domenica 30 settembre 2018

Gli antiitaliani

E direttamente dal facebook di Maurizio Martina,  (e vi invito ad andare sul suo facebook per leggere i commenti) copio e incollo il suo grido di dolore contro la manovra dell'attuale governo. Io, dal canto mio, gli ho ricordato chi sono gli antiitaliani. Sono quelli che hanno governato 7 anni senza essere stati eletti, sono quelli che hanno derubato i risparmiatori per salvare le loro banche, quelli che hanno tolto tutti i diritti ai lavoratori con il jobs act, quelli che hanno devastato le pensioni con la fornero, quelli che hanno distrutto il welfare, quelli che hanno condonato le società di slot machine... quelli che ci hanno fatto invadere dai clandestini facendo ingrassare le loro coop e le ong... perchè ce lo chiedevano l'europa e i mercati.

"Quello del governo di Lega-Cinque Stelle non è cambiamento. E’ ingiustizia. Che si abbatterà prima di tutto sui giovani. Perché un paese più indebitato è un paese più povero che decide di scaricare tutto sulle generazioni future. Hanno deciso di spendere miliardi di euro a pioggia. Non esistono impegni concreti sul lavoro, sulla scuola, sulla sanità, sulla riqualificazione del territorio. Niente investimenti, solo spesa corrente. Una manovra pericolosa e ingiusta contro il futuro del Paese. Una manovra iniqua per condonare gli evasori, fare assistenzialismo vecchia maniera, togliere risorse ai quartieri popolari, tagliare le tasse ai ricchi (pochi) e non dare NULLA agli altri (tanti). Una manovra solo per ingrassare la loro propaganda di giornata. Quella che si ferma al minuto dopo e non pensa al domani. Tanto paga ancora pantalone, tanto pagano ancora gli italiani. Sono ladri di futuro. E anche per questo Domenica saremo tanti in piazza a Roma per l’Italia."

domenica 23 settembre 2018

Visso e Castel Sant'Angelo sul Nera

Non sono una persona empatica. Non soffro delle sofferenze altrui e non soffro nemmeno delle mie sofferenze. Alcuni, mi direbbero che sono arida di sentimenti. Può essere. Quando e se piango, lo faccio solo per rabbia e niente altro. Oggi è stato diverso. Siamo andati a Visso e a Castel Sant'Angelo sul Nera, si, sui luoghi del terremoto a quasi 2 anni di distanza. Ogni foto e ogni immagine passata sugli schermi televisivi, posso assicurare, non rendono affatto l'idea di cosa sia. Ho pianto a vedere quelle case sventrate, spaccate, crepate, cadute. Ho pianto del silenzio attorno alle zone rosse, ho pianto di due paesi desertificati nei cuori centrali. Ci sono case chiuse e lasciate morire. Risate, saluti, chiacchiere e scalpiccii di scarpe che tacciono. Centri transennati, macerie tutto attorno ma, le persone non vogliono mollare. Abbiamo oltrepassato decine di sae sparse dovunque e, laddove c'è ancora silenzio, intorno la vita cerca di andare avanti. C'erano molti turisti a pranzare e a comprare prodotti locali e queste, per loro sono piccole boccate d'ossigeno. Non ho scattato foto delle sae perchè rispetto chi ha perso tutto e ha dovuto accettare ciò che gli è stato offerto. Ho fatto alcune foto a ciò che resta di Visso e di Castel Sant'Angelo, poche perchè ha prevalso in me la tristezza. E non rendono così tanto, bisogna vederlo cosa è.

Castel Sant'Angelo sul Nera


Visso

sabato 22 settembre 2018

L'idiota Ceriscioli e le piste ciclabili...

Che dire, Ceriscioli, insulso e dannoso presidente della regione marche, ce l'ha fatta a realizzare il suo ambizioso progetto di nuove (e immagino utilissime, insieme alle decine di scuole inaugurate nei territori terremotati) ciclabili in tutto il territorio mentre, a chi ha perso tutto, si chiedono immani sforzi come il pagamento dei mutui su case crollate, pagamento dei ticket sanitari e molto molto altro... Lui è soddisfatto, la ricostruzione non c'è, la desertificazione delle zone avanza inesorabilmente. Io ho la speranza che alle prossime elezioni, i marchigiani lo buttino fuori a calci nel sedere.


ANCONA – Uno sviluppo “a pettine” che collega le aree interne con la fascia costiera. È lo schema della Rete ciclabile regionale per lo sviluppo della mobilità ciclistica marchigiana. È stato illustrato dal presidente Luca Ceriscioli e dalla vicepresidente Anna Casini, in occasione della Settimana europea della mobilità sostenibile. Prevede un investimento di 46,3 milioni di euro che consentirà la realizzazione di ulteriori 247 km di ciclabile, per un totale di 432 km di percorsi disponibili: più del doppio di quelli già esistenti (162 km). “Si tratta di un bel salto di qualità. Fa delle Marche una regione importante che sa coniugare un paesaggio straordinario a una mobilità dolce che si lega perfettamente alla bellezza del territorio”, ha commentato il presidente Ceriscioli. “Nelle Marche si parte con un piano veramente ambizioso e, inoltre, siamo capofila nella realizzazione della Ciclovia adriatica: nella pianificazione nazionale, rappresenta una infrastruttura con pari dignità rispetto a quelle viarie tradizionali. Unisce Trieste a Santa Maria di Leuca, in Puglia, con uno sviluppo di 1.300 Km e il coinvolgimento di sette regioni adriatiche. Per i collegamenti a pettine verso l’interno, la Regione sarà a fianco dei Comuni sia nella progettazione che nella realizzazione. Inoltre i Rup (Responsabili unici del procedimento) saranno dipendenti regionali”, ha ribadito la vicepresidente Casini. Quello avviato dalle Marche, ha proseguito Ceriscioli, “è un progetto complessivo, di rete, molto ampio, che segna un cambiamento profondo di strategia e di sviluppo: non si tratta più di realizzare un tratto che collega due punti mappali, ma una vera e propria rete che va a unire gran parte del territorio. Raddoppiamo i tracciati esistenti con un progetto ulteriormente implementabile fino alla completa realizzazione dei percorsi. Costruiamo un’opportunità importante per il turismo, collegando le bellezze delle aree interne all’attrattività della costa. Sono piste che ci parlano d’ambiente, senza impattare sulla sostenibilità. Distanze, all’interno delle Marche, da percorrere con la velocità della bici, ideale per gustare le bellezze del territorio”. Il progetto di ciclovia delle Marche, ha evidenziato Anna Casini, “si sposa bene con l’obiettivo regionale di puntare sulla qualità, sia se si parla di agricoltura o paesaggio, che dei centri storici e di mobilità. Il sistema Marche si sta delineando secondo le direttrici che l’amministrazione regionale ha progettato nel suo programma di governo”. Il sistema delle ciclovie marchigiane prevede la realizzazione di una rete di infrastrutture ciclabili, interconnesse tra loro e con il sistema di trasporto pubblico locale, ferroviario e automobilistico. Una rete integrata con parcheggi dedicati, nodi di scambio intermodali, velostazioni, bike officine, punti di informazione cicloturistica e ristoro. L’obiettivo è contribuire a ridurre l’inquinamento, a rilanciare le città, a promuovere una migliore fruizione del territorio dal punto di vista ambientale, paesaggistico e culturale. Le principali direttrici di sviluppo coinvolgono la litoranea (individuata come Ciclovia adriatica, nell’ambito del progetto nazionale delle ciclovie turistiche) e le dodici vallate regionali attraversate dai fiumi: Foglia, Matauro, Cesano, Misa, Esino, Musone, Potenza, Chienti, Tenna, Ete Vivo, Aso, Tronto. La Regione dispone già di 46,3 milioni (oltre 17 milioni europei del Por Fesr e più di 29 nazionali del Fondo di sviluppo e coesione) che assicureranno la realizzazione di 247 km di ciclabili. Al tratto marchigiano della “Adriatica” sono destinati altri 4,4 milioni di fondi ministeriali. Si sommano ai 6 milioni Por Fesr stanziati dalla Regione con un recente bando che consente di realizzare 58 km di tracciato, coinvolgendo 21 comuni raggruppati in sei progetti.

mercoledì 19 settembre 2018

Se fossi italiano...

E' alquanto singolare che tutti si sentano in diritto di criticare alcuni membri dell'attuale governo, (che si, se fossero comuni mortali, avrebbero tutto il diritto di farlo),dimenticandosi però che questi, siano stati eletti democraticamente. E' la volta di tale Thuram, un "francese" che ha speso parte della sua vita a correre dietro ad un pallone diventando milionario. Dall'alto della sua superiorità morale, ci dice che se fosse italiano si vergognerebbe di essere rappresentato da Salvini. Non è italiano e noi ce ne facciamo una ragione, inoltre, tralascia il fatto che tanti italiani lo abbiano votato senza essere costretti a farlo. Pensi alla sua terra d'adozione che con gli immigrati irregolari fa peggio di Salvini. Ed è anche più singolare che ad intervistarlo sia una sempre peggiore famiglia cristiana. La redazione s'è dimenticata dei maltrattamenti del signore verso sua moglie... si, la moglie poi ritirò la denuncia. Quindi, pensi al suo micron piuttosto che a Salvini.

Lui dice: "se fossi italiano". Io dico: "se fossi foco, arderei il mondo".

martedì 18 settembre 2018

L'hotel house

Il ministro Salvini, domenica scorsa, è tornato per la terza volta a visitare l'hotel house (ne ho parlato qui di cosa fosse ora) ed è salito fin sul tetto. L'hotel house ha tantissime problematiche e il ministro, senza tanti giri di parole, ha detto che va abbattuto. E non è l'unico. Ce ne sarebbero altri due a Porto Recanati e un ghetto a Lido tre archi in provincia di Fermo. In questi posti, non ci sono mai entrati nemmeno i governatori di regione o i sindaci che si sono succeduti negli anni. Matteo Salvini c'è stato. Renzi faceva le leopolde e Salvini mette a rischio la sua incolumità. All'hotel house la situazione pare davvero irrisolvibile perché ci sono oltre due milioni di Euro di debito ascritto alla personalità giuridica del condominio, un debito che è impensabile poter esigere. Per questo motivo, anche nell'ipotesi che i condomini improvvisamente ricominciassero a pagare le proprie quote condominiali, queste verrebbero immediatamente sequestrate dai creditori e non potrebbero riportare in alcun modo la situazione alla normalità. Oltre al fatto che ci sono criminali e spacciatori extracomunitari. E pensare che un tempo, qualcuno si vantava della fantastica convivenza di più di un centinaio di etnie... Inoltre, altra notizia da Macerata, è stato fermato uno dei tizi colpito da Luca Traini, naturalmente, stava spacciando droga e per di più, davanti ad una scuola. Al controllo, pare abbia aggredito le forze dell'ordine. Ma è solo una percezione di pericolo...

giovedì 13 settembre 2018

La Ue e internet

Del Primo Ministro Ungherese Viktor Orban ne sta parlando Nessie. Io, voglio parlare della tristissima pagina (sono tante, a dire il vero, le pagine tristissime aperte dalla UE) che si è aperta ieri in parlamento UE a favore della censura del web, mascherata da "salvaguardia del copyright". Prendo un post di Luca Donadel che spiega esattamente ciò che sta accadendo in questo momento, appellandosi anche a Luigi Di Maio.Tra l'altro, proprio Luigi Di Maio ha rilasciato alcune dichiarazioni veritiere e Tajani, ha definito quelle dichiarazioni come infamità.

Ebbene, oggi abbiamo avuto prova di come funziona la democrazia nella UE. Dopo le numerose rimostranze popolari di luglio, in cui Wikipedia era arrivata ad auto-censurarsi per protesta, è bastato rimandare il voto di qualche mese, attendere che le acque si calmassero leggermente, e approvare il tutto con calma.

C'è davvero bisogno di una riforma del copyright ma serve qualcosa che vada nella direzione di una maggiore libertà, non verso maggiori restrizioni (come cerca di fare, ancora una volta, questa proposta). Questa legge è scritta in modo pericolosamente vago, non c'è nulla di chiaro e definito ma solo un “consoni ed equi” (per esempio sull'articolo 11, la “link-tax”) che sostanzialmente non vuol dire nulla. L’articolo 13 pone le basi per un sistema automatico, potenzialmente liberticida, di filtraggio dei contenuti in fase di upload sulle grandi piattaforme. Non essendo chiaramente definito il concetto di “FAIR USE”, molti dei miei video passati in cui mostro immagini o video per commentarli probabilmente sarebbero stati censurati in modo preventivo e non sarebbero mai arrivati a voi.

In molti mi hanno chiesto perché non mi sono espresso prima sulla questione. Risposta: perché non mi piace sprecare il fiato per nulla. Sono state scritte decine di migliaia di email, intasate le linee telefoniche degli eurodeputati, fatte numerose proteste, e a cosa è servito? A nulla. Alla fine hanno vinto le lobby, per gli eurodeputati la loro voce vale più di quella di noi cittadini, è una partita persa in partenza.

Non mi aspettavo un esito diverso da parte di un’entità sovranazionale e fondamentalmente antidemocratica come la UE e non c’è realisticamente nulla che i cittadini possano fare per ribellarsi a questo, se non protestare contro la UE stessa. Spero che voi tutti ricorderete quanto accaduto oggi quando sarete chiamati al voto alle prossime elezioni europee nel 2019: è finito il tempo delle supercazzole in stile “cambiare l'Europa da dentro”, è evidente che ci siano gravi falle sistemiche in questa macchina sovranazionale difficilmente risolvibili, indipendentemente dai partiti che vinceranno. Inoltre non mi sorprende che partiti come il PD abbiano votato a favore di questa riforma (con rarissime eccezioni come Benifei e Viotti) mentre mi complimento con il Movimento 5 Stelle e la Lega che hanno sempre votato contro.

COSA SUCCEDE ADESSO

 
La direttiva del copyright sarà ora analizzata nei negoziati tra istituzioni europee e stati membri. C’è ancora una possibilità che non sia adottata, nel caso in cui uno o più stati si mettano di traverso. I negoziati potrebbero durare più di un anno.
Mi appello a politici come Luigi Di Maio che gli scorsi mesi avevano dichiarato che anche se questa riforma fosse passata l’Italia non l’avrebbe recepita.
Nel nome della libertà di espressione e della nostra sovranità nazionale, spero che il governo mantenga fede a questa promessa. #SaveTheInternet

-Luca Donadel

venerdì 24 agosto 2018

Lo stato contro Salvini


Per la prima volta nella storia, quantomeno dall’Unità d’Italia in poi, abbiamo un governo privo non solo del sostegno di giornaloni e Tv, ma addirittura con gli apparati e gli ingranaggi dello Stato intrisi di uomini che remano contro. È il caso, ma non è il solo, della nave Diciotti della Guardia costiera. Già, la Diciotti, sempre lei. Sarà un caso? Crediamo proprio di no. Sono cinque giorni ormai che girovaga al largo delle coste di Lampedusa con ben 177 migranti a bordo (tutti uomini e solo 11 donne). La nave chiede di poter sbarcare in Italia, ma il governo le ha risposto di no, chiedendo – sia per bocca del ministro dell’Interno che per quella del ministro degli Esteri – l’intervento dell’Unione europea per una redistribuzione pro-quota delle persone a bordo, esattamente come accaduto in un caso analogo qualche settimana fa.

CATENA DI COMANDO

Se l’Ue non interviene, Matteo Salvini ha già detto che il governo manderà la nave in Libia, con i migranti a bordo. Intanto Antonello Ciavarelli, delegato Cocer della Guardia costiera, prova a difendere l’operato della Diciotti sulla base del «diritto del mare», cioè quell’insieme di regole che impongono a ogni imbarcazione di salvare la gente in mare. Vero, ma qui non si tratta più di salvare naufraghi, siamo di fronte ad un business miliardario sulla pelle della povera gente, una vera e propria tratta di esseri umani che arricchisce falsi filantropi alla Soros e parecchie cooperative e organizzazioni di casa nostra. Quindi la Diciotti dovrebbe fare meno di testa sua e osservare di più le direttive impartite dal governo. La nave Diciotti è un’imbarcazione della Guardia costiera, quindi della Marina militare italiana. E i militari devono obbedire agli ordini del ministero, cioè del governo. Diversamente, si verificherebbe un’insubordinazione militare e gerarchica, punita secondo le leggi militari in tempo di pace (giurisdizione speciale). Chiarito questo presupposto, i 177 migranti si trovano a bordo di una nave della Guardia costiera e sono giuridicamente già in territorio italiano. Se nei prossimi giorni l’Ue non dovesse intervenire, il governo italiano dovrà comunque agire. Ed è quello che nel frattempo ha deciso di fare, visto che la nave attraccherà a Catania. Ma sia l’ultima volta! Il governo dovrebbe riunire con urgenza il Consiglio dei ministri e varare un decreto legge, quindi con effetti immediati, che preveda il divieto per qualsiasi imbarcazione con a bordo migranti di sbarcare sulle coste italiane senza l’autorizzazione del governo. In caso contrario, se si tratterà di navi della Marina (e della Guardia costiera) si dovrà procedere nei confronti dei responsabili per insubordinazione con relativo giudizio davanti agli organi della giustizia militare. Se, invece, si tratterà di Ong o di navi mercantili, si dovrà procedere col sequestro preventivo dell’imbarcazione con un inasprimento delle misure accessorie, prevedendo la confisca. Passerà a tutti la voglia di fare i fenomeni e i buonisti col culo degli italiani. Nessun militare rischierà il licenziamento e processo, così come nessun armatore correrà il rischio di vedersi prima sequestrate e poi confiscate le proprie navi con grosse perdite economiche. In questo modo verrebbe risolto una volta per tutte il problema degli sbarchi. Rimarrebbe comunque un problema serio: nello Stato ci sono uomini che remano contro lo Stato stesso.

GLI INFILTRATI

Negli ultimi 24 anni hanno governato il Paese centrodestra e centrosinistra. Se Berlusconi sul punto era thatcheriano (un nuovo assunto nella pubblica amministrazione ogni cinque che vanno in pensione), i post-comunisti hanno seguito scrupolosamente gli insegnamenti sovietici: occupare lo Stato attraverso i suoi uffici. E così è successo. Il Pd ha nella macchina amministrativa statale parecchi dei suoi uomini ai posti di comando e molti sono persino finiti nel sottogoverno, nel Csm, etc. Tutto questo è stato sinora sottovalutato dal nuovo governo.

mercoledì 22 agosto 2018

La teoria del criminale Attali


La teoria di Jacques Attalli è chiara. C'è un legame tra il crollo del ponte di Genova e l'arrivo al potere di Salvini. Chiaro, no? Il leghista arriva al potere e il viadotto Morandi crolla. La causa non può che essere questa. Ma andiamo a vedere più nel dettaglio il ragionamento che l’economista, saggista e banchiere francese ha scritto sul suo blog su L’Expresse, la stessa rivista che ha dedicato una copertina al ministro dell’Interno italiano definendolo “xenofobo”, “populista” e che “fa tremare l’Europa”. Secondo Attalli ci sono dieci motivi che spiegano il crollo del ponte. Il primo è tecnico: “Questo ponte avrebbe dovuto essere riparato da tempo – scrive - e chiunque sia colpevole di negligenza dovrebbe essere severamente punito”. Fin qui, nulla da eccepire. Ma colpevoli per Attalli sono anche “i residenti” che vivono vicino al ponte che “affermano di aver avvertito dei rischi", ma che hanno peccato di "non aver insistito e di non aver creato le condizioni per una soluzione tecnica, sociale, economica o politica". I morti, per l’economista, sono tutte vittime “di una sindrome ben nota: maggiore importanza viene data alle auto che viaggiano su un ponte rispetto alla solidità di quel ponte”.

L’Italia avrebbe dovuto tenere il viadotto Morandi con più considerazione, vista l’importanza strategica che ha per la regione. Non è invece colpa dell’Europa. Ma dell’uso “improprio del debito pubblico, che avrebbe dovuto essere utilizzato per finanziare le infrastrutture, non per migliorare il benessere delle generazioni presenti usando il credito”. "Se misuriamo in che modo una comunità protegge i suoi beni – continia Attalli - per il bene delle generazioni future (cioè come è "positivo"), questi problemi vengono alla luce. Quindi, dal momento che Positive Planet1 ha iniziato a misurare la "positività" dei paesi OCSE, l'Italia è sempre stata classificata al livello più basso nella classifica2, perché, tra le altre cose, le sue infrastrutture sono disordinate”. Ed ecco che arriva la correlazione tra caduta del ponte e Salvini. Gli Italiani per l’economista hanno forte preoccupazione del futuro e la classifica prima descritta ne è un indicatore. E questo produce il “ declino dei tassi di natalità” e l'”aumento del populismo”. ”In effetti – scrive Attalli - c'è un legame tra l'arrivo al potere di Salvini e il crollo del ponte di Genova: entrambi riflettono la stessa paura del futuro e una mancanza di fiducia in se stessi”.

mercoledì 1 agosto 2018

Il patto del nazareno due


Per anni, milioni di italiani mooolto ingenui hanno creduto nella vocazione anti-sinistre e libertaria di Silvio Berlusconi. Stamane il ciclo si è compiuto. E' una decisione molto giusta - quella del vecchio leader di Forza Italia - di "impallinare" la candidatura di Marcello Foa. Ora la strada per l'asse PD-FI, manutengoli dell'Eurolager e delle sue scelte di decrescita altamente infelice per l'Italia, è aperta. L'offensiva settembrina può partire. Al popolo la non ardua sentenza...

venerdì 27 luglio 2018

Finalmente!

Dal facebook di Marcello Foa

Sono orgoglioso ed emozionato per la nomina a presidente della Rai, che è giunta inaspettata nell’arco di pochissime ore.
Ringrazio di cuore il primo ministro Giuseppe Conte, i vice premier Matteo Salvini e Luigi di Maio, il sottosegretario alla presidenza Giancarlo Giorgetti, il ministro dell’economia Giovanni Tria per la fiducia accordatami.
Mi impegno sin d’ora per riformare la Rai nel segno della meritocrazia e di un servizio pubblico davvero vicino agli interessi e ai bisogni dei cittadini italiani.
Sin dai tempi del mio maestro Indro Montanelli, mi sono impegnato per un giornalismo intellettualmente onesto e indipendente e da oggi rinnovo questo impegno morale nei confronti dei giornalisti e di tutti i collaboratori della Rai.

Grazie di cuore al Gruppo Corriere del Ticino per questi splendidi anni trascorsi assieme. E’ stato un onore, lascio con commozione una squadra meravigliosa.

venerdì 13 luglio 2018

L'abominevole alcolizzato della Ue

I debunkers dicono che questo tizio non era sbronzo. Aveva solo problemi di sciatica. Ma quello che più mi fa rabbrividire è che tutti vedono il suo stato pietoso ma fanno finta che sia tutto normale.

venerdì 6 luglio 2018

Tutti contro Salvini

Sherif El Sebaie scrive sul suo facebook: "Salvini ha spostato 42 milioni da "accoglienza" a rimpatri. I giornali ostili si stanno stracciando le vesti: "stretta brutale di Salvini". Di quale accoglienza parlano costoro, se proprio l'altro giorno il "richiedente asilo" che ha salvato una cassiera da un rapinatore a Torino era uno che stazionava li davanti chiedendo l'elemosina? Salvini dovrebbe tagliare almeno 100 milioni al business della finta accoglienza che ingrassa le cooperative dei mafiosi. E con quei soldi finanziare voli charter di sola andata. Si badi bene infatti: i giornali strepitano parlando di "stretta brutale" ma in realtà i 42 milioni vanno a "rimpatri volontari". Cioè rimpatri che prevedono "anche un sussidio di reintegrazione". Poi ti dicono che Salvini è fascista. Se lui è fascista, allora io sono Mussolini reincarnato".

Invece, i geni della rivista Rolling Stone italia, fanno questa copertina fantasmagorica contro. Dentro la rivista c'è la lista dei nomi contro Salvini e, tra questi, c'è anche il nome di Enrico Mentana che dal suo facebook smentisce. Invece, la Lucarelli (che non mi piace) ci racconta come è la rivista vissuta da dentro...


 Manco se Salvini fosse Arzog l'orco pallido di Gundabad...

mercoledì 27 giugno 2018

Due o tre cose...

La francia non vuole clandestini, Malta non vuole clandestini, l'olanda e la germania non vogliono clandestini ma gli xenofobi razzisti siamo noi italiani che non ne possiamo più di vedere gente che delinque, spaccia, stupra e occupa intere città portandole al degrado.

Ipocrisia e massoneria...



Due cose sull'incontro massonico Bergoglio-Macron qui e qui. Poi, Alessia Morani esulta per la "vittoria" di Ancona (già rossa da tempo immemore così come i coglioni anconetani che hanno rivotato PD)


e poco dopo esulta anche per la "vittoria" di Porto Sant'Elpidio, anch'essa rossa da un bel pò di tempo. Farsi una domanda perchè è stata una debacle in toscana e in emilia, quando mai!

lunedì 25 giugno 2018

24 giugno 2018

E niente, ennesima sconfitta della sinistra alle elezioni di ieri. Il pd perde, in ordine sparso: Siena, Massa, Pisa, Terni e Imola. Ancona resta coglionamente rossa... ma fa niente. Va già bene così. 

martedì 19 giugno 2018

Sul censimento

Che poi, si schieri contro il censimento dei rom pure la comunità ebraica italiana paventando le leggi razziali, è da ridere proprio. Primo, perché la comunità ebraica non accetta alcun estraneo, secondo, perché non si è mai schierata a favore degli italiani indigenti. Terzo, perché un censimento per chi calpesta il suolo italiano, è giusto e doveroso. Tuttavia, meglio l’illegalità dei rom e clandestini che il rispetto delle leggi italiane?

Ah, riguardo i censimenti non fascisti, fatti di nascosto e dimenticati da tutti: QUI e anche QUI. La comunità ebraica non ha fatto un fiato come daltronde tutti gli antifascisti, gli intellettuali e i radical chic italici.