giovedì 11 marzo 2010

Bismark

Olanda: stanchi del politically correct di Maurizio De Santis

Il 12 febbraio 2009, il deputato olandese Geert Wilders venne respinto all'aeroporto di Heathrow, come indesiderabile. Manco fosse un nipotino di Bin Laden. Autore di questa squisitezza diplomatica fu Jacqui Smith, ministro dell'interno britannico. Questi, adducendo come motivazione le opinioni espresse dal politico olandese, denunciò di non poter garantire la sicurezza pubblica. A dargli manforte, nel gesto umiliante, intervenne nientemeno che David Miliband, ministro degli esteri. L’ineffabile David accusò Wilders di aver prodotto una pellicola (Fitna), carica di odio ed islamofobia. Salvo appurare, poi, che non l’avesse neanche visionata … Il divieto di ingresso in Gran Bretagna, per un reato di opinione, si rivelò un autentico schiaffo alla legalità europea e, piacesse o meno ai sinistrorsi europoidi, costituì un vero e proprio affronto al popolo olandese. Ma il peggio era di là dal venire. Il 30 giugno 2008, la Corte olandese annunciò che le dichiarazioni di Geert Wilders sui musulmani non giustificavano alcun luogo a procedere, dato che erano espresse “nel quadro di un pubblico dibattito”. Ma, il 21 gennaio 2009, la Corte d' appello d' Amsterdam, pressata da una valanga di ricorsi, ordinò alla Corte di perseguire Geert Wilders per “istigazione all’odio ed alla discriminazione”. Decisivo apparve l’accostamento, fatto da Wilders, tra la religione musulmana ed il nazismo. Fatto piuttosto singolare per un governo che, in occasione del Kristallnacht (Notte di cristallo) organizzata dagli euro-palestinesi, non proferì favella dinanzi a slogan del tipo: “morte agli ebrei”, “morte ad Israele”, “fuggite come cani sciolti, maledetti Kuffar” (miscredente, in arabo). Ancor più grave se si considera che l’Olanda è la terra dove, nel nome dell’islamo-comunismo, hanno bellamente accoppato due politici di rilevo: Pim Fortuyn e Theo Van Gogh. Il recente trionfo di Wilders ed il suo PVV, non solo “bissa” le europee del giugno 2009, ma mette alle corde quella misteriosa legge politica non scritta, che vorrebbe come realmente democratici solo i voti favorevoli al centrosinistra convenzionale. Così, il 16 per cento degli olandesi si scopre, di colpo, “razzista”. L’europarlamentare socialista, di origine turca, Emine Bozkurt, tuona contro la decadente democrazia olandese (d’altronde, dall’intonsa Turchia…), definendo il voto “scandaloso e deludente”. Bozkurt dimentica magari che l’Olanda è il paese dove decine di immigrati marocchini (con tanto di duplice cittadinanza), pur ricoprendo cariche importanti nel paese, svolgevano il doppio gioco a favore dei servizi segreti di Rabat. Per molto meno, in Turchia, ci sarebbe scappata una bella teoria di morti accoppati. Si sta plasmando un clima politico edulcorato. Gli intervistati, dinanzi ad un microfono, dichiarano quello che è “politically correct”, salvo poi votare (nel segreto dell’urna), in base alle sensazioni ricavate dal vissuto quotidiano. Vedi la Svizzera ed il referendum sui minareti. Vedi le clamorose risultanze anti-islamiche, nei sondaggi portati avanti da El Pays (Spagna) e L’Express (Francia). Meglio tornare a Bismark, che sosteneva come “la politica fosse l’arte del possibile”. Non dei sogni.

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