giovedì 30 settembre 2010

Immigrazione, interpreti e processi


ROMA - Ora si spera nell’udienza del 30 novembre. Chissà se quel giorno il processo potrà cominciare. Perché, da quasi un anno, la paralisi è completa: manca un traduttore di cingalese. Dopo sei udienze volate via per motivi tecnici, «il 24 novembre 2009 - racconta l’avvocato Gianluca Arrighi - il tribunale ha convocato un interprete di inglese. Si è capito subito che non era il caso. E per l’udienza successiva, il 2 marzo scorso, ne è stato individuato uno che parlasse cingalese. Ma non si è presentato, così come è successo il 13 luglio». Così, il processo si è arenato. «Per il 30 novembre prossimo - prosegue arrighi -, il presidente del collegio ha sollecitato noi avvocati e la procura a rivolgersi all’ambasciata dello Sri Lanka». Provengono infatti da lì i protagonisti della storia. E non è che uno tra le migliaia di casi che ogni anno si verificano nei tribunali di Roma e di tutta Italia: la carenza di traduttori e il caos delle normative che regolano l'arruolamento di interpreti rischia di paralizzare oltre 30 mila processi.

INCOMPRESIBILI IN AULA - Secondo le statistiche diffuse dall'Aiti (associazione italiana traduttori e interpreti), che giovedì 30 settembre organizza a Roma un dibattito sul ruolo dell’ interprete nei processi, soltanto nel 2009 in Italia su un totale di 68mila detenuti 25mila erano stranieri: «Ciò significa che circa il 37% dei processi svolti nell’ultimo anno - sottolineano i traduttori - hanno visto coinvolto uno straniero che ha, o comunque avrebbe dovuto necessitare, del coinvolgimento di un interprete». Nel maggio scorso, l'Associazione Nazionale dei traduttori e Interpreti del Ministero degli Interni ha chiesto ai giudici che operano presso il Tribunale di Roma ad esprimersi sull’importanza degli interpreti durante i processi, perchè anche nel Tribunale penale più grande d’Europa l’utilizzo dei traduttori varia dal 10 al 30% dei casi sul totale dei processi civili, mentre la percentuale aumenta fino al 40%-50% quando si tratta di direttissime. Inevitabili i rinvii per mancanza di personale specializzato.


ATTORE MALMENATO - Parte lesa nell'ultimo dei procedimenti slittati per mancanza di interprete a Roma, è Kumara Thilak Jayaweera, l’attore più famoso dello Sri Lanka, malmenato e rapinato di 3.500 euro e di alcuni gioielli a piazzale Flaminio il 9 novembre 2007. E sono suoi connazionali i due imputati, Chanaka Ranga Weerasinhe, 30 anni, che lavora come corriere espresso, e Sampah Thushara Philips, 29 anni, portiere in un condominio.

POCHE VOCI DALL’ASIA - Magari la prossima volta il traduttore ci sarà, ma intanto si è perso un anno. «Va sempre così nei processi con i cingalesi - racconta Arrighi -. E pure in quelli con i cinesi. Credo che gli interpreti siano pochi, un problema che in passato c’è stato anche i traduttori filippini». Diversa è la situazione quando in aula ci sono rumeni, albanesi o arabi: «Allora l’interprete si trova nel giro di un’ora», spiega un altro avvocato, Fabrizio Gallo.

I NUMERI DI UN'EMERGENZA - A Roma la categoria degli interpreti ufficiali conta 180 iscritti all’albo del tribunale penale: italiani, rumeni, albanesi, polacchi, latino-americani, bulgari, siriani, egiziani, cittadini del Maghreb, bengalesi, indiani, afgani, senegalesi, nigeriani, cinesi e così via. Nel 70% dei casi si tratta di donne tra i 45 e i 50 anni, con un’esperienza tra i 3 e i 10 anni, come sottolineano i dati dell’Aiti, che nel convegno del 30 settembre al centro congressi Cavour chiederà al ministero della Giustizia di emanare «norme chiare e vincolanti sull'utilizzo degli interpreti nei tribunali». Sandra Bertolini, presidente di Aiti, sottolinea infatti quanto i sevizi resi dagli interpreti siano «misconosciuti» a fronte dell’obbligo, previsto nella Costituzione, di «garantire la tutela dei diritti degli indagati, delle vittime e dei testimoni». Che sono migliaia, perché in Italia, come si ricordava, solo tra i 68 mila detenuti finiti in carcere nel 2009, 25 mila sono stranieri. E gli arrestati in flagrante sono solo una parte.

RECLUTATI ALLA SBARRA - Gli stranieri ci sono anche negli altri dibattimenti, in tutto oltre 30 mila: 27.827 davanti al giudice monocratico e 2.581 in tribunale fino al 30 giugno scorso. Eppure manca «un sistema di reclutamento degli Interpreti valido per tutto il territorio nazionale». Presso molti Tribunali, ricorda l'Aiti, «non si viene iscritti nell'Albo dei Periti se prima non si è fatta l'iscrizione presso la Camera di Commercio, che funge da Albo, in quanto là si viene iscritti per titoli ed esami». Quando i titoli non sono sufficienti si deve passare un esame. A Roma, invece, attualmente «si presenta domanda d'iscrizione presso il Tribunale civile o il Tribunale penale senza passare per la Camera di commercio, ma questo non vale ancora per tutti i tribunali, primi fra tutti tribunali sensibili come Bari, Perugia e Caltagirone».

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