lunedì 22 luglio 2024

La non democrazia Ue

Questa è davvero bellissima: come ammettere candidamente che in UE la democrazia è semplicemente inesistente senza nemmeno rendersene conto. Partiamo da due presupposti, meramente logici (Claudio Cerasa dovrà concentrarsi moltissimo ma credo che siano alla sua portata).


1: che in occasione delle ultime ElezioniEuropee sia accaduto "qualcosa" è provato dal fatto che Macron abbia sciolto l'Assemblea nazionale, giusto? Il partito di Scholz, del Cancelliere tedesco, è arrivato terzo, non è cosi? Per reagire all'avanzata di Lepen è stato organizzato il NouveauFrontPoplulaire, corretto? L'asse tra Francia e Germania governa le istituzioni eurounitarie, pertanto sono paesi molto rilevanti, ci siamo? Benissimo.


Passiamo al secondo.


2: nei giorni successivi al voto quasi tutta la stampa ha raccontato dell'avanzata dell' OndaNera, del pericolo del Fascismo e delle destre eversive in Europa. Persino l'augusto giornale di Cerasa, Il foglio,  titolava "Cosa succede al Parlamento europeo dopo il voto e perché Putin festeggia la crisi di Germania e Francia" o "Il centro regge, ma l'Ue è destabilizzata" o "Macron scioglie l'Assemblea Nazionale dopo la vittoria alle europee di Le Pen e Bardella" o "L’AfD sfonda in Germania e manda un messaggio di pace a Salvini e Le Pen" (tutti titoli del suo assai autorevole quotidiano).


Bene, a fronte di elementi oggettivi, confermati dal racconto di quasi tutta la stampa, compreso il suo giornale, Cerasa esulta perché in Europa non è cambiato niente: non si rende conto che così facendo racconta di un sistema che con la democrazia non ha nulla da spartire e dunque finisce per squalificarlo. Peraltro una volta tanto ci ha azzeccato (ripeto, non volendo): che l'Unione Europea sia quella roba alcuni lo scrivono da decenni. Che lo faccia inconsapevolmente è anche questo logico: il suo giornale rappresenta uno strumento di propaganda tra i più fanatici nel sostenere, spesso ipocritamente, la narrazione europeista ed etnocentrica per la quale ci sarebbero paesi buoni, liberi e democratici (rappresentati, che ve lo dico a fare, dall'Alleanza atlantica), e paesi di serie B, dittatoriali, antidemocratici e illiberali e cattivi (quasi tutti gli altri, in poche parole). Narrazione, peraltro, sventolata come un manganello per sostenere le ragioni della guerra e delle armi. Cosa possiamo concludere? Che oggi per fare il direttore di giornale, per quanto de Il Foglio si stia parlando, non serve particolare cultura, intelligenza, acume o logica: è sufficiente ripetere pappagallescamente la solita solfa, senza badare al fatto che possa risultare contraddittoria ben oltre il limite del ridicolo.





Savino Balzano

mercoledì 17 luglio 2024

La situazione nel mondo e in Europa

I massacri di civili proseguono ininterrottamente a Gaza (l'ultima strage qualche giorno fa a Khan Yunis). Chi non ha la fortuna di essere fatto a pezzi subito, muore spesso dopo una prolungata agonia per la mancanza di cure, perché quasi tutti gli ospedali di Gaza sono stati fatti saltare in aria e mancano gli approvvigionamenti di strumenti, medicinali, rifornimenti di base. Tra Ucraina e Russia la guerra si fa sempre più incarognita, con vittime civili sempre più frequenti, sabotaggi, incendi dolosi, "incidenti" (ieri uno alla centrale nucleare di Rostov): un conflitto nato come un'operazione limitata, si trasforma ogni giorno di più in una costruzione psicologica dell'odio reciproco, e ciò allontana ogni trattativa di pace - anche laddove qualche tentativo in questa direzione fosse fatto. Gli USA riportano rampe di lancio nucleari in Germania, dopo aver alimentato il riarmo più massiccio della storia in Polonia e Finlandia. In sostanza tutti i confini occidentali della Russia sono ora per essa una minaccia incombente, proprio mentre una guerra calda per procura è in corso in Ucraina. L'Europa si presenta sempre di più come l'ariete americano puntato contro la Russia. Finirà benissimo. L'informazione pubblica ha raggiunto livelli di manipolazione senza precedenti. In Europa il controllo esercitato grazie al Digital Service Act sulle piattaforme social è venuto alla luce del sole dopo il rifiuto di sottostarvi di Elon Musk (tutti gli altri hanno acconsentito, senza clamori). Tutti i giornali e le maggiori testate sono da tempo in caduta libera quanto a fruitori, ma chiaramente non sono più questi ultimi a pagare i costi di impresa. La quasi totalità dell'apparato mediatico italiano, e buona parte di quello europeo, è rappresentato da imprese economicamente bollite o alla canna del gas, che però vengono tenute in vita artificialmente come apparati di propaganda. (Tragicamente ancora molti non sembrano averlo capito e, per ignoranza o per pigrizia, continuano a illudersi di riuscire a distinguere nei notiziari ufficiali e ‘accreditati’ il vero dalla manipolazione.)


La copertina del noto settimanale tedesco Focus riportava questa settimana le immagini di profilo di Biden, Macron e Scholz, titolando "Die Selbstherrlichen", espressione traducibile come "Gli Autocrati" (o “Gli autoesaltati”). Il sottotitolo spiega: "Distaccati dalla realtà, irresponsabili, testardi. Come l’Occidente si sta gettando da sé nel caos.” (“Abgehoben, verartwortungslos, stur. Wie sich der Westen selbst in Chaos Stuerzt”). Che quella descritta dal settimanale sia la realtà è oramai chiaro a molti, praticamente a chiunque non continui a nutrirsi dei media mainstream, e anche ad alcuni che ancora vi si abbeverano. Che ciò conduca l’Europa ad un futuro di impoverimento, indebitamento, deindustrializzazione, censura interna, guerra fredda e calda, e forse ad una catastrofe nucleare, è parimenti chiaro. Ma allora perché niente si muove? Perché l’atteggiamento medio continua ad essere quello dell’accettazione acquiescente, del mugugno da social, della lamentazione sterile? È semplice, perché tranne le esigue minoranze che percepiscono la sfera ideale in modo vivido, i più riescono a scegliere solo tra alternative pratiche immediatamente percorribili. E il sistema di potere attuale è riuscito ad assicurarsi, a colpi di finanziamenti (e definanziamenti) mirati e di governo dei media, che le alternative non ci siano, o siano invisibili o appaiano poco credibili.

 

Mai come ora c’è stato bisogno di capacità organizzativa politica, mai come oggi essa è stata ostacolata a mille livelli, dalla diffidenza diffusa dei più, alla depoliticizzazione giovanile, alla perdita di un qualunque retroterra culturale comune, alla confusione ideale e ideologica, alla schietta ignoranza politica. Io non so se qualcuno dei progetti alternativi esistenti in Europa e in Italia avrà davvero filo da tessere nel medio e lungo periodo (il più promettente al momento sembra essere il Bündnis Sahra Wagenknecht), ma so per certo che senza una tale capacità progettuale, senza una capacità di sintesi e di individuazione chiara delle priorità, il destino europeo (e italiano) è segnato. E chi si illude che basti l’associazionismo culturale e il gruppettarismo locale a cambiare le cose, per quanto possa essere mosso da nobili intenti, è parte del problema e non della soluzione.


Andrea Zhok

martedì 2 luglio 2024

Tim e padroni

Oggi, sfogliando un po' di siti di informazione online sono incappato in due notizie, nessuna delle due del tutto nuove. La prima è la notizia della cessione del governo italiano delle infrastrutture di telecomunicazione nazionali, prima TIM, al KKR Global Institute, fondo americano presieduto dall'ex generale David H. Petraeus, ex direttore della CIA. Niente di anomalo, niente che non rientri nella fisiologia di questo paese. Il governo "sovranista", quello che si imporpora d'orgoglio nazionale quando deve fare gli spottoni pre-elettorali, cede serenamente e sistematicamente ogni residuo di autonomia al capobastone americano. Per l'occasione, allarmi antifascisti non pervenuti. I nostri sovranisti à la carte del "fascismo" hanno recepito più o meno solo il principio di cieca obbedienza gerarchica e un po' di darwinismo sociale. La cieca obbedienza al capobranco oggi si esercita in direzione di un padrone con passaporto americano e il darwinismo sociale si traduce in mercatismo (il mercato ha sempre ragione, il mercato è efficiente, il mercato è buono, in particolare se a comprare è un padrone a stelle e strisce.) E incidentalmente, queste due ombreggiature "fasciste" - cieca obbedienza ai caporali di Washington e mercatismo - sono principi abbracciati entusiasticamente anche dal centrosinistra. Ricordiamo, di passaggio, che la dismissione delle telecomunicazioni venne inaugurata illo tempore dal centrosinistra, con Prodi: c'è qualcosa di esteticamente mirabile nel vedere che la parabola che si è aperta con Prodi viene oggi chiusa dalla Meloni).


La seconda notizia in cui sono incappato è un'articolessa su Repubblica, in cui si perorava la causa della didattica a distanza, spiegando nel titolo come "l'84% degli studenti si sente più sicuro e preparato grazie al mondo digitale". Assumendo di rivolgermi a persone intelligenti non mi metterò neppure a refutare questa corbelleria. Vi troviamo l'usuale sparata percentuale (l'84% eh, mica ca**i) che mima la retorica scientifica, attraverso la quale questi incartamenti per il pesce gabellano la propria propaganda come "autorevole". Vi troviamo una balla sesquipedale, evidente a chiunque abbia constatato la mostruosa impennata dei problemi psichiatrici adolescenziali dopo la clausura (e la didattica a distanza) del covid. Ma ci troviamo, soprattutto - e questo è ciò che fa venire i brividi - una quadratura mirabile - ancorché contingente - con la prima notizia. Ricordiamo infatti cos'è esattamente la rete venduta agli americani. Riporto, a titolo di resoconto, un passaggio da fonte non sospettabile di antiamericanismo, una pagina del Corriere della Sera di qualche tempo fa: "La rete di telecomunicazioni di Tim è la più estesa d’Italia: è composta da oltre 21 milioni di chilometri di cavi in fibra ottica e copre l’89% delle abitazioni. È la principale infrastruttura per la trasmissione dei dati di cittadini, imprese e pubblica amministrazione. É considerata strategica per la sicurezza nazionale ed è lo snodo principale per la digitalizzazione del Paese, che passa per l’introduzione delle applicazioni digitali fondamentali per il futuro delle imprese italiane e per l’ammodernamento dei servizi al cittadino da parte della pubblica amministrazione previsto dal Piano di ripresa e resilienza." Dunque, in sostanza. Il Piano di ripresa e resilienza, insieme a tutti i vari progetti europei di digitalizzazione forzata, preme per estendersi anche alla formazione scolastica (donde l'articolessa pubblicitaria di Repubblica).


Il quadro della società che emerge come un desideratum è dunque quello di un mondo di interazioni massimamente digitalizzate, i cui veicoli sono sorvegliati o sorvegliabili, manipolati o manipolabili, a piacimento da un comando estero con agenda militare. Aggiungo una notazione laterale. Conosco fin troppo bene le reazioni del liberale italiano medio (cioè dell'elettorato mainstream) per non anticiparne la reazione automatica di fronte a simili osservazioni. La loro reazione naturale è di vedere in tutte queste osservazioni i germi di un complottismo che vede piani malvagi e intenzioni di nocumento ovunque. Invece bisogna fidarsi. Perché il soggetto politico qui è il Blocco-del-Bene (progressismo, liberalismo, dirittumanismo, globalismo, americanismo). Ciò che in qualche misura diverte in questa forma di cecità selettiva è l'inavvertita inconsequenzialità. Infatti, è parte della concezione antropologica di fondo del liberale l'assunto che tutti gli agenti siano mossi sistematicamente da agende di interesse autoaffermativo, da egoismo, ambizione autoreferenziale, pulsione ad appagare la propria curva privata di utilità. Tra i tanti difetti di una visione così deprimente dell'umano, almeno un aspetto potrebbe tornare utile in tempi oscuri come i presenti: sotto tali premesse dovrebbe almeno essere diffusa un'allerta costante, una cultura del sospetto rispetto a intenzioni e dichiarazioni "idealiste", una sfiducia nella "voce del padrone". E invece - potenza del bispensiero - niente di tutto ciò accade. Rispetto al padrone reale in carica vige solo infinita fiducia nella sua superiore nobiltà e lungimiranza. Perché il Grande Fratello è buono.

E chi ne dubita è un complottista.


Andrea Zhok

domenica 30 giugno 2024

Elly e il pride

Si incazzi pure qualcuno, ma una cosa la devo proprio dì. Un tempo le battaglie della sinistra erano in salita, scomode, invise al potere, financo pericolose. Si moriva per difendere gli operai, si sparava sui braccianti in protesta: Elly manco lo sa cosa accadde nel 1968 ad Avola probabilmente. Oggi la sinistrucola canta e balla durante manifestazioni talvolta grottesche, alimentando rivendicazioni vuote e tutt'altro che scomode. Quasi tutte le multinazionali, ad esempio, sostengono il pride, alcune lo sponsorizzano. Organizzano corsi di formazione sull'inclusività (finta) e cambiano persino i propri loghi, tingendoli di arcobaleno. La sinistrucola utilizza il terreno dei diritti civili con la stessa logica: fumo negli occhi, nuovo oppio dei popoli, catechesi e celebrazione del politicamente corretto che prova a distrarre dal nulla sul campo dei diritti sociali. Dopo aver diviso gli individui, atomizzato e polverizzato la società, hanno diviso i diritti. Quante sono le donne sfruttate e povere, quanti gli omosessuali? Lo sono insieme agli eterosessuali, ma questo non rileva. Come "includere" chi non ce la fa non è un problema della sinistrucola armocromista. Asterischi e schwa sono il velo da squarciare: mettere un asterisco costa nulla, le multinazionali ce la mettono volentieri una Ə, e la redistribuzione che costa, ma tanto EllySchlein non gliela chiede. All' UE non costa nulla una bella direttiva contro le discriminazioni lgbtq (che vanno ovviamente combattute, laddove si presentino): ciò che in #Europa non si vuole concedere è più spesa pubblica per chi non ce la fa. Ma tanto sta roba la federalista europea che canta e balla non la rivendica. Questo è il tempo delle battaglie confortevoli, della sinistra comoda, di quella simpatica ai potenti.


Savino Balzano 

sabato 29 giugno 2024

Giorgia Meloni, Ursula Von der Layen e la Ue

Ursula von der Leyen è stata confermata presidente della Commissione europea: ma la vera notizia, per quel che ci riguarda, è che Giorgia Meloni si astiene. Ancora una volta compie il gesto di Ponzio Pilato e se ne lava le mani. L'aveva già fatto allorché si trattava di riconoscere la Palestina come Stato, ricordate? E ora ripropone questo non nobilissimo gesto. Proprio ora che avrebbe potuto far valere la propria opposizione alle politiche della Ue, Giorgia Meloni abbassa il capo e si astiene. Non si era proclamata paladina dell'interesse nazionale, della patria e dell'opposizione alle politiche austeriche di Bruxelles? A parole, sì. Ma nei fatti, come prevedibile, con la sua astensione finisce per difendere quell'ordine che a parole diceva di voler contestare. E, con ciò, avvalora la nostra tesi: destra neoliberale e sinistra neoliberale sono il medesimo, figurando come le due ali dell'aquila turbocapitalistica. La loro finta opposizione serve soltanto a far valere l'alternanza che nega l'alternativa e garantisce la tenuta dell'ordine dominante fintamente pluralistico e fintamente democratico. Che vinca la destra bluette o che vinca la sinistra fucsia, vince comunque il banco neoliberale, come sempre. La politica diventa semplice continuazione dell'economia con altri mezzi. Secondo la nostra analisi, con le elezioni europee non si è invertita rotta ma semplicemente si è riconfermato il medesimo: il cameriere con la livrea fucsia è stato sostituito dal cameriere con la livrea bluette, non meno zelante nel servire l'interesse del padronato cosmopolitico, ossia della classe capitalistica transnazionale. Essa decide sovranamente e autocraticamente nel nome del proprio interesse, per poi far apparire democratico con le elezioni il proprio ordine autoritario e tutt’altro che democratico. L'avevamo detto e ora ne abbiamo la conferma: come anche ha sostenuto Giorgio Agamben, l'Unione Europea è una grande impostura, retta strutturalmente su un deficit di democrazia e su una struttura tecnocratica e repressiva. Le elezioni europee servono solo a far apparire democratico e pluralistico un ordine che intrinsecamente non lo è. Ursula von der Leyen deve sempre e comunque comandare, a prescindere dai risultati delle elezioni europee e a prescindere anche dagli scandali come quello legato a Pfizer, del quale curiosamente i giornali e i "professionisti dell’informazione” hanno smesso di parlare proprio in occasione delle elezioni.


Diego Fusaro

martedì 11 giugno 2024

Di sicurezza

Domenica, mio fratello è stato rapinato di una minuscola collanina che indossava e che si vedeva a malapena visto che era anche semi nascosta dal colletto della polo che indossava. Ha fatto in tempo a scendere dall’auto per dirigersi al ristorante e due nordafricani, lo hanno inseguito e uno dei due, gli ha strappato via la collanina. Li ha inseguiti ma poi, per non avere la peggio, ha lasciato stare. In pieno centro, a Bologna all’ora di pranzo. Loro, non hanno niente da perdere, lui, avrebbe rischiato di venire picchiato o peggio. Non è neanche andato a fare denuncia. L’ha ritenuta una cosa inutile. Non c’è più sicurezza in nessun posto. E’ uno schifo. 

lunedì 10 giugno 2024

Ilaria Salis, Sumahoro, Bonelli e Fratoianni

Come accade ad ogni elezione letteralmente chiunque può rasserenare i propri elettori e raccontare di aver vinto. Insomma, la Meloni rafforza il suo primato e quindi ha vinto, il PD è il secondo partito ed il primo votato dai giovani e quindi ha vinto, la LEGA ha fatto eleggere Vannacci e quindi ha vinto, Forza Italia ottiene un ottimo 10% non sfigurando dopo la morte di Berlusconi e quindi ha vinto, Conte prende la stessa percentuale di Tajani e quindi pure lui può dire di aver vinto, persino Calenda che non ha superato la soglia di sbarramento troverà un modo per dire che, tutto sommato, qualcosa di positivo c'è e sfotterà Renzi. Per me qui c'è un solo vincitore e non posso nascondermi: Ilaria Salis. È un cittadino italiano che non rispetta le leggi alle quali siamo tutti chiamati ad ottemperare, occupa abusivamente una casa ed evade 90 mila euro, eppure tdionfa grazie ai voti o al tifo di chi continuerà a prendere uno stipendio da fame mentre lei vivrà nell'opulenza, deridendo  e sovvertendo il sistema della giustizia e l'equilibrio fittizio fra onestà premiante e disonestà punitiva. E assieme a lei vincono Fratoianni e Bonelli indubbiamente. Trionfa il loro sistema di portare alla ribalta la disonestà soprattutto morale come è accaduto con Soumahoro. Certo, è un sistema che piace solo ad una minoranza di italiani, ma comunque cospicua, comunque solida. Non posso e non voglio mentire, soprattutto a me stesso, cercando di addolcire o diluire un esito tanto prevedibile quanto descrittivo di una vivida e connivente stupidità. Ilaria Salis può adesso affermare: "sono riuscita a raggirare Maria e Pino, onesti lavoratori che pagano il mutuo con difficoltà, inventando il personaggio fasullo della guerriera antifascista per coprire le mie azioni illegali, spingendoli a riempirmi di soldi, quelli che loro non vedranno mai, continuando a mangiare pane e ideologia". Decisamente, Ilaria Salis ha vinto.


Giovy Novaro

giovedì 18 aprile 2024

Il ritorno del drago marietto

Credevate che ci fossimo liberati di lui, vero? E invece il nostro draghetto nazionale è sempre lì, pronto a rimontare in sella per dirci cosa fare. Questa volta a tutti gli europei. Lui, l’illuminato, quello che “se non ti vaccini ti ammali e se ti ammali muori”, già da tempo sta preparando il ritorno in grande stile, addirittura come Presidente della Commissione Europea. Come ci informa il Corriere della Sera, “Da Ichino a Martelli fino a Shammah, parte da Milano la raccolta firme per portare Mario Draghi alla presidenza della Commissione Europea”. E che cosa si ripromette di fare, di bello, il nostro Mario Draghi, una volta eletto alla presidenza?


Ce lo spiega sempre il Corriere, in un articolo intitolato: “Draghi: «Per l’Ue proporrò cambiamenti radicali, l’Europa deve agire insieme come mai prima». Dall’articolo leggiamo: “Secondo l’ex premier italiano ed ex presidente della Bce, «dobbiamo raggiungere una trasformazione dell'economia europea, dobbiamo essere in grado di fare affidamento su un sistema energetico decarbonizzato affidabile, una difesa integrata europea, una produzione domestica nei settori più innovativi e una posizione leader nella produzione tecnologia».


Eccolo lì, il “sistema energetico decarbonizzato” che ci attende, e che dovrà essere basato, si presume, su una efficientissima carbon card, ovvero un sistema che misura i nostri “consumi personali” di carbonio, con relativi premi per gli alunni più diligenti, e serie punizioni per quelli più disubbidienti.


E poi, naturalmente, Draghi spinge per la “difesa integrata europea”, ovvero per ulteriori investimenti da parte di tutti i paesi membri nell’industria degli armamenti. Quella dei suoi amici, of course.


Ma dove troveremo i soldi necessari? Tranquilli, ce lo spiega sempre Mario Draghi: “Ovviamente, per un cambiamento radicale si ha bisogno di investimenti, la cui maggior parte dovrà, secondo Draghi, «essere coperta da privati». Del resto, spiega ancora l’ex premier, «i risparmi privati sono molto elevati e vengono per lo più incanalati in depositi bancari e non finiscono per finanziare la crescita tanto quanto potrebbero in un mercato dei capitali più ampio».


Quindi, quando l’ex-banchiere parla di investimenti “privati” non si riferisce ai fondi di investimento miliardari (dei suoi amici), ma proprio ai nostri soldini, che secondo lui “stanno lì a fare niente” sui nostri conti correnti. I soldi dei nostri risparmi fanno gola a tutti, questo ormai lo sappiamo: bisogna solo trovare un modo per sottrarceli legalmente (CBDC, per esempio?).


Quindi tranquilli: se non ti vaccini ti ammali, se ti ammali muori. E se per caso non muori, tutto quello che hai te lo ruberemo noi. Con il tuo voto, ovviamente. Tutto legale, tutto trasparente, tutto alla luce del sole.


Massimo Mazzucco

mercoledì 10 aprile 2024

Speranza sapeva

Questa storia non è semplicemente "una storia", seppur venga trattata ormai come tale, in virtù sempre della cronica mancanza di memoria storica del cittadino. È la storia della nostra vita. È la storia di una magistratura che protegge la politica, ritagliandosi di tanto in tanto un piccolo spazio per le scaramucce come specchietto per le allodole. È una storia che parla di mancata riabilitazione di chi già sapeva tutto tre anni fa ed è stato portato al patibolo virtuale dal vicino di casa che si vantava della sua superiorità culturale che lo distanziava dal complottismo. Ma sappiamo e abbiamo sempre saputo che il complottismo è verità anticipata dal potere del dubbio. Questa è allora una storia di verità, seppur celata. Una storia di rivelazioni che si spengono nel silenzio, di ammissioni che non hanno seguito, come il vapore acqueo che si dissolve senza traccia alcuna. Questa è una storia di morte della giustizia, del disequilibrio fra pena e condanna. Una storia che ognuno legge e interpreta e assimila come desidera, se lo desidera ovviamente. Ad esempio, se io fossi un giudice e sentissi Speranza affermare "sapevo certo, ma la campagna vaccinale doveva andare avanti", chiederei il perché dovesse andare avanti. C'era un obbligo tacito con la Von Der Leyen che ha nascosto i termini dei contratti e ha chiesto ai singoli Stati di utilizzare ogni mezzo per smaltire quante più dosi possibili, finanche uccidendo persone? È una domanda, nulla più, ma oggi domandare è un atto coraggioso, splendente, necessario. Ecco, questa è una storia di necessità che per alcuni coincide con la pretesa del sapere, per altri con la garanzia di far parte di un sistema che sia rassicurante nella menzogna.


Giovy Novaro



mercoledì 20 marzo 2024

Demodittatura occidentale

In Ucraina, dopo il colpo di stato di piazza Maidan,  sono stati sciolti per decreto legge undici partiti di opposizione, la chiesa ortodossa fedele a Mosca è perseguitata, le elezioni che si dovevano tenere quest’anno sono state annullate.


In Francia, gli ultimi due presidenti sono stati stati eletti dopo la “casuale” estromissione dalla competizione dei loro più accreditati rivali: nel 2012 il socialista Strauss Khann, dato per sicuro vincitore da tutti i sondaggi, venne accusato di violenza carnale nei confronti di una cameriera; nel 2017 il conservatore Fillon, anch’egli grande favorito, fu accusato di aver pagato in nero una colf. In un caso e nell’altro  gli accusati furono successivamente prosciolti. Nel frattempo  si erano però insediati all’Eliseo Hollande e Macron.


In Canada, due anni fa, la protesta dei camionisti contro il green pass è stata  stroncata bloccando i conti bancari dei contestatori: un provvedimento che non avevano osato nemmeno gli stati totalitari del Novecento.


Che dire, infine, degli Stati Uniti, il grande paese  che  dà la caccia ad Assange, colpevole di aver pubblicato  verità che dovevano rimanere riservate? Nel 2020 si sono svolte delle elezioni presidenziali in cui hanno votato i defunti e gli infanti e il cui risultato, conosciuto in via ufficiale dopo dei mesi,  è stato contestato da metà del corpo elettorale, che ritiene di essere stata truffata, mentre l’altra metà è convinta che i contestatori siano dei pericolosi nemici della democrazia. Entrambi i partecipanti alla contesa, Biden e Trump, erano, naturalmente,  esponenti di quell’oligarchia plutocratica che è la sola abilitata ad esprimere il presidente degli Stati Uniti.


Ho elencato alla rinfusa vicende tra loro molto diverse. Ne avrei potuto aggiungere altre, ma non ne valeva la pena. Credo che il quadro delineato sia esaustivo. Da esso si evince che l’ Occidente non può dare a nessuno lezioni di democrazia. Meno che meno alla Russia.


Silvio dalla Torre

lunedì 18 marzo 2024

Sul trattato pandemico

La negoziazione prosegue nel riserbo più totale: nessuno conosce la bozza dell’emendamento al Regolamento Sanitario Internazionale (RSI), che consentirà all’OMS di godere di poteri assoluti, in termini di sanità pubblica. Il Ministro Schillaci ha assicurato che l’Italia non aderirà al nuovo Trattato pandemico che, tuttavia, rappresenta uno strumento diverso dal Regolamento: “Non sono la stessa cosa” -sottolinea l’avvocato Luis Maria Pardo-, che aggiunge: “Per scongiurare il rischio della mancata ratifica da parte dei singoli Stati e un referendum popolare in grado di bloccare quanto previsto dall’OMS, si sta travasando il contenuto del Trattato nel Regolamento”. L’OMS si è data appuntamento alla fine di aprile: sarà l’ultimo incontro prima della votazione programmata per il 28 maggio, in occasione della 77ª Assemblea generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Abbiamo affrontato le tematiche in questione insieme all’avvocato Pardo, da tempo impegnato nella tutela dei diritti umani.


Avvocato, negli ultimi mesi si discute tanto di Trattato pandemico e di RSI (Regolamento Sanitario Internazionale). Di che cosa si tratta? “Quando è scoppiata la pandemia l’OMS ha indotto le Nazioni a dotarsi di un Trattato finalizzato a prevenire altre, future catastrofi in ambito sanitario. L’obiettivo era quello di evitare gli errori commessi in epoca Covid. Invece il Regolamento Sanitario Internazionale (RSI) esisteva già. Alcune Nazioni mal digerivano il nuovo Trattato e per questo l’OMS ha ritenuto di introdurre un emendamento all’RSI: in pratica, per evitare la mancata ratifica del Trattato da parte dei Paesi membri oppure referendum che l’avrebbero messo in discussione, l’Organizzazione Mondiale della Sanità vorrebbe travasare il contenuto del Trattato nell’emendamento. E chi sta negoziando con l’OMS, in rappresentanza degli Stati membri? La Commissione europea”.


Ecco, appunto. Qual è il ruolo della Commissione europea, in tutto questo? “La Commissione europea sta negoziando con l’OMS in rappresentanza dei Paesi membri. Sta agendo esattamente come avvenne per i vaccini anti-Covid, quando concordò direttamente i contratti con le aziende farmaceutiche, nella segretezza più assoluta. La Commissione sarebbe competente limitatamente alla protezione dei dati e non per gli aspetti concernenti la salute dei cittadini europei. Le sono stati attribuiti poteri che non le spettano: si prefigura un super governo europeo, che oscurerà quello dei singoli Stati”.  


Il Ministro Schillaci ha assicurato che l’Italia non aderirà al Trattato pandemico dell’OMS e che non ci sarà alcuna cessione di sovranità. Possiamo dormire sonni tranquilli, dunque? “Il Ministro sta giocando con le parole. Come ho spiegato in precedenza, l’OMS ha capito che avrebbe incontrato difficoltà nella ratifica del Trattato e perciò ha deciso di travasare il suo contenuto nel Regolamento, che verrà aggiornato attraverso l’emendamento, di cui nessuno conosce i dettagli. L’ultima bozza ufficiale dell’RSI risale a un anno fa: le trattative stanno proseguendo in gran segreto, all’insaputa di tutti. Le riunioni dell’OMS avvengono ogni tre mesi, ma nessuno è al corrente di ciò che deciderà per noi”.


Parliamo a questo punto dell’OMS: da chi è finanziata e chi detiene il comando all’interno dell’Organizzazione Mondiale della Sanità? “Su questa tematica c’è troppa disinformazione. L’OMS è un’organizzazione periferica delle Nazioni Unite e che per questo gode di immunità e privilegi. Non si tratta né di un’organizzazione pubblica, né privata, poiché viene finanziata non solo dagli Stati membri ma anche da privati, che ovviamente perseguono i propri interessi. L’Organizzazione è piena di conflitti di interesse: com’è possibile che, tra i finanziatori, vi sono anche coloro che si occupano dello sviluppo e della commercializzazione di farmaci e vaccini? Della serie: ‘io ti finanzio e tu compri da me’”.


Iustitia Europa e Umanità e Ragione hanno depositato alla Corte penale internazionale de L’Aia una denuncia congiunta, affinché si indaghi sulla responsabilità dell’intera gestione Covid in Spagna, Italia e Portogallo. Può illustrarci i punti salienti di questa iniziativa? “L’iniziativa è stata promossa per fare luce sull’intera gestione pandemica in Italia, Spagna e Portogallo. L’obiettivo è che si indaghi a 360°: dai lockdown ai contratti con le aziende farmaceutiche; dalle reazioni avverse -che vengono sminuite o negate- alle misure restrittive che sono state dichiarate incostituzionali in Spagna e in Portogallo. Pur avendo depositato la denuncia lo scorso autunno, non abbiamo ancora ricevuto la comunicazione di avvenuta ricezione dei documenti depositati. Incredibile! Seneca disse: ‘Niente assomiglia tanto all’ingiustizia quanto la giustizia tardiva’”.


In nome della ‘scienza’, del progresso e della sicurezza si stanno adottando misure che comprometteranno libertà e diritti inderogabili: certificato sanitario, identità digitale, l’abolizione del contante. Ci avviamo verso un futuro distopico? “Ci viene raccontato che questi provvedimenti vengono presi per la nostra sicurezza e per la nostra incolumità. Quando però uno Stato vende la propria libertà in nome della sicurezza si rompe automaticamente lo Stato di diritto. Cosa dicevano durante la campagna vaccinale? Che bisognava vaccinarsi per sé stessi e per gli altri, cioè per il bene della collettività. Ma così vengono meno lo Stato di diritto e la democrazia”.


Negli ultimi quattro anni siamo stati bombardati da informazioni a senso unico: è stato negato il contraddittorio e le opinioni dissenzienti rispetto alla narrazione dominante sono state silenziate. Con l’avvento del Digital Service Act (DSA) diventerà sempre più difficile esprimere anche semplicemente un’opinione? “Assolutamente. Conterà un’unica opinione: la von der Leyen ha dichiarato, a Davos, che le Istituzioni devono recuperare la fiducia dei cittadini. Considerato che i canali istituzionali si sono rivelati, ai tempi del Covid, la principale fonte di disinformazione, è evidente che l’obiettivo è quello di tappare la bocca ai piccoli media indipendenti. Ormai te lo dicono in faccia: il DSA è stato approvato dalla maggioranza dei voti italiani. Ma di cosa parliamo? Nemmeno Orwell avrebbe potuto concepire un simile scenario”.


Le elezioni per il parlamento europeo si avvicinano. Quali scenari si prospettano? “Se la von der Leyen -che è la candidata del partito popolare europeo- verrà rieletta sarà un grosso problema”.


Francesco Servadio

lunedì 11 marzo 2024

11 marzo 2020

OGGI È IL GIORNO DELLA MEMORIA DELL’OLOCAUSTO COVID-19.  “Senza memoria non c’è futuro”. Qual è il punto della situazione dopo 4 anni ?


L’11 marzo 2020 l’OMS (ONG, agenzia satellite dell’ONU) con il suo ineffabile Direttore, Tedros Ghebrejesus (tigrino, etiope), dichiarava ufficialmente la pandemia covid19, da cui sono derivati l’introduzione del GP e gli obblighi vaccinali diretti e indiretti dei paesi Nato, e tutti i disastri che abbiamo conosciuto, sia in termini di impatto sulla nostra libertà, di vite umane perse ed anche economici. Un vero esercizio di totalitarismo, non solo sanitario, ma un vero e proprio “sequestro e occupazione militare della mente delle masse”. La falsa emergenza Covid-19, ha quindi interessato esclusivamente i paesi NATO e la Cina grazie al coinvolgimento operativo diretto dei governi che ha consentito di gestire la più grande operazione psicologica di manipolazione mentale delle masse, di tutti i tempi. 


Contrariamente ai loro programmi non ha avuto presa e non ha funzionato nelle comunità (es Amish) e nel resto dei paesi del mondo (Africa, India, paesi baltici) in cui le masse non si sono fatte trascinare, sottraendosi all’operazione mediatica e governative, evitando così tutte le conseguenze di questa “operazione nocebo”. In questi paesi la Covid-19 si è tradotta in una comune epidemia influenzale, gestita normalmente, senza impatti rilevanti sulla salute pubblica. Da circa un paio d’anni, sfruttando il trauma generato sulle popolazioni e la profonda onda emotiva che ne è conseguita, l’OMS sta cercando di portare avanti un tentativo di golpe globale. L’obiettivo è di diventare dal 2025 in poi il “governo mondiale per tutte le emergenze” che possono generare impatti sulla salute umana. Questo grazie al concetto di “OneHealth”, introdotto di recente, che include praticamente tutte le attività umane, disponendo così a piacimento dell’organizzazione, delle strutture e delle risorse di ciascun paesi. “Un’operazione cuculo”. 


I paesi sottoscrittori diventerebbero così colonie OMS e dei gusci vuoti dal punto di vista della democrazia e della sovranità sanitaria e non solo. La loro agenda politica verrebbe gestita da Tedros. Una vera operazione di imperialismo globale 4.0 camuffato da sicurezza bio-sanitaria. Nel frattempo il ministro Schillaci nell’ultima riunione dei ministri della salute OMS ha confermato che l’Italia aderirà al trattato pandemico, cedendo quindi la nostra sovranità all’OMS (finanziata per l’84% da privati con enormi conflitti d’interesse, fra questi tali Bill Gates). Inoltre, il nostro delegato italiano all'OMS, tal Dr.Ghebreigzabiher Ghebremedhin, casualmente connazionale di Tedros e che sempre casualmente lavora al nostro ministero della salute, il 02.03.2024 ha confermato durante il vertice dell'INB che l'Italia aderisce pienamente alle linee dell'UE (che non ha alcuna delega dai 27 paesi sulla sanità), incluso il Green pass (strumento di controllo e repressione) promettendo la sottoscrizione dell’accordo sulla pandemia entro maggio 2024. Le sordide trame dell’élite globalista che vogliono attuare, grazie a questa operazione coperta che utilizza il paravento OMS, vanno bloccate. È nostro imperativo morale categorico fermarla com qualsiasi modalità  non violenta. Continuiamo a diffondere il messaggio e continuiamo a scrivere al governo e a tutti i parlamentari della maggioranza che noi non vogliamo che venga sottoscritta alcuna cessione di sovranità all’OMS e non vogliamo alcun accordo con l’Ue sul Green pass e/o sull’Identità digitale. FORZA !


Leonardo Guerra


11.03.2024

martedì 5 marzo 2024

Gli insegnanti e la Balzerani

"La tua rivoluzione è stata anche la mia”, scrive sui social tale Donatella Di Cesare, professoressa universitaria, inconsolabilmente affranta per la dipartita dell’assassina Balzerani, nota terrorista delle brigate rosse. La docente rende così noto a tutti, soprattutto ai suoi giovani discenti, di condividere ancora oggi la scia di sangue dell’efferata eversiva. Una criminale mai pentitasi per la sua folle guerra, condotta in nome di un popolo che non solo non li ha mai seguiti, ma che per le loro cruente azioni provava ripugnanza. Ed è questa visione che la professoressa fornisce ai suoi studenti: quella di un’eroina che sparava ai poliziotti, servi dello stato. Gli stessi studenti che poi, scendendo in piazza per protestare, si imbattono in quei poliziotti in servizio di ordine pubblico. Resasi conto di averla sparata grossa, la professoressa cancella il post, ma poiché Dio perdona ma internet no, la luttuosa incontinenza verbale della Di Cesare diviene virale… Chi invece non ha avuto la possibilità di cancellare la caterva di dotte minchiate proferite in libertà è stato un altro esimio professore universitario, tale Angelo D’orsi.  Costui, pontificando in una trasmissione televisiva sui noti fatti di Pisa, riferendosi agli uomini delle forze dell’ordine, ha addirittura affermato che: “i poliziotti odiano gli studenti perché invidiano la loro possibilità di studiare e, prima di intraprendere il servizio per darsi coraggio nel compiere azione violente… si drogano”. Premesso che se i poliziotti per comportarsi in maniera demenziale hanno necessità di assumere droghe, al professore gli riesce benissimo anche senza l'aiuto di sostanze psicotrope, vorrei fargli presente che oggi tutti gli ufficiali di polizia giudiziaria (e anche molti agenti) sono laureati. In verità io, che sono della vecchia guardia, rimpiango anche i tempi passati in cui c’erano meno dottorini e più guerrieri, anche perché sono stati proprio quei ragazzi con “la scuola dell’obbligo” ad aver combattuto e sconfitto le Balzerani della situazione… Vorrei anche dirgli che, per quanto gli possa far orrore, pure io, da sbirro, sono stato (e sono tutt’ora) un suo collega. Un professore, seppur a contratto (e non sono certo l’unico). E conoscendo l’ambiente universitario so che non c’è nulla, ma proprio nulla, da invidiare. Dovendo fare il relatore, poi, mi tocca leggere le tesi per i vari master che seguo, scritte da corsisti già laureati. Ed è una tortura che mi fa diventare i baffi ancora più bianchi! Errori di ortografia, di sintassi, consecutio temporum dedite al meretricio, punteggiatura anarco-insurrezionalista… E questi, cari professori, cari maestri, sono i prodotti del vostro lavoro. Se pensaste più all’insegnamento e meno all’ideologia, forse i risultati sarebbero meno deprimenti. Perché, gratta, gratta, dietro allo studentello puccettone che viene lanciato contro i servizi d’ordine delle forze di polizia, non c’è solo il braccio armato dei centri sociali, ma anche la mente aguzza e penetrante di molti, troppi, professori universitari. Ma, tranquilli, non cado nella retorica di definirli “cattivi maestri”… di “maestro” non c’è assolutamente nulla.


Salvino Paterno’

giovedì 23 novembre 2023

Sicuri ed efficaci

“Sicuri ed efficaci”. Sì, tanto che dopo un servizio della trasmissione  Fuori dal Coro di Mario Giordano, la procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati l’ex ministro Roberto Speranza e l’ex direttore generale di AIFA (l'agenzia italiana del farmaco) Nicola Magrini  per aver taciuto gli effetti avversi da vaccino anti-Covid. Tra le accuse, omicidio plurimo e falso ideologico. Riporto la notizia: “Nelle comunicazioni di cui Fuori dal Coro era venuta in possesso si dava conto di dirigenti dell’Agenzia del farmaco che, nel gennaio 2021 – dunque all’inizio della campagna vaccinale – parlavano di «pazienti fragili che rientrano nella popolazione dei non studiati» mentre erano emersi da subito i primi effetti avversi segnalati attraverso la farmacovigilanza. A queste segnalazioni i vertici di AIFA replicavano con l’ordine di mettere tutto a tacere. I documenti scovati e portati all’attenzione del pubblico vedevano l’AIFA, che dipende strettamente dal Ministero della Salute, per lo più attraverso mail aziendali interne, invitare a «non indicare la mancanza di efficacia», e: «occorre imparare a non rispondere se vogliamo sopravvivere». In questo modo sono state ignorate tutte le segnalazioni avverse, che in alcuni casi hanno portato anche alla morte di tanti danneggiati. «Non conviene stuzzicare il can che dorme, per ora non si esce con niente» e «11 segnalazioni su bambini allattati al seno. Togliamo?», erano alcune delle comunicazioni date dai vertici istituzionali dell’ente di controllo del farmaco, che aveva invece l’obbligo di avvertire subito delle problematicità che stavano emergendo. Così AIFA, secondo l’accusa, avrebbe messo tutto a tacere. Anche le «segnalazioni su eventi avversi post vaccinali in persone già guarite dal covid». Il motivo? «Così si uccide questo vaccino», diceva Magrini ai suoi sottoposti. «Perché salvare il vaccino era più importante che salvare le persone».”


Da parte mia, aggiungo due domande: 1) ma se non c'era Fuori dal Coro, la solerte magistratura continuava a fischiettare facendo finta di nulla? 2) Oltre a Speranza e a Magrini, mi pare ci fosse un altro tizio che impose il ricatto vaccinale dicendo che se non ti vaccinavi morivi e facevi morire. Come si chiamava? Eppure aveva un nome facile: qualcosa come lucertola, dinosauro, rettile... Ecco, sì: Ivan Drago. No, mi confondo con quello di Rocky IV, però deve essere un nome simile. Appena me lo ricordo lo dico alla magistratura, così indagano anche lui.


(Nota in calce: mi segnalano giustamente che gli atti sono stati inoltrati al competente Tribunale dei ministri già con contestuale richiesta di archiviazione. Giusto: non si perda tempo con queste sciocchezze. In ogni caso, come diceva una brava persona, non invocate la libertà per non vaccinarvi. Mi raccomando.)


Piergiorgio Molinari 

mercoledì 22 novembre 2023

Su Valditara e “femminicidi”

Ci sono temi più importanti e preferirei tacere su tutto il circo che è partito dalla vicenda dell'ultimo omicidio volontario di una donna. Preferirei tacere anche per preservare la salute psichica, perché ogni qual volta ci si scontra con il muro ideologico costruito dai media correnti la frustrazione è inevitabile. Ma alla luce del fatto che il ministro Valditara sta davvero prendendo sul serio le fiabe ideologiche correnti, una parola mi sembra necessaria.  Speravo in uno scherzo, ma leggo che il ministro dell'istruzione, in una pregevole armonia di intenti con l'opposizione, sta davvero proponendo un'ora a settimana di “educazione alle relazioni” nella scuola secondaria. Non solo, la proposta prevede anche l'intervento in queste ore di educazione sentimentale di "influencer, cantanti e attori per ridurre le distanze con i giovani e coinvolgerli".


Forse fraintendiamo l'intervento del ministro, che probabilmente ha il solo scopo di incrementare l'afflusso alle scuole private. Come spiegare altrimenti questa ulteriore accentuazione della tendenza della scuola pubblica a diventare un interminabile catechismo dell'ovvio, che ripete in bianco e nero gli stessi contenuti che si ritrovano, a colori, su una rivista media da parrucchiere? Tra ramanzine moralistiche, alternanze scuola-lavoro e consulti psicologici gli spazi per insegnare qualcosa di sostanziale nella scuola pubblica si stanno riducendo a feritoie. Ma purtroppo questo è solo piccola parte del problema. Il problema più grosso è che l'interpretazione ufficiale degli eventi delittuosi aventi per oggetto donne ha subito da tempo un sequestro ideologico. Esiste una singola lettura che anche persone intelligenti e al di sopra di ogni sospetto ripetono pappagallescamente, come se fosse una sorta di verità acclarata. E questa lettura non è semplicemente sbagliata, che sarebbe il meno, ma è proprio socialmente dannosa, anzi dannosa per le stesse dinamiche che si immagina di voler correggere.


Provo a spiegarmi in breve. La lettura d'ordinanza di questi eventi delittuosi è la seguente. Si tratterebbe di espressioni di un'atavica, arcaica (patriarcale), concezione subordinante della donna che la concepisce come una proprietà, un oggetto a disposizione, e che perciò non ne accetta l'indipendenza e la punisce con la violenza e persino con la morte. Dunque, dissimulato sotto la superficie di un mondo moderno e formalmente egalitario serpeggerebbe ancora questo "residuo patriarcale", tenace e ostico da sconfiggere, che richiede perciò una rieducazione della popolazione - e della popolazione maschile in ispecie. Ora, io credo che questa lettura delle violenze e degli omicidi spesso per futili motivi che oggi riscontriamo, tra cui anche quelli che hanno per oggetto donne, non c'entri assolutamente nulla con alcuna presunta "cultura patriarcale". E credo che le ricette che vengono proposte, lungi dall'essere risolutive, possano soltanto aggravare il problema. Perché mai?


Partiamo da un po' di pulizia terminologica e mentale. Tutti si riempiono la bocca di "patriarcato" senza avere per lo più alcuna idea di ciò di cui si tratta. Ora, l'unico senso antropologicamente accettabile della nozione di "patriarcato" (che non va confuso con la patrilinearità della discendenza) è il modello sociale diffuso un tempo in molte civiltà dedite all'agricoltura o alla pastorizia, dove l'ultima autorità cui ricorrere per i dissidi interni e per i rapporti verso l'esterno era rappresentato dal maschio più anziano del gruppo (patriarca). Queste strutture sociali erano (e in alcune parti del mondo ancora sono) caratterizzate da una sostanziale assenza delle legislazione pubblica, da forti nessi comunitari all'interno di famiglie estese connesse, che dovevano risolvere molte questioni oggi risolte dalla giustizia ordinaria. Gli ordinamenti patriarcali sono tipicamente preindustriali e definiti da ordinamenti famigliari estremamente solidi e vincolanti. La prima domanda che dovrebbe venire in mente è: cosa diavolo c'entra questa forma sociale con il mondo occidentale odierno? Ovviamente non c'entra assolutamente nulla, ma questa impostazione del problema nasce negli anni '70, in cui l'idea che ci fossero ancora residui patriarcali da abbattere era il principale oggetto polemico del second-wave feminism. Oggi, mezzo secolo dopo, stiamo ancora qua a berci un'interpretazione che era tirata per i capelli allora e che oggi è letteralmente fluttuante nel vuoto. A questo punto c'è sempre qualcuno che se ne viene fuori dicendo che sono questioni filologiche, di lana caprina, che se non va bene il termine patriarcato chiamiamolo maschilismo che va bene uguale.


Solo che il problema non è meramente terminologico, ma è legato a quale si ritiene essere la radice causale di violenze e assassini odierni. Se si evoca il "patriarcato" o simili si evoca l'immagine di un residuo ostico del passato che stentiamo ancora a lasciarci dietro le spalle. Dunque per superarlo dovremmo procedere ulteriormente con l'abbattimento di qualunque simile residuo del passato: bando al familismo, bando all'autorità paterna, bando al normativismo, sempre in odore di autoritarismo, ecc. Ora, prima di esporre quella che credo essere un'interpretazione più plausibile, provo a sottoporre all'attenzione qualche fatto empirico. Se il problema delle violenze si radica nei residui patriarcali in una qualche versione, allora i paesi che hanno società maggiormente modernizzate, con minori vincoli famigliari e con una posizione di maggiore indipendenza delle donne dovrebbero essere esenti da questo problema, o almeno presentarlo in misura molto minore. Ma è davvero così? Curiosamente ciò che si profila è esattamente l'opposto. Se guardiamo alle violenze domestiche vediamo che (dati di un paio di anni fa) i primi paesi per denunce di violenza subita dalle donne sono quattro paesi proverbialmente emancipati: Danimarca (52% delle donne lamentano di aver subito violenza), Finlandia (47%), Svezia (46%), Olanda (45%), in coda classifica in Europa troviamo la Polonia (16%).  Naturalmente qui c'è la replica pronta: si tratterebbe di un mero effetto statistico, dovuto al fatto che in quei paesi, proprio grazie alla maggiore emancipazione, le donne denunciano di più. Può darsi. 


Allora per tagliare la testa al toro andiamo a vedere la categoria degli omicidi volontari di donne (cosiddetti "femminicidi"), che registra eventi non soggetti a filtri interpretativi. Qui, secondo i dati Eurostat aggiornati al 2019, il profilo appare leggermente diverso, ma non troppo. In testa in questa macabra classifica stanno costantemente i paesi baltici (Lettonia, Lituania, Estonia), insieme a Malta e Cipro, con Finlandia, Danimarca, e Norvegia poco sotto e Svezia a metà classifica. All'estremo opposto, costantemente agli ultimi tre posti troviamo Italia, Grecia e Irlanda, che si scambiano solo di posto di anno in anno. Per un confronto numerico (2019), l'Italia presenta un dato di 0,36 "femminicidi" ogni 100.000 abitanti, la Norvegia 0,61, la Germania 0,66, la Francia 0,82,la Danimarca 0,91, la Finlandia 0,93, la Lituania 1,24. Ora, cosa hanno in comune Italia, Irlanda, Grecia? Non molto, salvo il fatto di essere tutte società con un ruolo tradizionalmente molto forte delle famiglie, società di cui spesso si è lamentata la limitata modernizzazione, anche per il peso significativo delle istituzioni religiose. Cosa hanno in comune gran parte dei paesi del Nord e in parte dell'Est Europa? Sono società che hanno subito processi estremamente accelerati di modernizzazione, con laicizzazione forzosa, e frantumazione (riconosciuta al loro stesso interno) delle unità famigliari. Ecco, una volta messi giù questi dati, per quanto sommari, io credo che un'intepretazione molto più sensata delle eventuali radici culturali della violenza e dell'omicidio per futili motivi di donne sia rintracciabile nell'esatto opposto del "patriarcato". 


Lungi dall'aver a che fare con ordinamenti famigliari estesi, vincolanti, con elevata normatività, tipici del patriarcato, ci troviamo di fronte a contesti dove le forme famigliari sono dissolte o in via di dissoluzione, dove i giovani crescono educati più da tik-tok e dai video trap che dalle famiglie, società dove peraltro da tempo la figura del padre latita ed è spesso definita dagli psicologi come effimera. In questi contesti, "modernizzati ed emancipati" si allevano in maggior misura identità fragili, disorientate, anaffettive, che si sentono costantemente sopraffatte dalle circostanze, e che perciò, occasionalmente, possono più facilmente ricorrere alla violenza, che è il tipico modo di reagire a situazioni di sofferenza che non si è in grado di comprendere né affrontare. Molti altri aspetti andrebbero approfonditi, ma se, come io credo, questa è una lettura assai più probabile dei fatti, le strategie che stiamo adottando per affrontare il problema vanno precisamente nella direzione dell'ennesimo aggravio dei problemi. Questo in attesa delle lezioni di educazione sentimentale di Sfera Ebbasta.


Andrea Zhok