venerdì 1 luglio 2011

Ops, british aplomb...


Londra - Basta immigrati. Fanno concorrenza ai giovani inglesi e rubano loro la possibiltà di trovare un impiego. Non avrà usato proprio queste identiche parole, ma la sostanza del discorso del ministro conservatore del Lavoro, Iain Duncan Smith non cambia. Il suo è un attacco nei confronti del governo Cameron, tacciato di troppo permissivismo nei confronti degli immigrati e di scarsa tutela dei concittadini. Soltanto quattro anni fa fece scalpore la frase "British workers for British jobs", (lavoratori britannici per posti di lavoro britannici), pronunciata dal ministero del Tesoro laburista, Gordon Brown. Adesso, l'adagio viene ripetuto e accompagnato da una disamina del fenomeno. "Oltre la metà dei nuovi posti di lavoro creati nel Regno Unito l’anno scorso - ha dichiarato Duncan Smith - sono andati a stranieri. E lo stesso sarebbe avvenuto durante l'era laburista, anzi peggio, spiega il ministro, perché "l’80% dei posti di lavoro creati durante l’era laburista, nonostante le promesse di Brown, sarebbero andati a stranieri". Dopo le lamentele, il ministro lancia le sue proposte risolutive, che vanno dall'appello alle aziende ad assumere solo giovani disoccupati britannici al controllo dell'immigrazione per combattere l'elevata disoccupazione e garantire una sorta di diritto di prelazione ai concittadini.

"Dobbiamo garantire che il sistema funzioni in modo da dare speranze realistiche a chi esce dalle nostre scuole", ha commentato Duncan Smith, aggiungendo l'intenzione di inasprire le sanzioni contro chi rifiuta un posto di lavoro disponibile. Per evitare insomma che oltre al danno segua la beffa. Ma spetta anche alle imprese darsi da fare in questo senso. "Il governo non può fare tutto. Lavoriamo duro per impedire che si crei dipendenza dallo stato sociale e per preparare i giovani al mercato del lavoro, ma le imprese devono aiutarli e non limitarsi a usare manodopera straniera". Secondo Duncan Smith l’immigrazione gioca "un ruolo vitale" nell’economia britannica quando si tratta di impieghi ad alta specializzazione; ma la fascia che interessa è invece quella dei lavori a bassa specializzazione che, dice, potrebbero benissimo essere ricoperti dai giovani inglesi. La questione è delicata anche perché fra i "britannici" e gli "stranieri" ci sono anche i lavoratori di altri paesi europei, e già in passato l’uso di manodopera specializzata "straniera" ha dato fastidio agli inglesi. È la annosa questione dell’idraulico polacco. Ma il ministro a tal proposito ha detto: "Negli anni dal 1997 al 2010, circa la metà della crescita dell'occupazione rappresentato da cittadini stranieri è stato rappresentato da coloro che al di fuori dell'UE".  In ogni caso, anche il governo conservatore-liberaldemocratico sembra confermare l'analisi del ministro. Infatti, secondo le cifre del deputato laburista Frank Field - scrive l’Independent - ben l’87% dei 400mila posti di lavoro creati nel primo anno dell’esecutivo Cameron sono andati, appunto, a "stranieri".

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