martedì 27 gennaio 2009

Torino

Classe multietnica? E io ti cambio scuola

Troppi bambini stranieri in classe: e così tanti genitori italiani decidono di ritirare i propri figli. Succede in un quartiere multietnico a Torino, e in tante altre scuole del Paese. Classi sempre più miste, composte da bambini italiani e un numero sempre maggiore di bambini di origine straniera. Ma che succede se l’auspicabile integrazione e multietnicità diventa un’arma a doppio taglio? Già, perché sempre più spesso le scuole più frequentate dai piccoli provenienti da altre culture diventano dei ghetti. La voce si sparge presto tra i genitori dei bimbi italiani, che in molti casi decidono di iscrivere i figli in un altro istituto, o un in una struttura privata. Risultato: le distanze si allungano, invece di accorciarsi.L’anno scolastico è iniziato con le polemiche sulla riforma Gelmini e sulla proposta di istituire classi-ponte per i figli degli immigrati. L’ultimo caso riferito dalle cronache è quello di Torino, dove nel quartiere di Porta Palazzo, molti genitori hanno deciso di iscrivere i propri figli in scuole in cui gli alunni italiani sono prevalenti. Un papà ha spiegato che nella classe di uno dei suoi due figli ci sono 19 stranieri e due italiani: ecco perché ha deciso di iscrivere il secondo figlio in una scuola diversa da quella frequentata dal primo, pur di garantire al figlio una parità culturale. Non si tratta di razzismo, spiegano questi genitori, ma di offrire un'istruzione migliore ai propri bambini, di avere qualcuno con cui confrontarsi fuori dai cancelli. Com'è possibile seguire dei programmi quando magari un terzo dei bambini di una classe non parla bene l'italiano, sichiedono in tanti? Questo anche se spesso i cosiddetti "bambini stranieri" sono nati e cresciuti in Italia e la lingua la parlano e scrivono alla perfezione. Succede, denunciano tanti genitori, che i "pochi" italiani siano isolati e messi in difficoltà anche dal punto di vista linguistico, ma soprattutto - spiegano gli addetti ai lavori -, da un punto di vista culturale. Sarebbe infatti la mancanza di un background comune a mettere in crisi i genitori, forse più dei figli. E allora a poco valgono i discorsi sulla ricchezza della multiculturalità: a prevalere è la paura, è il senso di disagio. La soluzione? Non è affatto semplice. A Torino si è puntato su brochure informative e open day rassicuranti per convincere i genitori a non ritirare i propri figli, e di questa operazione d'immagine i risultati si vedranno entro la primavera, quando usciranno i dati relativi alle preiscrizioni per il prossimo anno didattico. Certo, il buonsenso suggerirebbe delle classi - e delle scuole - il più omogenee possibili: bambini di ogni estrazione (anche sociale) e di ogni provenienza seduti fianco a fianco per diventare in un futuro donne e uomini migliori.

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