sabato 30 maggio 2009

Turchia

Perché questa Turchia è costituzionalmente inadatta all’UE di Maurizio De Santis

Lo scorso mese di settembre il commissario all'allargamento, Olli Rehn espresse la propria ottimistica opinione sull’adesione della Turchia all’UE. Nel dettaglio, dichiarò allegramente che una riforma costituzionale avrebbe considerevolmente accelerato il processo di adesione della Turchia all'Unione Europea, ponendo fine al pernicioso ciclo delle crisi politiche sfociate in una discreta teoria di colpi di Stato militari. A far tornare con i piedi per terra il tecnocrate euro-oltranzista ha provveduto l’ex ministro degli esteri turco (dal 1° maggio agli affari economici), Ali Babacan, negoziatore principale nel quadro del processo d'adesione all'Unione Europea. Per il ministro di Ankara, allo stato attuale delle cose, non solo la costituzione turca non aiuterà il paese a fare avanzare di un’acca il programma delle riforme, ma non vede tempi e clima politico maturi per “partorirne” una nuova.La presente costituzione, entrata in applicazione sotto il regime militare turco nel 1982, è stata all'origine di una lunga serie di rompicapo giuridici. Più di una voce qualificata in Turchia evidenzia quanto la presente costituzione limiti i diritti e le libertà fondamentali, comprese quelle di parola, di religione, di espressione e di associazione. Queste voci minoritarie (in qualche occasione ridotte al silenzio per vie spicce), hanno comunque aperto un serio dibattito incentrato sull’opportunità della creazione di una nuova costituzione, che funzionasse più democraticamente e garantisse maggiormente i diritti e libertà di tutti i cittadini turchi. Tuttavia, la quantità dell’esecutivo di Erdogan rende questo traguardo piuttosto improbabile. Dal successo del 2007, il partito per la giustizia e lo sviluppo (AKP), ha certo profuso alcuni sforzi per redigere un progetto preliminare di una nuova costituzione. Ma in modo “furfantino”. Dapprima Erdogan (e soci) hanno tentato di redigere in segreto un progetto preliminare senza consultare le altre parti politiche o istituzioni. Questo nel chiaro intento di favorire un piano di celere islamizzazione del paese (è stato il periodo nel quale la Turchia ha partecipato ai lavori della Lega araba, come invitare un libico a Pontida). Progetto successivamente attuato consentendo il velo nelle università. Quindi, contestualmente, si è avuto un giro di vite brutale contro il PKK (non dimentichiamoci che i soldati turchi hanno operato persino in Iraq), degno della peggior Repubblica delle banane. I conservatori sostengono che, essendo la presente costituzione già stata modificata in 79 articoli (in soli 26 anni) ed emendata per ben 13 volte, essa si presterebbe a lievi modifiche per essere pronta ad affrontare la prova europea. In verità non è così. Non basta garantire la libertà religiosa ad una sola fede (l’islam, of course) e lasciare che le altre vengano pure bastonate. Non è possibile porre il bavaglio alla libertà di stampa lasciando intatta la spada di Damocle della “lesa turchicità”. E’ indispensabile un nuovo progetto che rafforzi il sistema parlamentare, riduca i poteri del presidente, modernizzi il sistema giudiziario e, soprattutto, definisca chiaramente le libertà individuali.

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