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domenica 29 giugno 2025

Camerieri degli Usa

Basta! Il ministro Giorgetti partecipa al G7 in Canada e si dichiara soddisfatto del "Compromesso onorevole" ottenuto. Ora, il compromesso consiste nell'esenzione delle società americane da pressoché ogni forma di tassazione nel resto del mondo!! In pratica una resa a Trump che in questo modo riesce a rasserenare i suoi rapporti con le Big Three, da cui dipende per la sottoscrizione del debito federale Usa. In pratica Trump sta vincendo su tutta la linea. Prima ha ottenuto un colossale aumento delle spese militari europee, peraltro alimentando i sogni "imperiali" della Germania e i desideri di guerra dei baltici, con una conseguente divisione interna all'Europa. Poi ha ribadito che vuole dazi pesanti verso gli europei che dovranno essere ancora più sottomessi. Infine ha ottenuto che le società americane non paghino tasse al di fuori degli Stati Uniti. In sintesi, l'Europa è l'unico posto al mondo dove Trump è riuscito ad affermare la sua dottrina, senza peraltro faticare per nulla. Aggiungo, dagli europei ha ottenuto una piena legittimazione dell'attacco in Iran, qualificato nei termini dell'atto coerente con il diritto internazionale, sta continuando a drenare i risparmi dei fondi sottoscritti dagli europei e stanno moltiplicandosi gli acquisti di gas naturale e armi americane dai vari paesi del Vecchio Continente. Forse qualche simpatico ministro quando ha dichiarato che il nostro futuro è quello di fare i "camerieri" per i ricchi turisti Usa aveva in mente una vera e propria metafora. Direi, davvero, Basta. Un'Europa anche solo normale reagirebbe imponendo una tassazione vera sulle colossali entrate delle piattaforme tecnologiche americane che, peraltro, hanno in Europa il loro principale mercato non sostituibile. Porrebbe dei vincoli al costante prelievo, spesso all'insaputa degli stessi risparmiatori europei, dell'enorme mole dei loro risparmi, trasferita negli Stati Uniti dai grandi fondi. Applicherebbe misure ritorsive verso tutte quelle imprese che delocalizzano negli Usa, magari vincolando anche l'esportazione di quei beni che gli americani non sono più in grado di produrre. Punterebbe, attraverso l'emissione di debito comune, coperto dall'euro, a garantirsi una riduzione della dipendenza dai consumi americani, perseguendo una lotta alle disuguaglianze interne. E poi, comincerebbe a guardare ai veri player dell'economia globale a cominciare dalla Cina, dall'India e dall'America latina, abbandonando la folle retorica del "nazionalismo occidentale". Sarebbe davvero il momento di dire basta.


Alessandro Volpi

lunedì 18 settembre 2023

Anatre e cigni. Dove sta la destra?

Ma sapete di chi è la colpa dello sfacelo apocalittico italiano? La colpa dell’invasione ormai infrenabile dell’immigrazione clandestina, del dilagare incontrastato della violenza sulle strade e anche della deprimente crisi economica sempre più attanagliante? De cigni! Sì, proprio di quei grossi uccelli acquatici di grosse dimensioni dal collo lungo e dal portamento elegante.

…no, aspè! Prima di chiamare la neuro, datemi il tempo di spiegare l’iperbole… Ricordate la favola del brutto anatroccolo? Ecco, questo governo vive proprio quella sindrome. Votato a larga maggioranza proprio perché "diverso", finito nel laghetto dorato dei cigni ne è rimasto così soggiogato da assimilarne la nobile fisionomia, le mosse austere, la candida postura. E così, nel disperato tentativo di farsi accettare da questi animali superbi, altezzosi, fondamentalmente inutili, stupidi (e pure incommestibili), in breve tempo ha subito una profonda metamorfosi. Il risultato della mutazione genetica è una “destra” sottomessa, impacciata, imbranata. Insomma, una destra che ha paura di fare la destra. Una destra che teme il pensiero unico, il politicamente corretto, attratta dai salotti buoni, dai circoli vip dei benpensanti… gli stessi che fino a ieri li schifavano. Ed ecco così la premier volteggiare leggiadra tra giravolte internazionali di selfie e passarelle mondane, Crosetto cantare bellaciao e crocifiggere Vannacci per soddisfare le inorridite anime belle, Picchetto Frattin piangere con gli eco teppisti, Piantedosi temere la propria ombra… Eppure il voto degli italiani e, in ultimo il caso Vannacci, hanno dimostrato che sto pensiero unico buonista NON ESISTE! O almeno esiste solo nelle teste cuneiformi dei cigni. La maggioranza dei cittadini, al contrario, ne ha le scatole piene di garantismo a senso unico, di finta accoglienza, di inclusioni sconsiderate, di masochistiche resilienze, di comiche ecoansie e stupidaggini varie!

I cittadini vogliono pragmatismo, buon senso, sana repressione quando serve, certezza della pena, flussi regolari gestiti dallo stato e non dai trafficanti di esseri umani, vite serene senza più emergenze e, per dirla tutta, anche un mondo che torni ad essere multipolare e non unipolare nella visione di un assurdo suprematismo occidentale che vorrebbe imporre un globale trans umanesimo senza più valori, differenze, radici e tradizioni. Ora che la situazione dell’ordine pubblico non è più esplosiva ma è esplosa, ora che non si frigna più che "il nostro paese non può rimanere solo" perché ci si è resi conto che lo è sempre stato e tale rimarrà, si corre ai ripari. Nelle periferie degradate inizia a intravedersi qualche blitz della polizia e, messo in soffitta il blocco navale e la lotta ai trafficanti nel globo terraqueo, si punta sui più fattibili Centri di Permanenza per evitare che orde di clandestini disperati scorrazzino per le vie finendo, inevitabilmente, nell’illegalità o nella schiavitù. Ovviamente non sarà facile. I cigni allungheranno il lungo collo e sbatteranno violentemente le ali. Scenderanno in campo costituzionalisti in punta di coltello, legulei, azzeccagarbugli e cavalocchi assatanati. Si schiererà contro lo Stato nello Stato che è la magistratura. L’europa sbraiterà, la stessa europa che alza muri e finanzia prigioni. E non ultimo scenderà in campo il capo dell’opposizione (no, non mi sto riferendo alla Schlein, povera donna, ma al presidente della repubblica). Ma mai come stavolta bisogna resistere al canto del cigno. E nel farlo occorre tornare alle origini, riscoprirsi fieramente Anatre, robuste nuotatrici e abili tuffatrici. E migrare via da quel finto lago dorato dei cigni che in realtà è uno stagno putrido nel quale stiamo sempre più affondando... 


Salvino Paternò 

lunedì 20 marzo 2023

Del quando siamo stupidi

Il generale Bertolini: “Ci stiamo facendo male da soli: così sabotiamo la pace, addio sovranità”. GIÀ COMANDANTE DEL COMANDO OPERATIVO INTERFORZE - “Le scelte dell’esecutivo alimentano l’incendio con altra benzina, come i missili”


“Ci stiamo facendo del male da soli, da più di un anno, intromettendoci in una guerra che non è nostra”. Il generale Marco Bertolini, ha appreso dal Fatto Quotidiano la notizia dell’addestramento presso la sede di Sabaudia (Latina) del Comando artiglieria contraerei dell’Esercito italiano, di un gruppo di militari ucraini all’utilizzo del sistema missilistico terra-aria Samp-T. Già a capo del Comando operativo di vertice interforze e della Brigata Folgore, Bertolini è convinto che i rischi di tale comportamento siano “molteplici” e che schierarsi in maniera così netta non faccia altro che ostacolare qualsiasi tipo di trattativa di pace.


Generale, dopo la fornitura delle armi anche l’addestramento dei soldati ucraini su suolo italiano. Come legge questa strategia da parte del nostro governo?


Ci stiamo facendo ancora una volta del male da soli, intromettendoci in un conflitto che non è nostro. Stiamo prendendo sempre più le parti di uno dei due belligeranti, riducendo lo spazio per una trattativa di pace. Le prove di dialogo hanno già subito un duro colpo con l’incriminazione di Vladimir Putin, da parte della corte penale internazionale dell’Aja. Da parte nostra, alimentando l’incendio con altra benzina, le armi, non facciamo niente per circoscriverlo. Anzi. Era chiaro che dopo aver ceduto sistemi Samp-T all’Ucraina avremmo anche dovuto provvedere all’addestramento degli interessati, ma ciò non toglie che stiamo procedendo su una strada che renderà difficile, se non impossibile, riprendere le fila di una trattativa o recitare ruoli nella partita di pace.


Quali sono i rischi per il nostro Paese?


Il rischio è duplice. Innanzitutto continuiamo a gettare benzina sul fuoco fornendo armi ed energie a un altro Stato impegnato in guerra che rischia di diventare una never ending war, come l’Afghanistan, mentre dall’altro sottraiamo risorse preziose alla nostra difesa, un comparto già colpevolmente trascurato per decenni da un finto pacifismo che ora sembra essersi trasformato in un ultra-bellicismo trasversale a tutti i partiti. Poi c’è la progressiva erosione della nostra sovranità. Le armi e gli eserciti, infatti, sono prima ancora che strumenti di difesa presidi di indipendenza. Questa non può non soffrire se le nostre esigenze di difesa vengono subordinate a quelle di altri Paesi, non appartenenti alle nostre alleanze e impegnati per classiche rivendicazioni territoriali, come quelle di tutte le guerre, estranee agli interessi nazionali.


Il sostegno all’Ucraina viene letto come la necessità di aiutare Kiev a resistere ad una guerra di aggressione da parte della Russia, ai danni di uno Stato sovrano.


Ma quante guerre di aggressione ci sono state in questo “pacifico” dopoguerra? E quante ce ne sono tuttora nel mondo? Non mi sembra che siamo intervenuti in tutte le guerre a difesa degli aggrediti, o sbaglio? È la grande ipocrisia di questo conflitto del quale ci siamo accorti solo all’ultimo momento, mentre il fuoco ha covato sotto la cenere per almeno otto anni, dal 2014, nella nostra indifferenza. E qui si torna al problema della sovranità: stiamo sottraendo risorse, nemmeno il “virtuoso occidente.” L’abbiamo già visto con la Libia dove per “disciplina di alleanza” abbiamo lasciato che venisse distrutto un paese col quale avevamo ottimi rapporti, ricevendone in cambio quell’immigrazione clandestina che addirittura si è trasformata in un ulteriore e paradossale terreno di scontro tra le nostre forze politiche. Mentre amici ed alleati ci lasciano bollire nel nostro brodo.


Da telegram di Giorgio Bianchi

venerdì 10 giugno 2022

Caduta libera con applauso

L’altro giorno la sig.ra Lagarde ha annunciato un ritocco al rialzo dei tassi della BCE, a suo dire per fronteggiare l’inflazione; oggi il panico si è impossessato delle borse europee, lo spread è ai massimi dal 2014, e i titoli bancari sono in profondo rosso. Ora, il punto è: persino la sig.ra Lagarde, nonostante abbia fatto carriera a colpi di performance come quelle epistolari a Sarkozy (“usami come ritieni più opportuno”), persino lei, dicevo, non può ignorare che un’inflazione esogena, cioè dovuta non al surriscaldamento dell’economia (crescita incontrollata dei salari, ecc.), ma ad un incremento dei costi di approvvigionamento delle materie prime, NON può essere tenuta sotto controllo alzando il tasso di interesse a cui le banche ottengono (e forniscono) capitali. Si tratta di un caso fotocopia della studiatissima crisi petrolifera degli anni ’70, solo che allora si trattava in qualche modo di una sorpresa, mentre adesso stiamo adottando le stesse politiche insensate che sono diventate un caso di scuola. Dopo la batosta subprime e la batosta Covid (entrambi i danni, è bene sottolinearlo, creati da specifiche attività di politica economica: non è il Covid ad aver dichiarato il lockdown, ma i governi occidentali), dopo questi due massacri economici e sociali, l’economia stava appena faticosamente recuperando parte del terreno perso. Ma ecco che con perfetta scelta di tempo i vertici del potere economico europeo, dopo due ganci alle costole sferrano un diretto in piena faccia all’economia che sarebbero chiamati a tutelare, spezzando i legami che ci permettevano di avere energia (Russia) e manifattura (Cina) a prezzi bassi. (Sì, certo, chi potrebbe negare che era assolutamente necessario reagire proprio così; noi mai e poi mai come europei e occidentali potremmo tollerare un’ingiustizia su questo pianeta, non ci sono precedenti: “Orsù prodi raddrizzatori di torti, gettiamo il cuore oltre l’ostacolo e, costi quel che costi, facciamo la cosa giusta!!”).


Naturalmente un allentamento della dipendenza da Russia e Cina poteva avere perfettamente il suo senso come intervento strategico, di graduale sostituzione delle dipendenze, ma qui non c’è niente del genere: tutta la trascurabile differenza tra lanciarsi con un paracadute o senza. Da ultimo, mentre l’economia europea barcolla (e quella italiana più di tutti), la presidentessa della BCE interviene con un grazioso sgambetto, alzando i tassi e dichiarando finita la stagione del “credito facile”.  (E stendiamo un pietoso velo sugli interventi di greenwashing, che invece di trattare seriamente alcunché sul piano ambientale, pianificano lo smantellamento dell’industria automobilistica europea.) Ora, l’unica cosa che deve essere chiara a tutti è che parlare qui di “errori” o di “valutazioni soggettive” è completamente privo di senso. Questi sanno perfettamente cosa stanno facendo, sanno quali saranno le conseguenze, e per qualche motivo queste conseguenze, per quanto spaventose per il 90% della popolazione, gli stanno perfettamente bene. Se escludiamo come motivazione il sadismo (che però, dopo aver visto all’opera il ministro Speranza, rivaluterei come possibile movente politico), la questione diventa: “A chi giova?” Non è una risposta facile da dare, perché i perdenti in questo scenario sono assai più facili da trovare dei vincenti. E tuttavia azzarderei due linee di risposta.


In primo luogo, questa situazione giova sul piano geopolitico agli Stati Uniti d’America, che in capo ad un decennio si ritrovano un’Europa che da competitore temibile si riduce a cane da compagnia: fornitore di beni industriali intermedi e mercato di sbocco (per le minoranze ancora capaci di comprare), ma totalmente impossibilitata a svolgere più qualunque ruolo autonomo. E in seconda istanza, questa situazione giova sul piano dello schietto potere economico ai grandi detentori di liquidità privata, fondi di investimento e speculativi, che ridurranno sì momentaneamente gli interessi erogati ai propri clienti (sfiga, pagheranno quelli che contano sulla pensione privata), ma che nel medio periodo si approprieranno ulteriormente e massivamente di asset reali, di attività, capannoni, ditte, terreni, immobili, miniere, tutte cose che in questa fase storica consentiranno al capitale liquido (per essenza virtuale, meramente potenziale, di principio fittizio) di scendere in terra e diventare titolo di proprietà inscalfibile. E per metterci il fiocco, se consideriamo che gli hub della finanza mondiale gravitano intorno al mondo anglosassone (New York e Londra), e che lo stesso vale per i maggiori gruppi finanziari (Blackrock, Vanguard, ecc.), possiamo apprezzare come tutto si tenga in modo finanche elegante. E grazie ai servigi di una stampa a libro paga tutto ciò difficilmente arriverà alle coscienze della maggioranza, che continuerà a lodare il polso fermo nella gestione della pandemia e il governo dei competenti e la saggia tecnocrazia europea (“meno male che c’è Draghi, pensa che sarebbe successo se non ci fosse lui a difenderci.”) 


Andrea Zhok

sabato 21 maggio 2022

I risultati di America e nato

 - Rublo ai massimi

- Battaglione Azov azzerato

- Sfondamento linea Ucraina nel Donbass

- Wall Street che ha perso il 25% in 3 mesi

- Economie UE e Usa in grave difficoltà 

- Profughi Ucraini che scappano in ogni dove

- decine di migliaia di morti


Per  ottenere questi eccellenti risultati abbiamo armato un Paese guidato da uno che suona il pianoforte col cazzo. Ora pensate che le condizioni che vorrà imporre la Russia per la pace saranno inferiori a quelle che avrebbe accettato prima della guerra? Siamo guidati da una banda di inetti. Era chiaro nella gestione della pandemia ma con la guerra la cosa è diventata talmente evidente che discuterne sarebbe solo una perdita di tempo. Comprendo chi sostiene la narrazione mainstream per ideologia, interesse o molto banalmente perché non riesce ad accettare che la realtà sia diametralmente opposta a quanto creduto fino ad ora. Li comprendo ma non li giustifico. Non giustifico NESSUNO che volontariamente o involontariamente non difende il mio Paese perché è chiaro a tutti che il Governo sta difendendo interessi che non sono quelli degli Italiani.


Alex Giusti

giovedì 19 maggio 2022

Quarantasette e quarantotto…

Draghi dichiara: "Il Governo ha sempre agito in coerenza con le indicazioni del Parlamento". Nella forma è ineccepibile, poiché questo Parlamento connivente ha votato per 47 volte (morto che parla, cioè esso stesso) una fiducia aprioristica e codarda al Governo. E dove la forma combacia con la sostanza, cadono gli ostacoli a quel dominio del totalitarismo sullo stato di diritto. Del resto se il seme dell'idea di un Regime può essere sotterrato in solitudine, affinché esso si sviluppi necessita della complicità di altri protagonisti: politica, giornalismo, parte della società. Draghi dunque, abile mentitore seriale, dice il vero nel ricordare che il Parlamento legittima il suo operato. Quarantasette fiducie ne sono prova sufficiente (annunciata la numero 48 mentre scrivo). È ciò che si dice "avere le spalle coperte". Il rapporto fra Parlamento e Presidente del consiglio è un matrimonio di interessi che si alimenta di energia generata dal suo stesso esistere. In tante occasioni abbiamo sentito l'espressione "scollamento fra politica e Paese". Ciò che mi preme sottolineare è la volontà di ambo le parti di non porre rimedio a questa voragine creatasi fra i due giocatori.


Mario Draghi è una moda momentanea, come lo furono le scarpe Hogan quando andavo a scuola. I partiti non ripongono in lui una sincera passione (escluso Calenda che ha in casa un altare in suo onore, su cui sacrifica selvaggina), piuttosto sopportano i sogni di gloria e la brama di potere di questo anziano mercante di menzogne pur di poter finire di pagare il mutuo della casa in Sardegna, acquistare il Mercedes dei sogni e garantirsi a vita di essere su una barca diversa rispetto a quelle su cui naviga l'elettore medio, arresosi alla fatalità inoppugnabile della vita. È l'eterna lotta fra caste, dove Covid e guerra fungono soltanto da cornice per una storia sempre uguale a se stessa: chi può arraffa il maggior quantitativo di privilegi e, se avanza tempo, si dedica a questioni morali, senza mai dimenticarsi di mostrare solo tali questioni sui social, sperando che la pesca sia talmente fruttuosa da nascondere il gioco di prestigio.


Giovy Novaro 

domenica 20 marzo 2022

In guerra…

A proposito della nostra vantata democrazia, sapete chi attualmente ascolta la volontà della maggioranza degli italiani sul conflitto in Ucraina? Una ceppa di nessuno! Governo e parlamento, fregandosene altamente della nostra opinione, hanno di fatto già deciso di spedirci al fronte con elmetto e mascherina, proiettandoci brutalmente in un futuro prossimo di lacrime, sangue e miseria… la nostra, non certo la loro. Eh sì, perché nonostante il collaudato lavaggio mediatico del cervello, i primi sondaggi, timidamente effettuati e carbonarescamente diffusi, rivelano che la maggioranza dei cittadini, seppur giustamente ostile all’invasione russa e favorevole alle sanzioni economiche, è NETTAMENTE CONTRARIA all’invio delle armi e a qualsiasi intervento della Nato. Cari signori del mainstream, pigliatevela in saccoccia! Questa notizia da un lato rinfranca il mio cuoricino, rivelando l’inefficacia dell’assiduo impegno giornalistico (teso non ad informare lo spettatore ma a convincerlo che lo sta informando), dall’altro, la consapevolezza che non c’è una forza politica degna di tale nome in grado di rappresentarci, mi getta nello sconforto.


E dire che le stanno provando tutte per convincerci a marciare nella guerra di tutte le guerre, nell’epilogo planetario che finalmente porrà fine alla contrapposizione tra le diverse visioni della vita e del mondo, che sparerà cannonate di democrazia e alla fine sancirà, con una sofferta ma radiante vittoria, l’egemonia della nostra etica, indiscutibilmente migliore, indubbiamente superiore. Quel conflitto che figurativamente contrappone un folle e bestiale judoka ad un eroico comico sui tacchi a spillo che suona il pianoforte con il pisello. Dei biechi oligarchi russi a dei magnati filantropi occidentali del peso di Soros o Bill Gates. Dei circoli di potere autarchici al circolo della bocciofila del Gruppo Bilderberg. Come non schierarsi con i giusti, con gli illuminati? Eppure il popolaccio stranamente resiste… Com’è mai possibile? Erano certi che gli anni della pandemia avessero finalmente debellato il pensiero critico, ridotto il livello di attenzione e atrofizzato il cervello. Pensavano che, dopo averci resi incapaci di articolare pensieri complessi, ci avrebbero convinto con formule elementari del tipo: “non si può essere equidistantinon è il momento di pensare alle cause del conflitto mentre muoiono tanti innocenti”. E, invece, i sudditi hanno dimostrato che l’inevitabile equidistanza tra chi subisce un violento attacco e chi lo sferra non implica automaticamente l’equidistanza con chi quel conflitto l’ha provocato, sfruttato e cinicamente gestito.


I sudditi hanno anche compreso che non voler analizzare le cause del conflitto significa non avere la minima intenzione di farlo cessare, perché nessun problema si risolve se non si risale alla sua origine. Inoltre, la conoscenza delle cause ti fa anche vedere chiaramente chi oggi punta veramente ad una risoluzione pacifica e chi, invece, ha tutto l'interesse ad una cataclismatica escalation. Ti fa comprendere che i primi a non aver alcun rispetto delle vittime sono proprio coloro che, nel momento in cui si tentano i primi timidi passi verso un compromesso di pace, alzano i toni e ingiuriano sguaiatamente. E, infine, ti fa chiedere: quante vite si sarebbero salvate se l’Europa, invece di farsi coinvolgere allineandosi ai guerrafondai, fosse riuscita, con un’opera di mediazione, ad indurre le parti a più miti consigli ottenendo un cessate il fuoco? La risposta delle masse ai sondaggi ci dona un po’ di speranza e dimostra quanto sia stato inefficace averle indotte a formarsi opinioni preconfezionate sulla scia della logica dello spettacolo. Quella logica che mette in scena il fantasmagorico circo di illusionisti dove se i morti non sono sufficienti, se ne inventano di altri; dove si mostrano eccidi commessi da un esercito, facendoli passare per crimini di guerra ad opera dell’altro esercito; dove si fa credere che si sia bombardata una centrale nucleare come se poi si fosse in grado di dirigere telepaticamente la nube radioattiva solo in una direzione. That's All Folks!


Non sono servite neanche le piroette acrobatiche di alcuni saltimbanchi del pensiero unico che, tentando di contrapporre il pacifismo di sinistra a quello di destra, hanno cercato di azionare la leva ideologica. E, allora, dato che i sondaggi dimostrano che la logica ancora alberga nei cervello dei più, dobbiamo fare di tutto per opporci con tutte le forze a chi vuole trascinarci verso la catastrofe. Mai come ora è necessario resistere al pressing di regime e urlare il nostro NO! Combattere per il diritto di essere contro. Non lasciamoci irretire da questi scemi di guerra… in tempo di pace


Salvino Paternò

Contro gli italiani

Il nuovo affronto del Governo agli italiani: via libera spesa record per le armi, briciole alla sanità. Un paese che sia governato da persone che pensano di guidarlo dovrebbe avere il tema della previsione al centro dell’iniziativa politica. Una situazione come quella odierna, con una guerra che può in breve tempo diventare mondiale, una situazione dopo una pandemia e l’uso politico di questa pandemia, necessiterebbe un governo che pensasse a prevedere quello che può accadere per i destini della nostra nazione. Ho l’impressione che il c.d. governo dei migliori, il governo Draghi, non abbia assolutamente definito ciò che vuole fare, non c’è previsione. Basti pensare alla vicenda dei carburanti e l’aumento speculativo. Gli aumenti sono stati soltanto frutto della speculazione. Gli aumenti falcidiano il settore dell’autotrasporto italiano e arrivano a colpire tutta la popolazione. Il Ministro Cingolani ha parlato di una truffa senza precedenti. Si è parlato di truffa colossale ma cosa fa il governo del Paese? Non lo aveva previsto? Stanziate cifre irrisorie e con un effetto temporale assolutamente privo di previsione. Non si prevede cosa può accadere nel mondo del lavoro, solo in Lombardia 370 aziende hanno chiuso i battenti e quante sono le micro-imprese, le imprese che non hanno retto alla pandemia e sono oggi di fatto chiuse.


Quanti sono i lavoratori che sono in pericolo come posto di lavoro? Sono decine di migliaia, la previsione non c’è. Non c’è previsione neanche rispetto al tema energetico e dal punto di vista dei flussi migratori. Questi poveri profughi ucraini quanti saranno? Si parla di 700 mila o anche un 1 milione. Questo vuol dire adottare misure per i trasporti, per l’istruzione e l’abitazione.


Quanto costa al nostro paese? Viene fatta una previsione? L’Europa è totalmente assente. Se pensiamo che il tema sanitario, quello su cui il governo doveva investire, prevede un aumento delle spese che arrivano dal PNRR di 19 miliardi in 6 anni ma e paragonata alla rapidità con cui si sono decisi gli aumenti delle spese militari di ben 13 miliardi l’anno per il nostro Paese, è evidente l’idea di un governo che sta dentro il pensiero unico ma che rispetto agli interessi del popolo italiano non prevede nulla. Forse perché questo governo è stato messo appositamente non per prevedere ma per liquidare il nostro Paese. 


Marco Rizzo

lunedì 7 marzo 2022

Il credito sociale

Era prevedibile: il governo Draghi-Speranza approfitta della guerra russo-ucraina per far dimenticare il dibattito sulle restrizioni delle libertà ancora in corso, prolungarle indefinitamente e aggiungerne di nuove, consolidando sempre più la svolta autoritaria. Il Dpcm del 2 marzo - l'ennesimo della serie - è stato fatto passare nel silenzio più totale, ma introduce misure inquietanti che giustificano il timore di un'emergenza infinita dissimulata sotto un presunto ritorno alla normalità. La validità del green pass dopo "il richiamo" (che può essere la terza dose o anche quante successive, la dizione è intenzionalmente ambigua) viene prolungata a 450 giorni rinnovabili per altri 450. Ciò vuol dire che l'esecutivo non ha nessuna intenzione di eliminarlo (come del resto apertamente dichiarato da Speranza, Sileri o Ricciardi), e vuole invece tenerlo in vita come una spada di Damocle eternamente sospesa sulle teste dei cittadini, un lucchetto alla porta delle loro celle da far scattare ogni volta che lo riterrà opportuno per ricattarli su qualsiasi tema. Intanto, coerentemente, il Dpcm stabilisce anche che le apparecchiature per la lettura del pass sui luoghi di lavoro vengono ulteriormente perfezionate in modo da "leggere" istantaneamente tutta la situazione vaccinale (e domani fiscale, giudiziaria, bancaria, o altro) dei dipendenti, coordinandosi organicamente con le banche dati delle agenzie governative. Zitto zitto, dissimulato sotto abbondante fumo gettato nei nostri occhi, il sistema dei crediti sociali alla cinese fa un altro passo avanti in Italia. Nella distrazione e nel silenzio di quelli che dovrebbero difendere i diritti costituzionali, e si illudono che con la fine dello stato di emergenza (mentre ne è stato proclamato un altro se possibile ancora più assurdo e unico al mondo) tutte le restrizioni cadranno come negli altri paesi. Invece qui non si elimina proprio niente, ma si predispone il regime della sorveglianza perenne e capillare. Dov'è il blocco politico, culturale, sociale pronto a dare battaglia per la restaurazione della Costituzione?


Eugenio Capozzi

giovedì 3 marzo 2022

Sull’accoglienza dei profughi ucraini

 Di F. Francesconi


È ufficiale: l'Italia ospiterà 800 mila profughi ucraini. Il gesto in sé potrebbe anche essere nobile, ma c'è un "ma". Ammesso che questa guerra stia causando così tanta distruzione da far scappare così tante persone (non mi sembra, vista la strategia militare dei russi di circondare a tenaglia le città ucraine senza bombardare le infrastrutture civili), ma facciamo finta di sì. La domanda da farsi è: chi li ospiterà? Chi garantirà loro i mezzi quotidiani di sussistenza? Per coerenza dovrebbero mantenerli tutti i pacifisti che in queste ore urlano a squarciagola contro i russi e che scendono in piazza per manifestare per la pace. Macché. A manterli, come al solito, sarà lo Stato italiano, cioè tutti noi contribuenti. Verranno sistemati nelle case popolari. Quando lo Stato vuole riesce a trovare i mezzi per dare una casa e un pasto caldo a 800 mila stranieri, più tutti quelli che quasi ogni giorno sbarcano dall'Africa. Quindi è una questione di volontà. Invece, per lo Stato i milioni di disoccupati, i terremotati che vivono ancora nei container, i non inoculati che sono stati sospesi da lavoro possono anche crepare. Mi vergogno profondamente di questa politica buonista dei due pesi e delle due misure in cui lo Stato italiano appare buono e solidale con persone, certamente bisognose, che vivono centinaia di km di distanza, ma indifferente e persino spietato con i propri connazionali. E mi vergogno dei tanti cittadini italiani che si mostrano solidali con un profugo ucraino, ma se vengono a sapere che un parente, amico o vicino si casa è stato sospeso da lavoro non solo non lo aiutano, ma godono nel vederlo trattato dallo Stato come un topo di fogna. Tra l'altro, pare che una buona parte degli ucraini non abbiano ancora ricevuto in corpo il sacro siero, ma per il covidiota medio nel loro caso si può chiudere un occhio, anzi due. La guerra in Ucraina per questi schizofrenici è un'ottima occasione per lavarsi la coscienza sporca o almeno, così sperano.

Obbligo coercitivo vaccinale

 In Senato Sì definitivo all'obbligo vaccinale con ennesima fiducia a un DL COVID-19. 


Con 193 voti favorevoli e 35 contrari rinnovata la fiducia a Governo e approvazione definitiva ddl conversione con modificazioni d-l n. 1/2022 su contrasto Covid19 in luoghi di lavoro e scuole.



La Lega, ha votato la fiducia. Fdi si è astenuta.

mercoledì 31 marzo 2021

I primi TSO

Ritengo che l’obbligo vaccinale per gli operatori di interesse sanitario che svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, pubbliche e private, nelle farmacie, parafarmacie e negli studi professionali sia giusto e necessario in un momento così decisivo per la campagna vaccinale e la lotta alla pandemia. Come chiarito nel decreto approvato dal Governo “la vaccinazione costituisce requisito essenziale all’esercizio della professione”. Si tratta della giusta soluzione normativa per sciogliere i nodi emersi nelle scorse settimane sulla questione. Il vaccino è il vero strumento efficace e sicuro per sconfiggere il virus e bisogna fidarsi della scienza per proteggere le persone a rischio. È chiaro che l’esempio di chi svolge professioni sanitarie sia necessario alla causa, oltre che obbligatorio per preservare da qualsiasi rischio i cittadini con i quali si viene a contatto. L’obiettivo del Governo rimane quello di vaccinare il maggior numero di persone in breve tempo per rendere immune l’intera popolazione e ritornare, finalmente, alla normalità.


Federico D’Inca’


Uno dei commenti in risposta: “Non sono sperimentali sti “vaccini"? Non è vietato obbligare qualcuno ad una terapia sperimentale? Non c'è il codice di Norimberga che definisce questo aspetto? Non c'è la convenzione di Oviedo sul consenso informato, che quindi posso rifiutare? Ma siete davvero convinti di quello che fate o non vedete l'ora di essere accusati di crimini contro l'umanità?”

martedì 2 marzo 2021

Draghi

Dopo 30 giorni di ban su Facebook, Giuseppe Masala, torna a scrivere e scrive così:


Draghi e il Salto Quantico che non c'è. 


Chi mi conosce sa bene che considero Mario Draghi l'incarnazione di quel grumo di potere che ha devastato l'Italia. Dunque non vedo certamente di buon occhio il suo approdo a Palazzo Chigi. Pur riconoscendo che la spinta propulsiva del governo Conte si era esaurita con una serie di misure cervellotiche e inutili per rilanciare il paese: pensiamo alla follia del "bonus monopattini" o alla follia del "cashless" per le signore borghesi quando c'è la fila alle mense del volontariato. Ma non voglio rivangare il passato remoto e meno remoto di Draghi. Basta discutere della crociere sul Britannia, basta discutere dello smantellamento dell'industria pubblica italiana, basta discutere del fallimento (di fatto) di Mps, basta parlare del golpe subito dalla Grecia a causa dei diktat proveniente dalla Bce di Mario Draghi. Basta anche parlare della letterera minatoria scritta dal Presidente della Bce uscente (Trichet) e di quello entrante (Draghi) all'allora governo Berlusconi. Basta tutto, concentriamoci sul futuro. Due scelte in particolar modo mi hanno colpito del governo Draghi: la scelta di Daniele Franco a Ministro dell'Economia e la scelta di Vittorio Colao a ministro dell'innovazione digitale (non ricordo bene la dicitura del ministero, ma tant'è, ci siamo capiti).  


Partiamo da Franco, già direttore della Banca d'Italia. Non lo conoscevo, ovviamente. Mi ha colpito però quanto ha detto in un simposio il 5 Novembre del 2020 alla Banca d'Italia. Secondo il Franco bisogna rimettersi di buona lena e riformare un cuscinetto di avanzo primario (almeno pari all'1,5% del Pil, dice lui) così da rimettere in carreggiata le finanze pubbliche. Lasciamo perdere il fatto che una operazione del genere significa ridurre gli investimenti pubblici demolendo (again and again) il Pil e riducendo lo Stato ad una carcassa di vecchiume. Ciò che colpisce e che a distanza di trenta anni, ci sia ancora qualcuno che crede alle idee di Carlo Azeglio Ciampi. E si, perchè Franco non ha prodotto nessun pensiero, si è limitato a riproporre ciò che Ciampi (e i suoi amici-consulenti Modigliani, Padoa ecc.) diceva agli inizi degli anni '90. Un'idea quella di Ciampi che si è dimostrata completamente sbagliata. Sbagliata perchè astorica, priva di visione storica. Semplicemente il presupposto fondamentale di questa idea (che un'economista lo sappia o meno) è che nei prossimi decenni non avvenga nulla: la Storia come un mare placido nel quale navigare. Peccato che la Storia ci insegni un'inica cosa: le cose, le tempeste, avvengono e avvengono quando meno te lo aspetti. Io appartengo ad una generazione chiamata a sacrificarsi (da Ciampi) nel nome dell'avanzo primario. Legge Treu, Legge Biagi, riforma delle pensioni Dini e chi più ne ha ne metta. Tutto andava sacrificato nel nome dell'Avanzo Primario e del cosiddetto risanamento del debito pubblico a colpi di avanzo primario. Poi è venuta la crisi del 2008. Una crisi che in sei mesi, in un grande falò, s'è mangiata 13 anni di sacrifici della mia generazione. Siamo tornati allegramente al 130% di rapporto debito/pil. Non è bastato, è ripresa la stessa retorica dell'avanzo primario: altri sacrifici. Questa volta condita da nomi astrusi quali output gap, six path, fiscal compact. Ma al di là della fantasia sadica - di quegli economistelli  da quattro soldi che hanno partorito questa robaccia - poco è cambiato: occorreva rifare sacrifici a colpi di avanzo primario per risanare le finanze pubbliche. Fatto. E' servito a qualcosa? A niente, è venuta un'altra crisi, questa volta biologico-pandemica (o così ce l'hanno descritta) e siamo arrivati al 160% di rapporto debito/pil. Ora riattaccano un'altra volta. Ventriloqui e burattini di economisti morti (cito Lord Keynes) credono che bisogna riproporre la ricetta del trio Ciampi-Modigliani-Padoa. Sarebbe l'ennesimo buco nell'acqua. E si, anche senza fare lo Spengler dei poveri è facile intuire che quando finirà questa crisi (che comunque ci riserverà ancora amare sorprese) a distanza di un decennio, o quindicennio, ce ne sarà un'altra, forse militare, forse ancora pandemica o chissà cos'altro. E' l'unica cosa che ci insegnano i libri di Storia qualcosa accade sempre. E i futuri sacrifici che il Dottor Franco vorrebbe imporci saranno comunque vani. Anzi, dannosi, perchè ci presenteremo alla prossima sempre più deboli ed esangui, con nuove generazioni sempre più impoverite dal punto di vista educativo e incapaci ad affrontare. Davvero basta. 


L'altro elemento fondante, dicevo, è la nomina di Vittorio Colao al ministero che dovrebbe rinnovare, rifondare, il tessuto economico nazionale. Ma per forza un economista bisognava chiamare? Ma ancora con l'idea che tutto debba essere ridotto al mero economicismo dobbiamo andare avanti? Colao l'abbiamo visto con il suo sciagurato "piano" di qualche mese fa: idee vecchie, idee legate ad un mondo che probabilmente esso stesso non reggerà alle nuove ondate della rivoluzione tecnologica. Un uomo che per formazione non potrà che essere legato ad un'architettura internet di tipo server-client (viene dalla Vodafone, vedi tu)....ma quell'architettura è in via di superamento. C'è un enorme battaglia in corso (a colpi di invenzioni tecnologiche) per superare quell'architettura. Dubito che Colao la veda (e non se ne dà infatti conto nel suo "piano").  Ecco, per esempio, in parlamento abbiamo Rubbia, qualcuno gli ha chiesto una mano? Porto l'esempio della Sardegna, negli anni 80 Rubbia fondò il CRS4 dove si studiano progetti sull'informatica: ecco, cose come Tiscali, o come Italia-online (poi passata a Telecom Italia) e molte altre non vennero dalla Luna. Ecco qualcuno gli ha chiesto se ha qualche "ideuzza"? No, perchè, anche se anziano quello che gli passa in testa in mezz'ora a Colao non gli passa in tre vite (senza offesa). Insomma, perchè un economista a fare cose che o non capisce o capisce male solo perchè faceva il contabile alla Vodafone? Partorirà solo progetti vecchi ora, e vetusti a implementazione. Per esempio, parlano di un cloud della Pubblica Amministrazione. Ma perchè un Cloud? E non sarebbe meglio fare un'Edge per esempio? Perchè non approfittarsi di risorse economiche spendibili per fare un salto quantico proponendo qualcosa per primi al mondo e facendone un successo mondiale anzichè fare qualcosa che avremo tra qualche anno che i nostri concorrenti hanno già ora? Significa candidarsi ad arrancare in eterno. Significa buttar via i soldi. Ecco, questo è il rischio mettendo economisti da tutte le parti anche quando non servano. Un Giuseppe Attardi (per dirne uno) sarebbe meglio, che dite? Ma con quei soldi ti porti anche quel matto di Nik Szabo  come consulente per ripensare la Pubblica Amministrazione....parlano di competenze e poi si continua con la vecchia visione economicista, che è anche conformista, oltre che vetusta. Da lì non si esce. Anche questo è condannarsi. Ecco, il governo Draghi nasce già vecchio e inutile. Meglio nessun governo, se devo trangugiarmi la solita sbobba, sia in ambito economico che in ambito di innovazione tecnologica.

sabato 13 febbraio 2021

Il super governo

E la montagna del «governo dei presidenti» partorì un misero “Cencelli”. Doveva rappresentare un’Arcadia questa immaginata da Sergio Mattarella e Mario Draghi, è uscito niente più che un’arca di Noè costruita per portare in salvo non i «migliori» ma molti dei relitti della stagione giallo-fucsia. Il premier incaricato Draghi poteva e doveva fare di meglio nella composizione del suo nuovo governo, imposto d’imperio dal capo dello Stato come alternativa – senza alternative – alle elezioni anticipate. Ciò che è venuto fuori, invece, è un esecutivo di basso profilo dove a spiccare non sono certo le qualità e la famosa discontinuità ma è la riproposizione dell’asse che ha determinato il disastro del Conte II, accompagnata (a dire il vero anche dozzinale) dal vecchio manuale Cencelli, celebre come prontuario per la distribuzione di incarichi di governo e sottogoverno.


Al di là degli incarichi approvati dietro stretto caminetto quirinalizio (come i tecnici Daniele Franco all’Economia e Roberto Cingolani alla Transizione ecologica e il bassissimo numero di ministri donne), la conferma di un ministro disastroso come Roberto Speranza alla Sanità, di un titolare del Viminale impalpabile (capace però di smantellare i decreti sicurezza in piena emergenza Covid) come Luciana Lamorgese, del grillino Luigi Di Maio agli Esteri e poi delle immancabili correnti del Pd, con l’indicazione poi di Andrea Orlando al Lavoro, testimoniano una pericolosa continuità sui disastri giallo-fucsia in ambito sanitario, sulla politica migratoria e in ambito sanitario. Una situazione – destinata a cristallizzare lo status quo su temi fondamentali come l’immigrazione e ad accentrare nelle mani di palazzo Chigi i capitoli fondamentali legati al Recovery fund – accolta per nulla bene dagli due partiti di centrodestra, Lega e Forza Italia, che partecipano al governo con sei ministri ma che hanno già compreso la pericolosità di un esecutivo dove la golden share resterà sempre ai dem e ai loro alleati. Un rischio intuito in tempi non sospetti da Giorgia Meloni che anche per questo aveva cercato di blindare l’opposizione dai rischi rappresentati dal governo Draghi nel metodo e nel merito. Caustico il suo commento a caldo davanti al nuovo consiglio dei ministri: «Le grandi aspettative degli italiani sull'ipotesi di un governo dei “migliori”, in risposta all'appello del Capo dello Stato, per fare fronte alla drammatica situazione dell'Italia si infrangono nella fotografia di un esecutivo di compromesso che rispolvera buona parte dei ministri di Giuseppe Conte».


Un’immagine che conferma il punto debole di tutta la crisi: un parlamento totalmente delegittimato. «Mi chiedo se i cittadini, gli imprenditori, i lavoratori e tutte le persone in difficoltà si sentano rassicurate dall'immagine che vedono – ha continuato la presidente di Fratelli d’Italia –. Sono convinta più che mai che all'Italia serva un'opposizione libera e responsabile». Di fatto, dietro a un esecutivo dove convivono soggetti che si sono combattuti per quasi tre anni, rischia di celarsi nient’altro che la volontà di riprororre l’impianto del governo Conte sostenuto, questo è la beffa, da due forze del centrodestra come Lega e Forza Italia. Per fare cosa? Con questo profilo è difficile, se non impossibile, che l’Italia possa innestare la ricostruzione sul binario sviluppista e anti-tasse tanto caro al centrodestra. Non a caso ad allarmare Meloni, a maggior ragione in vista della crisi sociale destinata ad aprirsi a marzo con lo sblocco dei licenziamenti, è la casella Lavoro: «Come dimostra la casella strategica del ministero del Lavoro affidata al PD, i nostri timori di un governo ostaggio della sinistra vengono confermati. Sono molto preoccupata per il nostro tessuto produttivo e per i milioni di italiani che rischiano il posto di lavoro».


Antonio Rapisarda

martedì 13 ottobre 2020

È colpa nostra?

Non credo che ci rinchiuderanno con un nuovo lockdown, chiuderanno tutto intorno a noi, ci metteranno talmente tante restrizioni che saremo noi a non voler più uscire. Le piccole attività chiuderanno per le norme, per le tasse e per il terrore che svuota le vie, noi disoccupati non troveremo lavoro e chi ancora lo ha, lo perderà, ma non sarà colpa loro, non ci hanno mica rinchiusi. Non ci saranno ammortizzatori per nessuno e sarà colpa nostra! Il prossimo Natale non ci saranno cenoni e non per il divieto, bensì perché molti non avranno di che mangiare! Sapete, però, dicendo che è colpa nostra, loro, sbagliano il motivo ma non l'affermazione. Perché, la verità è che è davvero colpa nostra, che lo abbiamo permesso, che crediamo alle parole di quelli che avevano messo il mondo in ginocchio, ben prima del covid e che ora sono diventati benefattori! Noi, pensando che tutto sarebbe passato, che tutto è fatto nei nostri interessi, e che se qualcosa va male, è tutto frutto del caso e di inetti, abbiamo aiutato i nostri carnefici. Quando l'attacco ad un tipo di civiltà è così forte ed efficace, pochissimi, possono dirsi privi di peccati perché questa strada è iniziata molto tempo fa, ed accorgersene solo ora, è già un fatto gravissimo. Taci, non toccare il tuo simile, nemmeno se sei un bambino e se lo sei, non abbracciare i nonni. Copriti la bocca ed il naso, fai la spesa, sbrigati, torna a casa e se rientrando, senti troppo rumore a casa del vicino, segnalalo. Sbrigati, alla TV inizia la conta del terrore. Stiamo morendo come civiltà, ci stanno uccidendo come entità sociale. Stanno vincendo ed è colpa nostra.


Dalla bacheca di Fabrizio Cascapera

sabato 26 settembre 2020

Ricapitolando

Questo governo non risponde alla maggioranza del paese. Una minoranza debole tiene in scacco 60 milioni di persone. Nel frattempo la Francia con Macron ci ordina di prendere la Alan Kurdi e Conte il micron obbedisce scondinzolando. Il partito democratico che governa appena 5 regioni su 20 si permette di chiedere Mes e ius soli CONTRO il volere della maggioranza degli italiani. Il movimento 5 stelle ormai è composto da eunuchi senza dignità che accetteranno qualsiasi porcata pur di restare al potere.

Salvini e la Lega aprono all’Europa e la Meloni dice “affidiamoci alla scienzah” inducendo a credere che il vaccino sia indispensabile. Nel frattempo i vostri figli vengono trattati come appestati, a causa di un virus che è come tanti altri ma che serve per imporre una dittatura sanitaria. Vedo gente con la mascherina in auto da sola. Vedo gente che crede che Di maio sia uno statista. Vedo gente che crede che Salvini ci porterà fuori dall’euro. Questa stessa gente ha votato sì al taglio dei parlamentari. A breve ci saranno milioni di licenziamenti. A breve le famiglie non sapranno come nutrire i propri figli. A breve capirete che senza mazze e senza pietre non ne usciremo.


Mario Improta

mercoledì 23 settembre 2020

Eletti della regione Marche

Il nuovo Consiglio Regionale delle Marche: tutti i nomi degli eletti. Ecco a chi andranno i seggi, a meno di aggiustamenti in fase di ricontrollo dei voti. 8 esponenti a testa per Lega, FdI e PD


Concluso lo scrutinio nei 1.576 seggi delle Marche, è il momento dell’assegnazione dei seggi in Consiglio Regionale. In attesa delle comunicazioni ufficiali da parte dell’Ente, che potrebbe apportare qualche aggiustamento in fase di ricontrollo dei voti, è già delineata la composizione dell’assise marchigiana.

Con Francesco Acquaroli, eletto Presidente con oltre il 49% dei voti, siederanno sugli scranni del Consiglio Regionale altri 19 esponenti della sua coalizione, destinataria del premio di maggioranza per aver superato la soglia del 43%.


Per lo schieramento di centrodestra saranno eletti, dalla Circoscrizione di Ancona, Chiara Biondi e Mirko Bilò per la Lega, Carlo Ciccioli e Marco Ausili per Fratelli d’Italia, Dino Latini per i Popolari Marche – UDC; dalla Circoscrizione di Ascoli, Andrea Maria Antonini per la Lega e Guido Castelli per Fratelli d’Italia; dalla Circoscrizione di Fermo, Mauro Lucentini per la Lega, Andrea Putzu per Fratelli d’Italia e Jessica Marcozzi per Forza Italia; dalla Circoscrizione di Macerata, Filippo Saltamartini e Renzo Marinelli per la Lega, Elena Leonardi e Pierpaolo Borroni per Fratelli d’Italia, Gianluca Pasqui per Forza Italia; dalla Circoscrizione di Pesaro Urbino, Mirco Carloni e Luca Serfilippi per la Lega, Francesco Baldelli per Fratelli d’Italia, Giacomo Rossi per Civitas Civici.

 

La coalizione di centrosinistra, che fa eleggere a Consigliere il candidato presidente piazzatosi secondo nella competizione elettorale, Maurizio Mangialardi, che per il gioco dei resti acquisisce un seggio che sarebbe spettano alla lista di Italia Viva, manda in Consiglio Regionale anche i seguenti esponenti: dalla Circoscrizione di Ancona, Antonio Mastrovincenzo e Manuela Bora per il Partito Democratico, Luca Santarelli per Rinasci Marche; dalla Circoscrizione di Ascoli Piceno, Anna Casini del Partito Democratico; dalla Circoscrizione di Fermo, Fabrizio Cesetti per il Partito Democratico; dalla Circoscrizione di Macerata, Francesco Micucci per il Partito Democratico; dalla Circoscrizione di Pesaro Urbino, Andrea Biancani e Micaela Vitri per il Partito Democratico.

 

Due i consiglieri eletti dal Movimento 5 Stelle, che non vede andare in Consiglio il candidato presidente Gian Mario Mercorelli, che era in lista nel maceratese, ma i due seggi per i pentastellati sono scattati nella Circoscrizione di Ancona, che fa eleggere Simona Lupini, e nella Circoscrizione di Pesaro Urbino, con Marta Ruggeri.

 

Fuori dal Consiglio Regionale tutti gli altri schieramenti che si erano candidati, per una composizione che vede maggiormente rappresentati la Lega, Fratelli d’Italia e il Partito Democratico, tutti con 8 Consiglieri (tenendo conto che Acquaroli fa parte di FdI e Mangialardi del PD), seguiti da Forza Italia e Movimento 5 Stelle, con 2 Consiglieri a testa, e da Popolari Marche – UDC, Civitas Civici e Rinasci Marche, tutti con un solo Consigliere.

martedì 22 settembre 2020

Battuta d’arresto

Hanno vinto i SI. La cosa era prevedibile, anche se, lo ammetto, alla fine speravo in una clamorosa smentita delle previsioni. Sul piano parlamentare la pseudo riforma dei grillini aveva oltre il 93% dei consensi. Tutte le principali forze politiche avevano dato indicazioni di voto per il SI. Eppure quasi un terzo dei cittadini ha votato NO. Se il centro destra si fosse impegnato a fondo per il NO il risultato poteva essere ben diverso. Non lo ha fatto, dando prova di incredibile miopia politica. Ora i grillini possono cantare vittoria anche se i voti raccolti alle regionali li ridimensionano in maniera clamorosa. E Conte ha una nuova scusa per tirare avanti. Peggio di così è impossibile.


Il centro sinistra governava 4 regioni su sei. Perde le Marche e non strappa nessuna regione al centro destra. Calcisticamente, passano da un quattro a due ad un tre a tre. Ma canteranno vittoria. Per loro pareggiare, o evitare sconfitte per KO, equivale a vincere. Sono fatti così... (Ndr. In Valle D’Aosta, a statuto speciale, vince la Lega).


Se le attuali proiezioni saranno confermate il centro sinistra governa solo in 5 regioni (Lazio, Campania, Toscana, Emilia e Puglia). Tutte le altre sono del centro destra. In particolare è del centro destra tutto il nord. Il governatore che ha ricevuto il massimo dei consensi è Zaia, e nel ricco Veneto il centro sinistra quasi non esiste più. Ma Conte e Zingaretti non si daranno troppo affanno di fronte ad un dato che dovrebbe essere per loro sconvolgente. Per loro l'importante è stare a galla. In ogni caso, al di là degli ingiustificati strilli  di gioia dei partiti di governo, il centro destra subisce una battuta d'arresto. E dimostra di aver perso molto mordente. E' maggioranza nel paese, ma appare incapace di trasformare la forza che ancora mantiene in iniziativa politica. E' incerto, annaspante, spesso subalterno. Si ha quasi l'impressione che qualcuno nel centro destra non abbia poi una grandissima voglia di mandare a casa Conte. Spero di sbagliare.


Tratto dalla bacheca di Giovanni Bernardini

lunedì 21 settembre 2020

Le Marche e il centrodestra

La situazione delle Marche, è pessima. Anni e anni di centrosinistra, ha ridotto tutto al lumicino, in primis, la sanità e a seguire, le infrastrutture, il lavoro e molto altro. Ora, le Marche, stanno fortunatamente dando fiducia al centrodestra. Ho scritto a Giorgia Meloni chiedendole di starci con la testa visto che abbiamo dato il voto anche a lei. Incrocio le dita, hanno davanti 5 anni davvero difficili da affrontare e, 5 anni, non bastano per rimediare a 25 anni di devastazione totale. Comunque sia, buon lavoro a tutto il centrodestra. 

giovedì 10 settembre 2020

La donna congolese

Apprendiamo che la giovane congolese che ha aggredito Salvini ha 30 anni, laureata e regolare. Per di più è impegnata nel servizio civile per il Comune di Pontassieve, nel progetto «La scuola, l’ambiente e la comunicazione istituzionale». C'è da chiedersi con quante balle le hanno riempito il cervello per indurre in lei questa reazione isterica da indemoniata. La questura parla di "evidente stato di alterazione psico-fisica", e se non si è trattato della conseguenza di assunzione di sostanze, non possiamo che riflettere sugli effetti del lavaggio del cervello operato dai sinistri 24h ore su 24. Questa è la seconda volta che un immigrato regolare ricorre alla violenza per "protesta contro Salvini". Il primo rischiava di fare una strage di bambini.


Sherif el Sebaie