lunedì 21 maggio 2012

Marò ai tempi del governo bocconiano


La capitale indiana: "Normale prassi". E viene negata la libertà su cauzione ai nostri marò: ci prendono in giro. Una raffica di sonori schiaffoni all’Italia giungono dalle autorità indiane alle quali Roma non sembra in grado di replicare a dovere. Al rinvio del trasferimento dei due militari italiani in una struttura diversa dal carcere e alle accuse infamanti di omicidio, tentato omicidio e associazione a delinquere (con in più il richiamo a una convenzione internazionale contro il terrorismo) nei confronti si Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, l’Italia ha risposto venerdì richiamando a Roma «per consultazioni» l’ambasciatore a Nuova Delhi. Alla sberla rifilataci ieri, con il tribunale di Kollam che ha respinto la seconda istanza di libertà su cauzione, la Farnesina ha risposto convocando l’ambasciatore indiano a Roma al quale è stato ribadito che i capi d’accusa sono inaccettabili e che la giurisdizione del caso spetta all’Italia poiché l’incidente è avvenuto in acque internazionali. A fare la ramanzina all’ambasciatore Debabrata Saha non è stato il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, che ha lasciato l’incombenza al direttore generale competente per le questioni asiatiche Giandomenico Magliano e al vice capo di Gabinetto, Andrea Tiriticco. Le reazioni di Roma non sembrano però impensierire gli indiani. Il quotidiano The Hindu ha registrato qualche irritazione al ministero degli Esteri di Nuova Delhi ma è stato smentito dal portavoce del ministero che ha parlato di «speculazioni della stampa» definendo il richiamo di ambasciatori per consultazioni «prassi non inusuale» per la quale «non c’è la necessità di reagire».

Il rientro a Roma dell’ambasciatore Giacomo Sanfelice è invece «un atto importante e giustificato» per il sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura che ha ricordato le iniziative assunte dall’Italia da quando è scoppiata la crisi con l’India. Iniziative che hanno sortito scarsi effetti considerato che, come raccontano fonti giornalistiche indiane, la libertà su cauzione è stata negata a Latorre e Girone con la motivazione che se «fossero rimessi in libertà e dovessero lasciare l’India, sarebbe difficile assicurare la loro presenza al momento del processo». Il giudice P.D. Rajan ha osservato che «non sono sufficienti» le assicurazioni fornite dal governo italiano e quindi «non c’è uno scenario appropriato per concedere in questa fase la libertà dietro cauzione». Dichiarazioni che confermano come sia compromesso il rapporto di fiducia e cooperazione con l’Italia sul quale si è basata invece in questi tre mesi l’iniziativa di Roma. «Non siamo sorpresi, ma proviamo un ulteriore disappunto» ha commentato De Mistura ribadendo che «rinnoveremo la richiesta a una istanza più alta, e se fosse necessario fino alla Corte suprema dove riteniamo che ci sia uno spazio maggiore per presentare i nostri argomenti a favore dei marò e delle garanzie per loro necessarie». Dopo aver incontrato Latorre e Girone in carcere, De Mistura ha aggiunto che i due militari sono a conoscenza delle notizie riguardanti i capi di accusa presentati contro di loro dalla polizia del Kerala ma non sono demoralizzati perché «hanno percepito il senso della ferma risposta italiana».

di Gianandrea Gaiani

1 commenti:

Nessie ha detto...

Anche l'umiliazione di averci un ministro conto Terzi che invece di riportarci a casa i nostri ragazzi, li lascia marcire alla mercé di forkaioli indiani e ora pure a rischiare la pelle. Da prendere a sonore pedate nel sedere, lui e il suo doppio nome aristocratico da Terzo incomdo.