mercoledì 2 marzo 2011

Gianfranco Fini


Il futuro muore un po’ alla volta. Cosa sta accedendo nel campo finiano? I primi sussurri arrivano di mattina. Voci. Il magazine di Farefuturo sta chiudendo. È lì, su quelle pagine web, che la fuga di Fini è stata sognata, narrata, spiegata. Non è cosa da poco. È un altro pezzo che si sgretola. Il segno, un altro segno, della delusione e la rabbia che si vive nei dintorni del Fli. Il partito che doveva segnare la fine del berlusconismo è un’anima in pena. I senatori se ne vanno, i deputati scalpitano, gli intellettuali si ritirano in ordine sparso, Fini naviga a vista e troppa gente non vuole morire bocchiniana. Ma questo è solo quello che appare in superfice. Sotto è peggio.

Verso le cinque della sera il direttore Filippo Rossi annuncia su Facebook che il magazine cessa di esistere. La voce ora è ufficiale. I motivi, scrive, sono economici. Nessuno ci crede fino in fondo. I soldi mancano, ma la ragione è politica. La chiave è la fondazione. Il web magazine dipende dal «pensatoio» di Adolfo Urso. È da lì che arrivano i fondi. Urso è deluso, arrabbiato, è rimasto nel partito da prigioniero. Non riesce a dimenticare il tradimento di Fini. Bocchino con poteri e nomine, lui ai margini, scavalcato da Granata, Della Vedova, Briguglio e lo stesso Filippo Rossi. Il Fli non ha fatto in tempo a nascere e già c’era aria di lunghi coltelli. Non è mai stata una squadra. Il fallimento è genetico. Urso è orgoglioso. L’istinto è sbattere la porta e andare via. Ma dove? Il ritorno del Pdl sembra un’altra umiliazione. Prova a bussare nell’Udc, ma Casini con garbo gli serra la porta. Fini un po’ lo bacchetta, un po’ cerca di convincerlo a restare. Si parlano a lungo, spesso a muso duro. La fondazione è una delle cassaforti del partito. Urso è quello che porta i soldi, anche se negli ultimi tempi le cose non vanno benissimo. I finanziatori sono stanchi di scommettere su un progetto che non decolla, molti si fanno da parte, le cene non bastano, un 80 per cento delle entrate manca all’appello. Il Fli, oltretutto, drena risorse. Alcuni soldi della fondazione finiscono nel partito, cioè da Bocchino. Urso non vuole passare per fesso.

La linea di Filippo Rossi non è la sua. Quando Fini chiede a Urso di restare l’ex ministro si affretta a chiedere la testa del direttore. Fini traccheggia. Urso non molla. La soluzione è salomonica. A che ci serve un web magazine? Meglio chiuderlo. E Gianfranco non batte ciglio. Click. Chiuso. La fondazione fa sapere che bisogna «redistribuire le risorse disponibili, privilegiando il core business. Siamo un think tank, elaboriamo idee e progetti a medio termine. I giornali, online o meno, sono un’altra cosa». Tutto è chiaro. Il web magazine fa la sua politica, ma Urso caccia i soldi. Rossi aderisce alla manifestazione del 12 marzo in difesa della Costituzione, l’altro si dissocia: è solo l’ennesima maschera antiberlusconiana. Qui non sono in ballo solo le idee. La partita è molto più cinica e concreta. È una guerra di potere e di poltrone. Chi comanda? Il Fli si sgretola per questo. Non si lascia il Pdl per fare la riserva di Bocchino.

Filippo Rossi scrive su Facebook che l’avventura non finisce qui. Ci saranno sorprese. Forse un altro sogno editoriale. E poi ringrazia Fini, con un filo di ironia: «Ringrazio per la fiducia e la libertà di questi due anni...». Un post di commento fotografa quello che sta accadendo: «È possibile che un presidente della Camera non trovi sponsor per un periodico online? Su, non prendiamoci in giro. Farefuturo era a tempo, come lo è Futuro e Libertà». Il Fli è solo la metropolitana di Gianfranco Fini. Quando dice che se il progetto fallisce lui lascia la politica in pochi ci credono. A volte tanti fallimenti sono meglio di niente. Questo è il partito. An gli ha sfilato il Secolo. Anche qui contano i soldi. Chi li caccia non gradisce gli attacchi del quotidiano. I finiani hanno perso tutte le battaglie parlamentari. L’unica certezza della loro linea politica è che sono antiberlusconiani. Diranno che anche questa volta è colpa del Cavaliere. Al web magazine resta l’onore delle armi. E una domanda: se un partito naufraga la responsabilità di chi è? Chiedetelo al leader. Chiedetelo a Fini.

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