domenica 7 aprile 2013
I debiti dello stato con le aziende
Vabbè, non ho grande voglia di fare un copia e incolla ma, ecco cosa succederà per davvero riguardo ai debiti dello stato con le aziende che hanno lavorato per lo stato.
... che almeno taccia
«Sono profondamente addolorata per questo fatto tremendo. E per la solitudine che devono aver vissuto queste tre persone. Evidentemente hanno sentito troppo forte il peso della crisi che stiamo vivendo. Adesso, dobbiamo onorare la loro memoria lavorando in modo costruttivo, tanto più che ci sono piccoli segnali di ripresa». Lo afferma al quotidiano «La Stampa» il ministro del Welfare, Elsa Fornero, dopo i suicidi di due coniugi e del fratello della donna nelle Marche.
EPISODIO - «Un drammatico episodio - osserva Fornero - che aggiunge dolore al mio stato abbastanza pesante di questi giorni in cui ho continuato a lavorare con il massimo impegno. E sia chiaro: non per creare problemi, ma per risolverli. Perchè oggi - aggiunge - chi punta il dito contro di me e il governo che rappresento, accusandomi di eccessiva rigidità, se non avessi fatto quello che ho fatto, per esempio l'innalzamento dell'età per la pensione, mi avrebbe attaccato per inefficienza». Sulle riforme del lavoro e delle pensioni, il ministro conferma la sua linea, rivolta alla tutela e alla salvaguardia «non dell'Italia - spiega, - ma delle famiglie italiane che ho avuto e che ho a cuore. Perchè se non ci fossimo impegnati in quella direzione, se non avessimo fatto quelle scelte sarebbe stato un disastro per tutte le famiglie del nostro Paese».
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venerdì 5 aprile 2013
Pensieri non convenzionali... scatenano il putiferio
«I padri sposeranno i figli, per evitare la tassa di successione». Jeremy Irons, conosciuto dal grande pubblico per la straordinaria interpretazione che gli valse il premio Oscar come migliore attore del Mistero di von Bulow, è protagonista di un'affermazione-choc nei confronti della legge sui matrimoni gay. La dichiarazione - riportata dal Daily Telegraph - fa subito il giro dei media anglosassoni. Così l'attore - nel gotha del cinema mondiale - scatena un putiferio.
IL PERSONAGGIO - Da sempre irriverente per le sue battute, spesso politically uncorrect, Jeremy Irons. Eppure stavolta non sembra soltanto una boutade utile a dargli visibilità e a far qualche titolone sui giornale, ma una vera e propria tesi negazionista nei confronti dei matrimoni gay. Il 64enne Irons non prova una particolare simpatia per il tema - e lo ha rivendicato più volte - ma stavolta alza il tiro e sostiene come possano dare adito a una manipolazione collettiva nei confronti dell'erario per sfuggire alle sue maglie. La tesi è che le unioni gay permetteranno le nozze tra padri e figli per pagare meno imposte relative alla tassa di successione: «I genitori non potranno sposare i figli?», si chiede.
L'INCESTO - Alle obiezioni di chi gli fa rilevare l'ipotesi dell'incesto risponde tranchant: «L'incesto non è tra uomini, perché questa fattispecie serve a proteggerci da procreazioni innaturali, ma evidentemente la procreazione non può esistere tra uomini». Questa affermazione crea immediatamente sbigottimento tra i social network e i siti inglesi, tanto da suscitare un vespaio di polemiche. Ma la gran parte dell'opinione pubblica - almeno quella prettamente social - etichetta Irons come «ignorante per una frase così offensiva». Qualche altro su Twitter nota come sia «la prova evidente di mancanza di intelligenza». Certo è che il tema dell'evasione fiscale connaturato ai matrimoni gay presenta il crisma della novità assoluta. Grazie a Irons.
Fabio Savelli
Madonna Laura
Un favore a Madonna Laura... qui. No, l'italia non è decisamente un paese normale.
La sobrietà ha le sembianze di un giano bifronte. Da un lato si riducono gli stipendi e si invocano tagli alle spese superflue del Palazzo, dall'altro si imbarcano trombati della politica e figli d'arte. Rigorosamente alla presidenza della Camera. Laura Boldrini ha fatto questo. Ma non solo. Il neo presidente di Montecitorio ha infatti quadruplicato lo staff di comunicazione apportando una vera rivoluzione. Non proprio in linea con la spending review. Perché a dispetto della tradizione, che vuole che il presidente della Camera una volta insediato porti con sé un proprio portavoce e si appoggi per il resto delle mansioni ai giornalisti dell'ufficio stampa della Camera, l'ex portavoce dell'Alto commissariato Onu per i rifugiati ha portato quattro "esterni". Di peso.
C'è Roberto Natale, già capo del sindacato Usigrai, nonché ex presidente della Fnsi, Federazione della Stampa italiana. Alle ultime elezioni politiche è stato candidato nelle liste di Sel, ma non è riuscito a essere eletto. E così a dare rifugio a Natale ci ha pensato la Boldrini, che lo ha nominato suo portavoce. C'è Valentina Loiero, figlia del democratico Agazio già governatore della Calabria, nominata capo della comunicazione. Per anni inviata del Tg5 a Lampedusa, proprio nell'isola la Loiero ha conosciuto Laura Boldrini. Da lì è iniziato un rapporto di stima, tanto che il neo presidente della Camera ha firmato la prefazione al libro "Sale nero" scritto dalla giornalista e insieme hanno collaborato alla stesura della "Carta di Roma" - codice deontologico sui migranti. Coincidenza vuole che nel giorno stesso dell'elezione della Boldrini Agazio Loiero espresse parole di encomio nei confronti del presidente della Camera - ché anche per i padri le figlie so' pezzi 'e core. Poi Giovanna Pirrotta (che non risulta né candidata alle ultime elezioni né figlia d'arte) si occuperà dell'immagine sui social network e delle nuove tecnologie. Infine, secondo quanto scritto da Telesio Malaspina, firma de L'espresso, a far da consigliere politico-istituzionale alla Boldrini sarà Carlo Leoni, già vicepresidente della Camera in quota Pd. Anche lui non rieletto. E a ricoprire il ruolo di addetta ai rapporti con gli organismi internazionali c'è Giulia Laganà, nonché figlia dell'ex parlamentare Pd Tana de Zulueta.
La malvagità luciferina di Riccardi
”Colgo questa felice occasione per portare il saluto del Governo Italiano, e ribadire l’impegno a una rinnovata azione di cooperazione internazionale, misura della fiducia e solidarieta’ con cui un Paese guarda al mondo e si proietta nel futuro”. Inizia cosi’ l’intervento del ministro per la Cooperazione internazionale e l’Integrazione, Andrea Riccardi, presente in occasione del meeting internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa sulle comuni strategie di cooperazione tenutosi questa mattina a Roma. ”Questo lungo periodo di globalizzazione che stiamo vivendo ha imposto a tutti di ridefinirsi: Stati, popoli, aggregazioni umane. In questo quadro – aggiunge Riccardi – l’annosa transizione italiana si e’ trasformata in un lungo travaglio fatto di cambiamenti, tensioni, domande che cercano alla ricerca di risposte convincenti. Si tratta di una transizione complessa a cui sono stati dati vari nomi, che ha spostato gli equilibri sociali e politici del nostro paese ed ha ingenerato nell’opinione pubblica molta confusione. Stressato da troppi allarmismi sociali – alcuni dei quali hanno descritto il mondo come una minaccia – il paese ha concentrato la sua attenzione solo si di se’, in una forma di introversione che spesso ho descritto come l’anticamera del declino. Eppure la globalizzazione e’ anche una stagione di opportunita’ in tutte le situazioni e di crescita per la cultura e l’economia dell’Italia”.
”Credo che a questo governo vada il merito – aggiunge il ministro – nei pochi mesi che abbiamo avuto e stretti dall’urgenza di evitare il disastro, di aver saputo ridare fiducia nel ruolo che l’Italia puo’ avere in molteplici quadranti geopolitici, a partire dalla ripresa della nostra reputazione in Europa, ma anche in un Mediterraneo che si e’ rimesso in movimento, cosi’ come in tante altre aree”.
”Sul tema della battaglia culturale ho iniziato la mia esperienza di ministro della Cooperazione – prosegue – avvertendo come fosse necessario in Italia un reale cambiamento. La nostra crisi non e’ solo finanziaria ma e’ piu’ profonda. C’era nel paese una crisi di sensibilita’ verso la coperazione: cosa significa – era la domanda di molti – cooperare con altri se siamo in crisi? A cosa serve la cooperazione? Cio’ non era espressione di un calo di generosita’ ma di un processo di introversione, di stanchezza, di ripiegamento che spesso una cattiva politica aveva cavalcato. Per questo ho voluto richiamare tutti a un dibattito nazionale, investire il Paese con il tema della cooperazione ormai da troppo tempo chiuso nel ghetto degli esperti e dei cultori della materia. La tematica della cooperazione e’ un settore delicato. Che vuol dire cooperare nel mondo globalizzato? Un continente che non coopera e’ un continente che declina”.
”Credo che la cooperazione sia una risposta alla crisi europea e una grande via di internazionalizzazione. Credo sia un metodo per concepire le nostre relazioni globali in modo nuovo – conclude Riccardi – con spirito unitivo, quello che costruisce ponti tra Stati, universi culturali, organizzazioni sovranazionali, societa’, mondo del privato profit e non profit, fino allo spazio della cultura e delle religioni. La ricerca di un grande disegno e di una strategia di messa in coerenza del sistema hanno rappresentato il mio indirizzo. Il Forum di Milano dell’ottobre scorso e’ stato il momento piu’ alto di questa ricerca e di questo impegno. La grande partecipazione (3000 persone) e gli echi che ce ne sono stati ci hanno dato la dimensione di quanto grandi fossero le aspettative”.
Suicidi e stragi di stato
Una famiglia sterminata. Prima marito e moglie che si sono impiccati in casa. Poi il fratello della donna si è gettato in mare. Tragedia a Civitanova Marche. I corpi della coppia sono stati trovati dai vicini di casa che hanno avvisato i carabinieri. Poi il cognato ha deciso di farla finita. Secondo gli inquirenti si è trattato di un suicidio a causa delle difficoltà economiche.
LA COPPIA- Secondo un prima ricostruzione i due si sarebbero impiccati. L'uomo, era un esodato di 62 anni e lei, una pensionata di 68, entrambi senza più un lavoro. Troppo poco per le spese quotidiane e l'affitto di casa. I due non avevano figli. Sempre secondo quanto si apprende, la coppia avrebbe lasciato sull'auto di una vicina di casa un foglio con su scritto «Scusaci per quello che abbiamo fatto». Sulla morte della coppia stanno indagando i carabinieri, che al momento tengono uno strettissimo riserbo.
IL FRATELLO- Intanto anche il fratello della donna si è tolto la vita. Il corpo dell'uomo è stato ripescato nelle acque antistanti il molo sud del porto di Civitanova: anche lui è un pensionato, 73 anni, con un passato da operaio nel settore calzaturiero. Viveva nell'abitazione adiacente a quella della coppia. Secondo quanto si è appreso, quando l'uomo è arrivato sul luogo del duplice suicidio, non avrebbe retto al dolore.
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giovedì 4 aprile 2013
Gli imbecilli che paghiamo
«I saggi? Inutili, servono a coprire questo periodo di stallo. Andremo a votare presto». A dirlo è proprio un «saggio»: Valerio Onida, uno dei dieci «facilitatori» nominati dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Chiamato da una finta Margherita Hack per il programma «La zanzara» su Radio 24, l'ex presidente della Consulta parla liberamente: «Berlusconi vuole solo protezione, è anziano e speriamo decida di godersi la vecchiaia lasciando in pace gli italiani». Poi, sul Quirinale: «Fosse per me metterei Giuliano Amato». Quando però la notizia dello scherzo è saltata fuori, Onida ha cercato di correre ai ripari: «Sono stato ingenuo», ha ammesso il giurista precisando che la pubblicazione di una conversazione privata è «una grave violazione della libertà e segretezza delle comunicazioni». Infine le scuse a Napolitano e Berlusconi e la retromarcia: «Il nostro lavoro non è inutile, infatti resto al mio posto».
«COPERTURA DELLO STALLO» - «Questa cosa dei saggi, a me sembra sinceramente una cosa inutile», esordisce l'imitatore dell'astrofisica toscana, come riporta un comunicato dell'emittente. «Ma guardi, sì - conviene Onida - è probabilmente inutile... Serve a coprire questo periodo di stallo, dovuto al fatto che dal Parlamento non è venuta fuori una soluzione mentre l'elezione del nuovo Presidente è tra quindici giorni... allora il nuovo presidente potrà fare nuovi tentativi o al limite sciogliere le Camere, cosa che Napolitano non può fare. Dunque questo periodo di stallo è un po' coperto, diciamo così, da questo tentativo (ride)..questa cosa...sono d'accordo che non servirà nella sostanza...». «Non ho ancora capito a che servono», chiede ancora la finta Hack: «...È un lavoro di copertura del momento di stallo... dovremmo mettere giù proposte di programma che possano essere condivise, ma nella sostanza i partiti devono mettersi d'accordo...», risponde Onida.
LA LEGGE ELETTORALE - «C'è possibilità di cambiare legge elettorale?», chiede sempre la finta Hack e Onida risponde così: «Cercheremo di fare una proposta, quello sarebbe un bel risultato. Penso che andremo a votare ancora, presto o prestissimo. È un Parlamento bloccato, Grillo non ne vuol sapere, il Pdl vuole solo garantirsi di essere in campo, Berlusconi naturalmente spera sempre di avere qualche vantaggio o protezione, il Pd ha fatto questo tentativo di buttarsi con Grillo e non ce l'ha fatta. E c'è il blocco». E per il Quirinale che succede? «Si fanno tanti nomi, ma non c'è accordo - risponde il costituzionalista - personalmente dico che Amato sarebbe un ottimo presidente della Repubblica, fosse per me lo farei subito». Quindi ancora una critica a Berlusconi: «È anziano, speriamo si decida a godersi la sua vecchiaia, è un mio coetaneo. Potrebbe andare a godersi la sua vecchiaia e lasciare in pace gli italiani».
LA DICHIARAZIONE DEL GIURISTA - Ecco il testo integrale della dichiarazione rilasciata in serata da Onida, componente del gruppo di lavoro in materia istituzionale. «Sono stato ingenuo nel pensare che l'autrice della telefonata provocatoria fosse davvero la professoressa Hack. La pubblicazione del contenuto di una conversazione privata, nella quale l'interlocutore falsifica la propria identità costituisce una grave violazione della libertà e segretezza delle comunicazioni garantita dalla Costituzione. Ciò detto, che non sia inutile il lavoro che stiamo facendo, lo dimostra il fatto che sono qui con gli altri colleghi a lavorare. Esprimo il mio rammarico per l'imbarazzo che la pubblicazione può aver creato al Presidente della Repubblica, e le mie scuse al Presidente Berlusconi perché un mio giudizio privato, espresso in chiave ironica e autobiografica - ho detto che sono un suo coetaneo - diventando pubblico potrebbe averlo ingiustamente offeso».
Luridi incapaci vermi
Debiti alle imprese, governo incosciente. Monti accontenta la Merkel: slitta la restituzione dei debiti alle imprese. E non esclude altre tasse di Marcello Zacché
Questa è una presa in giro. Ci riferiamo ai pagamenti dei debiti contratti dalle pubbliche amministrazioni con le imprese. E al decreto governativo che ieri doveva sbloccarli, ma che è stato rinviato. Dei 90 miliardi di crediti delle imprese si è parlato inizialmente di soli 70. Poi si è deciso di rimborsarne 40, scesi però a 38. E di questi solo sette sarebbero sicuri. Nel frattempo, tutto fermo. Problemi di copertura finanziaria: è la spiegazione ufficiale. Scontro a tutto campo all'interno del governo Monti: è la parte non detta. Sta di fatto che mentre le imprese muoiono, e con loro tutti noi, il governo non riesce a capire quali sono le priorità del Paese. E non ci riesce adesso, che è più debole che mai, perché non ci è riuscito prima, quando aveva sia il tempo, sia la congiuntura politica interna ed europea favorevole. Il tema è noto: le imprese vantano nei confronti di enti e aziende sanitarie locali almeno 90 miliardi di crediti. Un male antico che, con la recessione in atto, non può più essere tollerato. Lo Stato, che queste stesse imprese torchia regolarmente attraverso le imposte, dovrebbe ora intervenire: sembra un principio di elementare equità. Ma con quali fondi? Se questi vengono erogati «per competenza» nel 2013, allora vanno ad aumentare il deficit e a sforare il tetto del 3% fissato dall'Europa nel rapporto con il Pil: vietatissimo. Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione Ue che da mesi si batte per questa causa, sostiene invece che i debiti sono lì da anni e come tali già di «competenza» dei deficit passati. Quindi andrebbero finanziati «per cassa», cioè emettendo nuovi titoli di Stato che andrebbero solo ad aumentare il debito. Il che, al momento, è ancora permesso.
Ma Monti non gradisce nemmeno questa soluzione perché porterebbe il rapporto debito/Pil a livelli non congeniali alla propria reputazione a Bruxelles. Avete capito? Ecco il paradosso in cui ci troviamo: preferiamo rispettare i paletti e il rigore imposti dall'Europa, cioè da un regime tecnocratico, piuttosto che provvedere alla salvezza dell'economia di una delle maggiori democrazie mondiali.Unici, su questa strada, a differenza non solo della Germania, ma anche di Francia e Spagna, che quegli stessi paletti hanno saputo gestirli anche nel loro interesse, e non solo in quello del partito europeo. Eppure questo esecutivo ha mostrato di avere ben altro piglio: lo scorso anno, in pochi giorni, ha cambiato la vita di qualche decina di milioni di italiani posticipando loro l'età della pensione e riducendone l'entità. Poi ha introdotto una tassa patrimoniale sulla prima casa. E ancora ieri era pronto a risolvere il problema dei debiti che lo Stato ha con le imprese facendoli pagare di nuovo a noi, attraverso un aumento delle imposte sul reddito. Possibile che sul fronte delle entrate sia sempre tutto possibile senza domandarsi mai se sia ancora sostenibile? Mentre quando si tratta di restituire ad altri cittadini (le imprese e i loro dipendenti) i propri soldi non si riesca a combinare nulla? Ecco perché il balletto sui debiti delle Pa ci sembra offensivo e pericoloso. E così rischia di uccidere, con l'economia, anche la speranza.
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mercoledì 3 aprile 2013
Strage di stato
BARI - I debiti lo avevano esasperato. Nicola Rutigliano, 43 anni, di Bari, si è ucciso con un colpo alla testa davanti alla Caserma dei Carabinieri di Triggiano. Faceva il poliziotto. In servizio negli uffici amministrativi del Commissariato San Nicola, nel cuore della città vecchia, ha deciso di farla finita e non lo ha fatto in silenzio. Ha scritto un biglietto, che ha lasciato in casa, dove ha spiegato le ragioni del suo gesto. Poi ha telefonato al 112 annunciando che si sarebbe tolto la vita e ha chiamato anche alcuni giornalisti.
IL SUICIDIO - «Aveva una voce tremante - ha riferito un cronista che ha preso la telefonata - e ha detto che un suo amico voleva suicidarsi. Poi ha detto di trovarsi davanti alla caserma di Triggiano e ha chiuso». Dentro i loro uffici, a Triggiano, i militari hanno sentito il colpo di pistola. Proprio di fronte al cancello della caserma una macchina grigia, una Seat Altea, con i vetri in frantumi e all'interno, al posto di guida, l'agente Rutigliano in fin di vita. I carabinieri non hanno atteso l'arrivo del 118 e l'hanno accompagnato all'ospedale più vicino, il «Fallacara» di Triggiano. Poco dopo il trasporto d'urgenza all'ospedale barese «Di Venere» della ex frazione di Carbonara, dove l'uomo è morto. Parenti e poliziotti hanno vegliato la salma prima nell'obitorio e poi nella cappella dell'ospedale per tutto il pomeriggio. «Un bravo ragazzo, tranquillo, riservato» lo hanno descritto i colleghi.
LA POSIZIONE DI EQUITALIA - Nicola Rutigliano, separato, con un figlio, viveva a Triggiano insieme con la nuova compagna. Nei giorni scorsi l'arrivo a casa di una cartella di Equitalia lo avrebbe esasperato sino al punto di fargli decidere di uccidersi, sparandosi un colpo alla testa con la sua pistola di ordinanza. Ma la stessa Equitalia, in un comunicato diffuso in serata per esprimere cordoglio, esclude che a Rutigliano sia stata inviata «nè oggi, nè nei giorni scorsi alcuna cartella». L'ultima, che la società indica di «importo comunque contenuto» gli era stata notificata a gennaio.
IL SINDACO - «Quello che è accaduto - ha commentato il sindaco di Triggiano, Vincenzo De Nicolò, medico oculista nell'ospedale cittadino - ci ha lasciati sgomenti. Quando i vigili urbani e i carabinieri mi hanno informato di quanto accaduto mi sono precipitato in ospedale e i colleghi mi hanno detto che la situazione era molto critica. I motivi? Non li conosco. A quanto mi risulta non aveva mai chiesto, in nessuna forma, l'aiuto del Comune. Aveva un lavoro stabile, non aveva problemi di tipo lavorativo. Ogni giorno noi sindaci cerchiamo di calmare gli animi della gente, esasperata per la situazione economica in cui in tanti ormai si trovano a causa della crisi, ma quest'uomo non ci aveva mai chiesto aiuto».
Tutto o quasi, rimandato...
Lo stato ha i soldi ma solo per la casta. 3 milioni di euro di liquidazione agli ex parlamentari.
Ancora niente di fatto. Rinviato infatti ai prossimi giorni il consiglio dei ministri che oggi doveva definire testo del decreto sui debiti commerciali della pubblica amministrazione. Il ministro dell'Economia Grilli, d'accordo con quello dello Sviluppo economico Passera, ha infatti manifestato a Monti la necessità di «proseguire gli approfondimenti» dopo le risoluzioni approvate martedì da Camera e Senato.
LA NOTA - «Il Ministro dell'Economia e Finanze Vittorio Grilli, in accordo con il Ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, anche a seguito delle articolate risoluzioni approvate da Camera e Senato - si legge in una nota di Palazzo Chigi - ha fatto presente al Presidente del Consiglio l'opportunità di proseguire gli approfondimenti necessari per definire il testo del decreto sui pagamenti dei debiti commerciali della P.A. Pertanto il Consiglio dei Ministri previsto per oggi si terrà nei prossimi giorni».
INCONTRO - Il ministero dell'Economia ha successivamente convocato le associazioni delle imprese. Al centro dell'incontro, che sarà a livello tecnico, la discussione sul decreto per lo sblocco dei pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione. La riunione, si legge nella convocazione è «in vista della presentazione in Cdm del decreto».
TARES: MAGGIORAZIONE DA DICEMBRE - Nel frattempo, è slittato a dicembre la sovratassa sui rifiuti: il pagamento della Tares, la nuova tassa sui rifiuti, inizierà dal prossimo mese di maggio, ma i 30 centesimi in più a metro quadro previsti verranno applicati solo da dicembre. Lo ha riferito il presidente dell'Anci, Graziano Delrio precisando che la maggiorazione di 0,30 euro in più a dicembre «andrà direttamente allo Stato». Con l'accordo sottoscritto con il governo «eviteremo il deficit di liquidità - ha spiegato Delrio - che avrebbe creato grossi problemi alle imprese del trattamento rifiuti». Le scadenze per il pagamento della Tares dovrebbero tenersi a maggio, settembre e dicembre.
PD E PDL - La decisione del governo di rinviare il decreto sui crediti alla imprese ha intanto provocato la reazione negativa dei partiti, cominciando da Pd e Pdl. «È sconcertante il rinvio del Consiglio dei Ministri per l'approvazione del decreto per il pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni verso le imprese» ha dichiarato Stefano Fassina, responsabile economia del Pd. Per Fassina «il governo dovrebbe chiarire al più presto all'opinione pubblica e al Parlamento le ragioni della scelta. Il decreto è urgente, oltre che necessario». «I tecnici o mettono tasse oppure non sanno decidere alcunchè» ha detto invece il coordinatore dei dipartimenti del Pdl Daniele Capezzone.
martedì 2 aprile 2013
Suicidi di stato
Doveva riaprire l’albergo per la nuova stagione invece ha premuto il grilletto e si è tolto la vita. Edoardo Bongiorno, 61 anni, si è ucciso questa mattina a Lipari con un colpo di pistola nel suo albergo, l'hotel Oriente. Secondo una prima ricostruzione il suicidio sarebbe legato a difficoltà economiche in cui versava l'imprenditore per la crisi dilagante del settore. Nella giornata di ieri altri due alberghi storici dell'arcipelago avevano annunciato la chiusura: Le Sables noires e l'Eolian hotel di Vulcano. Bongiorno era molto noto alle Eolie anche perché suo padre Leonida, fondatore dell'albergo e partigiano, aveva avuto una storia d'amore con la figlia di Mussolini. Questa vicenda è stata raccontata da Marcello Sorgi nel libro "Edda Ciano e il comunista di Lipari", da cui è stata tratta anche un fiction televisiva. Una “crisi epocale” secondo Federalberghi “che rischia di far tornare l’economia turistica ai livelli post Seconda Guerra Mondiale”. Per il turismo sembra essere una Pasqua di “passione” e solo 8,2 milioni di italiani sono in vacanza e chi parte sceglie principalmente di andare a casa di parenti ed amici. Secondo l’indagine di Federconsumatori si è verificato il “sorpasso storico” sulle strutture alberghiere: il 28,1% dei vacanzieri ha scelto casa di amici (rispetto al 26,1% del 2012), il il 27,6% l’albergo mentre il 15,6% la casa di proprietà al 15,6%. “La perdita di oltre il 14% di italiani che partiranno per Pasqua (rispetto a Pasqua del 2012) – ha affermato il Presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca- ed il parallelo decremento del 17% del giro d’affari, costituiscono due percentuali senza precedenti per una ricorrenza tanto importante per un Paese cattolico. E non può essere una scusante credere che la Pasqua celebrata a fine marzo possa influire sui consumi turistici – ha continuato Bicca - in quanto dalla nostra indagine risulta come addirittura il 45,2% di chi dichiara che non farà vacanze (pari ad oltre 23 milioni di connazionali) indichi nei motivi economici tale scelta”.
Di certa magistratura...
Il Tar del Lazio ha sospeso la decisione di allontanare una coppia di nomadi, nullatenenti per il Fisco ma in realtà milionari, che abitavano in un campo attrezzato del Comune di Roma. Nei giorni scorsi, dopo essere finiti nel mirino dei vigili urbani, i due, marito e moglie, si erano rivolti al Tar che ha sospeso la decisione. I nomadi non dovranno, quindi, abbandonare gli alloggi nei campi attrezzati. Oggi il Tar del Lazio ha accolto il ricorso presentato da due nomadi del campo rom di via di Salone. Viene così sospeso il decreto di allontanamento che era stato disposto nei loro confronti da Roma Capitale. "È una condizione inaccettabile - ha tuonato il vicesindaco e assessore alle politiche sociali, Sveva Belviso - queste persone non hanno il diritto di stare in quel campo dato che hanno più di 100 mila euro sul conto corrente". Molto duro anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno che ha bocciato il provvedimento dal momento che difende i diritti di due persone che hanno commesso evidenti illegalità: "Non si può avere conti correnti postali di decine di migliaia di euro e contemporaneamente vivere in un campo nomadi dove dovrebbe risiedere soltanto soggetti fragili". "Questo non è un danno solamente a Roma Capitale ma anche agli altri rom che avrebbero il diritto di stare nei campi", ha incalzato il primo inquilino del Campidoglio convinto che sia necessario continuare lo sgombero di tutte le persone che, pur avendo redditi molto consistenti e spesso ingiustificati, risiedono nei campi rom. Il decreto di allontanamento interesserebbe una cinquantina di nomadi, ma la sospensiva del Tar sarà valida soltanto per i due soggetti che hanno presentato il ricorso. Per gli altri, invece, i vigili hanno già notificato il decreto di allontanamento. "Ora occorrerà verificare la sua attuazione", ha commentato Alemanno. "In una situazione come quella che stiamo vivendo - ha concluso Belviso - in cui abbiamo una grave carenza di risorse, questa vicenda diventa veramente inaccettabile perchè ci sono altre persone che sono realmente in difficoltà, che non hanno un tetto e che lottano per la sopravvivenza". Il decreto di allontanamento è scattato in seguito a 3.500 controlli dai quali è emerso che 88 nomadi residenti nei campi a loro destinati avevano, complessivamente, 10 milioni di euro sul conto corrente. Il decreto interessa 50 di questi 88 soggetti i quali hanno ciascuno oltre 25mila euro sul proprio conto.
Concorrenza sleale
È un andamento dell’occupazione a due velocità quello registrato dalla Camera di commercio di Monza e Brianza: in crescita per gli stranieri (+3,7%) e in discesa per gli italiani (-0,7%). I numeri elaborati dall’Ufficio studi della Camera di commercio su dati dell’Istat e del Registro imprese dimostrano che nel 2012, con la crisi che non accenna a passare, gli stranieri sono riusciti a trovare più facilmente un lavoro. In un anno gli occupati di cittadinanza non italiana sono aumentati appunto del 3,7 per cento, vale a dire in termini assoluti di 83mila nuovi “impiegati”. Mentre gli occupati italiani nello stesso periodo sono calati dello 0,7 per cento, cioè 151mila persone. Gli occupati stranieri crescono soprattutto nell’agricoltura (+11,1%) e nei servizi (+6,5%), in particolare nel commercio e nel settore alberghiero. Scendono invece nell’industria, nel dettaglio nel manifatturiero (-2,6%) e nell’edilizia (-1,5%). È nelle regioni del Centro e del Sud, quelle tradizionalmente più in difficoltà per l’occupazione, che gli immigrati con un lavoro aumentano maggiormente: rispettivamente +5,1% e +6,6% in un anno. Ma non solo l’occupazione va meglio per gli stranieri che per gli italiani. Tra il 2011 e il 2012 sono aumentate anche le imprese attive con un titolare non italiano. Il dato è del 4,6 per cento in più (+5,5% in Lombardia), contro una variazione media di -0,7%. Complessivamente sono 438.360 le imprese straniere attive in Italia, con la massima concentrazione in Lombardia (81.694). Nel 2012 le aziende guidate da immigrati sono cresciute in tutte le regioni tranne la Basilicata (-0,1%). Tra i dati migliori ci sono quelli di Calabria (+6,4%), Campania (+8,7%) e Lazio (+9,3%).
Come abbiamo già avuto modo di dire, quando una componente della società si avvantaggia in una situazione di crisi drammatica come quella attuale, significa che di quella crisi ne è una delle cause. Non c’è altra spiegazione. Come in natura i parassiti si avvantaggiano mentre l’individuo ospite si indebolisce, così accade con gli immigrati, che sono i parassiti che stanno distruggendo il nostro tessuto economico. Se così non fosse, se veramente fosse vera la panzana degli “immigrati come risorsa per la nostra economia”, questa componente della società si comporterebbe come la società in generale: crescerebbe in tempi di crescita economica, e scenderebbe in tempi di crisi. Così non è, per il motivo descritto sopra. E a conferma di quanto detto, le due regioni dove crescono maggiormente le loro sedicenti “imprese”: Campania e Calabria. Vogliamo scherzare? Le due regioni con la disoccupazione più alta, sono quelle che vedono le “imprese” di immigrati crescere. La spiegazione è che sono ditte fasulle, partite Iva create ad hoc e poi chiuse. Quando si parla di “imprese”, qualcuno immagina sempre l’imprenditore, ma oggi il muratore romeno ha la partita Iva; ce l’ha il venditore abusivo senegalese e la badante filippina. Resta il fatto che gli Italiani vengono espulsi dal mondo del lavoro dagli immigrati disposti a stipendi da fame e condizioni lavorative deprecabili. Possiamo dirlo con cognizione di causa: gli immigrati rubano il lavoro agli Italiani. Tutto il resto è noia. Ma questo i sedicenti sindacati non lo dicono.
lunedì 1 aprile 2013
Toccherà anche a loro
Anche i tedeschi la pagheranno di Marcello Foa
La storia si ripete. A Cipro oggi, come in Grecia ieri. E ancora una volta la Germania non brilla per lungimiranza. Anzi, il suo comportamento è così prevedibile da risultare autolesionistico. Non chiedete ai tedeschi di leggere tra le righe, non aspettatevi che sappiano cogliere le sottigliezze – e dunque le perfidie e le ipocrisie – dei grandi giochi geostrategici. Per un tedesco il mondo è bianco e nero, i Buoni sono da una parte i Cattivi dall’altra. O meglio: il criterio supremo a cui ispirarsi è il senso del peccato, meglio se altrui. Da Bismark in avanti solo Cancellieri del calibro di Adenauer, Schmidt e Kohl, forse proprio perché condizionati dal senso di colpa per l’Olocausto, hanno dimostrato una sensibilità politica e un tempismo raffinati. Prima e dopo di loro la furia moralista è stata predominante. Non saper leggere tra le righe è costato ai tedeschi la sconfitta nella prima guerra mondiale e poi l’ascesa di Adolf Hitler. Oggi la Merkel dimostra di non saper cogliere i machiavellismi della politica internazionale. Negli ultimi due anni Berlino è stata sprezzante con Atene, tacciandola di aver rubato i soldi dei contribuenti tedeschi. Non era esattamente così e non solo perchè le aziende tedesche hanno ampiamente approfittato di tanti anni di inaspettato boom ellenico. E nemmeno perché i greci hanno alcune colpe ma non tutte (leggi Goldman Sachs, come noto). Tutti sapevano che le stangate non avrebbero risolto il dramma ellenico, ma solo all’ultimo istante la Germania ha corretto parzialmente il tiro.
A Cipro la Germania ha armato la mano dell’Eurogruppo, che ha intimato: prelievo forzoso sui conti correnti o niente prestiti (che, con somma ipocrisia,l’Eurocrazia chiama aiuti)! Chi ha rubato deve pagare! Berlino vuole Giustizia ma ha la memoria corta. Dimentica, ad esempio, che in un passato nemmeno lontano è stata proprio lei a sforare i parametri di Maastricht, ricevendo dai partner ben altro trattamento di quello che i tedeschi riservano oggi agli alleati. Non capiscono, i tedeschi, che un’Europa strangolata da un rigore finanziario assurdo e miope porta al caos e che alla lunga la Germania non potrà prosperare se quasi tutti i partner europei saranno ridotti alla disperazione finanziaria e alla depauperazione economica. Ma soprattutto non si accorgono che l’effetto ultimo di ogni crisi finanziaria non è di rendere più equa la Ue, bensì di erodere sempre di più la sovranità popolare dei Paesi membri. Con però un solo colpevole: la Germania che ormai tutti odiano additandola come unica responsabile di un rigore punitivo, mentre la realtà è più sofisticata, bizantina, machiavellica. Quel “rigore” che assomiglia sempre di più a una dittatura finanziaria, che porta sul lastrico i popoli generosamente “salvati” è voluto anche (anzi, persino con maggior determinazione) dalla Bce di Mario Draghi, dall’Unione europea, dal Fmi, dalla Banca Mondiale, dall’Ocse ovvero dalle organizzazioni e dagli ambienti che si prodigano per imporre un’Europa federale aggirando la sovranità popolare. Quell’élite tecnocratica, europea e sovranazionale riesce così usare a proprio vantaggio il moralismo germanico, lasciando che il biasimo dei popoli europei umiliati, impoveriti e arrabbiati ricada sui tedeschi. Ma la Merkel, come al solito, nemmeno se ne avvede. E non capisce che, alla fine, anche la Germania la pagherà, eccome se la pagherà…
Il golpe
Il presidente Napolitano ha deciso di non decidere. Non un nuovo incarico, non la conferma di quello dato giorni fa a Bersani, non le dimissioni ventilate nelle ultime ore. Non avremo quindi un nuovo governo, né torneremo a votare. In compenso due commissioni composte da presunti saggi incaricati da Napolitano stesso tenteranno di sbrogliare la matassa. Cioè il nulla assoluto, ben sapendo che in Italia le commissioni si insediano quando si vuole prendere tempo invece che risolvere il problema. Ma non solo. Detto con rispetto, il Quirinale non ce la dice giusta, né tutta. Per questo ci poniamo qualche domanda. 1) Napolitano l’altra sera aveva lasciato intendere che in mancanza di soluzione si sarebbe dimesso per accelerare la nomina del suo successore, non potendo lui sciogliere le Camere in scadenza di mandato. Perché nella notte ha cambiato idea, allontanando così il voto? E con chi si è consigliato? Forse le stesse «entità» che lo spinsero, nel novembre del 2011, al blitz che insediò Monti e il governo dei tecnici pur di sbarrare la strada sia a Berlusconi sia alle elezioni anticipate? 2) Come mai il custode della Costituzione ha fatto una scelta senza precedenti e palesemente incostituzionale come quella di dare il mandato esplorativo a due commissioni? E perché permette a un governo, quello di Monti, di restare in carica e operare senza aver avuto la fiducia del nuovo Parlamento? La cosa non sta in piedi da qualunque parte la si giri. 3) Grillo ha teorizzato che si può governare senza governo (dove non vuole né può entrare) perché basta il Parlamento (dove lui è decisivo). È un caso che questa operazione lo accontenti? 4) Ed è ancora un caso che a trarre enorme vantaggio da questa melina sia solo il Pd, sconfitto prima nelle urne e poi dalla sciagurata scelta di Bersani di escludere il Pdl? La sinistra era infatti con le spalle al muro: o elezioni o accordo con Berlusconi. Napolitano le ha spianato la via d’uscita e concesso il tempo per riorganizzarsi. Più in là saranno eventuali elezioni, più è possibile per il Pd rottamare definitivamente Bersani e schierare Renzi, avversario ben più ostico per il centrodestra. 5) Come mai a Bersani non è stato ritirato il mandato esplorativo che gli era stato affidato la scorsa settimana? Strano, no? 6) Sta di fatto che l’amico (di Napolitano) Mario Monti potrà continuare a controllare indisturbato le leve economiche del Paese in mesi complicati e decisivi. Non è che per caso la Germania e le centrali finanziarie e bancarie internazionali, che con Monti si trovano benissimo, abbiano chiesto a qualcuno garanzie in tal senso? 7) Insomma, chi comanda in questo Paese? C’è più che qualcosa di losco in questa operazione. Sa di golpe, di un tentativo per congelare gli inaspettati otto milioni di voti raccolti dal centrodestra e imbrigliare la volontà popolare. Non c’è da fidarsi.
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