giovedì 8 dicembre 2011

Gli illuminati incapaci...

... se la politica era incapace, ora ad essere incapaci sono gli illuminati bocconiani che nessun cittadino italiano ha votato.


La tassa sui capitali scudati? "Potrebbe non trovare applicazione sul complesso dei capitali già emersi". Parola del Servizio studi del dipartimento bilancio della Camera che specifica: "Pur considerando la quantificazione del gettito potenziale coerente con i dati disponibili sui capitali finora emersi per l’effetto della normativa vigente, l’applicazione dell’imposta straordinaria prevista dall norma in esame potrebbe non trovare applicazione sul complesso dei capitali già emersi. Tale situazione potrebbe verificarsi nel caso in cui il contribuente scudato ha investito i capitali emersi in altre attività finanziarie ovvero ha spostato la sua posizione presso un altro intermediario. In tale ultimo caso, in cui il vecchio intermediario non ha la provvista e il nuovo non ha la dichiarazione riservata, non appare chiaro quale debba essere il sostituto d’imposta".

I tecnici rilevano in aggiunta che l’entrata prevista "sembrerebbe assumere carattere di una tantum, andrebbe pertanto acquisito un chiarimento del governo sui possibili effetti in termini di indebitamento netto strutturale". Infine, con riferimento all’obbligo per gli intermediari a segnalare all’Agenzia delle Entrate i contribuenti nei confronti dei quali non è stata applicata e versata l’imposta a causa dell’intervenuta cessazione del rapporto di deposito o per non aver ricevuto la provvista, gli esperti di Montecitorio evidenziano "la necessità di acquisire chiarimenti circa la compatibilità di tale segnalazione con la garanzia di anonimato delle dichiarazioni di emersione delle attività da parte degli intermediari nei confronti dell’amministrazione finanziaria prevista dalla normativa vigente al fine di escludere effetti pregiudizievoli sulle maggiori entrate ascritte alla norma in esame".

E i tecnici hanno anche avvisato Monti ed espresso dubbi sul tema delle entrate derivanti dalle dismissioni immobiliari che costituiscono "ai fini del saldo dell’indebitamento netto entrate una-tantum" e il loro impiego "sia pur parziale, per finalità di spesa" potrebbe determinare "effetti negativi sul saldo dell’indebitamento netto strutturale". Per tali motivi, i tecnici della Camera spiegano: "Andrebbe inoltre chiarito come i procedimenti di valorizzazione previsti dall’articolo in esame si coordino con le disposizioni riguardanti l’attuazione del federalismo demaniale". Infine, secondo i tecnici, "non viene infine esplicitato in quale misura sia prevista la destinazione delle risorse derivanti dalla dismissione e valorizzazione del patrimonio immobiliare alla finalità di riduzione del debito pubblico".

mercoledì 7 dicembre 2011

La manovra impressionante...


Come spiega Franco Bechis in un articolo su Libero in edicola oggi, mercoledì 7 dicembre, la nuova Ici punisce i negozianti e i proprietari privati di immobile, ma grazia le banche: il governo dei banchieri di Mario Monti ci ha riservato l'ennesima sorpresa a favore degli istituti di credito (tra tracciabilità dei pagamenti, conti correnti obbligatori e altre agevolazioni). E così, per le abitazioni popolari e le botteghe, la manovra prevede una rivalutazione delle rendite catastali del 60 e del 61 per cento. Per le banche e le assicurazioni la rivalutazione delle rendite degli immobili si limita a un ben più generoso 20 per cento. Perché? Il direttore di Libero, Maurizio Belpietro, ospite alla puntata di Ballarò di martedì 6 dicembre, incalza il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, su questi ed altri punti. Belpietro, per esempio, chiede perché oltre al favore fatto alle banche sugli immobili, la Chiesa continui a essere esente dal pagamento del super-balzello sul mattone. Le risposte di Catricalà? Balbettii e mezze frasi: poco, poco convincente. Fino a che, a un certo punto, messo all'angolo anche dall'ex ministro degli Interni, Roberto Maroni, è costretto ad ammettere: "La verità è che non abbiamo avuto il tempo di pensarci...". Se questi sono i risultati che il governo dei secchioni porterà in dote all'Italia siamo messi bene...


martedì 6 dicembre 2011

L'ipocrita

Ripetiamo, Monti ci dice che: "I mercati? Bestie feroci da domare"... bella frase d'effetto. Peccato che lui è quello che sta dalla parte dei mercati... e del potere bancario. Lui che da ipocrita dice che rinuncia allo stipendio di premier (che equivale a 12,000 euro) ma non rinuncia al resto, tassa i soliti tassati e tartassati perchè, prima o poi, capiranno. Già, capiranno che gli italiani sono al cospetto delle banche sue amiche.


MILANO - Per niente tecnico e persino un po' sentimentale: Mario Monti ha molte cose da chiarire agli italiani chiamati a sacrifici senza precedenti dalla manovra appena varata dal governo d'emergenza. «Sono qui per spiegare, non sono qui per far piacere a lei» è la premessa all'intervista e anche la stoccata al conduttore Bruno Vespa, mattatore di quel salotto tv anche detto la «terza Camera» per le ripetute ospitate di Silvio Berlusconi che tra quelle poltrone bianche firmò addirittura il «contratto con gli italiani».  Ai cittadini oggi in ansia da default, il presidente del Consiglio conferma che alla manovra non c'erano alternative: «Ho invitato tutti a considerare che questa operazione di rigore, equità e crescita chiedeva sacrifici. Ma l'alternativa non era quella di andare avanti come niente fosse ma quella di correre il rischio che lo Stato non potesse pagare stipendi e pensioni. Le proteste sono giustificate, ma i cittadini italiani capiranno». Di seguito una sintesi dei principali temi trattati nel primo intervento tv del premier, che non declina una domanda sulle donne della sua vita, la madre e la moglie.

MERCATI - «I mercati sono una bestia feroce e oggi sono imbizzarriti: noi li dobbiamo domare. Lavoriamo per i cittadini e non per i mercati, ma dobbiamo tenerne conto perchè il loro funzionamento è essenziale senza però doversi inginocchiare». Ma chi è l'uomo nero? Chiede Vespa. «Non è uomo nero, magari è uomo giallo inteso come i cinesi, o uomo bianco come gli investitori canadesi. Chi può gestire i beni sulla scacchiera mondiale può usufruire dei piccoli errori dei Paesi, ma ci sono anche gli speculatori. Noi dobbiamo domare i mercati».

FAMIGLIA - Il presidente del Consiglio respinge le critiche, avanzate per lo più dal mondo cattolico, di aver trascurato le istanze della famiglia. «Non è vero - dice - ci siamo occupati di donne e di giovani che sono elementi fondamentali della famiglia e della società. E anche se "sgravi" non è una parola che va molto di moda di questi tempi, c'è l'allegerimento del carico fiscale sul lavoro attraverso l'Irap per le imprese che assumono donne e giovani a tempo indeterminato: non diamo premio fiscale per il precariato».

CASA- «La prima casa è importante per la vita dei cittadini ma è anche qualcosa che consuma risorse pubbliche: ci vogliono infrastrutture intorno alle case, le città costano. In tutti i paesi anche la prima casa contribuisce al mantenimento dei servizi pubblici» dice Monti per motivare la reitroduzione dell'Ici sulla prima casa.

PENSIONI - «Capisco il disorientamento dei pensionati ma la spesa italiana è squilibrata sulle pensioni e equità è anche quella verso generazioni future. Non è un tema astratto ma in passato la politica per motivi di consenso ha soddifatto tutti caricando il debito sui giovani» dice.

SVILUPPO - «Le prossime iniziative riguarderanno lo sviluppo, le liberalizzazioni, misure che non chiedono sacrifici ma modificano la struttura per togliere ingessature all'economia italiana» assicura Monti.

EUROPA - Dopo una manovra che ha permesso al paese di «non deragliare dai binari» occorre che anche «le politiche economiche europee facciano i loro progressi. L'area dell'euro, insomma, deve essere ripensata rapidamente. La Ue spalanchi gli occhi, i mercati spalanchino gli occhi per guardare a quello che ha fatto l'Italia. E lo ha fatto per se stessa oltre che per le esigenze europee» ridando al paese «titolo per partecipare da protagonista e non da osservatore ai vertici internazionali».

POPOLARITA' - Secondo un sondaggio di Renato Mannheimer il presidente del Consiglio ha perso nove punti nei sondaggi sulla popolarità dopo il varo della manovra, passando dal 73% al 64% «Solo 9 punti? Allora dovevo farla più dura...» ironizza lui.

MINISTRI - «Sono molto orgoglioso di avere in questa piccola squadra ministri che per ora sono apparsi poco, ma che presto avremo modo di far apprezzare ai cittadini nelle loro qualità»

EQUILIBRISMO - «Il mio Governo è in una situazione in cui deve fare, rispetto al mondo politico parlamentare, un equilibrismo. Ma lo faccio molto volentieri e credo ci riusciremo. Metà del parlamento vuole una continuità rispetto al governo Berlusconi, l'altra metà una discontinuità». Sul fronte della continuità, Monti assicura il rispetto degli «impegni che il presidente Berlusconi ha preso, molto responsabilmente, nei confronti dell'Ue; la discontinuità cerchiamo di metterla nel dare più accento sociale e nel tirare fuori l'Italia da questo guaio».

LA FRASE «Quando ieri sono andato alla camera e in senato a spiegare le nostre decisioni un senatore ha usato, rivolgendosi direttamente a me nell'Aula, l'espressione che mi ha colpito: "A lei abbiamo chiesto di salire su un treno in corsa che stava per deragliare". Credo sia stato mio dovere fare quello che con l'appoggio grandissimo dei miei ministri abbiamo fatto».

LE DONNE - «Le donne nella mia famiglia hanno un rapporto particolare con la politica. Il motto di mia madre era: alla larga dalla politica. Io sono stato fedele a quel motto, poi la politica è venuta a me. O la tecnica, perchè il mio è un governo tecnico». «Mia moglie mi ha molto incoraggiato, quando ottenni la nomina a Commissario europeo, ad accettare sostenendo che era meglio andare da Milano a Bruxelles, fare questa esperienza in Europa, perchè prima o poi mi avrebbero chiamato a Roma. Ora mia moglie fa la sua parte nel sostenermi, anche se non credo sia molto contenta degli orari che faccio e faccio fare ai miei colleghi».

Paola Pica

Life on mars

Al servizio delle banche

Prima qui. "Con Berlusconi anche l'antiberlusconismo sta passando a miglior vita. Ora il volto del vero nemico è finalmente più distinguibile. Il nemico è il capitalismo finanziario, quello che chiamiamo anche capitalismo casinò, i cui agenti fondamentali nel nostro Paese sono proprio quelli che hanno preso i palazzi del potere, certo senza sparare un colpo, ma anche senza prendere un voto".

Caro Monti, sia gentile, non ci prenda in giro di Marcello Foa

Sta andando tutto secondo programma. Hanno presentato la manovra, lacrime e sangue, ma con un enorme difetto di fondo: soddisfa i mercati finanziari nel breve periodo, ma crea le premesse per una nuova voragine nel medio periodo. Tassare in modo massiccio e iniquo, come sta facendo Monti, significa causare una forte contrazione dei consumi che farà sprofondare l’Italia nella recessione, secondo questo schema: più tasse meno consumi, meno consumi più disoccupazione, più disoccupazione più spese sociali, dunque meno introiti Irpef, minor gettito Iva, il che significa nuovi imprevisti buchi di bilancio che vanificheranno in parte l’attuale megamanovra. Il film successivo lo conosciamo, avendolo già visto in altri Paesi: nuove turbolenze sui mercati, speculazione all’attacco, nuova emergenza finanziaria, nuove tasse per salvare l’euro e l’Italia dal fallimento, recessione ancor più profonda.

La manovra Monti non contempla misure per lo sviluppo, se non cosmetiche; non agevola la piccola e media impresa; accenuta l’invadenza dello Stato nella vita privata dei cittadini e, soprattutto, è profondamente iniqua, poiché non premia i comuni e gli enti pubblici virtuosi, non punisce quelli che sprecano risorse. Prevale ancora una volta la logica dei tagli lineari e delle situazioni acquisite, del “chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato” e guai a toccare certi privilegi. Correggere gli sprechi al Sud? Tagliare le spese inutili? Sfidare davvero la criminalità organizzata che nel Meridione lucra su queste inefficienze? Non sia mai, non è roba da tecnici… Meglio colpire i soliti. Questa riforma non è giusta, nè liberale e, in fondo, non si differenzia molto, nello spirito, da quelle precedenti. Anzi, su un punto si distingue: appare molto più ipocrita. Le lacrime della Fornero hanno commosso tante mamme rendendo più umana la manovra e meno spietati i suoi autori. Non dubito delle intenzioni del ministro ed è probabile che abbia davvero avuto un momento di debolezza; ma è uno straordinario colpo mediatico, degno del miglior spin doctor.

Spin doctor che quasi certamente sono dietro l’altro straordinario colpo mediatico messo a segno da Mister Monti, il quale ha rinunciato allo stipendio da premier. Bravo, bravissimo, quasi un martire. A condizione, però, che ci dica quale pensione prende dallo Stato italiano, se ne prende una dalla Commissione europea, di quale compenso ha beneficiato fino al mese scorso come presidente della Bocconi e soprattutto che ci dica quanto ha guadagnato in questi anni come consulente di Goldman Sachs e di Moody’s e della Coca Cola. Qualcosa mi dice che il sobrio, compassato, umilissimo Mario Monti proprio alla fame non sia. Il che non mi scandalizza di certo; però se si fanno certi gesti sarebbe auspicabile che fossero trasparenti fino in fondo e che gli italiani sapessero tutta ma proprio tutta la verità. Altrimenti qualcuno potrebbe pensare che lei ci stia prenendo in giro e che le sue intenzioni non siano così disinteressate e, forse, a giudicare bene, nemmeno così patriottiche. O sbaglio?

Santo Riccardi

''La situazione dei rom e' uno degli indicatori della soglia della democrazia di un Paese - ha concluso Riccardi - non vorrei che in una situazione cosi' difficile in cui versa oggi il nostro Paese, le tensioni della nostra societa' si scaricassero sui rom, e sugli emarginati degli emarginati". Un vero genio... ma lo sa che ci sono famiglie italiane che stanno molto molto peggio dei rom? I rom sono ricchissimi e non pagano una lira di tasse... altro che scontro sociale succederà se questo buonuomo al governo regalerà le case ai rom. 


(ASCA) - Roma, 6 dic - Per i rom e i sinti serve una strategia nazionale che punti sull'integrazione, a partire da due capisaldi: l'istruzione e la casa, con il superamento dei 'campi'. Lo ha detto il ministro dell'Integrazione e della cooperazione internazionale, Andrea Riccardi. Intervenendo a un convegno su rom e sinti in corso al Senato, il ministro ha posto in rilievo il fatto che ''i rom sono il 2% delle popolazione europea, ma sono e sono stati l'avanguardia di quello di cui tanto si discute oggi, dell'europeismo. Sono un popolo senza nazionalismo, presentando agli europei la loro difficile diversita'''. ''Come storico - ha quindi proseguito Riccardi - dico che non si puo' dimenticare che i rom hanno pagato un prezzo altissimo e dobbiamo riconoscere loro lo status di discendenti della generazione dell'olocausto, una responsabilita' primaria del nazismo, certo, ma affiacata da troppe complicita'. Si tratta, quest'ultima, di una irrimediabile dimenticanza''.

''Come europeo - ha proseguito il ministro - non si puo' dimenticare il loro europeismo. Come italiano devo dire che qualche volta mi sono vergognato della condizione rom nel nostro Paese. Dobbiamo agire per il superamento dei campi, perche' i rom e i sinti possano inserirsi nel tessuto italiano. I rom sono una minoranza ristretta sparsa sul territorio nazionale su cui e' possibile agire''. Per Riccardi bisogna ''elaborare una strategia nazionale su rom, sinti e comminanti sulla base del Rapporto messo a punto dalla commissione per i Diritti umani, presieduta dal senatore Pietro Marcenaro. Il nostro Paese ha bisogno di entrare in una stagione politica diversa in cui prevalga il senso delle cose e della realta'''.

Per Riccardi i punti fondamentali della strategia sono l'istruzione, anche con l'incremento delle borse di studio per la frequenza scolastica, cosi' difficile in un popolo migrante, e la casa, per cui serve ''un intervento decisivo''. ''La situazione dei rom e' uno degli indicatori della soglia della democrazia di un Paese - ha concluso Riccardi - non vorrei che in una situazione cosi' difficile in cui versa oggi il nostro Paese, le tensioni della nostra societa' si scaricassero sui rom, e sugli emarginati degli emarginati. Non dobbiamo mai giungere a dire 'non abbiamo tempo, ci sono cose piu' importanti'''.

Avvelenatori professionisti


Bocciato il cioccolato puro italiano, quello vero e genuino, quello buono, quello fatto di solo cacao. Promosso invece, e a pieni voti, il formaggio senza latte che arriva dall'est. Uno scherzo? Un controsenso? No, è soltanto lo strano modo usato dall'Unione Europea per difendere i prodotti orginali. Dunque, per Bruxelles si può fare il formaggio con la caseina o con altri ingredienti posticci. E si può, stando alle normative comunitarie ribadite da varie sentenze, anche alzare artificialmente il livello di alcol del vino con lo zucchero e invecchiarlo con pezzi di legno o di segatura al posto della classica maturazione in botti di rovere. Di più: si arriva all'assurdo di permettere la circolazione del vino senza vino, cioè senza uva, con i ribes e i lamponi che sostituiscono i grappoli. Ma per il nostro cioccolato non si può scrivere «puro» sull'etichetta.

«É l'evidente dimostrazione di un comportamento contraddittorio che spesso mette in difficoltà i prodotti del Made in Italy, provocando un grave danno economico», afferma la Coldiretti, che non ha preso molto bene la lettera di messa in mora inviata dalla Commissione europea. La Ue diffida infatti i produttori italiani a continuare a utilizzare sulle tavolette la denominazione 'cioccolato puro': si violerebbe il diritto europeo, come indicato nella sentenza contro l'Italia della Corte di giustizia del 25 novembre 2010. Quella scritta serviva per differenziare il cioccolato vero, a base di solo burro di cacao, dagli alimenti che contengono grassi vegetali come succedanei. Ma non si può più usare.

A subire gli effetti delle normative comunitarie sono stati numerosi altri prodotti e, a loro insaputa, molti consumatori. Per effetto della normativa comunitaria e nazionale è già Oltre al vino e al latte finti, sugli scaffali dei supermercati girano con il visto Ue pure le aranciate con solo il 12 per cento di succo di agrumi. Che dire poi dell'indicazione di origine, obbigatoria per la carne bovina ma non per quella di maiale, per la frutta fresca ma non per quella trasformata, per il latte fresco ma non per quello a lunga conservazione e per i formaggi? Mistero europeo.

domenica 4 dicembre 2011

Pateticismi


Qui. Ma nel frattempo, qui si continua ad andare avanti di leccaculismo. Il fatto è che non dovrebbe essere la tizia di cui sopra a piangere. Sono altri che piangeranno e non saranno politici o tecnici di governo a farlo... ripeto, mi piacerebbe vederla ad oltre 60 anni in una catena di montaggio o a pulire i cessi della sua università per prendere infine una miserissima pensione, non arrivare a fine mese e chiedere aiuto strisciando ad altri.  Poi...
... aggiungo anche un mavaffanculo vah.

Manovra economica


ROMA - «Mandato di corta durata e severo impegno», esordisce così il presidente del Consiglio, Mario Monti, nella conferenza stampa illustrativa della manovra finanziaria. «Colpa del debito pubblico è degli italiani e il rischio è di compromettere quanto fatto in 60 anni», ha spiegato annunciando le misure di emergenza per rispondere alle tensioni sul debito. L'incontro con i giornalisti è avvenuta dopo tre ore di riunione del consiglio dei ministri che ha approvato il decreto correttivo dei conti pubblici (in un unico pacchetto). «Abbiamo elaborato una manovra che riteniamo equa e giusta, con la cura nella distribuzione dei sacrifici», ha aggiunto.

COSTI DELLA POLITICA - «Ispireremo le nostre dichiarazioni patrimoniali, dichiarando per interi i nostri possedimenti anche in fondi d'investimento, azioni e obbligazioni», ha detto Monti. Via le giunte provinciali e riduzione del numero dei consiglieri regionali. Riduzione del numero dei membri delle 8 authority (da 50 a 28 membri).

LA MANOVRA - «Fiscalità non punitiva per le piccole imprese, ma allargheremo la base imponibile - ha proseguito Monti -. L'estensione dell'imposta bollo anche titoli ed altri prodotti finanziari. E imposta dell'1,5% sui capitali rientrati con lo scudo fiscale». Il tutto orientato alla misura del riequilibrio fiscale per sostenere la crescita economica.

LE IPOTESI

ALIQUOTA IRPEF - Il primo intervento della manovra è sull'Irpef. L'aliquota Irpef del 43% viene incrementata di 3 punti percentuali, al 46%, fino al 2014 secondo quanto si legge nella bozza del provvedimento.

PENSIONI- Intanto il governo nella manovra ha previsto tutta una serie di provvedimenti volti a riformare la previdenza, primo tra tutti l'estensione del metodo contributivo pro rata per il calcolo della pensione per tutti, come ha annunciato nel corso della riunione con le parti sociali il ministro del Welfare, Elsa Fornero. «Aboliremo le finestre di uscita per le pensioni. Sono un bizantinismo inutile» ha poi aggiunto Fornero. È in arrivo invece una fascia di flessibilità per l'uscita verso la pensione con assegni più bassi per chi esce prima. La pensione di anzianità a qualsiasi età si raggiungerà soltanto avendo almeno 42 anni di contributi per gli uomini e 41 per le donne. La convergenza invece tra uomini e donne per l'età di vecchiaia a 66 anni (che per gli uomini è prevista fin dal 2012) sarà raggiunta nel 2018. Tuttavia le donne dipendenti del settore privato andranno in pensione di vecchiaia a partire da 63 anni già nel 2012. Si tratta di uno scalino di 3 anni, nel 2011 andavano infatti a 60 anni. Sarà flessibile successivamente come detto, la scelta delle pensioni nel settore privato da un'età minima di 63 anni a 70 per le donne e da 66 a 70 per gli uomini, calibrata su incentivi per chi resta e disincentivi per chi va via prima. Il blocco della rivalutazione rispetto all'inflazione per le pensioni di importo superiore al minimo (467 euro) varrà per il 2012 e il 2013. Per le pensioni tra i 467 e i 935 euro ci sarà una rivalutazione del 50% rispetto all'inflazione. Le minime avranno la perequazione totale. Ma chi ha maturato entro il 31 dicembre i requisiti di età e di anzianità contributiva previsti dalla normativa vigente, prima della data di entrata in vigore della manovra, potrà accedere alla prestazione pensionistica con il vecchio sistema e potrà chiedere all'ente di appartenenza la certificazione di questo diritto.

SVILUPPO - Il ministro per lo Sviluppo Corrado Passera ha invece annunciato interventi sull'Irap, che sarà defiscalizzata sulla parte attinente al costo del lavoro, e il supporto alle banche per il sostegno al credito delle Pmi. «L'obiettivo - avrebbe detto Passera secondo quanto riferito - è favorire la patrimonializzazione delle imprese (con premi agli imprenditori che mettono capitale nelle imprese). Sono previsti interventi sull'Irap. Dobbiamo inoltre concentrare le risorse sul fondo Pmi e supportiamo le banche per il sostegno al credito a Pmi». «La componente crescita è altrettanto importante del rigore», è la filosofia illustrata da Passera, che ha anche annunciato «misure per il risparmio energetico» e «un nuovo Ice». «Comprendo il disagio di molti cittadini di fronte ai sacrifici da affrontare, ma la catastrofe incombe, e va evitata, anche se costa» aggiunge poi su Twitter il ministro Passera.

LO STATO E LE BANCHE - La garanzia dello Stato sulle passività delle banche italiane e sulle loro obbligazioni per gli istituti di credito che ne faranno richiesta previo vaglio della Banca d'Italia. Tale garanzia avrà validità per un periodo compreso tra 3 mesi e cinque anni per le passività e a sette anni per le obbligazioni bancarie di nuova emissione. Questa una delle principali novità messe in campo dal governo allo scopo di fronteggiare eventuali difficoltà delle banche tricolori.

LIBERALIZZAZIONI - Via libera anche alla liberalizzazione dei farmaci di fascia C, quelli a pagamento, che potranno essere venduti anche nelle parafarmacie ma «nell'ambito di un apposito reparto delimitato, rispetto al resto dell'area commerciale, da strutture in grado di garantire l'inaccessibilità ai farmaci da parte del pubblico e del personale non addetto, negli orari sia di apertura al pubblico che di chiusura». «Le condizioni contrattuali e le prassi commerciali adottate dalle imprese di produzione o di distribuzione dei farmaci, che si risolvono in una ingiustificata discriminazione tra farmacie e parafarmacie quanto ai tempi, alle condizioni, alle quantità ed ai prezzi di fornitura, costituiscono - si legge nella bozza di decreto del Consiglio dei ministri - casi di pratica commerciale sleale ai fini dell'applicazione delle vigenti disposizioni in materia».

IMU - Un altro fronte di intervento della manovra è quello relativo all'Imu (l'ex Ici). Dal ritorno dell'Ici e dalle rivalutazioni catastali previsti dalla manovra, arriveranno 10-12 miliardi nessuno dei quali però andrà ai comuni. L'imposta municipale riguarderà anche «l'abitazione principale e le pertinenze della stessa»: l'aliquota ordinaria è dello 0,76%, mentre per l'abitazione principale è ridotta allo 0,4%. E poi altre misure: «Interventi su beni di lusso (barche aerei auto) che affiancano l'Imu andranno a comporre in futuro la tassa Patrimoniale»; «taglio lineare su deduzioni fiscali per famiglie per 22 miliardi o intervento su Iva»; «previsto un ulteriore aumento dell'Iva del 2% per un importo di 16 miliardi», sempre per far fronte alla riforma fiscale nel 2013.

TAGLI A ENTI LOCALI - Ammonterebbero invece a cinque miliardi i tagli che il governo si appresterebbe a fare nei confronti delle regioni e degli enti locali. È quanto avrebbe riferito ai presidenti di Regione e ai sindaci, sempre il ministro Giarda. In particolare la manovra prevederebbe tagli di un miliardo e 400 milioni per i comuni, di 500 milioni per le province e di poco più di 3 miliardi per le Regioni. Per quanto riguarda i comuni, i minori tagli sarebbero commisurati all'imponibile Imu (Imposta municipale unica, l'ex Ici). Per quanto riguarda invece le province, starebbe a loro decidere come suddividere il taglio da 500 milioni. Il governo ha però accolto la richiesta delle Regioni di destinare una parte delle accise sui carburanti al trasporto pubblico locale in modo da ridurre i tagli sui trasporti.

ESENZIONI - Tutte le agevolazioni fiscali e i benefici assistenziali saranno soggetti all'Isee, l'indicatore della situazione economica equivalente, e oltre una certa soglia di reddito non saranno più concessi. Sarà previsto un decreto di natura non regolamentare del presidente del Consiglio dei ministri da emanare previo parere delle commissioni parlamentari competenti entro il 31 maggio 2012 a stabilire la revisione delle modalità di determinazione dell'Isee. A rischio assegni per gli asili nido, esenzioni per la tassa universitaria e altri tipi di regimi agevolati. I risparmi derivanti dalla misura saranno riassegnati al fondo per le politiche sociali per essere destinati a interventi a favore di famiglie numerose, di donne e di giovani.

TRACCIABILITA' - Nella bozza allo studio del Consiglio dei Ministri anche l'abbassamento della soglia di tracciabilità delle transazioni fissata - sembra - a mille euro.

ADDIZIONALE IRPEF REGIONALE - Per le regioni poi è previsto dalla manovra un aumento dell'aliquota addizionale Irpef dallo 0,9% all'1,23%. Ci sarebbe in ogni caso un'opzione, rivolta a chi riduce la spesa sanitaria, di applicare l'aumento solo parzialmente ma indicando qual è il risparmio prodotto dalla riduzione.

BOLLI - Un intervento sui patrimoni è previsto invece sicuramente tramite il riaggiustamento dei bolli che si applicano sui conto coLo ha detto sempre il ministro Giarda.

AUTHORITY - Scure sul numero dei componenti di Consob, Antitrust e Agcom. Nel dettaglio, il numero dei componenti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni è ridotto da otto a quattro, escluso il presidente; quello dell'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture è ridotto da sette a cinque, compreso il presidente. Quello dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas è ridotto da cinque a tre, compreso il presidente, coma anche quello dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato (Antitrust) e quello della Commissione nazionale per la società e la borsa (Consob). E anche l'Agenzia nazionale per la regolazione e la vigilanza in materia di acqua, l'Agenzia per la sicurezza nucleare e l'Agenzia nazionale di regolamentazione del settore postale vengono soppresse e accorpati i primi due all'Autorità per l'energia elettrica e il gas e il terzo all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

Performance impressionante

Re Giorgio che si riempiva (e lo fa tuttora) la bocca con la "Costituzione", ha progettato e concertato un colpo di stato a tutti gli effetti. Calpestando quella sua amata costituzione. In culo agli italiani. Re Giorgio è solo un vile traditore della patria.


Piovono encomi per Giorgio Napolitano. Elogiare l'operato del capo dello Stato sembra diventato uno sport nazionale. I giornali progressisti e i politici di centrosinistra da giorni lodano il ruolo di Napolitano. Dopo essere stato definito l'uomo dell'anno dalla rivista Wired, dedicata al mondo della tecnologia e rivolta a un popolo giovanile, adesso i complimenti giungono da oltreoceano. A farli è il New York Times. Che ha dedicato il suo ritratto del sabato proprio al presidente della Repubblica. Per il quotidiano americano più che capo dello Stato, Napolitano è diventato "Re Giorgio". Quali sono i meriti riconosciuti al monarca? "Ha orchestrato uno dei più complessi trasferimenti politici dell’Italia del dopoguerra" ed è stato "un garante chiave della stabilità politica in tempi instabili". Insomma, secondo il quotidiano americano, l'86enne ex comunista ha realizzato "una performance tanto più impressionante dato che la presidenza italiana è largamente simbolica, senza poteri esecutivi", ma nonostante ciò Napolitano "ha spinto questo ruolo fino ai limiti" diventando un "power broker". Su questo punto in effetti il giornale colpisce nel segno, visto che spesso il capo dello Stato è stato accusato di aver abusato del suo ruolo e di non aver optato per soluzioni diverse: dalla scelta di un altro leader politico capace di formare un nuovo governo a quella di sciogliere le camere e andare alle elezioni anticipate.

Il quotidiano racconta come Napolitano abbia "impiegato mesi nel preparare il terreno alla transizione", aiutato dalla sua forte popolarità. Napolitano "è emerso come l’anti Berlusconi", e accanto alla moglie Clio, ha "incarnato un’Italia diversa, un’Italia di virtù civiche", scrive il New York Times. Che poi fa un accenno alla sua biografia di ex alto dirigente del Pci, un politico che l’allora segretario di Stato americano Henry Kissinger definì il suo "comunista preferito". Per il quotidiano della Grande Mela, "un tempo, l’idea di un presidente americano che ringrazia Napolitano, che era essenzialmente il ministro degli Esteri del partito comunista o anche soltanto che lo chiamasse al telefono, era impensabile. Ora gli italiani guardano a Napolitano perché guidi la nave dello Stato con la sua tranquilla abilità, mentre Monti e la sua squadra di tecnocrati si assumono la difficile sfida di modernizzare la scricchiolante economia italiana".

Insomma, se per la rivista Wired Napolitano "ha dimostrato negli ultimi dodici mesi una sorprendente velocità nel rimanere collegato alla realtà, in una parola, wired", per il New York Times re Giorgio è stato "l'artefice del passaggio dal governo cinematico di Silvio Berlusconi a quello tecnocratico di Mario Monti" ed è l'unico che avrebbe permesso all'Italia di rimanere a galla. E per questo merita il ritratto del sabato per la sua "performance impressionante".

Punti di vista


Caro presidente, Lei conosce perfettamente l'importanza storica per il nostro Paese e per l'Europa (oseremmo dire per il mondo intero) delle decisioni che il suo governo oggi assumerà. Dobbiamo confessarle, con tutto il rispetto per il compito difficilissimo che Lei sta svolgendo, che le indiscrezioni che leggiamo sui giornali ci preoccupano e speriamo davvero che Lei e il Suo governo le smentiscano con i fatti.

Quattro erano i punti che a noi parevano essenziali. Primo, per quanto riguarda i conti, ridurre le spese, più che aumentare le tasse. Secondo, preoccuparsi non tanto del saldo della manovra, ma della sua qualità, soprattutto guardando agli effetti sulla crescita. Terzo, dal punto di vista del metodo e del significato politico (anche questo importante) abbandonare la concertazione, perché comunque a quel tavolo non hanno accesso i giovani e chiunque non ha rappresentanza. Infine attaccare senza esitazioni i costi della politica e chiudere i mille canali che consentono di evadere le tasse. Insomma, dare un segnale netto. Leggiamo invece che dopo i passi iniziali, che sembravano assai incoraggianti, la manovra si sta delineando secondo le solite modalità: aumenti di imposte, pochissimi tagli, incontri con le cosiddette parti sociali (cioè concertazione), nessuna riduzione dei costi della politica.

Punto primo. Tutti gli studi (sia accademici che del Fondo monetario internazionale che della Commissione europea) concordano sul fatto che gli aggiustamenti fiscali fatti aumentando le aliquote hanno creato recessioni più forti di quelli che hanno operato riducendo le spese. Non solo: la spirale di aumenti di aliquote, recessione, riduzione di gettito, tende a creare un circolo vizioso in cui l'economia si avvita in una recessione sempre più grave. Quella di cui leggiamo è una manovra fatta per tre quarti di maggiori tasse e solo per un quarto di minori spese.

Il peso delle imposte in Italia è sopra la media europea (già elevata). Se poi vogliamo considerare l'equità, gli aumenti delle aliquote Irpef colpirebbero anche le classi medie e si sommerebbero alla reintroduzione dell'Ici sulla prima casa. Non sono solo i super ricchi quelli colpiti dagli aumenti dell'Irpef che, a quanto leggiamo, Lei proporrebbe. 75mila euro lordi l'anno (la soglia oltre la quale inizierebbe l'aumento dell'aliquota) corrispondono a poco più di 3.800 euro netti al mese. Per ridurre il deficit, invece di alzare le aliquote, perché non tagliare un po' di sussidi alle imprese? La Tabella A1 della Relazione trimestrale di cassa al 30.6.2010 riporta 15,5 miliardi di trasferimenti a imprese pubbliche e private, cioè oltre 30 miliardi di euro l'anno. Sono tutti davvero necessari? Quanti premiano imprenditori più abili a muoversi nei corridoi dei ministeri che ad innovare? E perché non agire coraggiosamente contro il peso di un impiego pubblico esorbitante e talvolta inutile? Fino a pochi giorni fa si pensava che l'intervento sulla previdenza avrebbe prodotto risparmi per oltre 10 miliardi. Ora siamo a 6, di cui metà provenienti dall'eliminazione dell'adeguamento all'inflazione, una misura che ridurrà i consumi.

Punto secondo: la crescita. Molto più di un saldo di 25 o 15 miliardi, ciò che conta è un segnale di svolta sulle riforme strutturali. Come Lei ben sa, il nostro problema non è il deficit, ma il rapporto fra debito e prodotto interno. Per ridurlo non basta mantenere un saldo positivo al numeratore: occorre che aumenti il denominatore, cioè la crescita. La riforma dei contratti di lavoro sembra scomparsa ed è invece condizione sine qua non per la crescita. E poi riforma della giustizia, cominciando da una riduzione drastica delle sedi giudiziarie, e liberalizzazione delle professioni. È fondamentale che domani Lei offra delle proposte concrete e credibili su questi temi e si impegni ad andare avanti anche a costo di affrontare le proteste virulenti di chi difende solo interessi di parte. Punto terzo: il metodo. Con infinti e tediosi incontri con questa o quella rappresentanza si ritorna al solito problema italiano: viene colpito chi lavora e non evade le tasse, mentre nulla si fa per tagliare la spesa pubblica. Quante volte Lei stesso lo ha scritto su questo giornale? Infine non si dimentichi che i segni sono importanti. Sappiamo che non può eliminare i vitalizi, ma può tagliare in modo drastico i trasferimenti agli organi istituzionali: ad esempio Camera e Senato. Avrà contro mille parlamentari, ma avrà dalla sua parte 50 milioni di cittadini. Le Sue immagini insieme alla signora Merkel e al presidente Sarkozy ci hanno riempito di orgoglio, come italiani, dopo tante umiliazioni. Il mondo ci sta guardando: non è più tempo di passi felpati. Ci vuole una risposta nuova, oseremmo dire «rivoluzionaria».

Alberto Alesina e Francesco Giavazzi

sabato 3 dicembre 2011

Manovra economica

Un commento: "Il dittatore eterodiretto parte molto male. Le consorterie di cui è esponente non sono estranee alle scelte sbiadite di questo proconsole della Goldmann e Sachs. E' sconcertante, poi, l'arroganza con cui calpesta il Parlamento, correndo a farsi correggere i compitini dai suoi mandanti stranieri prima ancora di degnarsi di comunicarli al Parlamento, il totale disprezzo per le ragioni anche del semplice buon gusto (metà della sua Spectre de noantri è in un tale conflitto di interessi, da far apparire quisquilie il precedente governo che, almeno, era stato eletto liberamente), la mancanza di dignità e amor patrio nell'accettare i buffetti di Sarkozy e le affermazioni ipocrite della Merkel. Ma è ancor più disperante lo scodinzolio della classe politica eletta e legittima e la resa di questa alla propria impotenza e incapacità, con l'invocazione prima e l'accettazione ora del dictator, uomo della provvidenza, di cui pensa di servirsi, ma di cui è già serva. L'impressione è che il lupo sia entrato nell'ovile e non si preoccupi nemmeno di travestirsi da agnello."


Il governo tecnico ha la mano pesante. E aziona la leva fiscale senza pietà. D’altronde i medici pietosi non hanno mai salvato alcun paziente, e l’Italia è malata grave. Il morbo che la affligge è il debito pubblico, ormai cronico dopo quarant’anni di pessima amministrazione. Da notare che i politici responsabili d’aver sperperato denaro l’hanno sempre fatta franca. E il conto adesso lo pagano, come sempre in questi casi, i cittadini. Dal premier però ci si aspettava qualcosa di diverso dalle solite stangate. Anche lui invece - forse per la fretta di affrontare l’emergenza - pare comportarsi alla vecchia maniera: e cioè prelevando sangue dal corpo anemico dei contribuenti onesti, quelli che hanno sempre versato di più. Prendiamone atto. Per commentare la manovra in arrivo usiamo una frase celebre: «Qualunque imbecille può inventare e imporre tasse; l’abilità consiste nel ridurre le spese» (senza demolire la qualità dei servizi, s’intende). La scrisse all’inizio del 1900 il padre della scienza delle finanze italiana, Maffeo Pantaleoni. Oltre un secolo più tardi, Tommaso Padoa-Schioppa tentò maldestramente di correggere il maestro con la seguente espressione: «Le tasse sono belle». Talmente belle che gli evasori italiani sono rinomati nel mondo. Transeat. Aggiungiamo soltanto che il presidente del Consiglio se non altro ha provato a incidere sulla spesa corrente,quella che provoca l’innalzamento del debito, ritoccando il sistema pensionistico (vedremo lunedì prossimo come) e annunciando tagli alla sanità. Poca roba rispetto alle necessità di bilancio, ma è sempre meglio del niente fatto finora dagli esecutivi incapaci di eseguire il loro compito: non vivere al di sopra delle proprie possibilità, preoccuparsi di recuperare le risorse prima di spartirle. Prediche inutili. Per il resto, a giudicare da quanto si è saputo, il professore bocconiano non ha resistito alla tentazione di agire sul piano dell’ovvietà: aumentare i tributi, esattamente il contrario di ciò che suggeriva Pantaleoni, del quale abbiamo ricordato l’insegnamento.

E allora che dire? Per inasprire le aliquote dell’Iva e dell’Irpef (sui redditi stupidamente considerati alti, quando invece sono bassissimi: circa 70mila euro ed oltre), per reintrodurre l’Ici sulla prima casa e aggiungere un’Ici (patrimoniale) sulla seconda e la terza, per rivalutare gli estimi catastali degli immobili (minimo 15 per cento), per tagliuzzare qua e là, parliamoci chiaro, forse non era indispensabile un governo di docenti: come già abbiamo avuto modo di dire, sarebbe potuto bastare un ragionier Rossi, un Andreotti qualunque. Infatti, il gigantesco apparato burocratico messo in piedi in sessant’anni di Repubblica delle banane, i numerosi enti dannosi che costano e non producono (le Authority per esempio, o i Tar, ma ce ne sono a bizzeffe), le Regioni, le Province eccetera non saranno nemmeno sfiorati dalle cesoie. In sostanza, con i provvedimenti che Monti si accinge a presentare non andremo da nessuna parte. Nel senso che non sistemeremo i conti pubblici, non aggiusteremo lo spread, non cominceremo neppure l’opera di risanamento sollecitata dalla Ue. La speranza è che il premier abbia qualche altra carta da giocare e che il Parlamento gli spiani la strada anziché, com’è sua abitudine,creargli ostacoli e vanificare i suoi deboli sforzi. Difficile essere ottimisti. Antonio Di Pietro, sulle pensioni, ha già detto a Monti: marameo. Idem la Lega.

Il governo dell'equità...

... aumentano le tasse, aumenteranno gli evasori.

Manovra, il no di Alfano all'aumento Irpef: "La soglia dei 55mila euro? Non è da ricchi" di Chiara Sarra

Sono iniziate questa mattina a Palazzo Chigi le consultazioni di Mario Monti con i rappresentati dei partiti che lo appoggiano in vista della manovra che arriverà sul tavolo del Consiglio dei ministri probabilmente già domani e poi in parlamento lunedì. Mentre i tecnici di via XX Settembre sono ancora al lavoro per mettere a punto le ultime misure del pacchetto anti crisi, boatos vicini a Palazzo Chigi fanno sapere che sarebbe in forse l'inasprimento dell'Irpef. Inasprimento che aveva trovato il parere contrario del Pdl. "La soglia di 55mila euro, per quel che riguarda l’Irpef, non è una soglia di ricchezza ma di quelli che sono già tartassati - ha spiegato il segretario Angelino Alfano ai microfoni di In Onda su La7 - se ci fosse, avremo grandi problemi a votarla".

I tecnici dell'esecutivo guidato da Monti sono ancora al lavoro. Si lotta contro il tempo per presentare le misure già domani in Consiglio dei ministri. Tra i Palazzi Romani circolano numerose voci sul contenuto del decreto che servirà a dare una sferzata alla crisi economica. Un primo pacchetto di liberalizzazioni e misure che riguardano le pensioni sarebbero, secondo quanto si è appreso, contenuti nel provvedimento che il governo si appresta a varare. Il governo, invece, sempre secondo quanto si è appreso, intende salvare le detrazioni per le famiglie. Nella manovra del governo Berlusconi è previsto un taglio lineare a tutte le detrazioni fiscali (fino a 20 miliardi) in caso di mancata riforma fiscale entro il settembre 2012. Sembra sempre più certo il ritorno dell'Ici sulla prima casa, mentre è in forse l'aumento dell'Irpef. Primo gruppo ad essere ricevuto è il Terzo Polo.

A colloquio con il premier ci sono il leader Udc Pier Ferdinando Casini, il capogruppo di Fli alla Camera Benedetto Della Vedova e il leader di Api Francesco Rutelli. Proprio Casini, al termine del vertice, ha assicurato che la manovra, che arriva in un "momento così drammatico", sarà "severa e pesante", ma che "abbiamo chiesto conservi criteri di rigore ed equità" e il ripristino delle "detrazioni per le famiglie". Rutelli ha inoltre aggiunto che "occorrono una serie di interventi già avviati in Parlamento, che riguardano la riorganizzazione e le misure di contenimento dei costi delle istituzioni e della politica". Il Terzo Polo darà in ogni caso al governo "la nostra vigile solidarietà".

Subito dopo Monti ha incontrato il segretario del Pdl Angelino Alfano, che ha ribadito: "La nostra principale raccomandazione è procedere con equità. Il carico sia parametrato rispetto alla capacità dei contribuenti, dando in particolare alla famiglia un ruolo centrale". L'importante per il Pdl "è stare bene attenti a che non paghino sempre gli stessi", ma ha ricordato come siano necessarie "decisioni difficili". Ad ogni modo Alfano ci ha tenuto a ricordare che sarà possibile modificare il provvedimento che il governo si accinge a varare per fronteggiare la crisi in Parlamento. "Non è il Vangelo", ma bisognerà evitare di "stravolgerlo". "E' interesse anche del governo - ha spiegato il segretario del Pdl - fare qualche intervento durante il cammino parlamentare". D'altra parte, è il ragionamento di Alfano, "non siamo a sovranità limitata, ma confidiamo nel buon senso del presidente Monti". L'ex ministro Ignazio La Russa, però, ha precisato che la decisione di sostenere il governo è un "atto di generosità e di responsabilità, ma questo non significa che voteremo qualsiasi provvedimento".

A Palazzo Chigi si sono presentati poi il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, e quello del Piemonte, Roberto Cota. I due avevano annunciato che non sarebbero potuti intervenire alle consultazioni di domani con gli Enti locali perchè impegnati nella cerimonia di riapertura del parlamento della padania. Gli esponenti della Lega Nord, però, non hanno incontrato Monti, ma il ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda e al centro del summit c'è stata la situazione dei tagli per sanità e trasporto pubblico locale. Per le 21 è atteso il leader del Pd, Pierluigi Bersani.

Al centro dei colloqui le probabili misure in arrivo, tra cui la riforma delle pensioni, la reintroduzione dell'Ici e una tassa sul lusso per un totale di 25 miliardi di euro (circa 20 miliardi di euro più 4 miliardi previsti dalla delega fiscale). Potrebbe sfumare invece l'ipotesi di un aumento dell'Irpef per i redditi sopra i 55mila euro, secondo alcune fonti. I tecnici, però, stanno ancora lavorando al provvedimento, che sarà chiuso solo alla fine delle consultazioni. L'unica certezza sarebbe quella di un intervento sulla casa che potrebbe passare anche dalla revisione delle rendite catastali oltre che dal ritorno dell'Ici. Rinviati l'aumento dell'Iva dovrebbe aumentare, ma non in un primo momento, così come differita sembrerebbe la rivalutazione degli estimi catastali.

venerdì 2 dicembre 2011

Indiscrezioni


MILANO - Arriva una super-tassa sulle barche e i beni di lusso. La misura di «equità» si accompagnerebbe alla patrimoniale o super-Ici sulle seconde e terze case (la scelta tra le due ipotesi non è ancora stata fatta), su cui si sta studiando un meccanismo di riserva per lo Stato, cioè una parte del gettito dovrà essere riversata dai Comuni all'Erario. Nel pacchetto manovra di lunedì dovrebbe esserci anche l'aumento delle aliquote Irpef di 2 o 3 punti per gli scaglioni oggi al 41 e 43% che passerebbero così al 43 e 45%. Possibile rinvio. invece, per la revisione degli estimi catastali: la questione potrebbe essere demandata a una legge delega. L'ipotesi di cui si era parlato finora era una rivalutazione secca e immediata del 15%.

LA SCURE SU SANITA' - La sanità non uscirà intoccata dalla manovra che il governo Monti si appresta a varare: il taglio di 2,5 miliardi al Fondo sanitario nazionale, previsto dalla manovra di agosto per il 2013, potrebbe essere anticipato già all'anno prossimo. E per il 2013 potrebbe arrivare a 5 miliardi di euro. E anche il trasporto pubblico locale non sarà alimentato da risorse nuove, come da tempo chiedono di fare i presidenti delle Region, secondo quanto avrebbero appreso i governatori, in incontri informali con esponenti del governo avuti in questi giorni a Roma, alla vigilia dell'atteso vertice con il nuovo esecutivo Monti, previsto per domenica mattina a Palazzo Chigi.

I TAGLI AI TRASPORTI - Il trasporto pubblico locale, per il quale sono stati previsti finora trasferimenti solo per 400 milioni di euro, perderebbe dunque più di 1 miliardo e mezzo rispetto agli anni passati e ai presidenti delle Regioni non rimarrebbe altra strada, per rastrellare risorse per finanziarlo, che aumentare l'accisa sui carburanti.

ICI - Il pacchetto fiscale, che sarà significativo e dovrebbe assicurare circa i due terzi delle risorse, contiene anche la reintroduzione dell'Ici sulla prima casa, con un'aliquota più bassa di quella vecchia e un'ampia manovrabilità per i Comuni: fermo il valore della rendita, si agirà sulla percentuale di adeguamento o sul moltiplicatore per allargare la base imponibile dell'imposta. La parte relativa alle entrate contiene anche l'obbligo di fatturazione elettronica per tutti e la riduzione della soglia per la tracciabilità (probabilmente a 500 euro).

IVA - l'eventuale aumento non scatterebbe subito, ma verrà legato all'attivazione della clausola di stabilità prevista dalla delega fiscale. Per il resto, sul fronte delle spese, oltre al capitolo pensioni, si lavora sulla sanità e sulle Autonomie, alle quali verrebbe chiesto un nuovo contributo di circa 3-4 miliardi: due alle Regioni (tramite sanità e personale), uno ai Comuni e 500 milioni alle Province. Il pacchetto-sviluppo, che farà salire l'importo della Manovra oltre i 20 miliardi, sarà concentrato su un alleggerimento dell'Irap, ma non sul cuneo fiscale. Cifre e composizione della Manovra sono ancora in via di definizione per il pre-Consiglio di domenica, soprattutto nella considerazione che un peso eccessivo della parte entrate potrebbe compromettere gli stimoli alla crescita.

giovedì 1 dicembre 2011

Brrr... che paura!


MILANO - «L'Europa rischia di essere spazzata via dalla crisi se non riuscirà a riprendersi»: il presidente francese Nicolas Sarkozy lancia l'allarme durante il discorso di Tolone, tutto incentrato sulla crisi dell'eurozona di queste ultime settimane.

L'EURO È INDISPENSABILE- L'attuale situazione «è estrema», ha aggiunto Sarkozy. «Deve essere assolutamente chiaro che quello che è stato fatto per la Grecia, non si ripeterà più e che ormai nessun Paese della zona euro andrà in default». E dall'euro non si può prescindere: «la scomparsa della moneta unica avrebbe conseguenze drammatiche per i francesi, perchè renderebbe il nostro debito insostenibile. Con l'uscita dall'euro, il nostro debito si raddoppierebbe». Quanto al ruolo della Bce, ha spiegato Sarkozy, «deve rimanere indipendente» mentre il fondo salva-Stati Efsf «fornirá le risorse per mettere una barriera alla speculazione».

RIFONDARE SCHENGEN - Il trattato di Schengen sulla libera circolazione delle persone «deve essere ripensato e rifondato»: questo il passaggio più forte del discorso di Tolone. «L'Europa non è più una scelta ma una necessità», ha continuato. «Lunedì riceverò la cancelliera Angela Merkel - ha confermato il presidente- insieme faremo proposte franco-tedesche per garantire il futuro dell'Europa. Tutta l'Europa è più forte quando Francia e Germania sono unite: il trattato di Maastricht ha dei punti deboli e Francia e Germania stanno combattendo insieme per un nuovo trattato europeo».

NO A IMMIGRAZIONE INCONTROLLATA- Soffermandosi poi sulla situazione interna, Sarkozy ha aggiunto. «Oggi possiamo dire che la pensione a 60 anni e la legge sulle 35 ore settimanale sono stati degli errori gravi», confermando l'opposizione a «una immigrazione incontrollata» che manderebbe in pezzi «il nostro modello sociale».