domenica 25 luglio 2021

La riflessione di Giorgia

Quelli di “abbraccia un cinese, l’unico virus è il razzismo”, degli aperitivi contro la fobia contagio, del “il Covid non viaggia sui mezzi pubblici”, del “il Covid non arriva coi barconi degli immigrati”; quelli che hanno trasformato il Covid in una mangiatoia per il solito circuito degli amichetti della sinistra con mascherine farlocche e strapagate, consulenze milionarie, appalti a società fantasma; quelli dei banchi a rotelle, quelli che un anno fa pubblicavano libri su come avevano sconfitto il Covid; quelli che in un anno e mezzo non hanno fatto nulla per potenziare la sanità pubblica e le cure domiciliari. Questi, proprio questi, con la faccia di bronzo di chi non si vergogna di nulla, con tutta la gran cassa dei media di regime, dicono che noi di Fratelli d’Italia siamo “negazionisti”. Solo perché siamo gli unici che hanno il coraggio e la libertà per porre delle domande e pretendere delle risposte chiare dal “governo dei migliori”. Stanno provando a tapparci la bocca in ogni modo, anche calpestando i diritti dell'opposizione, anche diffondendo fake news sul nostro conto. Ma noi non ci facciamo intimidire, e continueremo a batterci a fianco del popolo italiano per sconfiggere la pandemia e salvare la nostra economia e i posti di lavoro.


Giorgia Meloni

Quando racconti verità

Stamattina una mia amica, persona molto gradevole, da diverso tempo in contatto con me su questo social, mi ha fatto notare che sto esagerando. E’ possibile che io, in deroga al mio usuale codice linguistico in uso comune, abbia in effetti pronunciato parole più forti del solito, ma, credo, sempre nel rispetto delle regole civili. Mi chiedo però, allora,  se possano essere definite esagerazioni anche le esternazioni di Draghi (“Chi non si vaccina muore e fa morire”), di Burioni ( che augura ai sorci che non si vaccinano gli arresti domiciliari), di certa stampa che ha bollato le manifestazioni di ieri come “di estrema destra”e di “poveri mentecatti”, di una dottoressa che ha auspicato la morte nelle camere a gas ed i campi di concentramento a chi nutre dubbi sulla vaccinazione. Le parole sono importanti, ricordiamocelo tutti.

Non credo di esagerare se definisco le misure prese da molti governi come inefficaci ed insensate contro i contagi; non credo di esagerare se affermo che esistono molti modi di affrontare il problema e quelli scelti finora non sono stati felici; non credo di esagerare se dichiaro che questa situazione surreale ha tirato fuori la parte peggiore di molti, (ma anche la parte migliore di altri). Un buon governante non lo si giudica nella normale amministrazione, ma nell’”ora più buia”, per dirla alla Churchill, perché solo nei momenti più difficili si può misurare la sua effettiva forza e la sua vera competenza. Di certo mettere gli uni contro gli altri è proprio di chi non ha una equilibrata concezione del potere, ma si sa, fin dai tempi del Manzoni, la caccia all’untore è uno sport che  nessuno, o quasi, disdegna praticare.


Dalla bacheca di Stefano Burbi

martedì 20 luglio 2021

Pratiche infami

𝗜𝗹 𝗴𝗿𝗲𝗲𝗻 𝗽𝗮𝘀𝘀, 𝘂𝗻'𝗶𝗻𝗳𝗮𝗺𝗲 𝗽𝗿𝗮𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗿𝗶𝗰𝗮𝘁𝘁𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 di Diego Fusaro


Occorre avere l'onestà ancor prima del coraggio di dirlo apertamente, senza perifrasi e senza timori: il green pass o passaporto vaccinale che dir si voglia è una infame pratica ricattatoria indegna di un Paese civile e democratico. Si tratta a tutti gli effetti di una pratica discriminatoria oscena, che merita il massimo disprezzo e la massima opposizione da parte della comunità dei cittadini che ancora si riconoscano nei valori fondamentali della democrazia, della libertà e della Costituzione e che non siano disposti a piegarsi allo squallore infinito del nuovo Leviatano tecnosanitario. In particolare, giova rammemorare l'ovvio nel tempo della menzogna universale: i diritti fondamentali previsti dalla nostra Costituzione, dal diritto di movimento a quello di assemblea, non sono in alcun modo vincolati e vincolabili a presunti passaporti verdi, gialli o fucsia. Un diritto non è una gentile concessione revocabile a comando. È, invece, una conquista che nessuno può toglierci e che all'occorrenza deve essere difesa in ogni modo. Chi ci propone un "green pass" per poter riottenere diritti che - ripeto, dalla libertà di spostamento a quella di accesso ai luoghi pubblici - ci sono garantiti dalla Costituzione è un malfattore. E ugualmente un malfattore è chi prova a giustificare tale abominio con il nobile nome della scienza. Non vi è virus al mondo in nome del quale si possano mettere in congedo le libertà, i diritti e la Costituzione. Una scienza che ce lo chiedesse, non sarebbe scienza ma squallida ideologia proprio come squallida ideologia era quella che legittimava in termini falsamente scientifici l'infame dottrina della razza nel 1938 o l'aberrante dottrina eugenetica. Come sono stati possibili i lager nazisti? Facendo finta di nulla, rispondeva Primo Levi, cioè spostando lo sguardo dall'altra parte, accettando in silenzio, ma con passività e, come oggi userebbe dire, con "resilienza". Ormai dovrebbe essere chiara a tutti la mistificazione del nuovo ordine terapeutico: hanno trasformato la società in una clinica, i cittadini in pazienti sottomessi a prescrizioni mediche corrispondenti ad altrettante norme repressive. Cure, terapie, virologi e lessico medico compiono l’esodo dall’ambito stricto sensu ospedaliero per occupare l’intero spazio della società, ora ridefinita come una clinica di malati che debbono sottoporsi all’autorità del medico e ai suoi imperativi, presentati come unica salvezza possibile. Per questo motivo, nel quadro del nuovo Leviatano tecno- sanitario non vi sono più i cittadini autonomi, soggetti di diritto, che – come è proprio delle democrazie – decidono della propria esistenza: in luogo dei cittadini soggetti di diritto, vi sono i pazienti da curare, della cui vita decidono gli esperti in camice bianco. La condizione del libero cittadino, legato allo Stato ma pur sempre nella forma di una libera individualità, è spodestata da quella del malato che dipende in toto dalle cure del medico e che ha come obiettivo primario (nel cui nome affrontare ogni sacrificio) la garanzia della propria salute. Né, del resto, è la prima volta nella storia che la medicina si fa ancella ideologica della politica. Come ha ricordato Roberto Esposito nel suo studio "Bios" in relazione al regime nazista, "se il potere ultimo calzava gli stivali delle SS, l’auctoritas suprema vestiva il camice bianco del medico".


In quanto tutti potenzialmente “malati asintomatici”, gli uomini precipitano in un inedito limbo, che li rende destinatari necessari, tendenzialmente anche contro la loro volontà, del tampone e del test sierologico, del vaccino e dell’ininterrotta misurazione della temperatura corporea. Il suddito della nuova locked down society deve sempre essere pronto a esibire i propri certificati “in regola”, che siano i “pass vaccinali” o i “tamponi negativi”. Egli si trova, de facto, privato di diritti e libertà inalienabili (non v’è quasi più diritto che non possa essere sequestrato in nome della protezione della nuda vita) e, insieme, soggetto a sempre aggiornati obblighi che, in nome della salute come dovere, non può esimersi dal rispettare. Nel deserto generale, la notizia buona è che i francesi non accettano in silenzio: stanno già iniziando a rivoltarsi da Marsiglia a Parigi contro l'infame regime terapeutico voluto e imposto dal blocco oligarchico neoliberale transnazionale. Ed è significativo che tutto sia ancora una volta partito il 14 di luglio...Viva la Francia che, memore della propria storia, si ribella in nome della libertà e della dignità. Impartisce una lezione ai popoli europei: quando la dignità e la natura umana vengono calpestate, non si può tacere, occorre reagire.

venerdì 16 luglio 2021

Un anno e mezzo di ritardo

Ormai lo ammettono -anche se a denti stretti- un po' tutti, salvo forse il ministro Speranza e le virostar più chiusuriste (Pregliasco, Galli o anche Bassetti). Lo ammette in parte anche quel Crisanti che vorrebbe togliere ogni diritto alle cure a chi 'legittimamente' non si vaccina: una nuova variante di coronavirus resistente ai vaccini è già dietro l'angolo e -al confronto- la variante Delta è un bruscolino. Eppure la Delta fa diminuire del 30% l’effetto del vaccino. Se salta fuori una variante ancora più resistente è evidente che basare tutta la lotta al Covid sul siero miracoloso (che miracoli non fa: non immunizza, non si sa se funziona e neppure se potrà provocare danni) è un errore madornale. La pensa nell'identica maniera pure il professor Pietro Luigi Garavelli, primario di malatte Infettive a Novara. Mentre il professor Andrea Stramezzi ripete il suo ormai ben noto mantra: "il Covid si cura da casa con farmaci semplici poco costosi e con bassissimi effetti collaterali e se fossero tutti curati probabilmente non morirebbe nessuno”. Una tesi che Crisanti non ha mai condiviso, ma che adesso indirettamente è costretto suo malgrado a considerare, visto che ora puntare tutto sui vaccini sarà sbagliato.


Insistere ora con l'approccio esclusivamente vaccinale al Sars -Covid 19 non è sufficiente a risolvere il problema, lo dice l'evidenza dei fatti  e ciò accade dopo mesi di censura e di feroce ostracismo verso autorevoli voci mediche alle quali non è stata concessa la ribalta mediatica, poichè non allineati al pensiero unico e dunque messi alla gogna come eretici. Davanti a un virus che cambia così velocemente è impossibile aggiornare i vaccini e rimanere al passo con le varianti. È un inseguimento che è destinato a fallire. Per riformulare il vaccino ci vogliono almeno un paio di mesi e quindi per distribuirlo altri sei, nel frattempo il virus ha galoppato ed è cambiato ancora. "A questo punto" -parole di Garavelli- "è palese che vaccinare tutti quelli che ancora non sono stati sottoposti a inoculazione, e in più farlo  con un Vaccino suo malgrado già 'vecchio' non è moralmente corretto". E basterebbe già questo a far cadere ogni discorso su obblighi, green pass e discriminazioni sociali.


Anche perchè ora è lo stesso Crisanti che si domanda se non sia davvero opportuno provare a ripensare tutto l'approccio alla malattia, ma puntando soprattutto sulle Cure Precoci e magari sdoganando le attuali cure bandite dal Cts: Idrossiclorochina e Ivermectina. E farlo in tutta Europa, Italia inclusa. E i famosi e strombazzati farmaci antivirali specifici, annunciati pomposamente alcuni mesi fa? Beh, se è sbagliato puntare solo ed esclusivamente sulla politica vaccinale per contenere la malattia, forse sarebbe stato meglio strombazzare un po' meno e ascoltare un po' di più chi le cure domiciliari non le ha mai abbandonate. Medici come Nino Pignataro, Luigi Cavanna, Andrea Mangiagalli, gli stessi Garavelli e Stramezzi, sbertucciati e inascoltati per mesi quando dicevano che suggerire 'Tachipirina e vigile attesa' era cosa inadeguata e chiedevano a gran voce -ma inascoltati da Cts e Aifa- delle linee guida chiare per le cure domiciliari. Voci che su questo profilo ho sempre sostenuto, rimediando in cambio blocchi e censure.


Il professor Andrea Stramezzi, medico che ha avuto in cura oltre 800 persone colpite dal virus, ma che non ha mai avuto il piacere di veder prese in considerazione le sue idee, non ha dubbi: "La strategia migliore sarebbe una terapia precoce ai malati invece che tentare di ottenere un’immunità di gregge vaccinale che di fatto non ci sarà mai". Difatti basta guardare attentamente i dati della Gran Bretagna, della Finlandia, di Israele, dei Paesi dove ci sono stati molti vaccinati, ma nei quali adesso la situazione è degenerata. Con un virus a Rna di questo tipo si avranno sempre molte mutazioni, e di conseguenza non si potrà ottenere un’immunità di gregge. Quindi delle due l'una: o si continua a vaccinare ogni mese le persone, con tutti gli eventuali effetti collaterali/avversi che già conosciamo, oppure, ed è ovvio che è la soluzione migliore, si curano i pazienti. Se fossero tutti curati probabilmente non morirebbe nessuno.


Lucio Rizzica

giovedì 15 luglio 2021

Sul ddl Zan

I duri e puri e lo splendore della sconfitta di Niram Ferretti 


L'uomo che venne da Parigi, il duro e puro Enrico Letta non molla, "boia chi molla", non proprio una esortazione di sinistra. "Nessuna trattativa" dice perentorio, mascella volitiva, sguardo freddo e implacabile dietro le lenti degli occhiali. Letta va avanti sulla legge Zan, da vero mensch. Non importa se si andrà a sbattere contro un muro, se i numeri molto probabilmente non ci saranno, perchè quello che conta è mostrare che si lotta per la civiltà contro la barbarie, per il progresso contro la reazione di cui Matteo Salvini è qui in Italia l'incarnazione maggiore, saranno i posteri poi a emettere la sentenza. Letta ha dalla sua Monica Cirinnà, la martire, Dolores Ibárruri.


Cirinnà, la quale ha dichirato perentoria,  «Sì, voglio morire in battaglia, insieme a gay, trans, bambini libellula. Ha ragione Piero Ignazi, la qualità del combattente si vede nella sconfitta. Del resto, in questo contesto politico non abbiamo altre possibilità». I bambini libellula... Avere a fianco Monica Cirinnà per Letta è corroborante e commovente. Nobili nella sconfitta per difendere la civiltà: nerboruti maschi che gareggiano con donne perchè affermano di esserlo, bambini che si percepiscono bambine e devono essere amorevolmente accompagnati verso un percorso che possibilimente gli farà cambiare sesso, cessazione dei pronomi personali maschile e femminile per intestarsi iniziali o numeri. Bisogna difendere il diritto di essere diversi, di declinarsi come più ci piace. Letta e Cirinnà sono i più indicati per dare corpo al magnifico verso di Taliesin Ben Beirdd, il più antico poeta di lingua gallese: "Sempre entrarono in battaglia, e sempre soccombettero".

sabato 10 luglio 2021

La difesa dei diritti

La vestale UE e la difesa dei diritti di Niram Ferretti


Da David Sassoli apprendiamo alcune cose fondamentali su come funzioni il progresso incarnato dalla UE. Sassoli, in una intervista a Il Corriere della Sera, così risponde alla seguente domanda. Eppure, nell’Europa di oggi molti chiedono la difesa della propria identità contro l’omologazione del «SuperStato bruxellese». «Un conto è il rispetto delle differenze nazionali, culturali, che sono un arricchimento per l’Europa e che ben si riassumono nel nostro motto “uniti nella diversità”. Su questo noto una riflessione in corso anche in gruppi che un tempo volevano dividerci e ora invece chiedono un’Europa più governativa e meno federalista. Discutiamone. Altra cosa è se autorità locali, invece, dichiarano il loro territorio come “Lgbt free zone”. Quando sento parlare di zone “libere da qualcuno” mi vengono in mente i nazisti, che nel 1942 dichiararono Belgrado prima città “Judenfrei”. In Europa i diritti di ogni persona sono diritti di tutti. Da noi non possono esservi discriminazioni su base politica, religiosa, etnica o di orientamento sessuale. Punto. Bene che la Commissione abbia dall’inizio dell’anno aperto circa 40 casi di infrazione legati alla protezione dello Stato di diritto. Il Parlamento farà la sua parte».


Il riferimento, ovviamente è Orban e la recente legge promulgata dal Parlamento ungherse. Dunque, secondo il presidente del Parlamento europeo, il premier ungherese sarebbe paragonabile ai nazisti, Budapest sta a Belgrado. Là, nel 1942, il Terzo Reich prese le sue misure per togliere di mezzo gli ebrei, oggi, nel 2021, Orban ne prende di analoghe per una sanificazione legislativa contro quelli che una volta venivano chiamati i "diversi". La legge ungherese a tutela dei minori contro l'indottrinamento LGBT è per l'Unione europea una legge discriminatoria e, per il presidente del Parlamento europeo, addirittura "nazista". A questo scopo bisogna dichiarare il falso: «La legge ungherese equipara omosessualità e orientamenti sessuali alla pornografia e usa la protezione dei bambini come pretesto per discriminare le persone sulla base del loro orientamento sessuale. Tutto questo è contrario ai nostri principi sul rispetto delle minoranze, dell’uguaglianza e della dignità umana. Siamo determinati nel difendere con forza l’articolo 2 del nostro trattato». L'affermazione che la legge voluta dal parlamento europeo usi la protezione dei bambini come "pretesto" per la discriminazione degli omosessuali è del tutto apodittica, così come è falso che l'omosessualità e altri orientamenti sessuali ("altri" quali?) vengano equiparati alla pornografia. Equiparazione che anche solo sotto il profilo della pura logica è del tutto priva di senso, perchè esiste la pornografia omosessuale come quella eterosessuale, quella omosessuale non ha l'esclusiva. 


Sassoli o mente sapendo di mentire o non sa di cosa parla. Ecco cosa dice la legge incriminata: “E' vietato mettere a disposizione dei minori un contenuto che presenta qualsiasi rappresentazione della sessualità fine a se stessa, qualsiasi deviazione dall'identità corrispondente al proprio sesso assegnato alla nascita, cambio di sesso o promozione dell’omosessualità”. In altre parole la legge ha il fine di proteggere i minorenni dalla pornografia in senso generale, come è chiaramente esplicitato dalla frase, "qualsiasi rappresentazione della sessualità fine a se stessa" e poi anche da contenuti specificamente orientati al transessualismo, al transgenderismo e alla "promozione" dell'omosessualità. "L'eguaglianza" e "i diritti umani", sono il solito e ben noto abracadabra demagogico che viene sempre messo in campo tutte le volte che una minoranza agguerrita vuole imporre la propria agenda. Agenda di cui Sassoli, in virtù del ruolo che ricopre, è, ovviamente zelante vestale. Ma proseguiamo.

giovedì 8 luglio 2021

No, non sempre sono diritti umani

I diritti da plasmare a proprio piacimento di Niram Ferretti 


"Tutti noi abbiamo un'identità di genere, la percezione del nostro genere, ma qualcuno già da bambino lo percepisce diverso da quello biologico. E' un diritto umano". Così parlò Alessandro Zan, da cui prende il nome del famoso DDL, ormai diventato lo spartiacque tra bene e male, tolleranza e intolleranza, progresso e regresso. Le parole affatturanti sono sempre le medesime, si tratta dell'abracadabra dei giorni nostri, "diritti umani". E' un diritto umano, dichiara Zan, percepirsi come si crede. No, non è un diritto umano. Non si trova, al momento, in nessuno degli elenchi dei diritti umani questo presunto diritto. Si tratta, infatti, di una percezione psicologica. Se io, con un corpo maschile, mi sento donna e voglio affermare di essere donna, ho il diritto di poterlo fare attraverso un apposito iter chirurgico che faccia di me quello che io percepisco di essere e che è in contrasto con la mia identità biologica. Mi è consentito. Posso farlo. 


Se io sono un uomo che si percepisce donna ma vuole conservare la sua apparenza maschile e il proprio sesso biologico e pretendo dunque di potere godere di due vantaggi, quello di avere un corpo maschile che mi dà mediamente più forza di quello di una donna e però sentendomi donna mi fa concorrere per esempio a gare femminili, dove il fatto di essere maschio mi concede un maggiore vantaggio fisico, è un diritto umano che io pretenda di esercitare questa prerogativa? Se invece io, uomo, non mi percepisco nè maschio nè femmina, ma voglio essere considerato neutro, e non voglio che si usino nei miei confronti pronomi che mi identifichino come maschio o femmina, ma pretendo che ci si riferisca a me come XYU o UXT, è un diritto umano?


Se, in altre parole, la soggettività diventa dominante rispetto ad ogni altra istanza, dovremmo necessariamente ammettere che chi soffre di disturbi mentali abbia il diritto umano di volere essere considerato e trattato come Mosè o come Alessandro Magno se si percepisce come tale, o come uno scarafaggio o un topo, sempre che si percepisca in questo senso. Dove è il limite dell'estensione del concetto di "diritto umano" se lo si disancora da qualsiasi criterio oggettivo, dalla adesione normativamente statuita tra nome e cosa? La risposta è semplice. Non c'è. Si cade, infatti, in questo modo, dentro la gora senza fondo del nominalismo puro, dove la realtà si disintegra per diventare magma informe che ognuno può plasmare a proprio piacimento.

martedì 29 giugno 2021

La legge omofoba di Orban

Ho chiesto ad un amico che vive in Ungheria, di spiegarmi, traducendola, la “terrificante legge omofoba” di Viktor Orban, premier eletto liberamente dagli ungheresi e votata a maggioranza dal parlamento, ecco la sua risposta:


“Provo a spiegarti la legge che hanno fatto, ed é molto semplice. Solo i genitori hanno il diritto di indirizzare la vita dei propri figli. Solo i genitori hanno diritto ad informare i propri figli riguardo la vita sessuale. Viene proibita a qualsiasi organizzazione (ong) a sostituirsi alla normale vita famigliare a qualsiasi livello. Non vengono accettate nessuna forma di interferenza nella normale vita dei bambini la cui potestà viene riconosciuta solo ed esclusivamente ai propri genitori fino al compimento del diciottesimo anno di etá.”

mercoledì 23 giugno 2021

Sul ddl Zan

Sull’avanzamento del progresso…


Siamo arrivati a questo. Lo spartiacque tra luce e tenebra, progresso e regresso, civiltà e barbarie è il DDL Zan. Alessandro Zan, parlamentare PD e militante LGBT, ha l'onore e l'onere di avere dato il proprio nome a questa legge fondamentale. Il futuro dirà di lui, per il momento accontentiamoci del presente. Un presente derelitto in cui un disegno di legge marcatamente ideologico e lobbista frutto di una organizzazione che è una Chiesa a sè, con i suoi dogmi, le sue scomuniche, il suo clero variopinto (e implacabile è soprattutto nei confronti di quegli omosessuali, uomini o donne che non si allineano alle sue direttive), è stato abilmente trasformato in un vessillo di libertà. Se non verrà approvato, dicono i suoi sostenitori, Fedez, Elodie, Paola Turci, Vladimir Luxuria e altri pensosi intellettuali, l'Italia sprofonderà nel buio. Infatti, il DDL Zan fornirà, con il pretesto della difesa dei diritti umani e la lotta alle discriminazioni, una protezione impareggiabile a omosessuali, transgender, trans, e a coloro che, nonostante, l'inequivocabilità dei loro attributi sessuali e del loro aspetto fisico si percepiscono all'opposto di come appaiono. Lo farà facendo in modo che chi ritiene che l'eterosessualità è la norma e la famiglia naturale è quella composta da un uomo e una donna, non possa avanzare critiche o anche opposizione alle famiglie arcobaleno, all'acquisizione di figli da parte di coppie omosessuali tramite la maternità surrogata o la fecondazione eterologa, e altro ancora.


Non è vero che il DDL Zan, come dice il suo promulgatore e insieme a lui i suoi sostenitori, garantisca la liberà di opinione, che, diciamolo, non ha bisogno di Alessandro Zan per essere garantita, essendo già fermamente salvaguardata dall'Articolo 21. Basterebbe leggersi l'Articolo 4 del disegno di legge, il cosiddetto "salva idee" dove è scritto che "ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atto discriminatori o violenti". Tutto sta nella congiunzione "purchè". Come dice il detto, "il diavolo è nei dettagli". Come ha sottolineato Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte Costituzionale,  "Non si può usare il concetto di 'idoneità' nella valutazione di un’idea, chissà quando, come e per quale finalità espressa, e trasformare quella idea in un reato penale". O meglio, sì, si può. Si può in un regime autoritario o totalitario, dove il pensiero è irrigimentato rigorosamente, e insieme ad esso, ovviamente il linguaggio. 


Non sono più i tempi, fortunatamente, dell'"amore che non osa dire il proprio nome" tempi che costarono a Oscar Wilde i lavori forzati, da allora di acqua sotto i ponti ne è passata tanta, ma non vorremmo che si inaugurassero i tempi in cui ci possano essere dei giudici i quali condannassero un cittadino per avere osato dire che l'omossesualità è una inclinazione statisticamente deviante rispetto all'eterosessualità o che affermi che l'unico matrimonio degno di questo nome è quello tra un maschio e una femmina. Se si dicesse con franchezza e limpidezza che questo disegno di legge è il frutto di una ben precisa ideologia, che ha trasformato l'omosessualità da inclinazione sessuale a strumento politico, si renderebbe solo un servizio alla verità. E se al posto di Fedez ci fosse Pier Paolo Pasolini, avremmo la certezza che vedrebbe in esso l'estensione omologante, coartante e fascistizzante di un brand. Purtroppo ogni epoca ha i testimonial che si merita. 


Niram Ferretti 

martedì 22 giugno 2021

La dittatura delle minoranze…

Come si arrabbiano se non si fa come dicono loro! 


Mentre qui da noi le anime belle dell’antirazzismo si accaniscono contro quei calciatori azzurri che hanno “osato” non genuflettersi prima della partita contro il Galles e il buon Enrico Letta si indigna perché «francamente l’ho trovata una scena pessima», la Ursula von der Leyen dichiara di essere «molto preoccupata» per la legge “omofoba” contro la pornografia approvata la settimana scorsa dal parlamento ungherese. Ma lasciamo stare il calcio e il conformismo antirazzista per provare a capire da dove originano le preoccupazioni della signora Ursula, presidente della Commissione Ue. La legge ungherese parla di «inasprimento delle misure necessarie a combattere la pedofilia» e della «modifica di alcune leggi in materia di protezione dei minori». Il passaggio che fa infuriare i nostri accusatori di omofobia è quello relativo all’obbligo dello Stato di «stabilire norme che tutelino lo sviluppo fisico, mentale e morale dei minori e proteggano la loro identità biologica acquisita al momento della nascita». Non sia mai che i minori non possano – “opportunamente” indirizzati – avviare un percorso di transizione di genere!


La legge inoltre vieta di pubblicizzare e mettere a disposizione dei minori «materiale pornografo e contenuti che raffigurino la sessualità in maniera decontestualizzata, o che promuovano la deviazione dell’identità di genere, la riassegnazione di genere e l’omosessualità». Determinati contenuti devono essere «messi a disposizione dei bambini solo in un momento appropriato alla loro età, per il loro sano sviluppo mentale e spirituale». Semplice buon senso. Ma il punto che letteralmente fa imbestialire i nostri liberisti manipolatori di bambini è quello in cui la legge dice di voler contrastare il fenomeno di «rappresentanti di alcune organizzazioni che tentano di influenzare lo sviluppo sessuale dei bambini attraverso particolari progetti». Per questo si prevede la necessità di «garantire che la cura dei bambini sia limitata a persone o organizzazioni iscritte in un registro ufficiale e costantemente aggiornato». Insomma non possono essere le organizzazioni arcobaleniche i responsabili istituzionali dell’educazione dei bimbi. Loro così abili nel camuffare i propri interventi manipolatori dietri progetti dai nomi “inclusivi”. Come osano questi omofobi impedire la propaganda gender nelle scuole come purtroppo già accade nelle nostre scuole, figuriamoci se dovesse passare il ddl Zan?


Antonio Catalano

venerdì 11 giugno 2021

Non siamo carne da macello

Dicono che la ragazza morta a Genova avesse una malattia del sangue. Sia ben chiaro che questa cosa NON assolve Nessuno. Anzi, evidenzia DUE cose:


1) Vaccinare indiscriminatamente la massa come se si trattasse di una mandria di mucche, senza tener conto dello stato di salute di ciascuno è da CRIMINALI. La necessità di percorsi personalizzati alla vaccinazione era stata evidenziata da anni da parte di medici coscienziosi ed è stata sempre stroncata dai Grandi Virologi di stocazzo. Ora qualcuno deve chiedere scusa a migliaia di genitori di bambini danneggiati.


2) Indurre una ragazzina a rischio mortalità Covid 0 ad iniettarsi un liquido che potrebbe ucciderla e che, nella fattispecie, l'ha uccisa è CRIMINALE. Per la popolazione da 0 a 39 anni non serve cambiare vaccino. Serve NESSUN VACCINO. A prescindere da quello che si pensi del Covid e dei vaccini. Affermare il contrario di fronte ad un dato statistico oggettivo è CRIMINALE.


Concludendo:


Dov'è quello che scriveva su twitter che questi vaccini sono sicuri? Dov'è quella che disprezzava su facebook chi sceglieva di non vaccinarsi? Queste persone ora devono assumersi le loro responsabilità. Devono fare mea culpa. Devono mettere tutta la carica che misero per mandare a morte questa ragazzina e urlare forte e chiara la VERITÀ: "Questi vaccini sono farmaci pericolosi, iniettarli indiscriminatamente a tutti ed indurre individui non a rischio covid ad iniettarseli è criminale". Queste persone ora dovrebbero inginocchiarsi in quegli stessi studi televisivi dai quali hanno ingannato persone innocenti e devono chiedere perdono. Se sono fortunati ci basterà.


Andrea Tosatto

giovedì 10 giugno 2021

I vaccini sono sicuri, credeteci...

È morta Camilla Canepa, la 18enne di Sestri Levante ricoverata domenica al San Martino di Genova dopo una trombosi al seno cavernoso. «Purtroppo, poche ore fa, Sestri Levante è stata colpita da un lutto che mai avremmo voluto vivere», ha dichiarato la sindaca di Sestri, Valentina Ghio. «L’amministrazione comunale e tutta la città si stringono intorno alla famiglia della ragazza scomparsa oggi. In questo momento di dolore esprimo tutto il mio affetto e la mia vicinanza ai familiari di Camilla».


Il ricovero


La ragazza era stata vaccinata con AstraZeneca il 25 maggio nell’open day per gli over 18. Il 3 giugno ha iniziato a manifestare alcuni sintomi, tra cui mal di testa e fotofobia. Il 5 giugno è stata ricoverata all’ospedale San Martino di Genova, dove è stata sottoposta a due interventi chirurgici: uno per la rimozione del trombo e poi un altro per ridurre la pressione intracranica. L’ospedale ha attivato la procedura di segnalazione all’Aifa ai fini della farmacovigilanza, nella quale sono stati indicati anche i farmaci che la 18enne ha assunto dopo la vaccinazione.


AstraZeneca e le fasce di età


Dopo il ricovero di Capena e di un’altra giovane donna immunizzata da poco con AstraZeneca, si è riaperto nella comunità scientifica il dibattito sull’opportunità di somministrare quel ritrovato alle persone under 60. Attualmente, l’EMA non ha dato alcuna indicazione relativa alle fasce di età per questo vaccino e in Italia Aifa ha prodotto una raccomandazione (non vincolante) di utilizzo sopra i 60 anni. Il legame tra vaccini a vettore virale (dunque non solo AstraZeneca ma anche Johnson & Johnson) e la «trombocitopenia trombotica immune indotta da vaccino» (VITT) è stato segnalato dalle agenzie regolatorie e dagli studi scientifici. L’incidenza è molto bassa: secondo i dati di Ema, si tratta di un caso di VITT su 100mila vaccinati. Speranza: «Dal Cts nuove valutazioni, ma i vaccini sono sicuri» Nelle ultime ore, le voci a favore di una revisione delle linee guida su AstraZeneca si sono fatte più numerose. L’8 giugno, ad esempio, sul Corrierel’immunologa Antonella Viola si era espressa così: «Le Regioni devono finirla di fare a gara a chi vaccina di più senza mettere al primo posto la sicurezza. Gli eventi trombotici post vaccino sono rarissimi ma anche un solo episodio è una tragedia». Dal momento che la quasi totalità dei (comunque rari) casi di trombosi associata a carenza di piastrine hanno colpito persone giovani, soprattutto donne, non è escluso che si decida di non somministrare più le dosi alle persone sotto i 50 anni. In attesa di un parere del Cts, il ministro Roberto Speranza è tornato sul tema durante un’audizione in Senato e ha dichiarato: «C’è una discussione all’interno del Cts. Il 7 aprile il ministero della Salute con una circolare ha raccomandato l’uso preferenziale del vaccino AstraZeneca agli over-60 e Aifa ha ribadito che il rapporto beneficio-rischio è più favorevole con l’aumentare dell’età. A fine aprile poi l’Ema ha effettuato nuove valutazioni, concludendo che i benefici della vaccinazione aumentano con la progressione dell’età. Queste valutazioni saranno considerate nel prossimo parere del Cts. I vaccini sono la vera arma che abbiamo contro il virus, tutti i vaccini approvati da Ema e Aifa sono sicuri ed efficaci».


Salvo Sottile

mercoledì 9 giugno 2021

Opacità

Quanti sono morti per inoculazione? 


Noi non lo sappiamo... ma il Ministero della salute, sì. Il Decreto legge 14 gennaio 2021 n. 2, al comma 7 dell’art. 3 recita: ”Per consentire lo svolgimento di attività di sorveglianza immunologica e farmaco epidemiologia, il Ministero della salute trasmette all'Istituto superiore di sanità i dati individuali relativi ai soggetti ... inoculati”. Quindi grazie a questi atti mirati del nostro governo, e ai fondi per essi stanziati, l'Istituto superiore di sanità ha avuto e ha accesso ai dati sanitari dei soggetti inoculati .. ma come ho evidenziato in un mio post precedente, questi preziosi dati non vengono utilizzati per rendere consapevoli i cittadini sulla reale sicurezza dei sieri (informandoci ad esempio di quanti sono i morti e i danneggiati per inoculazione, e cioè quello che dovrebbe essere il compito primario per chi tutela la salute pubblica) ma vengono “elaborati” e usati per propagandare percentuali sull’efficacia dei farmaci (e se avrò tempo, farò un post dove analizzerò come hanno tirato fuori certe dichiarazioni da questi dati).


Personalmente ritengo che la mancanza di trasparenza (che certo non aiuta a sciogliere i dubbi dei molti indecisi che giustamente notano discordanze), sia essa stessa un dato molto significativo e inequivocabile del perché cere informazioni non vengano pubblicate. Quindi, in attesa che un giorno qualcuno tiri fuori questi dati sui morti e danneggiati da inoculazione, noi possiamo fare solo una stima, confrontando l’eventuale eccesso di mortalità di questi mesi con quelli degli anni precedenti. Purtroppo, a oggi, l’Istat sui dati dei decessi, è ferma al mese di febbraio 2021, quando le inoculazioni erano minime .. e anche questo ritardo non è certo un bel segnale. Come possiamo fare quindi ad avere un’idea di quello che sta accadendo realmente? Alcuni di voi mi hanno chiesto ripetutamente questi dati e altri mi hanno segnalato il post di ieri del ricercatore italiano Fabio Franchi 2.0 il quale stima a oggi circa 946.422 decessi in Europa attribuibili a queste inoculazioni... e io quindi direi che per proporzione sulle somministrazioni, circa un decimo si potrebbero stimare per l’Italia.


In passato anch’io ho elaborato i numeri del registro ufficiale dell’Ema sugli eventi avversi dei farmaci, e ho pubblicato dei post che forse qualcuno ricorderà...  in cui erano segnalati migliaia di decessi temporalmente conseguenti alle inoculazioni, oltre alle decine di migliaia di eventi avversi gravi (su cui ovviamente nessun media nazionale si è mai degnato di indagare),  ma poi ho deciso di seguire altri dati a mio avviso meno dipendenti dalle segnalazioni volontarie dei cittadini che spesso non riescono nemmeno a inviare le proprie schede. Oggi infatti, in attesa dei dati ufficiali Istat, mi sto concentrando su una indagine empirica, basata sulla raccolta quotidiana dei necrologi in specifici comuni. Da queste informazioni che ho raccolto, mi risulta un eccesso di mortalità per tutte le cause nel periodo marzo-maggio 2020-2021 del 21,43%. Quindi, provando a calcolare oggi una mia possibile stima, se consideriamo che la media dei decessi mensili in Italia negli anni precedenti è stata di circa 54.000 morti, questa percentuale del 21,43% di eccesso di mortalità nel 2021 si traduce in circa 11.572 decessi mensili potenzialmente (totalmente o in parte) attribuibili alle inoculazioni in Italia. Se moltiplichiamo questi 11.572 decessi mensili, per 5 mesi (da fine dicembre 2020 ai primi di giugno 2021) otteniamo un risultato di 58.000 decessi. Stiamo parlando di calcoli molto approssimativi, ma se anche fossero solo un decimo o un centesimo i decessi reali a causa delle inoculazioni, sarebbe accettabile? quale cifra lo è, considerando poi che rispetto all’anno scorso non risulta cambiato praticamente niente in termini di numeri di ricoverati e deceduti per la nuova malattia?


Francesco Santoro

domenica 6 giugno 2021

Marchisio parli per se stesso

Caro Claudio Marchisio,


a scriverti è un italiano, fiero del proprio Paese e stanco di vederne vituperata l'immagine. Nel rivoltante coro politicamente corretto attorno al suicidio di Seid Visin, la tua è stata una delle voci più orrende da ascoltare. Il cadavere del ragazzo è stato assalito da sciacalli e avvoltoi, affamati di visibilità e tornaconto politico, e tu non sei stato da meno. I motivi del terribile gesto di Seid, poco più che ventenne, sono ancora ignoti. Ma questo non vi ha fermato. Scavando come ossessi nel passato del giovane, avete trovato un post di sfogo su Facebook, in cui Seid lamentava un clima di diffidenza e ostilità nei suoi confronti. Non vi è parso vero. Avete trasformato quel post, scritto quasi tre anni fa, nell'ultima lettera di addio del ragazzo prima del suo suicidio. Avete stuprato la realtà, con violenza. Il resto della vita di Seid, le sue amicizie, i suoi compagni di squadra, l'amore della sua famiglia e della comunità di Nocera, è improvvisamente sparito. Messo da parte, come un orpello fastidioso e inutile. A nulla sono valse le parole degli stessi genitori di Seid, tra cui il grido del padre: "Mio figlio non si è ammazzato perché vittima di razzismo. È sempre stato amato e benvoluto, stamane la chiesa per i suoi funerali era gremita di giovani e famiglie. Basta speculazioni, basta strumentalizzazioni." I piranha arcobaleno hanno percepito una goccia di sangue e sono partiti all'attacco, con una foga che ormai ben conosciamo. Uno spettacolo truculento andato in onda più volte, sempre alla stessa maniera.


Eppure tu sei riuscito ad andare oltre. Non ti è bastato seguire i Saviano, le Boldrini e il resto della marmaglia globalista in questa ennesima vergogna. No. Tu dovevi fare di più, e lo hai fatto. Claudio Marchisio, tu hai insultato l'Italia intera. Proprio tu, che hai indossato la maglia della Nazionale. Proprio tu, che hai portato il tricolore sul petto in due Mondiali. Con un disprezzo e una leggerezza sconcertante hai tacciato l'Italia di essere un paese ”che si rifiuta di essere servito al ristorante da un ragazzo di colore" e che “quando in classe con i propri figli ci sono dei ragazzi di colore storce il naso”. Episodi di intolleranza sono diventati il modo di fare e di pensare di un'intera nazione. L'eccezione è diventata la regola. La macchia scura si è tramutata in un'imponente onda nera capace di spazzare via tutto ciò che di buono esiste ed accade dalle Alpi alla Sicilia. Ti chiedo, Claudio Marchisio: a nome di chi parli? Perché trascini tutti i tuoi connazionali nel fango del razzismo? Ho sinceramente sgranato gli occhi quando, nel tuo scritto, ho letto la peggiore delle accuse possibili: “un Paese che spinge un giovane ragazzo a fare un gesto così estremo è un Paese che ha fallito”. 


Un'affermazione disgustosa. Il tuo odio verso l'Italia è così grande da trascinarla sul banco degli imputati e accusarla di aver “spinto" Seid a togliersi la vita? Nonostante tutti gli ITALIANI, a partire dai genitori adottivi, che lo hanno amato durante la sua esistenza e che piangono la sua scomparsa? Se c'è qualcosa in cui l'Italia ha davvero “fallito”,  è senza dubbio l'aver permesso a gente come te di dettare l'agenda politica e culturale della Nazione. Siete il veleno che ci corrode e ci intossica, ci umilia e ci svende, ci piega e ci condanna. Siete la vera emergenza italiana. “Facciamo un po' schifo. Tutti.”  Così concludi il tuo commento, elargendo un ultimo, corale sputo in faccia. No, Claudio Marchisio, non facciamo tutti schifo. A fare davvero schifo è l'ideologia globalista a cui ti sei votato, per tornaconto personale o semplice stupidità. Io, come italiano, non mi sento rappresentato dalle tue parole e rigetto le tue luride accuse. Come milioni di miei connazionali, non giudico il prossimo né dal colore della pelle né della provenienza. L'unica discriminante, quella sì senza appello, è l'amor patrio. Un sentimento che tu non conosci.


Sei stato un grande calciatore, Claudio Marchisio, ora sei solo un piccolo autorazzista. Uno dei tanti, in questa squallida epoca. Hai guadagnato l'accesso al salotto dei buoni e dei giusti, un salotto esclusivo in cui si mangia aragosta gettandone i resti dal balcone. Non ti chiedo di ritrattare le tue parole, né di scusarti per gli insulti rivolti verso l'Italia. Ti chiedo solo, per coerenza, di evitare di commentare dagli studi della Rai l'avventura della Nazionale agli Europei di calcio. In fondo, sono i colori e i simboli di un Paese che odi e di cui ti vergogni. Un Paese razzista che, parole tue, spinge un ventenne a suicidarsi. Con quale coraggio ne tifi la maglia? Con quale faccia tosta potresti mai celebrarne le vittorie o piangerne le sconfitte? La selezione degli anti-italiani aspettava un campione come te: lascia questa metà del campo, raggiungi l'altra squadra e indossa la tua nuova divisa. Quella senza tricolore, senza Storia e senza dignità.


Matteo Brandi

mercoledì 2 giugno 2021

Alla fiera di Bologna...

Le immagini della ressa alla Fiera di Bologna, in cui centinaia di persone si sono accalcate per farsi il vaccino, urlando e gettandosi addosso alle porte, sono DEPRIMENTI. E ciò che è ancora più sconfortante è vedere tanti giovani in mezzo a quella mandria spaventata, instupidita, isterica. Questa è in assoluto la generazione più indottrinata della Storia dell'umanità, tanto da non rendersi conto del quotidiano ridicolo a cui partecipa. No, non è "l'Italia", è l'Occidente intero.


Ovunque, in questa parte di mondo, assistiamo alle stessa cosa: il crollo dei pilastri morali della società. La debolezza è diventata una medaglia da sfoggiare, il vittimismo uno stile di vita, la dignità un abito fuori moda. Durante l'ultimo conflitto mondiale, le famiglie celebravano il Natale sotto la pioggia di bombe, affrontando la paura, esorcizzandola nella fede e nella comunità. Oggi, davanti ad un virus con una mortalità infima (vicina allo zero soprattutto tra i giovani) ecco scene come quella di Bologna, dove un branco di bipedi terrorizzati si lascia andare ad indecorose scene di panico. E i giovani? Coloro nelle cui vene dovrebbe scorrere il fuoco della ribellione, del coraggio, dell'anticonformismo? Hanno l'elasticità mentale e la vivacità di un centenario, inghiottito dal proprio divano davanti alla tv. Piccoli, colorati conigli tremanti fatti con lo stampino. Sono tutti così? Siamo tutti così? No. Tuttavia, come consolazione, conta davvero poco. Perché questo post non parla di vaccino, né di Covid, bensì di un male di gran lunga più letale.


Matteo Brandi