lunedì 8 novembre 2010

Germania


Una settimana fa, ovvero il 28 ottobre, a Berlino si è tenuto il congresso costitutivo e inaugurale di un nuovo partito politico tedesco, Die Freiheit (La libertà). Trovandomi nella capitale, sono stato invitato dalla leadership del movimento ad assistere (unico estraneo) alla convention per dare dei consigli sulla sua assemblea costituente. Tenendo bene a mente come le libertà, in Europa, siano state erose in questa epoca di terrorismo islamista, occorre dire che un partito politico che si oppone all'islamizzazione e che appoggia Israele non può nascere in pieno giorno. Pertanto, come gli altri partecipanti (più di cinquanta), sono stato informato dell'ora e del luogo di questo evento solo poco prima del suo svolgimento. Per motivi di sicurezza, gli organizzatori hanno agito in segreto; la direzione dell'albergo sapeva solo che si sarebbero tenute delle elezioni per il rinnovo degli organi sociali di una innocua società commerciale. Anche ora, per motivi di sicurezza, non posso menzionare il nome dell'albergo.

Per buona parte del tempo sono state espletate le procedure prettamente legali necessarie per registrare un partito politico in Germania: le presenze sono state prese; i voti sono stati contati; le procedure organizzative illustrate; sono state enumerate le misure per presentarsi alle elezioni di Berlino che si terranno nel settembre 2011; e infine sono stati eletti i dirigenti, incluso il quarantacinquenne presidente, René Stadtkewitz. Originario della Germania dell'Est, Stadtkewitz è un ex-deputato della Cdu – il partito conservatore al potere – espulso un mese fa per aver ospitato pubblicamente il politico olandese Geert Wilders. Ritengo che la sintesi delle linee politiche del partito, così come illustrate dal neo-presidente sia stata di grande interesse, come pure la distribuzione di un Grundsatzprogramm, un documento di 71 pagine che costituisce un programma di base, e che illustra in dettaglio le posizioni del partito. Stadtkewitz ha spiegato i motivi per i quali fosse necessaria la presenza di un nuovo partito tedesco, asserendo che «i partiti, purtroppo, non sono pronti ad assumere una posizione chiara, ma piuttosto abbandonano la gente alle proprie preoccupazioni». Il programma non usa mezzi termini né è presuntuoso. La sua frase di apertura proclama che «la civiltà occidentale, per secoli un leader mondiale, affronta una crisi esistenziale». Il nuovo partito, il cui slogan è «il partito per una maggiore libertà e democrazia», parla candidamente di Islam, islamismo, legge islamica e islamizzazione.

Partendo dall'idea che «l'Islam non è solo una religione, ma anche un'ideologia politica dotata di un proprio sistema giuridico», il partito chiede un esame minuzioso degli imam, delle moschee e delle scuole islamiche; un controllo delle organizzazioni islamiche per assicurare la loro conformità alle leggi tedesche, e infine condanna i tentativi di costruire una struttura giuridica parallela basata sulla shari'a. La sua analisi termina in modo incisivo così dicendo: «Ci opponiamo con tutte le nostre forze all'islamizzazione del nostro Paese». Freiheit appoggia fermamente Israele, definendolo «l'unico Stato democratico del Medio Oriente. Pertanto, esso è l'avamposto del mondo occidentale nel teatro arabo. Tutti i Paesi democratici devono mostrare il massimo interesse a garantire che Israele viva in sicurezza ed esercitando il diritto alla libera autodeterminazione. Noi ci impegniamo esplicitamente a garantire il diritto di Israele ad esistere, che è indiscutibile».

Per quanto chiari siano questi due brani, come pure il rifiuto che la Turchia entri a far parte della Ue, essi costituiscono solo il 2 per cento del Grundsatzprogramm, che applica i tradizionali valori e le linee politiche occidentali alla vita politica tedesca. Gli argomenti comprendono il popolo tedesco, la democrazia diretta, la famiglia, l'istruzione, i luoghi di lavoro, l'economia, l'energia, l'ambiente, la salute e così via. Offrire un'ampia piattaforma è di buonsenso, inserendo il programma anti-islamizzazione in un menu completo di linee politiche. Malgrado questo, naturalmente, la copertura mediatica sull'assemblea costituente ha sottolineato la posizione di Freiheit riguardo all'Islam, definendolo un "partito anti-islamico".

La nascita di Freiheit induce a due osservazioni. Innanzitutto, se è vero che il partito rientra in uno schema di partiti europei emergenti che concentrano l'attenzione sull'Islam come punto focale della loro missione, esso però si differenzia dagli altri partiti per avere una visione più ampia. Mentre il Partito della libertà di Wilders attribuisce quasi ogni problema della società all'Islam, Freiheit, invece, oltre ad opporsi «con tutte le forze all'islamizzazione del nostro Paese», annovera molti altri spunti e temi nel suo programma. In secondo luogo, la Germania è decisamente in ritardo rispetto alla maggior parte dei Paesi europei con una numerosa popolazione musulmana nella creazione di un partito che prenda posizione contro l'islamizzazione. E questo non per mancanza di tentativi: quelli precedenti sono infatti sfumati. La fine del 2010 potrebbe essere un momento propizio per lanciare un simile partito, vista la fortissima polemica sul libro di Thilo Sarrazin che stigmatizza l'immigrazione musulmana, seguita dall'annuncio del cancelliere Angela Merkel che il multiculturalismo «ha fallito completamente». Sembra che stia avvenendo un deciso cambiamento di umore. Freiheit è stato concepito come un prioritario, serio e costruttivo tentativo di affrontare un problema estremamente complesso e a lungo termine. Se ci riuscisse, potrebbe cambiare la politica del Paese più influente d'Europa.

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