domenica 17 ottobre 2010

Ma va? E per qualcuno è una novità...


Dalla STAMPA di oggi, 17/10/2010, a pag.17, l'articolo di Alessandro Alviani, dal titolo "Merkel: Il multiculturalismo è fallito". Licenziare Thilo Sarrazin non ha cancellato il problema, semmai l'ha finalmente evidenziato. Chissè se anche la cancelliera verrà etichettata come islamofoba, razzista, xenofoba. Oppure è arrivata l'ora del "contrordine compagni"? Il mondo dei sogni è meraviglioso, confonderlo con la realtà è pericoloso.

I conservatori tedeschi seppelliscono l'idea del multiculturalismo. E a officiare la cerimonia è la cancelliera in persona. «L'approccio multiculturale è fallito, completamente fallito», ha detto ieri Angela Merkel, abbandonando per un attimo la sua tradizionale cautela verbale. In passato abbiamo chiesto agli immigrati troppo poco, è giusto pretendere che imparino il tedesco, ha scandito a Potsdam davanti i giovani della Cdu/Csu. L'Islam, comunque, è una parte integrante della Germania, ha corretto il tiro Frau Merkel, ripetendo una discussa frase del presidente federale Christian Wulff. «Il multiculturalismo è morto», aveva detto venerdì sera Horst Seehofer, leader della Csu (il partito bavarese gemello della Cdu). «Noi ci schieriamo a favore della cultura predominante tedesca e contro il multiculturalismo», aveva aggiunto, ripescando un termine - Leitkultur, cultura predominante - apparso nel dibattito politico tedesco dieci anni fa.

La Germania discute animatamente di integrazione da fine agosto, da quando, cioè, è uscito un provocatorio libro scritto dall'ex banchiere della Bundesbank Thilo Sarrazin. A ravvivare il dibattito ci hanno pensato nei giorni scorsi prima le frasi di Seehofer, che ha chiesto di sospendere l'arrivo di nuovi immigrati dalla Turchia e dal mondo arabo, poi i risultati di due studi: per il primo quasi il 60% dei tedeschi vorrebbe limitare l'esercizio della libertà di religione dei musulmani; per il secondo circa il 41% dei giovani turchi auspica di dividere il pianerottolo con un tedesco, mentre meno del 10% dei giovani tedeschi vorrebbe un vicino turco.

La folta comunità turca in Germania teme che la situazione possa sfuggire di mano: «Ho paura, da settimane mi minacciano dicendomi che sono uno straniero di merda, sebbene io sia un cittadino tedesco - ha raccontato alla «Welt» Kenan Kolat, presidente della comunità turca in Germania - È come all'inizio degli Anni 90 col dibattito sul diritto d'asilo, poco dopo ci furono degli incendi». Qualcosa, in realtà, nel frattempo è cambiato: la Germania non è più un Paese di immigrazione, ma di emigrazione. Nel 2009 hanno lasciato la Repubblica federale 734.000 persone, mentre 721.000 vi sono emigrate; i turchi che hanno abbandonato la Germania sono stati 10.000 in più rispetto a quelli che vi sono arrivati. Il che sembra paradossale, visti i toni dell'attuale dibattito, che si spiega anche con ragioni politiche. La Cdu, ma soprattutto la Csu di Seehofer, tentano di recuperare l'elettorato conservatore, deluso dal rinnovamento imposto da un'Angela Merkel su cui si moltiplicano le indiscrezioni: da giorni girano voci secondo cui, se a marzo la Cdu dovesse crollare alle regionali in Baden-Württemberg, Merkel potrebbe farsi da parte e lasciare la cancelleria al ministro della Difesa, Karl-Theodor zu Guttenberg, che parla però di idea «bizzarra».

Il presidente turco Abdullah Gül ha provato ad abbassare i toni, invitando i suoi connazionali in Germania a imparare il tedesco «correntemente e senza accento». Il dibattito, però, prosegue. «La Germania non è un Paese d'immigrazione» e bisogna evitare che la carenza di personale altamente qualificato diventi un pretesto per «un'immigrazione incontrollata», ha rilanciato Seehofer in un piano in sette punti sull'integrazione. Le sue parole suonano tutt'altro che nuove. «L'integrazione è possibile solo se il numero degli stranieri che vivono da noi non continuerà a crescere; bisogna evitare un'immigrazione illimitata e incontrollata». Parola di Helmut Kohl, alla sua prima dichiarazione da cancelliere al Bundestag. Era il 1982.

2 commenti:

samuela ha detto...

Sono passati "solo" 15 anni da quando qualcuno timidamente in Germania parlò per la prima volta di Leitkultur. Allora ero poco più che maggiorenne, votavo ancora più o meno convintamente a sinistra e già mi chiedevo cosa ci fosse di male in questo concetto, come in quello di "senso del territorio".
Non illudiamoci troppo però: quello che possono dire i tedeschi -dai quali tra l'altro non è il caso di prendere lezioni di integrazione- non è detto lo possano dire anche gli italiani.

Eleonora ha detto...

Ah, Samuela, senza alcun dubbio, qui da noi c'è un governo xenofobo e razzista. E chissà che anche la stessa Merkel dovrà fare marcia indietro su quelle parole. Abbiamo la Ue sopra le nostre spalle come e peggio di un avvoltoio. Figuriamoci.