sabato 17 dicembre 2011

Marche multiculti


Reparto di ostetricia. Macerata, 17 dicembre 2011 - Voleva solo accudire la moglie che aveva appena partorito. Ma in ospedale non gliel’hanno permesso. Il motivo? Le compagne di stanza della moglie erano di religione musulmana. E mostrare le proprie nudità a un uomo che non sia il marito è assolutamente vietato. Anche se si tratta del gesto più naturale del mondo come quello dell’allattamento. Così la “veglia” notturna delle proprie mogli è stato consentito solo ai mariti musulmani. Mentre gli italiani (cattolici) hanno dovuto pazientare. Un episodio che ha del «discriminatorio», termine spesso usato per indicare atteggiamenti non paritari nei confronti di individui o gruppi appartenenti a particolari etnie. Ma questa volta, contrariamente a quanto di consueto si legge, la vittima è un cittadino italiano. Un neopapà.

Teatro dell’accaduto è l’ospedale di Recanati, reparto neonatale. A raccontarlo è Enrico Marchetti, portorecanatese, la cui cognata nei giorni scorsi ha dato alla luce un bimbo. Un’esperienza meravigliosa per ogni uomo che porta con sé, soprattutto nei primi istanti, la massima voglia di essere accanto alla mamma e al proprio figlio. Il neopapà, infatti, avrebbe voluto assistere la moglie durante le ore notturne, come fanno tanti altri uomini, nelle sue stesse condizioni. Ma gli altri uomini sono extracomunitari e musulmani, religione che impone alla donna di far vedere le proprie nudità solo ed esclusivamente al marito, anche se in ospedale e in camere con altre degenti, italiane. Di qui, come riferisce Marchetti, la scelta del reparto di far rimanere la notte solo i mariti musulmani e non gli italiani, invitando le famiglie italiane a provvedere per l’assistenza con altri familiari donne. La giustificazione è stata che gli uomini italiani avrebbero potuto vedere le mogli dei musulmani allattare i propri figli, quindi notare le nudità. «Ufficialmente ci è stato detto che tutti gli uomini non potevano fare la notte — riferisce Marchetti — anche se, tra i corridoi, dai dipendenti dello stesso ospedale e da altre degenti è emersa un’altra verità. Di notte i mariti musulmani rimanevano a fare assistenza alle loro mogli, contrariamente al divieto imposto dall’ospedale». Insomma, stando alla ricostruzione della famiglia, il divieto che sarebbe nei per tutti, finisce per essere valido solo nei confronti dei mariti italiani, costrettia rimanere lontani dalle proprie mogli.

«Ma come è possibile — si chiede Marchetti —? Abbiamo dovuto far rimanere con mia cognata una donna e non il marito. Non è giusto che nel nostro paese chi viene detti legge e non rispetti la nostra. Se noi andiamo in paesi musulmani dobbiamo rispettare la loro legge. Perché quando vengono loro nel nostro paese avvengono episodi del genere? E perché l’ospedale permette questo, penalizzando un padre italiano che vuole assistere la propria moglie?».

Sottovoce


PADOVA - All'indomani della votazione alla Camera della manovra economica del Governo Monti arrivano le voci di dissenso ma anche qualche segnale d'approvazione, come quello del presidente della Repubblica Napolitano che, da Assisi, ha definito l'approvazione da parte della Camera «certamente» un passo importante.

BONANNI - Giudizio negativo sulla manovra del Governo Monti da parte del leader della Cisl, Raffaele Bonanni: «Sembra fatta da mio zio che non capisce nulla di economia» ed è fatta solo «per fare soldi subito». Intervenendo al presidio dei sindacati davanti a Montecitorio, Bonanni, ha giurato che «non daremo tregua» all'esecutivo, aggiungendo: «Non ci rassegniamo, andiamo avanti e chiediamo di cambiare questa manovra iniqua che è contro lavoratori e pensionati». Il numero uno della Cisl ha assicurato che la protesta dei sindacati proseguirà. «Proseguiremo fino a Natale e continueremo anche dopo». Secondo Bonanni «non c'è equità», ma la battaglia «non è persa» perché la manovra «può passare nel potere ufficiale, e poi è da vedere, ma non passa del sociale italiano. Incalzeremo il Governo. Sì. È stato cambiato qualcosa, ma la natura sbagliata della manovra non ci convince». Sul mercato del lavoro «non tollereremo che il Governo non ricorra alla concertazione - ha concluso - se pensano che sui licenziamenti fanno da soli stanno freschi».

CAMUSSO - Sulla stessa lunghezza d'onda il segretario della Cgil, Susanna Camusso, che da Padova, ribadisce il giudizio non positivo sul provvedimento economico. «Il nostro giudizio - ha detto la Camusso - continua ad essere quello di una manovra che non ha i tratti di equità che avrebbe dovuto avere e che comunque bisogna provare ad ottenere. Continua ad essere una manovra profondamente squilibrata sulla tassazione del lavoro dipendente, delle pensioni e delle famiglie. Questo è un tratto che va corretto anche per gli effetti recessivi che avrà sul Paese in termini di potere d'acquisto, anche in termini di contratto alla progressiva riduzione dell'apparato produttivo». La Camusso mostra preoccupazione per le prospettive economiche del mondo del lavoro: «i dati sulla produzione industriale - ha osservato - sono in totale calo, le previsioni sull'occupazione sono pessime, gli effetti antirecessivi della manovra economica che erano necessari, non ci sono». Infine, il segretario della Cgil esprime diffidenza sulla possibilità di una cosiddetta seconda fase della manovra: «siamo sempre diffidenti che ci sia una fase prima e una fase seconda, perché la sensazione è che la seconda non arrivi mai. È evidente che adesso tutti gli sforzi vanno fatti per correggere le cose più inique della manovra e per avviare una fase di crescita».

LA LEGA - Chi ha l'impressione che i sindacati e la Lega Nord siano accomunati per le critiche sulla manovra del governo Monti, si sbaglia. Il segretario generale prende le distanze dalle proteste leghiste e commenta la sortita in Parlamento dell'operaia leghista. «L'effetto finale - ha affermato - può apparire così, nel senso che noi continuiamo a sostenere che il sistema che avevamo sulle pensioni fosse un sistema che rispondeva di più ai problemi. Ma bisogna ricordare che se l'attuale governo può fare questi interventi è anche grazie a tutti quelli che hanno fatto i governi precedenti, quindi la Lega porta una responsabilità precisa di avere introdotto il criterio che portava progressivamente ad allungare gli anni di lavoro». «Va sottolineato invece che la riforma fatta sulle pensioni viene vissuta in modo molto penalizzante, c'è un'idea di un modello figlio delle assicurazioni e non più della previdenza come strumento di Welfare e di garanzia per le persone». La Camusso avverte anche Confindustria che ha mostrato un atteggiamento molto favorevole alla manovra: «Credo - ha osservato - che ci sia da parte loro una grande sottovalutazione degli effetti che avrà la manovra sui consumi e sulle prospettive».

Così è...

A noi tasse, ai ladri libertà di Alessandro Sallusti

È tutto un turarsi il naso e votare Monti. Qualcuno addirittura evita il fastidio e si defila, nell’urna (Di Pietro) o dall’aula (la componente più liberale del Pdl). Tremila detenuti fuori dal carcere. Alla fine della giornata che di fatto vara la stangata il governo fa i conti e scopre di aver perso per strada una sessantina di deputati. Non sono pochi ma non è questo il problema. In oltre quattrocento hanno detto sì alla manovra, e questo basta a far diventare reali le nuove tasse senza avere avuto in cambio nessuna concessione o libertà maggiore. Il tutto benedetto dal regista dell’operazione, Giorgio Napolitano, che ieri è arrivato a dire, per tacitare la sinistra che minacciava di non votare, che anche le classi meno abbienti, cioè i poveri, devono fare i sacrifici. Altro che comunista, il presidente ormai è stato arruolato a pieno titolo dal club di banchieri e finanzieri che comanda in questo Paese. Ma torniamo a Mario Monti. Ieri, rispondendo al Berlusconi dell’altro giorno, ha detto di non essere disperato. Beato lui, è uno dei pochi italiani a non esserlo, ma non è una novità che il professore non si riconosca nel comune sentire, che non provi le stesse sensazioni di noi mortali: appartiene a una élite che ha poco a che fare con il resto del Paese. Il dizionario definisce l’élite un sottogruppo di eccellenza all’interno di un corpo sociale. Sono quelli, per intenderci, che stabiliscono nei salotti ciò che è giusto e buono per noi. Ieri, per esempio, hanno deciso che è giusto svuotare le carceri mandando a casa (ai domiciliari) anzitempo 3.300 detenuti che potranno scontare tra le mura domestiche gli ultimi 18 mesi di pena. Riepiloghiamo. Ieri il governo dei tecnici ha deciso due cose. La prima è di aumentare le tasse a noi che lavoriamo, la seconda è di abbassare la pena a chi ha rubato e a criminali di vario genere. Dicono: le carceri erano affollate, qualche cosa andava fatto. Giusto, ma sono affollati anche gli incubi di pensionati, proprietari di casa e automobilisti alle prese con rincari e vessazioni che ti fanno sparire un mese di stipendio all’anno. Possibile che il governo di emergenza che doveva varare la liberalizzazione economica, l’unica libertà l’ha data ai delinquenti?

venerdì 16 dicembre 2011

Il golpista


... e quindi, per salvare l'euro si preferisce affossare completamente l'italia. Solo stamattina, questo ridicolo e anziano omucolo in foto, ci diceva che "TUTTI noi italiani dobbiamo fare sacrifici. Anche (e soprattutto, a quanto pare) i meno abbienti". Insomma, dopo ciò, gli ultraricchi resteranno tali e i meno abbienti entreranno finalmente nella soglia della povertà... superandola probabilmente così come hanno voluto i massoni e i traditori della propria nazione. Berlusconi oggi avrebbe potuto fermare tutto questo ma ha preferito non farlo tradendo ancora una volta il suo elettorato. Le "scelte severe e coraggiose" delle quali l'omuncolo di cui sopra ci si riempie la bocca, ci porteranno alla completa distruzione. Ma infondo, era quello che volevano loro, no?


Roma - L’Italia è chiamata a fare sacrifici necessari. Lo ribadisce il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, parlando alla conferenza degli ambasciatori italiani nel mondo. "Siamo chiamati - afferma il Capo dello Stato - a fare finalmente scelte severe e coraggiose a casa nostra; e insieme a concorrere a soluzioni organiche di consolidamento della moneta unica, di rafforzamento della governance economica e del potenziale di crescita dell’Unione". Napolitano fa riferimento alla manovra messa a punto dal governo: "Come si è già visto nelle ultime settimane, questo contributo possiamo metterci in grado di darlo effettivamente e di vederlo riconosciuto. Siamo ancora immersi - sottolinea il Capo dello Stato - in una crisi che è inscindibilmente italiana ed europea, nella scia della crisi globale insorta nel 2008".

Ue, ritorno autorevole Italia è in atto: L’Italia, secondo Napolitano, ha già recuperato credibilità in Europa: "Un ritorno autorevole dell’Italia al tavolo delle istituzioni europee e nella cerchia di impegnativi incontri ristretti, è già in atto".

Il debito ci ha esposto a rischio disastro: "Sappiamo - prosegue il Capo dello Stato - come per l’Italia l’abnorme debito pubblico accumulatosi nei decenni sia divenuto, nel ritardo o nell’insufficienza di politiche capaci di intaccarlo decisamente, un elemento di fragilità tale da esporci al rischio di un drammatico disastro finanziario. E scontiamo - dice Napolitano - anche le conseguenze della contraddittorietà e dell’angustia delle risposte date dall’Unione, nel corso del 2011, alla crisi dell’Eurozona nel suo complesso".

Inoltre, qui, le paghe d'oro dei nababbi che nessuno vuole toccare.

giovedì 15 dicembre 2011

Basterebbe una cosa...

... armarsi di coraggio, prendersi la responsabilità, votare no alla fiducia e rimandare a casa questo governo NON eletto e tornare ad elezioni vere e proprie. Solo così, caro il mio B. potrai riprenderti i tuoi voti... Il fatto è che dei sondaggi non ce ne frega un cazzo. Ci interessa di strappare l'italia dalle mani dei terroristi, dei leviatani e dei poteri forti, poi si ricomincia tutto daccapo. Fuori dai coglioni i vampiri asserviti ai poteri forti.


E' ancora indeciso se parlare domani alla Camera in occasione del voto di fiducia sulla manovra, ma di una cosa Silvio Berlusconi è sicuro: "In Italia nessuno riesce a fare quello che vuole. Anche Monti, disperato, ha capito che l’architettura dello Stato va cambiata, se ne è accorto presentando un certo decreto legge che ha poi dovuto cambiare, ma giustamente ha i giornali dalla sua parte che non lo hanno criticato". L'ex presidente del Consiglio, alla presentazione del libro di Bruno Vespa, parla della manovra e spiega che "è molto difficile parlare in questo momento perché molte misure sono contrarie a quello che vorremmo noi da liberali veri". Lo stesso Monti, dice il Cavaliere, "aveva proposto un provvedimento di riforma, ma poi il Professore è stato costretto a fare retromarcia su tutto. Monti è davvero disperato". Nonostante questo, rassicura Berlusconi, il Pdl voterà la fiducia sulla manovra perché "in un’emergenza si tratta di scegliere il male minore" e "se votassimo no al provvedimento presentato da Monti e che siamo riusciti a cambiare in molti punti creeremmo un danno al Paese molto superiore all’approvazione di questo decreto che contiene molte disposizioni che potremo sicuramente cambiare in futuro quando gli italiani ridessero a noi il governo del Paese".

Entrando nel merito dei provvedimenti, il leader del Pdl ha espresso critiche su pensioni e scudo fiscale. "Molte misure negano i principi liberali. Le pensioni, per esempio, non si possono cambiare perché si negano diritti acquisiti o fare la patrimoniale continuativa per i capitali rientrati con lo scudo fiscale. Non ne facciamo una battaglia perché gli evasori non sono simpatici, ma uno Stato non può e non deve fare queste cose. Lo Stato deve essere il primo a dire pacta servanda sunt". Per quel che riguarda l'Ici, il Cav ha specificato che "se ce ne fossero le possibilità, sarebbe una delle prime imposte da abrogare", perché "la casa è un bene fondamentale su cui una famiglia costruisce il proprio futuro. La prima preoccupazione di un capo famiglia è che la sua famiglia abbia una casa e si deve fare tutto ciò che si può fare per renderla inattaccabile, per far sì che chi ce l’ha non debba pagare un affitto allo Stato per essere proprietario. In una situazione eccezionale come questa è anche accettabile che venga introdotta un’imposta del genere ma se ce ne fossero le possibilità sarebbe una delle prime imposte da abrogare".

L'ex premier ha aggiunto che "rispetto alla manovra europea mi ero già opposto diverse volte a questa volontà di introdurre come obbligo assoluto il fatto che i vari Paesi puntassero, entro il 2013, 2014 o 2015 a seconda dei Paesi, alla parità di bilancio eliminando il deficit. Questa è una cosa assolutamente assurda. E appena io non sono stato là a porre il veto è passata". Per questa ragione, Berlusconi ha precisato di appoggiare la scelta del premier britannico David Cameron di non sottoscrivere il patto sull'unione fiscale. Sul completamento della legislatura da parte del governo Monti, Berlusconi ha detto: "Non c’è nessuna certezza che questo governo abbia di fronte a sé tutto il tempo della legislatura, che è un breve periodo ma in un momento come questo un giorno può portare a cambiamenti importanti". E a chi gli domandava se si sentisse già in campagna elettorale, ha risposto: "Un movimento politico è sempre in campagna elettorale. Noi riteniamo di essere pronti per le elezioni in qualsiasi momento. Se non ci fosse più il consenso nostro e dell’altra parte politica circa i provvedimenti proposti da questo governo ci sarebbe lo scioglimento delle Camere. Questo può accadere domani, dopodomani...".

Sempre convinto che la Costituzione vada cambiata "altrimenti il Paese diventa ingovernabile", Berlusconi ha ribadito la necessità che "sia modificata l’architettura costituzionale" in modo da accelerare ad esempio l’iter delle "leggi in Parlamento". A chi gli ha chiesto se i componenti del governo tecnico possano rimanere in politica, Silvio Berlusconi ha risposto: "È una domanda che dovete fare a loro, credo però che dopo torneranno al loro lavoro anche se Monti e i suoi ministri sono delle persone capaci e potrebbero far parte anche di un altro governo". Al Tempio di Adriano, Berlusconi è tornato a parlare anche delle cene ad Arcore e dell'attacco giudiziario nei suoi confronti e ha precisato: "Si tratta solo di calunnie. Per queste cene del tutto eleganti e normali sono stato sottoposto ad un linciaggio da parte dell’opposizione, della stampa italiana e di una parte della stampa internazionale. Io rifarei tutto, non cambierei nulla". E sull'asta delle frequenze tv, il leader del Pdl ha scritto sul suo proflio facebook che "l'argomento mi lascia indifferente, non me ne sono per niente interessato, ma ho una consapevolezza: con il numero incredibile di frequenze oggi disponibili ci sarà pochissima gara per occuparle". Così come non si sente di dover chiedere scusa agli italiani, in merito alla previsione della crisi economica perché, dice Berlusconi: "Non è vero che il governo non avesse previsto la crisi, che era chiara. La verità è che il fatto psicologico era la prima causa della crisi".

Il Cavaliere ha parlato anche della legge elettorale che "va cambiata comunque, anche se la Corte Costituzionale bocciasse i quesiti referendari", perché "il primo punto da cambiare è il meccanismo del premio di maggioranza per il Senato: è ragionevole perché non garantisce la governabilità. Il referendum ha avuto più di un milione di firme e per questo bisogna introdurre almeno una quota di preferenze".

Poi ha rivelato di stare "leggendo i diari di Mussolini e le lettere della Petacci. Devo dire che mi ci ritrovo in molte situazioni. Perché viene fuori come chi sta al governo del Paese non abbia veramente dei poteri". Parlando dell'alleanza con la Lega, l'ex premier la considera non ancora persa, ha detto di "non essere riuscito a vedere Bossi", ha osservato che al Carroccio "è tornato carattere" e che secondo lui il Senatùr lo critica perché "cerca di raccogliere voti". Ma alla fine, dice il Cav, la Lega "non è masochista, sa che senza di noi alle prossime elezioni amministrative perde voti". Quanto al rapporto con Tremonti, e al possibile passaggio alla Lega, Berlusconi ha rilevato che l’ex ministro dell’Economia "ha spesso partecipato alle manifestazioni della Lega, mai a quelle nostre...". Per quanto concerne l'Udc, secondo Berlusconi il partito di Casini "sarà costretto a stare nel centrodestra perché i suoi elettori sono moderati, in gran parte cattolici, e quando l’Udc in Piemonte per le elezioni regionali ha deciso di stare con la sinistra ha perso metà dei suoi elettori". "I sondaggi - ha aggiunto Berlusconi - dicono che se in una elezione regionale la perdita è del 50%, potrebbe essere di 2/3 alle elezioni nazionali nonostante Casini abbia il suo pubblico affezionato: quasi il 70% delle elettrici di età superiore ai 50 anni lo votano perché gli piace. Io non sono assolutamente geloso: è un bel fieu, è un bel ragazzo".

mercoledì 14 dicembre 2011

Terrorismo, tasse e leviatano


Indimenticabili, le lacrime di coccodrillo della ministra Fornero che annuncia l’infame blocco dell’adeguamento delle misere pensioni (adeguamento già più che dimezzato, rispetto alla reale dinamica del caro vita) mentre il governo non tocca la Casta, né i grandi sprechi e gli stipendi parassitari, né gli enti inutili, né le venticinquemila poltrone superflue in quelli partecipati, né i privilegi fiscali delle proprietà ed attività commerciali degli enti “religiosi”, che, oltre a permettere una forte concorrenza sleale soprattutto in campo alberghiero,ci costano 8 miliardi l’anno. Si sa, i voti della Chiesa costano… li paghino i poveri. Ma abbiamo scoperto ben altro, sulla strategia distruttiva del governo dei banchieri: abbiamo la confessione di un intento, di un vero piano anti-sociale di coercizione oligarchica generale sulle nazioni, non solo sugli Italiani. E proprio per bocca del Monti. Vi raccomando molto di visionare l’intervista a questo link, in cui Mario Monti sostiene che “abbiamo bisogno delle crisi” e delle angosce collettive da esse causate, per far accettare ai popoli e alla politica le riforme che dall’alto si è deciso di imporre – cioè, quelle che il cartello monopolista della moneta e del credito, di cui il Monti è grande esperto e fiduciario, ha deciso di imporre.


E’ la perfetta conferma di quanto esposto nel libro mio e di Paolo Cioni Neuroschiavi, sulla manipolazione mentale collettiva e individuale. Soprattutto in relazione al fatto che le crisi dei debiti sovrani dell’Eurozona, così come le crisi di illiquidità delle economie, vengono prodotte in modo mirato e strategico manovrando le leve del rating e dell’aggiotaggio. Chi ha bisogno di crisi per le sue riforme, dispone dei mezzi per scatenarla. In una situazione di generale illiquidità e di recessione (insolvenza, disinvestimenti, disoccupazione etc.), la manovra di Monti è selettivamente mirata a produrre un aggravamento di questa illiquidità (v. anche gli articoli di P. Krugman sull’esito sistematicamente controproducente di siffatte manovre), quando al contrario il sistema economico ha disperato bisogno di iniezioni di liquidità mirate all’attivazione dei fattori di produzione e del consumo, e di tagli delle spese inutili. Monti fa il salasso a un paziente che agonizza per anemia. Mentre le misure per lo sviluppo sono semplicemente derisorie e vergognose, mentre si tralscia una riforma fiscale che favorisca la produzione, i tagli alle pensioni e l’aumento dell’Iva colpiscono la domanda interna, assieme al nuovo redditometro che disincentiva gli acquisti di molti articoli non di lusso e di servizi come l’istruzione. Mentre il governo dei banchieri non tocca i grandi patrimoni mobiliari e speculativi, le sue nuove tasse sugli immobili, sul risparmio (aumento del 60% del moltiplicatore dei valori catastali, aumento delle aliquote ici, ici sulla prima casa), tagliano le gambe all’edilizia, che è il settore economico che innesca le riprese generali dell’economia – quando cresce – e pure le recessioni – quando cala.

Attualmente questo settore è in gravissima crisi. Il siluro del governo Monti, quindi, previene la ripresa e stabilizza il trend depressivo. Anche dal punto di vista quantitativo, sono misure a priori inidonee a risolvere il debito pubblico, perché assommano a 24 miliardi, cioè un 0ttantesimo del debito pubblico. A che servono, quindi? Sono interventi scientificamente mirati a produrre una stabile depressione e un drammatico avvitamento fiscale. Monti agisce mettendo toppe alla finanza pubblica a spese dell’economia reale, che viene sempre più sgretolata. Salva le apparenze a spese della sostanza. Adesso avremo, nel brevissimo termine, un plauso dell’”Europa” e di chi muove le asticelle degli spread – la medesima mano che ha messo lì il Monti in Italia e il Papademos in Grecia, e altri altrove. Ma presto la recessione, la disoccupazione, la moria di imprese, il credit crunch, il declino industriale, le tensioni sociali, si faranno sentire in modo insostenibile. Allora si creeranno le condizioni politiche per usare la mano forte. Nel parlamento dei nominati, dove si vendono i voti, come si può fare per assicurare la legittimazione parlamentare formale, cioè il voto di fiducia dei partiti, a questo governo dei banchieri mai eletto e a questo leader mai scelto dal popolo, quindi esposto a contestazioni di non-democraticità e non-rappresentatività? Semplice: basta riempire alla partitocrazia la greppia della spesa pubblica coi soldi delle nuove tasse spremute ai cittadini. E rispettare privilegi e prebende dei politici e della Chiesa. Anche Berlusconi col suo PDL ha convenienza ad allinearsi, se non vuole esporre le aziende di famiglia a rischi più che ovvi di ritorsione. Oggettivamente, dunque, l’obiettivo del governo dei banchieri pare sia produrre, certo non solo in Italia (il governo dei banchieri è globale, e il governo Monti è solo una sua filiale), una grave e durevole depressione, in linea con quanto Monti spiega nel filmato linkato sopra, ossia che bisogna spaventare la gente per renderla malleabile e remissiva alle riforme decise dall’alto: è la shock—and – awe policy, la shock economy di Naomi Klein.

Diversi sono gli scopi possibili di questa strategia:

- svalutare gli asset per poterne fare incetta a costi stracciati col denaro prodotto da banche centrali e dark pool (il circuito delle grandi banche mondiali che controllano anche la Fed e che ha lasciato recentemente a secco le banche italiane, come strumento di pressione o meglio coercizione politica);

- impadronirsi di tutto il reddito disponibile;

- rendere la popolazione docile e sottomessa;

- piegarla a un nuovo assetto politico, fiscale, sociale, con cessione della gestione del bilancio e del fisco a organismi europei a guida tecno-tedesca (Italia colonia);

- forse, su scala globale, indurre un calo forte, rapido e costante dei consumi, quindi dell’inquinamento e dello sfruttamento della materie prime, per proteggere la biosfera e prevenire un altrimenti imminente tracollo ecologico.

(Marco Della Luna)

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Dopo giorni di manfrina e di proteste,si modifica il limite dell'indicizzazione pensioni a 1400 euro... peccato sia solo per un anno... una elemosina, contemporaneamente il massone impone tasse sui libretti postali di risparmio... che guarda caso, appartengono per la maggior parte ai risparmiatori meno abbienti.. si vede che mai questo professore dei miei calzari é stato in un ufficio postale... Non mancano nuovi balzelli sui conti correnti (le banche non avevano abbastanza regali...) Poi il contentino delle detrazioni sull'ICI,una tassa odiosa e da abolire.....almeno al di sotto di certi livello di reddito, che non son certo quelli sognati da questa compagnia di giro. Insomma, dove si sia ristabilita l'equità, lo vede solo lo strabismo, per non dir altro... di questo golpista incaricato da un altro golpista. E smettiamola pure con la favola della catastrofe imminente che, se diam retta a spread e alla manovra inutile allo scopo, dovremmo già essere morti.

Ci dica il massone: come potrà diminuire il debito... con una recessione alle porte, un calo del Pil, un inevitabile aumento dei prezzi (benzina, Iva, Ici...), la compressione dei consumi dovuta a tasse e conseguente diminuzione del reddito... ed infine con uno spread ai cui livelli si fatica a pagare gli interessi di questo debito?

(george)

martedì 13 dicembre 2011

Impressionante schizofrenia di (n)eurocrati

... ma la cosa più inquietante è che finora non ha parlato nessuno. I politici (quelli che dovremmo votare la prossima volta) protestano solo per i "presunti" tagli alla loro intoccabile casta... mentre per tutto il resto (depredazione italiana in toto), tutto tace. Mentre l'illuminato massone ci viene a dire (pigliandoci per il culo ancora una volta) che non è vero che pagheranno SOLO i soliti noti. Nel frattempo, gli ultraricchi non verranno toccati così come verranno aiutate le sue amiche lobby bancarie e gli artigiani e i commercianti così come le famiglie dove non ci sono figli (e magari anche con un solo stipendio), verranno tassati ulteriormente per non parlare poi della totale eliminazione del segreto bancario e l'aumento del bollo (in maniera esponenziale) sui conti correnti...

Esasperazione

Un commento: "ecco i risultati di un'immigrazione selvaggia, incontrollata, costosissima, degradante e di bassissima qualità. Ne abbiamo presa troppa di questa c.d. "linfa vitale", ora la misura è colma. L'omicidio non è assulutamente giustificabile, ma è palese che la maggior parte degli italiani questa brava gente africana (la peggiore qualità di immigrati esistente... e non dite che portano cultura, morale, ricchezza) NON LA VUOLE. Finora i pessimi governi che abbiamo avuto hanno gestito il problema immigrazione in maniera assurda. Soprattutto l'ultimo... false promesse di ordine, rimpatri, limitazioni dei flussi, pugno duro sulla sicurezza.Niente di niente. E il popolo è scontento. Questo si ricava dal fare orecchie da mercante alle legittime richieste della popolazione che non vuole casa propria piena di gentaglia illegale, abusiva, scroccona, ubriacona. No alla violenza, si ai RIMPATRI DI MASSA PER I CLANDESTINI e per chi non ha casa, lavoro, documenti in ordine. Prendiamone pochi, però. Non siamo la casa di tutti."


Firenze - Scene da far west a Firenze. Due persone sono rimaste uccise nel corso di una sparatoria avvenuta in piazza Dalmazia, alla periferia nord di Firenze. I morti sono due giovani venditori ambulanti di origini senegalese. Secondo i primi racconti dei testimoni, sarebbe stata una specie di esecuzione, con due extracomunitari uccisi in strada e un terzo in gravissime condizioni a Careggi. Un uomo di circa 50 anni sarebbe arrivato con un’auto, sarebbe sceso e avrebbe sparato tre colpi di pistola contro i tre senegalesi presso il mercato della piazza. Poi si sarebbe allontanato. Qualcuno avrebbe provato ad avvicinarsi per fermarlo, ma l’uomo avrebbe mostrato una pistola. "Abbiamo sentito tre colpi di pistola, forse anche quattro. L’edicolante, Gabriele, ha cercato di bloccarlo, anche per disarmarlo, mentre scappava, ma lui ha mostrato la pistola, e gli ha detto qualcosa tipo: "Se non ti scansi, faccio fuori anche te". Allora l’ha dovuto lasciare andare, e quello è risalito sull’auto ed è scappato". Così la gente di piazza Dalmazia ha raccontato il tentativo del giornalaio di fermare l’uomo che ha ucciso due vù cumprà e ferito un terzo gravemente.

Secondo le prime testimonianze, l’uomo che ha sparato è stato descritto come di bassa statura, tarchiato, capelli chiari, forse brizzolati. Sul luogo della sparatoria è giunto il magistrato di turno, il sostituto procuratore Paolo Canessa. L’area del mercato dove sono stati colpiti i tre extracomunitari è stata isolata e sono in corso i rilievi di polizia giudiziaria. Secondo quanto riferito dai carabinieri, ci sono foto del killer che lo ritrarrebbero mentre compie l'omicidio. Le foto sono state scattate probabilmente con un telefonino. Decine di senegalesi si sono prima radunati nel luogo del delitto, gridando "vergogna vergogna", poi hanno bloccato il traffico nei pressi della piazza e ora si stanno dirigendo in corteo verso il centro. Tra loro molti amici e parenti delle vittime, diversi venditori ambulanti colleghi dei due uccisi, e i familiari che erano poco prima giunti sul posto piangendo e urlando di disperazione. Il killer ha poi ferito altri due senegalesi nel mercato di San Lorenzo. E quando sono intervenute le forze dell'ordine, l'uomo si è sparato ed è morto poco dopo. Si chiama Gianluca Casseri, ha 50 anni e sarebbe un militante di destra.

Le porcate eurocratiche continuano...


MILANO - Aumento dall'1,5 al 2% del prelievo sui patrimoni «scudati», contributo di solidarietà del 15% sulle pensioni d'oro (superiori ai 200mila euro annuali), sconto sull'Ici per le famiglie, e una «stangata» sui conti correnti. Sono alcune delle novità in arrivo con gli emendamenti del governo alla manovra. I nuovi balzelli rappresentano la ricerca di far quadrare i conti complessivi, di arrivare al saldo finale previsto dalla manovra e compensare quello che è stato deciso di concedere sul lato «sociale», in particolare alzando a 1400 euro la soglia delle pensioni che beneficeranno dell'indicizzazione e ampliando il bonus sull'Imu (ex Ici) per le famiglie con figli.

TEMPI - La manovra mercoledì mattina dovrebbe approdare alla CameraIl condizionale è d'obbligo perché i lavori nelle commissioni procedono a rilento, tanto da rendere con tutta probabilità necessaria una maratona notturna. «È ovvio a tutti che non è possibile rispettare questo calendario», ha suonato l'allarme il presidente della commissione Finanze, Gianfranco Conte. Ma il presidente della Camera Gianfranco Fini ha escluso nuovi ritardi: «Non ho alcuna intenzione di differire ulteriormente. La manovra domani mattina sarà in Aula».

LE PRINCIPALI NOVITA' IN DISCUSSIONE

Imposta sui conti correnti: 34 euro - Dal 1° gennaio 2012 gli estratti conto annuali dei conti correnti bancari, ma anche di quelli postali e dei libretti di risparmio, saranno gravati da un'imposta di 34,20 euro, se il cliente è persona fisica. In caso di società l'imposta è di 100 euro. Questa una delle novità previste dall'emendamento del governo alla manovra.

Capitali scudati - Aumento dall'1,5% (che dava un gettito di due miliardi) al 2% del prelievo sui capitali scudati. In più è prevista una imposta di bollo annuale al 4 per mille per il 2011 che rimarrà in vigore anche nel 2012 e 2013 con una aliquota che salirà al 10 per mille.

Prelievo su pensioni d'oro - Contributo di solidarietà sulle «pensioni d'oro» del 15%. Il contributo sarà applicato per l'importo eccedente i 200 mila euro.

Imu (Ici): sconto famiglie - Sconto sull'Imu per le famiglie con figli. Si parte dalla detrazione, che rimane, di 200 euro per tutti, che «è maggiorata di euro 50 per ciascun figlio di età non superiore a 26 anni, purché dimorante abitualmente e residente anagraficamente nell'unità immobiliare adibita ad abitazione principale. L'importo complessivo della maggiorazione, al netto della detrazione di base, non può superare un massimo di 400 euro». In sostanza, lo sconto massimo che il Fisco concede sull'abitazione principale sarà pari a 600 euro: 200 euro della detrazione di base e 400 per il numero dei figli a carico.

Attività finanziarie all'estero - E' istituita un'imposta sulle attività finanziarie detenute all'estero da persone fisiche residenti in Italia. L'imposta è dello 0,1 per cento annuo del valore delle attività finanziarie per il biennio 2011-2012 e dello 0,15% a partire dal 2013. Dall'imposta si deduce, fino a concorrenza del suo ammontare, un credito d'imposta pari all'ammontare dell'eventuale imposta patrimoniale versato nello Stato in cui sono detenuti i prodotti e gli strumenti finanziari. Il gettito di cassa previsto, sulla stima di 13,4 miliardi di euro di attività all'estero e con una riduzione prudenziale di un-terzo, è di 8,9 milioni di euro per il 2011 e il 2012 e 13,4 milioni di euro dal 2013.

Pensioni: rivalutate fino a 1400 euro - La rivalutazione automatica delle pensioni è riconosciuta «per l'anno 2012 esclusivamente ai trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a 3 volte il trattamento minimo» (ovvero finao a circa 1400 euro). Per il 2013 invece la soglia saràa più bassa; rivalutazione solo per le pensioni oltre 2 volte il minimo (quindi fino a circa 900 euro).

Età di pensionamento: eccezioni - «In via eccezionale» sarà possibile per «i lavoratori che abbiano maturato un'anzianità contributiva di almeno 35 anni entro il 31 dicembre 2012 i quali avrebbero maturato, prima dell'entrata in vigore del decreto, i requisiti per il trattamento pensionistico entro il 31 dicembre 2012» andare in «pensione anticipata al compimento di un'età anagrafica non inferiore a 64 anni».

Contributi: aumento commercianti fino a 24% - Aumentano i contributi pensionistici per artigiani e commercianti: fino ad arrivare nel 2018 al 24%. L'aumento è dell'1,3% dal 2012 e dopo di 0,45 punti ogni anno fino appunto a raggiungere il 24% a regime. Il testo iniziale prevedeva un'aliquota del 22% a regime.

Liberalizzazioni: protesta delle farmacie - L'ulteriore apertura del mercato dei taxi almeno per ora è stata congelata. Nessun dietrofront, invece, per le farmacie che hanno mal digerito la decisione del governo di liberalizzare la vendita dei farmaci di fascia C distribuiti con ricetta medica anche nelle parafarmacie e nei supermercati . Forse già lunedì potrebbe scattare la serrata dei punti vendita tradizionali. Mentre dai parafarmicisti stanno arrivando in queste ore migliaia di fax a Palazzo Chigi con la richiesta a Monti di «non cedere alla pressione delle lobby».

Dilazioni per i pagamenti a Equitalia - Tra le altre novità in campo delle liberalizzazioni dovrebbe esserci lo slittamento dal 2012 al 2013 di tutte le norme relative, con l'eccezione appunto di quella delle farmacie. Vale a dire l'imposizione di distanze minime per l'apertura di esercizi e il divieto di aprirli in più sedi; la limitazione dell'esercizio di una attività economica ad alcune categorie o il divieto, nei confronti di alcune categorie, di commercializzazione di alcuni prodotti. Un aiuto arriva però per le aziende in crisi: via libera ad un emendamento che allunga di 72 mesi la possibilità di pagare le rate a Equitalia.

Redazione Online

lunedì 12 dicembre 2011

Casta stolta


Ormai non ci si meraviglia più di nulla, se non, forse, della stoltezza dei parlamentari italiani. Due volte stolti, anzi tre. La prima è la più banale: non capiscono che la difesa dei loro privilegi è ormai inaccettabile e che, di questi tempi, non possono sottrarsi a qualche sacrificio. La seconda è la più raffinata: non capiscono che ribellandosi ai tagli alle indennità diventano il bersaglio dello sdegno unanime del Paese, distogliendo l’attenzione da altre misure della manovra, che non sono eque, nè giuste, nè liberali; insomma attizzando l’odio anti-casta fanno un immenso favore al governo di Monti. La terza è strategicamente raffinata: se volessero davvero spiazzare l’opinione pubblica dovrebbero avere il coraggio di dire all’opinione pubblica che l’Unione europea ha di fatto privato gli italiani di gran parte della propria sovranità e che oggi il Parlamento italiano ha poteri non dissimili da quelli di un’assemblea regionale, poichè non può legiferare sugli argomenti di competenza europea ovvero su quasi tutti. Se fossero davvero avveduti dovrebbero denunciare una situazione che, tra governi tecnici alla Monti e trattati europei invasivi e mai suffragati da un voto popolare, porta allo svuotamento della democrazia. Ma i parlamentari italiani non sono saggi, sono stolti. E meritano i pomodori che l’Italia tutta intera, di destra e di sinistra, ha un gran voglia di lanciare su Montecitorio e Palazzo Madama.

Se nessuno li mantiene più...


MILANO — Contrordine: a pagare le conseguenze della crisi non sono i lavoratori immigrati, ma i giovani italiani. Si legge nelle pagine del nuovo rapporto della Fondazione Ismu: l’andamento dell’occupazione complessiva nel nostro Paese nel confronto tra il primo trimestre del 2010 e l’inizio del 2011 ha fatto registrare un aumento di 116 mila unità. «Un risultato positivo ottenuto solo grazie alla componente immigrata», scrivono i ricercatori, cresciuta in un anno del 14 per cento (275 mila in più). Una resistenza alla recessione che è merito soprattutto delle donne, «concentrate nei servizi domestici e di assistenza meno legati agli andamenti ciclici dell’economia».

ITALIANI SENZA LAVORO - Va male invece per gli italiani, soprattutto nelle fasce di età più basse: 160 mila posti in meno nello stesso arco di tempo preso in esame. Tra questi, annota Laura Zanfrini che per l’Ismu ha seguito la ricerca sul lavoro, «sono i giovani a rappresentare le principali vittime», e sono per la prima volta i giovani (due su tre) a considerare l’immigrazione un problema.

NUOVO EQUILIBRIO - I due fenomeni non sono legati: per esser chiari, gli stranieri (ancora soprattutto manodopera non qualificata) non occupano i posti dei ragazzi italiani (con aspettative più «alte» di impiego). Ma sono il risultato, certo, di un andamento complessivo: «In base ai dati del rapporto — scrive ancora la ricercatrice — trova credito l’ipotesi che il mercato del lavoro italiano stia cercando un nuovo equilibrio, ampliando il ricorso a una manodopera straniera a bassa retribuzione, rinunciando a investire sulle giovani generazioni, con effetti preoccupanti per le prospettive di fuoriuscita dalla crisi».

STRANIERI IN FUGA - Nel complesso, però, i nuovi conteggi ribadiscono e accentuano la caduta verticale nella crescita della presenza straniera in Italia: solo 70 mila in più rispetto al primo gennaio 2010 (il totale arriva a 5,4 milioni, irregolari inclusi). Significa che arrivano meno immigrati e sempre di più vanno altrove o rientrano in patria. E questo sì è effetto della crisi. Sulla base dei nuovi dati, il direttore generale dell’Immigrazione e delle Politiche d’integrazione del ministero del Lavoro, Natale Forlani, ha confermato (era già nell’aria e circolavano i primi studi) che il governo si sta orientando per non varare un nuovo decreto flussi nel 2012: «Potrebbe non essere necessario — dice — si possono soddisfare le esigenze del mondo del lavoro con i 300 mila stranieri disoccupati già presenti in Italia e i 40 mila figli di immigrati in cerca di prima occupazione». Il tasso di disoccupazione tra gli stranieri (12,1%) resta comunque più alto di quello che si registra tra gli italiani (8,2%).

Alessandra Coppola

domenica 11 dicembre 2011

Petrolio e fango

Sono mesi che desidero andare a teatro per questo di cui sotto. Non è imminente, ma stavolta prenderò i biglietti anzitempo.

I soldi degli altri...


Gli stessi parlamentari che si apprestano a votare una manovra triennale che porterà le nostre tasse al 45 per cento del reddito non hanno intenzione di votare una sforbiciata ai propri stipendi. C’è una buona ragione per la quale i deputati sono contrari al taglio delle proprie indennità: non possono essere i governi a decidere delle prerogative dei parlamenti. In ricordo degli scudi creati a tutela delle ingerenze dei sovrani, oggi i parlamenti sono immuni dalle norme retributive che possono prevedere i governi. L’impressione è che però questi signori stiano giocando con il fuoco. Si alimenta così un pericoloso scollamento dalla realtà del Paese, che gli stessi parlamentari contribuiscono a dipingere come nera, nerissima.

Cerchiamo di essere chiari. Oggi si chiede a 10 milioni di pensionati di rinunciare all’indicizzazione del proprio assegno, il che equivale a una perdita secca. Si obbligano 2,2 milioni di vecchietti ad aprire un conto corrente, a pagarci sopra un bollo, perché lo Stato ha deciso di non dare più loro pensioni in forma contante. Si allungano di botto i tempi per andare in pensione anche a lavoratori che ne avrebbero avuto diritto nel giro di pochi mesi. Ci si inventa una tassa retroattiva sugli scudi fiscali, che dovevano essere il conto finale e unico delle pendenze con le Finanze. Si aumenta il costo della benzina in un Paese in cui 59 italiani su 100 hanno un auto e l’89 per cento del trasporto commerciale è ancora fatto su gomma. Il che vorrà dire meno reddito disponibile praticamente per ogni italiano e un aumento dei costi dei prodotti finiti. Si decide di reintrodurre la tassa patrimoniale sulla prima casa, cancellata solo pochi anni fa. E lo si fa rendendola ancora più gravosa della vecchia Ici. Si decide di non dare più un’aliquota agevolata a chi affitta la casa e per questa via si ridurrà ancora di più il numero delle locazioni che oggi sono pari solo al 9 per cento del complesso degli immobili dell’intera Italia. Si decide di aumentare le tasse sui redditi. Lo si fa in modo un po’ vigliacco. Non cambiando le aliquote nazionali, ma quelle regionali. E dunque per questa via a pagare saranno i soliti onesti. Si introducono i bolli sui depositi Bot e conti correnti che possono arrivare a 1.200 euro l’anno.Si spiano i movimenti bancari di tutti gli italiani.

Insomma, è chiara l’antifona. Pagheremo tutti e pagheremo caro. Con scarsa, scarsissima attenzione alle libertà personali, al diritto di proprietà, alle questioni formali, che i deputati invece considerano così importanti quando si tratta degli affari loro. Gli italiani avranno tasse retroattive, tagli retroattivi, accise sulla benzina in vigore da ieri, doppia imposizione sul risparmio (bolli e cedolari) che è già stato più che tassato quando era reddito e gabelle sulla casa dall’incostituzionale sapore espropriativo. E i parlamentari che ci raccontano? Che c’èl’autonomia delle Camere, che la politica ha un costo, che l’antipolitica è pericolosa. È tutto vero. E non si ha voglia di fare i pierini. Però manco essere presi per fessi. Quando un Parlamento chiede lacrime e sangue ai cittadini (è così presidente Monti, nonostante le sue improvvide smentite) deve quanto meno adottare la stessa misura a se stesso. Non è una questione di sobrietà (termine oggi molto in voga), ma di esempio e di sopravvivenza. Se è vero che l’Italia rischia il default e dunque i cittadini debbono diventare più poveri ( è ciò che avverrà con la gragnuola di tasse che dovremo pagare) non è tollerabile il balletto ipocrita dei propri rappresentanti.

Il rischio che si corre è che l’antipolitica non si fermi. Oggi questa eventualità è molto più pericolosa per il nostro sistema politico di quanto lo sia la presunta violazione delle proprie prerogative istituzionali. Così facendo i nostri parlamentari alimentano il mostro dell’antipolitica, delle proteste di piazza, del qualunquismo più sciatto. Devono fare i sacrifici per salvarsi e salvarci. Quando un governo dall’oggi al domani cambia le carte in tavola per l’età di pensionamento (e bene ha fatto) non può pensare di aspettare i risultati di una commissione per decidere la propria riduzione dello stipendio: lo faccia e basta. Se non ama il decreto del governo (e ripetiamo che dal punto di vista formale ha ragione da vendere) decida lei quanto autoridursi l’appannaggio. Ma non tergiversi, così come non ha perso tempo quando si è trattato di tassare gli italiani. Il rischio che i nostri politici corrono è che continuando così non possano più mettere la faccia fuori di casa o dal Parlamento e che il governo dei tecnici diventi agli occhi dell’opinione pubblica l’unica salvezza di questo Paese. Dio ce ne scampi. Faremmo qualche migliaio di anni di passi indietro. Roma val bene la riduzione di una paga.

sabato 10 dicembre 2011

Facce come culi

Eccole qua, le facce come il culo di montecitorio. Quando c'è da aumentarsi gli stipendi, tutti tacciono anche se gli aumenti vengono decisi e votati durante le notti (magari estive o natalizie) come i ladri, sono tutti daccordo e votano a favore. Quando c'è da diminuirsi gli stipendi, sono tutti comunque daccordo a non toccare niente e volano gli stracci. Perchè tanto c'è sempre qualcuno che per legge deve mantenerli a costi altissimi.


Tira una brutta aria, sia a Montecitorio sia a Palazzo Madama. Il premier Mario Monti intende mettere mano agli stipendi dei parlamentari: una sforbiciatina da 5mila euro a politico per equiparare gli stipendi di casa nostra a quelli percepiti in tutto il Vecchio Continente. Previsto all'interno della manovra economica licenziata dal Cdm, l'emendamento già ribattezzato "taglia-stipendi" scatterebbe per decreto qualora la commissione guidata dal presidente dell'Istat Enrico Giovannini non riesca a depositare il previsto studio di comparazione entro fine anno. Ma il parlamento non rimane certo con le mani in mano. E già valuta l'ipotesi di presentare un emendamento per modificare la norma.

La norma, contenuta nel decreto "salva Italia" licenziato dal premier Mario Monti, prevede la riduzione - già a partire da gennaio - delle indennità ai parlamentari equiparandole a quelle percepite dai politici negli altri Paesi dell'Eurozona. Una presa di posizione che, a detta del Tgcom, non piace affatto ai nostri politici. Da Montecitorio e da Palazzo Madama fanno sapere che la norma violerebbe "l'autonomia del Parlamento". Lo stesso Dini va a riesumare una indagine disposta dall’Europarlamento due anni fa: la ricerca serviva a fissare la retribuzione degli eurodeputati come risultante dalla media delle retribuzioni dei parlamentari dei singoli Paesi. In realtà, in una intervista all’Adnkronos il presidente della commissione Esteri del Senato, Lamberto Dini, ha spiegato che "le retribuzioni onnicomprensive nette (quindi non solo l’indennità, ma anche la diaria e i compensi accessori) sono già oggi, anche in virtù delle riduzioni già decise nei mesi scorsi, al di sotto della media delle analoghe retribuzioni dei colleghi europei".

Per il parlamentare del pdl, insomma, questo dovrebbe già bastare. Secondo i numeri riportati da Repubblica, l'indennità di un deputato ammonta a oltre 11.700 euro, cifra calcolata al netto della diaria. Si tratta di circa 6mila euro in meno (per essere precisi 5.339 euro) rispetto alla media delle retribuzioni percepite nel Vecchio Continente. A questi numeri il governo Monti sta guardando come modello al fine di riuscire a tagliare i costi del parlamento. La prima bocciatura ai tagli è stata decisa dalla commissione Affari costituzionali che ha espresso parere negativo sul settimo comma dell'articolo 23. Stesso copione anche a Palazzo Madama. "Quell'intervento, giusto nel merito, lede l'autonomia del parlamento", ha spiegato il senatore questore Benedetto Adragna. In realtà, l'emendamento potrebbe avere vita breve. Nei prossimi giorni potrebbe, infatti, essere presentato un altro emendamento dai relatori o dal governo per modificare la norma del provvedimento. Uno dei due relatori, il democratico Pier Paolo Baretta, ha spiegato che "la Commissione Giovannini deve finire il suo lavoro ed è il Parlamento che dovrà recepirne i risultati. Non deve essere il governo a decidere per decreto". Ad ogni modo, il presidente della Camera Gianfranco Fini ha escluso che da parte del parlamento ci possa essere "un’azione dilatoria o di contrasto".

venerdì 9 dicembre 2011

Notizie

Gli alti prelati sono disposti a discutere sull'ici ma decideranno loro sul dove accettarla. Noi, poveri idioti, non abbiamo potuto discutere e dobbiamo pagare. Passera ci dice che l'italia deve mantenere le grandi aziende... e quelle piccole che danno lavoro a migliaia di persone? Quelle non contano... Bankitalia ci dice che il prossimo anno, la pressione fiscale salirà al 45% e la crescita, con la manovra impressionante degli illuminati Bocconiani, sarà pressochè nulla. Intanto, la strabiliante Ue, ci dicono si sia spaccata e vada a 2 velocità. Non si può pretendere di riesumare e tenere in vita un cadavere nato già morto... E qui, da Nessie, dopo il metterci continuamente le mani nelle tasche, ora le mani le mettono direttamente nelle nostre case e non solo.

Inoltre, oggi sono stata in banca con mio padre. Lui è possessore di un libretto al portatore. Ecco, il libretto al portatore ora lo si può usare solo se la cifra depositata non supera i mille euro. Se la cifra supera i mille euro, bisogna aprirne uno nuovo oppure, fare un libretto nominativo.