martedì 9 novembre 2010

L'italia e le moschee


MILANO - «Scusi, lei li vorrebbe sotto casa sua? E allora lo dica, lo scriva: 'non siamo razzisti, vogliamo solo stare in pace». È sempre così. Ogni volta che sindaci e amministratori comunali annunciano la costruzione di una moschea, tra gli abitanti del quartiere scelto per accoglierla si scatenano le polemiche. E' una conseguenza automatica: moschea uguale comitato cittadino. Moschea uguale lista civica. Moschea uguale presidio permanente. Lo abbiamo visto a Genova e Milano, la stessa cosa è successa a Ravenna e a Bologna durante la lavorazione del reportage Vanguard «Moschee d'Italia» che abbiamo realizzato per Current.

IN TOSCANA - A Colle Val D'Elsa, antico borgo in provincia di Siena, i cittadini che hanno le case con vista minareto si augurano che qualcuno raccolga il testimone di Oriana Fallaci. «La faccio saltare», dichiarò nel 2006 la scrittrice in un'intervista al New Yorker, «è vicino casa mia, prendo l'esplosivo e la faccio saltare». Era un paese di partigiani Colle Val D'Elsa, con una sinistra dal consenso bulgaro e il Partito a gestire sagre e riunioni fumose. Oggi c'è una lista civica nata proprio a sottolineare il disagio di avere una comunità musulmana che cresce di anno in anno, un gruppo di cittadini che strizza l'occhio alla Lega Nord, unico blocco politico in grado di ascoltare quel disagio, gestendolo sapientemente.

GENOVA - La stessa cosa capita a Genova, nel quartiere Lagaccio, dove le strade si chiamano via Bari e Via Napoli per le ondate migratorie dal meridione negli anni '60, un quartiere operaio che però oggi non vuole una moschea “per problemi di viabilità e sicurezza”. E così capita che la Lega Nord intercetti il malcontento e si presenti alle ultime Regionali con un giovane e bravo candidato fabbricando lo spot elettorale che porterà una valanga di consensi. «No alla Moschea: aiutiamo i liguri, non i clandestini», la popolazione vota e il Carroccio nel quartiere raggiunge il 13 per cento. Quando abbiamo avuto davanti agli occhi l'intera stesura del reportage la prima riflessione è stata proprio questa: l'Islam continua a fare paura e la strada per l'integrazione appare più che mai tortuosa. Il reportage che abbiamo realizzato per Current è l'affresco di un Paese che impara a stento ad accettare la presenza musulmana, faticando ancora a condividerne gli spazi. La frase più ricorrente che i nostri microfoni hanno registrato è stata «se vogliono pregare va bene, ma non lo facciano qui». Dove «qui» significa nel mio parco, nella mia strada, sotto le mie finestre.

IL RAMADAN - Per le riprese abbiamo scelto il periodo del Ramadan, quando il presidente Barak Obama ipotizzava la nascita di una moschea a Ground Zero e il Cardinale di Milano, Dionigi Tettamanzi, scriveva ai «cari amici musulmani». Un momento caldissimo, che ha contribuito a riscaldare anche alcune sequenze dell'inchiesta. Il resto è un'altra parte d'Italia, quella fatta di seconde generazioni che condividono le tradizioni con i loro coetanei cattolici perché «i datteri piacciono un sacco in classe» e di Imam che tentano di non alzare i toni dello scontro sociale rinunciando, come nel caso di Genova, a costruire una moschea in attesa di tempi migliori. Un Paese dal voto politico che si sposta improvvisamente da sinistra a destra, dove destra sta per Lega Nord e alla sinistra è imputato il “non ascoltare le esigenze dei cittadini in nome dell'accoglienza». Accade sempre più spesso, perché sempre più urgente è la necessità dei musulmani di avere luoghi dignitosi dove pregare. In Italia ad oggi esistono soltanto tre moschee, oltre a quella di Roma c'è la piccola moschea di Segrate e l'ultima nata a Colle Val D'Elsa, ancora da inaugurare. Il resto sono seminterrati e palestre che a chiamarli moschee si rischia anche di essere blasfemi. Siamo un caso limite in Europa, diversi dalle vicine Francia e Germania, insoliti anche quando c'è da organizzare gli spazi: a Milano per esempio capita che i musulmani festeggino le ricorrenze tra le bancarelle della festa del Partito Democratico, a Genova invece che si decida addirittura di costruire una moschea di fronte ad un centro sociale.

Silvia Luzi Luca Bellino (Vanguard Italia)

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