venerdì 26 febbraio 2010

Unione europea

La Germania, costretta al salvataggio della Grecia, rimpiange d’essere passata all’Euro di Nicholas Kulish

BERLINO - Mentre l’Europa si prepara a dare garanzie d’emergenza per arginare il panico dei mercati causato dai membri più in deficit del blocco dell’Euro, il Paese al quale tutta la regione guarda in cerca di leadership, la Germania, è dilaniato da forti dubbi sull’esperimento europeo, del quale per molto tempo è stato uno dei principali sostenitori. I riluttanti leader tedeschi sono ora obbligati ad aiutare la Grecia a rimanere solvibile; altrimenti il rischio è di vedere il mercato attaccare uno dopo l’altro i membri più deboli dell’Unione, dal Portogallo alla Spagna all’Italia, minacciando la stabilità dell’euro, la moneta unica europea per creare la quale la Germania si batté strenuamente. Fonti ufficiali dicono che, durante una riunione congiunta con i ministri delle Finanze dei sedici paesi che hanno adottato l’euro, con Jean-Claude Trichet, presidente della Banca Centrale Europea, si sono dovute prendere delle misure per tranquillizzare i mercati e allentare la pressione sulla Grecia. Ma mercoledì sera - alla vigilia del summit di tutti i 27 paesi dell’Unione europea che si terrà giovedì - non si era ancora deciso quale forma avrebbe assunto questo salvataggio, se con prestiti, garanzie su prestiti o con la promessa di acquistare titoli governativi greci. E’ apparso comunque chiaro che la Germania, con l’assist della Francia, dovrà prendere l’iniziativa: “I tedeschi sono gli unici ad avere tasche capienti” ha detto Daniel Gros, direttore del centro Europeo per gli Studi Politici di Bruxelles. “Se fosse stato solo per la Grecia, potevano pensare anche di lasciarla affondare, ma la questione minaccia l’intera euro-zona”. Berlino è stata molto taciturna sulla questione. In parte per esercitare pressioni sulla Grecia, dove mercoledì il pubblico impiego ha manifestato contro i tagli che il governo ha promesso per ripianare il suo enorme deficit. Ma un salvataggio finanziario della Grecia sarebbe politicamente difficile da far digerire per il governo del Cancelliere Angela Merkel. Si tratta proprio della pietra angolare finanziaria sulla quale l’opposizione aveva messo in guardia, quando la Germania aveva rinunciato al suo prezioso Marco. Una mossa alla quale all’epoca la maggior parte della popolazione tedesca era contraria, in netto contrasto con i suoi leader politici. “Se il governo tedesco trasferisse dei fondi alla Grecia, la gente in Germania penserebbe che i suoi peggiori timori si sono avverati” ha detto Thomas Mayer, il capo economista della Deutsche Bank. Il ruolo del salvatore è stato affidato alla Germania in mancanza di alternative. Il blocco dell’euro ha miriadi di leggi e regolamenti che hanno lo scopo di evitare che i suoi membri più ricchi debbano correre in soccorso degli altri con economie più deboli. Ma i mercati hanno ignorato le regole, e hanno oscillato alla notizia non confermata che la Germania aveva deciso di salvare la Grecia, il che sottintende che tutti soffriranno se ciò non venisse fatto. Dato che quella tedesca è l’economia europea più grande e con la maggiore flessibilità fiscale, la Germania è cruciale per qualsiasi sforzo da parte dell’euro-zona per salvare la Grecia. Ma le preoccupazioni in Germania sono molto più profonde di quelle innescate da una singola crisi. Vi si aggiunge il fatto che durante quella stessa settimana la Germania ha perso un primato di cui andava molto orgogliosa, quello di campione delle esportazioni mondiali. Ha dovuto cederlo alla Cina e questo ha fatto crescere la paura di un declino del proprio status internazionale e della propria importanza globale. La Germania inoltre deve fronteggiare una crisi demografica, perché la popolazione non solo sta invecchiando ma si riduce di numero. Nel mese scorso il governo ha annunciato che, per la prima volta dal 1995, il numero degli abitanti è sceso sotto gli 82 milioni di persone. Ciò significa che ci saranno meno persone in grado di ripagare un debito nazionale sempre crescente, che per quest’anno prevede un deficit di 118 miliardi di dollari. Dopo la rielezione della Merkel in settembre, e una trionfante apparizione sul palcoscenico mondiale a novembre, in occasione del ventesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino, il suo indice di fiducia è calato fino al livello più basso degli ultimi tre anni. Critiche crescenti sono state rivolte al suo governo per la litigiosità della coalizione che lo compone, soprattutto quando si tratta dei tagli delle tasse e del bilancio. Sulla crisi della Grecia la Merkel è stata molto reticente, parlando molto di più di altri argomenti populisti come la caccia agli evasori fiscali che nascondono fondi in Svizzera. “E’ una decisione deliberata quella di mantenere il silenzio”, ha detto Jakob von Weizsächer, economista del Bruegel, un istituto di ricerche sulla politica economica a Bruxelles, che un tempo lavorava per i ministeri dell’economia a Berlino “in realtà stanno pensando cosa possono fare”. Questa pressione è diventata evidente in un comunicato emesso dai partner della coalizione del governo Merkel, i Liberi Democratici, in cui si criticava aspramente l’idea di un salvataggio della Grecia. Non vi deve essere “nessun aiuto finanziario diretto per la Grecia” - diceva il comunicato - “perché manderebbe un segnate totalmente sbagliato alle altre nazioni europee, ovvero che nessuna nazione deve più fare sacrifici per risparmiare” Ma anche i Tedeschi che si oppongono all’euro hanno dovuto riconoscere che il salvataggio è probabile. Joachim Starbatt, professore di Economia dell’Università di Tübingen, è uno dei quattro professori che intentarono causa presso la Corte Costituzionale Tedesca nel 1998 per fermare l’unificazione della moneta europea, ricorso che fu respinto dalla corte perché ‘ovviamente privo di fondamento’. Il professor Starbatty ha detto d’esser convinto che la Germania si piegherà alle pressioni e dovrà dare sostegno a misure per proteggere la Grecia dalla pressione dei mercati. “Guardando le cose con realismo, penso che vedremo una qualche forma d’aiuto che non sarà di troppo danno per la nazione donatrice” ha detto. Peter Bofingerm, professore di Economia dell’Università di Würzurg e membro del Consiglio indipendente di esperti economici del governo tedesco, nella sua relazione dello scorso novembre ha detto che il Consiglio raccomandava che l’Unione Europea desse della garanzie per i nuovi Buoni governativi emessi per salvare la Grecia, purché questa presentasse un piano realizzabile per rimettere in ordine le proprie finanze. Dopo che i governi europei hanno aiutato a stabilizzare le istituzioni finanziarie durante la crisi, era necessario dare un segnale che essi non erano autorizzati a rompere l’unione monetaria, ha detto il prof. Bofinger: “E’ importante anche per i politici mostrare che non ti permetteremo di mettere in pericolo la nostra nave. Abbiamo fatto così tanto per salvarti, tu ti sei quasi autodistrutto ma ti abbiamo salvato”. Stephen Castle ha contribuito con un reportage da Bruxelles.

2 commenti:

Nessie ha detto...

Qui la faccenda è ben più complicata di come ce la raccontano. La Grecia è stata aiutata da Goldman Sachs, la potente banca d'affari, a nascondere e a occultare il suo bilancio, per eludere i famigerati parametri di Maastricht. Ma in realtà le cancellerie europee sapevano dell'acquisizione dei CDS (Credit Default Sawps) più comunemente noti col nome di "derivati". Ora è inutile che facciano tutti quanti le verginelle (Merkel in testa). Hanno permesso la speculazione strozzina di Wall Street nelle nostre economie (Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda). E ora rischiamo di andare tutti a ramengo.

Nessie ha detto...

E te pareva, in tutta questa sporca faccenda c'è il Ritorno dello Squalo:

http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=Q2DYX