martedì 29 aprile 2014

Non per l'italia... per il suo idiota smisurato ego

Ma vai a lavorare sul serio, vaffanculo, vah.

Renzi: "Facciamo le riforme o sono politicamente finito". Il premier ospite a Porta a Porta: "Non sono un tassatore" di Luisa De Montis

Il primo punto nell'agenda di Matteo Renzi sono sempre le riforme e il premier pesta il piede sull'acceleratore: "Stiamo chiedendo ai senatori di fare uno sforzo importante. Noi abbiamo posto il 25 maggio come data per la prima lettura della riforma costituzionale, dall’abolizione del CNEL al superamento del titolo V. Ci hanno chiesto quindici giorni in più, non il 25 maggio ma il 10 giugno. Per me va bene, purchè non sia uno strumento per rinviare". Renzi sa bene che il suo governo e il suo ruolo sono legati alla tempestività con cui riuscirà a uscire dalla palude istituzionale e burocratica e avvisa tutti: "Io vado avanti perchè se questo Paese risolve alcuni problemi, come sul fisco o sulla giustizia, può diventare leader mondiale. Se non riesco mi fanno fuori, politicamente si intende".

Ma la polemica sulle riforme, assicura l'ex sidnaco, continuerà e s'infiammerà domani quando presenterà il piano per la pubblica amministrazione: "Molte misure faranno discutere, dalla giustizia amministrativa alla licenziabilità dei dirigenti". Poi getta acqua sul fuoco: "Quella degli 85mila esuberi fatta da Cottarelli è una cifra teorica che gli serve per dire i tagli necessari alla Pubblica amministrazione. Ma non si fa così. La percentuale dei lavoratori del pubblico è simile agli altri Paesi. Nessuno verrà licenziato perché il Governo deve tagliare. I dipendenti pubblici non devono lavorare di meno ma di più, però meglio". Che significa, ha spiegato Renzi, anche bloccare la distribuzione a pioggia di premi ai dipendenti a prescindere dal loro rendimento lavorativo. Ma, secondo il premier, il riassetto dei conti pubblici non può prescindere da una stretta all'evasione fiscale: "Nei primi tre mesi stiamo prendendo 100 milioni al mese dal recupero dall'evasione, facendo la formichina. Io ho un ambizione: di misurare in miliardi il recupero dell'evasione".

Il premier si è tolto anche sassolino della scarpa a proposito della sua mancata partecipazione alla partita del cuore: "Il 19 maggio a Firenze si gioca la partita del cuore e mi hanno chiamato come pseudo giocatore. Gioco centro panchina avanzato... Abbiamo organizzato la partita a Firenze e la partita è finalizzata a dare un contributo ad Emergency. C’è stata una polemiche un pò sterile del M5S che ha detto per par condicio non vada. A parte il fatto che poteva giocare anche Grillo. Ma non è che la gente vota per me perchè mi vede giocare a pallone. Chi pensa di utilizzare la politica per fare polemica sul volontariato mandiamolo a casa". Renzi è tornato anche sul caso Alves: "Per chi segue il calcio è insopportabile vedere queste polemiche razziste. Il nuovo hashtag è siamo tutti scimmie". E poi una battuta: "Io del Barcellona porterei anche il magazziniere alla Fiorentina".

Alfano e Mare nostrum...

 Epoi, leggi anche cose come queste.

Immigrazione, il fallimento di Alfano. La polizia delle frontiere: "Oltre 800mila immigrati pronti a partire". E avverte: "Il sistema è ormai al collasso" di Andrea Indini

Ci sono 800mila persone, se non di più, pronte a partire dall’Africa verso l’Europa. Il direttore centrale dell’immigrazione e della polizia delle frontiere, Giovanni Pinto, sancisce davanti alle commissioni Difesa ed Esteri riunite del Senato il fallimento di Angelino Alfano. Il leader di Ncd, che da quando Enrico Letta è salito al governo manda avanti il Viminale, non solo non ha saputo affrontare un'emergenza senza precedenti ma, accettando dall'Unione europea il diktat dell'accoglienza, ha addirittura aplificato il problema. E a certificare questo flop colossale è il suo stesso ministero dell'Interno. "Sicuramente - ammette Pinto - l’operazione Mare Nostrum ha dato risultati eccellenti, anche se ha incrementato le partenze dalla Libia".

L’Italia da sola non ce la fa. Unione europea e Onu avrebbero devuto sostenere lo sforzo messo in campo dai mezzi di Marina Militare, Guardia Costiera, Guardia di Finanza ed Aeronautica Militare, ma non lo hanno mai fatto. La missione Mare Nostrum, partita sei mesi fa, costa 300mila euro al giorno, 9 milioni al mese e non solo non risolve l'emergenza, ma la acuisce. In attesa che avvengano altre tragedie come quella dello scorso 3 ottobre nelle acque di Lampedusa. Proprio alla valutazione della missione è stata dedicata ieri una riunione a Palazzo Chigi, presieduta dal premier Matteo Renzi, cui hanno partecipato - oltre ad Alfano - anche i ministri di Esteri e Difesa, Federica Mogherini e Roberta Pinotti, il sottosegretario con delega all’intelligence Marco Minniti ed il capo della polizia, Alessandro Pansa. Il vertice, però, non è servito a granché. Dall'inizio dell'anno gli sbarchi hanno sfondato quota 25mila, più della metà di quelli giunti nell’intero 2013, quando furono 43mila. Tanto che il tetto raggiunto nel 2011, l'anno delle Primavere arabe che vide arrivare in Italia via mare 63mila extracomunitari, rischia di essere superato. "Il sistema dell’accoglienza è al collasso - avverte Pinto - non abbiamo più luoghi dove portare i migranti e le popolazioni locali, non solo quelle siciliane, sono diciamo così 'indispettite' da questi nuovi arrivi che disturbano anche le attività ordinarie".

Con la bella stagione le partenze di carrette del mare dalla Libia sono destinate ad aumentare. I rapporti dell'intelligence parlano di 800mila profughi ammassati in campi gestiti da trafficanti di uomini e pronti ad essere imbarcati verso l’Europa. Sembra anche che le tariffe del viaggio siano scese, proprio per la presenza dei mezzi italiani di Mare Nostrum che raccolgono i barconi in difficoltà fin a ridosso delle coste libiche. A preoccupare è in particolare la situazione della Libia, ormai del tutto fuori controllo, con bande paramilitari a spadroneggiare. Da lì è, infatti, partito il 90% dei 25mila immigrati sbarcati dall'inizio dell'anno. E adesso Il Viminale pensa addirittura a un piano di accoglienza per 50mila extracomunitari dal momento i 16mila posti dello Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati non sono sufficienti.

mercoledì 23 aprile 2014

Brevi uscite sotto scorta...


Annungiaziò, annungiaziò...

L'ultima promessa di Renzi: "Abbasserò le tasse a partite Iva e pensionati". Il premier risponde alle richieste dei cittadini su Twitter. E promette tagli alla politica e riduzione della pressione fiscale di Nico Di Giuseppe

Un fiume di promesse. Matteo Renzi risponde su Twitter alle richieste dei cittadini e annuncia. "Ho preso un impegno con partite Iva, incapienti e pensionati nel proseguire nel lavoro di abbassamento tasse e lo manterrò", scrive il premier parlando delle prossime misure fiscali del governo dopo il decreto degli scorsi giorni. Il presidente del Consiglio poi spiega: "Dobbiamo utilizzare meglio i fondi europei che sono tanti e spesso non spesi o spesi male. Ne parleremo meglio la prossima settimana, faremo un incontro ad hoc e lanceremo un'iniziativa. L'Italia in troppi casi ha buttato via le risorse, non è colpa dell'Europa ma dei burocrati e politici italiani che hanno fallito". Una parola anche sui marò: "Non siano tema della campagna elettorale, seguiamo la vicenda tutti i giorni, suggerirei di toglierla il prima possibile dalla campagna elettorale. Stiamo chiedendo di fare un processo secondo regole internazionali e sulla base del diritto e no attraverso altri tipo di interventi". Sui costi della politica, il segretario del Partito Democratico ha dichiarato: "Noi facciamo di più: tagliamo un terzo dei parlamentari che è l'operazione di riforma del Senato; dopo le Province, aboliremo gli uffici periferici, abbiamo eliminato i politici dalle province intanto, poi andremo sugli uffici periferici. Faccio un esempio: che senso ha che la Ragioneria centrale dello Stato abbia le sedi in tutte le province? Ho fatto un esempio". Qualche frecciatina poi al leader del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo. Prima la critica sul bonus Irpef ("Provi lui a vivere con 1200 euro al mese"). Poi un'altra bacchettata su un tema caro ai grillini: "No al reddito di cittadinanza, tesi non condivisibile. O almeno io non sono d'accordo sul fatto che il reddito minimo di cittadinanza crei posti di lavoro. Abbassare le tasse è giusto".

Le culture amate dai mondialisti e dagli imbecilli

Ubriachi assaltano treno: metropolitana bloccata. Un centinaio di marocchini ha scavalcato i tornelli e cercato di ammassarsi su un convoglio di Enrico Silvestri

Momenti di follia l'altra sera alla fermata Lotto della metropolitana tra urla, spintoni, un treno bloccato in banchina e qualche accenno di rissa. Era infatti appena terminato in fiera un evento promozionale marocchino e centinaia di nordafricani si erano riversati in metrò. Molti, piuttosto su di giri, hanno scavalcato i tornelli senza pagare i biglietti e si sono buttati dentro i vagoni. Nel parapiglia qualcuno ha forzato gli accessi fino a mandare in avaria le porte. Risultato: il convoglio non poteva più partire. C'è voluto l'intervento della polizia per riportare la calma, far uscire i viaggiatori, imbarcare i magrebini su bus sostitutivi e liberare la malconcia stazione.

Tra sabato 19 e lunedì 21 infatti Fiera City ha ospitato Lo Smap, salone dell'immobiliare e dell'arte di vivere marocchina a Milano. Un evento itinerante per attirare investitori stranieri nel Paese nordafricano, partito da Abu Dhabi con tappe anche a Bruxelles, Parigi, Londra, Dusseldorf e Riyad/Jeddah. Un successo insperato per numero di visitatori, soprattutto marocchini che hanno così potuto respirare un po' di aria di casa. Forse un po' troppa visti i risultati. Già sabato e domenica gli stand hanno registrato il pienone, con problemi poi per lo smaltimento dei visitatori. Ma il vero delirio è stato toccato lunedì sera, ultima giornata espositiva. Alle 20, chiuso l'evento, centinaia di persone si sono riversate nella metropolitana Lotto, con modi non proprio urbani. La fiumana è scesa spingendosi e urlando, di fronte ai tornelli, molti hanno bellamente scavalcato, in una sorta di gara a chi raggiungeva la banchina e quindi guadagnava il primo convoglio utile. Così all'arrivo c'è stato un vero e proprio «assalto al treno» con le carrozze piene all'inverosimile, gente che spingeva, mani che forzavano l'apertura delle porte. Qualche esagitato si è pure messo ad azionare il segnale d'allarme. Ottenendo come primo risultato il blocco del sistema di apertura delle porte e l'inevitabile fermo del convoglio. E di conseguenza l'intera circolazione sul tratto da e per Rho-Fiera. A quel punto l'Atm è stata costretta a chiamare la polizia per tenere sotto controllo le centinaia di marocchini. Piuttosto su di giri, sembra anche per il gran bere. Gli agenti scesi nella sotterranea hanno avuto il loro bel daffare per riportare la situazione alla calma. Prima di tutto hanno dovuto cercare di convincere chi era già sulle carrozze a scendere. Poi far risalire tutti in superficie dove Atm aveva attivato un servizio sostitutivo di autobus per smistare i viaggiatori. Nella confusione sarebbero anche scoppiate discussioni e liti, qualcuna trascesa in rissa. Anche se poi non risultano feriti assistiti nei pronto soccorso cittadini. Nel frattempo il treno con le porte aperte ha potuto partire, ovviamente vuoto, sgomberando la linea. E solo alle 20.30, Atm e Questura potevano finalmente, a marocchini ormai sulla via di casa, dare il fatidico «cessato allarme».

martedì 22 aprile 2014

Di micetti al sole


I criminali dello spesometro

Acquisti sopra quota 3.600 euro. Via ai controlli dello «spesometro». Lo strumento serve al Fisco per misurare il tenore di vita dei contribuenti e la congruità con il reddito dichiarato. Per commercianti e banche oggi la prima scadenza di Isidoro Trovato

Attenti a gioielli, automobili, accessori di lusso e mobili. Tra qualche giorno il Fisco saprà se l’anno scorso avete comprato qualche articolo di lusso, e se la cosa non sarà congrua con quanto dichiarate ve ne chiederà spiegazioni. Stanno infatti per scattare (la prima da oggi) le scadenze per lo spesometro, lo strumento utilizzato dall’Agenzia delle entrate per tracciare il profilo del reddito reale venendo a conoscenza degli acquisti effettuati nel 2013 per un importo pari o superiore a 3.600 euro. Due le date di riferimento: il 22 (oggi) e il 30 aprile. La prima scadenza riguarda chi liquida l’Iva ogni tre mesi, mentre il 30 aprile toccherà agli operatori finanziari attraverso i quali passano i pagamenti per acquisti dai 3.600 euro in su effettuati con carta di credito e bancomat. Bisognerà comunicare all’Agenzia delle entrate sia le prestazioni rese che ricevute. I commercianti, per esempio, dovranno comunicare tutte le vendite emesse con fattura. Ma non basta: nel caso dei commercianti al dettaglio, lo spesometro scatta solo se le operazioni per le quali non c’è l’obbligo di fattura (ma documentate da scontrino o ricevuta fiscale) hanno un importo pari o superiore ai fatidici 3.600 euro. Per questo chi compra automobili, gioielli, abbigliamento e accessori di lusso o chi paga viaggi costosi o iscrizioni a club sportivi finirà sotto la lente d’ingrandimento del Fisco. I commercianti, le imprese e gli operatori finanziari che venderanno questi beni sono obbligati a comunicarlo al Fisco. Sono esonerate dallo spesometro le cessioni all’esportazione effettuate dalle imprese, le importazioni e gli acquisti intracomunitari che sono già soggetti ad altre rilevazioni da parte dell’anagrafe tributaria.

Si tratta di una serie di informazioni che affluiscono all’Agenzia delle entrate formando una banca dati dettagliata, capace di fornire un identikit, ad esempio, di un’azienda: le banche con cui opera, i partner commerciali e i fornitori con cui lavora, facendo emergere anche eventuali evasori totali. Lo spesometro diventa uno strumento di controllo anche per i contribuenti per i quali viene testato il tenore di vita (gli acquisti oltre 3.600 euro) e la sua congruità con il reddito dichiarato. Non bisogna dimenticare infatti che quella attuale è una versione modificata dello spesometro che nel 2010 riguardava le spese da 25 mila euro in su, una «taglia» ritenuta troppo alta per stilare delle griglie fedeli al reale. Aldilà delle operazioni certificate da scontrini o ricevute, lo «scoglio» più arduo dello spesometro riguarderà le comunicazioni relative alle operazioni fatturate (indipendentemente dall’importo). Un compito che riguarderà tutti a eccezione delle agenzie di viaggio e dei commercianti al dettaglio per cui, solo per il 2013, vale la fatidica soglia dei 3.600 euro. Discorso a parte meritano le banche e gli operatori finanziari: il 30 aprile di ogni anno dovranno comunicare i dati delle operazioni Iva (non inferiori a 3.600 euro) effettuate l’anno precedente attraverso carta di credito o bancomat. Gli operatori dovranno comunicare al Fisco i dati di chi ha sostenuto l’acquisto, gli importi della transazione, la data e il codice fiscale dell’operatore attraverso il quale è avvenuto il pagamento elettronico. Le società di leasing e di noleggio che compilano l’apposita dichiarazione sono esonerate dallo spesometro. Chi utilizza invece i beni a noleggio o in leasing avrà già effettuato la dichiarazione polivalente la cui scadenza era il 10 aprile scorso.

Neanche le imprese agricole sfuggono alla lente dello spesometro sia nel ruolo di acquirenti che di venditrici. Da oggi 22 aprile anche le imprese agricole in regime di esonero Iva (volume d’affari dichiarato nel 2012 non superiore a 7 mila euro) dovranno comunicare all’Agenzia delle entrate l’elenco di clienti e fornitori utili ai fini dello spesometro. Alcune delle comunicazioni delle imprese agricole sono quelle che aiutano a individuare le spese sostenute dai contribuenti e rilevanti ai fini dell’accertamento sintetico: per esempio le spese nei ristoranti o negli agriturismi. Ma l’agricoltore può essere a sua volta oggetto di attenzioni in base alle spese che sostiene. In questo caso l’esempio limite riguarda il terreno che è contemporaneamente un investimento e un bene strumentale. Per questo l’agricoltore deve sempre essere in grado di fornire la provenienza delle somme utilizzate per l’acquisto. Altra particolarità del settore agricolo riguarda abitazioni e automobili: si tratta di beni che non è facile assegnare alla sfera personale o a quella lavorativa. Per questo le case situate su un fondo agricolo e utilizzate come abitazioni non dovrebbero essere acquisite per intero come fonti di presunzione di reddito a carico dell’acquirente.

Sul decreto lavoro

Dl Lavoro alla Camera, governo mette fiducia. Ncd: “Votiamo, ma sarà battaglia”. E' la prima parte del Jobs Act, quella su contratti a termine e apprendistato. Il governo vuole evitare ulteriori modifiche rispetto a quelle varate dalla commissione competente. Poletti: "Serve risposta urgente per rilanciare l'occupazione". Ma Nuovo Centrodestra e Scelta Civica sono per ripristinare la versione originaria. Santanchè (Fi): "Litigano sul dramma del Paese"

Alla fine il governo ha deciso: sul primo tassello del decreto Lavoro in esame alla Camera sarà messa la fiducia. Una mossa che non ha tenuto conto delle rimostranze degli alleati del Nuovo centrodestra di Angelino Alfano, che in mattinata hanno minacciato di non votare il provvedimento in mancanza di un accordo. ”Voteremo la fiducia”, ha fatto sapere Nunzia De Girolamo, capogruppo Ncd alla Camera, “ma non rinunciamo a dare battaglia al Senato per difendere il decreto”. Solo qualche ora prima invece, il Nuovo centrodestra lanciava ultimatum: “O accordo di maggioranza oppure salta tutto”, aveva detto Maurizio Sacconi. Ncd, insomma, ha minacciato lo strappo, cosa che non ha turbato più di tanto Matteo Renzi, che invece “vuole correre come un treno”. La testimonianza plastica è arrivata dall’annuncio della fiducia sul provvedimento: “Faremo maggiori approfondimenti con il passaggio al Senato” ha detto il capogruppo del Pd alla Camera Roberto Speranza, dopo il vertice di maggioranza durato più di due ore. Nessuna intesa al vertice di maggioranza sul decreto Lavoro. I ministri Boschi e Poletti hanno tentato una mediazione ma, a quanto si apprende, non si è raggiunto un accordo sulle modifiche: Ncd voleva modifiche sulle sanzioni per l’apprendistato e il Pd che scendesse da 5 a 4 il numero dei contratti a termine.

Critici anche Scelta Civica e Forza Italia. Il partito di Angelino Alfano chiedeva il “ripristino” del testo originario, cioè quello arrivato in Commissione lavoro a Montecitorio e emendato dalla sinistra del Partito democratico. Quello che è in discussione alla Camera oggi è la prima parte del Jobs Act: quella che riguarda la semplificazione sul fronte dei contratti a termine. Commissione che ha, tra l’altro, ridotto da otto a cinque il numero di possibili proroghe del contratto a tempo determinato nell’arco di 36 mesi. L’Aula della Camera ha respinto, con 22 voti di scarto, la richiesta di rinvio del testo in Commissione chiesta dal Movimento 5 stelle, con parere contrario del relatore della maggioranza Carlo Dell’Aringa.

Il decreto è benedetto dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan (“Porterà maggior occupazione”), ma l’entusiasmo potrà poco di fronte allo scontro che si gioca dentro la maggioranza: se la fiducia potrebbe essere blindata a Montecitorio, i numeri per il premier traballano a Palazzo Madama. La crisi viene dal gruppo di Angelino Alfano, che deve fare i conti con il suo Ncd in ebollizione: “Angelino è succube del premier”, sono i lamenti tra deputati e senatori. Così il decreto lavoro rischia di essere la prova per dimostrare “indipendenza di pensiero” dal presidente del Consiglio e ricompattare il Nuovo centrodestra in vista delle elezioni.  ”Al momento”, ha commentato a Coffee Break il deputato Fabrizio Cicchitto, “non c’è accordo sul decreto lavoro, noi non lo votiamo. È un passo avanti rispetto alla riforma Fornero ma la proposta era migliore prima del passaggio in commissione. All’interno del Pd c’è una discussione aperta sul tema e siamo in attesa di chiarimenti“. Molto critica anche Scelta civica: fuori dal Pd si è coalizzato un fronte – interno alla maggioranza – contrario alle correzioni volute soprattutto dalla minoranza Dem e approvate in Commissione, che “avrebbero stravolto il testo originale”.

Nei giorni scorsi era circolata la notizia di una lettera di una fronda Ncd polemica con le scelte del leader. I senatori hanno subito smentito con un comunicato, ma secondo alcune ricostruzioni la rottura continua. “Altro che malumori”, aveva commentato Maurizio Sacconi, presidente Ncd a Palazzo Madama in un’intervista a il Mattino, “da parte nostra c’è un vero e proprio dissenso”. E dopo la notizia della fiducia ha aggiunto: “Al Senato noi ci comportiamo diversamente dal presidente Cesare Damiano e dalla minoranza Pd della commissione. Cercheremo mediazioni e accordi. Continueremo a lavorare in difesa del governo dal Pd”.

Annuncia guerra sul tema anche Forza Italia. Mentre Renato Brunetta chiede il ritorno al testo originario “sul quale eravamo d’accordo”, Giovanni Toti attacca le modifiche del Partito democratico. “Ancora una volta”, ha detto in un’intervista a “Studio Aperto”, “nel Pd prevale un’impostazione ideologica.Era stato fatto un decreto che flessibilizzava il mondo del lavoro dopo i tanti danni fatti dalla legge Fornero, oggi si torna indietro, come spesso fa il Pd: si limita la flessibilità e si peggiora il lavoro fatto fino ad esso”. Attacco duro della deputata Daniela Santanchè: “Continuiamo ad assistere sbigottiti all’incartamento interno al Pd e tra Pd e Ncd sul dl lavoro. E’ incredibile e indecente che i partiti che si sono autoproclamati salvatori del Paese non abbiano le idee chiare su come affrontare il primo e più urgente dramma vissuto dagli italiani. Forza Italia non ci sta. Agli italiani che hanno perso fiducia diciamo: non vi lasceremo soli. Dobbiamo reagire”.

Il ministro Giuliano Poletti ha dato il proprio ok dicendo che i ritocchi “non stravolgono” e anzi “rispettano i contenuti fondamentali” del decreto. L’obiettivo del governo è quello di ottenere rapidamente il via libera dell’aula di Montecitorio, perché, ha ricordato Poletti, serve “una risposta urgente alla necessità di rilanciare l’occupazione semplificando il ricorso al contratto a tempo determinato ed all’apprendistato”. Tanto più, probabilmente, dopo i dati di ieri sulle famiglie prive di qualsiasi fonte di reddito. Non solo: l’altra urgenza consiste nel fatto che il Dl (il numero 34 del 2014) scade il 19 maggio, alle porte considerati i prossimi ponti e festività che rallenteranno l’iter parlamentare. Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera, ha sollecitato un’approvazione rapida, anche tramite la fiducia, per rispettare le scadenze, rivendicando che “le correzioni migliorano il Decreto ed ampliano in modo significativo la flessibilità a disposizione delle imprese senza cancellare i diritti dei lavoratori”.

Proprio sulle disposizioni che riguardano contratti a tempo e rapporti di lavoro finalizzati alla formazione si sono concentrate le modifiche al testo originale. I primi, come già visto, potranno essere prorogati al massimo cinque volte. Il congedo di maternità sarà conteggiato ai fini del ‘diritto di precedenza’ per l’assunzione a tempo indeterminato ma anche per i rapporti a termine che inizino nei 12 mesi successivi. I lavoratori con contratti a tempo determinato non potranno essere più del 20% rispetto a quelli “stabilizzati”. La sanzione prevista per chi non rispetta la regola è l’assunzione: “I lavoratori assunti a termine, in violazione del limite percentuale, sono considerati lavoratori subordinati a tempo indeterminato, sin dalla data di costituzione del rapporto di lavoro”. Quanto all’apprendistato, quello pubblico torna obbligatorio, ma l’offerta dovrà essere garantita dalle regioni entro 45 giorni. Le norme saranno applicate sui nuovi contratti e chi oggi si trova fuori dalle regole avrà tempo fino al 31 dicembre per adeguarsi.

lunedì 21 aprile 2014

L'europa se ne frega

Sbarchi: l'Italia implora, l'Europa se ne frega. Londra e Berlino potranno espellere cittadini europei rimasti senza lavoro per più di tre mesi. Roma invece non può nemmeno rimpatriare i clandestini. Ma c'è chi a questa schizofrenia è pronto a ribellarsi: sostieni il reportage L'Europa ribelle di Gian Micalessin

I migranti arrivati dalla Libia l'Italia se li deve tenere. E tacere. Londra e Berlino possono invece studiare nuove leggi che permetteranno l'espulsione forzata dei cittadini europei rimasti senza lavoro per più di tre mesi. Leggi inflessibili che consentiranno ai "bobbies" londinesi di rispedire a casa un italiano rimasto per più di dodici settimane nel Regno Unito. E ai poliziotti italiani di far lo stesso con un disoccupato tedesco in viaggio per l'Italia da più di un trimestre. Rispedire al mittente gli immigrati extracomunitari resterà invece un inaffrontabile tabù.

La paradossale prospettiva è un'altra conseguenza delle schizofrenie europee e dal ruolo irrilevante giocato a Bruxelles dai governi italiani. Per capirlo basta leggersi l'articolo del quotidiano britannico Daily Mail dello scorso 28 marzo in cui si saluta l'intesa raggiunta da Angela Merkel e David Cameron per introdurre una nuova legislazione europea checonsenta l'espulsione, come si legge nel titolo, degli "immigranti europei disoccupati". Dietro l'intesa sollecitata da Cameron si nascondono le preoccupazioni politiche di un premier alle prese con la rabbia dei disoccupati britannici licenziati per far posto ai lavoratori a basso costo in arrivo dalle frontiere orientali dell'Unione Europea. L'intesa, pretesa da Cameron per evitare una devastante emorragia di voti alle prossime elezioni europee e gentilmente concessa da una Merkel preoccupata da un addio inglese a Bruxelles, si estenderà naturalmente a tutti i paesi dell'Unione. "Cameron lavorerà ad un piano per deportare gli immigranti illegali che non riescono a trovare un lavoro. Ma i piani tedeschi - spiega il Daily Mail - andranno oltre dando agli stati membri il diritto di buttare fuori chi non lavora. Le proposte sono la prova - ha detto Cameron - di come i principali leader europei si stiano rendendo conto della necessità d'imporre maggiori restrizioni alla libertà di movimento in Europa".

Le proposte, in palese contraddizione con le politiche assai meno severe adottate per frenare l'immigrazione illegale extra europea, sono l'ennesima dimostrazione dell'indifferenza dei nostri partner europei sordi anche alle recenti implorazioni dei ministri del governo Renzi. L'ultima è quella del ministro della difesa Roberta Pinotti che ricorda come sia sbagliato lasciare solo all’Italia l’alto costo del flusso in crescita di clandestini. "Se è un problema europeo - dichiara il ministro - non si può pensare che sia solo l’Italia a farsene carico nel Mediterraneo. Mare Nostrum dà soccorso e sicurezza, l’Europa non scarichi i costi solo sull’Italia. Frontex stanzia complessivamente 7 milioni e noi, solo in un mese, ne spendiamo 9 per Mare Nostrum". Una settimana prima il ministro dell'interno Angelino Alfano aveva ricordato alla Commissione Schengen come gli oltre 20mila migranti approdati in Italia dall'inizio dell'anno, a fronte dei 2500 dello stesso periodo di un anno fa, rappresentino un'emergenza senza precedenti, paragonabile a quella del 2011 quando primavere arabe e conflitto libico spinsero in Italia 62mila clandestini. Dopo aver snocciolato queste cifre e aver ricordato i 300mila euro al giorno (9 milioni di euro al mese) spesi dall'Italia per tener in piedi l'operazione Mare Nostrum il ministro aveva sollecitato un "indispensabile ulteriore concorso dell'Europa".

Per valutare l'attenzione e l'interesse riservati dagli "amici" europei ad Alfano è bastato attendere il 17 aprile quando l'Europarlamento ha votato la nuova legge che vieterà ai paesi membri qualsiasi operazione di respingimento in alto mare dei clandestini. Grazie a quella legge nessuna guardia costiera europea potrà rimandare indietro le barche usate dai trafficanti di uomini, ma potrà soltanto "avvertire il natante e ordinargli di non entrare nelle acque territoriali di uno Stato membro". Un voto scontato se si pensa alle critiche europee ad una politica dei respingimenti incapace di distinguere tra clandestini e migranti con diritto d'asilo. Un voto paradossale se si pensa a come nella stessa seduta, svoltasi 48 ore dopo l'appello di Alfano, il Parlamento europeo abbia tranquillamente ignorato quanto sta avvenendo sulle nostre coste. Del resto come dargli torto. Quando si trattò di varare l'operazione "Mare Nostrum" il governo Letta si guardò bene dal discutere con gli alleati europei un'equa ripartizione dei 19mila esseri umani salvati, ad oggi, dalle nostre navi. E così ora l'Europa non si fa problemi a lasciarci sia l'onere del salvataggio che quello del mantenimento. Tanto noi, a differenza di Cameron e degli inglesi, dall'Europa non ci muoviamo.

Al mare

Gli incapienti che renzi fonzie ignora...

Un milione di famiglie senza reddito da lavoro. I dati allarmanti dell'Istat: in 1,3 milioni di famiglie entrambi i genitori sono disoccupati. Raddoppia la spesa low cost. E Unimpresa boccia il bonus da 80 euro tanto sbandierato da Renzi: "Servono piuttosto interventi strutturali" di Sergio Rame

Oltre un milione di famiglie è senza reddito da lavoro. Elaborando i dati del 2013 l'Istat scatta un'allarmante fotografia di quelle famiglie i cui componenti "attivi" che partecipano al mercato del lavoro sono disoccupati. Un numero esorbitante di nuclei che non possono contare sulla busta paga per riuscire a tirare a fine mese. Alcuni di questi possono contare su altre entrate, ma vanno a ingrossare quell'ampia fetta di incapienti che la crisi economica ha messo in ginocchio. Domani comincerà la discussione sul decreto lavoro, uno dei punti cardine delle riforme volute dal premier Matteo Renzi. E, mentre il Pd si divide sul testo che dovrà essere votato, la crisi continua a mietere vittime. Secondo il report redatto dall'istituto di statistica, infatti, sarebbero 1 milione e 130mila nuclei famigliari a non avere alcun reddito da lavoro. Si tratta quindi di "case" dove non circola denaro, ovvero risorse che abbiano come fonte il lavoro. Magari possono contare su redditi da capitale, come le rendite da affitto, o da indennità di disoccupazione, o ancora da redditi da pensione, di cui beneficiano membri della famiglia ormai ritiratisi dal lavoro attivo. Tra questi quasi mezzo milione (491mila per l'esattezza) sono coppie con figli, mentre 213mila sono monogenitore. In una intervista a Repubblica Renzi ha ammesso che nel bonus contenuto nel Def c'è una "debolezza" di forma: "80 euro dati a un single hanno un impatto diverso rispetto a un padre di famiglia monoreddito con 4 figli. Dobbiamo porci questo problema. L’Italia non si può permettere il lusso di trattare male chi fa figli". Per il momento, però, quelle del premier restano promesse che lasciano il tempo che trovano. Il numero delle famiglie dove tutte le forze lavoro sono in cerca di occupazione è cresciuta del 18,3% rispetto al 2012 (+175mila unità in termini assoluti). E nel confronto con due anni prima il rialzo supera il 50%, attestandosi precisamente al 56,5%. Questi dati si riflettono, inevitabilmente, sui consumi. Le famiglie italiane inseguono sempre di più risparmi e promozioni: cinque italiani su sette hanno provato almeno una volta i discount nel primo trimestre del 2014 confermando una tendenza cresciuta con la recessione e consolidatasi nel 2013. Secondo Unimpresa, infatti, il bonus da 80 euro è una tantum che non aiuta la ripresa. Piuttosto servirebbero interventi strutturali. "La recessione ha ormai radicalmente alterato le abitudini al supermercato - interviene l’associazione - il 71,5% degli italiani fa economia e così rispetto al primo trimestre dello scorso anno sono più che raddoppiati, tra gennaio e marzo, gli acquisti di offerte speciali".

sabato 19 aprile 2014

I miei auguri di...



Qualche dato...

Lavoro, Cgil: “Boom di richieste di Cig. Nel 2014 coinvolti 520mila lavoratori”. Sono oltre 100 milioni le ore di cassa integrazione registrate lo scorso mese, ben più degli 80 milioni conteggiati in media da gennaio 2009 ad oggi. La diminuzione del reddito è stata di 1 miliardo, pari a 1.900 euro netti in meno a lavoratore

Forte aumento della richiesta di ore di cassa integrazione. Con oltre 100 milioni di ore registrate lo scorso mese, ben oltre le 80 milioni di ore mediamente conteggiate a partire da gennaio 2009 ad oggi, la cig aumenta in tutti i suoi segmenti: ordinaria, straordinaria e deroga. Dietro questa mole di ore sono coinvolti da inizio anno circa 520mila lavoratori che hanno subito un taglio del reddito per 1 miliardo di euro, pari a 1.900 euro netti in meno per ogni singolo lavoratore in busta paga. Ad affermarlo sono le elaborazioni delle rilevazioni Inps effettuate dall’Osservatorio cig della Cgil Nazionale nel rapporto di marzo. “Lo stato in cui versa il nostro sistema produttivo, insieme alla condizione dei lavoratori, continuano ad essere una seria e drammatica emergenza da affrontare”, spiega il segretario confederale della Cgil, Elena Lattuada. “Al netto degli interventi fiscali il paese ha bisogno di una prospettiva che non può non prescindere dalla difesa e dalla valorizzazione del lavoro e della produzione” aggiunge. Per questo, secondo la Cgil “vanno contrastate operazioni di ulteriore frammentazione del mercato del lavoro, così come vanno immediatamente sbloccate le risorse per gli strumenti di sostegno in deroga. Ma deve essere al più presto – sostiene Lattuada – messo in campo un grande piano di investimenti, a partire da quelli pubblici fino a quelli privati, che si occupi di creare lavoro. La sola via, il solo modo per offrire al paese una prospettiva”.

Dall’analisi di corso d’Italia si rileva come il totale di ore di cassa integrazione a marzo sia stato pari a 100.136.978 di ore richieste e autorizzate. Un dato in aumento sul mese precedente del +20,28% mentre è in calo l’insieme del primo trimestre, pari a 264.755.636 di ore, del -1,16% sui primi tre mesi dello scorso anno. Nel dettaglio emerge che la cassa integrazione ordinaria (cigo) aumenta a marzo su febbraio del +16,32%, per un totale pari a 27.379.903 di ore. Da inizio anno la cigo invece ha raggiunto quota 76.696.078 di ore per un -23,43% sul periodo gennaio-marzo del 2013. La richiesta di ore per la cassa integrazione straordinaria (cigs), sempre per quanto riguarda lo scorso mese, è stata di 45.491.245 per un +17,07% su febbraio mentre il primo trimestre dell’anno totalizza 128.212.748 ore autorizzate per un +10,21% sullo stesso periodo dello scorso anno. Infine la cassa integrazione in deroga (cigd) ha registrato a marzo un deciso aumento sul mese precedente pari a +30,71% per 27.265.830 ore richieste. Nei primi tre mesi dell’anno, rispetto allo stesso periodo dello scorso, la crescita della cigd è stata del +14,56% per un totale di 61.846.810. Cresce il numero di aziende che fanno ricorso ai decreti di cigs. Da gennaio sono state 1.901 per un +20,70% sullo stesso periodo del 2013 e riguardano 3.667 unità aziendali (+36,37% sull’anno passato). Nello specifico si registra un aumento dei ricorsi per crisi aziendale (953 decreti per un +3,36%) che rappresentano il 50,13% del totale dei decreti. Diminuiscono invece le domande di ristrutturazione aziendale (52 in totale da inizio anno per un -5,45% sullo stesso periodo del 2013) mentre aumentano quelle di riorganizzazione aziendale (54 per un +10,20%).

“Gli interventi che prevedono percorsi diAumenta reinvestimento e rinnovamento strutturale delle aziende – sottolinea lo studio della Cgil – continuano ad essere irrilevanti, pari al 5,58% del totale dei decreti. Un segnale evidente, eppure sottovalutato, del processo di deindustrializzazione in atto nel Paese”.

giovedì 17 aprile 2014

Ebola? Quale problema, siamo attrezzati...

Ebola e Tbc sbarcano con gli immigrati. La carenza di controlli sulle navi mette a rischio contagio i militari. Ma la Marina rassicura: "Siamo preparati" di Pier Francesco Borgia

Roma - Tre circolari del ministero della Salute in quindici giorni. L'ultima, martedì. Tutte con lo stesso argomento in oggetto: «Misure di sorveglianza per contrastare la diffusione dell'Ebola». E in tutte i toni sono piuttosto allarmati.E da un punto di vista ufficiale, tali misure sono concentrate sui «punti internazionali d'ingresso»: porti, aeroporti, frontiere. Ma l'operazione Mare Nostrum ha - nella sostanza - esteso questi «punti internazionali d'ingresso» a tutto il Mediterraneo. E in prima linea ci sono gli uomini della Marina militare e delle Capitanerie. Sono loro che accolgono, recuperano, salvano i migranti che a frotte arrivano nella Penisola. Le loro uniche protezioni sono guanti in lattice e mascherina. Bastano a fermare l'Ebola? Un ufficiale di rango preferisce non scendere in dettagli. «Ci hanno spiegato - dice - che i migranti che soccorriamo non possono essere infetti da Ebola. La malattia ha un'incubazione di 21 giorni. Quindi, quelli che imbarchiamo sui nostri mezzi al centro del Mediterraneo non possono averla. Chi l'ha contratta nei paesi in cui è stata segnalata l'epidemia è già morto prima di imbarcarsi dalle coste libiche». E se un contagiato l'avesse trasmessa durante il periodo in attesa dell'imbarco, prima di morire? La domanda cade nel vuoto. «Il contagio è improbabile», ripete. «Comunque - aggiunge - il migrante che segnala febbre alta e astenia viene messo subito in isolamento».

Il ministero della Salute, comunque, in chiave anti-ebola chiede alla Marina militare ed alle Capitanerie di imbarcare sulle proprie navi «barelle di alto bio-contenimento»: «Il cui impiego potrebbe essere necessario per il trasporto di pazienti all'interno del territorio nazionale, sui vettori aerei ad ala fissa o rotante». Ma il problema più serio per gli uomini della Marina non sono i migranti a bordo dei barconi, sono quelli che vengono portati a terra dai mercantili. L'alto numero (in tre giorni ne sono arrivati 6mila) e la mancanza di controlli preventivi operati a bordo delle navi militari, fa di questi migranti un evidente rischio epidemiologico. Insomma, il rischio che qualche migrante possa sfuggire al calcolo probabilistico legato ai tempi d'incubazione dell'Ebola c'è eccome. Tant'è che il ministero invita l'Enac a informare le compagnie aeree delle «procedure nazionali per l'evacuazione medica ed il trasporto in alto bio-contenimento di persone affette, o sospette di essere affette, da malattie infettive contagiose». Evacuazione medica - precisa la circolare della Salute - che deve essere effettuata anche senza ricorrere ai velivoli dell'Aeronautica militare. E proprio all'Aeronautica, il ministero della Salute chiede di verificare la possibilità di caricare sui propri mezzi «ambulanze ad alto isolamento in dotazione all'Istituto per le Malattie infettive Lazzaro Spallanzani». Ma a preoccupare non è solo l'Ebola, che potrebbe non arrivare (sempre per il famoso calcolo probabilistico), ma anche la tubercolosi. Negli ultimi anni la diffusione della Tbc è aumentata di quasi il 50 per cento: da 4 a 6mila casi all'anno. Era stata praticamente debellata negli anni Ottanta, per poi tornare a crescere. La causa della diffusione è la crescente immigrazione da paesi ad alta endemia. Non solo. La terapia seguita (massicce dosi di antibiotici) sta selezionando ceppi batterici che diventano sempre più resistenti alle cure. E anche questi malati vengono accolti da marinai dotati solamente di guanti in lattice e mascherine.

mercoledì 16 aprile 2014

Pur di avere il culo su quello scranno...

Immigrazione, scontro alla Camera tra Alfano e la Lega. La Lega chiede al governo di fermare gli sbarchi. Ma Alfano non ci sta: "Non siamo la repubblica delle banane". E in Aula scoppia la bagarre di Sergio Rame

La voce si incrina, perché sale di tono, quando Angelino Alfano si rivolge verso i banchi della Lega. "Noi non barattiamo i morti per un uno per cento alle elezioni - tuona il ministro dell'Interno - questa è la differenza tra il grande Paese occidentale che siamo e una repubblica delle banane". È uno dei momenti salienti del braccio di ferro verbale sull'emergenza immigrazione. Da mesi i clandestini stanno prendendo d'assalto le coste siciliane anche grazie all'indifferenza dell'Unione europea e all'impotenza del governo italiano. I lumbard non ci stanno. E, mentre il titolare del Viminale riferisce alla Camera, espongono i cartelloni "Alfano dimettiti" e "Alfano ministro dei clandestini". È uno scontro durissimo. Tanto che la presidente della Camera Laura Boldrini si vede costretta a sospendere la seduta dopo aver espulso il leghista Emanuele Prataviera.

Il braccio di ferro va avanti da settimane. Le politiche messe in campo dal governo non funzionano. Gli sbarchi non si arrestano e decine di migliaia di immigrati clandestini si riversano sulla penisola, nel tentativo di raggiungere il Vecchio Continente. Extracomunitari che adesso affollano strutture di prima accoglienza fatiscenti e che, come denuncia la stessa Lega Nord, rischiano di portare nuove malattie nel Belpaese. Un'emergenza che il governo Renzi sembra ignorare. Lo stesso Alfano oggi ha ricordato che, dall'inizio dell'anno, l’Italia ha già salvato 19mila immigrati. E ai parlamentari della Lega, che ne chiedevano le dimissioni del titolare del Viminale, ha ribadito essere certo di "non voler far morire mai delle persone in mare per 500mila voti in più della Lega". "L’Italia è o no una grande nazione?", ha chiesto provocatoriamente Alfano rivendicando per sé l’obbligo di "garantire la sicurezza e l’accoglienza".

Contro Alfano, che rifiuta il reato di clandestinità come risoluzione al problema dell'immigrazione di massa, si scaglia anche Umberto Bossi. Che, parlando coi cronisti in Transatlantico, tuona: "Alfano deve rimediare alla situazione. Se da gennaio ad ora sono aumentati gli sbarchi, il governo deve fare una politica per frenarli, deve parlare con i governi". Ma delle preoccupazioni del Carroccio Alfano non vuole sentir ragioni: "I colleghi della Lega hanno avuto gli scatti dei fotografi, ora posso continuare". Così per protesta, quando la seduta è ripresa, i deputati leghisti non sono voluti rientrare in Aula.