lunedì 4 novembre 2013

La matematica diventa opinione

Sottolinea che il ministero dell’Economia e l’Istat hanno ”opinioni leggermente diverse” e che “la differenza modesta è dovuta alle attività del processo di riforma strutturale” e “alle misure sui rimborsi del debito delle pubbliche amministrazioni“. Il ministro Fabrizio Saccomanni, a Londra per l’incontro con il Cancelliere dello Scacchiere George Osborne, a differenza di quanto rilevato dall’Istituto nazionale di statistica, precisa che ”l’economia entrerà in ripresa nel quarto trimestre” di quest’anno e “l’anno prossimo”. Tuttavia, secondo l’Istat, ”la caduta congiunturale del Pil avviatasi nel terzo trimestre del 2011 dovrebbe arrestarsi nell’ultimo trimestre dell’anno in corso”. E la variazione in media d’anno risulterebbe per il 2013 ancora fortemente negativa (-1,8%). Nel 2014, il Pil aumenterebbe dello 0,7%

Secondo l’Istituto, poi, la disoccupazione continua a segnare record negativi. Dopo i dati del 31 ottobre scorso quando l’Istat ha certificato il dato peggiore dal 1977, specie riguardo i giovani, arrivano le ‘Prospettive per l’economia italiana 2013-14‘ dove si registra un’ulteriore crescita del tasso di disoccupazione che raggiungerà, secondo le stime, quota 12,1% nel 2013. Nel 2014, pur stabilizzandosi, l’aumento continuerà a causa del ritardo con il quale il mercato del lavoro segue le evoluzioni dell’economia (+12,4%). Sottolineando che il mercato del lavoro è “ancora in sofferenza”, l’Istat spiega che “nei mesi estivi la caduta dell’occupazione che ha caratterizzato la prima parte dell’anno, si è arrestata, ma la situazione del mercato del lavoro permane fortemente deteriorata“. Le previsioni dell’Istat sono quindi peggiorate rispetto a quanto contenuto nella nota precedente, diffusa a novembre (11,9% in 2013 e 12,3% in 2014), mentre risultano sostanzialmente in linea con quanto previsto dal governo nel Documento di finanza pubblica (Def): 12,2% in 2013 e 12,4% in 2014.

Per quanto riguarda il Pil, la domanda interna al netto delle scorte tornerebbe a fornire un contributo positivo (+0,4 punti percentuali) che si accompagnerebbe a un aumento marginale della domanda estera netta (+0,2 punti percentuali) e a un lieve apporto delle scorte (+0,1 punti percentuali). Il miglioramento previsto per i trimestri finali dell’anno in corso si rifletterebbe in un ritorno alla crescita delle esportazioni nel corso del 2014. In media d’anno, le vendite totali in volume aumenterebbero del 3,7%. “Le esportazioni di merci beneficerebbero di un consolidamento della crescita nelle principali economie avanzate e di un miglioramento delle condizioni di domanda nelle maggiori economie dell’area euro” spiega l’Istat. Accanto al sensibile contenimento dei prezzi all’esportazione attuato da parte delle imprese, la competitività di prezzo delle esportazioni italiane beneficerebbe sia dell’atteso indebolimento del cambio dell’euro verso il dollaro, sia degli effetti delle misure di politica economica volte al contenimento dell’incidenza degli oneri sociali sul costo del lavoro. Anche la geografia degli scambi dovrebbe operare in senso favorevole all’export del nostro Paese, che crescerebbe sostanzialmente in linea con la domanda estera di prodotti nazionali. Per il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, i dati Istat che indicano una crescita del Pil inferiore nel 2014 rispetto alle stime del governo “sono previsioni e comunque rappresentano uno stimolo per fare ancora di più, la legge di stabilità deve incoraggiare l’economia”. L’Istat, osserva il ministro, indica che “se la fiducia crescerà si arriverà a una crescita intorno all’1% quanto previsto dal governo”. “Per la prima volta – aggiunge – la legge di stabilità non taglia ma aggiunge risorse”.

Mentre, per quanto riguarda le importazioni, la riduzione nel 2013 di quelle complessive (-3,4%) rifletterebbe il marcato deterioramento delle componenti interne di domanda e la debolezza delle esportazioni (+0,3%). Gli acquisti dall’estero tornerebbero a crescere nel 2014 (+3,5%), attivati dalla ripresa delle esportazioni e dal miglioramento delle condizioni interne di domanda. Alla luce di tali andamenti, e di un’evoluzione favorevole delle ragioni di scambio, si consoliderebbe il surplus della bilancia dei beni e servizi, previsto attestarsi al 2,9% del Pil nel 2014. Date le condizioni di debolezza del mercato del lavoro, le retribuzioni per dipendente continuerebbero a mostrare una dinamica moderata (+1,4%, sia nel 2013 sia nel 2014) dovuta al blocco retributivo nel settore pubblico e alla sostanziale equiparazione tra l’andamento delle retribuzioni di fatto e quelle contrattuali. Come risultato di questi andamenti la produttività del lavoro si stabilizzerebbe nel 2013 per tornare a crescere lievemente nel 2014, mentre il costo del lavoro per unità di prodotto è previsto in rallentamento in entrambi gli anni.

Nell’anno in corso la crescita della spesa dei consumatori risulterebbe in diminuzione (-2,4%). Nel 2014, le persistenti criticità sul mercato del lavoro e la crescita limitata delle retribuzioni, impedirebbero un aumento robusto dei consumi (+0,2%). Continuerebbe l’aggiustamento dei piani di spesa delle famiglie, che, tuttavia, beneficerebbero di un moderato recupero del potere di acquisto, dovuto a un aumento del reddito disponibile associato a un incremento contenuto dei prezzi al consumo. Il miglioramento del reddito disponibile contribuirebbe anche alla prosecuzione del recupero del tasso di risparmio in atto dalla seconda metà del 2012. Nel 2014, le prospettive di una leggera ripresa del ciclo produttivo determinerebbero un recupero dei tassi di accumulazione che tornerebbero su valori positivi (+2,2%). Gli investimenti privati risentirebbero dell’allentamento delle condizioni del credito determinate anche dal pagamento dei debiti commerciali accumulati dalle amministrazioni pubbliche nei confronti delle imprese. Gli investimenti in macchine e attrezzature dovrebbero costituire la componente più dinamica, mentre il ciclo degli investimenti in costruzioni risulterebbe in lieve ripresa. Avrebbe così termine la fase di contrazione degli investimenti che ha portato nel triennio 2011-2013 a una riduzione cumulata superiore al 15%.

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