mercoledì 3 giugno 2009

Qualità democratica

Intervento dell'ex premier: "Segnali di allarme, andate alle urne". Franceschini: "Basta gufi che dipingono scenari lugubri per noi". Europee, l'appello di Prodi: "No all'astensione, votate Pd"

ROMA - Dopo un lungo silenzio sulle vicende politiche interne, Romano Prodi rompe gli indugi e invita a votare Pd alle Europee. L'appello è sulle pagine del suo sito internet. Dal quale l'ex premier chiede di "rafforzare il Pd" e di non cadere in scelte astensionistiche. Secondo Prodi i democratici hanno sempre dimostrato una vocazione europeistica, sostenendo "le grandi scelte europee quali l'Euro e l'allargamento che sono la principale difesa per l'Europa e l'Italia". E non solo. Prodi motiva il suo appello anche guardando anche alla situazione interna del nostro Paese. E segnala i numerosi segnali "di allarme e di interrogativi da parte di tanti amici ed osservatori stranieri per la caduta di dignità e per la qualità democratica dell'Italia". Un'emergenza che, a giudizio dell'ex premier, ha nel Pd "l'unica concreta risposta". E' un serrate i ranghi quello di Prodi. Che spiega come non sia tempo di "astensioni o di sofisticate distinzioni". Ed allora questo è il momento, continua il Professore, "di dimostrare che l'Italia può essere diversa, che ha profonde radici etiche e che è ancora capace di contribuire alla crescita democratica di una nuova Europa". Le parole di Prodi sono musica per le orecchie di Dario Franceschini. Che sferza i suoi elettori, invitandoli a non lasciarsi andare al pessimismo. "Alle elezioni non andremo affatto male, basta gufi che dipingono scenari lugubri per il Pd" taglia corto il segretario. Ed è a questo punto che arriva il nuovo appello contro l'astensione: "E' il momento di impegnarsi, e caso mai di venire dentro il Pd a dare una mano". Rivolgendosi agli indecisi, Franceschini li invita a fare attenzione: "Alle Europee si gioca anche la qualità della democrazia italiana. Dalla distanza tra il Pd e il Pdl si misurerà che Italia ci sarà, se ci sveglieremo tutti sotto un padrone assoluto". Non parla di regime, il segretario del Pd, ma non nasconde la preoccupazione per un nuovo successo berlusconiano: "Dare più forza al Cavaliere mi mette qualche preoccupazione per la qualità della democrazia italiana".

Io invece ribadisco che il regime più pericoloso è proprio quello della Unione europea. E per abbatterlo serve votare solo per i partiti nazionalisti o pseudo nazionalisti quali: Pdl, Lega Nord, Forza Nuova, Fiamma Tricolore o La Destra. Solo così possiamo liberarci da una Ue dittatoriale e socialista.

Le vere vittime

"Noemi-gate", Franceschini ora piange: "Danneggiati in campagna elettorale"

Un vero autogol. La campagna gossippara contro il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi lanciata e sostenuta proprio dal Partito Democratico e dai suoi giornali di riferimento è diventata un boomerang. E torna indietro al mittente. I 'sinistri' ci hanno provato a mettere in cattiva luce il premier, ma forse non se lo ricordano che il 'Noemi-gate' è partito proprio da loro. E infatti ora versano lacrime da coccodrillo, sostenendo addirittura di essere stati danneggiati da questa campagna elettorale incentrata sul "gossip". Già, una ragazzina di soli 18 anni sta letteralmente inficiando le Europee per il Pd. A sostenerlo è proprio il segretario del Pd, Dario Franceschini, durante la trasmissione Radio Anch'io, sottolineando che il suo partito è l'unico ad aver presentato un programma per le europee. "Penso che in questa campagna - ha affermato Franceschini - ci sia stata molta cattiveria: io sono stato insultato quotidianamente con aggettivi coloriti. Poi si è inserita la vicenda personale del presidente del Consiglio, sui cui io non dirò una parola, perchè a me interessa contrastare il governo su argomenti che interessano gli italiani. Oltretutto non traiamo nemmeno vantaggio dal gossip. Noi siamo stati l'unico partito - ha aggiunto - che, dopo un lavoro di sei mesi a cui hanno lavorato molte persone, ha presentato un programma per l'Europa. L'abbiamo presentato in una conferenza stampa ma sui giornali non c'era una riga. Noi - ha concluso - siamo vittime di questo meccanismo come cittadini".

Arricchimenti culturali

Sequestrato e incatenato mani e piediin casa per giorni. Un bengalese di 23 anni è stato rinchiuso dalla madre e dal convivente per dissapori familiari

Forse non andava d’accordo con la madre o forse proprio non accettava quel suo nuovo compagno che aveva preso il posto del padre, il giovane originario del Bangladesh di 23 anni, salvato martedì sera dai Carabinieri del Nucleo Radiomobile di Roma. Il 23enne, a causa di continue e violente liti con la madre, è stato sequestrato e incatenato mani e piedi per giorni in casa dalla madre e dal convivente di lei al quartiere Quadraro. Non poteva muoversi, veniva nutrito una volta al giorno solo con caffè e biscotti. E per i bisogni fisiologici gli veniva data una bottiglia.

SCAPPATO - Martedì sera l’epilogo: il giovane è riuscito a liberarsi dicendo che aveva bisogno di andare in bagno. È scappato di casa con ancora le catene ai piedi e una volta in strada ha chiesto aiuto ad una gazzella dei Carabinieri. Dopo aver raccontato tutto l’accaduto ai Carabinieri è stato trasportato all’ospedale S. Eugenio e dimesso con una prognosi di 4 giorni per lesioni ecchimotiche diffuse e stato ansioso. I militari hanno fatto irruzione all’interno dell’abitazione dove era rinchiuso il giovane. Lì hanno trovato ancora i lucchetti attaccati ai termosifoni. La madre ed il convivente del giovane sonos tati arrestati. A finire in manette con le accuse di sequestro di persona e lesioni una 40enne ed un 29enne, entrambi originari del Bangladesh. I due sono stati portati in carcere.

L'intervista

Il presidente Obama anticipa l'atteso discorso del Cairo. Oggi inizierà il suo viaggio nei Paesi islamici: "Occasione per il dialogo". "Fermiamo lo scontro di civiltà questo dirò a tutti i musulmani" di Justin Webb

Presidente Obama, partiamo dal discorso che farà al Cairo giovedì. Molti musulmani, di fatto, si aspettano le scuse per gli errori commessi durante gli anni dell'Amministrazione Bush e per quelle che reputano essere le violazioni commesse dagli Stati Uniti. E' così? "No, quello che intendiamo fare è aprire un dialogo. Ci sono stati sicuramente grossi malintesi ed errori di comprensione sull'Occidente da parte del mondo musulmano, e ce ne sono stati di altrettanto grossi nei confronti del mondo musulmano da parte nostra. Nessun discorso può risolvere i problemi reali che esistono, ma credo che questa possa essere un'occasione ideale per far sì che entrambe le parti abbiano l'opportunità di ascoltarsi. E che entrambi potremo imparare dalla controparte qualcosa di più sulla sua cultura".

Lei parla di entrambe le parti. Cosa la induce a credere che i musulmani siano disposti ad ascoltarla, e a cambiare atteggiamento nei confronti degli Stati Uniti? "Faccio un piccolo esempio. La popolazione musulmana negli Stati Uniti è più numerosa di quella presente in molti Stati a maggioranza musulmana. C'è un contesto nel quale le cose possono essere aiutate a migliorare. Alcuni musulmani sono esponenti politici locali, altri membri del Congresso, abbiamo perfino un presidente che ha parenti musulmani. Quindi l'idea che l'America sia distaccata, lontana, e che lo scontro di civiltà sia inevitabile, è sbagliata".

Il suo discorso sarà pronunciato al Cairo. Secondo Amnesty International in Egitto ci sono migliaia di prigionieri politici. Come affronterà questo tema scottante? "La questione dei diritti umani esiste in tutto il Medio Oriente, credo che nessuno possa metterlo in dubbio. Il messaggio che io spero di far arrivare è che democrazia, la legalità e il rispetto della legge, della libertà di parola, della libertà di religione non sono semplicemente principi dell'Occidente, ma sono principi universali, che loro possono abbracciare, che possono essere difesi ovunque, affermati ovunque come parte di ogni identità nazionale. Il pericolo c'è quando gli Stati Uniti o chiunque altro pensa che si possano imporre questi valori ad altri Paesi con culture e storie completamente diverse, mentre il nostro compito è quello di incoraggiare e promuovere questi valori".

Molti si aspettano di conoscere qualcosa di incoraggiante per ciò che concerne il conflitto israelo-palestinese. Lei ha detto chiaramente che vuole che gli insediamenti dei coloni israeliani siano congelati. Ma gli israeliani non intendono farlo. Come si esce da questa situazione? "Ho parlato col primo ministro Netanyahu, ma penso che non abbiamo ancora visto gesti di potenziale collaborazione da parte di altri stati arabi e dei palestinesi che possano aiutare e dare garanzie al governo israeliano... Ho affrontato con lui alcune delle preoccupazioni di Israele. Io sono convinto che se si seguirà la road map che è stata delineata, se Israele rispetterà gli obblighi fissati che le competono e sono previsti, in primis evitando i nuovi insediamenti, e se i palestinesi faranno fronte ai loro obblighi, soprattutto in tema di sicurezza, e se tutti gli Stati arabi circostanti saranno disposti a collaborare con il Quartetto a incoraggiare lo sviluppo economico e quello politico, allora potremo fare dei progressi concreti. Di sicuro nelle prossime ore lavoreremo con grande pazienza sul fronte diplomatico. La diplomazia comporta tempi lunghi, lenti, ma sicuramente proficui. Non si possono mai avere risultati immediati".

Questo significa che ci sarà molto da lavorare ancora per arrivare alla pace. "Nessuno pensa che questo possa essere un risultato semplice da conseguire. Ma l'importante è ripartire con seri negoziati. Faremo tutto quello che è possibile per riuscirci. Perché una cosa deve essere chiara: non è soltanto nell'interesse dei palestinesi avere uno stato palestinese tutto loro, ma lo è anche per il popolo israeliano che ha interesse a stabilizzare la sicurezza. Ed è importante e nell'interesse degli Stati Uniti arrivare a una soluzione di due Stati che vivono vicini in pace e in sicurezza".

Israele invece è riuscita a convincerla sul fatto che bisogna arrivare a risultati per fermare il progetto nucleare iraniano entro questo anno. "Vorrei correggerla su un piccolo dettaglio non indifferente: Israele non ha affatto bisogno di convincermi di una cosa del genere. Credo che sia venuto il momento per il mondo di sentire tutto l'interesse legato al fatto che Teheran si convinca che deve accantonare il suo progetto di dotarsi della bomba atomica e di armi nucleari. Ma il modo migliore per farlo è con incessanti e duri negoziati. Noi abbiamo una scaletta di marcia precisa, non vogliamo fissare scadenze precise, ma entro quest'anno di sicuro vogliamo che sia possibile valutare e capire definitivamente se l'Iran ha le idee chiare ed è seria per ciò che concerne la rinuncia al suo programma nucleare. Theran ha diritto al nucleare pacifico, ha tutto il potenziale che le serve per essere un Paese molto potente, molto prospero e ricco. Ha molte più possibilità senza l'arma atomica, che potrebbe innescare una corsa agli armamenti nella regione e una proliferazione nucleare pericolosa. Credo che per il momento la cosa importante sia dare il via a un processo rigoroso di negoziati bilaterali che possa portare all'abbandono definitivo del programma nucleare".

(Copyright Bbc News. Traduzione di Anna Bissanti)

Intanto succede che AlQaida uccide un turista inglese.

Napoli

Napoli, quindici arresti per i rifiuti, manette a politici, professori e funzionari

NAPOLI - Raffica di arresti in Campania nell'ambito dell'inchiesta sui rifiuti. A finire in manette quindici persone, tra le quali il presidente della provincia di Benevento, Aniello Cimitile. Il blitz, condotto nell'ambito dell'operazione 'Green', da Gdf e Dia, è in corso dalle prime ore del giorno. L'indagine è centrata, in particolare, sui collaudi degli impianti di combustibile da rifiuti (Cdr), oggi riconvertiti in impianti per la tritovagliatura, ovvero l'operazione di pretrattamento dei rifiuti, che si compone di triturazione e vagliatura. I collaudi falsati, hanno determinato la produzione di rifiuti da smaltire non conformi. Numerose le ordinanze di custodia cautelare a carico di esponenti politici, professori universitari, funzionari della Regione Campania. Titolari dell'inchiesta sulla gestione dei rifiuti a Napoli durante la gestione commissariale i pm Giuseppe Noviello e Paolo Firleo. L'inchiesta e la successiva operazione 'Green' ha riguardato presunte irregolarità nei collaudi di numerosi impianti Cdr in Campania. E' stato accertato, infatti, che alcuni siti non idonei avrebbero prodotto rifiuti non conformi da smaltire. Gli altri arrestati, tutti ai domiciliari, sono: Oreste Greco, professore universitario; Giuseppe Sica, architetto; Claudio De Biasio; Vincenzo Naso, docente di ingegneria alla Federico II; Vittorio Vacca, ingegnere, direttore Termovalorizzatore di Acerra; Vittorio Colavita; Alfredo Nappo; Vitale Cardamone, ingegnere; Rita Mastrullo, docente di fisica alla Federico II; Filippo De Rossi, ordinario di fisica; Luigi Travaglione ufficio tecnico Benevento; Mario Cini e Francesco Scalingia.

Toscana

La Toscana spalanca le porte ai clandestini «Cure e alloggi a tutti» di Enza Cusmai

Cure sanitarie gratuite, alloggi temporanei, mense sempre aperte e perché no, anche un aiutino a trovare un lavoro, magari transitorio. La regione Toscana vara le «pari opportunità» per i clandestini: riconosciuti con una legge regionale diritti che la Costituzione, le leggi nazionali e gli statuti regionali offrono ai cittadini e agli immigrati pienamente in regola. L’altro ieri il consiglio regionale di centro sinistra, con un vero colpo di mano, ha approvato una legge sull’immigrazione che toglierà il sonno al ministro dell’Interno, Roberto Maroni. Lui che si sta battendo assieme all’intero governo Berlusconi, per arginare la marea degli arrivi lungo le coste italiane e per inserire il reato di clandestinità nel nostro codice, si dovrà scontrare con la Regione Rossa che invece accoglie proprio loro, gli irregolari. A cominciare dall’assistenza sanitaria per ogni irregolare che si presenti da un medico o in un ospedale. Il ticket, è un optional. Quello viene sborsato a chi paga anche le tasse e tutto il resto. Per i clandestini, invece, il servizio è del tutto gratuito, medicine comprese. Ma per le «persone dimoranti», così vengono chiamati gli irregolari, c’è di più. Non moriranno di fame visto che le mense saranno sempre aperte per loro così come verrà loro garantito un letto e un tetto nei cosiddetti alloggi temporanei. E mentre i clandestini dimorano in Toscana, qualcuno gli offrirà anche un lavoro temporaneo. Esagerazioni? Macché. Il testo della legge parla chiaro. «Tutte le persone dimoranti nel territorio regionale, anche se prive di titolo di soggiorno – si legge - possono fruire degli interventi socio-assistenziali urgenti necessari per garantire il rispetto dei diritti fondamentali della Costituzione e delle norme internazionali». La regione in questo attacco di buonismo (preelettorale?) ha offerto un contentino anche agli immigrati stanziali, quelli con un bel permesso di soggiorno e un lavoro da esibire. D’ora in poi potranno inserirsi nella graduatoria per ottenere un alloggio popolare senza condizioni e in futuro, potrebbero anche accedere al servizio civile e votare per le amministrative. Senza aspettare di avere ottenuto la cittadinanza. Insomma c’è proprio tutto per far saltare i nervi ai consiglieri regionali di centro destra che hanno già avvertito la maggioranza: prima aspettiamo il regolamento attuativo, poi procediamo con la raccolta di firme. L’obiettivo? Il referendum abrogativo di una legge. «È una mostruosità giuridica, è una proposta di legge nata sul terreno della violazione costituzionale e del contrasto aperto alle leggi dello Stato – hanno dichiarato i capigruppo di Fi-Pdl Alberto Magnolfi e An-Pdl Roberto Benedetti - appena possibile chiameremo a raccolta tutti i toscani desiderosi di non soccombere dinanzi all’illegalità di una immigrazione incontrollata, perché cancellino col voto popolare nel referendum abrogativo questa legge pericolosa e impresentabile». Di diverso avviso, ovviamente, gli esponenti della maggioranza regionale. Il presidente Claudio Martini, ha respinto le parole del centrodestra che parla già di un «Eldorado per i clandestini» e ha giudicato questa legge «giusta ed equilibrata». Da Roma arriva anche il sostegno della vicepresidente della Camera dei deputati Rosy Bindi che considera la Toscana «la patria del diritto. Con la nuova legge sull’immigrazione dimostra di guardare al futuro e di rendere attuali e attuabili i principi di uguaglianza, rispetto della dignità umana, legalità e solidarietà».

L'indifendibile...

Ci arrendiamo, dopo quelle foto non è più possibile difendere Berlusconi di Giancarlo Loquenzi

E va bene, ci arrendiamo. Lo dobbiamo riconoscere anche noi che pure ci abbiamo provato con lealtà e dedizione, ma Berlusconi è ormai indifendibile. Ogni residua resistenza, ogni tentativo di minimizzare è crollato oggi, dopo avere letto la cronaca impietosa e devastante che Fiorenza Sarzanini ha scritto sul Corriere dopo aver visto le foto fatte sequestrare dal Premier. Onore al merito. Come non essere turbati e disgustati dalla minuziosa descrizione di quelle foto, come non insorgere davanti ad immagini così raccontate: “Le foto mostrano vacanze e feste sempre caratterizzate da meravigliose ragazze in piscina in pieno agosto”; e ancora: “le signorine passeggiano nei viali (depravate!), ma spesso è lo stesso Berlusconi a portarle in giro per far ammirare loro gli angoli più suggestivi della sua residenza (pervertito!)”. Ma la Sarzanini non perdona e con una prosa incalzante che non lascia nulla all’immaginazione, prosegue nel suo orripilante racconto: “In molte foto si vede il presidente guidare macchinette elettriche con almeno (almeno, capite?) tre o quattro ragazze” (a parte lo scandalo morale qualcuno dovrà pur indagare prima o poi se quelle macchinette siano omologate per un equipaggio così numeroso. Di Pietro che fa? Tace?). Ma sentite, ecco altri dettagli: “Quando il premier non c’è sono gli agenti a trasportare le belle ospiti con le mini-car. Talvolta addirittura con la mimetica!” (non c’è davvero limite allo scempio che si dipana sotto i nostri occhi). Ma non è finita, seppure a fatica siamo andati avanti nella lettura: “una sequenza – scrive la Sarzanini – mostra l’allora primo ministro ceco, Topolanek nudo a bordo piscina con una donna bionda che potrebbe essere la sua fidanzata”. Capito, in pieno agosto, in una casa privata, con la fidanzata, a bordo piscina. Se pensavamo che Berlusconi fosse nei guai adesso sappiamo che c’è chi se la passa peggio. Ma l’articolo ci offre un’ulteriore aggravante: mentre il leader ceco era nudo in piscina, “nelle immagini non appaiono affatto i bambini dei quali aveva parlato Ghedini”. Ancora una bugia. Poveri innocenti, magari li avevano spediti con la baby sitter sulla spiaggia, Dio non voglia! Il meglio, o sarebbe il caso di dire il peggio, deve ancora venire. Scrive infatti la Sarzanini: “sconvenienti devono essere apparse anche le foto delle molte ragazze in bikini o in topless che prendono il sole accanto a statue di bronzo raffiguranti (tenetevi forte) donne nude”. Bikini, topless, statue di donne nude, a simili perversioni non è stato ancora trovato un nome, siamo davvero oltre ogni limite! Basta direte voi. Ma a questo punto non è possibile fermarsi. Bisogna toccare il fondo e poi provare a risalire questa putrida china morale a cui il Premier ci ha esposti. Sentite ancora: “le ragazze nelle foto quanto sono accanto al presidente del Consiglio – che indossa sempre pantaloni e maglione blu (satiro!) – sono tutte vestite. Una cautela che invece non sembrano avere se in giro ci sono le guardie del corpo (ah, che doppiezza, che meschinità!)”. Concedetemi ancora un briciolo di pazienza e di sopportazione, anche se ormai il senso di nausea ci attanaglia. Ma siamo arrivati al dunque, a quelle foto che fanno riferimento a dicembre, quando a Villa Certosa c’era anche Noemi Letizia! Ecco come le descrive la giornalista: “Le immagini mostrano una bellissima bionda che indossa jeans, un paio di stivali neri dai tacchi alti (siamo al feticismo!) e un cappottino rosso. Qualcuno ha creduto che riconoscere proprio Noemi”. No, abbiate il coraggio di scriverlo chiaro, ormai siamo pronti a tutto, ditelo, non continuate ad alludere, a insinuare. Basta con queste finte cautele. A questo punto lo diremo noi assumendocene tutta la responsabilità: Noemi portava un cappottino rosso! Ma la colpa non è solo sua, la colpa è del clima di dissipazione e di peccato in cui era, forse inconsapevolmente finita. Basta dare uno sguardo alle ultime foto descritte dal Corriere, per rendersene conto: “Ci sono diverse bionde, tutte alte e slanciate (tutte, capito?) Ma anche qualche affascinante bruna, una con i riccioli e basco che spicca tra le altre”. Ecco, povera Noemi, finita in una simile compagnia come poteva salvarsi? Berlusconi non merita compassione, non merita più di essere difeso, occorre che il pubblico sappia come stanno le cose, che la magistratura indaghi a fondo, che la politica ponga nuovi limiti e nuovi controlli su questi miserabili andazzi. Avevamo stima del Cav. ma dopo quel cappottino rosso ci vergogniamo di lui.

martedì 2 giugno 2009

Gli piacerebbe...

Il segretario del Pd: "Sono fiducioso sull'esito delle elezioni"Casini: "Berlusconi raccoglie ciò che semina". La verità di Noemi. Europee, Franceschini ci crede". Finito il feeling tra il premier e il Paese". Il Cavaliere: "Siamo al 45%. Ecco il governo della concretezza"

ROMA - "Sono fiducioso sull'esito delle elezioni, credo che la luna di miele tra Berlusconi e gli elettori sia davvero finita". Dario Franceschini, in un'intervista al mensile free press "Pocket", si sbilancia. E nonostante i sondaggi non lascino molti margini di dubbio riguardo ai rapporti di forza tra maggioranza e opposizione, ostenta ottimismo. "Confido nella forza delle nostre proposte e dei nostri candidati. Candidati veri, che se eletti saranno a Bruxelles non come il Cavaliere e la sua truppa di parlamentari incompatibili con l'elezione" dice il segretario del Pd. Franceschini minimizza quel 75% di consensi recentemente sbandierato dal cavaliere, e vede una crisi economica che "comincia a mordere davvero", facendo capire agli italiani "che le promesse non sono state mantenute e anzi l'Italia è il Paese che sta facendo meno per superare le difficoltà". E sulla crisi economica torna anche il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini. Che parla di una campagna elettorale "fatta di veline e minorenni" e di un premier "che ha interesse a dividere il Paese più che ad unirlo". Quindi Casini attacca: "Mi viene da ridere, pensando alla proposta di Berlusconi di ridurre a 100 il numero dei parlamentari. Si tratta di uno spot fatto ad una settimana dal voto per raccogliere qualche consenso in più e turlupinare gli italiani". Infine, a proposito dei gossip sulle vicende personali del premier, netto il giudizio del leader dell'Udc: "Sulla vicenda di Noemi Letizia, Repubblica aveva posto 10 domande al presidente del Consiglio: se lui avesse risposto il giorno dopo avrebbe semplificato la vita a se stesso ed agli italiani". Conclusione: "Berlusconi raccoglie quello che ha seminato". La giornata di Berlusconi. Nel frattempo Silvio Berlusconi ha presenziato alla sfilata per la festa della Repubblica a Roma. Lo ha fatto, però, arrivando con una ventina minuti di ritardo. Il motivo sarebbe un fastidioso torcicollo, che però non ha impedito al premier di rendere omaggio, prima della sfilata, alla tomba del Milite ignoto, sull'altare della patria. Dopo la sfilata, bagno di folla per il premier. Tra incoraggiamenti ("Silvio, resisti!" o "Presidente, sei tutti noi!") e attacchi ("Ciao, papi" o chiedevano: "Dov'è Noemi?"). Poi trasferimento a Firenze per sostenere il candidato a sindaco Giovanni Galli. Sostegno condito dalla previsione elettorale ("I sondaggi ci danno al 43-45%) e dall'attacco all'opposizione: "Il nostro è "il governo della concretezza, esattamente il contrario del governo delle chiacchiere che ci hanno abituato a conoscere negli anni precedenti". Noemi: "Gino si è inventato tutto". "Gino si è inventato la qualunque". Così Noemi Letizia commenta, in un'intervista al settimanale mondadoriano "Chi" in edicola domani, le rivelazioni che l'ex fidanzato Gino Flaminio ha affidato a Repubblica sui suoi rapporti con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. La diciottenne, poi, insinua dubbi sulle motivazioni del ragazzo: "Non credo che l'abbia fatto gratis". Questo nonostante il ragazzo abbia ripetutamente negato di aver preso soldi per essere intervistato.

Donne schifose

Queste qui, sono le donne che mi fanno davvero schifo. Vogliono fare le femministe vere? Bene, che vadano a cercare nelle tante famiglie musulmane dove sicuramente c'è almeno una donna maltrattata. Vadano a cercare nei campi rom, vadano a cercare tra le mafie di colore dove le donne vengono sfruttate giorno per giorno. E la smettano di essere femministe ad intermittenza. Dove quando una bestia di "uomo" sgozza la figlia perchè non era una buona musulmana, tacciono o scappano o al massimo diranno che è la loro religione...

Radicali

Il fatto oggetto dell'inchiesta risale allo scorso 20 maggio. I magistrati si sono mossi sulla base di un esposto dei radicali. Si indaga sui migranti respinti. Roma, la Procura apre un fascicolo. Berlusconi: "Sbagliata la politica della sinistra". Alfano: "Con noi le leggi e i trattati internazionali"

ROMA
- La Procura della Repubblica di Roma ha aperto un fascicolo sul respingimento di 227 migranti dello scorso 20 maggio. Al momento non ci sono né ipotesi di reato né indagati. L'esposto dei Radicali. L'esposto era stato presentato il giorno stesso dal partito Radicale. "Speriamo la giustizia faccia il suo corso" - ha detto la deputata radicale Rita Bernardini -. Abbiamo chiesto di verificare se questi respingimenti rispettino la normativa nazionale ed internazionale sul diritto d'asilo, considerando, tra l'altro, che la Libia non ha adottato il Trattato di Ginevra sul diritto d'asilo. E a quegli esponenti del Popolo della Libertà che obiettano che una volta eravamo garantisti mentre ora presentiamo denunce a destra e a manca, replico che essere garantisti significa anche denunciare le violazioni del diritto". Il premier: "La sinistra sbagliava". Nonostante le indagini della magistratura e le critiche della comunità internazionale e della Cei, il governo va avanti. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha affermato che "serve una politica europea sul tema dell'immigrazione" e che "le politiche della sinistra era sbagliata perché spalancava le frontiere". Il premier ha parlato anche dei "respingimenti", una parola "brutta" secondo Berlusconi. "Si tratta di individuare e intercettare, le imbarcazioni ancora fuori dalle nostre acque territoriali, assisterle completamente con acqua, viveri, con cure mediche, scortarle fino alla terra libica dove si possono rivolgere a un'Agenzia dell'Onu per chiedere il diritto di asilo. E quando il diritto di asilo e' confermato, noi non ci siamo mai rifiutati di accoglierli'' ha concluso. Alfano: "Rispettiamo leggi". Sull'immigrazione oggi vertice ad Agrigento alla presenza del ministro della Giustizia Angelino Alfano. "Siamo una repubblica libera e sovrana - ha detto Alfano - che ha le sue leggi sull'ingresso nel nostro Paese. Abbiamo dalla nostra parte leggi nazionali e trattati internazionali che prevedono delle regole: chi entra in Italia violando quelle regole, viola le nostre leggi". Il Guardasigilli è poi tornato sul trattato Italia-Libia e sulle polemiche con il governo maltese sul caso del cargo Pinar. "Faremo sì che le nostre leggi non vengano violate in ossequio ai trattati internazionali e al trattato con la Libia" ha detto. "Applicheremo queste modalità secondo quello che, a seconda dei luoghi di provenienza, prevedono le leggi internazionali. Anche di recente, con la vicenda che ha visto protagonista anche Malta - ha aggiunto Alfano - il governo italiano si è fatto carico dei doveri umanitari ma sempre secondo il principio per il nostro Stato di avere rispettati i propri confini".

Sultani

La malese Manohara fugge e racconta in tv la sua odissea". Mi tagliava parti del corpo con il rasoio". Come è scappata. Il sultano e la modella in fuga "Seviziata per un anno intero" di Raimondo Bultrini

BANGKOK - Una storia d'amore da rotocalco, un giovane sultano ereditario del Kelantan malese che incontra un'attraente modella sedicenne considerata tra le "cento donne più preziose dell'Indonesia" e la sposa nell'agosto 2007 alla presenza delle più alte personalità della politica e dell'aristocrazia malese. Ma la realtà era un'altra. Dopo un anno di clausura e sevizie, la ragazza fugge dalla stretta sorveglianza del potente marito e delle sue bodyguard dentro l'ascensore di un grattacielo di Singapore monitorato da telecamere collegate alla polizia. Ed è così che finisce l'inquietante fiaba del moderno Barbablù asiatico, al secolo principe Tengku Temenggong Mohammad Fakhry, 31 anni, e di Manohara Odelia Pinot, che oggi ne ha 17, figlia di una donna indonesiana e di un imprenditore franco-americano che tentò inutilmente di opporsi al matrimonio. La storia delle violenze subite dalla ragazza e dei suoi tentativi di fuga dalla reggia dell'isolata provincia nord orientale della Malesia circolava già da più di due mesi, sebbene gli annunci di querele e l'influenza della famiglia di lui (il padre Ismail Shah II è governatore del Kelantan e vanta una parentela con l'attuale premier malese) fossero riusciti finora a contenere lo scandalo. Ieri Manohara, "Colei che ruba il cuore", è ricomparsa però a Giakarta per raccontare in tv la drammatica vita di consorte-bambina chiusa in una stanza da letto regale e sorvegliata a vista da guardie armate, mentre il governo malese negava addirittura a sua madre Daisy il visto per visitarla ("sono fatti privati", aveva commentato un ministro di Kuala Lumpur). "Abusi e violenze sessuali erano una specie di routine quotidiana, e (il principe) lo faceva ogni volta che rifiutavo di avere rapporti...", ha rivelato l'ex modella. A un cronista che le domandava se fossero vere le voci di numerose ferite al seno, un'intimidita Manohara ha ammesso anche questo dettaglio: "Sì, è vero, certe parti del mio corpo sono state tagliate con un rasoio". La modella ha raccontato anche di iniezioni di potenti droghe ogni volta che tentava di scappare dalla reggia di Kota Bharu. Una sola volta Manohara era riuscita a fuggire e a raggiungere sua madre in Indonesia, ma venne rintracciata, rapita e riportata dal sadico consorte. Da allora usciva dal castello solo per partecipare a feste dell'alta società "con il sorriso stampato in volto - ha detto - per timore di ritorsioni violente". Finalmente a fine maggio l'occasione propizia, durante un viaggio medico a Singapore con il marito e il suocero-Sultano. Manohara fugge in ascensore lasciando le guardie del corpo reali con un palmo di naso sotto gli occhi delle telecamere collegate alla polizia già preavvisata. "Ora spero che anche altre ragazze segregate nelle case degli aristocratici malesi possano liberasi come me".

Civiltà islamica

Atene come Kabul: la città in ostaggio degli estremisti islamici di Fausto Biloslavo

Atene è in balia dell’estremismo musulmano, ma potrebbe diventare come Kabul, con giovani islamici pronti a farsi saltare per aria in reazione alla presunta dissacrazione del Corano da parte di un poliziotto greco. Non si capisce bene se sia un avvertimento o una minaccia, ma Naim al Ghandour, presidente dell’Unione musulmana greca, ha ipotizzato scenari di terrore. «Come possiamo controllare degli arrabbiati ventenni afghani, che scendono in piazza cercando di morire in nome di Allah?», ha sentenziato il rappresentante della comunità islamica locale. Alla vigilia delle elezioni europee la situazione è degenerata con violenze in nome dell’islam e rappresaglie contro gli immigrati musulmani. La scintilla che ha fatto divampare le proteste è la denunciata dissacrazione dei versi del Corano, il libro sacro dei musulmani, da parte di un agente di polizia. Tutto ha avuto inizio durante un controllo in un caffè gestito da siriani ad Atene. Uno degli avventori, Mohammad Ateeq, di origini irachene, aveva una copia del Corano o una riproduzione dei suoi versi. Un agente di polizia, non ancora identificato, avrebbe strappato alcune pagine e gettato a terra i versi sacri dell’Islam. Infine ci sarebbe salito sopra con i piedi in segno di disprezzo. «Quest’atto ha creato odio in un paese che non aveva la reputazione di essere “nemico” nel mondo arabo e musulmano», si è messo subito a denunciare al Ghandour. Venerdì 22 maggio, giorno di preghiera e di lotta per i musulmani, circa 1.500 islamici sono scesi in piazza ad Atene armati di pietre e bastoni. I facinorosi puntavano al Parlamento e protestavano per la dissacrazione del Corano. Dal corteo si alzava il grido di guerra dei mujaheddin “Allah o akbar” (Dio è grande). Alcuni striscioni intimavano: «Giù le mani dagli immigrati». Solo ad Atene e dintorni si calcola che ci siano 400mila islamici legali o clandestini. Gli scontri del venerdì di passione sono iniziati con un assalto al cordone di poliziotti che difendeva il Parlamento. Gli agenti hanno risposto con candelotti lacrimogeni e granate assordanti. Respinto l’assalto, i mujaheddin d’importazione si sono scatenati distruggendo negozi, banche e ribaltando vetture in mezzo alla strada. I turisti fuggivano terrorizzati cercando rifugio negli alberghi. La guerriglia urbana in nome di Allah ha provocato l’arresto di 46 manifestanti. Sette islamici sono rimasti feriti ed altrettanti agenti hanno subito lesioni durante gli scontri. I soliti “cattivi maestri” hanno preso formalmente la distanze dalle violenze dei mujaheddin di Atene. Poi, però, sono partiti gli avvertimenti sempre più simili a minacce. I musulmani di Atene pregano in 120 luoghi di culto non riconosciuti. La richiesta di una moschea avanza a rilento, in uno dei paesi simbolo dei cristiani ortodossi. L’ancestrale avversità nei confronti della Turchia islamica non aiuta. Il vero problema, però, è la dilagante ondata di clandestini musulmani che arrivano non solo dal Nord Africa, ma pure dall’Irak, dal Pakistan e dall’Afghanistan. In Grecia vivono un milioni di immigrati, centomila dei quali sono clandestini secondo il ministero degli Interni. In città come Patrasso i giovani afghani in fuga dal loro paese sopravvivono in bidonville. In attesa di riuscire a nascondersi sotto i camion che si imbarcano sui traghetti diretti in Italia. Chi non ha nulla da perdere e proviene da una società fondamentalista non ci pensa due volte a scatenare la sua rabbia in piazza. Soprattutto se aizzato ad arte. Per questo Al Ghandour ha ventilato l’ipotesi dei giovani afghani pronti a morire nelle strade delle città greche in nome di Allah. Benzina sul fuoco viene lanciata dalle rappresaglie di cellule di estrema destra contro immigrati e islamici. Due settimane fa una delle pseudomoschee di Atene è stata incendiata e cinque immigrati del Bangladesh, che dormivano all’interno, sono rimasti feriti. I mujaheddin di Atene vogliono continuare le proteste ogni venerdì. Durante l’ultima manifestazione, il 29 maggio, appariva sempre più evidente l’infiltrazione di gruppi legati all’estrema sinistra. Sotto la copertura di associazioni antirazziste e pro immigrati tentano di cavalcare la protesta islamica per scagliarsi contro il governo greco di centrodestra in vista delle elezioni europee.

L'ennesimo imbecille


Prete vieta segno della croce: offende gli islamici di Massimiliano Lussana

Genova
- A tratti, più che un semplice parroco, più che un prete di frontiera meritoriamente impegnato nel sociale, don Prospero sembra un parroco-imam. Come fosse l’anello mancante fra le grandi religioni monoteiste, l’ultima frontiera del dialogo interreligioso. Ormai don Prospero Bonzani, che guida la parrocchia di Nostra Signora della Provvidenza nel popoloso quartiere genovese del Lagaccio, è una sorta di ultrà del riconoscimento dei diritti dell’Islam all’ombra della Croce. Il primo passo fu la moschea nel presepe, accompagnato da prediche per ribadire quella scelta. Anche dopo le polemiche e il «consiglio prudenziale» della Curia a rimuoverla, «per evitare polemiche e rischi per l’ordine pubblico». Invito a cui don Prospero obbedì, ma lasciando al posto della moschea un Vangelo aperto su una pagina con evidenziata una frase: «Ero straniero e non mi avete riconosciuto: via da me nel fuoco eterno». Poi, dopo la moschea del presepe e dopo la moschea rimossa dal presepe, toccò a un momento di riflessione interreligioso in piazza, a una lettera per spiegare le ragioni pro-moschea e ad alcuni accenni a favore del luogo di culto islamico durante le prediche. Fino a sabato sera quando - nel corso di una «preghiera interconfessionale fra cattolici e musulmani» (i fedeli ebrei hanno rifiutato l’invito), nei giardini pubblici del Lagaccio intitolati a un altro prete di frontiera, don Acciai - don Prospero ha invitato un gruppo di fedeli a non farsi il segno della croce: «Non fatelo!, ci ha detto il don al momento della benedizione» è il racconto di Carmen, la parrucchiera del quartiere che sabato ha partecipato all’incontro con la figlia e un’amica, «perché offende gli stranieri qui presenti che non sono di fede cristiana!». Premessa maggiore: Carmen non è una dei duri del quartiere, quelli che sono contrarissimi alla moschea e che quindi hanno dichiarato guerra a don Prospero e alle sue predicazioni. Premessa minore: don Prospero è un sacerdote che ha sempre avuto metodi pastorali, come dire, un po’ particolari, ma certo non è un ultrà della politica. E i suoi fedeli - sia a Rivarolo, sia qui al Lagaccio - hanno sempre apprezzato i suoi sforzi per la comunità e per stare vicino ai più deboli. Per dire, sempre domenica, sempre a Genova, il noto don Farinella, quello che scrisse su Micromega una lettera aperta alla Madonna affinché vincesse Veltroni, ha dedicato la predica della sua chiesa di San Torpete, nel centro storico, a scomunicare Curia e fedeli che giustificano o votano «il presidente pedofilo». Ecco, don Prospero è un’altra cosa. Eppure, quella frase, quell’invito di un prete a «non fare il segno della croce» in segno di rispetto per gli islamici, sembra l’ennesimo cedimento di un argine. L’ennesima volta in cui un cristiano - per di più un cristiano con la tonaca - porta avanti un discorso diverso da Cristo. Perché, fatte le debite proporzioni, e senza che il paragone possa sembrare blasfemo, questa è una storia in cui il concessionario della Fiat difende a spada tratta il marchio della Renault. Il che è qualcosa che va un po’ al di là della pur auspicabile concorrenza leale o di rapporti di buon vicinato. Mentre il leader nazionale de La Destra Francesco Storace e quello ligure Massimiliano Mammi attaccano pesantemente don Prospero («il suo comportamento è inaccettabile, probabilmente segue più le indicazioni del sindaco Vincenzi che quelle del suo ordine»), il sacerdote sceglie il silenzio con il Giornale: «Preferisco non parlare. Se sarete gentili, come lo sono sempre stato io nei confronti di tutti i giornalisti quando mi si facevano delle domande sulla moschea, non scriverete niente in merito a questa faccenda. Altrimenti, mi riservo di non rispondere mai più alle vostre domande». All’Ansa, aggiunge: «Non ho organizzato alcuna celebrazione, ma solo un momento collettivo di preghiera. Qualsiasi altra notizia è destituita di ogni fondamento». E all’Adnkronos spiega: «Era una lettura di testi biblici e del Corano, ai giardini pubblici di via Vesuvio. Abbiamo letto testi della Bibbia e alcuni islamici hanno letto passi del Corano. Ho detto ai presenti che il segno della croce andava fatto alla lettura dei testi biblici e non a quella del Corano. Mi sembra logico. Non vedo niente di straordinario in questa vicenda. Il clamore è stato sollevato da alcune persone che, in vista delle elezioni, vogliono spaventare la gente con la paura degli attentati terroristici». Sarà. Ma l’Ansa e l’Adnkronos non sono il Vangelo. Non ancora.

Ma voi...

... ad una come lei, il vostro voto glielo dareste? Io no.

Umbria/Candidata islamica: "Piscine per donne attive a Bologna. Non sono integralista..." di Nicola Bossi

Maymouna Abdel Qade, ragazza islamica di 26 anni, figlia dell'Imam di Perugia ed ora candidata con la lista Sinistra e Socialisti per Perugia non ha nessuna intenzione di fare passo indietro sulla sua proposta di chiudere agli uomini un giorno alla settimana la piscina comunale per permettere anche alle donne islamiche di usufruire di questo servizio pubblico senz andare contro i precetti della religione islamica. "So che molti blog e giornali hanno ripreso questo mio progetto - spiega ad Apcom Maymouna - e molti sono rimasti sorpresi ed altri ancora hanno incominciato ad insultare. Io dico soltanto che Bologna, Modena e Milano permettono alle donne islamiche di andare in piscina senza uomini. Non c'è nulla di male se si vogliono tutelare le differenze tra cittadini e tra uomini e donne che scelgono liberamente una fede". La candidata islamica precisa che la giornata in piscina senza uomini è aperta anche "a tutte le donne italiane che sono molte che non vanno in piscina perchè si vergognano degli sguardi dell'altro sesso". "Qualcuno ha detto che è un ritorno al medio evo o che sono un estremista - spiega Maymouna - ma sono stupidaggini: io mi sento italiana e perugina al 100 per cento, la maggior parte dei miei amici è italiana e molti sono di destra. Non c'è stato mai uno screzio tra noi. Io mi candido con il mio velo in testa per ribadire le nostre origini e allo stesso tempo far capire alla seconda generazione degli stranieri in Italia che non si devono sentire ospiti ma cittadini come tutti. Rispettando le leggi".

lunedì 1 giugno 2009

Paolo Ferrero

Ferrero: «L'Europa cambi indirizzo: il liberismo è all'origine della crisi». «Serve un salario minimo garantito per tutti i lavoratori». «Alla Lega voti di resa e paura»

MILANO
- Nel Parlamento europeo Rifondazione comunista vuole andarci perché ha un obiettivo importante. Lo ha detto il segretario Paolo Ferrero, durante la chat con i lettori di Corriere.it: «Vogliamo fermare le politiche liberiste che sono state all'origine di questa crisi e che hanno purtroppo avuto anche il sostegno di molti gruppi socialdemocratici. Bisogna rimettere al centro della politica europea la solidarietà e la difesa dei lavoratori: è l'unico modo per evitare che il nostro continente diventi uno scenario nel quale il mercato cancelli progressivamente i diritti delle classe più disagiate». In Italia, invece, «la mia prospettiva è quella di unire una sinistra al di fuori della sfera del Pd. Il comunismo, e in particolare la lettura che Marx fa della realtà economica è di strettissima attualità, come la crisi attuale dimostra. Per uscirne bisogna mettere "la mordacchia" alla speculazione finanziaria e bisogna redistribuire il reddito dall'alto in basso». Nell'ora di confronto con i lettori di Corriere.it il segretario di Rifondazione ha toccato molte delle questioni di stretta attualità politica, a cominciare dal prossimo appuntamento elettorale. «I tre motivi principali per cui votarci alle Europee? Rafforzare la sinistra, attuare una politica sociale che eviti la guerra tra i poveri, e costruire un'Europa neutrale non sottoposta alla Nato, che usi i soldi per fare cooperazione internazionale». E l'obiettivo di Rifondazione? «Il risultato del 4% è alla nostra portata. Se non lo raggiungessimo gli organismi dirigenti decideranno cosa fare e il mio ruolo è legato a queste decisioni. Non faccio il segretario per volere del Signore».

VOTI OPERAI ALLA LEGA - «In parte questo deriva dalla delusione dopo il governo Prodi. Chi si aspettava risultati non li ha avuti. L'altro aspetto è legato al fatto che molti lavoratori in questi anni sono stati sconfitti e corrono ai ripari, illudendosi di difendere il difendibile. E quindi fuori zingari e immigrati. Quello alla Lega è un voto di paura e di resa. Se ne esce solo rilanciando una politica che difenda gli interessi dei lavoratori, a cominciare dalla difesa dei loro diritti e dalla redistribuzione del reddito».

FIAT, GM E OPEL. MA LO STATO DOV'E'? - «Temo che alla fine i tagli ricadano nel nostro paese, e questo sarebbe inaccettabile, visto che la Fiat ha preso un mucchio di soldi pubblici. Il mercato da sè non basta, serve un'indirizzo dello Stato. Sul fronte Opel il rischio poteva essere quello di una gamma di produzione sovrapponibile a quello di Fiat. Ma il punto da sottolineare è un altro, ed è quello più importante. Le trattative tra questi grandi gruppi, sono trattative tra gli Stati. Intervengono Obama, la Merkel e l'assenza dello stato italiano in questo contesto è gravissima. Si stanno decidendo gerarchie mondiale e noi non esistiamo. E' un campanello d'allarme pesante».

SALARI - «Sì a un salario minimo europeo, eviterebbe la guerra tra i poveri. Dovrebbe aumentare di anno in anno e dovrebbe avere come obiettivo il termine dei cinque anni. In Italia serve lottare per alzare gli stipendi perché Berlusconi sta facendo esattamente il contrario di quanto serva in un momento di crisi: mette soldi per salvare le banche e un tetto ai salari».

BRUNETTA - «La sinistra non protesta? Questo non vale per noi visto che le nostre lotte ci sono state ma non le riporta mai nessuno. L'obiettivo di Brunetta, e quindi quello del governo, è quello di distruggere il sindacato. Il primo passo è quello di cancellare il contratto nazionale del pubblico impiego. Vuole dividere i lavoratori per gestire contratti individuali».

SINISTRA UNITA - «Il problema intanto per ora è quello di costruire un'opposizione. Oggi non esiste. E' solo televisiva e contro la persona Berlusconi, non contro le sue politiche. Esempio: il federalismo fiscale o i soldi alle banche. Decisioni passate sotto silenzio o addirittura con l'appoggio dell'Idv, come nel caso del Federalismo fiscale. Per sconfiggere la destra non bisogna allearsi con Mastella, come è già stato dimostrato».

EUROPA - «L'attuale costituzione non va bene: solo politiche liberiste e adesione alla Nato. Servono Stati Uniti Europei, con una nuova politica sociale e fiscale. Più potere al parlamento e salario minimo garantito. Per unire l'Europa vanno garantiti i diritti sociali e non solo quelli dei capitali. C'è stata una eccessiva velocità nell'allargamento del numero dei membri. Si doveva procedere con più lentezza e più attenzione. L'ingresso della Turchia non può avvenire se non cancella la pena di morte».

MEZZOGIORNO - «Nel Sud le Regioni dovrebbero utilizzare i fondi europei, mentre questo non avviene molti devono essere restituiti. La Sicilia spende solo quelli che esprimono clientele. Serve un cambio di classe politica o si riproducono gli stessi meccanismi. Serve un movimento di lotta che ponga al centro gli investimenti - che servono - sui progetti e non sulle clientele».

GRILLO - «Su alcune questioni possiamo essere d'accordo, ma una possibile collaborazione politica dipenderà da dove andrà lui. Se continuerà a essere "di destra e di sinistra" non vedo molte prospettive».