mercoledì 24 giugno 2009

Pd

Amministrative - Il PD. I democratici: congresso a ottobre D’Alema: «Non abbiamo vinto». Bersani: la mia candidatura non è contro nessuno. Di Pietro: o noi o l’Udc

ROMA — Dalla segreteria del mattino esce un no all’ipote­si di rinviare il congresso del Pd, ventilata da più parti nei giorni scorsi, e rilanciata da Ser­gio Chiamparino. Il congresso si dovrebbe quindi tenere rego­larmente in autunno. Salvo con­trordini, visto che tra i contrari si sarebbe schierata anche An­na Finocchiaro e tra i perplessi Franco Marini e Massimo D’Ale­ma. Ma che il clima, dopo i bal­lottaggi, sia ormai pienamente congressuale, è abbastanza evi­dente e lo dimostra la discesa in campo esplicita di Pierluigi Bersani, che sul suo sito Inter­net ha annunciato che il 1˚ lu­glio a Roma farà il suo debutto pubblico come candidato alla segreteria. Pierluigi Bersani e Massimo D'Alema (Graffiti Press) Il giorno dopo i ballottaggi, è ancora il momento delle va­lutazioni sul voto. Per Massi­mo D’Alema si può metterla così: «Non abbiamo vinto, ma il centrodestra non ha sfonda­to e abbiamo tenuto molte po­sizioni importanti». Giudizio leggermente meno ottimista rispetto a quello di Dario Fran­ceschini e a quello di Luigi Ber­linguer, secondo il quale «la notte è passata». Non tutti so­no d’accordo. Per il sindaco di Venezia Massimo Cacciari, «nel centrosinistra è più vivo che mai il problema settentrio­nale, specie nel Nordest». Il lombardo-veneto, aggiunge, «è un problema colossale». Come affrontare il problema del Nord, e i numerosi altri che affliggono il Pd, lo si capirà al congresso. L’annuncio del man­cato rinvio viene salutato con gioia da Romano Prodi: «È una buona notizia. Non ho fatto al­tro che martellare in questi giorni che ci vuole un congres­so ampio, con un dibattito sui contenuti». Più cauto D’Alema: «Sono gli organi a deliberare e in direzione ci porteranno la proposta. È raro che io voti con­tro gli organismi dirigenti. So­no sempre allineato, è una re­gola di vita». A chiarire meglio il quadro, ecco Nicola Latorre: «Non bisogna temere un con­fronto congressuale serio e tra­sparente». La data clou per capire gli sviluppi è venerdì, quando si terrà la tanto attesa Direzione. Nella quale si prenderà una de­cisione che Bersani considera già presa: «Sono d’accordo con quello che ha detto France­schini: il congresso bisogna farlo». Detto questo, si attende la di­scesa in campo di Franceschini, che sembra rinviata. Bersani fa l’ecumenico: «La mia candida­tura non è contro nessuno e vi­vrà in piena solidarietà con tut­ti i compagni del Pd». L’ex ds, appoggiato da Enrico Letta, si ri­volge «in primo luogo alla nuo­va generazione che è già in cam­po. Con questi giovani farò il mio primo intervento pubbli­co». C’è «un duro lavoro da fa­re», afferma, e serve «un con­fronto aperto e positivo». Non tutti nel partito sono favorevoli a una resa dei conti tra France­schini (Veltroni) e Bersani (D’Alema). C’è chi spera in una terza candidatura. E chi, come Arturo Parisi, chiede chiarimen­ti: «Ho sentito D’Alema dire che sosterrà Bersani. Ma voglio sen­tire da Bersani se appoggerà D’Alema». E ci sarà da decide­re anche sulle alleanze. Anto­nio Di Pietro avverte: «Il Pd sta con un piede in una scar­pa, e cioè noi, e con uno in un’altra, e cioè l’Udc. Ora deve decidere cosa fare da grande».

Alessandro Trocino

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