giovedì 19 febbraio 2009

Radiatela! E' lei quella pericolosa

Per il romeno che ha confessato lo stupro della 14enne a Roma, arresti, condanne e un'espulsione annullata. Ecco perché. E il giudice lasciò libero Alexandru "Non è pericoloso, può restare in Italia" di Carlo Bonini

ROMA - Nella parabola violenta del cittadino romeno Alexandru Loyos Isztoika, predatore seriale e ora stupratore confesso, il destino ha voluto ci fossero due donne. L'ultima, un'adolescente di 14 anni che porterà per sempre con sé i segni della sua furia, ha avuto la forza di riconoscerlo e fermarlo, forse per sempre. La prima, un giudice onorario di Bologna che di nome fa Mariangela Gentile, lo aveva riconsegnato il 15 luglio del 2008 alla libertà del marciapiede, liquidandone con un tratto di penna, perché "insignificanti", i precedenti di polizia e due condanne definitive che ne avevano fatto un uomo da riconsegnare immediatamente oltre frontiera. Bologna 15 luglio 2008, parco della Caffarella 15 febbraio 2009, dunque. Sette mesi perché dell'incipit di questa storia si consumasse l'esito. Un esito prevedibile. Perché - si scopre ora - già in quell'estate di un anno fa della storia di Alexandru Loyos Isztoika era scritto l'approdo. Arriva a Bologna seguendo la riffa che tocca ai cittadini comunitari trattenuti dalle questure che non dispongono di Centri di identificazione ed espulsione (Cie). Il questore di Viterbo, Raffaele Micillo, lo ha fermato perché un decreto del prefetto di Roma ordina che Isztoika venga immediatamente allontanato dal nostro Paese. Chiede al ministero dove possa parcheggiarlo in attesa che venga messo su un aereo per Bucarest. La scelta, casuale, cade su Bologna. Il fascicolo personale che lo accompagna nel suo viaggio verso l'Emilia è alto una spanna. È arrivato in Italia nel 2006 - almeno così dice - e, tempo un anno, è già una foto segnaletica annotata da almeno quattro alias: "Alexandr Loais Isztoika", "Loaios Isztoika", "Loyos Iszoika", "Laios Stoika". Ciondola tra Primavalle, La Storta, Ottavia, periferia nord di Roma dove, il 27 settembre del 2007, viene arrestato una prima volta per rapina e lesioni. Torna immediatamente in libertà. Per tre soli giorni. Il tempo di finire nella caserma dei carabinieri di La Storta, dove viene denunciato a piede libero per ricettazione. Neppure dieci giorni e, l'11 ottobre, ha di nuovo le manette ai polsi. I carabinieri di Ottavia lo arrestano in flagranza per furto aggravato. E questa volta paga dazio. Il tribunale di Roma, il 9 dicembre, lo condanna infatti a due mesi e 20 giorni di reclusione, che sconta. Il tempo di uscire e il 3 febbraio 2008, è nella caserma dei carabinieri di Trastevere, arrestato in flagranza per furto. Il tribunale di Roma lo condanna a cinque mesi di reclusione, che passano in giudicato e che questa volta, però, non sconta. Per il prefetto di Roma ce ne è abbastanza per rispedirlo a casa. "Il soggetto in questione - scrive nel decreto di allontanamento del 2 maggio 2008 - ha tenuto comportamenti che costituiscono una minaccia concreta, effettiva e grave per i diritti fondamentali della persona, ovvero per l'incolumità pubblica. La sua ulteriore permanenza sul territorio nazionale è incompatibile con la civile e sicura convivenza". Tre arresti, due condanne definitive e una denuncia a piede libero per reati che si somigliano come gocce d'acqua e si ripetono con cadenza mensile. L'espulsione appare scontata. Appare. Una volta a Bologna, assistito dall'avvocato Immacolata Troiano, il romeno convince il giudice Mariangela Gentile ad annullare il decreto di allontanamento con tre paginette di motivazione. Gli argomenti - si legge nel provvedimento - sono tre. Il primo: "Prima che il decreto prefettizio venisse emesso, il cittadino straniero non era mai stato destinatario di provvedimenti di allontanamento". Il secondo: "I fatti non circostanziati, ma solo genericamente indicati nel decreto prefettizio, non appaiono sufficienti ad integrare l'ipotesi della minaccia concreta, effettiva e grave ai diritti fondamentali della persona o dell'incolumità pubblica". Il terzo: "La precisazione relativa alla sentenza emessa dal tribunale di Roma l'8 febbraio 2008 non fornisce al giudicante l'indicazione di fatti circostanziati idonei a giustificare l'allontanamento". Insomma, Isztoika può tornare sul marciapiede perché è solo la prima volta che lo si vuole espellere. Perché tre arresti, due condanne definitive e una denuncia a piede libero non sono indizi "sufficienti" e "circostanziati". Al romeno non deve sembrare vero. Torna a Roma, nella sua Primavalle, dove si rimette a fare quello che ha sempre fatto. Tanto che il 10 ottobre viene di nuovo arrestato dai carabinieri per furto aggravato. In carcere non rientra neanche questa volta. La notte tra il 14 e il 15 febbraio scorsi è nel parco della Caffarella. Il giudice Mariangela Gentile ora dice: "Ho una paura terribile. Ma per il nostro tribunale due sentenze non bastano per dichiarare la pericolosità sociale di un uomo. Né tantomeno delle denunce. Noi siamo magistrati cauti. Certo, con il senno di poi mi dispiace".

6 commenti:

demiurgo77 ha detto...

No, non cauti, complici! Le sentenze infatti sono come libri: contengono storie e precedenti. Bisogna valutarle nel loro complesso: non basta guardare la copertina!!! Criminali: ma a Bologna fa strada solo chi ha la tessera dell'ARCI?

sinedie ha detto...

MARIANGELA GENTILE- Bene, hai fatto bene a pubblicare il nome di questo magistrato. Lei ovviamente resterà al suo posto ma noi il suo nome ce lo ricorderemo. Un magistrato cauto, dice lei. Bene teremo conto anche di questo. E lINKO questo post perchè lo merita: dice molto di più di cento discussioni. SINEDIE

Eleonora ha detto...

Ma scherziamo? Questa deve andare a raccogliere patate nei campi, altro che. Le dispiace, dice. Ma che almeno abbia la decenza di tacere.

Anonimo ha detto...

Infatti doveva tacere, sta cretina

Anonimo ha detto...

Andasse a dirlo alla ragazzina stuprata, o ai suoi genitori, se ne ha il coraggio!

Anonimo ha detto...

Eleonora,

per davvero hai colto come senso complessivo del mio messaggio che questa giudice NON deve essere chiamata "stupida cretina irresponsabile"?

Se la risposta e' sì, leggi bene quello che segue:

se la risposta e' sì, e' la dimostrazione di quello che scrivevo nel blog di Sinedie, e cioe' che sapere che sono di sinistra innesca un automatismo mentale per cui chi mi legge non prende mai le mie parole per quello che sono, e mi attribuisce cose che non ho detto.

Ripeto il post del blog di Sinedie, spero che sia piu' chiaro:

"Sinedie, rispondo come chiedi tu punto per punto a ogni tuo post, anche credo che questo rendera' piu' difficile capire come la penso in generale. E quindi, mi limito a dire che io penso che questa giudice sia indegna di occupare il posto che occupa". Fine.

Eleonora, se pensi per davvero che le persone di sinistra giustifichino queste aberrazioni, fa parte di una demonizzazione della sinistra che e' il perfetto specchio della demonizzazione della destra da parte della sinistra.

Buona serata.