lunedì 15 gennaio 2018

E poi le scuse...


È un mezzo passo indietro quello che Catherine Deneuve fa in una lettera aperta pubblicata dal quotidiano francese Liberation, in cui torna a parlare del tema delle molestie, dopo avere messo il suo nome nell'elenco di cento persone firmatarie di un appello finito sulle pagine di Le Monde e che difende la "libertà di importunare", parlando di una "caccia alle streghe" avviata dopo l'emergere del caso Weinstein.

"Lo stupro è un crimine, ma tentare di sedurre qualcuno, anche ostinatamente o in maniera maldestra, non lo è, come la galanteria non è un'aggressione machista", si leggeva nell'appello. Ma se la Deneuve ribadisce "sono libera, e lo resterò", la fiumana di critiche che le si è rivolta contro dopo avere firmato l'appello la porta ora a correggere la rotta, spiegando il perché e che cosa significasse per lei aderire.

"Saluto fraternamente tutte le vittime di atti odiosi che possono essersi sentite offese. È a loro e soltanto a loro che presento le mie scuse", spiega l'attrice francese, dopo che anche Le Monde ha dovuto pubblicare un articolo in cui argomentava la sua decisione di pubblicare l'appello. E dice che se avesse ritenuto che ci fosse alcunché sul tema delle molestie "non l'avrebbe firmato", condannando al contempo "un'era dove le semplice accuse sono sufficienti a ottenere punizioni, dimissioni... e spesso un linciaggio mediatico".

La lettera aperta della Deneuve arriva dopo commenti sui media da parte di alcune delle donne che hanno firmato l'appello, per nulla in linea con il suo modo di vedere. In molte l'hanno condannata, a partire da Asia Argento, che sui social ha criticato le firmatarie: "La loro misoginia interiorizzata - ha scritto - le ha lobotomizzate fino a un punto di non ritorno". Altrove sono arrivate invece dimostrazioni di sostegno. "Senza le avances - ha detto Claudia Gerini - finisce il mondo"-

Ora la Deneuve chiarisce: "Vorrei dire ai conservatori, razzisti, tradizionalisti di ogni bordo che hanno trovato strategico darmi il loro sostegno, che non sono sciocca. Non avranno la mia gratitudine né la mia amicizia, anzi".

venerdì 5 gennaio 2018

Schizofrenia... pd





mercoledì 3 gennaio 2018

Franceschini e gli immigrati

Altri soldi degli italiani che vengono buttati via. Giorgia Meloni ce lo fa sapere dal suo facebook:

"Per il Pd non bastavano i miliardi di euro spesi ogni anno per pagare vitto e alloggio a centinaia di migliaia di clandestini e foraggiare l'enorme business dell'accoglienza: ora il ministro della Cultura Franceschini stanzia un altro milione e mezzo di euro per finanziare "progetti di cinema e teatro" sugli immigrati e sui "nuovi italiani". In pratica, si sono inventati la versione cinematografica dello ius soli, ovviamente con i soldi pubblici. Non se ne può più, la misura è colma. Quando andremo al Governo cancelleremo una ad una queste porcate della sinistra: per me e Fratelli d'Italia vengono PRIMA GLI ITALIANI."

Ce lo chiede l'europa...

Come diceva fonzarelli? "Abbiamo abbassato le tasse". La signora Bonafè, ad esempio, ieri diceva che nel 2015 il governo gentiloni ha eliminato addirittura l'imu sulla prima casa... 7 anni di governi di tasse, sangue, lacrime e distruzione totale ad uso e consumo soltanto della propria cerchia di amici.

Sacchetti ortofrutta a pagamento, il divieto di quelli in plastica non l’ha imposto la Ue. La decisione è del governo. La direttiva comunitaria, recepita con un emendamento al Dl Mezzogiorno, consentiva di esonerare dall'obbligo di compostabilità gli involucri destinati agli alimentari. Tanto che solo Italia e Francia hanno bandito quelli non biodegradabili. Festeggia il leader italiano della produzione di biopolimeri: la Novamont guidata da Catia Bastioli, che Renzi nel 2014 ha nominato presidente di Terna di Veronica Ulivieri

Il divieto è scattato al grido di “Ce lo chiede l’Europa”. Ma Bruxelles, a ben guardare, non c’entra nulla con il diktat che dall’1 gennaio impone ai consumatori italiani che acquistano frutta e verdura di confezionarle in sacchettini di plastica biodegradabile e compostabile rigorosamente usa e getta e a pagamento. E’ stato il governo Gentiloni, con un emendamento infilato la scorsa estate nel Dl Mezzogiorno durante il passaggio al Senato, a imporre un diktat che la direttiva comunitaria del 2015 non prevedeva affatto. Il testo europeo, infatti, si focalizzava soprattutto sulle borse in plastica per insacchettare la spesa (quelle che in Italia sono state messe fuori legge già dal 2012) e precisava esplicitamente la possibilità di escludere dalle misure le bustine trasparenti per frutta e verdura. Tanto che solo la Francia ha imboccato la stessa strada dell’Italia, mentre la maggior parte degli stati membri si è limitato alle buste per la spesa in plastica tradizionale, mettendole a pagamento.

Risultato: mentre i benefici ambientali del provvedimento italiano rimangono da verificare, a guadagnarci sarà chi produce polimeri a base vegetale e sacchettini in bioplastica. A partire dal leader italiano del comparto, la piemontese Novamont guidata da Catia Bastioli, che ha inventato la bioplastica biodegradabile e compostabile Mater-bi. Bastioli nel 2011 ha partecipato alla Leopolda e nell’aprile 2014, due mesi dopo l’insediamento di Matteo Renzi a Palazzo Chigi, è stata da lui nominata presidente della partecipata pubblica Terna. A metà novembre 2017, poi, il segretario Pd durante il suo tour in treno ha visitato l’azienda e incontrato a porte chiuse i vertici

Un mercato ghiotto
 
Secondo le prime stime della società di consulenza specializzata Plastic Consult, il mercato dei sacchettini per l’ortofrutta in bioplastica potrebbe valere in Italia circa 100 milioni di euro all’anno, per un volume di circa 25mila tonnellate. Un mercato ghiotto. E nei giorni scorsi Il Giornale ha sottolineato come la novità legislativa “farà ricco” il gruppo della chimica verde Novamont, maggiore produttore italiano di biopolimeri e tra i leader mondiali del settore. “Ma non è così. Oggi sul mercato ci sono dieci diverse aziende chimiche attive a livello mondiale”, dice a ilfattoquotidiano.it Stefano Ciafani direttore generale di Legambiente e tra i maggiori sostenitori della legge. Novamont è da anni partner dell’associazione, che comunque assicura “coerenza e libertà”. Se è vero che Novamont non è l’unico produttore di bioplastica, certo è che la misura farà lievitare il giro d’affari di queste aziende. E proprio il gruppo con sede a Novara si è mosso in anticipo commissionando a Ipsos, lo scorso ottobre, un sondaggio da cui è emerso che il 71% degli intervistati ipotizzava un esborso economico per i sacchetti e il 59% valutava il costo di 2 centesimi per sacchetto del tutto accettabile. Dati frutto dell’ampia attenzione sul fronte delle plastiche a base vegetale registrata negli ultimi anni in Italia e in Francia?

Nessun obbligo nella direttiva
 
L’Italia è stato il primo Paese europeo a mettere al bando i sacchetti in plastica per la spesa a partire dal 2012. Un divieto che da una parte non ha dato i frutti sperati (secondo Assobioplastiche il 60% dei sacchetti è ancora irregolare) e dall’altra è costato all’Italia anche una procedura di infrazione europea, poi chiusa e sfociata in una direttiva che chiede invece a tutti gli stati membri maggiore sensibilità sul problema dell’uso troppo massiccio di sacchetti di plastica. La direttiva europea prevede azioni per diminuire queste quantità, ma lasciando libertà di movimento. Si propone di darsi degli obiettivi di riduzione o, in alternativa, di far ricorso alla leva economica: le buste a pagamento da parte dei consumatori, insomma, sono una delle possibilità, non un requisito inviolabile. Non solo: Bruxelles precisa anche che “gli stati membri possono scegliere di esonerare le borse di plastica con uno spessore inferiore a 15 micron («borse di plastica in materiale ultraleggero») fornite come imballaggio primario per prodotti alimentari sfusi”. La decisione di sottoporli a restrizioni, dunque, è tutta dei governi nazionali.

Lo stop ai sacchettini tradizionali solo in Italia e Francia
 
La Francia è l’unico altro Paese europeo dove, al pari dell’Italia, le buste in plastica per la spesa sono vietate dal 2016 e i sacchettini trasparenti per l’ortofrutta sono stati banditi dal 2017. Nel resto dell’Europa la soluzione più diffusa è un costo fisso delle buste: i negozianti non possono più dare ai clienti sacchetti in plastica gratuiti nei Paesi Bassi, in Gran Bretagna, Croazia, Svezia, mentre in base ai dati della Commissione europea sul recepimento della normativa – i cui termini sono scaduti a novembre 2016 – Germania, Danimarca, Austria, Grecia e Finlandia mancano ancora all’appello.

E se in Italia, secondo Legambiente, nonostante la carenza dei controlli e un divieto applicato solo a metà l’uso di buste della spesa si è dimezzato in favore di borse riutilizzabili, al momento sull’uso di queste ultime per l’ortofrutta rimane una certa confusione: escluso dal ministero dell’Ambiente per motivi igienico-sanitari e ammesso da quello dello Sviluppo economico. Si attende ora il pronunciamento del ministero della Salute. Un tema su cui le maggiori associazioni ambientaliste non si sono finora nemmeno espresse. Il direttore generale di Legambiente però assicura: “Se si riesce a modificare la normativa sanitaria per consentire l’uso di sacchetti riutilizzabili anche per frutta e verdura, è una misura che va promossa e praticata come già avviene per le buste della spesa. Bisogna fare un’azione di pressing sul ministero della Salute”. Sarebbe l’unica misura in grado di disincentivare davvero la produzione di imballaggi. In una lettera indirizzata dal ministero dell’Ambiente ai responsabili delle principali insegne di supermercati, si legge che l’obbligo di pagamento è stato introdotto con l’obiettivo di “avviare una progressiva riduzione della commercializzazione delle borse in plastica ultraleggere più inquinanti”. Ma senza alternative, il costo da pagare in più, anche se limitato (il Mise ha autorizzato i supermercati anche a vendere i sacchettini sottocosto) rimane di fatto una nuova tassa.

Effetti sul mare ancora poco chiari
 
Ancora da approfondire rimangono gli aspetti ambientali della questione. Più evidenti quelli legati alla sostituzione del petrolio con materia prima vegetale, anche se solo parziale: i sacchettini in bioplastica, infatti, secondo la legge italiana, devono già contenere il 40% di materia prima rinnovabile dal 2018 e la quota dovrà essere portata al 50% dal 2020 e al 60% dal 2021. Più dibattuto il tema degli impatti della bioplastica sull’ambiente marino. Legambiente sollecita da tempo la messa al bando delle borse in plastica tradizionali in tutto il bacino del Mediterraneo per la salvaguardia del mare e la stessa Novamont, in una conferenza delle Nazioni Unite a dicembre 2017 ha presentato i suoi test di biodegradabilità delle bioplastiche in acqua marina: “Alti livelli di biodegradazione sono stati raggiunti in tempi relativamente brevi (meno di 1 anno), suggerendo che il Mater-Bi può essere adatto alla realizzazione di oggetti in plastica con alto rischio di dispersione in mare (ad esempio, attrezzi da pesca)”, ha annunciato l’azienda. Ma ci sono studi scientifici che sono più critici sulle buste biodegradabili e consigliano maggiori approfondimenti. “I potenziali effetti delle borse biodegradabili sulle praterie dei fondali sabbiosi, che rappresentano gli ecosistemi più comuni e produttivi nelle zone costiere, sono stati ignorati”, si legge nella ricerca pubblicata da un gruppo di studiosi dell‘università di Pisa a luglio 2017 sulla rivista “Science of the Total Environment”. Il tema, spiega ancora l’articolo degli scienziati pisani guidati da Elena Balestri, richiede maggiore attenzione, perché questi sacchetti “non sono velocemente degradabili nei sedimenti marini” e possono alterare la vita sul fondale.

sabato 30 dicembre 2017

Le figurine renziane

Ci sono le figurine Panini. E ci sono (di nuovo) le figurine Renzi. Non avendo contenuto ma solo forma, e peraltro pure bruttina, il renzismo è costretto a inventarsi ogni volta qualcosa per abbellire la fuffa. Ecco così l’idea, assai trita, di affidarsi alle prossime elezioni a volti più o meno noti. I primi saranno Roberto Burioni (medico anti No vax), Lucia Annibali (in prima linea contro la violenza sulle donne) e Paolo Siani (pediatra anti camorra e fratello di Giancarlo). Candidati civici per battaglie chiave: un’altra supercazzola? Di sicuro la solita zuppa del Renzi. Analizziamo l’ennesima trovata epocale del Pacioccone Mannaro di Rignano.

Errore. Scegliere facce note, in politica, non ha portato bene quasi mai. Non è accaduto quando si è cercato di allargare il bacino elettorale (il Calearo di Veltroni, che portò voti da destra ma ne tolse da sinistra). Ed è andata ancor peggio a chi ha giocato con la politica provenendo da tutt’altri mondi: Boldi, Zanicchi, Cicciolina, Brass, Pozzetto, Vezzali, Barbareschi, Flavia Vento (sì, la Vento), Fabrizio Bracconieri (sì, Bracconieri). Eccetera. Un’idea sbagliata in partenza. Quindi un’idea perfetta per Renzi.

Incompetenza. Prendere persone note ma estranee alla politica, per catapultarle poi in Parlamento, significa puntare su candidati impreparatissimi. In questo senso, va detto, i requisiti per essere “renziani perfetti” ci sono già tutti.

Casting. Sono mesi che Renzi, anche col suo trenino, fa casting per scegliere la nuova “classe dirigente”. I risultati trasudano leggenda, infatti tra i nomi di punta dei “Millennials” (eh?) figurava un tipino che di lì a poco ha preso a cazzotti un arbitro: daje. Per essere graditi a Renzi, occorre avere il poster in camera di Nardella con la cresta di Travis Bickle in Taxi Driver; essere più brutti di lui (di Renzi, ma se volete pure di Nardella); avere l’abbonamento alla imperdibile fanzine Democratica; avere fondato un fan club di Claudio Cerasa; e ritenere Virginia Raggi la derivazione terrena di Satana. Tali requisiti si sono però rivelati troppo impegnativi, al punto che alla fine le candidature si sono ridotte a tre: Genny Migliore, Rondolino e Andrea Romano.

Annibali & Co. Nulla da dire su Burioni e Siani. Ancor meno su Lucia Annibali, la cui storia è straziante e insostenibile. Buona fortuna. Riguardo poi alla sua comprensibilissima sensibilità su (palesi) battute che contemplano il termine “acido”, sarebbe stata forse opportuna una reazione analoga quando tal Maria Teresa Meli ebbe a sostenere (in tivù) che “l’Ordine dei Giornalisti va sciolto nell’acido”. Invece non disse nulla. Forse perché, come tutti, se ne frega di quel che dice la Meli. O forse perché, quando a parlare sono i renziani, si infastidisce di meno. In quest’ultimo caso sarebbe un peccato: non per questo giornale, che legittimamente la Annibali non ama, ma per le sue comprovate sensibilità, intelligenza e onestà intellettuale.

Piciernidi. Per quanto Renzi si sforzi a trovar stratagemmi (bolsi) per tamponare l’erosione di consensi, se da una parte proponi i Siani e dall’altra le Picierno, lontano non vai. E se poi ricandidi pure la Boschi, che secondo i sondaggisti garantisce un milione di voti (in meno), allora te le cerchi proprio. E dunque buona catastrofe.

Giornalisti. Il rapporto tra giornalisti e politica non è quasi mai stato felice. Renzi può però invertire la rotta: se candiderà le Meli e i LaVia, le Fusani e gli Iacoboni, ci sarà la ressa ai seggi per votare. Contro Renzi.

Dissociati. C’è stato un tempo in cui Renzi pareva piacere a tanti artisti e vip. Fabio Volo, Jovanotti, Pif, Benigni, Sorrentino, Lapo Elkann. Ora son scappati quasi tutti e lo stesso Elkann, a Otto e mezzo, l’ha zimbellato definendolo “provinciale” e un “Micron” italiano paragonato al Macron francese. A Renzi piacciono le figurine, ma alle figurine non piace (più) Renzi. Ahi.

Imprenditori. Se Veltroni puntò su Calearo, Renzi può sperare in qualche Marchionne minore, piluccando magari dall’esaltante “modello Amazon”. C’è poi il sempiterno Farinetti. E magari Walter Massa, maestro del vino Timorasso convinto (pare) che anche il Parlamento renziano possa divenire una bella vigna. Auguri.

Scrittori. Edoardo Nesi, in Parlamento, non si è trovato benissimo: molto meglio scrivere. Non è da escludere che Renzi punti ora sul Sommo Recalcati. In quel caso, si spera che la sua efficacia politica risulti direttamente proporzionale alle banalità profferte: in tal caso, il Sommo Recalcati potrebbe assurgere a nuovo Churchill. Con agio.

Sportivi. Ci provò Rivera. Ci provò Mennea. E adesso? Renzi pensa forse a Buffon, prossimo alla pensione agonistica. È vero, è juventino e Renzi fiorentino, ma pur di vincere Renzi farebbe di tutto. Anche un corteo per la Champions bianconera con Idris ed Evelina Christillin.

Masterchef. Bottura non sa darsi pace dopo la vittoria del “no”. Cracco è sempre lì a urlare in tivù. Perfino Cannavacciuolo, dopo le incursioni dei Nas grillini, pare un po’ accigliato. In Parlamento, a cucinare il brodino per Rosato, non starebbero poi male.

Gentilonidi. Renzi, in tivù come nei collegi, finirà forse col puntare su figurine tipo Gentiloni. Personaggi anonimi e tutto sommato rassicuranti, atti a far dimenticare all’elettore che dietro quelle amene carampane da Prima Repubblica c’è lui. Sempre lui. Solo lui: Matteo Renzi. L’uomo che, ormai, riuscirebbe a perdere anche se giocasse da solo a burraco.

Siamo una squadra fortissimi

Dal facebook di fonzarelli, deliri a gogo. Due degli ultimi posts.

Quando abbiamo iniziato a governare l'Italia, il Paese era a un passo dalla bancarotta. In questi anni le cose sono cambiate. E stanno ancora cambiando.
Ci vuole tempo e serietà per rimettere a posto l'Italia.
Per questo in campagna elettorale noi del PD saremo seri e coerenti. Non parteciperemo al torneo di "Chi la spara più grossa".
Vogliamo prendere sul serio i nostri avversari:
- Berlusconi e Salvini propongono reddito di dignità a mille euro per tutti, pensioni minime a mille euro per tutti, flat tax al 20% e no tax area fino a 13 mila euro. Costo totale: circa 157 miliardi di euro. Ripeto: 157 miliardi di euro.
- Di Maio e Grillo propongono il reddito di cittadinanza di 780 euro al mese per 9 milioni di italiani. Costo totale: circa 84 miliardi di euro. Ripeto: 84 miliardi di euro.
Per dare un'idea comparativa: il costo dell'abolizione dell'IMU prima casa è di circa 4 miliardi di euro, quello del bonus 18enni meno di 400 milioni, quello degli 80 euro al ceto medio circa 9 miliardi di euro.
Proporre manovre da 157 o 84 miliardi di euro significa sparare cifre iperboliche prendendo in giro gli italiani. Oppure significa scegliere di riportare l'Italia al tempo dello spread, della crisi, del baratro. O ci stanno prendendo in giro o ci vogliono portare al disastro: preferisco la prima ipotesi, temo che sia la seconda.
Noi saremo seri e affidabili, nei numeri, nelle idee, nei candidati e non permetteremo che si svolga l'ennesima campagna elettorale giocata sulla pelle dei cittadini. Ma proprio per questo è nostro dovere dire subito, oggi, che le proposte dei nostri avversari hanno coperture meno credibili dei soldi del Monopoli. E che siamo davanti al trionfo della demagogia allo stato puro. Spero che i nostri avversari tornino a ragionare di proposte concrete. Lo spero per loro, ma lo spero soprattutto per l'Italia.
Noi andiamo avanti, concreti e coerenti.

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Dunque, si parte davvero. Voteremo il 4 marzo.
Da un lato ci sono le promesse mirabolanti di Berlusconi e Salvini, il tandem dello spread e del populismo. Dall'altro Di Maio e Grillo, che vogliono referendum su euro e vaccini, promettendo assistenzialismo e sussidi.
E poi ci siamo noi. Che in questi anni abbiamo lavorato tanto e sbagliato qualcosa ma che siamo una squadra credibile e affidabile.
In questi anni tutti gli indicatori economici hanno cambiato verso, nessuno escluso. Presentiamo dei risultati, allora: il Paese sta meglio di prima. Ma presentiamo soprattutto idee per andare ancora avanti, perché siamo i primi a non accontentarci.
Vogliamo più futuro, vogliamo più vita, vogliamo più qualità. E pensiamo all'Italia che vuole creare lavoro, non assistenzialismo. L'Italia dei diritti, del sociale, della cultura. L'Italia che non esce dall'Euro, ma porta umanità in Europa. Questi siamo noi. Siamo oggettivamente tutta un'altra storia rispetto al populismo a cinque stelle e all'estremismo di questa destra leghista.
Mancano 65 giorni. Non lasceremo questo Paese a chi vive di rancore e di rabbia. Mettiamoci al lavoro, amici, senza paura.
Perché il 4 marzo sia una bellissima giornata, avanti.

giovedì 28 dicembre 2017

28 dicembre 2017

E finalmente, dopo 7 anni di governi che non si augurerebbero a nessuno, si chiude il sipario. Non infierisco ulteriormente con parolacce e improperi perché la distruzione della nazione è sotto gli occhi di tutti. Chi non vede ciò che è successo o è cieco o è in malafede. Gentiloni dice che l'Italia è ripartita dopo una profonda crisi e, dice che non ha tirato a campare... Un centinaio di fiducie, infatti, non è tirare a campare. Aziende che chiudono, poveri raddoppiati, debito pubblico triplicato, risparmiatori truffati, si, siamo fuori dalla crisi, certo, certo. E che Dio ce la mandi buona il 4 marzo.

mercoledì 27 dicembre 2017

Le SAE

Stanno arrivando alcune casette di legno. Ecco in quali condizioni sono. Qui.

sabato 23 dicembre 2017

Corridoi umanitari

Non bastano i clandestini accolti in ogni anfratto italiano possibile. Non bastano i clandestini criminali a scorrazzare per le vie di ogni città e paesino italiano. Minniti, ha deciso di cominciare ad aprire i corridoi umanitari (sarà perchè forse adesso le coop possono assumere i rifugiati?). L'altro ieri, sono arrivati i primi (???) 162 rifugiati ufficiali... e di rimandare a casa i clandestini e i criminali nordafricani non se ne parla nemmeno... Ma sorridono anche i santi porporati e il vaticano. Si tratta sempre comunque di soldi incassati...

L'Italia accoglie 162 migranti, arrivati in volo dalla Libia. Ad attendere il primo volo umanitario da Tripoli all'aeroporto militare di Pratica di Mare il ministro Minniti: "Giorno storico" di Luca Romano

In Italia i primi 162 migranti dalla Libia, tra cui minori non accompagnati e donne. Un volo dell'Aeronautica Militare è giunto da Tripoli all'aeroporto militare di Pratica di Mare con circa un centinaio di rifugiati. Gli altri arriveranno nelle prossime ore, con un secondo aereo. Le operazioni sono coordinate dal Comando Operativo di Vertice Interforze (Coi). Presente all'arrivo dei migranti allo scalo di Pratica di Mare il ministro dell'Interno Marco Minniti. L'iniziativa è nata da un'operazione congiunta tra il Ministero dell'Interno e la Conferenza Episcopale Italiana (Cei) che, in stretta coordinazione con l'Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite (Unhcr), hanno individuato in Libia dei migranti in condizioni di vulnerabilità e in grado di ottenere la protezione internazionale.

Attraverso anche il coinvolgimento del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, la richiesta di provvedere al trasporto del personale è pervenuta al Ministero della Difesa, che, ricevuta dal capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Claudio Graziano, la piena fattibilità operativa dell'attività, ha dato il suo assenso. "Per la prima volta, abbiamo potuto evacuare rifugiati estremamente vulnerabili dalla Libia direttamente in Italia. Un evento eccezionale e uno sviluppo accolto con grande favore che non sarebbe stato possibile senza il grande impegno delle autorità italiane e il supporto del governo libico. Speriamo davvero che altri paesi possano seguire lo stesso percorso", ha dichiarato Vincent Cochetel, inviato speciale dell'Unhcr per il Mediterraneo centrale.

"Questo è un giorno storico, per la prima volta è stato aperto un corridoio umanitario dalla Libia verso l'Europa". Così il ministro dell'Interno Marco Minniti che ha accolto sulla pista dell'aeroporto di Pratica di Mare il primo gruppo di migranti arrivati dalla Libia. Un altro aereo, si legge sul sito del Viminale, sta per arrivare, con altri 51 migranti, per un totale di 162 persone. "Questo è un inizio continueremo con l'Unhcr secondo il principio di combattere l'illegalità per costruire la legalità", ha detto il ministro sottolineando che la stragrande maggioranza delle persone arrivate sono donne e bambini. "È una prima volta storica perché la Libia non aveva mai firmato la convenzione di Ginevra - ha spiegato il ministro -. Tuttavia, con la collaborazione del governo libico, che vorrei ringraziare, si è potuto aprire questo corridoio umanitario per accogliere donne e bambini che scappano dalla guerra, e che ora in Italia troveranno accoglienza e una mensa dove mangiare". Minniti ha voluto ringraziare anche "chi ha acceso questa nostra iniziativa, ovvero il cardinale Bassetti, presidente Cei, che ha costruito con noi questo percorso. Per noi è solo l'inizio, ha concluso, continueremo a lavorare per i corridoi umanitari". A sua volta il cardinale Gualtiero Bassetti ha detto: "Un'antivigilia del Natale bellissima a favore di creature innocenti. Senza l'impegno di Minniti l'operazione sarebbe stata impossibile".

venerdì 22 dicembre 2017

Auguri!

Nessie ha scritto un bellissimo post. E quel post mi fa stare male. Tutto mi fa stare male ultimamente. Ma daltronde, l'italia sta facendo la "più migliore" risalita della china dopo essere stata sprofondata in una crisi senza precedenti, no? Parola della plurilaureata ministra dell'istruzione e dell'ex premier Fonzarelli e in ultimo, del presidente della repubblica... E mi fermo qui. Probabilmente tornerò a postare o forse ci rileggeremo nel 2018, però, un augurio lo lascio più che volentieri perchè, siete come una seconda famiglia, quindi, intanto, Buon Natale a Voi e ai Vostri cari. Con grande affetto. Io, mangerò pesce, carne, dolci fatti in casa e pandori veri.


Auguri anche da parte di Messer Pipino... momentaneamente occupato...

mercoledì 20 dicembre 2017

Lo schifo PD

Mentre stamattina c'è stato il taglio del nastro dell'azienda di Diego Della Valle ad Arquata del tronto, (con tanto di video in diretta e applausi a scena aperta) il presidente del consiglio con le forbici in mano, ripeteva che le zone terremotate stanno ripartendo. Tempo 3 anni al massimo (finiti gli sconti fiscali per i neo assunti) e l'azienda, chiuderà. Arquata e non solo, si è spopolata...


Non saranno incidenti nelle centrali nucleari, come ironizza il governatore delle Marche, Luca Ceriscioli, ma uccidono ugualmente. Perché feriscono a morte la dignità delle persone già provate da una sequenza sismica devastante, dalle macerie ancora sotto i loro occhi, dalla perdita della casa, degli affetti, dei parenti e degli amici. Perché le Sae, le soluzioni abitative d’emergenza, che cadono a pezzi questo vogliono dire: che lo Stato non è stato in grado di assicurare, nemmeno dopo più di un anno, una sistemazione decente in cui provare a ricostruire l’esistenza. Ed è impossibile farlo a Borgo d’Arquata. Al punto che c’è chi, esasperato da una situazione intollerabile, si dice pronto a riconsegnare le chiavi e ad andarsene. Dopo più di due mesi di malfunzionamenti. «Prima la caldaia, poi mancava la corrente. Le tubature gelavano, la mattina non avevamo l’acqua, hanno dovuto rifare i tubi mettendoci una protezione. E ancora, i boiler sono montati all’esterno, non è la posizione più adatta considerando che la notte il termometro scende fino a otto gradi sotto lo zero. E infine, l’acqua che entrava dal tetto dove hanno messo la carta catramata che però col freddo si stacca». Questo è il drammatico racconto di Luigia D’Annibale, residente nell’area di Borgo d’Arquata raccolto da “Il Resto del Carlino” (articolo completo qui: http://www.ilrestodelcarlino.it/…/casette-terremotati-1.361…). Un lungo elenco di problemi che certifica come «queste casette, fatte senza nessun rispetto per chi doveva andarci a vivere», mostrano tutte le loro pesantissime lacune. «La notte tra domenica e lunedì - prosegue la denuncia - ho sentito un rumore di acqua. Pensavo che fosse pioggia. Mi sono poi resa conto che invece usciva a fiotti dalla cassetta dello scarico. Così ho sistemato come meglio potevo, poi la mattina ho chiamato un idraulico e ho pagato di tasca mia un intervento da 100 euro». Il tutto in soli due mesi. Due mesi da incubo, causati evidentemente da lavori fatti male, che metterebbero a dura prova chiunque. «Se continua così dobbiamo andarcene, siamo costretti. Si cerca di superare ogni cosa, - ammette Luigia - e si prova ad andare avanti, nonostante tutto. Ma adesso, non abbiamo la forza di sopportare anche questo». Perché questo è il problema: precarietà che si somma a precarietà, sofferenza che si somma a sofferenza. Proiettili di inefficienza sparati dalle istituzioni al cuore della dignità dei terremotati. E a proposito di dignità questa mattina a Ussita hanno consegnato le prime 31 casette, nell'area Pieve. Così 31 famiglie, per un totale di 72 persone torneranno in paese. Ma, sempre a Ussita, c’è anche chi sotto la neve e in camper, aspetta ancora la sua Sae. Ma si è unito ugualmente alla piccola festa. Perché «io devo ancora aspettare, ma va bene così, è importante che le persone tornino, io qua già ci sono». L’ennesima dimostrazione di quanto grande sia il cuore di questa «gentaccia». La «gentaccia» più bella che c’è.

venerdì 15 dicembre 2017

L'affaire Boschi


giovedì 14 dicembre 2017

Le belle notizie...

Gentiloni non si dimettera', nel caso in cui, dalle urne, non uscirà nessuna maggioranza, lui tornerà in carica. In un modo o nell'altro, se anche non hanno la maggioranza, questi criminali (della pseudosinistra) torneranno comunque al governo. Allora, che andiamo a votare a fare?

lunedì 11 dicembre 2017

Il secondo Natale


lunedì 4 dicembre 2017

Del rendersi ridicoli...

Dunque, la dottoressa del turno di notte che venne stuprata e denunciò l'accaduto dopo 9 mesi dal fatto, si vede ai domiciliari il proprio stupratore. Il ragazzo che uccise e portò in giro in auto la sua ragazza morta, esce dal carcere e va ai domiciliari col braccialetto elettronico. A due passi dal duomo, succede questo. Gli immigrati fanno letteralmente ciò che vogliono, l'italia prova rancore, la classe media è stata cancellata, così come istruzione, sanità, welfare, conti in banca, ecc, ecc e, sulle prime pagine dei giornali esce la notizia della bandiera... "nazista". Pinotti che chiede la testa di chi l'ha esposta... Il problema in italia, quello che fa danni peggiori è il neonazismo... inesistente.

A proposito di fake news: la bandiera “nazista” nella caserma dei carabinieri di Firenze I media italiani hanno trovato finalmente un altro argomento con cui martellarci i... neuroni per una settimana buona. A Firenze un prode passante ha fotografato, di nascosto, una bandiera “nazi” del “Reich” tedesco attaccata al muro di un alloggio di sevizio di un militare della caserma (in barba ad ogni principio di riservatezza), la stessa che vedete qui in foto.  Apriti cielo: sdegno e sconcerto dal mondo politico, la Magistratura apre un’inchiesta, i giornalisti piantonano la caserma per intercettare il novello Himmler, ma sopratutto, udite udite, il ministro della difesa Pinotti dall’alto della sua laurea in lettere moderne (quindi si suppone che la storia l’abbia studiata) parla di “fatto vergognoso” e minaccia “provvedimenti severi”. Peccato che questa sia la bandiera di guerra dell’impero tedesco, in uso fino alla fine della prima guerra mondiale (1918). Al centro vi è l’aquila prussiana (ancora oggi emblema della repubblica tedesca), mentre in alto a sinistra la croce di ferro sopra la bandiera imperiale tricolore.  Col nazismo, insomma, non ha niente a che fare, ed è molto probabile che sia stata acquistata per motivi di interesse storico o per chissà quale altro, visto che è uno stato dissolto un secolo fa. Eccola la non-notizia preconfenzionata pronta a scatenare indignazione un tanto al chilo e a far gridare al ritorno del fascismo. Eccola in tutta la sua maestosa inesistenza, in perfetto stile Ministero della Verità Orwelliano. E a farne le spese sarà come al solito il povero cristo di turno che perderà il lavoro e la dignità.