mercoledì 21 ottobre 2009

Modello Rania

Rania di Giordania e le prediche di Fare Futuro

Nell'ultima delle sue prediche quotidiane, la Fondazione Fare Futuro, intima a chiunque abbia dubbi sulla possibilità di un dialogo veritiero con l'Islam di oggi, di "rimanere in vergognoso silenzio" davanti al passaggio di Sua Altezza la regina Rania di Giordania. Quello di invitare tutti al "silenzio" è in realtà un vizietto che in nome della "moderazione", "della politica garbata e gentile", Fare Futuro si permette un po' troppo spesso di recente. E un giorno se la prendono col "bipolarismo al viagra", l'altro con la "politica col burqa", con i "politici che dovrebbero pensare cento volte prima di parlare", e poi chiedono "urla per il silenzio", elogiano il "sussurro", biasimano le "cattive parole". Insomma piano piano si sono eretti a tribunale di quello che si può e non si può dire, di quando parlare e di quando restare in silenzio. Una brutta cosa. Questo invito a tacere e a vergognarsi davanti alla regina di Giordania però le batte tutte. Secondo loro se uno non infila la parola "dialogo" in ogni discorso dedicato all'Islam non è degno di guardare negli occhi Sua Altezza, non deve parlarne, non deve scriverne, non deve applaudirla. Ora Rania di Giordania è sicuramente una donna notevole, ma da qui a dire che la sua sola apparizione dimostri l'esistenza dell'Islam moderato e metta a tacere tutti i dubbi in proposito ce ne passa. La Giordania poi è un paese che ha nutrito grandi promesse di cambiamento e di rinnovato rispetto dei diritti umani, in particolare delle donne, ma altrettante ne ha deluse. Nella classifica della Freedom House sulla condizione della donna nel Nord Africa e nel Medio Oriente, la Giordania mantiene a fatica una posizione di mezzo. Hanno risultati migliori il Marocco, la Tunisia, l'Algeria, il Libano, l'Egitto e persino la Palestina. Fanno un po’peggio l'Arabia Saudita, lo Yemen e la Libia. La fondazione tedesca Friedrich Hebert ha mostrato che con il 14 per cento di penetrazione nel mondo del lavoro, le donne giordane hanno la peggiore situazione della regione. Ogni anno dalle 10 alle 15 donne vengono uccise in delitti d’onore dove i colpevoli subiscono condanne dai tre mesi ai tre anni. Un recente sondaggio dell’istituto di statistica giordano ha mostrato come il 20 per cento delle donne giordane tra i 15 e i 49 anni reputi normale essere picchiata da marito per motivi di “disciplina”. Che il paese abbia una regina bella ed elegante, ricca e privilegiata, che non indossa il burqa o il velo, non vuol dire affatto che il resto delle donne giordane viva in condizioni paragonabili e neppure che queste condizioni siano destinate a migliorare. Proprio in questi giorni la ventitrenne Afaf (la conosciamo solo con il nome) sta combattendo per riottenere la custodia della figlia, dopo che, avendo chiesto il divorzio dal marito che aveva sposato a 16 anni e che la picchiava ogni giorno fino a svenire, la giustizia giordana le aveva immediatamente tolto la custodia della figlia e la sua stessa famiglia l’aveva ripudiata. Afaf per sopravvivere è stata costretta a prostituirsi. E’ davanti ad Afaf e alle migliaia di donne giordane come lei che preferiamo semmai restare in silenzio, ed è certamente lei che preferiamo applaudire.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

voglio capire da dove vengono i soldi di Farefuturo

eudora

Eleonora ha detto...

Hum, dalle nostre saccocce, cara Eudora? Ma il problema non è solo FareFuturo, il problema sono tutte le associazioni a delinquere simili a questa. Se ti interessa l'argomento fondazioni:

http://eleonoraemme.blogspot.com/2009/10/parassitismi-italici.html

Anonimo ha detto...

grazie,lo leggerò.
eudora