla base dello ius soli è un diritto di civiltà. Un sacrosanto diritto che va riconosciuto a tutti, a partire dai figli degli immigrati che vengono al mondo in Italia, ma nello stesso momento è un diritto che riguarda soprattutto noi italiani". Parla monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo, giurista, presidente emerito del Consiglio per gli Affari giuridici della Cei (Conferenza episcopale italiana), presule tra i più impegnati sul fronte dell'antimafia e dell'accoglienza ai migranti che arrivano nel nostro Paese per sfuggire a fame, guerre e persecuzioni. Uno dei pochi vescovi che, comunque, ha sempre condannato senza esitazioni la politica dei respingimenti adottata dal precedente governo Berlusconi definendola "immorale e che non va assolutamente assecondata". Condanna ribadita proprio oggi, a Pantelleria, alla presentazione del suo nuovo libro ''La Chiesa che non tace''.

"Occorre fare subito e bene". Con altrettanta determinazione, Mogavero si schiera a favore della campagna di sensibilizzazione che sta portando avanti Repubblica.it per la cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Italia, facendo notare che "su questo tema, come ha anche sollecitato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, occorre fare subito e bene perché l'Italia è in grave ritardo rispetto ad altri paesi occidentali, come la Francia dove lo ius soli è in vigore da tanto tempo". "Senza questo diritto di civiltà - specifica il vescovo di Mazara del Vallo - il nostro Paese rinuncerebbe a svolgere quel ruolo di avanguardia mediterranea che lo contraddistinguerebbe nel favorire il dialogo e la conoscenza con i paesi delle altre sponde".

"Abberrane negare il diritto di cittadinanza". Chi viene in Italia, assicura ancora Mogavero, "lo fa perché vuole vivere, vuole lavorare con dignità e abnegazione. Nessuno ci vuole aggredire e tantomeno imporci religioni e culture diverse dalle nostre. Ma i figli degli immigrati che nascono sul suolo italiano hanno tutto il diritto di avere la cittadinanza italiana, se lo vogliono. E' aberrante, non andare in questa direzione se gli immigrati che lavorano in Italia pagano le tasse, mandano i loro figli a scuola, hanno diritto all'assistenza medica". Purtroppo, ammette il vescovo, "tra i politici non tutti la pensano così, come pure nelle gerarchie ecclesiastiche, mentre tra la base cattolica, tra le migliaia di parroci che vivono accanto alla gente comune, l'attenzione a questi diritti è pressocché unanime".

"E se questo significa essere comunisti....". "Non è la prima volta che mi esprimo in questi termini e per questo - ricorda Mogavero - mi accusano di essermi schierato. Certo che mi sono schierato. Dove c'è l'uomo c'è Dio. Specialmente dove c'è l'uomo sofferente ed indifeso. Chi me lo fa fare? La mia dignità di vescovo. Ci chiamano i vescovi rossi - aggiunge - perché ci mettiamo dalla parte della giustizia, della verità, della condanna dell'oppressione, se questo è essere comunista io sono il primo, la spiritualità non deve far perdere di vista la dolorosa vita di chi è oppresso''. Il Mediterraneo ''sopravviverà a tutti i potenti - continua il vescovo - la politica, invece, non dura, dobbiamo mettere da parte l'angoscia distruttiva e il pensiero di una ripresa della guerra santa. Chi arriva nel nostro Paese non mette a richio la nostra identità; è sbagliato, ad esempio, pensare che l'Islam voglia togliere le nostre radici cristiane, ci ricordiamo del nostro cristianesimo solo quando sentiamo il pericolo di invasione. Dobbiamo guardare alla ricchezza culturale del Mediterraneo e farci terminale privilegiato di dialogo e di convivenza''.

Il (finto) volare di stracci

Nonostante stia distruggendo l'italia (ed è evidente), tutti gli idioti di destra, di sinistra e di centro, continuano a sostenerlo apertamente. Chi è causa del suo mal, pianga se stesso. Il peggio è che con questo governo tecnico del salvaitalia e cresciitalia, andiamo a fondo soprattutto noi. Ipocrita è chi prima lo osanna, poi lo critica e poi ancora dice che rimandare a casa nonno Monti, sarebbe una pazzia.


MILANO - Il posto fisso per tutta la vita non ci sarà più e, in ogni caso, sarebbe monotono, per cui è anche bello cambiare e accettare nuove sfide. Le parole pronunciate da Mario Monti a Matrix non sono passate inosservate e subito si sono levate critiche da destra e da sinistra.

L'AFFONDO DI STORACE - Francesco Storace, leader de La Destra, si affida all'ironia e ricorda che «Monti farà il senatore a vita e avrà il suo posto fisso, quindi dovrebbe fare molta attenzione quando usa le parole». «Mi indigno per la leggerezza con cui vengono dette certe cose - ha aggiunto intervenendo a Tgcom24 - davvero Monti pensa che si possa saltellare da un lavoro all'altro con tanta facilità come accade negli altri Paesi?».

«LUOGO COMUNE MA CORAGGIOSO» - «Ho una grande simpatia per il luogo comune di Monti perchè è coraggioso - commenta invece l'ex ministro Renato Brunetta, a sua volta finito spesso al centro delle polemiche per parole pronunciate in occasioni pubbliche - . Ho detto anch'io tanti luoghi comuni e sono stato crocifisso, insultato ma anche apprezzato, dai fannulloni ai panzoni e così via: ma questo Paese, la stampa soprattutto, ha dei tassi di ipocrisia spaventosi». E un altro ex ministro di Berlusconi, Giorgia Meloni, che si è occupata di Politiche giovanili: «Monti sa benissimo che i giovani non inseguono più da tempo la chimera del posto fisso. Ormai, loro malgrado, se ne sono fatta una ragione. Chi sembra invece non averlo capito sono le banche e gli istituti di credito che, senza busta paga e, appunto la garanzia di un lavoro a tempo indeterminato, non fanno nulla e non concedono mutui per l'acquisto della prima casa. Il nodo quindi non la mobilità, ma il precariato e l'instabilitá del posto di lavoro, che rendono la maggior parte dei ragazzi e delle ragazze al primo impiego, figli di un dio minore dal punto di vista delle prospettive di vita».

CRITICHE DA SINISTRA - Ma critiche al presidente del Consiglio sono arrivate anche dal fronte del centrosinistra. «È stata una delle peggiori performance televisive del presidente del Consiglio - taglia corto Nicola Latorre, vicepresidente del Pd al Senato, prendendo la parola ad Agorà, su Raitre -. Teorizzare che la società non è dinamica perchè c'è l'articolo 18, perché c'è il posto fisso è una sciocchezza. Teorizzare che il posto fisso è noioso credo sia discutibile e io non la penso proprio così». Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma, liquida l'intervento di Monti come «battuta infelice». E aggiunge: «La vera tragedia in Italia sono la disoccupazione e il lavoro precario». Più duro il giudizio che arriva dalle fila dell'Idv per bocca di Antonio Borghesi, vicecapogruppo dei deputati dipietristi: «Sono parole inopportune e inappropriate, tipo quelle di Padoa Schioppa quando disse che le tasse sono bellissime». E ancora: «Monti ha sbagliato profondamente - ha aggiunto - e dovrebbe chiedere scusa a tutti quegli italiani che in questo momento vivono un momento estremamente difficile».

«LA DISTANZA DEI MINISTRI» - La Cgil si affida invece al twitter istituzionale per commentare l'uscita del capo del governo: «Precari per tutta la vita? Ma che noia e che monotonia». Certo, prosegue il sindacato, con la «disoccupazione oltre l'11%, un giovane su tre disoccupato, due su tre al Sud. Quanto tempo libero, chissà come si annoiano e che monotonia». Insomma, si sottolinea, «i professori stanno lavorando con impegno ma di tanto in tanto spunta il loro snobismo. I ministri non vivono fra noi».


Privilegi...


MILANO - «Possono essere iscritti ai servizi all'infanzia del Comune i bambini presenti abitualmente nel Comune di Milano e privi di una residenza anagrafica». È il passaggio centrale della nuovissima circolare della giunta arancione di Giuliano Pisapia sulle iscrizioni a nidi e materne comunali. Ed è la vicesindaco Maria Grazia Guida a sottolineare subito il cambio di rotta rispetto alla precedente amministrazione di Letizia Moratti: «La nostra è un'apertura incondizionata, prima invece le iscrizioni degli irregolari venivano accolte ma con riserva». Come dire, solo adesso a Milano tutti i bambini hanno uguali diritti, anche i figli dei «nuovi milanesi», regolari e irregolari, senza permesso di soggiorno o con permesso scaduto.

Il documento compare nel tardo pomeriggio sul sito del Comune. E fra le novità evidenziate da Palazzo Marino ecco «l'accoglienza per tutti i bambini che vivono a Milano». Milanesi, stranieri, regolari e clandestini, tutti hanno diritto a iscriversi ai servizi per l'infanzia, dai nidi alle materne. In serata la vicesindaco con delega all'Istruzione firma un comunicato in cui spiega le ragioni della scelta e cita la Costituzione: «Abbiamo aperto a tutti perché con l'articolo 31 ci richiama alla tutela dell'infanzia e con l'articolo 34 alla garanzia del diritto allo studio». Immediata la replica della Lega: «Ma questa è istigazione all'illegalità», sbotta il capogruppo Matteo Salvini. «I bambini non si toccano ma la decisione della giunta Pisapia è un pessimo segnale. La clandestinità, come previsto dalla legge, deve essere punita. Non incoraggiata. Il rischio? Che qualcuno usi i figli per non essere espulso. La soluzione? Lascino i bambini qui e se ne vadano. Non dovrebbero vivere nella clandestinità».

Tutti i bambini in graduatoria senza precedenze né riserve, come invece era stato in passato. «Non intendiamo penalizzare i figli di cittadini non in regola - ha spiegato ieri Guida - La vecchia amministrazione accoglieva con riserva l'iscrizione di questa tipologia di bambini e perciò era stata condannata perché il provvedimento era stato ritenuto discriminatorio». Un passo indietro. Quando il sindaco Letizia Moratti firmò una circolare per dire niente posto all'asilo ai figli dei genitori che non avranno ottenuto il permesso di soggiorno entro il mese di febbraio, intervenne l'allora ministro Fioroni e minacciò la revoca della parità a quelle scuole e il taglio dei finanziamenti: «È un illegittimo atto discriminatorio», disse. Poi arrivò, dopo il ricorso di una mamma straniera, l'ordinanza del giudice a stabilire che bastava «l'abituale dimora», che non occorre la residenza anagrafica per iscrivere i figli nelle scuola comunali milanesi. Le graduatorie già allora furono corrette. E Palazzo Marino fu anche condannato a un risarcimento simbolico di 250 euro per aver discriminato un bimbo.

Anche così si è arrivati all'«apertura incondizionata» di Pisapia. «Ma non cambia nulla, sono solo parole - sostiene l'ex assessore morattiana Mariolina Moioli - Non potevano fare diversamente, dopo la decisione del giudice che obbligò già noi a utilizzare quella dicitura sull'"abituale dimora". La verità è che quelle famiglie restano in coda perché nelle graduatorie senza residenza anagrafica avranno punteggi bassi». «A meno che negli asili di Milano quest'anno non ci sia posto per tutti, la sostanza non cambia - secondo Moioli -. Ci tengono a far vedere che c'è discontinuità ma poi penalizzato le famiglie: è saltata la territorialità, quindi addio posto nella scuola sotto casa; niente doppia graduatoria quindi sarà impossibile correggere gli errori e classi da 25 destinate a crescere ancora dopo i ricorsi».

Federica Cavadini

mercoledì 1 febbraio 2012

Nonno Mario...


«I giovani devono abituarsi all'idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita. E poi, diciamolo, che monotonia. E' bello cambiare e accettare delle sfide». Così il presidente del Consiglio, Mario Monti intervenendo a Matrix su Canale 5 sui temi del lavoro e dei giovani. «La riforma sulla quale il ministro Fornero e tutto il governo adesso è impegnato - ha spiegato- ha la finalità principale di ridurre il terribile apartheid che esiste nel mercato del lavoro tra chi per caso o per età è già dentro e chi giovane fa terribile fatica ad entrare o entra in condizioni precarie». E poi è tornato sull'articolo 18. «Non si può sintetizzare la riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociale in si cambia l'articolo 18 o no. L'articolo 18 non è un tabù ma può essere pernicioso per lo sviluppo dell'Italia e per il lavoro dei giovani in alcuni contesti, può essere più accettabile in altri contesti».

PERIMETRO DEL GOVERNO - E poi ha indicato il perimetro di attività dell'esecutivo. «Questo governo ha compiti limitati e difficilissimi: rendere l'Italia migliore e più attraente a tutti -ha spiegato Monti- svolgiamo questi compiti osservando una distanza di rispetto dai partiti perchè ci sono temi importanti che non sono il cuore del mandato ricevuto». Quindi ha tenuto a precisare: «io ho opinioni personali ma non le considero parti della missione di governo. La cittadinanza, la bioetica, la legge elettorale, i regolamenti parlamentari, sono questioni che devono essere sciolte e dipanate dalle forze politiche». Monti ha concluso: «se, per soddisfare le coscienze dei membri del governo, entrassimo nell'agone del dibattito renderemmo più difficile l'appoggio di larga parte del Parlamento ai nostri sforzi».

FIDUCIOSO - Intervenendo precedentemente al Tg5 il presidente del consiglio Mario Monti si era detto fiducioso sul futuro del paese: l'Italia riuscirà a risanare i suoi debiti. E poi ha sottolineato come il vincolo del debito non sia «un vincolo preso due giorni fa, ma un anno fa. Certamente è severo ma non impossibile se saremo capaci - noi e tutti i governi che si susseguiranno - di tornare a far crescere di più l'Italia».

LO SPREAD - Intanto, nella giornata di mercoledì si è registrato un sensibile calo dello spread, arrivato sotto ai 400 punti base. E il premier non manca di sottolineare come «scenderà ancora», e inoltre come «sia sceso di 200 punti» dal suo insediamento a novembre. E ha poi aggiunto una spiegazione sul reale significato di questo parametro, «una variabile che ha polarizzato anche troppo l'attenzione», e che di sicuro c'è «ormai una tendenza decrescente».

APPOGGIO - Successi economici a parte, non mancano dei malumori da parte, in particolare, del Pdl. Monti però non drammatizza: «sono normali in una parte politica non più direttamente al governo, ma l'appoggio di Berlusconi è particolarmente significativo. So che non durerà per sempre, ed è legato a ciò che facciamo. Anzi, mi aspetto che ci dicano di andarcene il giorno dopo se faremo qualcosa di sbagliato. E noi ce ne andremmo sicuramente. Non so alla fine, nel marzo del 2013 o ad aprile, che ricordo porterò. Ma so che sarà una parentesi chiusa ed immagino che il ricordo sarà positivo solo se l'Italia sarà migliore di oggi. Ce la faremo».

PRIVATIZZAZIONI - A proposito delle tanto invocate privatizzazioni, il presidente del consiglio parla di «possibilità», e non di priorità, «anche perché in passato non sempre sono state fatte nel modo migliore. Occorreva prima dare prova che sappiamo fare, e accettare, una politica di vero contenimento del disavanzo, e dopo ci sarà spazio per un'operazione sul capitale. Il nostro sforzo, attraverso una maggiore concorrenza e merito, è quello di valorizzare di più il capitale umano».

EUROPA - L'ultimo pensiero va all'accordo europeo raggiunto martedì sul patto di stabilità: «Ora la crescita non sará più un omaggio verbale ma diventerá il cuore della politica europea dei prossimi mesi», ha concluso Monti, cui è però sfuggito un curioso lapsus, quando ha citato la «Banca centrale tedesca», salvo poi correggersi: «Volevo dire Banca centrale europea, un lapsus involontario...»

Fiscal compact, dittatoriale trattato Ue

Ecco cosa succederà all'italia dopo lo scellerato patto Ue... mentre se ne guardano bene dal firmarlo sia la Gran Bretagna che la Repubblica Ceca.


Con la firma dell’Italia sull’articolo del trattato «Fiscal Compact» che la impegna a portare il debito dal 120% del Pil al 60% in 20 anni e con un calendario rigido di abbattimento per anno di circa 40-45 miliardi, pena sanzioni, cadremo in una depressione irreversibile. Oggi i contenuti della bozza saranno del tutto chiari. La sensazione è che vi sia stata solo una cosmesi che non abbia toccato la sostanza voluta da Berlino. Pertanto è prioritario valutare se e come l’Italia possa evitare il suicidio economico imposto dall’irrazionale diktat rigorista della Germania. Altre parti del trattato sono dure, ma sensate, per esempio l’obbligo al pareggio di bilancio con legge di forza costituzionale. La dottrina economica sconsiglia rigidità assolute in un bilancio pubblico perché tolgono strumenti di aggiustamento e per interventi d’emergenza. Ma una nazione con debito al 120% del Pil deve riuscire a convincere il mercato che lo ripagherà. E il modo migliore per comunicarlo è rendere certo che il debito non aumenterà più nel futuro impedendo il deficit annuo nel bilancio. Ma se si attiva questo vincolo fortissimo, allora non è più necessario rendere rigido e depressivo il calendario di riduzione del debito. Un debito «inscatolato» si riduce ogni anno del 2-3% per effetto dell’inflazione. Il fatto di non farne più, se combinato con una riforma di efficienza economica che aumenta il potenziale di crescita, aumenta l’affidabilità del debito residuo rendendolo sostenibile, ovviamente al di sotto di certe soglie.

Quali? Il trattato impone un tetto del 60% del Pil che non si capisce da quale calcolo venga fuori mentre gli studi in materia individuano la soglia di sostenibilità attorno al 70-80%. In ogni caso, ovviamente, l’Italia ha la necessità di ridurre il debito per riportare il costo degli interessi – dai 70 ai 90 miliardi annui – al servizio della crescita o via investimenti pubblici oppure, meglio, via detassazione, ma deve poter trovare tempi e modi realistici e fattibili per riuscirci. In particolare, la possibilità di abbattere il debito attraverso una combinazione tra finanziarizzazione e vendita del patrimonio, soluzione che nel caso italiano è possibile per ben 800 miliardi, richiede la facoltà non condizionata di scegliere il momento giusto di mercato per le operazioni. In sintesi, la riduzione del debito richiede flessibilità. Il punto: la Germania non vuole darla all’Italia perché non crede che i nostri governi saranno capaci di fare né le riforme di crescita né operazioni patrimonio contro debito. Ha qualche ragione: la casta buropolitica non molla il bottino del patrimonio, le riforme di efficienza sono depotenziate da veti corporativi, da poteri oligarchici oscuri nonché da sindacati paleolitici. Ma la soluzione non può essere quella di togliere sovranità all’Italia costringendola per diktat a trovare ogni anno 40-45 miliardi per abbattere debito. Perché la reazione sarà o un movimento populista che chiederà l’uscita dall’euro per evitare l’impoverimento o la depressione irreversibile della nazione, per esempio a causa di strette fiscali continue per rispettare il trattato in un contesto dove la politica mantiene il modello statalista e non vuole mollare il patrimonio. Ritengo che la democrazia italiana abbia il diritto di pronunciarsi su questo tema e, soprattutto, quello di avere una chance per darsi un progetto di riordinamento sovrano. Per questo invito Monti, che sta tentando di attutire le condizioni dell’articolo, ma non ha voluto ancora dirci di quanto e come, di chiederne lo stralcio per un esame successivo dopo consultazione popolare, per altro firmando il resto del trattato. Capisco Monti, pur criticando la sua cedevolezza al Reich, perché deve pilotare l’Italia piena di falle tra gli scogli e in una tempesta. Ma voi parlamentari e partiti che dovreste avvertirci di questo problema e darci informazioni e soluzioni dove cazzo siete, cosa fate?

di Carlo Pelanda

martedì 31 gennaio 2012

La bambina Montiana

Nonno Mario di Davide Giacalone

Ascolti “nonno Mario”, faccia una cosa utile a sé, agli italiani e all’umanità che ancora riesce a ridere e inorridire: licenzi su due piedi il soggetto che è riuscito a mettere nel sito della presidenza del Consiglio, sotto lo stellone della Repubblica, una lettera in cui si sostiene che una bimba di due anni (povera innocente) la riconosce come “nonno Mario, quello che dice le cose giuste per il futuro”. Perché vede, gentile Signor presidente del Consiglio, senatore a vita e professor Mario Monti, esiste un limite al rincitrullimento, ma mettere in bocca queste cose a una bimba di quell’età, solennizzarle in una pubblicazione governativa, porta con sé un ridicolo potente, talché, nel breve volgere di poche ore, lei potrebbe divenire assai meno sobrio del suo predecessore. E non so se mi spiego.

Credo, voglio credere, e voglio chiarirlo in modo inequivocabile, che lei non c’entri nulla. Che certi zelanti leccapiedi uno se li trova sulla strada e neanche li riconosce. Sono sicuro, voglio esserlo, che lei non ha mai visto quella pagina vergognosa (questo è l’indirizzo: controlli e agisca in prima persona). Ma ciò non toglie che ora noi la stiamo informando e che lei è tenuto a provvedere subito, al volo, prima che si possa anche solo supporre un qualche suo compiacimento. Perché in un Paese civile quella roba non è consentita. E se non provvederà a tambur battente sarebbe autorizzato il sospetto circa il passo successivo: chiedere alla bambina di denunciare i genitori, ove non assolvano onestamente agli obblighi fiscali o commettano una quale che sia infrazione al codice del vivere in pace con la legge. A utilizzare quel sistema fu Pol Pot, in una sfortunata Cambogia. Confesso di non avere fatto una ricerca specifica, ma credo d’indovinare se affermo che neanche in quel disgraziato regime nessuno s’è mai spinto a immaginare che i bimbi da usare come spie potessero avere meno di tre anni.

Immediatamente prima del citato, e disgustoso, messaggio se ne trova un altro, adulto, di chi afferma d’averla vista ospite di Lucia Annunziata e di averne dedotto che lei è persona degna di fiducia. Per quel che può contare, lo penso anch’io. Ma penso anche che se il suo predecessore avesse pubblicato messaggi di tale natura sarebbe stato sommerso da meritate pernacchie. E siccome non posso escludere che l’abbia fatto, ove così sia gli dedico anche la mia. Sentitamente. Però, oggi, in quel posto c’è lei, e, oggi, è lei a prendere spazio nei salotti della televisione di Stato, che quando cesserà di essere tale sarà sempre troppo tardi, ed è oggi che il sito della presidenza del Consiglio pubblica, sotto la dicitura “dialogo con i cittadini”, roba di tal fatta. La faccia rimuovere. Sul serio, e ci faccia sapere che il responsabile sarà assegnato a compiti più consoni alla sua natura, possibilmente non pagati con i soldi delle nostre tasse.

A proposito di mestieri, la bambina di due anni non ha scritto la lettera a lei indirizzata, perché, com’è facile intuire, se fosse di così prodigiosa intelligenza e precocità non si dedicherebbe ad un’adulazione così rozza e imbarazzante. A riportare il suo (presunto) pensierino è, così si firma: “una coordinatrice pedagogica di una cooperativa sociale”. Faccia cosa di cui tutti le renderanno merito: individui tale sabotatrice d’infanzia, smascheri quest’agente provocatore e, assieme a chi ha messo in pagina cotanto delirio, li avvii verso il loro destino. Servirà anche a chiarire che non sempre strisciando e sbavando s’ottiene il risultato di commuovere e usare il potente di turno.

Chiudiamo questo capitolo, attendendo che lei provveda. Grazie, ci faccia sapere. Più in generale, però, occorre guardarsi da un mondo che, come sempre, pratica il servo encomio in attesa di dedicarsi al codardo oltraggio (sintesi perfetta che dobbiamo ad Alessandro Manzoni, il quale discettava di Napoleone, mica cotiche). Mario Monti gode di ottima stampa, e non è difficile supporre che gli faccia piacere. Farebbe piacere a chiunque. Ma il potere è una strana bestia, una mantide che pratica l’amore preparando la morte. Se quando lo spread arriva al 420 i giornali scrivono che va alla grande, che bene così, che solo ora si respira, poi sarà difficile spiegare che a quei livelli facciamo rotta verso il naufragio. E siccome i lecchini odierni saranno feroci, proprio perché vili, domani scriveranno che il governo ha fallito, laddove, invece, la questione era, è e sarà del tutto diversa: o si ristruttura l’euro e l’Unione europea o nulla di quel che vediamo è destinato a durare. Se quando il governo annuncia che si farà un’autorità nazionale per stabilire quante licenze taxi ci vogliono a Bari i giornali scrivono che questa è l’alba delle radiose liberalizzazioni, domani saranno pronti a gettare l’onta del fallimento su chi ebbe l’idea bislacca di chiamare in quel modo ciò che somiglia, più che altro, ad un incubo centralista, statalista e programmatore. Se per mettere le tasse si procede decretando e per cancellare il rudere del valore del titolo di studio si avvia una “consultazione pubblica” (ma che è?), mentre chi commenta omette d’osservare che la cosa è vagamente dissennata, va a finire che il massimo delle contestazioni si concentrerà su quel che non esiste, resuscitando l’estremismo sconclusionato. Se si lascia che il presidente del Consiglio continui a ripetere, con un vezzo di falso imbarazzo simile alla pudicizia dell’amante focoso, che pare, sembra, mi dicono che nei sondaggi il governo è popolarissimo, e nessuno fa mostra di volere ricordare che le democrazie non funzionano con l’applausometro, va a finire che quando poi si vota e il Parlamento si riempie d’antagonisti taluno, per non ammettere la propria imbecillità, sosterrà essere colpa del governo in carica. Con tutti i suoi pregi, che ci sono, e i suoi difetti, che non mancano punto, il governo Monti è il migliore possibile in questo scorcio di legislatura. Sappiamo tutti che non ha legittimazione elettorale, mentre è affollato d’ambizioni politiche. E passi. Ma è un grave errore lasciarsi cullare dal dondolio del consenso acritico e un po’ buffonesco, perché è vero che nessuno resiste all’adulazione, ma è anche vero che chi si lascia andare con tanta lascivia rischia di precipitare in un incubo. Quindi, gentile “nonno Mario”: le si offre una ghiotta occasione, consistente nel far vedere che certe cretinerie non le sono solo estranee, ma anche odiose. Che le ripugna anche la sola idea si possa praticare questo genere di pedofilia lecchina e che, quindi, il responsabile va a casa.

Quando si vorrebbe lavorare...


Al sindaco Pd di Rovagnate, piccolo centro del lecchese in Lombardia, i posti di lavoro "puzzano". E lui, della crisi e dell'occupazione, se ne frega. Sono quattro anni quattro che Vittore Beretta, uno dei grandi nomi dell'industria alimentare italiana (salami, salamini e altri salumi), sta cercando di aprire un nuovo polo di produzione da 300 posti di lavoro. E ancora non c'è riuscito. Addesso Marco Panzeri, il primo cittadino, ha contro tutti: dall'associazione locale degli industriali all'amministrazione provinciale di Lecco, fino ai sindacati. Ma al momento la realizzazione dello stabilimento da 150mila metri quadrati e 120 milioni di euro, è su un binario morto. Il gruppo Beretta conta quattro centri di produzione in Italia e altri in Cina e Stati Uniti per un totale di circa 2.200 dipendenti. "A Nanchino in Cina, per darmi i permessi ci hanno messo 20 giorni e in California due mesi" spiega Beretta. Motivo del contendere, a Rovagnate, è il rifiuto opposto da Beretta alla richiesta di Panzeri di restaurare un edificio del Settecento di proprietà comunale, Villa Sacro Cuore: preventivo 5 milioni di euro. "Troppi" per Beretta. Risultato: niente permessi per lo stabilimento e trecento posti di lavoro al palo. Ora si dovrà attendere almeno fino a primavera, quando a Rovagnate si terranno le elezioni comunali. Panzeri non si potrà ripresentare. La speranza in paese è che il nuovo sindaco sia più sensibile ai problemi del lavoro e meno a quelli del restauro.

lunedì 30 gennaio 2012

L'imam Vittorio Sgarbi e la moschea


Quando diventò sindaco, fece notizia per l'annuncio choc che fece: avrebbe regalato la casa a chi fosse andato a vivere a Salemi restaurando lo stabile. Così, Vittorio Sgarbi finì su tutti i giornali. Ora, per il "suo" paese nella parte sud-occidentale della Sicilia, ha in mente un'altra novità: realizzarvi una grande mochea, che diventi il riferimento per tutti i musulmani residenti nell'isola. La proposta, Sgarbi, l'ha fatta nientemeno che all'Emiro del Qatar, Sheik Hamad Ben Kaliffa Al Thani, noto per essere uno degli uomini più ricchi del pianete e avere, tra le sue proprietà, il club calcistico Manchester City. Il critico d'arte ha formalmente dato la disponibilità a concedere il terreno all'interno del quartiere arabo del Rabato, nel centro storico della città. "I finanziamenti per la realizzazione della moschea - spiega - sono garantiti da un accordo bilaterale tra il Comune di Salemi e il Qatar" ha detto il sindaco di Salemi, che ha incontrato a Catania una delegazione del paese arabo guidata dallo sceicco Hamadi Ahmad, presidente della 'Qatar Carity Fondation', da rappresentanti dell'Ucoii, l'Unione della Comunità e delle Organizzazioni islamiche italiane e da Giampiero Paladini, presidente della Confime, la Confederazione delle imprese del Sud.

Lo vuole la storia - "La Sicilia - dichiara Sgarbi - è entusiasta di accogliere l'Islam. Nulla è più importante che trovare sentimenti e convinzioni comuni nelle diverse religioni che contemplano un unico Dio. Anche per questo, così come nelle nostre città ci sono luoghi di culto cristiani, mi sembra importante che per i cittadini di cultura e lingua araba si provveda a costruire una moschea a Salemi. Lo impone la Storia".

Qui invece una straordinaria storia di immigrazione e di integrazione. La famigliola è d'origine afghana. E in afghanistan, lei partorisce la terza figlia, lui voleva un maschio e la strangola. Trattasi di islam.

Monti, il suo baratro sarà anche il nostro...


Non credo possa esistere chi abbia potuto pensare, dinanzi alle continue sviolinature al governo dei tecnici, che giornalisti, editorialisti e direttori di corazzate mediatiche quali sono il Corriere della Sera e Repubblica siano, improvvisamente, diventati incapaci di leggere la realtà e, solo per questo, si dedichino, senza soluzione di continuità, alle fastidiose serenate sulla sobrietà e sulle capacità ‘tecniche’ dei componenti dell’attuale esecutivo. Sarebbe da imbecilli, quindi, pensare che, a differenza della stragrande maggioranza dei cittadini italiani, siano solo loro a non accorgersi del terribile salasso economico che le misure hanno provocato nella società italiana, con i conseguenti rischi di recessione, e solo loro possano leggere come misure di liberalizzazione, le recenti scelte contenute nell’omonimo pacchetto ora all’esame del Parlamento, misure che sono invece semplici allargamenti dei soggetti (tassisti, farmacisti e notai) che devono dividersi la torta che offre il mercato. E’ chiaro, infatti, che anche aumentando le licenze (tassisti) o i punti vendita (farmacie) trattasi sempre di categorie abbastanza chiuse per le quali la concorrenza non esiste.

Anche le misure che riguardano i professionisti (abolizione delle tariffe minime e massime) sono misure che non hanno nulla a che vedere con le liberalizzazioni, mentre gli ordini delle categorie non vengono nemmeno alla lontana scalfiti (ad esempio i giornalisti). Sulle assicurazioni, poi, mentre si quantifica la percentuale (30%) di riduzione del rimborso di un danno se non ci si rivolge ad una officina convenzionata, si lascia indefinita la riduzione del premio polizza se si accetta di istallare sul proprio veicolo la famosa scatola nera che è solo, però, fumo negli occhi. L’assicurato che da 10/15 anni è sempre in fascia 1, perché non ha mai fatto incidenti, è già lui una scatola nera. Se le cose stanno così perché le lodi sperticate che sfiorano l’adulazione e perché vengono accreditati meriti che Monti non ha? La verità è semplice: Monti va sostenuto acriticamente e a prescindere, e con lui Napolitano, perché i due hanno il ‘merito’ indiscusso d’aver ‘liquidato’ Berlusconi sfruttando il clima di pericolo, creato dai media, per la forbice che lo spread (differenziale tra i titoli italiani e i bond tedeschi) registrava. Le vicende successive hanno chiarito a sufficienza quanto fosse strumentale quella campagna in cui si sono distinti anche, in particolare, Enrico Letta e Rocco Buttiglione. E ancor oggi ci si aggrappa allo spread ignorandolo quando sale, ma esaltandolo quando, come termometro positivo, scende.

La scelta del sostegno continuo al governo Monti, con tutte le sviolinature e gli incensi usati, nasce, comunque, dalla certezza che l’azione dei tecnici è destinata al fallimento, e il continuo piaggiare è la prova provata che il governo dei tecnici vive solo per l’ostinazione di re Giorgio e per il sostegno mediatico espresso anche attraverso la criminalizzazione di chi osa ribellarsi. Altro che panacea dei problemi che ci stanno di fronte. Monti si è rivelato, purtroppo, inconsistente, ma copre questa inconsistenza sfruttando a pieno la disponibilità dei media. Ci inonda, infatti, di bluff a raffica e, come megafono delle scelte del suo governo, indica la linea da seguire fino ad arrivare all’autoesaltazione per una Italia, diventata con lui, esempio da seguire per il resto dell’Europa che ci guarda, dice sempre Monti, con malcelata ammirazione. Beato lui che ci crede, se ci crede. La verità è tutt’altra: è quella di un’Italia spinta, dalle sue scelte, verso scontri sociali i cui sbocchi non sono prevedibili. E quando ciò avverrà i media, oggi scodinzolanti, saranno i più feroci a sbranarlo senza alcuna pietà. Che stia attento, comunque, a credere che ‘tutto va ben madama la marchesa’. Precettazioni, arresti e quant’altro non serviranno a nulla se si muove il Sud del nostro Paese. Il movimento dei forconi può essere solo un anticipo.

Punti di vista


Quando ero inviato de il Giornale ho seguito a lungo la battaglia dei piccoli imprenditori in difesa del made in Italy. Ora non ho più l’opportunità di occuparmi di questi argomenti, però sono rimasto in contatto con molti dei miei ex interlocutori. Uno di loro, il combattivo Roberto Belloli, mi ha inviato una lettera aperta. E’ un grido di dolore, anzi di indignazione, che denuncia l’ipocrisia con cui le istituzioni e buona parte dei media parlano dell’industria italiana. Di solito su questo blog non riprendo comunicati ufficiali, ma questa volta faccio un’eccezione e pubblico integralmente la lettera di Belloli. La denuncia è dura, ma non può essere ignorata.

Durante la consegna del premio Leonardo, il nostro Presidente Napolitano ha risposto a una ragazza, che affermava di essere una “privilegiata”, perché aveva un lavoro, dicendole che il lavoro non deve essere un privilegio, ma un diritto, e concludeva roboante, quasi con un monito all’industria che deve “investire e innovare”, come se la colpa della mancanza di lavoro fosse degli Industriali che non l’hanno fatto.

Tralasciando l’originalità dell’affermazione (forse un errore di gioventù), credo che moltissimi piccoli imprenditori, che da decenni “investono e innovano” QUOTIDIANAMENTE, si siano sentiti degli imbecilli perché... non hanno il lavoro (anche se pare sia un loro diritto). Mario Draghi, novello presidente della BCE, affermava che è necessario individuare le cause della crisi... dopo aver erogato a mani basse miliardi di euro ai poveri istituti di credito, così sottocapitalizzati, credo moltissimi piccoli imprenditori che da anni cercano di ottenere dalle banche maggiori linee di credito, ma che si sentono rispondere che i loro rating sono troppo bassi, si siano sentiti degli imbecilli,  perché tutti questi miliardi sono stati dati a banche con dei rating drammatici.

SMI (Sistema Moda Italia), con la connivenza di vari consulenti strapagati, ha spacciato dati farlocchi di crescita a due cifre, su produzioni estinte, avvalendosi della voce esperta di “Dottori” che probabilmente non conoscono la differenza tra filatura e tessitura, credo che moltissimi piccoli imprenditori, si siano sentiti degli imbecilli perché le loro produzioni da anni calano a due cifre, perché le produzioni sono state de localizzate. Al di là della facile ironia, volevo fare a Voi una domanda, alla quale vi pregerei di rispondere: non siete stanchi, sfiniti e sfiduciati, di essere obbligati a riportare continuamente simili fandonie, prive di fondamento e contatto con la realtà, e di tirare un sospiro di sollievo solo quando una scossa di terremoto o un marinaio scapestrato vi consentono finalmente di distogliere l’attenzione dalla bolgia Dantesca della politica fanfarona o dalle notizie prezzolate dei grandi inserzionisti?

La mia domanda è semplice: quando potremo finalmente leggere in prima pagina sui quotidiani Nazionali a caratteri cubitali che la causa della crisi è la delocalizzazione delle produzioni e che la gran parte della merce che arriva in Europa dalla Cina non rispetta le basilari regole sulla salute, il lavoro minorile, l’inquinamento, e gli accordi commerciali su dumping e svariate forme di finanziamento statale? Quando potremo finalmente leggere che i grandi marchi (ormai società multinazionali, o fondi di investimento) non hanno nessun interesse nel rendere trasparente la tracciabilità e l’etichettatura obbligatoria dei prodotti importati? Mi rendo conto che è una domanda retorica, ma ancora mi illudo di pensare che un giorno, finalmente, prevarrà il buon senso, e che qualcuno dei nostri Soloni che fino ad oggi hanno blaterato di Tobin Tax, IMU, liberalizzazioni, accise, aliquote, rivalutazioni catastali, finalmente si soffermi sull’unico e reale problema: se non facciamo lavorare la gente, non potremo mai più avere un’economia! Mi appello a voi "penne sagaci", maestri della dialettica, perché almeno una volta possiate essere Pifferai Magici e non sempre topi .

Roberto Belloli; Piccolo imprenditore - Contadino del tessile - Reparto Produzione… imbecille

Il decisionista


Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, contestato a Bologna nel giorno della sua lectio magistralis, punta il dito contro la politica e continua a portare in palmo di mano Mario Monti. Il Capo dello Stato ha spiegato: "Assistiamo certamente da qualche tempo all'appannarsi di determinati moventi dell'impegno politico inteso come effettiva e durevole partecipazione". E ciò avviene "anche per effetto di una perdita di efficacia, persuasività e inclusività del sistema politico, una crisi che chiede riforme". Quindi le parole sul premier: "E' nell'interesse comune che lo sforzo appena intrapreso con significative proiezioni in sede europea continui e si sviluppi in un clima costruttivo". La nascita del governo Monti, ha aggiunto, è frutto del "logoramento della maggioranza di Governo e dell'emergere di un rischio di vero e proprio collasso finanziario pubblico".

"Cambiare la legge elottorale" - "Dei partiti, come della poltica - ha proseguito Napolitano -, bisogna avere una visione non demoniaca, ma razionale e realistica. Tra il rifiutare i partiti e il rifiutare la politica, l'estraniarsi con disgusto dalla politica, il passo non è lungo ed è fatale, conduce alla dine della democrazia e quindi della libertà". Quindi una nuova dichiarazione che supera le teoriche competenze dell'inquilino del Colle, che dopo gli elogi a Monti si dimostra sempre più impegnato nel fare politica attiva. Napolitano ha nuovamente invitato le forze politiche e il Parlamento a verificare "la possibilità di definire o di prospettare credibilmente revisioni di norme della seconda parte della Costituzione", dando prova "del loro senso di responsabilità". Un chiaro invito, quello del Capo dello Stato, a mettere mano alla legge elettorale.

*****
Insomma, laurea ad honorem a re giorgio... e, chissà, se l'è meritata per il bombardamento di budapest... o per il bombardamento in libia o per aver scalzato quel cattivone di Silvio B.? E poi, visto che si parla di presidenti peggiori d'italia, vogliamo ricordare anche questo appena dipartito? Il silenzio di B., è la miglior cosa tra tutte le grida ipocrite ascoltate sinora.