lunedì 1 aprile 2013

Toccherà anche a loro


La storia si ripete. A Cipro oggi, come in Grecia ieri. E ancora una volta la Germania non brilla per lungimiranza. Anzi, il suo comportamento è così prevedibile da risultare autolesionistico. Non chiedete ai tedeschi di leggere tra le righe, non aspettatevi che sappiano cogliere le sottigliezze – e dunque le perfidie e le ipocrisie – dei grandi giochi geostrategici. Per un tedesco il mondo è bianco e nero, i Buoni sono da una parte i Cattivi dall’altra. O meglio: il criterio supremo a cui ispirarsi è il senso del peccato, meglio se altrui. Da Bismark in avanti solo Cancellieri del calibro di Adenauer, Schmidt e Kohl, forse proprio perché condizionati dal senso di colpa per l’Olocausto, hanno dimostrato una sensibilità politica e un tempismo raffinati. Prima e dopo di loro la furia moralista è stata predominante. Non saper leggere tra le righe è costato ai tedeschi la sconfitta nella prima guerra mondiale e poi l’ascesa di Adolf Hitler. Oggi la Merkel dimostra di non saper cogliere i machiavellismi della politica internazionale. Negli ultimi due anni Berlino è stata sprezzante con Atene, tacciandola di aver rubato i soldi dei contribuenti tedeschi. Non era esattamente così e non solo perchè le aziende tedesche hanno ampiamente approfittato di tanti anni di inaspettato boom ellenico. E nemmeno perché i greci hanno alcune colpe ma non tutte (leggi Goldman Sachs, come noto). Tutti sapevano che le stangate non avrebbero risolto il dramma ellenico, ma solo all’ultimo istante la Germania ha corretto parzialmente il tiro.

A Cipro la Germania ha armato la mano dell’Eurogruppo, che ha intimato: prelievo forzoso sui conti correnti o niente prestiti (che, con somma ipocrisia,l’Eurocrazia chiama aiuti)! Chi ha rubato deve pagare! Berlino vuole Giustizia ma ha la memoria corta. Dimentica, ad esempio, che in un passato nemmeno lontano è stata proprio lei a sforare i parametri di Maastricht, ricevendo dai partner ben altro trattamento di quello che i tedeschi riservano oggi agli alleati. Non capiscono, i tedeschi, che un’Europa strangolata da un rigore finanziario assurdo e miope porta al caos e che alla lunga la Germania non potrà prosperare se quasi tutti i partner europei saranno ridotti alla disperazione finanziaria e alla depauperazione economica. Ma soprattutto non si accorgono che l’effetto ultimo di ogni crisi finanziaria non è di rendere più equa la Ue, bensì di erodere sempre di più la sovranità popolare dei Paesi membri. Con però un solo colpevole: la Germania che ormai tutti odiano additandola come unica responsabile di un rigore punitivo, mentre la realtà è più sofisticata, bizantina, machiavellica. Quel “rigore” che assomiglia sempre di più a una dittatura finanziaria, che porta sul lastrico i popoli generosamente “salvati” è voluto anche (anzi, persino con maggior determinazione) dalla Bce di Mario Draghi, dall’Unione europea, dal Fmi, dalla Banca Mondiale, dall’Ocse ovvero dalle organizzazioni e dagli ambienti che si prodigano per imporre un’Europa federale aggirando la sovranità popolare. Quell’élite tecnocratica, europea e sovranazionale riesce così usare a proprio vantaggio il moralismo germanico, lasciando che il biasimo dei popoli europei umiliati, impoveriti e arrabbiati ricada sui tedeschi. Ma la Merkel, come al solito, nemmeno se ne avvede. E non capisce che, alla fine, anche la Germania la pagherà, eccome se la pagherà…

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