lunedì 13 luglio 2020

Stato di eccezione permanente

Le dittature si instaurano in due modi: con impeto e violenza oppure a piccole dosi e cercando il consenso. Il primo metodo non funziona più. L’Era della tv e dei social-media rende ormai impossibile la strada dei virulenti colpi di stato del passato. Oggi servono volti puliti e metodi gentili. Ma oggi come ieri è pur sempre necessario avere il sostegno del Deep State, media e magistratura compresi. Ed è quello che sta accadendo in Italia da fine febbraio in avanti: decreti-legge che delegano a semplici Dpcm la sospensione delle libertà fondamentali (compresa la libertà personale), protocolli della pubblica amministrazione che derogano alla legislazione ordinaria e infine l’esercizio del potere esecutivo attraverso lo stato di eccezione permanente, lo stato terapeutico. Media asserviti e magistratura silente, se non addirittura accondiscendente. C’è il virus, muti: mettete le mascherine, togliete le mascherine, mettete i guanti, anzi no, osservate le regole sul distanziamento e non lamentatevi. Chiudete la vostra bottega per tre mesi e prendete questi seicento euro. E se farete i bravi ne avrete degli altri. Forse. Ma non scordatevi di pagare le tasse. Il virus! C’è il virus! Certo, il virus c’è stato ed ha causato decine di migliaia di morti, questo è fuori discussione, ma adesso? Chi nega che il virus sia esistito è un imbecille, ma ora la situazione quale è?

Attualmente ci sono, in tutta Italia, appena 67 persone ricoverate in terapia intensiva. Durante la “Fase1”, tanto per essere chiari, il picco fu raggiunto a circa 4 mila. In questi ultimi quattro mesi i posti letto in terapia intensiva sono più che raddoppiati (altri ne saranno realizzati) ed è stata scoperta la cura del plasma, parecchio efficace. Insomma, se anche il virus tornasse, potrebbe essere affrontato con mezzi ordinari e non più eccezionali. Ma ciononostante, il governo Conte intende prorogare lo stato di emergenza fino alla fine dell’anno. E poi a vedersi. Ma dov’è oggi l’emergenza che giustifica la proroga dello stato di emergenza? A chi giova il perenne stato emergenziale? Il colpo è avvenuto con sottigliezza: eravamo abituati a vivere in libertà, ereditata da chi se l’è conquistata col sangue pure per noi, quindi l’avevamo data per scontata. E se la libertà la dai per scontata, la salute diventa (giustamente) il bene più importante da conservare, anche – purtroppo – a scapito della libertà. Tanto quella non conta, ce l’hai già. Prima o poi ci sarà ridata.

Ma siamo proprio sicuri che ci verrà ridata? Credo che la libertà, per come l’avevamo conosciuta fino al 20 febbraio, cioè fino a poco più di quattro mesi fa, non tornerà mai più. Ci stanno già preparando, tant’è che qualcuno degli “scienziati ufficiali” ha categoricamente sentenziato: “durerà anni“. Si tratta dei “soliti scienziati”, gli espertoni che a fine aprile dicevano che – in caso si fosse riaperto tutto (come di fatto è avvenuto da fine maggio) – a giugno avremmo avuto 150.000 ricoverati in terapia intensiva (al 12 luglio ne abbiamo appena 67). Sono proprio questi “scienziati” (comitato tecnico-scientifico e task-force) quelli che hanno consigliato a Conte la proroga dello stato di emergenza. E in emergenza, si sa, è più facile giustificare le limitazioni delle libertà, tanto quelle individuali quanto quelle sociali ed economiche. Come che sia, la libertà e i diritti fondamentali saranno sacrificati – non solo in situazione di emergenza ma soprattutto in regime ordinario – sull’altare del pericolo causato dal virus, reale o fantomatico che sia: il perenne stato di eccezione diverrà la regola ordinaria. Lo stato di emergenza in assenza di emergenza sarà la nuova normalità. Saremo liberi solo se ce lo consentirà il virus, altrimenti saremo nuovamente rinchiusi in casa.

E i primi a consegnarsi alla nuova dittatura, come peraltro hanno già fatto durante il lockdown, saranno quelli che fino a ieri starnazzavano contro i fantomatici “pieni poteri” di Salvini, quelli secondo cui Orban e Trump sono due dittatori. L’epidemia ci ha svelato il vero volto degli ex “strillatori di libertà“: sono stati, proprio loro, i primi a rinnegare la libertà, felici di consegnarsi al tiranno. E poco importa se la Costituzione, di cui si lavano la bocca da settant’anni, è stata calpestata.
Non a caso sono stati proprio loro i primi delatori dei solitari runner di primavera. Oggi, sempre loro, sono i più accaniti tifosi del ritorno dell’epidemia. In fin dei conti non è mai stata la libertà il loro vero valore, ma la comodità del divano. Quel posto da dove – rabbiosi – sono sempre pronti a puntare il dito contro il nemico politico di turno. La libertà è ormai compromessa. Vivremo i prossimi anni col cervello che man mano si abituerà alla normalizzazione dello stato di eccezione. “Cerco un centro di gravità permanente” cantava qualche decennio fa il grande Battiato; oggi purtroppo c’è chi vuole imporre – e addirittura chi è pronto ad accoglierlo a braccia aperte – lo stato di eccezione permanente: l’eccezione che si fa regola. Ma io non intendo arrendermi. Per me non voglio niente, rivoglio soltanto la mia libertà. Semplicemente. Normalmente. Liberamente.

Giuseppe Palma

I dem

Per la terza volta nell'arco di un secolo la civiltà occidentale si trova a dover affrontare una mortifera incarnazione del socialismo. La prima volta fu tra gli anni '20 e gli anni '40, quando prese le forme del nazionalsocialismo (meglio noto ai suoi fan con il nome d'arte di nazismo) e del socialismo fascista. Come andò a finire, è abbastanza noto. La seconda volta si chiamò socialismo sovietico, e la lotta durò dagli anni '50 fino a tutti gli anni '80. In quell'occasione, dopo un centinaio di milioni di vittime e settant'anni di miseria morale e materiale, si risolse in un'imbarazzante implosione ideologica ed economica: in pratica dissero “scusate, ci eravamo sbagliati”. Adesso, dopo una fase di morte apparente, deprivato di una qualsiasi dottrina coerente per quanto folle, il socialismo assassino e suicida è risorto senza più intelletto né anima, incapace di ragionare, e proprio per questo ancora più feroce, infetto e pericoloso. Una sorta di zombie implacabile, cannibale, affamato di vita altrui. Nella sua attuale forma acefala e putrescente, delle sue precedenti incarnazioni esso conserva lo stesso odio inestinguibile per tutto ciò che è libertà e individualismo, ma mescolando confusamente terzomondismo, pauperismo anticapitalista, ambientalismo dogmatico (“cambiamento climatico”), ostilità viscerale verso tutti i valori “borghesi” (dio, patria, famiglia, ordine sociale) e appoggio incondizionato a qualsiasi movimento sovversivo/terroristico (es. Black Lives Matter). In sostanza, venuto meno il progetto sociale e inariditosi l'orizzonte intellettuale della dottrina marxista-leninista, i vecchi metodi sovietici di infiltrazione e indebolimento delle società occidentali da meri espedienti strumentali sono paradossalmente divenuti precetti ideologici in sé. Quanto agli alleati, sono gli stessi di sempre: l'islam totalitario, i ricchi ottusi (oggi detti radical-chic) che tramutano il giusto disprezzo di sé in disprezzo per la società che li nutre, e il capitalismo finanziario o di relazione – negazione del vero capitalismo produttivo – illuso di poter prosperare alleandosi con i fanatici dissennati. Nei primi anni 2000 questo socialismo-non-morto ha fatto ricorso a travestimenti tecnocratico-dirigisti per imporsi (l'Unione Europea). Ora che sente di aver occupato i gangli culturali, economici e di potere della società, non esita ad adottare i metodi più spicci ad esso cari: soppressione delle libertà individuali, controllo del pensiero, stragi di massa, sistematica falsificazione del reale – l'attuale, tragica farsa dell'epidemia è la prova generale di quello che ci attende.  Non so sinceramente che cosa debba accadere ancora per convincervi, ma ho l'ingrato compito di avvertirvi che i nostri deliziosi sfoghi su Facebook stavolta potrebbero non bastare per difendere la democrazia, la libertà e la ricerca della felicità.

Inoltre, penso che Conte, il PD e i Cinque Stelle debbano essere trascinati a processo per i loro crimini, assieme ai magistrati eversivi e golpisti.

Piergiorgio Molinari

venerdì 10 luglio 2020

Il mes

Chi  vuole il mes, umilia gli investitori italiani

Ve lo abbiamo già detto ma è bene ribadire un concetto fondamentale: tutti i partiti e personaggi che appoggiano il MES umiliano gli investitori italiani e l'Italia stessa. La preferenza di questi individui per il MES, rispetto all'emissione di titoli, sta principalmente nel fatto che è un prestito a bassi tassi d'interesse e che quindi ha un basso impatto sul debito pubblico, rispetto ai tassi dei BTP e che, dicono loro, non ha condizionalità. Sul secondo punto ci spendo poche parole: primo perché le condizionalità, previste per legge, non si tolgono a voce, secondo perché nemmeno i BTP hanno condizionalità e dunque, già il preferire un prestito di un istituto straniero e fuori da ogni controllo piuttosto che dare ricchezza ai risparmiatori italiani è abbastanza umiliante e fa riflettere. Ma andiamo al primo punto: i tassi d'interesse. Sapete perché è umliante? Per due ragioni. La prima è che il MES è un PRESTITO PRIVILEGIATO, ossia va restituito prima di tutti gli altri prestiti dal nostro Paese: dunque, chi dice di prenderlo, sta implicitamente dicendo a chi ha investito o sta investendo sui BTP italiani, perché crede magari in questo Paese, che il loro diritto a essere ripagati del loro investimento viene DOPO quello del MES. Bello vero, mettere i propri cittadini in secondo piano? Ma ci siamo abituati. La seconda è che questo ha delle conseguenze ovviamente: se le restituzioni dei BTP sono SUBORDINATE alla previa restituzione delle rate del MES, inevitabilmente i tassi d'interesse sui BTP saliranno.  Quindi, accedendo al MES avremmo, anche su questo fronte, un DOPPIO DANNO: l'Italia pagherà tassi d'interesse più alti, sarà legata mani e piedi alle riforme richieste da fuori e dovrà, in più, ripagare prima il MES e poi i propri cittadini. Insomma, l'ennesima umiliazione per gli italiani.

Economia democratica

giovedì 2 luglio 2020

Conte e la UE

Conte: ma l’ultimatum alla UE, non era di 10 giorni?

Lasciamo anche stare i ricatti di chi, coi soldi nostri da ridare indietro con gli interessi, ci chiede le riforme. Vi rendete conto in che mese siamo? Sono passati mesi. Eravamo a marzo quando tutto è stato chiuso e sono arrivate le promesse. Giustamente, in quel momento, era stato detto che i soldi servivano subito, immediati, senza se, senza ma, c'erano delle famiglie da sostenere, delle imprese, delle vite. Così, Conte diede il suo perentorio ultimatum all'UE: 10 giorni o facciamo da soli. E alla fine, mentre i giornali vi riempiono la testa di solidarietà, di parole, di promesse, indovinate come deve, o dovrebbe, fare l'Italia? Da sola. Sì, perché sul fantomatico Recovery Fund ancora devono parlare, discutere: mi spiace europeisti, è già tardi. Domani è tardi. Oggi è tardi. Un mese fa era tardi. L'UE doveva darci i soldi subito. A maggio a dire tanto. E invece sapete quale è la assurdità? Che i soldi che si possono raccogliere, l'Italia li raccoglie in modi astrusi e complicati, ma con le stesse esatte modalità con cui potrebbe raccoglierli da sola. Vi spiego. Gli acquisti della BCE per tenere bassi i tassi d'interesse potrebbero essere fatti dalla Banca d'Italia. La differenza? Lo farebbe senza alcun limite o problema. E altri verrebbero comunque acquistati dai risparmiatori interessati, come adesso. Il deficit di bilancio aggiuntivo necessario per superare questa crisi sarebbe un intervento normale e inattaccabile. La differenza con adesso? Sì, è vero, le regole sul patto di stabilità sono state sospese ma, preparatevi, perché pagheremo ogni centesimo di deficit effettuato in questo periodo, perché le regole torneranno e di nuovo vorranno, anzi già vogliono, le riforme e i conti in ordine. Ma allora mi chiedo: perché? Perché uno Stato deve sottostare a queste assurde regole ed essere perennemente minacciato se osa aumentare la sua Spesa Pubblica, quando potrebbe farlo tranquillamente per conto suo, senza dover rendere conto a organismi fuori dallo Stato? La cosa bella è che un motivo sensato non c'è. La cosa brutta è che molti italiani sono i primi a difendere questo sistema.

Da Economia Democratica

mercoledì 1 luglio 2020

Gatti, uomini e mostri

In questi giorni le immagini del gatto arrostito dall'ivoriano stanno girando ovunque, suscitando indignazione e rabbia. Il video è decisamente raccapricciante, tuttavia, ancora una volta, il dito sembra risultare più interessante della Luna agli occhi del pubblico. Ciò su cui bisognerebbe concentrarsi non è tanto il gesto scabroso in sé, quanto ciò che esso rappresenta. Ovvero l'insensatezza delle politiche economiche e migratorie degli ultimi anni, entrambe partorite e difese dallo stesso mondo e dagli stessi gruppi d'interesse. Nel marasma della propaganda globalista a reti unificate, le giuste domande vengono soffocate sul nascere. 

Che senso ha riempire l'Italia di immigrati a cui non viene dato alcun futuro se non quello di patire la fame e fare l'elemosina? Che senso ha strillare "porti aperti!" quando la maggior parte di questi individui finisce, nel migliore dei casi, a zappare la terra come bassa manovalanza? Che senso ha parlare di razzismo e fratellanza quando gli unici ad arricchirsi sono coloro che sguazzano nel business dell'accoglienza, la criminalità organizzata (a cui si aggiunge una nuova entrata: la mafia nigeriana) e qualche politico in vena di applausi? Dove sta l'umanità nel gettare persone per strada senza porsi alcuna domanda sulla sicurezza, sull'integrazione, sulla sostenibilità economica, sui contrasti religiosi, etnici e sociali?

Dov'è il progresso nel trasformare le città in tuguri, pur di sfoggiare un multiculturalismo farlocco da spot pubblicitario? E come fanno coloro che si spacciano per tolleranti a tifare, allo stesso tempo, per le politiche di austerity che impediscono allo Stato di aiutare gli indigenti? Come fanno questi rivoluzionari di Capalbio a non accorgersi della distruzione del tessuto sociale, della guerra tra poveri, dell'annientamento della classe media in favore di una polarizzazione settecentesca? La risposta a queste domande mostra la realtà in tutta la sua gravità: sulla piastra, assieme al gatto, ci siamo tutti noi.

Matteo Brandi

Sempre la solita solfa

Riforme, riforme a ancora riforme. Questo ci chiede la Merkel, quindi la Germania, cioè l’Unione Europea. Eppure la nostra classe politica – la peggiore degli ultimi 30 anni – ha sempre ubbidito a tali ordini.  E infatti siamo il Paese, che di riforme, ne ha fatte più di tutti. Ma cosa intendono gli unionisti con riforme? Beh, intendono la riduzione delle pensioni e l'aumento dell’età pensionabile, per esempio. Intendono i tagli al sistema sanitario pubblico e la sua privatizzazione. Entrambi fattori che ci sono costati carissimi in termini di vite perse durante la crisi scatenata dal coronavirus. Intendono la riduzione dei salari. Intendono il taglio delle protezioni sociali per disoccupati e disabili. Intendono la riduzione delle tutele dei lavoratori¹. Come se non bastassero le drastiche riduzioni realizzate negli ultimi 30 anni: dall’abolizione della scala mobile del 1992 al Pacchetto Treu del 1997; dalla legge Biagi del 2003 al Jobs Act; dalla legge Fornero al decreto Poletti del 2014.

Riforme che hanno introdotto il lavoro interinale, liberalizzato i contratti atipici, che hanno consentito accordi sindacali al ribasso rispetto ai Contratti Collettivi Nazionali del Lavoro, che hanno favorito la precarizzazione. Le riforme che ci ha chiesto l’Unione Europea, la nostra classe politica di servi le ha sempre fatte. Come quelle che ci impose la BCE con la lettera dell’agosto del 2011 firmata da Draghi (quello che qualcuno vorrebbe come salvatore della Patria) e Trichet. Lettera in cui si chiedevano privatizzazioni su larga scala, in particolare nella fornitura dei servizi pubblici locali (decreto Sblocca Italia; l’ulteriore riforma del sistema della contrattazione salariale collettiva e la revisione delle norme che regolano il licenziamento e l'assunzione dei dipendenti (Jobs Act); l’aumento dell’età pensionabile (riforma Fornero); l’introduzione di  una clausola di riduzione automatica del deficit (Fiscal Compact); l’introduzione del pareggio di bilancio in costituzione; l’abolizione di alcuni strati amministrativi intermedi come le province (decreto Salva Italia)².

E a cosa ci hanno portato le riforme imposte dalla peggior classe politica italiana attraverso l’applicazione del vincolo esterno? A 28 anni di avanzo primario (dalla firma del trattato di Maastricht nel 1992). L’avanzo primario è quando lo Stato spende in stipendi, beni e servizi per i cittadini meno di quanto gli tolga in tasse e balzelli (al netto degli interessi passivi sul debito): più di 1000 miliardi di tagli³. Al crollo degli investimenti sono crollati. Sia di quelli pubblici che di quelli privati: -18,5% solo tra il 2007 e il 2014⁴. Ad avere il 75% dei lavoratori italiani con salari fermi ai livelli dei primi anni 80⁵. Al crollo dei consumi interni: -14,5% negli ultimi 10 anni per quanto riguarda la piccola distribuzione⁶. Alla chiusura di un numero spaventoso di botteghe e negozi: 178.000 imprese artigiane in meno (-12,1%) negli ultimi 10 anni⁶.

Con quali conseguenze?

4,5 milioni di poveri assoluti e 9 milioni in condizioni di povertà relativa. Quasi 14 milioni di inattivi e più di 2 milioni di disoccupati. 12 lavoratori su 100 che vivono sulla soglia della povertà. 4,3 milioni di lavoratori part time, di cui 2 su 3 involontari. Ma evidentemente non basta. Per avere uno strumento tardivo e inutile – anzi dannoso – come il Recovery Fund, l’Unione Europea ci chiede altre riforme lacrime e sangue. Non saranno contenti finché non ci distruggeranno del tutto. Perché siamo ancora la seconda potenza manifatturiera d’Europa. Perché abbiamo tra i risparmi privati più alti al mondo. Perché grazie ai nostri nonni e ai nostri padri che – a differenza nostra – non hanno vissuto al di sotto delle loro possibilità, siamo tra le popolazioni con la maggior percentuale di cittadini che posseggono la casa in cui vivono. Perché nonostante tutto abbiamo un indebitamento privato ridicolo. Non c’è futuro per noi dentro la gabbia unionista. Solo miseria e disperazione.

[FONTI

¹ https://emmaclancy.files.wordpress.com/2020/02/discipline-and-punish-eu-stability-and-growth-pact.pdf
² http://www.costituzionale.unige.it/lara.trucco/Lettera.pdf
³ https://scenarieconomici.it/studio-esclusivo-litalia-ha-pagato-3-900-miliardi-di-interessi-dal-1980-219-del-pil/
⁴ https://www.linkiesta.it/2019/11/italia-ilva-venezia-investimenti
⁵ https://www.facebook.com/gilberto.trombetta.7/posts/2875392802685280
⁶ http://www.cgiamestre.com/wp-content/uploads/2019/11/consumi-negozi-artigiani-09.11.2019.pdf]

domenica 28 giugno 2020

Censure

Coca-Cola si aggiunge a Verizon, Unilever e Patagonia, nel fare pressioni su Instagram e Facebook al fine di incrementare la "attività di moderazione e controllo dei contenuti" - cioè per esercitare maggiore censura - in modo da colpire il razzismo e lo "hate speech". E' un mondo meraviglioso quello in cui assistiamo ad una grande corsa al rilancio da parte delle maggiori multinazionali per epurare il mondo dai suoi maggiori problemi. Loro sì che hanno capito quali sono le priorità del pianeta, e del mondo occidentale nello specifico.

Ed è bellissimo vedere questa meravigliosa armonia di intenti che abbraccia amorosamente l'intero globo, studenti e deputati, presentatori e amministratori delegati, tutti uniti per La Causa. Eccoci, siamo arrivati, è venuto il tempo di combattere i commenti irrispettosi e le battute offensive, il momento di stracciarci le vesti sul nostro passato, di chiedere la revisione dei libri di storia, di epurare film, di abbattere statue, di rivedere il "canone occidentale", smettendo di studiare a scuola le opere stantie di tutti quei "maschi bianchi morti" ("dead white males"). La Rivoluzione è vicina e noi potremo dire "c'eravamo!" 

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Come sempre la chiave nella storia e nella politica è l'individuazione delle priorità. Esiste ciò che nell'agenda mentale pubblica è priorità, focus attentivo, e tutto il resto è accademia. E i leader abbienti dei ceti abbienti nei paesi abbienti lo sanno perfettamente. Dopo tutto li manderemo ben a studiare tutti quei "maschi bianchi morti" per qualcosa?

Andrea Zhok

sabato 27 giugno 2020

Terrorismo mediatico

Coronavirus, Oms: "Come la Spagnola, giù in estate e poi ripresa feroce a settembre e ottobre". Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), risponde alla lettera di esperti che hanno parlato di "emergenza finita". "Quell'influenza fece 50 milioni di morti durante la seconda ondata". Non è dato di sapere in alcun modo sulla base di quale elementi si possa fare una affermazione di questo tipo. Un tizio va dal reggimicrofono di turno e dice che il coronavirus tornerà a settembre come la Spagnola. Poi aggiunge che la Spagnola durante la seconda ondata fece 50 milioni di morti; ergo il coronavirus farà 50 milioni di morti. In realtà il gioco è tanto grossolano quanto efficace, si chiama sillogismo di Montaigne. Montaigne ha mostrato con quale facilità può essere smontata questa teoria, utilizzando un sillogismo elementare, che ha assunto il nome di "sillogismo di Montaigne":

A. Il salame fa bere (premessa maggiore)
B. Bere disseta (premessa minore)
C. Il salame disseta (conclusione)

L'aspetto tragico di questo tentativo maldestro di mantenere alto il livello di allarme (e quindi di tensione), è che dal reggimicrofono di partenza il sillogismo si diffonde "come un virus" sugli altri media generalisti e infine sulle reti social, senza che nessuno chieda conto delle evidenze che rendono plausibili questo tipo di affermazioni. Kikko&Puente tacciono, così come tutti gli altri puntuti sbufalatori di professione. Anzi, alcuni di loro si uniscono al gioco del telefono e iniziano a ricamare su queste affermazioni contribuendo ad alimentare la seconda ondata di terrore mediatico. Non poteva mancare l'appello alla vaccinazione di massa contro l'influenza: "Pronti a vaccinare il 100% della popolazione". "L'Italia è pronta per vaccinare il 100% della popolazione contro l'influenza, secondo le indicazioni fornite dal ministero della Salute", ha detto ancora Guerra illustrando una delle armi che potrà contribuire ad affrontare meglio una possibile seconda ondata di Covid-19 in autunno. Da questo punto di vista, ha precisato "i vaccini ci sono e vengono resi disponibili ogni settembre, in base alla valutazione prospettica dei ceppi virali circolanti". Lo ripeto in modo che sia chiaro per tutti: QUESTO E' TERRORISMO MEDIATICO.

Tratto dalla bacheca di Giorgio Bianchi

lunedì 22 giugno 2020

L’esperimento sociale

Il Covid-19 del 2020 nei prossimi decenni sarà classificato come il più grande e criminale esperimento sociale della storia. Metti in circolazione un virus che può essere curabile imponendo protocolli di cura sbagliati. Fai campagna mediatica di terrorismo puro, alimentando nella gente la paura di morire che è la paura più grande che ha un essere umano. Impedisci le autopsie, fai sparire i cadaveri impedendo di capire la vera causa di morte. Insinui il dubbio che chiunque tu incontri possa essere causa della tua morte, così la gente si scontra con la stessa gente che amava fino al giorno prima. Chiedi alle persone che si controllino e si denuncino a vicenda, creando divisione e panico. Distruggi i rapporti sociali, inibisci la spontaneità delle emozioni. Metti il bavaglio che chiami mascherina, pur dicendo che il virus non è nell'aria e impedisci alla gente di sorridersi, impedisci alla gente di abbracciarsi e fai morire di crepacuore e solitudine tutte le persone ospedalizzate. I medici dicono che il virus sta scomparendo ma tu continui a martellare con i media, dicendo che tanto tornerà più forte di prima, consapevole di non poterne avere nessuna certezza. Esperimento sociale dove i diritti sono stati violati e la Costituzione profanata, dove è stato smontata la scuola, la sanità, dove è stata tolta la dignità, il lavoro, le libertà. Esperimento sociale di controllo delle masse nel quale si stanno verificando i limiti umani e vedendo quanto, nella paura, l'uomo è pronto a rinunciare. Stiamo rinunciando a noi stessi, alla nostra essenza, alla nostra umanità, carità e Amore. Meditate su queste parole.

Autore sconosciuto

venerdì 19 giugno 2020

I paesi frugali

Comunque "Paesi Frugali" non si può proprio sentire. Per chiarezza. Il debito PRIVATO dei "paesi frugali" in rapporto al PIL è il seguente:

Austria 48,8%
Svezia 88,5%
Olanda 99,8 %
Danimarca 112%

Per un confronto l'Italia, il paese spendaccione per eccellenza, ha un debito privato al 40,5% del PIL. Quindi "frugali" un tubo. Nella fattispecie questi sono semplicemente differenti modelli di sviluppo in campo: quelli che prediligono il consumo a debito dei privati, rispetto a quelli che prediligono un indebitamento a supporto della spesa pubblica. Il primo modello è quello prediletto dall'ordinamento capitalistico perché, da un lato, accresce la dipendenza dal settore finanziario dei soggetti privati (più ricattabili), e dall'altro lato non corre il rischio di rafforzare il settore pubblico (cosa che può accadere in concomitanza con un accrescimento del debito pubblico, anche se non è detto accada: spesso il debito pubblico cresce solo per tappare i buchi creati dal settore privato, come nei salvataggi bancari.)

Dal punto di vista dei rischi per la stabilità dei sistemi finanziari gli eccessi del debito privato sono più, non meno, pericolosi dell'indebitamento pubblico. Le due maggiori crisi finanziarie dell'ultimo secolo (1929 e 2007) sono state crisi del debito privato. Non solo. Il debito pubblico, diversamente da quello privato al consumo, può essere finanziato senza effettuare trasferimenti, con lo strumento della monetizzazione del debito (in modo non troppo diverso da come avviene già ora, con l'acquisto dei titoli di stato da parte della BCE). L'unico vero "difetto" di questa procedura è che non fornisce sponde a capitali privati in cerca di una rendita.

Se poi proprio volessimo dedicarci all'attività - piuttosto sterile - di tradurre i giudizi di politica economica in giudizi 'morali' (tipo "frugalità", "rigore"), beh, allora potremmo cominciare col ricordare che le maggiori frodi finanziarie, o i più grandi casi di riciclaggio di denaro illecito, negli ultimi decenni sono avvenuti proprio nei "paesi rigorosi e frugali". Dalla Danske Bank in Danimarca, alla Swedbank AB in Svezia, all'austriaca Raiffeisen Bank International AG (tutte coinvolte nel riciclaggio di denaro russo). O per limitarsi ai più frugali e rigorosi di tutti, gli olandesi:

Nel 2018 la banca olandese Rabobank ha accettato di pagare 369 milioni di dollari al governo statunitense dopo essersi dichiarata colpevole di riciclaggio di denaro sporco dal Messico. A seguire la banca olandese Ing ha pagato una multa da 675 milioni di euro per attività criminali fra cui riciclaggio e corruzione. Da settembre 2019 la banca olandese Abn Amro è indagata per riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo.

Parliamo, incidentalmente di quel paese che opera attivamente (col permesso delle autorità europee, ça va sans dire) come paradiso fiscale interno all'UE. Ricordo ancora che, in parole semplici, un paradiso fiscale è quel luogo dove i tuoi evasori possono celare i soldi sottratti alle tue scuole e ai tuoi ospedali, ed è quel luogo la cui concorrenza fiscale al massimo ribasso strangola gli introiti della tua fiscalità. Ecco, diciamolo senza rancore né astio, però diciamolo: questa rappresentazione delle cicale e delle formiche, delle virtù nordiche e dei vizi mediterranei, del settentrionale rigore frugale e della dissolutezza meridionale ha davvero, immensamente, rotto il razzo. Davvero, Basta.

Andrea Zhok

Fatevi curare

La narrazione che ci vogliono imporre per la quale un bianco razzista è un razzista mentre un nero razzista è un nero francamente ha rotto il caxxo. "Stranamente" chi la vuole imporre sono gli stessi che vogliono farci credere che comportamenti autoritari "da destra" sono da considerarsi fascisti mentre se messi in atto "da Sinistra" rispettano in pieno i valori della Costituzione. E guarda caso sono sempre gli stessi che parlando di violenza sulle donne "stranamente” non riescono a vederla in culture e religioni dove la donna è considerata inferiore all'uomo, ma urlano e denunciano solo quella praticata dall'uomo bianco occidentale (meglio ancora se cristiano)

E dulcis in fundo in merito alla povertà soffrono di presbiopia. La vedono nitida in tutte le parti del mondo anche a migliaia di Km di distanza ma non si accorgono (se ne fottono) di quella del vicino di casa, del proprio concittadino e/o connazionale. Eh si avete proprio rotto il caxxo. Semplicemente avete un problema di natura patologica. Soffrite di esterofilia e/o autorazzismo. Ma questo non è un motivo valido per voler imporre agli altri la vostra visione malata, distorta e ideologizzata del mondo e della società. Fatevi curare.

Dalla bacheca di Alex Giusti

mercoledì 17 giugno 2020

Davide Serra


Sull'abolizione del contante

Le filippiche di Davide Serra contro la burocrazia e il fisco oppressivo dell’Italia ormai fanno parte degli show di contorno delle ultime edizioni della Leopolda. Tra l’altro, Davide Serra se l’è presa anche con gli scioperi dei servizi pubblici, che, a suo dire, allontanerebbero gli investitori stranieri. Il patron dei fondi Algebris, amico e finanziatore di Matteo Renzi, parla come un emigrante di lusso, una sorta di esule della finanza che da una ventina d’anni vive e lavora a Londra. A un professionista come lui, la City offre infinite occasioni d’affari. E non solo. La complicata architettura societaria del gruppo che fa capo a Serra sarebbe impossibile in Italia.

Immagino che per uno che vive a Londra e gestisce un fondo di investimento con filiali alle Cayman, far pagare le tasse in Italia sia la principale priorità. E' la puzza di marcio delle ipocrite esternazioni di queste persone che dovrebbe far suonare mille campanelli d'allarme sulla volontà dei poteri finanziari e dei loro sgherri di abolire il contante; stanno allestendo la tonnara per la mattanza finale dei piccoli risparmiatori.

Tratto dalla bacheca di Giorgio Bianchi

martedì 16 giugno 2020

Le pretese


Milano, 16 giu. (askanews) – “Il governo ascolti il grido di dolore degli invisibili” ha detto l’attivista che difende i diritti degli ultimi, a partire da braccianti e dai migranti, e chiede risposte su tre punti:

“Filiera agricola con adozione della patente del cibo, per garantire cibo eticamente sano alle persone e liberare contadini agricoltori e braccianti dallo strapotere del giogo dei giganti del cibo che favoriscono lo sfruttamento e il caporalato sia digitale che dei colletti bianchi; varare un piano nazionale emergenza lavoro per assorbire le persone e tutelare quelli che rischiano di perdere il posto di lavoro a causa della crisi sanitaria; cambiare politiche migratorie razzializzanti con la regolarizzazione degli invisibili, tutti, col rilascio del permesso di soggiorno per emergenza sanitaria convertibile per attività lavorativa”

Concludendo “cancellare gli accordi con la Libia, cancellare i decreti sicurezza con la riforma radicale di politiche di accoglienza, cittadinanza per bambini nati e cresciuti in Italia, abolizione della Bossi-Fini”.

Poi, un appello: “Abbiamo bisogno del vostro sostegno l’unico simbolo che vi chiedo è la vostra solidarietà, i sogni e i desideri per una comunità perché si tratta di una lotta di civiltà”

lunedì 15 giugno 2020

Colao comee peggio di Goebbels?

Parafrasando Padellaro su Salvini, "è ora di fermarli anche con modi bruschi". (Inoltre, penso che Conte, il PD e i Cinque Stelle debbano essere trascinati a processo per i loro crimini.) Da Gabriele Campagnano: Pensavi fosse Colao e invece è G@ebbles. Premesso che, ormai, il comma 2 dell'art. 3 della Costituzione viene usato per far ingoiare al pubblico ogni mostruosità giuridica (e nessun collega costituzionalista sembra curarsene), quello che si legge nella slide 94 del piano Colao è roba da psicopatici: Azioni specifiche:

- Estensione a tutte le scuole primarie e secondarie di primo grado delle azioni di promozione dell’avvicinamento delle bambine alle materie STEM e dei bambini alla cura. [vada per le STEM, ma non di poteva specificare meglio "avvicinare i bambini alla cura?", perché parliamo della task force più importante mai creata in Italia, ma non scrive in italiano];

- Promozione, anche attraverso incentivi, di prodotti audiovisivi per il grande pubblico che divulghino una figura femminile non stereotipata in famiglia, sul lavoro, nella società [e qui si getteranno i registi avvoltoi in cerca di denaro. Ma poi, in che modo è stereotipata la donna sul lavoro e nella società?];

- Affidamento all’AGCOM del compito di monitoraggio sull’uso di stereotipi di genere basati su caratteristiche fisiche, attitudinali e di ruolo, per ogni età e contesto nella comunicazione commerciale e definizione di linee guida. [Ma siamo pazzi, l'AGCOM che controlla (e quindi punisce) la comunicazione commerciale in base all'uso di presunti stereotipi e al contesto della comunicazione? Welcome back URSS, ma prendendone solo le caratteristiche negative];

- Creazione di un sistema di monitoraggio del linguaggio online con l’adozione di misure, da parte dei diversi social, di contrasto ai termini e alle locuzioni discriminatorie di genere [Un fantomatico sistema di censura, visto che vietare un termine o addirittura intere locuzioni è una misura intimamente fascista];

- Azioni di incentivi e/o penalizzazioni presso gli editori per garantire visibilità delle donne in professioni anche più dichiaratamente maschili e viceversa, all'interno dei libri di testo delle primarie e secondarie di primo grado. [la gravità di quel "penalizzazioni" è facilmente intuibile da qualsiasi cittadino, ma soprattutto da un giurista o un magistrato].

Ve lo ripeto, l'art 3.2 della Costituzione, alla luce dei lavori della Costituente, era stato pensato per eliminare le sperequazioni tra persone abbienti e poveri nel secondo dopoguerra, non per creare quote rosa e altre mostruosità che distruggono la meritocrazia e portano a quello che si prefiggono di sconfiggere: la disparità tra sessi ed etnie.

Parliamo sempre di ponti e non di muri, ma nell'ambito più importante, nell'essenza dell'uomo, ossia la libertà, ne tiriamo su di invalicabili. C'è bisogno di lasciare ponti e autostrade su cui la libertà di espressione possa correre e fare in modo che le sue esagerazioni (quelle che portano un danno ad altri cittadini, come la diffamazione), siano perseguite dalla magistratura. Oltre a questo, libertà completa. Non puoi convincere una bambina a fare ingegneria spaziale e un bambino a fare l'infermiere (che mi sembrano un mestiere senza grandi differenze tra uomini e donne tra l'altro). Né PENALIZZARE un editore che inserisca 3 donne lavoratrici su 5 invece di 5 su 5.

Piergiorgio Molinari

Sul caso Di Matteo

Ieri sera, la mafia è entrata in tutte le case di coloro che hanno capito

Diversi milioni di italiani avranno sicuramente assistito alla trasmissione di Giletti. Di questi, un certo numero avrà seguito la trasmissione di Giletti. Di questi ultimi, un altro sottoinsieme avrà capito quello che è accaduto ieri sera, nella trasmissione di Giletti. A scanso di equivoci e con il massimo rispetto per tutte le vittime della tragedia Coronavirus, stasera gli italiani hanno avuto una ulteriore prova di un pericolo infinitamente più grave della Pandemia, molto più subdolo ed oscuro, assai più difficile da combattere e scardinare, nonché privo sia di vaccino che di terapie. Spero vivamente che abbiano capito in molti o, perlomeno che molti si pongano domande. Stasera, la Mafia è entrata in tutte le case di coloro che hanno capito, perché il pugno nello stomaco connesso alla terribile sensazione di impotenza è stato disarmante e devastante. Impossibile replicare lo stato d'animo con una banale trattazione letteraria. Deve essere visto e deve essere capito. Si potrebbe partire dalle similitudini tra la posizione di Di Matteo e la delegittimazione sistematica di Falcone e di Borsellino. Poi, si potrebbe continuare con le dichiarazioni di numerosi magistrati antimafia in merito a situazioni ingiustificabili, passate sotto silenzio oppure fatte apparire come un   normale evento di cronaca.

Poi, si potrebbe passare alle domande, vecchie o nuove che siano: perché Bonafede rinnegó Di Matteo al DAP dopo averglielo proposto due giorni prima? Perché Di Matteo venne estromesso dalla Commissione stragi, dopo avere rilasciato un'intervista nella quale afferma di non avere divulgato nulla? Perché Palamara, potente plenipotenziario dei vertici della Magistratura esultava per questa estromissione? Perché il M5S rinnegó la sua precedente volontà di proporre Di Matteo al ministero della Giustizia, visto che sarebbe andato benissimo anche alla Lega? Perché la Mafia e i suoi capi al 41 bis nel 2018 temevano la vittoria elettorale di M5S e Lega, sperando nei partiti tradizionali? Perché il Procuratore nazionale antimafia si affretta ad intervenire in una trasmissione TV per farfugliare che è lui ad aver estromesso Di Matteo dalla Commissione stragi, ma solo perché un Procuratore si era lamentato dei contenuti dell'intervista rilasciata dal magistrato scomodo?

A seguire, perché il M5S dovendo scegliere un Ministro della Giustizia ed avendo improntato la campagna elettorale sull'onestà a sulla lotta alla criminalità organizzata, scelse Fofó e non l'irreprensibile giudice antimafia Di Matteo? Con tutto il rispetto non c'era proprio partita. Ancora, perché la circolare del DAP che ha prodotto parte delle scarcerazioni dei mafiosi venne firmata da una comune funzionaria, la quale peraltro segnaló la pericolosità ai suoi capi (Basentini in primis), senza esito? Perché fanno così tanta paura quei magistrati antimafia, ossequiati ed osannati in ogni contesto istituzionale, ma castrati ogni volta che devono ricoprire un ruolo politico? Domande, molte domande senza risposta che stridono terribilmente coi ne-fasti di Giuseppi, asserragliato nella sua Villa dorata con ospiti illustri dell'aristocrazia U.E., vassalli, consiglieri e mediatici lacchè, ma senza alcuna traccia di quel Popolo del quale continua squallidamente a professarsi "avvocato". Per inciso, mancano anche le telecamere, ovvero l'unico strumento decantato da quello che, una volta, era il M5S della lealtà e della trasparenza.

Domande dicevamo. Domande che ci ricordano quelle ancora più drammatiche che i cittadini italiani si pongono ancora oggi e che con ogni probabilità rimarranno prive di risposta. Troppe vicende occulte ed oscure che a distanza di decenni nessuno ha più la forza e la possibilità di chiarire, a meno che... non arrivi qualche magistrato un po' matto ed assai coraggioso che combatta con le intercettazioni distrutte, con le correnti dei suoi stessi colleghi e con tutta una serie di meccanismi ostativi già visti troppe volte in precedenza, con esiti tragici, ossia isolamento, delegittimazione, accuse di protagonismo ed estromissione dalle indagini. Storie vecchie sempre attuali. Le grandi Democrazie hanno gli anticorpi per queste aberrazioni, così come la maggioranza sana delle Istituzioni, ma talvolta il "virus" resta silente e non abbandona l'ospite nemmeno per i decenni che separano eventi apparentemente lontani e distinti fra loro. Nel frattempo, il Paese discute giustamente di Coronavirus ma, stavolta ingiustamente, solo di Coronavirus. Il problema più grave per molte  persone è giustamente la crisi economica e questo impedisce occultamente di ragionare sulle pericolosissime derive eversive dei pezzi dello Stato che invadono il Potere di sovranità del Popolo, per interessi di natura oscura. Speriamo che molti abbiano capito, perché se molti capiscono forse qualcuno avrà il coraggio e la voglia di spiegare anche agli altri che cosa sta accadendo, senza alcuna presunzione di essere depositari della Verità naturalmente, ma solo per mettere molte pulci nelle orecchie.

Autore sconosciuto

domenica 14 giugno 2020

Lgbtq contro J. K. Rowling

I sostenitori della “giustizia sociale” e della “intersezionalità” ci fanno credere ogni giorno che viviamo in una società iniqua, regressiva, omofoba, sessista, razzista e transfobica; che queste oppressioni sono interconnesse e che svelarne la ragnatela d'odio è la strada maestra per liberarci di ogni pregiudizio e costruire una società giusta. Così, quando una influencer culturale oltre che una femminista, una super liberal che ha dato milioni di sterline in beneficenza alle charities, amica di Gordon Brown e Barack Obama, invitata ai matrimoni di casa Windsor, che ha lavorato ad Amnesty International e che si è opposta alla Brexit, scrive che il dato biologico esiste e che XX e XY sono una cosa reale, la crisi di nervi degli identitari divampa dove più la fanno da padroni: i social. J.K. Rowling si è trovata di nuovo coinvolta nella cancel culture. E ci sono già oltre 100 mila commenti e meme virali che esprimono indignazione e rabbia. L'autrice di “Harry Potter” non ha detto nulla di vergognoso. Ha semplicemente notato un fatto scientifico e sociologico. Ha detto che le donne sono donne e che gli uomini sono uomini, ovvero che “il sesso è reale”. Ma ora dirlo è un'eresia. E' come firmare la propria condanna ad Azkaban, la prigione della serie creata da Rowling. Il copione prevedeva che la scrittrice facesse sparire il tweet, che si scusasse e si facesse un giro nei social per essere rieducata a dovere. Ma Rowling non ha letto dal copione né si è cosparsa il capo di cenere di fronte alla bestia digitale. Si è trovata invece sotto il fuoco dei gruppi Lgbtq dopo aver preso di mira un articolo che si riferiva a “persone che hanno le mestruazioni”. Non donne, ma persone. “Si stima che circa 1,8 miliardi di ragazze, donne e persone non binarie abbiano le mestruazioni”, recitava l'articolo pubblicato sulla piattaforma Devex. Rowling ha scritto su Twitter, dove parla a 14,5 milioni di follower: “Persone che hanno le mestruazioni. Sono sicura che una volta c'era una parola per quelle persone. Qualcuno mi aiuti. Wumben? Wimpund? Woomud?”. La crisi di nervi di fan e dei progressisti è stata rapida. Un utente ha scritto: “Ho deciso di non uccidermi perché volevo sapere come finiva la storia di Harry. Per molto tempo, è stato tutto ciò che mi ha tenuto in vita. Mi hai insultata”. E valanghe di insulti: “strega”, “cagna”, “feminazi”. Rowling ha risposto: “Se il sesso non è reale, non c'è attrazione per lo stesso sesso. Se il sesso non è reale, la realtà vissuta delle donne a livello globale viene cancellata. Conosco e amo le persone trans, ma cancellare il concetto di sesso toglie a molti la possibilità di discutere in modo significativo della propria vita. Non è odio dire la verità”. E ancora: “Marcerei con voi se foste discriminati perché trans. Allo stesso tempo la mia vita è stata plasmata dall'essere donna. Non credo che dirlo significhi odiare”. Non è la prima volta che le capita. “Vestitevi come volete. Chiamatevi come volete. Andate a letto con ogni adulto consenziente che volete. Ma far perdere il lavoro alle donne per aver dichiarato che il sesso è una cosa reale? Sto dalla parte di Maya”. Con questo tweet, Rowling era intervenuta tempo fa sul caso di Maya Forstater, ricercatrice che ha perso il posto per aver espresso, su Twitter, posizioni “discriminatorie verso i trans”. Il think tank per cui lavorava, il Center for Global Development che combatte le diseguaglianze, l'ha licenziata “transfobia” (Forstater aveva detto che la differenza sessuale è biologica). Il giudice ha dato ragione al datore di lavoro. Un secolo fa un altro scrittore inglese, G.K. Chesterton, aveva capito già tutto quando spiegò che in un futuro non troppo lontano ci sarebbe stato da battersi per dire l'ovvio: “Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate”.

Giulio Meotti

sabato 13 giugno 2020

Conte Serbelloni Mazzante vien dal mare

Che meraviglia l'elettorato comunista PD ed Esaurimento 5%. Ci hanno liofilizzato lo scroto per 6 mesi di fila col Papete ed il mojito di Salvini. Oggi i loro bulli di governo tengono un ricevimento da sogno a Villa Pamphilj, uno di quelli da 5 calici sfasati sulla sinistra, altri 5 sulla destra, e non sapere da quali bere per non infrangere l'etichetta a costo di ritrovarsi con la Fantozziana salivazione azzerata. Ma gli elettori comunisti tacciono. Senza cassa integrazione, senza aiuti, con lacune governative mostruose, tacciono in un servile ed  ossequioso silenzio in segno di rispetto per una banda di cialtroni privi di qualsiasi senso della vergogna, visto che mentre non pochi italiani non sanno come far mangiare la famiglia, o come riaprire il proprio negozio,  loro siedono a tavolate da 45 metri con i giannizzeri in armatura alle loro spalle, manco fossero i sovrani di qualche serie TV Fantasy.... il trono di Zecche..Fermo restamdo che se in un contesto come quello attuale questa roba l'avesse mai promossa Salvini a capo di un qualsiasi ipoterico governo di centro destra, i compagni comunisti ed i giornalistono della stampa asservita a sinistra (97% del totale) che oggi tacciono come servi, a quest'ora sarebbero tutti in Piazzale Loreto a preparare i patiboli ed invocare cappi alle caviglie.

Dalla bacheca di Fabio Armano

Sulle zone rosse

Sono un po' confuso. Non so se il procuratore di Bergamo Maria Cristina Rota che sta indagando sull'emergenza Coronavirus sia uno dei tanti magistrati “promossi” da Palamara in accordo con il PD. So che ieri ha sentito il presidente Conte e il ministro dell'interno Lamorgese come “persone informate sui fatti” circa la mancata chiusura delle “zone rosse” in Lombardia – misura che se attuata tempestivamente avrebbe salvato qualche migliaio di vite umane. Il punto è: chi doveva decidere se chiudere, il governo o la Regione Lombardia? Chissà, le indagini sono difficili: “un rebus”, scrivono i giornaloni. Eppure appena un mese fa un altro membro (absit iniuria verbis) del governo Conte, il ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia, aveva impugnato l'ordinanza con cui Jole Santelli, presidente della Regione Calabria, stabiliva la riapertura di bar e ristoranti. “Mi auguro – disse Boccia nell'occasione – che il presidente Santelli segua le regole, quelle che disciplinano la vita nelle istituzioni. Lei le conosce bene e sa che quell'atto è illegittimo.” E il tribunale amministrativo aveva dato ragione a Boccia, “bocciando” appunto l'ordinanza di riapertura: "Spetta al presidente del Consiglio dei ministri individuare le misure necessarie a contrastare la diffusione del virus Covid-19", hanno messo nero su bianco i giudici amministrativi nella sentenza di annullamento.  Ecco, la mia confusione nasce tutta da qui: la magistratura esita a contestare a Conte e Lamorgese il reato previsto dall'art. 438 del codice penale, cioè l’epidemia colposa (pena prevista: l'ergastolo), perché ha sì sentenziato in sede amministrativa che la responsabilità di riaprire le “zone rosse” è del governo, ma magari in sede penale la responsabilità di chiuderle potrebbe essere delle Regioni e quindi il governo non poteva farci niente? Ovvero, dopo aver affermato che la decisione di riaprire spetta al presidente del Consiglio dei ministri e non alle regioni, non sono del tutto sicuri che spettasse a lui anche chiudere? Vai a sapere: magari chi apre non può chiudere e chi chiude non può aprire. Eh sì, un vero “rebus”, che richiederà ancora lunghe e complesse indagini.

("Inoltre, penso che Conte, il PD e i Cinque Stelle debbano essere trascinati a processo per i loro crimini.")

Piergiorgio Molinari

venerdì 12 giugno 2020

Le zone rosse covid

Inchiesta zone rosse: da persone informate sui fatti a imputati

Oggi la Procura di Bergamo ha ascoltato, in trasferta a Roma, il Presidente del Consiglio Conte. Nelle ore successive anche il Ministro dell’Interno Lamorgese e il Ministro della Salute Speranza, oltre a Walter Ricciardi, quello che ancora adesso non si è capito se è membro o meno dell’Oms. Tutti come persone informate sui fatti. L’indagine della Procura bergamasca ha ad oggetto la mancata chiusura come zona rossa dei comuni di Nembro e Alzano Lombardo. Competenza del governo o della regione? Il PM procedente, Maria Cristina Rota, in una recente intervista aveva dichiarato che la competenza sarebbe del governo, ed ha ragione: l’art. 13 della Legge n. 883/1978, nell’elencazione delle competenze attribuite ai comuni, non prevede la possibilità per gli enti locali di adottare in queste situazioni di emergenza  le chiusure dei propri territori. Oggi ha invece smentito. Detto questo, presso la Procura di Bergamo pendono alcuni esposti presentati dai parenti delle vittime per capire di cosa siano morti per davvero i propri congiunti. L’indagine è stata aperta per il reato di epidemia colposa, quindi ad ampio raggio investigativo. Ci sarà poco da scoprire a dire il vero, visto che gran parte delle vittime sono state cremate, precludendo l’esame autoptico. Ma questo non impedisce alla Procura di ampliare l’indagine in corso al fine di verificare la sussistenza di eventuali responsabilità penali in capo a più soggetti. E siamo convinti che i tre membri del governo che verranno ascoltati – quantomeno Conte e Speranza – di responsabilità penali ne abbiano. 

I fatti sono fatti e difficilmente potranno essere contestati. Vediamo i più rilevanti.

Primo. Il virus è arrivato in Italia a febbraio o circolava già dall’autunno dell’anno scorso? I giornali locali della Lombardia ne discutono addirittura da ottobre: “La Provincia di Como”, già il 2 ottobre, parlava di “polmoniti e guai respiratori”, così come poco prima di Natale il quotidiano “La Provincia di Crema” denunciava  fino a cinque casi al giorno di infezioni polmonari, con necessari ricoveri fino al 50% dei casi. Coincidenze? Cosa hanno fatto il governo e l’Istituto Superiore di Sanità (Iss)? Hanno avviato i controlli del caso o sono stati con le mani in mano?

Secondo. Il 9 gennaio il Ministero della Salute, sicuramente già informato, pubblica sul suo sito un documento - datato 5 gennaio - nel quale si parla espressamente di “polmonite da eziologia sconosciuta – Cina”, documento inoltrato sia all’Iss che al Ministero dell’Interno. Che ha fatto il governo? Nulla. Lo “stato di emergenza” verrà dichiarato  il 31 gennaio, ma senza  adottare provvedimenti precauzionali. In Italia il virus non arriverà mai, questo il mantra governativo. 

Terzo. Il 3 febbraio i governatori del Nord chiedono la quarantena per chiunque arrivi dalla Cina. Speranza prima e Conte poi rispondono malamente e assicurano che la situazione è sotto controllo. Il virus non c’è. Il virologo Burioni il 2 febbraio da Fazio dice che il rischio è zero e che in Italia il virus non circola.  

Quarto. Il 21 febbraio scoppia il panico da virus, ci sono i primi morti. Il governo chiude le scuole per una settimana in Lombardia e Veneto. Regione Marche fa lo stesso ma il premier Conte impugna l’ordinanza davanti al Tar e vince. Ci vuole proporzionalità nelle scelte, dice tronfio in televisione l’ex avvocato del popolo. Dopo pochi giorni il governo chiuderà tutta l’Italia, non solo le scuole. Ancora a fine febbraio il segretario del Pd Zingaretti, aderendo allo slogan “Milano non si ferma” del sindaco Sala, va a Milano e si fa fotografare coi giovani Dem mentre beve un aperitivo sui Navigli. Intanto il virus circola.

Quinto. Dopo aver ammesso un certo allarmismo, siamo ai primissimi giorni di marzo, il governo si rimangia di nuovo tutto e con due Dpcm, l’uno dell’8 e l’altro dell’11 marzo, chiude l’intera nazione. Tutti a casa. Il virus, che prima non c’era, adesso c’è. I morti aumentano e quindi serve il lockdown. Nel frattempo i casi più gravi vengono prelevati da casa e condotti in ospedale; parecchi moriranno senza nemmeno l’ultimo saluto dei propri cari. Non si terranno neppure i funerali. La vita di quelli che fino a pochi giorni prima erano al nostro fianco, scompare nell’aria passando dalla ciminiera dei forni crematori.

Sesto. Tra la fine di febbraio e la metà di aprile i morti sono più di ventimila. Dove metterli? Che domande, bruciateli. La civiltà  è morta a Bergamo con la fine del rispetto per i defunti. L’immagine dei carri militari che trasportano i morti verso i forni crematori fuori regione fa il giro del mondo. Ma perché la cremazione sia lecita, ai sensi della Legge n. 130/2001, occorre la volontà – scritta o orale – espressa dal de cuius, oppure da parte del coniuge o, in difetto, dei parenti più prossimi. E’ avvenuto tutto regolarmente? Siamo sicuri che queste autorizzazioni siano state date e raccolte nel rispetto della legge? La Procura dovrà necessariamente approfondire. Gli stessi familiari delle vittime potrebbero già sin d’ora avanzare al comune di Bergamo rituale istanza di accesso agli atti ai sensi delle Leggi numm. 241/1990 e 15/2005. 

Settimo. Sulla cremazione va segnalata l’ ordinanza del Ministero della Salute pubblicata l’8 aprile, all’articolo C) num. 1 si legge: “per l’intero periodo della fase emergenziale non si dovrebbe procedere all’esecuzione di autopsie o riscontri diagnostici nei casi conclamati di Covid-19, sia se deceduti in corso di ricovero presso un reparto ospedaliero sia se deceduti presso il proprio domicilio”. A parte l’uso del condizionale “non si dovrebbe procedere”, tipico di chi sa già di commettere una porcata, vi sono in primis aspetti giuridici alquanto problematici che vedono una semplice ordinanza ministeriale superare in modo illegittimo una legge dello Stato. 

Ma qui il problema è soprattutto penale. La cremazione impedisce l’autopsia, cioè la legittima ricerca delle ragioni della morte, ledendo il diritto soggettivo dei parenti a conoscere le cause della dipartita. Si potrebbe dunque configurare l’ipotesi di distruzione, soppressione o sottrazione di cadavere ai sensi dell’art. 411 del codice penale. 

Ci sono state queste autorizzazioni alla cremazione da parte dei malati o dei parenti più prossimi? Se si, sono state raccolte regolarmente quando il malato era ancora cosciente, capace di intendere e di volere? Le eventuali autorizzazioni dei parenti sono state rilasciate in libertà o sotto costrizione, anche solo morale? Su tutto questo la magistratura dovrà sentire i parenti delle vittime, non si possono chiudere gli occhi su questi aspetti. 

Il premier Conte e i ministri Speranza e Lamorgese saranno dunque sentiti come persone informate sui fatti. Su Lamorgese non conosciamo eventuali comportamenti penalmente rilevanti, ma Conte e Speranza hanno parecchi scheletri negli armadi. Premier e Ministro della Salute dovrebbero entrambi rispondere di delitti colposi contro la salute pubblica (art. 452 codice penale), e il Ministro Speranza - nello specifico - anche di soppressione e sottrazione di cadavere ai sensi dell’art. 411 c.p. La Procura di Bergamo dovrà a nostro avviso ampliare l’indagine e trasformare la posizione di Conte e Speranza da persone informate sui fatti ad imputati, notificando loro un avviso di garanzia. 

Paolo Becchi e Giuseppe Palma

Furore talebano

A Bristol, nel corso di una manifestazione di attivisti di Black Life Matters e corredo vario, la statua in bronzo di Edward Colston, un mercante inglese del 700 e membro del partito Tory, viene divelta dal basamento, imbrattata, e gettata in un canale. La folla, “the mob” esulta. Colston era implicato nel commercio degli schiavi. Il sindaco di Londra, Sadiq Khan, ha dichiarato che presto le statue nella capitale inglese verrano esaminate, e quelle “colpevoli” verranno eliminate. A Milano, Arci e Sentinelli propongono al sindaco Sala di rimuovere dai giardini di Via Palestro la statua del più grande giornalista italiano del Novecento, Indro Montanelli, reo quando era in Eritrea di avere avuto una moglie quattordicenne o dodicenne. All’epoca Montanelli, come i suoi commilitoni, usufruì dell’usanza del “madamato” la relazione temporanea more uxorio tra un cittadino italiano, militari ma anche civili tra donne indigene delle terre colonizzate, chiamate “madame”.

Montanelli, che aveva allora 27 anni, non nascose mai questo episodio della sua gioventù, di cui non aveva nulla di cui vergognarsi. Ormai il clima è questo. Siamo ai comitati di salute pubblica che decidono di distruggere statue di uomini politici del passato se emerge che hanno avuto qualcosa a che fare con lo schiavismo e il colonialismo. Perché da una cosa si deve necessariamente passare a un’altra. Sono gli eredi dei giacobini, dell’apparato del Partito Comunista sovietico e cinese, sono gli emendatori, i nuovi educatori. La loro violenza tribale e inappellabile è rivolta al passato e ai simboli che ritengono da estirpare. Si tratta di una compensazione per non potere, per ora, passare alle vie di fatto nei confronti di chi ha idee diverse dalle loro.

La folla inneggiante e plaudente che fa rotolare la statua di un uomo politico morto trecento anni fa giù per un canale ci riporta alla memoria altre immagini, come i Bücherverbrennungen, i roghi dei libri organizzati dai nazisti per liberare la Germania, “dalla corruzione giudaica della letteratura tedesca”, ci ricordano la devastazione perpetrata dalle Guardie Rosse maoiste quando, il 10 novembre del 1966, si recarono a Qufu nella provincia di Shandong, sede della nobile famiglia Kong discendente di Confucio, dove fecero scempio delle tombe, distrussero le stele commemorative e trascinarono per le strade, dileggiandola, la statua del grande filosofo cinese. Si trattava anche in quel caso di estirpare il male in nome della loro concezione del Bene, della Purezza e della Giustizia. I nuovi talebani occidentali nulla hanno a che invidiare a costoro, sono in perfetta linea di continuità e ci mostrano la pericolosa china discendente nella quale ci troviamo. Non si tratta, infatti, di pochi sparuti gruppi di esaltati e di estremisti, ma di individui che godono del plauso e del fiancheggiamento della sinistra, dei liberals, dei progressisti.

I loro metodi sono esattamente quelli di sempre. In nome della loro idea purgatrice del passato e della storia, di una furente e furiosa ideologia iconoclasta, cercheranno e cercano di imporre a tutti noi la loro agenda. La distruzione delle statue. La proibizione di usare certe parole. La anatemizzazione da chi dissente. Questi sono i segni eloquenti del loro status mentale. Sono i seguaci dell’Islam più rigorista? No, sono i promotori del Progresso.

Niram Ferretti

Lavaggio del cervello, sulla campagna elettorale usa

Ancora sotto shock per il covid, ci arriva tra capo e collo quest'altra vicenda allucinante. Non tanto il fatto in sé, poco commendevole ma abbastanza ordinario soprattutto negli Stati Uniti: un delinquente abituale tossicodipendente, casualmente nero, viene atterrato da un poliziotto probabilmente psicopatico, casualmente bianco, che con le maniere forti ne causa la morte. Episodi simili ne accadono diversi ogni anno, anche nelle altre varianti cromatiche: poliziotto bianco che uccide delinquente bianco, poliziotto nero che uccide delinquente bianco, poliziotto nero che uccide delinquente nero. Un trafiletto sui giornali locali e di solito finisce lì. Ma siamo a giugno, c'è ancora luglio, agosto, settembre e ottobre. Poi si arriva a quel fatidico martedì di novembre quando gli americani votano il nome di colui che per quattro anni sarà il POTUS, The President of the United States. Cioè siamo in piena campagna elettorale.

I dem americani, ancora in lutto stretto per la sconfitta di Hillary Clinton, dopo aver provato in mille modi anche piuttosto ridicoli a delegittimare Trump (Russiagate, impeachment, scandali sessuali inventati, Steve Bannon accusato di qualsiasi cosa, tentativi di screditare Melania e il genero Jared) hanno colto la palla al balzo. Troppo ghiotta l’occasione. Un movimento estremista, razzista e suprematista come Black Lives Matter (versione rivisitata delle Black Panthers degli anni 70) viene esaltato e proiettato sulla ribalta nazionale e mondiale. Il candidato democratico Biden, politico di lungo corso e alquanto bollito, già vice di Obama, gaffeur plurirecidivo, non si lascia scappare il momento e interviene con un videomessaggio ai funerali di Floyd. Nel suo video messaggio l'ex vice presidente Joe Biden ha scandito, "Ora è il momento della giustizia razziale". Rivolgendosi alla figlia di sei anni del defunto ha detto: "Tuo padre ha cambiato il mondo".

In tutto il mondo si replicano le stesse scene: persone in ginocchio, otto minuti di silenzio col pugno alzato, “I can’t breathe” ripetuto come un mantra. Tutto fuori da ogni logica, accompagnato dalla retorica più ipocrita e uniformata di quasi tutti gli organi di informazione, basta aprire un quotidiano o ascoltare un qualsiasi telegiornale. Il trionfo del pensiero unico. Nessuno che guardi la realtà e dica, ragionando, che gli USA, pur con tutte le loro contraddizioni, sono il paese al mondo di matrice bianca dove i neri, i latini, gli asiatici hanno più chances di fare strada, dove c’è stato un presidente nero, un capo di stato maggiore nero (Powell), un ministro degli esteri nero e pure donna (Condoleezza Rice), oltre che migliaia di sindaci, sceriffi, capi della polizia, giudici, pubblici ministeri di colore. Nessuno parla del razzismo di neri verso i neri di altre etnie, che in Africa è la normalità. 

E per venire a casa nostra, oltre ai raduni di ragazzi nelle piazze - erano già orfani di Greta da un po' di mesi - abbiamo assistito al penoso show in Parlamento di Laura Boldrini (non poteva mancare) anche lei in ginocchio, anche lei a dire “Io non respiro perché sono donna, non respiro perché sono disabile, immigrata, perché sono ebrea, perché sono musulmana, perché sono gay, perché ho la pelle nera", dimenticando dall'elenco "Perché sono cristiana, perché sono nordcoreana, perché sono tibetana, perché sono venezuelana, perché sono cubana, perché sono iraniana, ecc." (cit.) Mi auguro che le persone intellettualmente oneste, che siano di destra di centro o di sinistra, purché abbiano conservato la capacità di esercitare lo spirito critico, rifiutino e respingano questa gigantesca manipolazione, e che si oppongano con tutte le loro forze a questo fiume di melassa che ci viene rovesciato addosso.

Autore sconosciuto

Il m5s tra Colao-Conte e la Palamartravaglizzazione

A scanso di equivoci, il post non è mio. E io, non ho mai votato per il m5s

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Ce lo dobbiamo dire chiaro noi che decidemmo di votare M5S: non tutto è andato per il verso giusto. Se abbiamo visto e vediamo parlamentari e qualche ministro che lavorano bene abbiamo visto e vediamo anche gente disposta a scendere a compromessi. A brutti compromessi. Inutile girarci attorno, come si coniuga l'idea nobile riassunta con lo slogan "uno vale uno" con l'assurdo percorso istituzionale inventato di sana pianta da Conte in merito al piano di rinascita italiana post pandemia? Non si coniuga, è un percorso elittario, eversivo, antidemocratico. E per favore, non mi si dica che il Parlamento è sovrano. Vero, sarà sovrano, ma ne esce del tutto delegittimato. Così come ne esce delegittimato il voto e la democrazia sia sul piano politico che sul piano simbolico. Come si spiega il silenzio assordante della vicenda del ministro Boccia beccato a chattare con Palamara chiedendo "appoggio" al giudice per il congresso PD? Chiedo, dove sarebbe l'onestà? Dove? Non c'è reato? Probabilmente non c'è reato in questa vicenda ai sensi del Codice Penale, ma c'è una grave scorrettezza (in un contesto complessivo di golpe permanente di spezzoni politicizzati della magistratura) istituzionale e democratica. E come risponde il MoV? Con il silenzio. Silenzio che spiace dirlo è complicità. Non agire, è agire. Non parlare è parlare. E come si spiega il silenzio complessivo sul caso Palamara? Come? E' un silenzio imperdonabile di fronte ad una situazione di terremoto istituzionale al quale si vuole dare una risposta da tartufi: nulla sacciu e nulla vidi. Mi spiace, ma il MoV non è questo, non deve essere questo. 

Infine il caso più spinoso. Quello delle rivolte carcerarie durante la pandemia dove il Ministero della Giustizia - retto da Fofò Bonafede - che in quel contesto ha pensato bene di emanare una circolare (fatta firmare di sabato ad una dirigente addetta al cerimoniale) che scarcerava i mafiosi. Non finisce qui, risulta che ci siano stati colloqui tra esponenti dei clan camorristici e esponenti del ministero prima dell'emanazione della nota circolare. C'è stata trattativa? Ascoltando alcuni magistrati, questa ipotesi non è esclusa. E il MoV risponde con il silenzio a difesa di un suo capetto di quarta tacca? Non è questo il MoV. Non doveva essere questo. Il peggio dovrà ancora venire. Con la svendita dell'Italia che la partecipazione del Fmi agli Stati Generali di Cartone lascia intendere. E se per caso non verrà, sarà solo perchè le condizioni internazionali ci aiutano. Non certo per il silenzio del MoV. Grande rispetto per Di Maio, grande rispetto per molti parlamentari che lavorano bene, ma qualcosa è andato terribilmente storto. Noi non pensavamo - credo - di votare per un Pd in versione Pop. Tantomeno io, che per il MoV, ingenuamente mi sono speso, e tanto. Per cosa? Per chi? Per il trattativista Fofò Bonafede? Per Giuseppe Conte, l'avvocato delle élites?

Giuseppe Masala

mercoledì 10 giugno 2020

Quando le cose sfuggono di mano...


Via col vento non sarà più nell’elenco dei film della piattaforma di pellicole in streaming Hbo Max. Almeno per il momento. La decisione, mentre in America continuano le proteste per la morte di George Floyd e contro le discriminazioni delle persone di origine africana, per i suoi contenuti che rimandano al razzismo. L’idea è di farlo tornare la pellicola del 1939, ma contestualizzandola. Un portavoce di Hbo Max ha dichiarato al sito Variety che Via col vento è “di un prodotto del suo tempo e raffigura alcuni dei pregiudizi etnici e razziali che, purtroppo, sono stati all’ordine del giorno nella società americana. Queste rappresentazioni razziste erano sbagliate allora e lo sono oggi e abbiamo ritenuto che mantenere questo titolo senza una spiegazione e una denuncia di quelle rappresentazioni sarebbe irresponsabile”.

Inabissamento

A Bristol, nel corso di una manifestazione di attivisti di Black Life Matters e corredo vario, la statua in bronzo di Edward Colston, un mercante inglese del 700 e membro del partito Tory, viene divelta dal basamento, imbrattata, e gettata in un canale. La folla, "the mob" esulta. Colston era implicato nel commercio degli schiavi.  Il sindaco di Londra, Sadiq Khan, ha dichiarato che presto le statue nella capitale inglese verrano esaminate, e quelle "colpevoli" verranno eliminate. Ormai il clima è questo. Siamo ai comitati di salute pubblica che decidono di distruggere statue di uomini politici del passato se emerge che hanno avuto qualcosa a che fare con lo schiavismo e il colonialismo. Perchè da una cosa si deve necessariamente passare a un altra. Sono gli eredi dei giacobini, dell'apparato del Partito Comunista sovietico e cinese, sono gli emendatori, i nuovi educatori. La loro violenza tribale e inappellabile è rivolta al passato e ai simboli che ritengono da estirpare. Si tratta di una compensazione per non potere, per ora, passare alle vie di fatto nei confronti di chi ha idee diverse dalle loro.

La folla inneggiante  e plaudente che fa rotolare la statua di un uomo politico morto trecento anni fa giù per un canale ci riporta alla memoria altre immagini, come i Bücherverbrennungen, i roghi dei libri organizzati dai nazisti per liberare la Germania, "dalla corruzione giudaica della letteratura tedesca", ci ricordano la devastazione perpetrata dalle Guardie Rosse maoiste quando, il 10 novembre del 1966, si recarono a Qufu nella provincia di Shandong, sede della nobile famiglia Kong discendente di Confucio, dove fecero scempio delle tombe, distrussero le stele commemorative e trascinarono per le strade, dileggiandola, la statua del grande filosofo cinese. Si trattava anche in quel caso di estirpare il male in nome della loro concezione del Bene, della Purezza e della Giustizia. I nuovi talebani  occidentali nulla hanno a che invidiare a costoro, sono in perfetta linea di continuita e ci mostrano la pericolosa china discendente nella quale ci troviamo. Non si tratta, infatti, di pochi sparuti gruppi di esaltati e di estremisti, ma di individui che godono del plauso e del fiancheggiamento della sinistra, dei liberals, dei progressisti. I loro metodi sono esattamente quelli di sempre. In nome della loro idea purgatrice del passato e della storia, di una furente e furiosa ideologia iconoclasta, cercheranno e cercano di imporre a tutti noi la loro agenda. La distruzione delle statue. La proibizione di usare certe parole. La anatemizzazione da chi dissente. Questi sono i segni eloquenti del loro status mentale. Sono i seguaci dell'Islam più rigorista. No sono i promotori del Progresso.

Niram Ferretti

martedì 9 giugno 2020

Lido tre archi e Matteo Salvini

Per dovere di cronaca: Lido tre archi, è come l’hotel house di Porto Recanati.

Salvini, tre archi e quell’ipocrisia a sinistra

Come tutti sanno, Matteo Salvini è transitato oggi nelle Marche e in particolare nel Fermano, passando per Montegranaro, Porto Sant’Elpidio, Fermo e Porto San Giorgio. Una visita, la sua, preceduta dall’immancabile tamtam di polemiche, soprattutto per l’incontro di Lido Tre Archi. Tra i tanti scandalizzati, si sono sentiti anche autorevoli esponenti del centrosinistra che pretendevano addirittura, dal sindaco e dall’amministrazione comunale di Fermo, una presa di distanze preventiva. La teoria è la seguente: un politico non deve andare a Tre Archi perchè a Tre Archi c’è un problema di sicurezza, quindi recarsi sul posto significa strumentalizzare, far passare il quartiere come simbolo del degrado, denigrare un’intera città.

Nel momento stesso in cui si fa un ragionamento del genere, si discrimina quel quartiere. Dunque Salvini, secondo questi signori, poteva andare ovunque, ad Amandola o a Falerone, a Pedaso o a Monterubbiano. Ma andando a Tre Archi, automaticamente si offende una città. E invece, nel suo breve intervento, non ha detto nulla di sconvolgente e, stando ai vari video che circolano sui social, mi pare abbia ricevuto anche un’accoglienza calorosa da una platea varia e multietnica. Il problema di fondo di una certa parte politica è sempre lo stesso: la convinzione che il popolo sia composto in massima parte da idioti, inguaribili creduloni pronti a seguire qualsiasi incantatore. Io penso invece che i cittadini, in massima parte, non siano affatto così sciocchi. Possono farsi illudere per un po’, ma alla lunga sanno ascoltare e capire, riconoscere chi risponde ai loro problemi, chi sa trovare soluzioni e non si limita alle promesse. Salvini, come ogni politico, ha diritto di parlare quando vuole e dove vuole. Ed ogni cittadino ha il diritto di ascoltare e decidere a chi e a cosa credere.

Andrea Agostini

lunedì 8 giugno 2020

Su Donald Trump

Da quando il Mostro, l'Abiezione, lo Scandalo, ovvero Donald Trump è diventato presidente degli Stati Uniti nel 2017, contro di lui si è mosso un rigetto organizzato come non si era mai visto prima, non solo in USA, ma soprattutto li, ovviamente. Dimenticatevi l'avversione per Nixon, per Bush Jr., roba anodina, per odiatori minimali. Per Trump è venuto a galla un sistema di avversione come non si era mai visto prima dal dopoguerra ad oggi. Odio allo stato puro. Senza sosta. I tentativi di delegittimazione, demonizzazione e detronizzzione sono cominciati immediatamente (i primi due ancora in campagna elettorale) il secondo dopo l'insediamento. Dal Russiagate all'impeachment. A corollario non sono mai mancate le accuse di razzismo, fascismo e persino antisemitismo. Da dove nasce tutto questo odio che trova fiancheggiatori anche all'interno del partito Repubblicano? Da un semplice fatto. La paura. Si sono accorti che Trump è fuori da ogni schema precostituito, bigger than life, e molto, molto determinato. Hanno capito che poteva e può smuovere dalle fondamenta equilibri costituiti, rendite di posizione, che nel suo modo brusco e imprevedibile può rovesciare molti tavoli, riconfiguare l'esistente. 

Sembra il ritratto di un rivoluzionario. Esatto. Perchè Trump, uomo d'ordine ha questo impeto eversivo e fantasioso e fantasioso perchè eversivo, e in quanto tale pericoloso. Va reso onore a Stephen Bannon, che ha capito tutto questo con anticipo sugli altri (lasciamo perdere che sia uscito di scena presto e abbia commesso passi falsi). Bannon ha saputo vedere in Trump un vendicatore, ha individutato con precisione la sua carica eversiva. Trump E' umorale, è molto suscettibile, è il bambino adulto che se ne frega delle regole e che dice quello che pensa quando lo pensa (e non sempre, ovviamente, è giusto), ma soprattutto ha fatto della politica un gioco plastico in cui i colpi di scena e le innovazioni sono sempre dietro l'angolo, nel bene e nel male. Trump non sopporta l'esistente, ciò che è consolidato e statico, sclerotizzato. La sua insofferenza per le regole costituite è palese, anche se mira all'ordine, all'ordine nuovo che deve nascere da un caos creativo, da una rabbia, da una avversione, o da una simpatia. E' un combattente che para e restituisce tutti i colpi, senza mai, mai una volta concedere qualcosa all'avversario. Le sue parole sono sferzanti, inopportune, indecorosamente precise nello smascherare l'ipocrisia degli altri (concedendosi una naturale autoindulgenza per le sue iperboli e i suoi abbellimenti deformanti della realtà). La paura da parte dei suoi nemici è giustificata, la paura trasformata in odio. Trump non ha alcuna pietà per loro. Sa che se potessero gli taglierebbero la gola e sa che fino a quando resterà presidente rimarranno sempre in affanno, ingozzati dalla bile, incapaci di abbrancarlo.

Niram Ferretti

domenica 7 giugno 2020

Ricapitolando

"Inoltre, penso che Conte, il PD e i Cinque Stelle debbano essere trascinati a processo per i loro crimini." Contemplavo poco fa l'onirica astrazione del plenilunio all'alba, e mi chiedevo per quale motivo fossi costretto in un sogno tanto stupido. Perché non è possibile che nessuno ricordi cosa è avvenuto non più tardi di quattro mesi fa, quando: 

- il sanguinario regime comunista cinese nascondeva la diffusione di un virus forse da esso stesso creato; 

- Conte andava in televisione con la tinta fresca ai capelli, l'abitino della festa da bifolco arricchito e la pochette cafonetta a dire che eravamo “brontissimi”;

- il governo PD/Cinque Stelle mandava in onda spot con anziani rintronati al ristorante cinese per dire che "il contagio è molto difficile";

- i virologi di partito sconsigliavano vivamente l'uso della mascherina perché inutile;

- il PD organizzava manifestazioni sardinesche contro il razzismo e diceva no alla chiusura di frontiere;

- il governatore PD della Toscana Rossi (nomen omen) irrideva i primi contagiati affermando che era solo un "virus fascioleghista";

- il segretario PD Zingaretti organizzava spritz ai Navigli per dimostrare che non c'era alcun pericolo, e poi confessava di essersi ammalato di Coronavirus;

- il sindaco PD di Milano Beppe Sala (quello che legge i propri stessi libri), il sindaco PD di Bergamo Giorgio Gori e altri si facevano fotografare tronfi, tonti e progressisti nei ristoranti cinesi;

- il “popolo di sinistra”, dopo essersi tolto le magliette rosse e i Rolex, si faceva ritrarre con libri mai letti (e se letti, mai capiti) al posto delle mascherine affermando che l'unico virus era il razzismo;

- i formigli, gli pseudointelettuali, e quelle che ora si inginocchiano per praticare nuove fellatio ideologiche, ingollavano avidamente involtini primavera in diretta per sfottere chi chiedeva di mettere in quarantena i viaggiatori provenienti dalla Cina;

- Di Maio inviava gratuitamente in Cina tonnellate di materiale sanitario che poi la Cina ci ha rivenduto a prezzo pieno;

- infermieri e medici venivano lasciati senza mascherine né camici, né indicazioni chiare – così poi una volta morti ne avremmo potuto fare degli eroi - e intanto Conte si faceva un ospedale privato per sé e gli amici;

- quando la gente ha incominciato a morire, la Consip iniziava a fare le gare d'appalto per l'acquisto urgente di attrezzature sanitarie, e ancora non ha finito di farle;

- Conte, sostenuto da PD e Cinque Stelle, si arrogava i pieni poteri e sospendeva dall'oggi al domani i diritti costituzionali con un semplice atto amministrativo di quelli con cui al massimo si organizzano i turni dell'umido;

- imponevano la raccolta figurine delle molteplici versioni di "autocertificazione", necessarie anche per andare a fare la spesa;

- facevano inseguire podisti e multare pisciatori di cani, vecchi sulle panchine, eremiti in riva al mare nonché accompagnatori di disabili, usando anche droni ed elicotteri;

- alla gente ormai alla canna del gas  promettevano una "botenza di fuogo" da 450 miliardi che si è dimostrata essere un petardo bagnato;

- cercavano di svendere il paese alle care amiche jene della UE in cambio di un posto da usciere a Bruxelles;

- Come risultato, dopo aver imposto il lockdown più lungo, rigido e insensato di tutto il mondo, riuscivano a fare dell'italia uno dei paesi con più vittime e a distruggere un terzo delle attività economiche / produttive.

Non mi aspetto, come pure sarebbe auspicabile, di scorgere folle febbrilmente impegnate a erigere patiboli per queste carogne criminali. Ma non posso neppure credere che dopo 34.000 morti, e mentre ancora ci costringono all'oscena pagliacciata della mascherina e del “distanziamento sociale” perché hanno capito che solo un'emergenza ormai fittizia può giustificare la loro permanenza al potere, tutto questo (e molto altro) sia già stato dimenticato. Devono renderne conto, e devono pagare le loro colpe. Pertanto, come Catone il Censore riguardo alla distruzione di Cartagine, da questo momento in poi concluderò tutti i miei post con questa frase: "Inoltre, penso che Conte, il PD e i Cinque Stelle debbano essere trascinati a processo per i loro crimini."

Piergiorgio Molinari

giovedì 4 giugno 2020

Nuovi dogmi e infedeli

In questi tempi confusi si sono imposte due religioni laiche, quella dell'antirazzismo e quella dei diritti umani. Il loro clero è composto da una moltitudine agglutinata da un unico pensiero: le vittime sono sempre e solo di colore, non esiste nè può esistere una forma di razzismo inverso. Non può darsi in natura un razzismo afroamericano nei confronti dei bianchi o un razzismo islamico nei confronti di chi non è musulmano. Il razzismo è solo e sempre unilaterale e unidirezionale. A questa impalcatura ideologica è correlata la nozione che la vittima (altra fondamentale categoria rappresentativa della narrativa egemone), appartiene necessariamente al Terzo Mondo, come origine e per discendenza. Non si danno vittime in Occidente, perchè l'Occidente è la parte del mondo dove abitano gli oppressori. 

I diritti umani, che dovrebbero riguardare ogni uomo  e donna sotto il sole, sono particolarmente tali quando riguardano specifiche categorie vittimarie definite dogmaticamente: i neri e i migranti sono in pole position. Poi vengono i palestinesi. Quindi, quando si parla di "diritti umani", bisogna avere bene chiara una cosa, tra un cristiano copto pereguitato in Medio Oriente e un profugo siriano o un migrante economico nigeriano, il primo dovrà, se gli verrà concesso, accomodarsi dietro i primi due se vuole che anche i suoi diritti umani vengano salvaguardati. E il motivo è semplice, il cristiano copto, o il cristiano iracheno non sono vittime della violenza dell'uomo bianco e per antonomasia della protervia occidentale, sono vittime di altri arabi, in modo specifico musulmani, i quali essendo vittime dell'uomo bianco non possono essere oppressori. 

Il profugo siriano e il migrante nigeriano ci intepellano direttamente, non in quanto, nel primo caso, siamo noi i responsabili della guerra in Siria, ma siamo responsabili di molte altre guerre, e dunque, essendo il meaculpismo uno dei fondamenti delle due religioni laiche, la nostra cattiva coscienza ci interpella prepotentemente. Per quanto riguarda l'Africa l'abbiamo sfruttata a dovere e non importa se dopo la fine del colonialismo i paesi africani siano stati dominati da signori della guerra locali, da satrapi e da dittatori, percorse da violenze tribali, tutto questo è irrilevante per i sacerdoti delle due nuove religioni. Inginocchiarsi  di fronte allle vittime sacralizzate è un segno distintivo dei fedeli. Gli infedeli invece, che non si inginocchiano, vengono scomunicati e trasformati in paria. Lo stigma che devono portare ben impresso è quello di essere "razzisti" e "fascisti" perennemente consegnati all'inferno della damnatio memoriae.

Niram Ferretti

Politically correct

Il fascismo politicamente corretto

Ho scoperto stamani che hanno cambiato la veste grafica dell'app Immuni. Le rimostranze di Laura Boldrini e dell'ex-deputata Anna Maria Concia, secondo cui l'immagine originaria sarebbe stata "inquinata in partenza da insopportabili e anacronistici stereotipi", sono state immediatamente recepite dal ministro per le pari opportunità Elena Bonetti. In meno di un giorno, lo splash screen dell'app è cambiato e adesso i ruoli sono invertiti: il padre tiene in braccio un bebè, mentre la madre siede davanti al computer. Vorrei fare alcune premesse:

1. Non mi frega niente dell'app Immuni.

2. Né la prima né la seconda immagine mi provocano alcun disturbo. Come padre che pratica il cosiddetto smart working da più di venticinque anni, nella vita reale siedo davanti al computer e tengo spesso un bimbo in braccio. Non mi fanno né caldo né freddo.

3. Molto ci sarebbe da dire sull'idea negativa della procreazione che traspare tanto dalla prima quanto dalla seconda immagine. Ma non mi soffermerò su questo e su altri aspetti che meriterebbero un'analisi a parte.

No, a me disturba solo una cosa: che una minoranza elettoralmente trascurabile della società, in un solo giorno e con un paio di semplici tweet, sia stata in grado di far cambiare lo splash screen di un'app governativa rivolta indistintamente a tutti. E questo sulla base della propria personalissima concezione della società, dei ruoli familiari, della maternità. Domanda: da quando la signora Boldrini e la signora Concia rappresentano le donne e parlano a loro nome? Chi e quando ha conferito loro tale titolo? In Italia le donne sono il 51,4% della popolazione, circa 1,6 milioni in più rispetto agli uomini. Siamo sicuri, vero, che tutte loro condividano la stessa idea di ciò che è "donna" e di ciò che è "maternità"? Qualcuno si è forse preso la briga di consultarle? Magari, avrebbero anche potuto non essere d'accordo. Perché un'intera società, maschi inclusi, dovrebbe dipendere dalla sensibilità, dalla visione, dall'ideologia, dalla scala di valori della signora Boldrini e del ristrettissimo novero di elettori ed elettrici che si riconoscono in lei?

Chi se ne frega dell'app Immuni e di una stupida immagine, mi direte voi. No, non avete capito. La questione è tutt'altro che irrilevante e va ben oltre il contesto in cui è nata. Da qualche anno a questa parte una minoranza di fanatici, perché di questo si tratta, numericamente irrilevante, ma estremamente coesa, organizzata, ben rappresentata nelle redazioni dei mainstream, abilissima nell'uso delle reti sociali, si è insediata in molte posizioni di potere ed è stata messa nelle condizioni di prendere decisioni valide non solo per se stessa, ma per l'intera società. Parliamo di una vera e propria lobby, che ha in mente un obiettivo preciso e lo persegue con spietata decisione: occupare il potere. Attenzione: qui non è in discussione la loro libertà di pensiero. Nessuno obietta sulle loro rispettabilissime scelte personali. Di ciò che fanno nella loro vita privata, delle loro legittime preferenze. Qui non si parla nemmeno di estendere i diritti a una minoranza, di includere chi viene da fuori o chi, a torto o a ragione, si sente escluso. No, qui si parla dei veri e propri valori fondanti di un'intera società. Qui si discute se quell'ideologia e quella scala di valori, perfettamente legittime fintanto che applicate alla sfera personale, debbano diventare necessariamente vincolanti anche per tutti gli altri. Qui c'è qualcuno che pretende di parlare in nome di tutti e di decidere per il bene di tutti sulla base delle proprie personali convinzioni. Qui si parla di leggi, di modelli, di orientamenti generali che devono valere per tutti e che verranno applicati a tutti. In poche parole, si parla di sostituire un sistema di valori con un altro. Forse non vi rendete conto che con la retorica della lotta agli "stereotipi anacronistici" si mira a imporre un nuovo stereotipo: il loro. Così come attraverso la retorica dell'antifascismo si cerca di imporre un nuovo tipo di fascismo culturale, linguistico e sociale: il loro. Oggi, forse, vi suscitano ilarità gli asterischi usati al posto dei suffissi di genere, le battaglie "antisessiste" e "antidiscriminatorie" per l'uso di "ministra" e "presidenta" e tutte le altre manifestazioni linguistiche di politicamente corretto che si cerca di imporre nella comunicazione con la scusa di non "offendere la sensibilità" della minoranza X o Y. Riderete di meno tra qualche mese o qualche anno, quando ve le imporranno per legge e su quella base giuridica vedrete censurato un vostro post o vedrete chiuso il vostro account perché "non rispetta le linee guida della community" o altri standard decisi da loro. Inutile che poi vi scandalizziate per Bibbiano. Se non capite che è quello stesso fanatismo a produrre Bibbiano non appena trova spazi e si insedia al potere, allora temo che abbiate perso tempo a leggermi finora.

Tratto dalla bacheca di Filippo Nesi

La stupidità di madonna Boldrini

L'altro ieri l'immagine promozionale della App Immuni è stata contestata, in quanto promuoverebbe uno stereotipo sessista: mentre l'uomo lavora, la donna tiene in braccio un bambino. Grazie alle indignate proteste di alcuni eminenti rappresentanti progressisti - sempre sul pezzo nei momenti decisivi della storia - l'immagine è stata prontamente corretta, conferendo il privilegio di lavorare alla donna e mettendo l'infante in braccio al babbo. Finalmente giustizia è fatta, e gli oneri sono stati trasferiti, correggendo una storica iniquità.

Quello che apparentemente non siamo abbastanza maturi per vedere è che il sottotesto di quella sdegnata contestazione è l'idea che il figlio sia un fardello, una zavorra, da spostare punitivamente verso qualcuno, per "liberare le energie lavorative" dell'altro. Quello che non siamo in grado di capire è quanto le ragioni dell'autoriproduzione del capitale siano diventate seconda natura, anche in chi si illude di contestarle. Quello che proprio non si capisce è che cadere in questo gioco prepara il futuro (già spesso un presente) in cui ad entrambe le finestre compariranno solo due pirla al lavoro, in notturna, in remoto, in stanze separate, orgogliosi di dare il meglio di sé alla produzione, e lieti di essersi liberati per sempre di quell'oneroso fardello che è la vita.

Andrea Zhok

mercoledì 3 giugno 2020

Shut up!

Questa è una delle possibli risposte a Spike Lee, alle Ocasio Cortez, a Black Live Matters, agli attivisti e alle attiviste di estrema sinistra, una donna di colore che davanti a un gruppo di "social warriors" urla, "Io non sono oppressa, sono libera!", "Piantatela di proiettare le vostre categorie su di noi", "Dov'è Black Life Matters quando i neri uccidono altri neri?". "I neri uccidono i neri più di qualsiasi altro". Chicago, da lei citata in questo video, è una delle città più violente degli Stati Uniti, se non la più violenta. Nel 2011, Il 75.3% delle vittime e il 70.5% degli offensori erano afroamericani. In in suo articolo dell'anno scorso, il criminologo Barry Latzer, professore emerito di criminologia al John Jay Collage of Criminal Justice di New York, ha evidenziato come, dal 1976 al 2005, il 94% delle vittime afroamericane sono state uccise da altri afroamericani. 

"Nonostante i linciaggi e altri maltrattamenti da parte dei bianchi alla fine del 19 ° secolo, l'omicidio tra neri è stato condotto in modo schiacciante da altri afroamericani. A Savannah, in Georgia, ad esempio, dal 1896 al 1903, i ricercatori hanno scoperto 91 omicidi in cui era nota l'etnia sia dell'autore del reato che della vittima. Sessantotto delle vittime (il 75% di tutte le vittime) erano nere e 61 afroamericani, o il 90% dei presunti responsabili, furono arrestati per questi omicidi".

Ora il razzismo  da parte delle forze dell'ordine è una questione, e la percentuale di omicidi perpetuati da afroamericani nei confronti di altri afroamericani è un'altra questione. Il problema è che si vuole fare credere che negli Stati Uniti la polizia non di colore abbia una predilezione nell'uccidere cittadini di colore, e non si evidenzia che il maggiore tasso di omicidi a livello nazionale è tra afroamericani. Si vuole fare credere che sia il razzismo l'origine della violenza contro i neri, mentre, come sottolinea Latzer: "Ci sono problemi con questa teoria del razzismo bianco. In primo luogo, ci si aspetterebbe livelli più elevati di criminalità afroamericana quando l'oppressione razziale era al massimo e livelli più bassi quando lo era meno. Ma non è stato così. I tassi di omicidi tra neri erano quasi gli stessi dei tassi di omicidi tra bianchi durante la schiavitù. Erano spesso più alti sia nel Nord che nel Sud più oppressivo durante il XX secolo. E raggiunsero nuove vette alla fine degli anni '60, un'epoca in cui i bianchi sostenevano la più ampia legislazione sui diritti civili nella storia americana".

Strano vero?

Non più di tanto. La narrativa della vittimizzazione, dell'oppressone bianca, dell'innocenza nera, della brutalità del sistema, ecc. è oggi egemone. E' una delle grandi vittorie del marxismo culturale che, dagli anni '60 in poi si è imposto negli USA e ha fatto scuola in Europa. Questa narrativa, mutato l'attore, dall'afroamericano al palestinese, è la stessa che informa la propaganda contro Israele. I palestinesi sarebbero vittime della "colonizzazione" europea ebraica, la violenza una legittima risposta all' oppressione, gli israeliani (eccetto, ovviamente quelli di sinistra) sarebbero razzisti, e così via. Il poliziotto che ha ucciso George Floyd è un criminale, ma questo non ha nulla a che vedere con quello a cui stiamo assistendo, con the bigger picture. Vediamo in atto una rappresentazione scenica, una piece teatrale, in cui, i fatti, vengono manipolati, distorti, la realtà stravolta. La propaganda di sinistra ha questo grande vantaggio. Si fa megafono degli "oppressi", delle "vittime", e divide il mondo tra i primi e i secondi, "gli oppressori" e i "carnefici".  La donna di colore nel video ha il coraggio di smontarla. Urla. "Non sono una vittima!". Ci dice, "Non sono una oppressa". 

"Shut up!" ("Taci!") le viene intimato.

E' quello che vogliono. Silenziare la verità per imporre la loro fiction.