lunedì 20 settembre 2010

Dalla svezia


STOCCOLMA - «Ora? Ora dovranno smetterla di trattarci da paria e cominciare invece ad ascoltarci». Jimmie Akesson, 31 anni, leader dell'estrema destra parla con calma. Gessato grigio, camicia scarlatta aperta sul collo, non sembra patire i rigori del precoce autunno scandinavo. È soddisfatto: ha guidato un manipolo di Democratici svedesi in Parlamento per la prima volta. Vincente la sua scelta di «ripulire» il partito dagli elementi più impresentabili (vicini alle tesi neonaziste o alla superiorità ariana). Con qualche ammiccamento inevitabile, come lo spot tv che, per giorni, ha mostrato una vecchina (bianca) aggrappata al suo girello travolta, mentre si reca a ritirare la pensione, da un gruppo di giovani musulmane in burqa e con le carrozzine colme di infanti. Spot riuscito e adesso Akesson - novello Martin Lutero - è pronto a declamare le sue «tesi» per riformare la politica nazionale.

L'altro giorno ha affisso simbolicamente le «99 richieste» dei Democratici svedesi all'ingresso del Riksdag. Ritiene che il suo partito avrà la forza di cambiare gli equilibri in Parlamento? «Penso di sì. Certo ora le due principali alleanze che fanno capo ai moderati e ai socialdemocratici dovranno ascoltare quello che abbiamo da dire».

A cosa si riferisce? «La politica sugli immigrati deve cambiare: non si può più andare avanti così. Basta vedere cosa accade nel resto d'Europa. Qui in Svezia siamo messi anche peggio: in percentuale sulla popolazione abbiamo probabilmente il tasso più alto di stranieri».

Lei ha detto che «l'Islam è la minaccia dall'estero più grande per la Svezia dai tempi della Seconda guerra mondiale» e per questo il suo partito è considerato xenofobo e razzista... «Non siamo razzisti, non siamo xenofobi. Tutti quelli che avevano posizioni estremiste sono stati da tempo invitati a lasciare il partito. Noi vogliamo semplicemente che l'immigrazione sia limitata in un Paese dove la disoccupazione è al 9%. Anche perché tra gli stranieri il tasso è doppio: che senso ha continuare a farli arrivare?».

Molti sono rifugiati da Paesi in guerra... «E da noi pesano sul welfare, contribuendo ad affossarlo. Noi vogliamo ripristinare il vero welfare svedese, vogliamo che gli svedesi senza lavoro tornino a guadagnare».

Ma i lavori riservati agli stranieri gli svedesi da tempo non li vogliono più fare: netturbini, badanti, taxisti... «Ora la concorrenza degli stranieri è insuperabile, perché accettano stipendi più bassi. Ma gli svedesi torneranno a cercare quei lavori, anche perché intendiamo cambiare le regole dei sussidi di disoccupazione, rendendoli più difficili da ottenere».

Ritiene di poter entrare in un governo con i moderati? «Tratteremo il nostro appoggio. Vogliamo che gli altri partiti cambino la loro politica. Quello che conta è che ormai la nostra agenda è diventata l'agenda nazionale. Se non questa volta, al prossimo giro saremo al governo: è una promessa».

Paolo Salom

3 commenti:

Kizzy ha detto...

Si stanno svegliando anche gli svedesi finalmente...?

Anonimo ha detto...

ogni volta che non si condivide il comportamento dei musulamni o dei rom, chissà perchè, scatta automaticamente l'accusa di razzismo. "Razzismo" è una parola ormai usata a sproposito, come se si volesse fare pressione psicologoca contro chi è invece fiero della propria identità di Occidentale e chi la usa è solo un dhimmi.
eudora

Nordlys ha detto...

Basta col chiamare 'estrema destra' chiunque non lecca il deterano ai maomettani (perchè non si tratta di stranieri, ma di maomettani)