martedì 11 settembre 2012

Massonerie dittatoriali in complicità coi partiti

Un commento: "“Un obiettivo che il presidente perseguirà con fermezza «fino al termine del mio mandato… per vigilare sugli impegni presi», Frase che mi riempie di inquietante preoccupazione. Quali sono gli impegni presi? E con chi? Lui che si fa scudo in modo proprio ed improprio della Costituzione più obsoleta del pianeta, questi impegni presi non sono certamente con il popolo sovrano. Basta vedere la fretta che ha di chiudere la partita, prima della fine del suo mandato. Il Quirinale gli piace molto e penso non gli dispiacerebbe che diventasse il suo mausoleo. Al popolo rimarranno solo lacrime e sudore uniformate ad un unico colore: rosso sangue."

Un post di Nessie, poi quest'altro post e poi la notizia


Camere sciolte alla Befana, urne aperte tra febbraio e marzo, quando gli italiani che potranno permetterselo sa­ranno in settimana bianca: que­sto, in sintesi, lo schema di massi­ma sul quale al Quirinale stanno lavorando, questa la mappa per accompagnare il cambio di legi­slatura e affidare l’incarico di go­verno al nuovo (?) presidente del Consiglio. Ma il 6 gennaio è la data limite, il termine ultimo per un buon esito dell’operazione: se ci saranno le condizioni, il capo del­lo St­ato potrebbe suonare la cam­panella anche prima, anche a Na­tale. Tutto ciò perché Giorgio Napoli­tano, come ha spiegato chiara­mente nel messaggio di sabato al meeting di Cernobbio,vuole «ado­perarsi perché venga dato seguito e sviluppo alle scelte concertate in sede europea», cioè ammini­strare il Paese seguendo l’agenda Monti, se non con Monti stesso al­la guida. Un obbiettivo che il presi­dente perseguirà con fermezza «fi­no al termine del mio mandato», il 12 maggio 2013. Dunque i margini sono abba­stanza stretti. Se il capo dello Stato vuole continuare a gestire la parti­ta, a «vigilare sugli impegni presi», deve anticipare il gong perché la procedura non sia troppo a ridos­so con la fine del suo settennato. Ci sono infatti dei protocolli com­plicati da rispettare, dei tempi che non si possono comprimere. La Costituzione, ad esempio, stabili­sce che dallo scioglimento delle Camere al voto non devono passa­re più settanta giorni. E dopo le ele­zioni, servono diverse settimane per la nomina dei presidenti di Montecitorio e Palazzo Madama, la formazione dei gruppi parla­mentari, le consultazioni ufficiali, l’incarico, il voto di fiducia. Da qui la scelta di mandare il Paese alle urne in pieno inverno. Quattro mesi allora, poi tutti a casa. Ma forse manca pure meno alla fine della sedicesima legisla­tura. Da settimane in Transatlanti­co si scommette sulla data precisa del «tana libera tutti», ma sono troppe le variabili e le incognite per una previsione esatta. Da un lato, prima di sciogliere, Napolita­no deve attendere che il Parlamen­to approvi la legge di stabilità, la vecchia Finanziaria. E quindi si aspetta «una costruttiva conclu­sione della legislatura che porti a compimento il densissimo pro­gramma di provvedimenti». Dall’altro lato, spera che i partiti rie­scano in extremis a mettersi d’ac­cordo per una riforma delle legge elettorale, in modo da rendergli più facile il lavoro per il dopo. Se infatti proprio in questi gior­ni sta crescendo il partito del «Monti bis», se pure aumentano gli inviti dei circoli finanziari inter­nazionali e le pressioni delle can­cellerie europee perché l’Italia tenga ancora il Professore a Palaz­zo Chigi, il Colle non può e non vuole prendere impegni. La solu­zione del puzzle dipenderà infatti dai pezzi che Napolitano avrà sul suo tavolo, ossia dai rapporti di for­za che usciranno dal nuovo Parla­mento. «Non solo in Italia- ha det­to al Cernobbio- ma in tutte le de­mocrazie le elezioni presentano delle incognite e degli esiti incer­ti». Quanti seggi prenderanno i gril­lini? Chi prevarrà tra i tre partiti della strana maggioranza ABC che oggi sostengono Monti? In conclusione, bisogna «avere fidu­cia sulla maturità delle opinioni pubbliche», però «non possiamo farci illusioni perché resta molto da fare data la gravità del debito pubblico e la ripresa dell’econo­mia è lontana». La strada però è se­gnata, è sempre la stessa: sangue, sudore e lacrime.

2 commenti:

Nessie ha detto...

Grazie per il link. Se ci mette le zampacce Napolitano è evidente che si prepara un altro papocchio antidemocratico.

Eleonora ha detto...

Di niente Nessie. I tuoi posts sono sempre illuminanti. Bhe, ma abbiamo visto che quel rincoglionito è il re d'italia zerbino di certi poteri esterni. Di conseguenza...