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domenica 1 febbraio 2015

Uno peggio dell'altro

Mattarella presidente, un altro colpaccio del partito unico di Eugenio Orso 

Chi è Sergio Mattarella? Chi è costui, cosa ci rappresenta? Ho letto distrattamente un sondaggio con un campione di oltre quarantacinquemila intervistati, in cui si chiedeva di indicare il nome del futuro presidente della repubblica. In testa c’era Prodi, se non erro – quello che ci ha portato nell’eurolager, a riprova della stupidità degli italiani – e Mattarella, semi-sconosciuto ai più, languiva in fondo alla classifica con il due virgola otto per cento. Se qualcuno voleva alla presidenza della scassatissima repubblica italiana una personalità di respiro internazionale (il solito Prodi per i soliti idioti, cioè gli italiani), Renzi con i suoi compari ha scelto diversamente. Questioni di opportunità politica e un altro colpo vincente, messo a segno per imbrogliare/imbrigliare il popolume. Un presidente debole e poco noto – per quanto adesso se ne tessano mediaticamente le lodi e se ne cantino “le gesta”, più che altro di famiglia – torna comodo per evitare brutte sorprese con le “riforme” e la legge elettorale, il cui percorso non è ancora concluso.

Sergio Mattarella, cosa sappiamo di lui? Figlio di Bernardo e fratello minore di Piersanti, democristiani di ferro del bel tempo che fu. Il fratello maggiore intortato in politica, ricordiamolo, ucciso brutalmente dalla mafia nel 1980 con otto colpi di pistola … Ma per qualche “sgarbo” fatto ai sodali o perché era contro? il dubbio rimane. I meriti personali di Sergio, ex dc, ex popolare, ex ulivo, ex margherita, socio fondatore del pd – un percorso politico sofferto, come si nota. Forse dettato dall’opportunismo? – sono sostanzialmente due. 1) Nel 1990 le dimissioni da ministro democristiano dell’istruzione con Andreotti, per protesta contro la legge di riassetto delle frequenze radiofoniche e televisive, nota come Mammì, che avvantaggiava scopertamente Berlusconi. 2) Nel 1995 la fiera opposizione a forza Italia nel partito popolare europeo, definendo la cosa un incubo. Non certo un amico fraterno del Cav e un “nazareno” entusiasta, come si nota. In ultimo, come zuccherino, alla fine del 2011 il parlamento a camere riunite lo ha nominato giudice costituzionale. Uomo di poche dichiarazioni ma dedito interamente alle istituzioni, ci fanno notare i media, che suonano la grancassa per il partito della nazione. Giurista, cristiano, antimafia, tutto di un pezzo è il messaggio per i gonzi.

Cosa abbia fatto di importante per il paese vero questa figuretta di professionista della politica, solo il cielo lo sa. Intanto su giornali, televisioni e agenzie è iniziata in automatico la sua beatificazione. Il sistema si ricompatta giubilando intorno alla luminosa figura di Sergio Mattarella, mentre noi sprofondiamo. Vediamo ora, a mio sommesso avviso, perché l’elezione di Mattarella presidente al quarto scrutino, con ben 665 voti contro i 505 richiesti, rappresenta un altro colpo riuscito, assestato con maestria contro il paese dal partito unico collaborazionista della troika. Ossia dal pd in via di espansione tentacolare, che si appresta a diventare con Renzi partito della nazione. I soliti idioti, gli italiani, alla fine, dopo un intensa campagna mediatica, si sentiranno rappresentati da Mattarella, anche se moltissimi fino a ieri non se lo “filavano” proprio. Seguiranno come sempre accade, non le salmerie, ma i sondaggi con alti gradimenti.

Anzitutto, il pd si ricompatta grantico, per l’ennesima volta, eleggendo il presidente della repubblica, dopo la sceneggiata dell’opposizione interna in occasione della legge elettorale, che sembrava (ma solo sembrava) preludere a una drammatica scissione. Tranquilli, piddioti euroservi filo-atlantisti di merda! La scissione del pd non è in agenda. Renzi è il vostro segretario-premier sine die e Mattarella il suo presidente! Elezioni anticipate non ci saranno e, come si strombazza … la ripresa è alle porte, per quanto rinviata di anno in anno. Bastano e avanzano la “dépendance” del sel e l’astuto culattone Vendola che agita la carota di Syriza (dopo il bastone della complicità con il pd), per irretire i pochi scontenti! Per quanto strepiti contro l’austerity aumentando il gradimento nei sondaggi, sel se ne starà buono buono, attaccato come un pidocchietto al pd, come dimostra puntualmente nelle elezioni amministrative, le uniche che oggi si ammettono. State pur certi che ominicchi da niente come Bersani, Civati, Fassina, Cuperlo al momento buono voteranno con disciplina di partito, per niente intenzionati a mollare il partito unico collaborazionista, cioè la gallina dalle uova d’oro… Così hanno fatto anche in questa occasione. Se anche qualcuno, in passato, è uscito dall’aula del senato fingendo sdegno (jobs act, legge elettorale), è stato bene attento a non far mancare il fatidico numero legale al suo governo.

In contemporanea, si finge che il cosiddetto patto del Nazareno – l’asse Renzi-Berlusconi per inculare il popolo – sia entrato in crisi e che l’elezione a presidente dello scialbo Mattarella (dai pochi meriti e dalla grande affidabilità per il sistema) non sia frutto del “patto scellerato”, dei cui contenuti e risvolti gli italiani sono tenuti all’oscuro. Berlusconi ha fatto la sua parte, opponendosi teatralmente all’elezione di Mattarella, sopportando Fitto. La parte debole del patto, cioè Silvio, sa che per il suo bene personale e il suo patrimonio familiare deve assecondare Renzi e il pd, facendogli da stampella quando serve e simulando opposizione quando conviene. Infine il cinque stelle, ossia l’iperimbecillismo grillino. Fa sempre comodo un’opposizione parlamentare, politicamente corretta, sostanzialmente di facciata, costantemente sull’orlo del fallimento, dalla quale si possono estrarre a piacimento deputati e senatori, per irrobustire ad libitum una maggioranza già ampia. Quanti dei transfughi pentastellati, in questa occasione, profittando del voto segreto, hanno votato per Mattarella? Anche il cinque stelle ha fatto la sua parte, nel gioco sporco. Come? In due modi. 1) “Rilasciando” parlamentari a vantaggio di Renzi e del futuro, costituendo partito della nazione. 2) Continuando a narcotizzare una sempre più improbabile protesta di popolo.

Questo è il quadro della situazione, non proprio confortante, e come ha dichiarato senza vergogna la mignatta piddina Bersani, finto oppositore di Renzi nel partito unico e candidato cinque stelle nelle quirinarie: “Sergio è un giurista, se tutto va, sarà un ottimo capo dello Stato. Renzi? Pensa ce l’abbia con lui ma non ho rivincite da prendermi. Noi vogliamo davvero aiutarlo.”  Ottima la sua dichiarazione, per il discorso sul neopresidente del partito democratico della nazione, oltretutto rivelatrice.

martedì 12 febbraio 2013

Dell'avere il culo a posto della faccia


Una delle due citazioni preferite che appaiono nel profilo Facebook di Mario Monti recita così: "Chi si loda, s'imbroda". E il Prof la segue quasi ad litteram. "Se avessimo avuto più tempo, credo che oltre il 50% degli italiani avrebbero aderito alla nostra proposta", spiega con ostentata sicumera il bocconiano. L'altra citazione è a firma Alcide De Gasperi ed è ancora presto per valutarne la corrispondenza con l'operato montiano: "Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione".

Allo stato attuale di tempo ce n'è poco. Mancano dodici giorni alle elezioni politiche e gli ultimi sondaggi danno la Lista Civica del Prof intorno al 9% (14% se si considera la coalizione con Udc-Fli). Insomma, per arrivare a oltrepassare la metà dei consensi, Monti avrebbe avuto bisogno di una riserva temporale maggiore. Quasi infinita. E considerato che lui stesso ha dichiarato che "fare campagna elettorale non è la cosa per cui mi sento nato", la stima appare un po' troppo ottimistica. Ma al netto delle previsioni elettorali, il premier dimissionario si dice convinto della proposta politica che offre agli italiani: "Io propongo un’uscita dalla politica tradizionale non per andare verso l’antipolitica di quel simpatico comico ma per favorire una nuova politica con più società civile. Sono sicuro che se avessimo avuto più tempo il 50% degli italiani sarebbero venuti con noi e credo che comunque ci saranno delle sorprese". Insomma, da un lato bastona Beppe Grillo, dall'altro rivendica la "novità" della sua politica. Nonostante i vecchi compagni di avventura Fini e Casini. Ma Monti è consapevole anche di questo. E a chi muove rimproveri risponde: "So che sono criticato per avere con noi Udc e Fli, sono partiti che fanno parte di una storia politica non nuova, ma sono stati i primi a vedere i limiti di questo bipolarismo conflittuale e di questo va dato loro atto". Ecco spiegati i meriti di Casini e Fini, dunque.

Per quanto riguarda i demeriti del leader del MoVimento 5 Stelle, il bocconiano ha le idee chiare e risponde a muso duro alle reiterate critiche mosse da Grillo. "Esiste perché riempie le piazze, ma non diciamo sciocchezze che portano la gente ad avere ancora più confusione in testa. Io farei gli ordini dell’Europa? Io sono riuscito assieme alla tenacia degli italiani ad uscire dal disastro finanziario dicendo no all’Europa che voleva darci dei prestiti per salvarci. Se l’avessimo fatto saremmo oggi come la Grecia. Grillo, per una volta, vada in una piazza greca anziché nelle piazze italiane e vedrà la disperazione la protesta e anche piazze greche piene di neofascisti. Se lui se la sente di prendersi la responsabilità, con le sue urla, di trasformare l’Italia nella Grecia, faccia pure. Io non voglio niente a che fare con questo populismo. Simpatico e spiritoso, ma dannoso", tuona Monti, assegnandosi ancora una volta il merito di aver salvato l'Italia dalla crisi.

In realtà, i dati economici offrono un quadro un po' diverso. Potere d'acquisto delle famiglie in picchiata, consumi in netto calo, 450mila imprese che chiuderanno nel 2013, disoccupazione alle stelle e pil al ribasso: avrà pure salvato il Paese, ma la crescita resta una chimera. Così come resta Silvio Berlusconi il bersaglio numero uno del Prof. Che, commentando la battuta del Cavaliere sul rischio che Sanremo si trasformi nella Festa dell'Unità, ribatte: "Berlusconi è sempre simpatico, involontariamente sovversivo e per certe cose ci prende perché il festival di Sanremo è il festival dell’Unità. Ma dell’unità nazionale". Infine, Monti non si fa mancare una critica alla dicotomia destra-sinistra: "I fondi per ridurre, ad esempio, il carico dell’Imu si prendono dalla capacità e dalla volontà di ridurre la spesa pubblica e lì i poli esistenti, la destra e la sinistra, hanno le mani legate dai settori sociali a loro vicini, mentre chi nasce oggi le hanno molto meno". Tradotto: solo noi siamo liberi di riformare il Paese. Chi si loda, s'imbroda. Appunto.

sabato 26 gennaio 2013

Pierferdy Casini e la verità


«È in atto una gigantesca mistificazione: chi attribuisce tutti i disastri e i fallimenti degli ultimi venti anni a Monti afferma il falso. Grazie a Monti e all'Udc abbiamo salvato il Paese». Lo ha detto il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini nel corso della conferenza stampa di presentazione dei candidati alla Camera lista Lazio uno. «Ora - conclude - dopo il rigore e i sacrifici è il momento della crescita e dello sviluppo abbinati alla solidarietà».

IL CASO MPS - «È una vicenda grave e non si possono fare sconti a nessuno ma non è giusto farne un polverone pre elettorale», ha poi affermato Casini riguardo allo scandalo derivati che ha coinvolto Rocca Salimbeni: «Bisogna mantenere salda la visione della serietà e guardare fino in fondo in tutti i santuari, non ci devono essere zone franche, la magistratura deve fare il suo lavoro, ma non si può trasformare il caso in un polverone pre elettorale».

«NO ALLE NOZZE GAY» - Il leader di centro Casini si è espresso anche sui temi civili ha chiuso ogni ipotesi di formalizzazione delle unioni tra omosessuali e di possibilità di adozione per le coppie gay. «Il problema dei diritti in parte è già regolamentato e in parte può essere regolamentato, ma il matrimonio è tra un uomo e una donna». Del resto, ha assicurato, «il registro delle unioni civili allestito in alcuni Comuni in gran parte non è stato utilizzato. Chi vive una certa condizione non si pone il problema ideologico di avere un simil matrimonio e questo vale per moltissime coppie gay che vivono serenamente, ma sono in molti casi contrarie. Quella del matrimonio e è una richiesta ideologica che fa solo una parte del movimento omosessuale».

venerdì 18 gennaio 2013

Retroscena


Dall'inciucio tra Mario Monti e Pier Luigi Bersani, tanto "chiacchierato" quanto smentito, dà conto in un luingo indiscreto il sito Dagospia. I due si sono incontrati all'alba, e secondo la ricostruzione avrebbe parlato soprattutto il leader del Pd, forte dei suoi voti, secondo i sondaggi molti di più di quelli appannaggio del professore. Dagospia dà conto di appunti che "noi abbiamo potuto scorrere" e "ve li riportiamo pressochè alla lettera". Noi, invece, ve ne offriamo un'ampia sintesi.

"Io premier, tu scegli il ministro dell'Economia" - Prima di tutto, Bersani spiega che "il Pd non molla, se vinciamo io farò il premier anche se al Senato dovesse mancare qualcosa, colpa di questa assurda legge elettorale che si chiama porcellum". Monti, invece ha "la prima scelta sul ministero dell'Economia o sul ministero degli Esteri per stare dentro la partita ai vertici dello Stato, in attesa che maturino le scadenze della presidenza della Commissione europea e di presidente del Consiglio d'Europa, presidenze che ti stanno particolarmente a cuore" (perché, al Professore, l'Europa interessa eccome ed è la sua vera ambizione; un'ambizione che con Draghi al vertice della Bce sarebbe difficile da appagare).

"Draghi al Colle" - Si parla poi del Colle, e Bersani spiega che "dobbiamo accordarci sul fatto che esprimiamo noi il presidente della Repubblica, che non potrà che essere Mario Draghi". Il motivo? Ve lo abbiamo anticipato: se non libera il posto all'Eurotower, le porte dell'Europa non si spalancherebbero per il Professore. Il nome di Draghi, inoltre, sarebbe apprezzato dalla Merkel.

"Casini presidente del Senato" - Il segretario democratico mette poi in guardia Monti sul suo futuro politico: "E' molto difficile che tu possa avere la credibilità necessaria per dare una casa ai moderati", e questo perché gli alleati - Fini, Casini, Cesa, etc - non avranno più la forza politica per attirare consenso. Secondo Bersani, Casini può "anche aspirare alla presidenza del Senato", poiché "forte del suo rapporto personale con Massimo D'Alema", anche se "baffino", secondo il resoconto di Dagospia e secondo quanto avrebbe detto Bersani, "non esprime più una influenza decisiva". Sempre sul Senato, Bersani avrebbe spiegato di contare "sul senso di responsabilità dei tuoi senatori", quelli di Monti.

"Il nemico è Berlusconi" - Infine il leader democratico avrebbe profetizzato che Monti andrà "via rapidamente", mentre "io rimarrò qui e mi assumerò la responsabilità pesante di una prospettiva lacrime e sangue". Poi Bersani avrebbe ribadito che "la maggior parte dei parlamentari che sono espressione della tua lista, appena tu andrai via prenderanno strade diverse. Fini e Casini, se mai hanno avuto una forza, sono in declino", mentre "Montezemolo ha preferito restare a occuparsi dei suoi affari". Infine, dopo la rituale stretta di mano, Bersani si sarebbe congedato con Monti ribadendo che "mi raccomando, il nemico è Berlusconi. Questo ha sette vite. Diamogli addosso".

domenica 30 dicembre 2012

Terzomondismi, mondialismi e massoneria...


Pauperismo e marketing. Terzomondismo, ma senza perdere la consuetudine con il potere. L'abilità è la prima virtù nella comunità di Sant'Egidio, uno degli snodi strategici nelle ore in cui Monti sta partorendo la sua creatura. E la nascita è assistita dai guru della comunità, elegante biglietto da visita delle migliori istanze pacifiste della nostra epoca. Sant'Egidio ha meriti indubbi, per esempio aver portato la pace nel Mozambico devastato da una lunghissima guerra civile, ma Sant'Egidio gode anche di buona stampa. Specialmente quella di sinistra che poi è quella che forma buona parte della coscienza nazionale. E Sant'Egidio ha ottime entrature nei palazzi che contano, nelle stanze di chi comanda, nelle sagrestie più accreditate. Così quando nel 1992 la diplomazia parallela della comunità fece scoppiare la pace nel paese africano, nessuno si ricordò dell'opera preziosa e infaticabile del sottosegretario Gabrielli. I giornali lo oscurarono, come capita in una eclissi, e tributarono la standing ovation d'ordinanza alla comunità romana. In principio, un trentina d'anni fa, c'erano due preti. Don Vincenzo Paglia, classe 1945, e don Matteo Zuppi, di dieci anni più giovane. Il primo è stato per molti anni parroco della basilica romana di Santa Maria in Trastevere, l'altro il suo vice. Poi, sia pure a tappe, entrambi hanno fatto carriera. Oggi Paglia è vescovo di Terni, Zuppi è vescovo ausiliare di Roma con raggio d'azione fra i vip del centro storico. Il terzo del gruppo, Andrea Riccardi esce dai fermenti postsessantottini del Virgilio, uno dei licei storici della Capitale. I tre fondano Sant'Egidio, una comunità che mette le proprie energie al servizio dei poveri. È un po' la loro chiave di violino: il cristianesimo viene a liberare gli ultimi. E i poveri, per loro, sono soprattutto quelli che non ce la fanno, che non arrivano alla fine del mese, che faticano a mettere insieme il pranzo con la cena. Intendiamoci: non c'è niente di più cristiano, ma l'enfasi è tutta in quella direzione perché Nostro Signore è venuto a salvare tutti, chi sta bene e chi se la passa male. Insomma, la realtà viene letta con il cannocchiale della tradizione cattolica democratica. Un menù perfetto per la sinistra, anche se la comunità sa essere trasversale. Lo si capisce bene quando Paglia diventa, il 2 aprile 2000, vescovo di Terni: la consacrazione avviene davanti a migliaia di persone nella basilica d San Giovanni in Laterano. Paglia fa il giro del tempio, manco fosse il Papa, per raccogliere l'applauso scrosciante dei fedeli fra i quali ci sono politici di tutto l'arco costituzionale. Paglia, e con lui i suoi amici e collaboratori, è fatto così: sembra intimo della destra, del centro e della sinistra e infatti, come una lobby superaddestrata, Sant'Egidio batte cassa con tutti i governi. Ma il cuore sta a sinistra, nella cornice di quel pauperismo che privilegia chi si dibatte in fondo alla scala sociale. Dove il povero non è il povero di spirito ma quello cui manca tutto. A Sant'Egidio invece non manca nulla: finanziamenti, consenso, sostegno dei grandi giornali. Se Cl e l'Opus Dei sono sempre state nel mirino dei quotidiani progressisti, con accuse talvolta al limite della fantascienza, Sant'Egidio e i suoi capitani sono sempre stati portati in palmo di mano e la comunità ha sempre ricevuto cospicui aiuti per i propri progetti: per esempio 600 milioni di lire per combattere l'Aids in Mozambico con tanto di assegno arrivato da Bill Gates tramite il presidente di Microsoft Italia Roberto Paolucci.

Si sanno vendere bene, benissimo, gli apostoli della pace universale: l'Onu di Trastevere, la chiamano i suoi ammiratori. E anche ora, alle grandi manovre del governo Monti, non si sono fatti cogliere impreparati. Con quella collocazione, vicina alla lista Monti cui è approdato Riccardi, e la spiccata sensibilità per i temi sociali cari alla sinistra, sono all'incrocio strategico fra Monti e Bersani, al crocevia di quello che dovrebbe essere il domani dell'Italia. Formalmente solo Riccardi è sceso in campo, ma di fatto tutta la comunità è schierata sulle stesse posizioni e non vive quella lacerazione che ha attraversato l'area che fa riferimento a Comunione e liberazione. Anzi, Riccardi e Paglia sono di casa non solo nelle capitali africane sfregiate dalla miseria e dalla guerriglia, ma anche nei salotti che contano. E così, non c'è da stupirsi che l'altro giorno si sia sparsa la voce, poi smentita in una giostra incontrollabile di versioni, che l'incontro chiave per il costituendo centro montiano, cui ha partecipato anche Riccardi, si sia svolto nell'istituto di Nostra Signora di Sion, ai piedi del Gianicolo, residenza di monsignor Paglia che è vescovo e Presidente del pontificio Consiglio per la famiglia ma resta consigliere spirituale di Sant'Egidio. E si prepara a dare la benedizione al nuovo governo.

venerdì 28 dicembre 2012

La "nuova formazione politica"...

Qualche commento: "E' inutile dire che a questo individuo è consentito tutto, ma la legge elettorale attualmente in vigore, il tanto vituperato porcellum non consentirebbe la manovra che questo bieco individuo vorrebbe fare, ma lo farà perchè lui può."

"Semplicemente osceno, in quanto si tratta di un vero e proprio attentato alla democrazia, attraverso un pesante ridimensionamento del voto popolare, probabilmente suggerito anche dagli amici del signor Monti a Bruxelles. Sicuramente non verra' valutato come tale dalle presunte grandi firme giornalistiche italiane, nella realta' assolutamente inesistenti."


Non ha in mente un vero e proprio partito, piuttosto una federazione delle forze centriste che possano portarlo nuovamente sullo scranno di Palazzo Chigi. Così, per mera opportunità, il premier dimissionario Mario Monti ha deciso di correre al Senato con una lista unica, mentre alla Camera si presenterà con una coalizione di liste. "Non immaginiamo alleanze con gli uni o gli altri - ha spiegato il Professore - questa è una operazione di rinnovamento nel profondo della politica italiana che deve avere un giorno vocazione maggioritaria". Tuttavia, per provare ad essere rieletto premier, si è visto costretto ad allearsi con Pier Ferdinando Casini, Gianfranco Fini e Luca Cordero di Montezemolo. "Oggi nasce una nuova formazione politica". Dopo oltre quattro ore, il vertice tra il Professore e le forze centriste si conclude con l'archiviazione dell’idea di scegliere, come modalità operativa della aggregazione centrista, un nuovo partito da presentare a entrambe le Camere. "Non ho mai pensato di creare un nuovo partito, non sono l’uomo della provvidenza", ha spiegato lo stesso Monti che, nei giorni scorsi, aveva sollecitato l'opzione di creare una lista unica anche a Montecitorio. Ci sarà dunque una sola lista, che si richiamerà a Monti, al Senato e più liste alla Camera (una dell’Udc e una civica) così da accantonare i personalismi della politica e, al tempo stesso, rispettare diverse storie. L'idea, di per sé, è piuttosto semplice: aggregare le forze di centro in modo da essere alternative al bipolarismo tra destra e sinistra e creare un terzo polo, appunto, che raccolga il consenso di movimenti, spicchi della società civile e individui singoli che si riconoscono nell'agenda presentata settimana scorsa dal Professore. A Enrico Bondi ha affidato una sorta di due diligence per valutare i candidati. Tuttavia, alcuni nomi è lo stesso Monti a snocciolarli: oltre agli scontatissimi centristi (Pier Ferdinando Casini, Benedetto Della Vedova, Linda Lanzillotta e Nicola Rossi), si sono già schierati il piddì Pietro Ichino, il ciellino Mario Mauro, i vertici di ItaliaFutura (all'incontro erano presenti Carlo Calenda e Andrea Romano), il presidente della Provincia Autonoma di Trento Lorenzo Dellai e il presidente delle Acli Andrea Olivero. Dei tecnici, invece, erano presenti Corrado Passera, Andrea Riccardi, Ezio Moavero Milanesi e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Antonio Catricalà.

Durante il vertice di oggi pomeriggio i centristi hanno preparato uno statuto che permetterà la coesistenza tra forze politiche, associazioni, movimenti e individui. E sta tutto qui il "trucchetto" del Professore che potrà contare su una macchina ben oliata per fare la campagna elettorale senza partecipare ai comizi, su cui ammette di non aver molta pratica. "La mia terzietà nell'esercizio dei poteri dell'ordinaria amministrazione non verrà assolutamente messa in gioco", ha continuato Monti, convinto di aver dimostrato in questi mesi di "essere fuori dalla pressione degli interessi di parte". Dribblando abilmente l'endorsement fatto nelle ultime ore dal Vaticano e la marcata componente cattolica presente tra i suoi sostenitori, il premier ci ha tenuto a sottolineare che si tratta di movimento teso a persone credenti e non credenti. "Credo che le questioni etiche siano fondamentali, non le considero meno importanti delle situazioni dell'economia ma non è su queste questioni che si articola questa formazione e questo impegno", ha aggiunto rimandando alla coscienza personale e alle sedi parlamentari il confronto.

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Nel frattempo, in rai per par condicio, succede anche questo.

domenica 16 dicembre 2012

La mostruosa balena bianca


Sebbene Mario Monti sia stato incoronato leader del futuro governo da un endorsement corale che va dai poteri forti dell'Eurozona all’Economist, ad oggi una lista a sostegno del Professore non c'è ancora. Ieri sera il ministro Andrea Riccardi, Pier Ferdinando Casini, Luca Cordero di Montezemolo ed Andrea Olivero hanno convenuto che fosse meglio attrezzarsi per una raccolta di pre-firme, anche se non si può siglare liste in assenza di un nome, di un simbolo e del candidato. In attesa delle decisioni di Monti, hanno pensato di raccogliere elenchi di nominativi di persone che, al momento opportuno, siano disponibili ad andare effettivamente a mettere una firma per "Verso la Terza Repubblica". Un escamotage che diventerebbe utile nel caso in cui fosse necessario procedere a sostegno di Monti con una formazione a "tre gambe" che vede, fianco a fianco, il Terzo Polo, il movimento di Montezemolo e i "montiani" del Pdl che, domani, dovrebbero uscire allo scoperto alla convention di "Italia Popolare".

Gli accordi sulla lista unica non sono affatto chiusi. "Ci sono tanti che hanno creduto nella rivoluzione liberale del ’94 e che negli anni si sono allontanati, come me, per una questione di fondo, perché i loro valori non erano in vendita", ha spiegato Casini in una intervista al Corriere della Sera ribadendo la necessità di costruire un nuovo centro che sostenga le politiche iniziate l'anno scorso dai tecnici. Tuttavia, Casini continua a insistere perché anche Gianfranco Fini sia della partita, sebbene Montezemolo sia profondamente contrario temendo di perdere i voti del Pdl in libera uscita. Non solo. Mentre il leader dell'Udc si tiene ancora una porta aperta con il Pd di Pier Luigi Bersani, Riccardi ha detto chiaramente che lo schieramento a sostegno di Monti deve essere "alternativo" alla sinistra. "Questa idea del rassemblement nasca dall’esperienza che stiamo facendo nella società italiana - ha spiegato il ministro in una intervista a Repubblica - il governo dei tecnici ha riacceso la voglia di fare politica della società civile". Su un punto, tuttavia, sia Riccardi sia Casini si sono trovati d'accordo, ovvero che la ricetta proposta da Monti non è compatibile con quella di Silvio Berlusconi. Di tutt'altro avviso è, invece, Franco Frattini che punta, invece, a costruire "una federazione di liste che concorrano tutte insieme al successo" del Professore.

Il vertice dei montiani, galvanizzati dal blitz europeo di Monti, è stato ancora interlocutorio. Cosa incredibile, visto che tra una settimana le Camere potrebbero essere sciolte così come la riserva del Professore. Secondo indiscrezioni, il progetto potrebbe essere definito il 22 dicembre quando la lista "Verso la Terza Repubblica" si dovrebbe trasformare in quella Monti, apparentandosi così con l'Udc. Casini sta, infatti, lavorando alla convention del 20 dicembre e continua a nutrire ottimismo sulla possibilità di una convergenza dei centristi su Monti. Resta, comunque, il timore che il Professore possa, infine, optare per un ruolo super partes o scegliere un endorsement soft predisponendo magari un documento, una sorta di bussola europeista e riformista far sottoscrivere ai moderati. In questo modo, però, Monti sarebbe un mero esecutore del completamento delle riforme dell'attuale esecutivo.

giovedì 13 dicembre 2012

Gli pneumatici termici di Passera


Avevano presentato emendamenti per modificarli radicalmente tutti i partiti alla Camera dei deputati. Ma il decreto crescita di Corrado Passera non è stato cambiato nemmeno in una virgola, perché il governo ha dovuto mettere la fiducia sul testo uscito dal Senato (approvata ieri con 295 sì, 78 no e 114 astensioni), e così sono restate immutate due norme che rischiano di creare problemi notevoli sia ai cittadini consumatori che a gran parte delle imprese italiane. La prima è quella che renderà obbligatorio l’uso esclusivo delle gomme da neve (al posto delle catene e di altri sistemi antisdrucciolo) ogni volta che sarà prevista una nevicata notevole, indipendentemente dal luogo di Italia in cui questo avverrà. La seconda è quella che anticipa di oltre 3 anni l’entrata in vigore di una direttiva europea sui ciclomotori, imponendo il sistema di frenaggio Abs con cilindrate superiori ai 125 cc. Sono due norme davvero incomprensibili, che per lo più facilitano imprese straniere ai danni di quelle italiane, e che quindi più che fare crescere il Pil rischiano di creare danni. Quella sulle gomme da neve può fare felice forse la Pirelli di Marco Tronchetti Provera, ma certo aiuta anche tutti gli altri produttori di pneumatici che italiani non sono (tedeschi, americani e giapponesi i più famosi). Di sicuro rischia di mettere ko tutti i produttori di catene da neve, a questo punto inutilizzabili: sono di norma piccole imprese, molto forti in alcuni distretti industriali della Lombardia, del Piemonte e del Veneto, che rischiano di chiudere i battenti grazie al decreto crescita. Per l’obbligo di modelli di ciclomotori con Abs la stangata sarebbe oltre che sui consumatori, praticamente su tutti i produttori nazionali: c’è una sola impresa che oggi commercializza scooter dotati di quel sistema frenante, ed è la Honda. Tutti gli altri produttori, in testa la Piaggio dei Colaninno, dovranno adeguare la produzione e ovviamente rivedere i listini, mettendo a rischio anche il magazzino che si è già formato prima della immatricolazione ovviamente senza Abs. A fare festa sono i detentori della tecnologia oggi richiesta, e fra i primi i tedeschi della Bosch. Anche al suo epilogo dunque il governo di Mario Monti conferma tristemente la chiave della sua politica economica: fare crescere sì, ma la Germania, e non l’Italia che ne diventa sempre più preda.

Le norme su cui è stata chiesta la fiducia sono in contrasto evidente con altra normativa, anche di rango superiore. Sul caso Abs l’ufficio studi della Camera ha spiegato in un dossier come la previsione della nuova normativa Ue sia solo sulla carta, visto che deve ancora essere approvata dal Consiglio. Ma soprattutto oggi l’immatricolazione di scooter e motorini è regolata da una precedente direttiva- del 2002- e quindi sarebbe illegale non procedere, come direbbe il decreto, alla immatricolazione di nuovi modelli privi di Abs nella loro gamma, perché le norme europee oggi non lo vietano affatto. Essendo tutti i gruppi parlamentari d’accordo per fare saltare le due norme, ma non avendone la possibilità, qualcuno ieri ha provato a compilare ordini del giorno interpretativi che reintroducano le catene da neve dalla porta principale e alleggeriscano l’obbligo di Abs così anticipato (e anche i vecchi motorini avranno due anni di tempo per essere a norma). Ma quando una norma è scritta nella legge, l’ordine del giorno interpretativo lascia il tempo che trova. Il ministro dello sviluppo, Corrado Passera, per tenere tutti calmi ha detto che escogiterà qualche soluzione da inserire nella legge di stabilità. Ma è difficile possa mantenere quella promessa: la materia è assai estranea alla legge di bilancio, e dovrebbe essere inammissibile, e soprattutto anche lì si prefigura un voto di fiducia blindato che renderà impossibile ogni modifica.

mercoledì 28 novembre 2012

Ultime dal cielo...


Mentre un tornado s'invortica sull' ILVA di Taranto, abbattendone le ciminiere proprio nel giorno in cui il governo si appresta a decidere il futuro del cancrificio della famiglia Riva, segno di un destino beffardo o piuttosto del fatto che gli strumenti di controllo climatico hanno ormai raggiunto una perfezione in grado di stupire anche il "complottista" più consumato, l'Italia intera continua a girare in tondo, senza trovare una sola coordinata alla quale potersi aggrappare... I dati oggettivi provenienti dalle più svariate fonti, seppur edulcorati nel nome del politicamente corretto, raccontano un paese che sta crollando su sé stesso, vittima di una demolizione controllata messa in atto con cura certosina. Crollano i redditi delle famiglie, crollano i consumi, crollano i posti di lavoro, crollano le imprese, crolla la qualità e la quantità dei servizi pubblici, crollano le prospettive occupazionali e la capcità di arrivare a fine mese attraverso qualche alchimia, crolla la fiducia nel futuro e perfino il convincimento che sia possibile averlo, un futuro. I banchieri golpisti diretti dall'usuraio Mario Monti continuano a dispensare le riforme necessarie per la demolizione controllata, mentre i camerieri politici, recentemente degradati al ruolo d'impiegati le "firmano" senza proferire parola.

Dopo avere eliminato il "fardello" delle pensioni, creando il dramma degli esodati e quello ben più grande di tutti coloro che pur pagando i contributi una pensione non la vedranno mai, lo stesso Monti sembra intenzionato a volgere la sua attenzione verso il sistema sanitario, da lui giudicato economicamente insostenibile per le casse dello stato. Quello stesso stato che senza porsi alcun problema dissipa miliardi per la guerra e per le grandi opere di "mafia" ( gli F35 ed il TAV sono solo due esempi), ma nonostante una pressione fiscale fra le più alte al mondo sembra aver deciso che per garantire la sopravvivenza dei cittadini non c'é più una lira (o meglio un euro), ragione per cui é giunta l'ora che inizino ad arrangiarsi in qualche modo. Smantellate le pensioni e smantellata la sanità pubblica, tramite cessione ai privati, in un paese dove non c'é lavoro e quel poco esistente diminuisce quotidianamente, le prospettive attraverso le quali "arrangiarsi" non sembrano poi molte e il ventaglio delle scelte finisce per ridursi a quella di mettersi un cappio al collo volontariamente o lasciare che l'inedia e le malattie lo facciano per te.

Ma mentre i tornadi imperversano, scuotendo il paese fin nelle fondamenta, il popolo italiano sembra non accorgersi di nulla e continua ad eseguire pedissequamente tutto ciò che gli viene ordinato dalla TV. S'infervora dinanzi alle campagne elettorali dei camerieri degradati, che quando torneranno in parlamento non avranno alcuna voce in capitolo, così come non ne hanno oggi. Corre a milioni alle urne per regalare due euro ad una pletora di buffoni senza arte nè parte. E soprattutto si recherà a votare in primavera una delle congreghe di faccendieri che lavorano per Mario Monti e una volta insediatasi nel consiglio di amministrazione della "banca Italia" di euro ne pretenderà molti ma molti di più, fintanto che il cappio non sarà ben chiuso e la persona deprivata di ogni avere potrà venire smaltita in quanto rappresenta un peso "insostenibile" per la società. In fila per tre, dai qua i due euro, cosa vuoi, Legacoop Bersani, liberista Renzi, reduce della sinistra Vendola, faccia pulita ambientalista Puppato o democristiano pentito Tabacci? Spicciati che il tempo é denaro e tanto si tratta di attori che non valgono un cazzo, vincerà Bersani e la commedia é venuta pure male. Avanti i prossimi, in fila per tre, due euro qui e muovete quelle ginocchia che fra pochi giorni inizia la sceneggiata del PDL e si ricomincia daccapo.

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E mentre succede tutto questo, complottisti o no, il signor Johannes Jooste dice che: "Le prossime elezioni politiche rappresentano un "rischio potenziale" per l'Italia, con i mercati finanziari che sarebbero rassicurati dalla conferma di Mario Monti alla presidenza del Consiglio." E la rai, (esattamente su rai uno) tv di stato pagata coi nostri soldi, in prima serata trasmette un faccia a faccia di ben 105 minuti di becera propaganda stalinista... delle primarie fuffa del pd. Intanto, la strada verso il baratro è corta e dritta e siamo arrivati. Ah, si, inoltre, qualche notizia in più sull' ILVA e sulla famiglia fondatrice. Ancora una notizia, per la sanità non ci sono soldi... ma per le (nuove e ulteriori probabili) missioni all'estero, si?

domenica 28 ottobre 2012

Il misero col bisogno di alleanze per vincere la poltroncina...


"Berlusconi in 24 ore è passato dagli elogi, agli attacchi, alle minacce. Ma la politica non ha bisogno di ricatti", ha detto Pierferdinando Casini commentando le parole pronunciate dal Cavaliere ieri pomeriggio a villa Gernetto. "Se Berlusconi andrà dritto per questa strada si troverà solo. C’è una grande parte di moderati, anche nel Pdl, che non è disposta a mettere a rischio la tenuta del Paese", ha aggiunto il leader dell’Udc. "Berlusconi ha devastato, in questi anni, l’unità dei moderati per cui ieri ha dimostrato che su quella base si può creare un partito populista di destra che non ha nulla a che fare con il Partito popolare europeo nè con i moderati", ha poi detto Casini a SkyTg24. "Mi sembra che siamo in uno stato di confusione generalizzato, ma da questa vicenda penso che i moderati possano uscire rafforzati - ha aggiunto -. Oggi sappiamo qual è la rota e non è questa, è certamente un’altra e io mi auguro che tanti moderati, anche nel Pdl, facciano sentire la loro voce. Il silenzio è già eloquente".

domenica 30 settembre 2012

Comicismi


«Serve una grande lista civica nazionale, una grande lista per l'Italia che chiami a raccolta le energie sane del paese senza personalismi». Così si richiama alla proposta avanzata da Luca Cordero di Montezemolo sul Corriere della Sera il leader di Fli Gianfranco Fini alla convention «Mille per L'Italia» In platea, oltre ai mille esponenti della società civile, il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini ed i dirigenti di Fli.

«NO ROTTAMAZIONI O DEMAGOGIA»- «Tocca a voi fare sentire la vostra voce - ha dettoFini - ed evitare così che il governo Monti sia una parentesi. Dovete continuare con impegno e rinnovato vigore nel vostro quotidiano lavoro, per rendere possibile alle urne la nascita dell'unica vera autentica novità politica in questo scenario: non nuovismo o rottamazione dell'esistente o facile demagogia, ma un incontro alla luce del sole e virtuoso tra una buona politica, che c'è anche all'interno dei partiti, e settori della società organizzata che la politica la fanno nel quotidiano».

«MONTI SIA SCELTA DEGLI ITALIANI» -Il presidente della Camera prosegue nel suo endorsement per il professore, spiegando che «ha ragione Mario Monti quando dice che la luce comincia a vedersi. Ma dipende anche dalle scelte degli italiani, è importante che Monti dica "se il popolo sovrano riterrà, sono disponibile a continuare". Non è una scelta dei partiti ma di tutti italiani, che oggi spero dicano che non aveva sbagliato chi voleva chiudere una fase e aprirne un'altra».

CASINI: «PAZZO CHI PENSA MONTI SIA INCIDENTE» - Poi è intervenuto anche il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini: «Chi pensa che Monti sia un incidente di percorso di cui bisogna disfarsi è fuori di senno. Il prestigio che ha ridato all'Italia è un importante e prezioso punto di riferimento non solo per oggi».

«HA RIDATO CREDIBILITA' ALL'ITALIA» -  «Io - ha continuato - non sono un entusiasta di Monti, come mi dipingono, perché l'entusiasmo è degli sciocchi. Io semplicemente vedo come era stato ridotto il nostro Paese dopo una certa politica per vent'anni e come lui ha ridato credibilità all'Italia». Ed ha concluso: «Se si creerà un contenitore «che sta tra Pdl e Pd» ed è «alternativo al grillismo, io aderisco a questa lista».

ALFANO: «MONTI SI DEVE CANDIDARE» - Di avviso non proprio coincidente è invece Angelino Alfano, segretario del Pdl: «Se si vota la prossima primavera e se Monti non è candidato è difficile» ipotizzare un Monti Bis. Se l'attuale premier non scende in campo: «Tecnicamente sarebbe inspiegabile».

L'ennesimo parassita del quale non avevamo bisogno


Presidente Montezemolo, il premier Monti ha dato la sua disponibilità a restare a Palazzo Chigi anche dopo le elezioni. È una buona notizia per il Paese? E per lei cosa cambia? «È un’ottima notizia. La stagione delle riforme è appena iniziata. Mario Monti è riuscito a dare agli italiani l’idea che si possa voltare pagina, affrontando un momento drammatico della nostra storia. Adesso è necessario un passaggio elettorale per consolidare il lavoro svolto e andare oltre. Dobbiamo legittimare con il voto di milioni di italiani l’apertura di una stagione di ricostruzione nazionale, che sarà lunga e difficile».

Non crede sia arrivato per lei il tempo di dire una parola definitiva su quel che intende fare? «Il progetto a cui è sempre stata interessata Italia Futura è contribuire al rinnovamento della politica nelle persone, nelle idee e nelle proposte. Per questo è necessario costruire una grande forza popolare, riformatrice e autenticamente liberale, che nasca dall’incontro tra società civile e politica responsabile e si ponga l’obiettivo di dare consenso elettorale al percorso avviato da Monti. Personalmente intendo impegnarmi perché questo progetto abbia successo, senza rivendicare alcun ruolo o leadership. La mia speranza e quella di molti cittadini è che il premier voglia continuare a guidare la fase che si aprirà dopo le elezioni, insieme a tanti altri italiani che dovranno abbandonare le tribune, impegnandosi in prima persona, senza nulla chiedere in cambio in termini di ruoli o ricompense».

Non teme che l’operazione possa essere considerata debole fin dalle premesse? Nelle democrazie occidentali si mette in campo un partito o una lista con l’ambizione di guidare il Paese, non di sostenere un premier che alle elezioni non è neppure candidato. «Il Paese è a pezzi, il sistema produttivo sopravvive solo quando esporta, il disagio sociale enorme e il distacco tra politica, istituzioni e cittadini non ha precedenti. Ogni giorno scopriamo con sgomento nuovi scandali, ruberie e inaccettabili privilegi. Lo spettacolo che sta dando la politica è passato dal cinepanettone di cui parlavamo due anni fa a un horror di serie b. Stiamo vivendo una situazione esplosiva. È ora che il governo intervenga subito e con determinazione, e quindi per decreto, sui centri di spesa regionali. La prossima legislatura non potrà che essere costituente, è impossibile pensare di tornare alla conflittualità permanente della Seconda Repubblica. L’Italia non ha bisogno dell’ennesimo partito personale, grande o piccolo che sia, e Italia Futura non è mai stata interessata a esserlo. Serve un ampio movimento civico che si ponga l’obiettivo di dare rappresentanza ai milioni di italiani che si sono riconosciuti almeno in parte nel percorso di Monti, che non credono alla retorica populista antieuropea della destra o ai neostatalismi della sinistra. Milioni di italiani che in assenza di una vera novità non andranno a votare».

Quindi l’alleanza con il Pdl, di cui si parla e si scrive da settimane, non ci sarà? «Alleanza, no; del resto l’abbiamo sempre smentita. È opportuno invece dialogare con le persone responsabili che sono nel Pdl e guardano con preoccupazione al futuro di un partito che resta una realtà importante del mondo moderato.
Così come abbiamo ottimi rapporti con la parte più responsabile del Pd».

Ma il nuovo movimento dovrà pure fare alleanze. O no? «È mai possibile che i tanti milioni di italiani che non si riconoscono nel Pd o nel Pdl siano condannati a disperdere il loro voto in piccoli partiti, la cui massima aspirazione sembra essere quella di accordarsi con questo o con quello, invece di ritrovarsi in un unico grande soggetto che abbia l’ambizione di essere il primo partito? Serve un movimento che nasca dalla scelta comune di tante personalità e associazioni, provenienti da matrici ed esperienze diverse ma unite dalla convinzione che nessuno degli attuali partiti sia da solo in grado di rispondere alla crisi italiana. Oltre la destra e la sinistra di questa fallimentare Seconda Repubblica occorre dare finalmente un approdo agli elettori liberali, democratici e riformisti».

Lei elogia il governo del rigore. Ma di troppo rigore non si rischia di morire? Quale sono le sue proposte per la crescita? «La crescita è il grande tema della prossima legislatura. Con molta franchezza, è su questo tema che dall’attuale governo sono venute le maggiori delusioni. Si è data l’impressione di perdersi in mille rivoli e annunci mirabolanti, mentre occorreva una visione netta e pochi obiettivi chiari. Io penso che dobbiamo rimettere al centro lavoro, produzione e cultura: i tre pilastri su cui costruire il rilancio italiano e sui quali concentrare ogni euro disponibile. E l’unica via per trovarne è ripensare radicalmente il perimetro dello Stato. Agli italiani serve uno Stato più forte nei suoi compiti fondamentali ma meno pervasivo. Un solo esempio: non è possibile con una spesa pubblica gigantesca a otto anni dall’ultimo indulto, siamo di fronte a una nuova emergenza carceri. Non è pensabile che si costituisca ogni giorno un nuovo fondo per questa o quella categoria d’imprese, quando a migliaia chiudono per il peso insostenibile del fisco. Meno incentivi, meno tasse e soprattutto molte più dismissioni. Agli italiani sono stati richiesti sacrifici immani. Ora è lo Stato che deve fare la sua parte».

La collocazione naturale del nuovo movimento sembra essere il centro. Che è già presidiato da Casini, contro cui Italia Futura ha preso una posizione critica. Perché? È vero che c’entra qualcosa la presenza della Marcegaglia? «Non ho alcun pregiudizio nei confronti dell’Udc, di Casini che conosco da trent’anni, o di Emma Marcegaglia che è stata tra l’altro una mia vicepresidente in Confindustria per quattro anni. Anzi, ho apprezzato che l’Udc sia stato l’unico partito ad ammettere di aver bisogno della società civile, ed è positivo che Emma Marcegaglia si sia dichiarata disponibile a impegnarsi. Detto questo, esiste una questione che riguarda la credibilità oggettiva del progetto presentato a Chianciano. Non credo basti cambiare la cornice del simbolo, o reclutare due o tre figure dalla società civile o dal governo, per realizzare operazioni di vero rinnovamento. Se i partiti del centro hanno in testa qualcosa di diverso da una “Udc 2.0”, da un remake dello stesso film, e pensano invece a contenuti, idee e rinnovamento vero della classe dirigente, allora vale assolutamente la pena aprire un dialogo. Senza tatticismi o idiosincrasie, perché gli italiani non capirebbero operazioni all’insegna dello slogan “tutto cambi perché niente cambi”. Il tempo in cui si poteva essere per il rigore a Roma e per gli sprechi in Sicilia è finito».

Molti tra gli elettori delusi dai partiti guardano a Grillo. Che ne pensa? «È inevitabile che sia così. E io penso che ogni nuova forza che affronta il giudizio degli elettori abbia il diritto ad essere rispettata. D’altra parte i partiti non sono riusciti, neanche di fronte al totale discredito pubblico e a un’emergenza economica che costringe gli italiani a enormi sacrifici, a realizzare riforme di una qualche rilevanza. Ma le risposte non possono essere distruttive o populiste, perché il populismo è una delle cause della crisi italiana. Affrontare una profonda riforma dello Stato è il migliore antidoto».

Renzi che impressione le fa? «È un fatto nuovo, una bella dimostrazione di democrazia. È giusto che il sindaco di una grande città europea possa ambire a essere il leader di un partito. Non possiamo da un lato lamentarci dei professionisti della politica e dall’altro allarmarci se un giovane si fa avanti».

Della Valle, suo socio in Ntv e suo amico, ha usato un linguaggio molto duro verso Marchionne ed Elkann. Chi ha ragione? «Guardi, con la famiglia Agnelli ho da quarant’anni rapporti di stima e di affetto che attraversano le generazioni, da Gianni Agnelli a Leone Elkann, il figlio di John. Mi sono sempre sentito orgoglioso di far parte di una quadra. Quando la famiglia mi chiese di assumermi responsabilità, non mi sono tirato indietro. Le lascio immaginare la mia profonda amarezza di fronte alle parole di Diego, che non condivido nella sostanza e tanto meno nella forma, in rapporto a una polemica nei confronti della famiglia e di Sergio Marchionne che considero dannosa e sbagliata. Sono stato presidente della Fiat per sei anni, e posso ben dire che Marchionne ha salvato l’azienda».

Ma della Fiat che sarà? Manterrà gli stabilimenti e la "testa" in Italia? O rischia di diventare la sottomarca europea della Chrysler? «La Fiat opera in uno dei settori più difficili e competitivi del mondo, con un mercato europeo tornato indietro di trent’anni. Eppure ha confermato di voler rimanere in Italia. L’operazione Chrysler sarà fondamentale per il futuro di Fiat. E non dimentichiamoci mai che una grande azienda come Peugeot, e altre presenti in Europa, si trovano oggi in enormi difficoltà. La questione a cui dobbiamo dare una risposta è se l’Italia vuole continuare a essere un grande Paese industriale, con regole e condizioni da grande Paese industriale. Io sono sicuro di sì, e anche per questo ho investito in Ntv. Ma attenzione, Ntv è un’esperienza che se da un lato conferma che c’è grande potenziale di crescita, dall’altro mette in evidenza che fare impresa in Italia oggi è una missione quasi impossibile».

Perché dice questo? «Perché tra barriere alla concorrenza e insufficiente attenzione da parte del governo siamo l’unico Paese al mondo dove sembra che la politica faccia una cortesia a lasciar investire i privati. Per questo dico: dobbiamo favorire e premiare l’Italia che rema e che continua ad avere fiducia nelle proprie potenzialità, restituendo al lavoro e alla produzione il posto che meritano, anche nelle politiche fiscali. Lavoratori e imprese sono legati in maniera molto forte in questo momento storico. Con una tassazione sulle imprese che è vicina al 70%, con un costo dell’energia del 30% superiore alla media europea, con una burocrazia asfissiante, una produttività bassa, norme spesso assurde e liberalizzazioni insufficienti o continuamente rinviate, come possiamo pensare che gli imprenditori continuino ad investire e l’occupazione cresca?».

Aldo Cazzullo

venerdì 28 settembre 2012

Fini chi? Quello dei tortellini?


"Fli non si scioglie e, a quanto mi risulta, nemmeno l’Udc. Vedremo se presentare il simbolo". Non ha dubbi il presidente della Camera, Gianfranco Fini parlando a Otto e mezzo su La7 delle prospettive di quello che era il Terzo polo. Poi il leader di Fli ha spalleggiato il Monti-bis: "Tanti italiani attendono dalla politica più responsabile un riferimento con una cultura di governo per rendere possibile un assetto politico che sia all’insegna dell’interesse nazionale. Il presidente del Consiglio più idoneo a fare ciò è Mario Monti". Per quanto riguarda il centrodestra, Fini si è autoproclamato insieme a Casini come l'alternativa credibile: "Il Terzo Polo non c’è più ma ciò che abbiamo detto Casini ed io a Chianciano e ciò che spero Casini dirà ad Arezzo significa che c’è un obiettivo comune: costruire un’alternativa credibile di governo di centrodestra a Bersani e a Berlusconi. Una aggregazione che vada molto oltre Fli, che non si scioglie come mi risulta si sciolga l’Udc, ed altre eventuali altri liste di cui si parla".

lunedì 27 agosto 2012

Falliti mai falliti sul serio...


Non sono affatto sicuro che Beppe Grillo dice bene, cogliendo la sostanza delle cose, quando si rivolge alla mignatta neoliberale Bersani – apostata del comunismo e capofila politico dei servitori delle Aristocrazie finanziarie nella penisola – in questi esatti termini: «Si rassicuri, lei non è un fascista. E’ solo un fallito. Lo è lei insieme a tutti i politici incompetenti e talvolta ladri che hanno fatto carne da porco dell’Italia e che ora pretendono di darci anche lezioni di democrazia. Per rimanere a galla farete qualunque cosa. A Reggio Emilia si celebra Pio La Torre mentre si tratta con l’Udc di Cuffaro. Amen.»

Non credo che Bersani, con molte altre marionette al servizio del neocapitalismo finanziario, nell’agone politico nazionale, sia da considerarsi soltanto un fallito, e quindi un incapace e un incompetente, frutto di una “selezione inversa” e del depotenziamento della politica in uno stato sempre meno sovrano, perché i padroni globali della classe dominante, che lo tengono saldamente al guinzaglio, non sono disposti a tollerare troppo a lungo, oltre un certo limite, l’incompetenza, l’incapacità, il fallimento, che potrebbero improvvisamente ritorcersi contro di loro e i loro interessi.

Un fallito incapace non è certo il miglior servo, tenendo conto che per le sue “caratteristiche” potrebbe fare dei danni rilevanti anche al padrone, e per giunta, come ben sappiamo, la classe dominate globale è in grado di sostituire i suoi servitori, e fra questi i politici nazionali liberaldemocratici nei paesi sottomessi, senza eccessive difficoltà, quando arriva il momento buono, come è accaduto nel novembre dello scorso anno con Silvio Berlusconi, alla guida del governo. Senza dubbio il capoccia pidiino Bersani, assieme a molti altri esponenti della sua camarilla politica (e delle camarille apparentemente avverse), ha contribuito a fare “carne di porco” del paese e degli italiani, come afferma Grillo, ma non per mera incapacità, per sconcertante approssimazione, per pressappochismo innato, per pura necessità di sopravvivenza della burocrazia politica (e della sinistra degenerata) che il suddetto rappresenta. Venendo al dunque, per quanto mi riguarda Bersani potrà essere tutto – un apostata, un imbroglione, un mentitore, un servo dei grandi poteri, addirittura un “ommemmerda”, in compagnia di tanti altri capi e capetti della sinistra neoliberista postcomunista – ma non proprio e non esattamente un fallito incapace, come sembra sostenere con forza l’arrabbiato Beppe Grillo, il quale probabilmente si illude di “sparare sulla Croce Rossa”, o sugli zombie caracollanti, come nei noti filmetti americani del genere. Considerando che il destino dell’Italia è interamente nelle mani delle Aristocrazie finanziarie occidentali, e che la politica minore liberaldemocratica non ha più alcun potere decisionale effettivo sulle materie che contano (dalla moneta all’istruzione pubblica e alla sanità), Bersani, da bravo e fedele lacchè, sta soltanto eseguendo gli ordini esterni che gli piovono dall’altrove e dall’alto, assumendo comportamenti politici conformi al ruolo che d’autorità è stato assegnato ai leader di partito, a lui e naturalmente agli altri compari nella sua stessa condizione “servile”, senza distinzione alcuna di schieramento parlamentare: dagli Alfano in Berlusconi ai Casini in Caltagirone.

Si illude forse il buon Beppe che questi avversari visibili sul tormentato terreno politico nazionale, “hot line” e livello più basso della catena di comando globalista, crolleranno di schianto quando e se ci saranno le politiche, e si apriranno le porte per un cambiamento “democratico” che rispetti la (sempre più fantomatica) volontà popolare, ma probabilmente così non sarà, perché la regia è esterna e sapiente, la legge elettorale si lascia scrivere, per togliere seggi alle liste di Grillo e darli ai servitori delle Aristocrazie globali, per predeterminare gli eletti e le maggioranze future fedeli alla “linea Monti”, e cioè quelle preconizzate, non a caso, anche dal tristo Napolitano. In poche parole, se si resta all’interno del sistema, come ha fatto il buon Beppe, accettando le sue regole e partecipando ai suoi riti (in tal caso elettorali), si è già sconfitti in partenza e ci si può pure illudere, illudendo nel contempo milioni di italiani in supposta buona fede, di aver a che fare con ridicoli zombi della politica, con cadaveri che attendono sepoltura, con falliti congeniti, con meri incapaci, facili da sconfiggere e da mettere da parte. A Bersani è stato assegnato il compito di ingannare gli italiani – assolto finora abbastanza bene dalla sinistra di sistema e da lui stesso – di votare le controriforme del lavoro e del pubblico impiego senza creare problemi a Monti (manomissione dell’articolo 18 e Spending review di tagli a tutto al settore pubblico), riuscendo, però, attraverso funambolismi e menzogne, a trattenere il grosso del consenso dei lavoratori dipendenti e degli statali, e di costruire alleanze politiche, con annessi cartelli elettorali, aderenti ai diktat programmatici euroglobalisti, in continuità con l’attuale governo del Quisling Monti, questo perché è il merdosissimo Pd (e mi si perdoni, una volta tanto, per l’elegante espressione) che dovrà vincere le prossime politiche, con o senza i pur utili compari centristi dell’Udc di Casini/ Cuffaro.

Bersani, esattamente come fanno i suoi pari grado Alfano e Casini, ascolta la “Voce del Padrone”, interpreta i desideri e la volontà della potente Aristocrazia finanziaria, e agisce di conseguenza, commettendo certo qualche errore (errare è umano anche per lacchè e servitori), fino ad ora, però, mai irreparabile, ma, in non pochi casi, raggiungendo comunque gli obiettivi assegnati e salvando così il suo posteriore di servo. Infatti, finora sono passate senza scossoni sociali rilevanti tutte le misure di Monti, anche quelle che incideranno nella carne viva dei lavoratori pubblici e privati, grazie all’opera del Pd di Bersani, integrata dall’azione della CGIL della Camusso. A ben vedere, quello che il Padrone ha assegnato a Bersani, e a tutto il suo “pool” di rinnegati sinistroidi, non è un compito facile, e non è certo un compito che può essere assolto da un fallito-incapace, da un totale incompetente nelle (raffinate) arti dell’imbroglio delle masse e della menzogna politica, per le quali Bersani e la nomenklatura burocratico-partitica pidiina sono molti versati. Si tratta di simulare un blocco sociale rappresentato ed uno straccio di programma politico puntualmente disatteso, in occasione delle prossime elezioni per il parlamento, di trattenere il voto di coloro che sono i più colpiti dalle controriforme montiane – lavoratori dipendenti pubblici e privati, pensionati, precari, eccetera – che, fra l’altro, dovrebbero costituire il grosso della base elettorale di Bersani e del Pd, continuando, però, fino all’ultimo a sostenere con il voto parlamentare il massacro sociale operato da Monti, ben sapendo che una volta al governo si continuerà sulla stessa linea, e le politiche adottate non potranno che essere quelle euroglobaliste imposte dall’esterno.

Ci vuole “mestiere” – oltre che una buona dose di cinismo, di malafede e un’assoluta assenza di Etica – per ottenere simili risultati, altro che “falliti”, cadaveri o zombie! Certo che per fare cose del genere ci vuole anche una certa dose di incoscienza, e naturalmente un robusta dose di fiducia nella tenuta sistemica complessiva, perché sono proprio i servi come Bersani che “ci mettono la faccia”, che si espongono in prima persona massacrando la popolazione – non le Aristocrazie globali, che li manovrano standosene comodamente nell’”empireo cielo” neocapitalistico! – e se qualcosa andrà male, veramente male (rivolte di massa, insurrezioni distruttive, paese fuori controllo sull’orlo della frantumazione) con buona probabilità saranno loro, per primi, a pagarne personalmente le conseguenze. Bersani questo lo sa, o almeno riesce ad intuirlo, e ne ha dato dimostrazione nelle sue passate dichiarazioni, riconoscendo il pericolo che corre assieme ai suoi pari-grado: con il solito linguaggio colorito e approssimativo, il pericolo dei “cazzotti” per tutti, politici (cioè lui stesso) e tecnici (ossia la squadra di Monti, venduta dai media come quintessenza “tecnica”). Ma Bersani sa anche che questo esito è abbastanza improbabile, almeno nel breve-medio periodo, perché gli strumenti di dominazione neocapitalistici hanno agito in profondità, nell’arco di oltre un ventennio, flessibilizzando e rendendo imbecille una buona parte della popolazione. Lo stesso berlusconismo è servito allo scopo, quale forma italica, peculiare, di idotizzazione della popolazione, della quale ha beneficiato – oltre che Berlusconi per un certo periodo – il sistema nel suo complesso (se ne vedranno ancora per un po’ i frutti venefici) e lo stesso Bersani, con tutto il Pd.

Per questo motivo, reazioni di massa, decise e violente, destabilizzanti, insurrezionali o addirittura rivoluzionarie, sono molto improbabili, e ciò mette relativamente al sicuro i servi politici delle Aristocrazie globali dominanti come Pier Luigi Bersani, il suo compagno di partito Napolitano e il “capo-tecnico” imposto al paese, Mario Monti. Tutto questo il buon Beppe Grillo dovrebbe capirlo, e quindi dovrebbe sapere che non ha a che fare con pittoreschi zombi, o poveri falliti, ma con professionisti dell’inganno, della menzogna, del nascondimento della realtà al servizio del Nuovo Capitalismo finanziarizzato. Ma mi viene il sospetto (fondato?) che Beppe Grillo, il quale scrive i suoi post e le sue dichiarazioni “ufficiali” in stretta collaborazione con l’inseparabile Gianroberto Casaleggio, facitore del celebre blog, queste cose le sa fin troppo bene (sia lui sia l’informatico-politico Casaleggio) e se le scrive lo fa unicamente per raggiungere obiettivi politici e di consenso. Per quanto riguarda l’accusa di “fascismo”, che rimpalla da una sponda all’altra nella polemica Grillo-Bersani, faccio presente che tale accusa ha delle finalità ben precise, simili alle accuse di “comunismo”, di “antisemitismo”, di “populismo”, e via elencando.

Si tratta di accuse infamanti che ovviamente, nella grandissima parte dei casi, non hanno fondamento, ma data la demonizzazione neoliberale e democratica di tutto ciò che non è sistema neocapitalistico e pensiero unico, servono per delegittimare l’interlocutore impedendogli di partecipare al dibattito, un dibattito che deve sempre essere, all’interno del sistema, “politicamente corretto” ed esclusivamente fra veri “democratici”. Quindi Bersani come del resto afferma lo stesso Grillo, non è certo fascista, così come non è (e ancor di meno, se possibile) comunista, o populista (leggi dalla parte del popolo), o addirittura antisemita (leggi critico nei confronti dello stato d’Israele). In conclusione, contraddicendo un po’ Beppe Grillo che attacca il segretario del Pd puntello di Monti, Pier Luigi Bersani, oltre a non essere fascista (né comunista, né populista, né antieuro) non è un fallito, perché altrimenti i globalisti lo avrebbero già eliminato dalla scena, e non è un incompetente, nel suo ruolo di servo della nuova classe dominante global-finanziaria, perché fino ad ora ha assolto in modo abbastanza accettabile (senza infamia e senza lode) i suoi compiti principali, che sono quelli di supportare le controriforme di Monti in parlamento, rendere applicabile il programma trasmesso l’altro anno dalla BCE e mentire al popolo italiano, imbrogliandolo. Il premio del Padrone per il fedele servitore politico Bersani? In futuro, forse, la presidenza del consiglio dei ministri, con buona pace per il buon Beppe Grillo.

giovedì 19 luglio 2012

Punti di vista

Troppo tardi... ormai il commissariamento è partito e, non se n'è accorto nessuno ed è evidente che politici idioti o no, il commissariamento doveva esserci a prescindere.

Quattro idee di Davide Giacalone

Nel mentre corre il conto alla rovescia per l’Italia, con i guai che ci spingono a chiedere aiuto e cedere sovranità, i partiti della maggioranza si sono persi appresso a quesiti esistenziali: chi sono? come mi chiamo? che ci sto a fare? con chi mi alleo? Incapaci di rispondere si nascondono coprendosi gli occhi e facendo finta che sia intelligente sostenere la necessità che Mario Monti resti al governo anche dopo le elezioni. I tapini non vedono l’enorme difficoltà in cui si trova il governo, neanche sono riusciti a capire le due interviste decisive: quella di Vittorio Grilli (che si predispone al commissariamento della troika e depotenzia le dismissioni) e quella di Fabrizio Barca (che depone le armi e sostiene, giustamente, che ci vuole un governo politico, altrimenti la credibilità è solo illusoria).

Se le comparse dell’abecedario (abc) fossero capaci di ragionare politicamente, se conoscessero i problemi e non affogassero nelle proprie miserie, vedrebbero i quattro punti sui quali fondare un programma da destra sana e da sinistra democratica. Cambia poco. Eccoli.
1. Abbattimento del debito mediante dismissioni: questo comporta modifiche legislative, per valorizzare i beni, e approntamento del veicolo che crei liquidità in fretta. Il governo Monti l’ha capita, finalmente, dopo avere sbagliato, ma si propone troppo poco e troppo lentamente.
2. Riduzione significativa e strutturale della spesa pubblica, senza inutili e sadici tagliuzzamenti. Ciò comporta la riorganizzazione dello Stato e la cessione di compiti al mercato. Richiede riforme serie in settori come la sanità, la scuola, l’ordinamento delle autonomie locali, la giustizia. E’ l’unica strada credibile per non trovarsi nella condizione della Spagna, costretta a licenziare o non pagare gli stipendi.
3. Lo sviluppo non si fa per decreto, men che meno con decretini da sottosviluppo, serve l’abbassamento della pressione fiscale e la libertà d’impresa. I primi due punti li rendono possibili. Si può fare in fretta, se si comincia a fare subito. Serve, inoltre, utilizzare quota parte delle dismissioni (massicce) per investimenti infrastrutturali.
4. Rinegoziare i parametri di Maastricht, nel senso che il solo rapporto fra debito pubblico e pil va superato, introducendo quello fra debito aggregato e patrimonio. Diventeremmo fra i più solidi d’Europa, tanto più che negli ultimi anni il nostro debito pubblico è cresciuto meno di quello altrui. A chi sostiene che non abbiamo la forza per farlo si risponde: un governo politico può, perché mette sulla bilancia l’affondamento dell’Ue e la non disponibilità a pagare per indebiti vantaggi altrui. Ecco il programma, che parla la lingua delle opportunità e non quello dei dolori. Vale per la destra seria come per la sinistra responsabile. A entrambe pone un limite: licenziare gli estremisti che si oppongono, smettendo di arruolarli per battere i raziocinanti del fronte avverso.

Per farne azione politica non servono le lezioni private date dai nobel (vi fidereste del chirurgo che, prima di entrare in sala operatoria, prendesse lezioni di anatomia?), e neanche le ridenominazioni vintage. Non servono epocali decisioni sulle nozze gay, e neanche riedizioni delle truffe o dei suicidi con le primarie. E’ fin troppo chiaro che Silvio Berlusconi è l’unico, nel mondo del centro destra, ad avere una base elettorale propria, a essere frutto e artefice della società e della storia d’Italia, ma puntare a raccogliere solo quello, magari colorendo i toni della propaganda, non porterà a salvare una storia, bensì a seppellirla nella conservazione dell’inconservabile. E’ evidente che il vecchio gruppo dirigente comunista è l’unico midollo della sinistra, ma puntare a mantenerlo in vita, sfidando l’andreottismo nel sopravvivere alla storia, non servirà a vederlo vincere, ma a seppellirlo con disonore. Non ci serve una destra che scimmiotti la sinistra nel difendere la spesa pubblica, e non ci serve una sinistra che faccia la destra, nel sostenere soluzioni commissariali, lontane dal voto popolare. La ridiscesa in campo di Berlusconi è la manna dal cielo, per gli sconfitti di ambo le parti. Finalmente sanno cosa dire, riprendendo il filo di un discorso interrotto. Peccato sia anche un discorso totalmente inutile, mentre il debito cresce e le tasse soffocano. Facciano un piacere all’Italia, recuperino un briciolo di dignità e s’impegnino su quei quattro punti. Non riuscendoci saranno spazzati via, perché la burrasca non è alle spalle, ma sulla rotta.

lunedì 25 giugno 2012

Viscidume democristiano


Casini esce allo scoperto e dice chiaramente di volere un accordo con la sinistra. L'ammissione arriva in questo preciso momento perché il leader Udc è convinto che il voto anticipato sia più vicino: per "colpa" di Berlusconi. Dunque occorre prepararsi per tempo alle urne. "Ho sempre ritenuto - dice il leader Udc a margine della direzione nazionale del suo partito - che la prospettiva sia un patto per affrontare le emergenze tra progressisti e moderati", . "Oggi - prosegue - si è realizzato con il governo tecnico, ma la strada è un governo politico per risollevare il Paese a affrontare l’emergenza che non durerà poco per arrivare così agli Stati Uniti d’Europa costruiti attorno al rapporto tra le due grandi famiglie del Ppe e del Pse".

Chi dice via dall'euro è fuori dal Ppe: Casini sferza un duro colpo a Berlusconi ricordando che "basta fare un giro in Europa per capire che il Ppe non ha niente a che fare con chi ha voglia di uscire dall’Europa". "I mercati - osserva il leader Udc - prendono di mira diversi Paesi, non perché non credono a misure specifiche, ma per chiedere se crediamo all’Unione europea e negli Stati Uniti d’Europa".

Il Pdl vuole solo indebolire Monti: In un passaggio del suo ragionamento Casini denuncia quello che, a suo dire, è un disegno subdolo e per certi versi diabolico del Pdl: paventare l'uscita dall'euro non per convinzione ma solo per danneggiare il governo. "Qualcuno chiede a Monti di fare miracoli, ben sapendo che questo non è possibile. Spazio per furberie non ce n’è più. Da che lato degli schieramenti politici arrivi il rischio" di far mancare il sostegno al governo è sotto gli occhi di tutti. "Nel Pdl - aggiunge - parlano un giorno di uscita dall’euro e il giorno dopo dicono di voler sostenere il governo. Tanta confusione fa male però all’esecutivo".

mercoledì 13 giugno 2012

L'uomo giusto al posto giusto...

Prima questo post, poi questo, poi questo e poi ancora questo.


«Non solo non escludiamo la cessione di quote dell'attivo del settore pubblico, ma la stiamo preparando e presto seguiranno degli atti concreti». Mario Monti è categorico sull'argomento. Il primo ministro, rispondendo a una domanda in proposito durante la conferenza stampa seguita alla consegna del premio Responsible leadership award. «Abbiamo predisposto veicoli, fondi mobiliari e immobiliari, attraverso i quali convogliare in vista di cessioni, attività del settore pubblico, prevalentemente a livello regionale e comunale», ha spiegato da Berlino.

IL RUOLO DEGLI ENTI LOCALI - Monti ha spiegato che nella nuova strategia predisposta dall'esecutivo, gli enti locali avranno un ruolo centrale: «Abbiamo predisposto dei veicoli, fondi immobiliari e mobiliari attraverso i quali convogliare, in vista di cessioni, attività mobiliari e immobiliari del settore pubblico, prevalentemente a livello regionale e comunale». Il premier ha quindi in mente una strada ben definita: servizi pubblici locali e municipalizzate, settori e aziende che al momento hanno sul mercato valutazioni, e opportunità di ritorno economico, molto più vantaggiose di quelle delle grandi aziende di cui lo Stato conserva un quota.

I TAGLI - Il governo sarà quindi all'opera per l'attuazione delle misure proposte martedì sera dal Comitato interministeriale per la spending review, che consentiranno di risparmiare già nel 2012 5 miliardi, e altri 8 o 9 nel 2013 (ma l'area potenziale di intervento, ha riferito il ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda, potrebbe arrivare a 100 miliardi complessivi). E intende aggiungere a queste cifre anche la cessione degli asset pubblici. Questo significa, quindi, che dovrebbe essere evitata una nuova manovra, ma potrebbe anche consentire di evitare l'aumento dell'Iva a ottobre (spesa quantificata in 3,8 miliardi), di avere 200 milioni per la copertura del decreto Sviluppo e di poter mettere sul piatto un altro miliardo per il terremoto di Emilia e Lombardia.

LE LODI DI SCHAEUBLE - Monti ha anche incassato le lodi dal ministro delle Finanze tedesco, Wolfang Schaeuble, che lo ha definito «l'uomo giusto al posto giusto» prevedendo un ritorno alla crescita per l'Italia. Schaeuble ha anche precisato che l'Italia ha effettuato progressi considerevoli nel ristrutturare le sue finanze pubbliche da quando Monti ha assunto la carica di capo del governo alla fine dello scorso anno. «L'Eurozona - ha aggiunto - ha bisogno che l'Italia sia forte».

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Un titolone de il giornale ci dice che il criminale monti si inchina alla corte della culona. Mentre ieri sera, i tre porcellini ABC si sono inchinati ancora una volta alla corte del criminale. Vadano pure avanti con la loro politicuccia da quattro soldi del votare le fiducie (ormai a 18...) e poi lamentarsene subito dopo gli accordi sottobanco e nel frattempo Grillo fa incetta di potenziali voti per le prossime elezioni.

sabato 5 maggio 2012

Zero virgola ma alleato di tutti... detta legge?


Adesso Pier Ferdinando Casini vuole governare la regia del parlamento. Adesso il ledaer centrista entra in pressing sulla maggioranza che fino ad ora ha sostenuto il premier Mario Monti per avere certezze sul futuro. "Chiederò un appuntamento a Bersani e a Berlusconi per sapere se vogliono sostenere il governo e vogliono andare avanti o se ogni giorno vogliono trovare un modo per distinguersi - ha spiegato Casini - finiamo la campagna elettorale, poi parliamo seriamente di tutto". A margine del suo intervento al congresso nazionale delle Acli, il leader centrista ha chiesto agli "alleati" una scelta di campo: o dentro o fuori. Il suo intento è quello di garantire ai tecnici la sopravvivenza fino al 2013.

Casini si sta rendendo conto di essere rimasto in minoranza. Sia il Pdl sia il Pd non nascondono più il proprio mal di pancia nei confronti del Professore: vuoi la raffica di nuove tasse, vuoi l'incapacità di partorire una riforma del lavoro incisiva, vuoi la reintroduzione della tassa sulla prima casa. Il parlamento sta - poco a poco - abbandonando Monti. "Ormai è il mio destino, in minoranza con Prodi, in minoranza con Berlusconi, resterò in minoranza anche adesso - ha aggiunto Casini - io le promesse e la demagogia fiscale ritengo che siano un tumore per il nostro paese". Secondo il leader centrista, la maggioranza deve andare avanti a rafforzare il governo nonostante la pressione fiscale eccessiva. Tanto che Casini sembra (quasi) giustificarla: "Questo avviene a causa dei tanti che non pagano le tasse. Se ci fosse meno evasione ci sarebbe una pressione fiscale più compatibile per tutti". Sul piano degli interventi in parlamento, Casini è tornato a chiedere una maggiore incisività nella lotta all’evasione fiscale che potrebbe portare nelle casse dello Stato un extragettito che, dopo la burrasca della crisi economica, potrebbe essere usato proprio per alleggerire le tasse sulle famglie e sulle imprese. "Oggi - ha concluso il leader centrista - non è il momento delle promesse demagogiche con le quali questo paese è arrivato dove è, cioè vicino alla grecia non solo geograficamente".

lunedì 30 aprile 2012

Pierferdy il viscido

E questo'altro era uno di quelli che quando si stava leggermente meglio e c'era quel dittatore di B., ogni due per tre, davanti alle telecamere berciava con la bavetta ai lati della bocca che, "le famiglie non hanno aiuti e non arrivano a fine mese e lo stato non fa nulla per loro"... ora non bercia più. E le famiglie davvero non ci arrivano più a fine mese. Non mi chiedo manco più se ci è o ci fa ma mi auguro che i suoi elettori rinsaviscano per le prossime elezioni. Lui è uno dei tanti che andrebbe punito e rimandato a casa a fare compagnia alla sua donna.


ROMA - «Sono disperato, lei non ha capito nulla di quello che io ho detto». Pier Ferdinando Casini sbotta davanti a Fabio Fazio che a "Che tempo che fa" chiede dove si collocherà alla fine il Polo della Nazione, se con il centrodestra o con il centrosinista. «Noi non vogliamo essere l'ago della bilancia, non vogliamo determinare la vittoria di questo o di quello, perché vincere con il 51% serve solo a dividere il Paese», spiega il leader Udc. «Vogliamo essere ago e filo e ricucire, tessere, continuare uno sforzo come quello che stiamo facendo oggi a sostegno del governo Monti», prova a chiudere il siparietto Casini. Fazio incalza. Lei quindi vuole Monti dopo Monti?, incalza Fazio. «Stavolta ha capito bene...». E Monti lo sa? «Non mi interessa che lo sappia, non lo deve sapere. Monti riconsegnerà le chiavi alla politica al termine di questa legislatura. Starà alla politica il compito di assumersi poi le proprie responsabilità». Berlusconi. Intanto Casini "liquida" senza troppe perifrasi le offerte di riappacificazione arrivate da Silvio Berlusconi. «Non è che non voglio più Berlusconi, ho delle idee diverse da lui. Rispetto le sue e lui rispetti le mie - da diverso tempo andiamo per strade diverse e non credo che l'interpretazione dei voti moderati che ha dato Berlusconi in questi anni sia convincente. Per cui pace e bene a tutti: a lui, agli altri....».

Casini fa capire chiaramente che non si scappa dalla maggioranza allargata che oggi sostiene Monti. «Se Berlusconi è d'accordo con Alfano che è d'accordo con Bersani...», si lancia in una sorta di sciarada, prima di ribadire le ragioni di una legge elettorale che condanni il falso bipolarismo che ha regnato in questi anni. «Basta con le armate Brancaleone che mettono insieme tutto ed il contrario di tutto - afferma -. Che c'entra Bersani, che è stato serio ed ha rinunciato ad elezioni che avrebbe vinto, con Vendola e Di Pietro? Che c'entra Alfano, che stimo, con la Lega. E dov'era Maroni, che oggi parla di protesta fiscale, quando il governo ha tolto l'Ici facendo venir meno risorse e costringendo oggi Monti a mettere l'Imu?». Il voto. «Mi sembra che siano tutti smemorati, tutti Alice nel Paese delle Meraviglie - conclude Casini -. Sembra quasi che se oggi c'è la pressione fiscale sia colpa di Monti...». In ogni caso, per Casini, non si andrà al voto ad ottobre. «Chi vuole farlo non ha il coraggio di dirlo o di provocare le elezioni - conclude Casini -, quindi si andrà a scadenza...».

martedì 20 marzo 2012

L'orgia...