domenica 30 maggio 2010

Cgil


La dura legge del Corano si fa strada attraverso il sindacato rosso. È una sala della Cgil bresciana che si prepara ad ospitare, domani pomeriggio, due degli esponenti di punta del Pjd, il partito antigovernativo marocchino della Giustizia e dello Sviluppo. Gli ospiti sono nomi noti nella galassia dell’islam politico, l’ex segretario generale Saadeddine Elothmani e il deputato Abdelaziz Rebbah. Il primo si è visto anche assegnare nel 2006 l’ambito premio “Musulma - no Democratico dell’Anno” dal Center for Islam and Democracy di Washington, negli Stati Uniti. Forse quegli americani avevano dimenticato che, nel programmadel Pjd, si auspica che le donne indossino il velo, si vieti l’alcool e si amputino le mani ai ladri. E anche Rabbah, almeno giudicare dalle interviste che concedeva negli anni scorsi, non sembra ancora aver deciso tra i sermoni del predicatore preferito dai Fratelli musulmani, Yussuf al-Qaradawi, oppure la “moderazione” del loro omonimo partito turco guidato da Recep Tayyp Erdogan, divenuto ormai il più potente alleato dei terroristi palestinesi di Hamas. Di certo, tra i nemici del Pjd c’è Elton John, che mercoledì scorso li ha sfidati, partecipando al Mawazine festival di Rabat, sebbene i fondamentalisti avessero chiesto l’annullamento della sua esibizione. Secondo loro, il concerto del cantante gay rappresentava un’offesa per la morale pubblica e andava vietato. È reduce da un dibattito piuttosto acceso, l’opinione pubblica del Marocco. Poi, fra gli organizzatori che difendevano la loro decisione di invitare Elton John in nome della «tolleranza culturale» e i sostenitori della necessità di punizioni corporali nei confronti degli omosessuali, ha vinto la popstar, seguita da un pubblico record di 40mila persone interessate più alla musica che alla sharia o alle scelte eccentriche dell’artista. Ma il Pjd non rinuncia a chiedere la censura contro altri intellettuali come lo scrittore Mohamed Zafzaf. Negli ultimi anni il suo romanzo Un tentativo di vivere è perfino divenuto unlibro di testo ufficiale nelle scuole marocchine. Ma per i fondamentalisti è letteratura immorale da vietare. Se sulla sponda meridionale del Mediterraneo ci si batte con successo per la libertà d’espressione, in Italia avanza invece il movimento Giustizia e Carità, disciolto in Marocco ma che proprio nel Bresciano gestiva ben sei centri di preghiera autonomi e andava espandendosi nel Veneto. Poi, nel 2009, era iniziata la loro crisi. Secondo l’ultima relazione dei servizi segreti al Parlamento, sono le attenzioni delle forze dell’ordine a provocare numerose defezioni. Ma il nucleo dei fedelissimi rimasti resistono e tentano una reazione, «per rilanciare la loro immagine nel nostro Paese». Finora, si erano appoggiati a un altro ambiguo movimento fondamentalista, i Tabligh. Ma la lotta per l’egemonia, nella variegata comunità degli immigrati islamici, non si ferma. A bordo del cavallo di Troia offerto dalla Cgil, a Brescia arrivano intanto quelli di Giustizia e Sviluppo, organizzazione concorrente fin dalla sigla somigliante. L’occasione è il convegno «per giovani promettenti», organizzato dal Forum marocchino per l’integrazione in Italia. Sul versante opposto, i musulmani moderati, soprattutto quelli marocchini, pur soddisfatti di essere esclusi dalla competizione a chi è più fondamentalista, si dicono invece preoccupati per la propaganda islamista sempre più intensa. Lavorano affinché le secondo generazioni di immigrati crescano lontano dai predicatori d’odio, e allo stesso tempo scelgono la riservatezza. Temono ritorsioni, a danno dei loro familiari rimasti in patria. A Torino però c’è chi, come Mohamed Lamsouni, osa sfidare il fondamentalismo perché «se abbiamo paura di questi barbuti, favoriamo il terrorismo». «Da anni vado denunciando che nella moschea di corso Giulio Cesare si distribuiscono i giornali di Giustizia e Libertà. Io li ho combattuti ma la sinistra italiana li ha appoggiati», dichiara a Libero. A suo giudizio, il Pjd si dice un partito moderato, ma in realtà «è retrogrado perché è favorevole alla poligamia e all’applicazione della legislazione islamica». Saranno anche stati eletti al Parlamento, ma sono gli unici, fra i 33 partiti rappresentati, che «odiano l’Occidente e combattono contro i diritti umani. Vogliono il Califfato, uno Stato islamico, ma i marocchini non sono stati mai sottomessi ai Turchi e non lo accettano». Fra l’altro il Pjd lotta contro il governo marocchino, tradizionalmente di centrosinistra, e contro le riforme del diritto familiare promosse da re MohammedVI, che hanno di fatto impedito la poligamia. Strano che proprio il sindacato di Guglielmo Epifani conceda loro così tanto spazio.

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