sabato 20 giugno 2015

E' solo un altro caso isolato... suvvia!

Bergamo, capotreno aggredito. Ferito anche un passeggero. Il gravissimo episodio è avvenuto vicino alla stazione di Treviglio (Bergamo). I due aggressori, due nordafricani armati di cacciavite, sono riusciti a fuggire di Raffaello Binelli

A pochi giorni di distanza dall'aggressione a danno di un capotreno, colpito a Villapizzone (Milano) a colpi di machete, la cronaca fa registrare un altro gravissimo episodio. Due nordafricani in stato di ebbrezza hanno aggredito una capotreno e picchiato un passeggero. Il grave episodio si è verificato venerdi pomeriggio vicino alla stazione di Treviglio (Bergamo): l’aggressione è avvenuta sul treno partito da Milano Porta Garibaldi e diretto a Cremona. I due extracomunitari hanno prima strattonato una capotreno, minacciandola anche con un cacciavite. A quel punto è intervenuto in sua difesa un passeggero: l’uomo però è stato a sua volta picchiato ed è dovuto ricorrere alle cure dei medici al Pronto soccorso.

Subito dopo i due nordafricani hanno tirato il freno d’emergenza e il convoglio si è fermato: i due avrebbero fatto perdere le loro tracce. Il passeggero ferito, trasferito all’ospedale di Treviglio, fortunatamente non è in gravi condizioni. Nessun ricovero, invece, per la capotreno. La polizia è a caccia dei due aggressori.

La notizia è stata riferita da Adriano Coscia, sindacalista dell’Orsa. E' stato lui a raccontare che la capotreno, dopo che i due malintenzionati avevano tirato il freno di emergenza, ha chiamato le forze dell’ordine. Che però, stando al suo racconto, non sarebbero arrivate. Il treno, rimasto fermo per circa 50 minuti in balìa dei due nordafricani, ha causato ritardi su tutta la linea. Solo dopo la fuga dei due aggressori il treno è ripartito, raggiungendo la stazione di Treviglio Centrale, dove è stato soppresso.

giovedì 18 giugno 2015

Vive la france della libertè, egalitè, fraternitè...

I poliziotti a Ventimiglia: "Francia rimanda indietro anche migranti mai passati da qui". Sulla scogliera iniziato il Ramadan, le preoccupazioni della Croce Rossa. La Ue: no a nuovi muri. Intanto Parigi continua con i respingimenti di massa di Mario Valenza

La battaglia che in queste ore si sta combattendo al confine con la Francia sulla pelle dei profughi potrebbe diventare presto un caso diplomatico ben più pesante. Finora abbiamo parlato dei respingimenti di profughi che dall'Italaia provano a varcare il confine tra Ventimiglia e Mentone. Ma adesso a quanto pare Parigi starebbe usando la bagarre alla frontiera per far pulizia a casa propria. Infatti secondo quanto hanno denunciato alcuni volontari della Croce Rossa e anche alcuni polziotti a telecamere spente a Repubblica.it, il governo di Parigi avrebbe fatto dei "respingimenti" strani.

A quanto pare, secondo quanto avrebbero raccontato questi volontari, l'esecutivo d'oltralpe starebbe approfittando della situazione per provare ad espellere in Italia anche extracomunitari minorenni e clandestini di dubbia provenienza. Ovvero soggetti che in realtà non hanno varcato il confine dall'Italia verso la Francia: "Ci rimandano di tutto, stanno ripulendo il loro Paese", hanno dichiarato alcuni volontari. Di fatto dunque questa situazione al confine rischia di divenatre esplosiva. La furbizia dei francesi potremmo pagarla a caro prezzo.

domenica 14 giugno 2015

Se nonno aveva tre palle, era un flipper...

Non serve aggiungere tanti commenti. La situazione ormai è degenerata molto di più di quello che ci si aspettava. Il governo servo è incapace di fare qualcosa proprio perchè, il capo non eletto, il cervello non ce l'ha. Non sa pensare e non sa agire. Dunque, doppiamente criminale. Intanto, continuiamo a sobbarcarci di subumani. Perchè questo sono. Nè profughi, nè poveracci. Solo clandestini subumani.

"Se l'Ue non mi ascolta, sui migranti ho già il piano B". Ma Renzi bluffa con gli italiani. In calo nei sondaggi e con un Paese allo stremo da gestire, il premier si rifugia al Corriere della Sera. A cui assicura: "Vado avanti fino al 2018, ho i numeri"

Il Paese affonda. Immigrazione, criminalità, crisi economica sono solo alcune delle voci che Matteo Renzi dovrebbe provare a risolvere. Ma il premier è troppo occupato ad arginare gli scandali giudiziari che nelle ultime settimane hanno travolto il Pd. Così, quando l'emergenza immigrazione si è fatta davvero insostenibile, concede una intervista al Corriere della Sera per dire che "le risposte che l’Europa sta dando sono insufficienti", che "redistribuire solo 24.000 persone è quasi una provocazione" e che, se i Paesi europei dovessero negare la solidarietà all'Italia, ha "un piano B". Ma non spiega agli italiani di cosa si tratta.

"Nei prossimi giorni - chiarisce Renzi nell'intervista al Corriere della Sera - ci giochiamo molto sull’identità europea e la nostre voce si farà sentire forte perché è la voce di un Paese fondatore". "Se il consiglio europeo sceglierà la solidarietà, bene. Se non lo farà, abbiamo pronto il piano B. Ma sarebbe una ferita anzitutto per l’Europa", avverte il premier. Che, poi, assicura: "Vogliamo lavorare fino all’ultimo per dare una risposta europea. Per questo vedrò nei prossimi giorni Hollande e Cameron e riparlero con Juncker e Merkel". Secondo il presidente del Consiglio, "va cambiato il principio sancito da Dublino II e votato convintamente da chi oggi protesta contro il nostro governo". Ma quale sia il piano B Renzi non lo dice né la giornalista del Corriere della Sera glielo chiede. Pertanto resta un mistero.

I problemi di Renzi non sono solo per le strade del Paese, ma anche in parlamento. Qualsiasi piano B voglia mettere in atto, dovrà passare per le Camere dove, come si è visto già in un paio di occasione, i numeri non sono più così scontati dopo l'addio dei Popolari di Mario Mauro. Il premier, però, ci tiene (ancora) a ostentare sicurezza: "Al Senato i numeri sono più solidi del passato. Credo che la maggiornaza non voglia interrompere questo percorso di riforme". E, dopo aver rivendicato di aver fatto "in 15 mesi cose ferme da anni", ammette che "si può sempre fare di più. E cercheremo di farlo. Se poi - prosegue - deputati e senatori si sono stancati di noi, basta togliere la fiducia delle Camere e vedremo chi prenderà quella dei cittadini. Ma non vedo praticabile questo scenario - conclude Renzi - a mio giudizio la legsilatura andrà avanti fino al 2018".

martedì 26 maggio 2015

Riflessione sul piddino tipo

Ma cosa c’è nella testa di un piddino? (Alceste)   

Aria fritta? Mosche? La prosa di Alessandro Baricco? Commercio equo e solidale? Viva il TG3? Nannimoretti? Liberazione LGBT? Il sol dell’avvenire? Cascami libertari e terzomondisti? Certo, c’è tutto questo. La testa di un piddino, o di un militante dei gruppi cocchieri (Rifondazione, Comunisti Italiani, SEL: è la stessa solfa) ancora ragiona osservando tali costellazioni. Non si rende conto, però, il piddino, che vi è stata una precessione astronomica e le stelle e le galassie che prima governavano il suo mondo ideologico e morale si sono spostate altrove. I dirigenti del PD (e tutta la sinistra mondiale) lo sanno, ovviamente, e usano tale equivoco per imbonire i propri elettori. È una tecnica ormai ben rodata. Il trucco dei diritti civili. Esempio: l’immigrazione. Tutti sanno che è impossibile per l’Italia contenere le ondate demografiche provenienti dall’Est e dall’Africa. Il potere usa l’immigrazione – dolosamente incontrollata – per diluire le resistenze interne (mentali, salariali, culturali, religiose) e creare un parco buoi diviso e sottomesso. Ma il piddino, di fronte a tale scempio, che fa? Si ricorda di Kunta Kinte, Rosa Parks, de Il colore viola, di Geronimo e, in nome dell’antirazzismo d’antan (oggi insensato), approva la disfatta. I dirigenti piddini incassano e continuano la loro ben remunerata opera Quisling. Le voci dissenzienti, maggioritarie, ma disorganizzate, e quasi tutte esiliate sul web e nell’insignificanza, sono tacciate di razzismo, sciovinismo, fascismo, nazismo … per rendersi conto del sistematico dileggio perbenista basta leggere i post di un piddino medio su feisbuc et similia. O le articolesse di un piddino potente e paradigmatico, come Gad Lerner, Bianca Berlinguer, Laura Boldrini o del paredro di Bianca Berlinguer, Luigi Manconi (ho vergato i primi nomi che mi son venuti alla tastiera: la scelta è ampia). La testa del piddino medio funziona, quindi, come la lavagna dei buoni e dei cattivi. Un manicheismo bambinesco ne mette in moto gli istinti basici e crea una fidelizzazione profonda verso i propri dirigenti (sacerdoti e papi della fede sinistra, l’unica giusta) a cui basta cicalare alcune parole chiave (diritti, eguaglianza, parità) per farsi obbedire nel buio della cabina elettorale. Già, perché il piddino medio può criticare anche ferocemente i propri rappresentanti, dileggiarli persino, sbuffare la propria uggia partitica, mostrare scontento, borbottare, bofonchiare dissenso, ma, alla prova dei fatti (i fatti veri, oggettivi, quelli alla soglia dell’azione risolutiva, la sola importante) egli sceglierà sempre i vecchi arnesi.
 
Inevitabile. Garantito. Non può permettersi altri passi: in tal caso diverrebbe fascista, populista, razzista, omofobo e questo, no, non può farlo: la vergogna sociale sarebbe troppo forte. Vi ricordate Nannimoretti? Nel 2002, in una tristissima manifestazione a Piazza Navona, fece a pezzi il gruppo dirigente (digerente?) del centrosinistra. Ma nel 2013, alla vigilia delle politiche, bisbocciava in un teatro romano assieme a Pierluigi Bersani. E Nanni è l’elettore piddino medio/alto nei suoi tratti più puri (borghese, perbenista, senza fantasia, senza curiosità, superficialmente colto, molto corretto – forse segretamente cosciente dei meccanismi psicologici sinistri…). Lo devo riconoscere, il senso di appartenenza del piddino medio è quasi stupefacente. In lui scattano molle e pulegge implacabili che lo inducono a sgolarsi nel tifo per figurine politically correct, insulse, allucinanti. Siamo oltre il montanelliano “turarsi il naso”: ci si può turare il naso quando certi rappresentanti, pur indegni, garantiscono la stabilità della nazione e dei propri interessi; au contraire, il sinistro sceglie comunque i propri rappresentanti indegni a dispetto della stabilità della nazione e, addirittura, dei propri interessi. È uno spettacolo fantastico. Lo si può osservare, con un certo gusto lombrosiano, nella vita quotidiana. Qualche esempio? Uno terra terra. Un conoscente (ha votato Lista Tsipras alle Europee, Marino alle amministrative e PD alle politiche) che incontro ogni tanto. Non è certo benestante. Vivacchia. È sempre in procinto di scivolare silenziosamente nella vasta regione dei disoccupati, inoccupati, menefreghisti, fatalisti, mantenuti; degli ex borghesi che vivono di espedienti. I sindacati l’hanno scaricato, vive sul filo. Lo stipendio della moglie lo salva dall’indigenza, certo, eppure, in tale frangente storico, dovrebbe avere il diavolo in corpo; invece è assolutamente calmo, atarassico quasi; ogni volta che lo incontro ha sotto braccio Il Manifesto o, più spesso, Repubblica. Capito? Repubblica.
 
“Ancora co’ ‘sto papiro di carta igienica?” gli faccio. Lui non se la prende. “Ma no, è ancora un buon giornale… alcune analisi sono corrette…”. Poi dissimula: “E poi lo prendo per l’inserto… oggi c’è il Trovaroma…”. Oppure: “Ma no, lo prendo per Il Venerdì… ci sono i programmi TV… c’è l’articolo di Umberto Eco… mi piace la rubrica di Curzio Maltese…”. L’ultima volta non ho resistito: “Curzio Maltese? Ma non è quello che vi ha tirato il pacco insieme con la Spinelli all’Europarlamento?”. A questo punto la discussione sembra alterarsi, ma solo un pochino. Per stemperare ulteriormente, di solito, la butto sul romanesco: i concetti sono gli stessi che se espressi in Italiano, ma l’inflessione sbracata li attutisce in una sorta di divertita buffoneria. All’argomento Spinelli si tira sempre fuori l’altro Spinelli, Altiero, che garantisce all’interlocutore sinistro un fuoco di fila di pace, diritti, Europa, ecumenismo, siamo-tutti-fratelli, unità-politica-per-sfuggire-alla-risorgenza-dei-fascismi. Anche questo è inevitabile. Di solito il fascista, ai tempi belli, era Berlusconi. Poi fu la volta di Grillo. Ora va di moda Salvini. Di solito, a fronte di tale argomentare, mi vien voglia di bestemmiare forte, in viterbese (da quelle parti i moccoli sono duri assai), poi, come detto, mi contengo. Provoco: “Ma tu lo sai che Curzio…” e gli spiattello un aneddoto sul Curzio-l’altra-Europa-con-Tsipras. Poco edificante. Egli mi rimprovera: “Queste sono storielle da Sallusti, dai… ma che ragionamento politico è?”. Sono storielle, lo ammetto, ma per me definiscono il personaggio; e il demi-monde di quel personaggio. A un lombrosiano basta e avanza per il giudizio politico. Lombrosiano e un tantino carogna: quindi rincaro, sublimando nel pecoreccio: “Ma tu lo sai che la Spinelli era la fidanzata de’ Padoa Schioppa? No, dico: immagina ‘sto quadretto… a letto…. Padoa Schioppa gnudo… ma hai capito o no? Quello dei bamboccioni… quello che ha detto che noi si campa troppo bene e dobbiamo, per il futuro dei nostri figli e nipoti, campare molto meno bene e entrare di nuovo in contatto con la durezza del vivere… ha usato proprio ‘ste c… di parole: la durezza del vivere… e questa che doveva fare a Brussels? Difendere le classi disagiate… i nuovi poveri… sovvertire l’ordo europide… ma non vi stancate mai a farvi prendere per il c…?”.

[Un breve inciso, fra parentesi quadre, che potete saltare. Quelle parole di Padoa Schioppa, memorabili, leggendarie, storiche, me le sono stampate e le porto sempre con me, nel portamonete. Ogni tanto le tiro fuori per corroborare alcune discussioni. e per dimostrare all'eventuale interlocutore sinistro quanto sia boccalone. Eccole, a rinfrescar la memoria:

“Nell'Europa continentale, un programma completo di riforme strutturali deve oggi spaziare nei campi delle pensioni, della sanità, del mercato del lavoro, della scuola e in altri ancora. Ma dev'essere guidato da un unico principio: attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l'individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere, con i rovesci della fortuna, con la sanzione o il premio ai suoi difetti o qualità. Cento, cinquanta anni fa il lavoro era necessità; la buona salute, dono del Signore; la cura del vecchio, atto di pietà familiare; la promozione in ufficio, riconoscimento di un merito; il titolo di studio o l'apprendistato di mestiere, costoso investimento. Il confronto dell'uomo con le difficoltà della vita era sentito, come da antichissimo tempo, quale prova di abilità e di fortuna. È sempre più divenuto il campo della solidarietà dei concittadini verso l'individuo bisognoso, e qui sta la grandezza del modello europeo. Ma è anche degenerato a campo dei diritti che un accidioso individuo, senza più meriti né doveri, rivendica dallo Stato”.]

A questa mia smargiassata sbotta: “Ma tu che fai? Guardi dal buco della serratura? E io dovrei ragionare così? Sull’altra questione è semplice… la colpa è dei dirigenti di SEL e RC… che c… c’entra questo… il compagno di vita… lei è una persona specchiata, questo lo devi riconoscere… leggi quello che scrive… sulle idee si deve ragionare”. Ma quali idee! Ancora idee! I dirigenti di SEL? Perché, esistono? Perdo interesse nella discussione, ma non demordo, acchiappo una cifra a caso dalla memoria, solo per farlo avvelenare un po’ di più:  “Sarà specchiata ma ha partecipato a neanche un decimo delle sedute… e poi non si doveva dimettere per far posto al proletario in lista? Non me ricordo il nome…”. Si continua per un po’, poi andiamo a prendere un caffè. Evito la coda della discussione, almeno: quella che mi vede misogino o fascista o omofobo o razzista. In modo bonario in tal caso. Una volta, però (altro contesto), mi diedero persino del nazista, in modo duro, spregiativo (nel 2015, insomma, una fantomatica appartenenza nazionalsocialista è usata come giudizio di valore). Non male per chi si è occupato di mostre sulla Resistenza Romana! Non che mi faccia caldo o freddo, beninteso.

Il caffè annacqua i piccoli fuochi della contesa. Lasciamo perdere. Ognuno si allontana con le sue convinzioni, come sempre. Un’altra Spinelli, un altro Maltese? Eccolo qua. Un esempio più alto stavolta: Tito Boeri. Boeri è di sinistra, ovviamente. Avete visto cos’ha fatto? A un convegno, prima di tuonare contro i nepotismi, si è alzato dal posto assegnatogli, vicino a quello dell’ex ministro Sacconi, e si è seduto accanto alla Camusso. “Prima stavo troppo a destra, meglio a sinistra”, la sua dichiarazione; o qualcosa del genere. È una battuta, si dice. E invece no. Sembra una battuta e invece è un richiamo all’ordine ancestrale per il piddino medio: significa: io sono di sinistra e tutto ciò che farò dovrà quindi essere difeso, oltre la logica e gli interessi, da chi a sinistra si è sempre riconosciuto. I gonzi abboccano subito. Su un blog, nei commenti, qualcuno si permette di attaccare queste battute del ”signor Boeri”. Ma il Tito nazionale ha già i suoi difensori di sinistra, i cani di Pavlov della libertà democratica. Uno di questi scrive indignato: “Ma come si permette di dare del tu a Tito Boeri… egli è il professor Boeri”. Un piddino è sempre sensibile alla cultura accademica. Un altro rilancia:

“È all’INPS da pochi mesi e già abbiamo:
- finalmente trasparenza sulle pensioni, con ognuno che può avere in tempo reale una stima della propria
- il pagamento unificato di tutte le pensioni dal primo giugno.
E lei si lamenta? Dopo anni di nulla? Vi meritavate Berlusconi”.


Sottinteso: Mastrapasqua, il predecessore di Boeri, l’aveva nominato Belluccone e faceva, quindi, schifo. Questo, invece, è un esimio insegnante, di sinistra, ed è vergine a prescindere (ecco scattare le parole d’ordine, più o meno inconsce: Boeri a favore del lavoro, degli ultimi, contro i privilegi, contro gli sprechi, contro gli evasori che affossano il debito pubblico… viva Boeri! Con quel curriculum poi: almeno venti puntate di Ballarò s’è fatto, e trenta di Santoro: un gigante! Nota bene: che Mastrapasqua faccia schifo davvero è secondario, almeno in tale analisi). Avete capito come funzionano queste teste? Si dichiara l’appartenenza di sinistra, si dicono o fanno sciocchezzuole inessenziali che profumano di sinistra e scatta, nella capoccia piddina, il sillogismo incontrovertibile: dice cose di sinistra, ergo è di sinistra; sono di sinistra anch’io quindi siamo eguali; nel futuro egli non potrà che fare cose di sinistra (perciò buone) come le farei io e se non le farà, o farà il contrario, non sarà colpa sua, ma degli avversari, del rio destino, dei fascisti, della congiuntura… I cani (il dissimulatore Boeri e i fessi del PD) si sono annusati le terga e si sono riconosciuti (ah, quelle tirate antinepotiste…). Il primo ha ormai via libera per fare quello che gli pare; i secondi lo difenderanno sino all’inverosimile, al ridicolo, all’illogico, all’autolesionismo; e perché? Perché è uno di loro, perché è di sinistra, un uomo dei diritti. Funzionano così quelle teste. Al massimo (questo è un caso limite) un vecchio sinistro che non riscuote più credibilità verrà sostituito con uno apparentemente nuovo (come Bertinotti fu sostituito dal nuovo Vendola e Vendola lo sarà dal nuovissimo Landini; così com’è stato per la linea dinastica Prodi-Veltroni-Bersani-Renzi): in tal modo il ciclo, adeguatamente riverginato, potrà riprendere, una volta ancora, in una sorta di inesauribile Samsara piddinico. Boeri, insomma, è in una botte di ferro. Davanti a lui s’estendono praterie thatcheriane. Non pagherà alcun dazio nell’immediato.
 
Leggo dal blog Rischio Calcolato: “Così, nel segreto delle stanze, si discute su quello che fino a qualche settimana fa era impronunciabile: tagliare le pensioni in essere. E poco importa che si farà in nome dell’equità generazionale. Gioco forza il punto di partenza sarà la proposta che nel 2014 Boeri lanciò in un articolo scritto per la Voce.info con Fabrizio Patriarca e Stefano Patriarca: ricalcolare tutte le pensioni retributive in essere, evidenziare lo squilibrio di ciascuna rispetto al calcolo contributivo, e colpire gli assegni più alti… Gli economisti avevano indicato un taglio del 20% dello ‘squilibrio’ per le pensioni da 2 mila a 3 mila euro lordi al mese; del 30% per quelle tra 3 mila e 5 mila; del 50% per quelle sopra i 5 mila. Risultato? Un risparmio strutturale (altro che una tantum) da 4,2 miliardi di euro”. Ecco, al riparo della provvida mascheratura di sinistra, la vera missione del Tito nazionale. Con la scusa dell’equità e del rigore (le consuete esche ideologiche) taglieranno le pensioni di questi ricchi epuloni (2000-3000 euro lorde! A questi mirano, al grosso e al grasso del corpo medio, mica alle rendite dei veri fanigottoni) per riequilibrare (altra esca ideologica) le sorti generazionali. Naturalmente la garrota agirà con sapiente gradazione, un centimetro alla volta. Che tali pensioni, in realtà, servono a compensare le miserie delle generazioni svantaggiate (per mantenerle del tutto, a volte, poiché si è in presenza di una disoccupazione giovanile di massa) non sfiora la capoccia del piddino. Ormai egli ha annusato Boeri, è uno di loro, può anche abolirle le pensioni (con gradualità, come detto, in ossequio alla sindrome della rana bollita). Egli applicherà, con calma, fra gli applausi delle rane bollite, il consueto inganno. In nome dell’equità, certo. E della giustizia. E dei diritti e del merito. E dell’Europa. E del sol dell’avvenire.

Direttamente dal piano Kalergi

Ban Ki-moon: "L'Europa invecchia, ha bisogno di migranti". In un discorso pronunciato a Dublino il segretario delle Nazioni Unite invita l'Europa a fare di più per salvare le vite dei migranti nel Mediterraneo di Raffaello Binelli

Le parole del segretario delle Nazioni Unite faranno discutere. E non poco. Alla vigilia degli incontri a Bruxelles con la leadership dell'Ue Ban Ki-moon da Dublino lancia questo messaggio: l’Europa invecchia, se vuole mantenere il suo dinamismo economico, ha bisogno di migranti. Lo ha detto in un discorso pronunciato nel Castello della capitale irlandese, durante la celebrazione dei 60 anni dell’ingresso dell’Irlanda nelle Nazioni Unite. "I fattori di spinta includono guerre e sottosviluppo; quelli di attrazione includono il semplice miraggio di una fuga dalla povertà. L’Europa deve riconoscerne un altro: il suo deficit nella forza lavoro. Bassa crescita demografica e una transizione demografica ad un continente di vecchi. Se vuole mantenere il suo dinamismo, l’Europa ha bisogno di migranti". Se l'invecchiamento della popolazione europea è un dato di fatto oggettivo, resta da chiedersi per quale motivo l'Europa non dovrebbe porvi rimedio sviluppando le politiche sociali volte a aiutare le giovani coppie a fare figli. Ma su questo Ban non si sofferma. Si limita a dire che l'Europa deve accogliere i migranti perché ne ha bisogno.

Ban si è occupato del piano che l'Ue si è data per far fronte alla crisi. Poche ore prima, in un incontro con i profughi reinsediati in Irlanda da Paesi come Siria, Afghanistan, Congo, aveva espresso il proprio sostegno all’Agenda per le Migrazioni dell’Unione Europea. Ban ha sottolineato che "le Nazioni Unite e l’Alto Commissario per i Rifugiati sono pronti a collaborare con l'Ue, i suoi stati membri e i paesi terzi interessati per sostenere e sviluppare ulteriormente le misure incluse nell’Agenda". Nel discorso a Dublino ha osservato che l’approccio deve essere complessivo, dai paesi di destinazione a quelli di transito, e soprattutto, di origine."Serve un giro di vite sui trafficanti, allo stesso tempo dobbiamo proteggere i profughi e rispettare i diritti umani e il diritto internazionale. Dobbiamo superare l’emergenza per andare alle radici".

domenica 24 maggio 2015

Le solite priorità secondo il pd

Tensione Pd-Ncd sulle unioni civili. Il ministro Boschi: "Non si può più attendere". Ma gli alfaniani sono sul piede di guerra: partito spaccato di Mario Valenza

Arriva il "sì" dell'Irlanda alle nozze gay e il Pd è già pronto per accelerare sulle unioni civili in Italia. Il ministro Maria Elena Boschi tira la volata alla legge sulle uonioni per gli omosessuali: "Il Pd non si tira indietro rispetto a questa battaglia di civiltà. Lo faremo subito dopo le elezioni. C'è la volontà di arrivare fino in fondo". La Boschi non è da sola. Anche il premier vuole la norma: "Nel mio partito su questo tema - avrebbe confidato il premier ai suoi secondo quanto riferisce Repubblica - c'è chi vorrebbe di più. Ma le unioni civili non sono più rinviabili". A far da sponda c'è pure Laura Boldrini che con un tweet afferma: "Dall’Irlanda una spinta in più. È tempo che anche l’Italia abbia una legge sulle unioni civili.Essere europei significa riconoscere i diritti".

Ma la maggioranza sul tema delle unioni civili non è compatta. Alfano afferma: "La nostra posizione è chiara: sì alle unioni civili, sì al riconoscimento dei diritti delle persone con un rafforzamento patrimoniale di questi diritti, no alla equiparazione al matrimonio, no alla reversibilità della pensione, no alle adozioni dei figli". E sul tema interveiene anche Maurizio Sacconi: "La nostra Carta dà rilievo pubblico solo al matrimonio che unisce un uomo e una donna allo scopo della prosecuzione della specie. Il che non significa che non si debbano rispettare tutte le convivenze, tutte le relazioni affettive, tutti gli orientamenti sessuali - osserva Sacconi - Possono essere individuati diritti e doveri delle persone, sia di tipo morale sia di tipo patrimoniale. Ma non possiamo consentire la possibilità dell’adozione al di fuori della famiglia naturale, tantomeno ammettere altri interventi come la pensione di reversibilità, disegnata proprio in funzione della capacità della famiglia naturale di procreare e di crescere ed educare dei figli".

sabato 23 maggio 2015

Inizia l'esproprio... dei palazzi storici

Udine, profughi in una villa del '700 all'insaputa del proprietario. Un gruppo di profughi è stato destinato in una villa del '700 a Udine. Ma il proprietrio si ribella di Mario Valenza

Profughi in casa a sua insaputa. A Udine, il conte Francesco Lovaria tra i proprietari di villa Lovaria a Pavia è rimasto colpito quando ha scoperto che nella sua abitazione ci fossero 38 profughi. La villa, come spiegano i suoi discendenti al Messaggero Veneto, non è attrezzata per essere un albergo nè un campo profughi. Così l'avvocato Maurizio Miculan ha chiesto al prefetto di revocare qualunque atto che possa concedere ospitatlità ai profughi e di "evitare qualsiasi utilizzo diverso dalla propria storia e dalla propria destinazione nonché contrario alla legge che prevede che i beni culturali non possano essere distrutti, deteriorati, danneggaiti o adibiti a usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico oppure tali da recare pregiudizio alla loro conservazione".

"Il conte - ha aggiunto l'avvocato - ovviamente non ha nulla contro i profughi nei confronti dei quali ha manifestato la massima condivisione per il dramma umano che stanno vivendo ma - precisa il legale Miculan - ritiene anche che un bene storico e artistico come villa Lovaria debba essere tutelato nel rispetto della legge vigente. L’auspicio quindi è che si trovino soluzioni diverse per l’ospitalità". Miculan inoltre avrebbe presentato denuncia e querela per Alessandro Viscovich nominato erede da un nipote di Lovaria che avrebbe stretto un patto con la Corce Rossa per utilizzare la villa a fini umanitari.

sabato 9 maggio 2015

Ultime notizie...

I clandestini continuano a pretendere: posti migliori (dei 3 e 4 stelle generosamente pagati coi nostri soldi), wi-fi, palestre, lauti pasti ecc, ecc... mentre ci sono italiani che non hanno più niente e sono costretti alla fame vera, magari è la volta buona che ci svegliamo un pò tutti. Intanto, Alfano per l'unica volta che ha detto qualcosa di giusto, ossia, che gli immigrati dovrebbero quantomeno lavorare gratis per i comuni, viene attaccato da tutte le parti. Sono daccordo con lui, sono ospiti, che si diano da fare invece che giocare a calcio, stare sugli smartphone, spacciare o fare nulla tutto il giorno. Gli italiani anche lavorano gratis ultimamente. Pippo Civati, lascia il pd... un pò in ritardo e soprattutto dopo aver votato qualunque porcata e aver tirato su solo una inutile commedia. La riforma Fornero viene bocciata dalla consulta e il governo è costretto a risarcire i pensionati... non senza polemiche perchè quella faccia da maiale di Zanetti dice che il governo non risarcirà tutti perchè sarebbe "immorale". L'immorale è lui con quella faccia... Inoltre, non sanno ancora dove andare a prenderli e soprattutto, come verranno restituiti. Ah, dimenticavo, l'inutile Mattarella, firma la porcata italicum. Infondo, è stato eletto per essere servo di altri servi, no?

sabato 2 maggio 2015

Pioraco e "li vurgacci"








Qualcosa di più su Pioraco, qui e sui "vurgacci", qui.

Primo maggio e non solo

Dopo esserci ampiamente schifati per le due fiducie ottenute dal bimbominkia sulla prossima orrenda legge elettorale... abbiamo assistito anche, in ordine sparso, all'inutile discorso sul lavoro dall'altrettanto inutile Mattarella, all'ennesima figura di merda di un ministro dell'interno che continua a non capirci un cazzo, ai risultati Istat sulla disoccupazione in italia e ai festeggiamenti della triade a pozzallo per chiedere di accogliere tutti ma proprio tutti... più di quelli che dovremmo accogliere.E, dulcis infundo, persino la modifica al nostro inno nazionale da parte del bimbominkia. Ho dimenticato sicuramente qualcosa... ma tant'è...


venerdì 24 aprile 2015

Di immigrazione e altro

In pratica, dobbiamo sobbarcarceli comunque. Perchè la francia e l'inghilterra sono in campagna elettorale e non possono o non vogliono dire di accettare altri immigrati. La germania se ne frega, gli altri membri ue sono troppo lontani dalle coste e noi siamo i soliti coglioni che non contiamo un emerito cazzo. Come dire, la ue sborsa più soldi (NOSTRI) e sono comunque cazzi degli italiani. Checchè ne dica fonzarelli tronfio ormai soltanto della sua aria che gli sta uscendo tutta ma proprio tutta dal culo.

martedì 14 aprile 2015

Fronte immigrazione

Alfano non invoca piagnucolando nemmeno più la Ue, Alfano dice al prefetto di cercare altri posti dove infilare i "migranti" punto e basta. In soli tre giorni ne sono arrivati circa SETTEMILA e altrettanti ne stanno arrivando. Ma, avanti, c'è posto... Poi, succede che a roma, un imbecille di 25 anni, vada in giro con ascia e martello e aggredisca gente. E tanto, troverà un altro imbecille togato che troverà una scusa per scagionarlo dalla colpa. E poi, succede che, nell'ex oasi di pace in quel delle marche, i centri storici medievali, diventano suk puzzolenti e degradati perchè qualunque giunta comunale s'è venduta ai poveri "migranti" che fanno lavori che gli italiani non vogliono più fare e che ci pagheranno le pensioni... e succede anche che salotti sul mare come porto san giorgio, porto sant'elpidio, porto recanati diventino ricettacoli di microcriminalità extracomunitaria e che bande di spacciatori e papponi si aggrediscano gli uni con gli altri coinvolgendo gente che passava di lì anche solo per fare una passeggiata. E poi, succede anche che, un dignitoso rifugiato nigeriano (che coi soldi delle nostre tasse ha: vitto, alloggio, carte telefoniche, sigarette, cambio abiti e lenzuola e cazzeggio libero) insista nel chiedere elemosina infastidendo il prossimo, per rabbia decida di devastare una quindicina di auto e cinque vetrine. La coop dice che non ha mai avuto problemi prima di quel momento. E' stato salvato dal linciaggio. Peccato. Poi, ci si indigna se qualcuno ha il coraggio di sparare a qualche magistrato?

venerdì 3 aprile 2015

Regione Marche, distretto calzaturiero, eccellenze muoiono

Lorenzi, interrotta l'attività produttiva. Settanta dipendenti restano a casa

       

PORTO SANT'ELPIDIO - Scorrono ormai i titoli di coda alla Gianmarco Lorenzi. Solo l'arrivo di nuovi investitori potrebbe salvare una delle aziende più conosciute del distretto calzaturiero ma in difficoltà dall'ottobre 2012 quando presentò la domanda di concordato preventivo al Tribunale di Fermo. La speranza di poter far ritornare l'azienda ai fasti di un tempo fece capolino tra il 2012 e il 2013 quando, grazie all'apporto di nuovi capitali provenienti dalla società creditrice T.g.p. Srl, tacchi e accessori, di San Mauro Pascoli (Fc), si formò la Gianmarco Lorenzi Group srl (con sede legale in via della Spiga a Milano e sede operativa a Porto Sant'Elpidio). La nuova società, il cui socio di maggioranza è la G.L. Investimenti srl, acquisì con affitto di ramo d'azienda la Gianmarco Lorenzi srl, diventata G.L. Investimenti. Anche quest'ultima società però è entrata in crisi: il 6 agosto scorso ha chiesto il concordato preventivo ma il 27 gennaio 2015 il Tribunale l'ha dichiarata fallita (l'udienza per la verifica dello stato passivo è stata fissata il prossimo 21 maggio).

Lo stato di insolvenza della G.L. Investimenti srl ha precluso il futuro della Gianmarco Lorenzi Group srl che "ha ricevuto comunicazione di rescissione del contratto di affitto di azienda" per cui, spiegano le organizzazioni sindacali Filctem Cgil e Femca Cisl, "tutti i circa 70 dipendenti in forza all'azienda sono stati retrocessi alla società fallita e in mano al curatore fallimentare Andrea Vitellozzi. Quanto accaduto - proseguono Alessandro De Grazia della Cgil e Piero Francia della Cisl - ha interrotto immediatamente tutte le attività produttive della società, sospendendo i dipendenti in attesa che il curatore fallimentare, di concerto con le organizzazioni sindacali, individui l'ammortizzatore sociale che consenta in tempi brevi la garanzia salariale agli stessi". La scelta, che i dipendenti stanno affrontando in questi giorni (ieri mattina si è tenuto un nuovo incontro), è tra due ipotesi: la cassa integrazione straordinaria per 12 mesi o la procedura di mobilità. "La prima sarebbe auspicabile - sostengono sempre i sindacati - in particolare se dovesse concretizzarsi l'interesse di qualche imprenditore a rilevare il marchio e magari riprendere la produzione con effetti positivi sull'occupazione". In questo momento di crisi e, aggiungono i sindacati, "con una complicata situazione societaria", non sarà semplice trovare un investitore per cui molti dipendenti si stanno orientando sulla procedura di mobilità con il conseguente licenziamento di tutto il personale. Dunque una situazione piuttosto complicata dalla quale non sarà facile uscire. Il pensiero va soprattutto alle 70 famiglie che vedranno il proprio congiunto perdere il posto di lavoro in un momento in cui la ricollocazione appare complicata.

Ma continueranno a votarli

Pd, da Mafia Capitale a Ischia tutti gli indagati del partito di Renzi. Altro che questione morale: da nord a sud è record di inquisiti. Corruzione, disastri ambientali e spese pazze. Genova, Bologna, Torino, Palermo, Roma e Milano: non c'è città dove esponenti democratici non siano nei guai di F. Q.

“Bisogna smettere di rubare”. Sono le parole usate dal presidente del Consiglio per presentare la candidatura dell’Italia alle Olimpiadi del 2024. Le stesse usate sempre da Renzi dopo lo scandalo Mose che ha travolto il sindaco Orsoni. I fatti, per una volta danno ragione al premier. Non il suo partito, che annovera nel suo Pantheon il padre della questione morale Enrico Berlinguer e nelle sue liste una lunga sequenza di indagati. Ecco l’elenco, necessariamente incompleto, delle inchieste in corso. Il Partito democratico di epoca renziana è come non mai al centro di vicende giudiziarie da nord a sud, isole minori comprese (dopo il caso Ischia). Lo scandalo più grosso è sicuramente quello di Mafia Capitale, per cui in Campidoglio risultano indagati nell’inchiesta “Mondo di mezzo” Mirko Coratti e Daniele Ozzimo (il primo dimessosi da presidente dell’Assemblea capitolina a inizio dicembre, entrambi autosospesi dal partito). Il vicesegretario nazionale, Lorenzo Guerini, pochi giorni prima della retata del 2 dicembre, cercò di convincere, senza riuscirci, Ignazio Marino a nominare proprio Coratti vicesindaco. Si è autosospeso anche il consigliere regionale Eugenio Patanè. In Regione Maurizio Venafro, coinvolto nell’inchiesta, ha lasciato l’incarico di capo di gabinetto del governatore Nicola Zingaretti. Vicecapo di gabinetto della giunta Veltroni, in seguito capo della polizia provinciale, era Luca Odevaine, agli arresti, accusato di corruzione, sempre nell’inchiesta “Mondo di mezzo“.

Liguria. La centrale a carbone di Vado, Burlando e gli scontrini salati

Le spese pazze e il disastro ambientale della centrale a carbone di Vado. Sono le due prime preoccupazioni del Pd ligure, in una regione che ultimamente è stata flagellata dagli scandali. L’indagato più noto è senz’altro il governatore Claudio Burlando, finito nel registro della Procura di Savona con l’accusa di concorso in disastro ambientale doloso. Sono indagati anche gli assessori alla Sanità Claudio Montaldo, alle Attività produttive Renzo Guccinelli e Renata Briano (ex assessore all’Ambiente, oggi eurodeputata). Al centro dell’inchiesta l’inquinamento provocato dalla centrale Tirreno Power che secondo i periti dell’accusa con i suoi fumi avrebbe causato almeno 400 morti. E sono indagati anche i sindaci di Vado, Attilio Caviglia e Monica Giuliano, e di Quiliano, Alberto Ferrando. C’è poi l’inchiesta sulle spese pazze, che in Liguria ha toccato quasi metà del Consiglio regionale: in carcere due vicepresidenti della giunta di centrosinistra. Tra gli indagati del Pd risultano il capogruppo in Regione, Nino Miceli e il tesoriere del gruppo Mario Amelotti.
Ma la lista si allarga, se si considerano anche i partiti che fanno parte della coalizione trasversale che ha governato la Regione negli ultimi anni. Non fa “tecnicamente” parte del centrosinistra, ma Alessio Sa-so è un sostenitore dichiarato di Raffaella Paita (candidata Pd a governatore). Saso è indagato per voto di scambio in un’inchiesta sulla criminalità organizzata nel Ponente Ligure.

Campania. Il re di Salerno De Luca e il caso di Orta d’Atella

L’inchiesta che forse meglio di ogni altra in Campania avvolge gli interessi della politica e dell’imprenditoria “rossa” in un giro di (presunte) tangenti è la vicenda Sea Park: tra gli imputati per associazione a delinquere finalizzata a reati contro la Pubblica amministrazione c’è anche l’ex sindaco e candidato Pd a governatore della Campania, legge Severino permettendo, Vincenzo De Luca. È la fallita riconversione dell’Ideal Standard in parco acquatico con l’apporto dei capitali di un consorzio di imprese emiliane, la Cecam. All’indirizzo Cecam c’era solo una cassetta postale e il suo rappresentante si presentava alle riunioni con le scarpe risuolate. Eppure erano i tramiti di un giro di miliardi delle vecchie lire per far svendere i suoli dell’Ideal Standard agli emiliani e far realizzare il Sea Park in un terreno di proprietà dell’imprenditore Vincenzo Maria Greco. C’erano le intercettazioni, furono distrutte perché De Luca godeva delle guarentigie parlamentari. I reati ormai sono prescritti, ma De Luca ha rinunciato alla prescrizione e il 14 aprile farà dichiarazioni spontanee. Fresca fresca invece è l’accusa di corruzione aggravata dal metodo camorristico con cui è finito in carcere il sindaco sospeso di Orta d’Atella (Caserta) ed ex consigliere regionale Ds Angelo Brancaccio. La Dda di Napoli e la polizia hanno trovato le tracce di 330 mila euro versati su un conto svizzero di Brancaccio da Sergio Orsi, imprenditore dei rifiuti e riferimento del clan dei Casalesi (il fratello Michele fu ucciso nel 2006 su ordine di Giuseppe Setola). Secondo la Dda, quei soldi sono il corrispettivo dell’ingresso dell’azienda degli Orsi in un consorzio pubblico-privato coi Comuni di Orta d’Atella e Gricignano D’Aversa, col quale accaparrarsi una serie di appalti. I bonifici avvengono nel 2006: Brancaccio è consigliere regionale, sostiene Antonio Bassolino, incontra il politico dei Ds simbolo della lotta anticamorra Lorenzo Diana. Anni in cui gli Orsi, ritenuti vicini a Forza Italia, si iscrivono alla Quercia. Non a Casal di Principe, dove abitano. Ma alla sezione di Orta d’Atella. La Dda ha inoltre aperto un fascicolo sulla metanizzazione dei Comuni dell’agro-aversano. È indagato per concorso esterno in associazione camorristica Roberto Casari, per quasi 40 anni presidente della Gpl-Concordia, colosso delle cooperative rosse di Modena.

Piemonte. Gettonopoli e le eterne firme false

Che coppia. Lui, ex consigliere regionale, a processo per peculato e finanziamento illecito ai partiti, lei indagata per concorso in truffa aggravata. Sono Andrea Stara del Pd, già eletto con la lista “Insieme per Bresso”, e la deputata Paola Bragantini, ex presidente della Circoscrizione 5 del Comune di Torino ed ex segretaria provinciale del partito. Sono due dei democratici illustri del Piemonte incappati nelle maglie della giustizia. Lui avrebbe ottenuto rimborsi non dovuti, tra cui quello per un tosaerba. Non è tutto: venerdì scorso, durante il processo, la contabile del gruppo ha detto ai giudici che Stara ha chiesto anche di rimborsare una multa della sua compagna. Lei, invece, è finita in mezzo a un altro scandalo di rimborsi, quello delle mini-giunte fantasma: riunioni fatte solo sulla carta per ottenere i gettoni di presenza. Insieme a lei ci sono altri nove indagati per truffa aggravata, tra cui l’attuale presidente della Circoscrizione Paolo Florio, il suo vice Giuseppe Agostino e altri tre componenti della mini-giunta. Florio e Agostino inoltre sono indagati per le firme false delle liste a sostegno di Sergio Chiamparino per le ultime Regionali: in questo caso che sta scuotendo il Pd torinese lui non è il solo indagato, ci sono il consigliere regionale Nadia Conticelli, tre ex consiglieri provinciali (Umberto Perna, Pasquale Valente e Davide Fazzone), più quattro componenti della segreteria provinciale (Gianni Ardissone, Carola Casagrande, Mara Milanesio e Cristina Rolando). Le elezioni hanno provocato molti problemi pure a Vercelli: per le Provinciali del 2009 saranno processati molti politici locali accusati di falso ideologico in atto pubblico, tra cui i democratici Maura Forte, sindaco di Vercelli, e il consigliere regionale Giovanni Corganti. Chi in questi mesi sta affrontando un processo, infine, è Alessandro Altamura, ex assessore al commercio ed ex segretario provinciale del Pd, accusato di abuso d’ufficio nello scandalo “Murazzi“.

Emilia Romagna. La monorotaia e i sex toys

A Bologna il 9 aprile si aprirà il dibattimento sull’appalto del People mover, la monorotaia che dovrebbe unire stazione e aeroporto. I lavori non sono ancora iniziati, ma fra poche settimane davanti al giudice andranno anche l’ex sindaco Pd Flavio Delbono e il suo assessore Villiam Rossi, accusati di abuso d’ufficio. Poi ci sono le “spese pazze” dei consiglieri regionali . Diciotto sono del Pd. Per molti potrebbe arrivare presto la richiesta di rinvio a giudizio: oltre a cene da centinaia di euro, anche scontrini per wc pubblici e persino per un sex toy. E intanto Carlo Lusenti, assessore regionale alla sanità con Vasco Errani, è imputato per falso in una vicenda legata ai fondi regionali destinati alle cliniche private. E non c’è solo Bologna. A Ravenna incombe il processo per truffa per la senatrice Josefa Idem. La vicenda è quella dei contributi Inps pagati dal Comune, che due anni fa la portò alle dimissioni da ministro. Sempre in Romagna, a Rimini, il sindaco Andrea Gnassi è indagato per il fallimento della società dell’aeroporto Fellini. Assieme a lui altri otto sono sotto inchiesta per il reato di associazione a delinquere. Infine l’inchiesta di Firenze che ha visto protagonista Ercole Incalza, vede tra gli indagati anche l’ex assessore regionale alle Infrastrutture Alfredo Peri e l’ex consigliere Miro Fiammenghi. L’accusa è tentata induzione a dare o a promettere indebitamente denaro o altra utilità nell’ambito della costruzione dell’Autostrada Cispadana.

Bolzano. Il sindaco tira dritto. L’abuso d’ufficio non basta

All’orizzonte il probabile rinvio a giudizio con l’accusa non da poco di abuso d’ufficio. E nonostante questo a Bolzano il sindaco Luigi Spagnolli tira dritto e punta alla ricandidatura. Alle urne si va il 10 maggio. Mentre i suoi legali hanno chiesto al tribunale una proroga di due mesi e mezzo per leggere le carte dell’inchiesta. Il tempo, dunque, non manca anche per superare un eventuale ballottaggio. Spagnolli tira dritto con il via libera della segreteria regionale e di quella nazionale. Sul tavolo della procura l’affare del raddoppio del centro commerciale Twenty. Sotto accusa, oltre a Spagnolli, anche un noto imprenditore trentino. Per lui il reato è quello di abuso edilizio. Secondo quanto ricostruito dai pubblici ministeri il sindaco Spagnolli si è attivato per il via libera al raddoppio del centro commerciale dopo l’ok già dato dalla Provincia. Di più: il gruppo dell’imprenditore Giovanni Podini (indagato) s’interfaccia direttamente con il sindaco senza seguire l’iter tradizionale dell’ufficio tecnico. Non solo. Secondo la ricostruzione dell’accusa, sottopone a Spagnolli il parere legale di un docente universitario. L’impresa, poi, inizierà i lavori ancora prima del via libera. E lo farà realizzando i piloni portanti del centro commerciale in maniera differente dalla concessione, poiché già
rinforzati abusivamente per l’aumento di cubatura prima del rilascio della concessione inerente al raddoppio. Fin dall’inizio dell’inchiesta Spagnolli si è sempre difeso. “Sono state dette una serie di cose non vere da parte di tante persone. Sono state fatte affermazioni pesanti. Non c’è alcun tipo di volontà di favorire chicchessia”. La procura ha chiesto il rinvio a giudizio.

Lombardia. Il “Sistema Sesto” non finisce mai

Giovanissimo vestì la casacca di assessore di Rozzano, hinterland a sud di Milano. Da quel momento in poi la carriera politica di Massimo D’Avolio tracimò in successi continui. Alle spalle la tutela potente di Filippo Penati che da lì a poco, è il 2004, incassa la poltrona di presidente della Provincia. Nello stesso anno D’Avolio diventa sindaco di Rozzano, mandato rinnovato fino al 2013. Dai Ds al Pd. In quell’anno , D’Avolio, perso per strada il suo nume a causa di inchiesta giudiziaria (vedi il cosiddetto Sistema Sesto), fa il grande salto ed entra in Regione. Consigliere del Pd eletto con oltre 7 mila preferenze. Poco meno di due anni con un incarico nella commissione regionale antimafia, e anche l’ex sindaco inciampa in qualche guaio. Attualmente, infatti, risulta indagato dalla Procura di Milano per abuso d’ufficio. I fatti, contestati risalgono al periodo in cui D’Avolio era sindaco di Rozzano. Secondo l’accusa, coordinata dal dipartimento del procuratore aggiunto Alfredo Robledo, D’Avolio attraverso alcune delibere, avrebbe autorizzato il pagamento della partecipata Ama ad alcune società della moglie. Con l’ex primo cittadino è indagato anche l’attuale capogruppo Pd nel Consiglio comunale di Segrate, l’ingegnere Vito Ancora. Anche per lui l’accusa è abuso d’ufficio. Infine, risulta coinvolto un dirigente dell’ufficio tecnico del Comune di Rozzano per un presunto danno erariale legato alla compravendita di un’area industriale. L’inchiesta, ancora in fase embrionale, ha già gettato nel panico buona parte del Pd milanese che intravede il rischio di un nuovo sistema Sesto.

Sicilia. Il sottosegretario Faraone deve giustificare 3.300 euro

C’è il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone a guidare la pattuglia di deputati regionali in Sicilia indagati per le spese pazze dell’Assemblea regionale. Gli viene contestata la cifra di 3300 euro e con lui hanno ricevuto un avviso di garanzia per peculato dalla Guardia di finanza altri 18 deputati regionali del Pd: Giovanni Barbagallo (11.569,44 euro), Mario Bonomo (4.918 euro), Roberto De Benedictis (per 4.653 euro), Giacomo Di Benedetto (per 27.425 euro), Giuseppe Digiacomo (per 6.727 euro), Michele Donato Donegani (10mila euro), Michele Galvagno (5.681 euro di cui 1.248), Baldassare Guacciardi (1.365 euro), Giuseppe Laccoto (3.492 euro), Giuseppe Lupo (39.337 euro), Vincenzo Marinello (3.900 euro), Bruno Marziano (12.813 euro), Bernardo Mattarella (6.224 euro), Camillo Oddo (2.500 euro), Filippo Panarello (16.026 euro), Giovanni Panepinto (2.600 euro), Antonello Cracolici e Francesco Rinaldi (45.300 euro). Quest’ultimo è stato rinviato a giudizio quattro mesi fa insieme al cognato Fracantonio Genovese (deputato Pd arrestato dopo l’autorizzazione della Camera) per lo scandalo messinese della formazione professionale ed entrambi devono rispondere di associazione per delinquere finalizzata al peculato: sono accusati di avere costituito una rete di gestione familiare della Formazione, trasformandola in un lucroso business. Infine ad Alcamo il deputato nazionale Nino Papania è accusato di avere imposto assunzioni alla società di smaltimento rifiuti Aimeri procurandole “il benestare degli organi di governo ambientale sugli appalti e sull’irregolare svolgimento del servizio”. Contro Papania, accusato in un’altra inchiesta di voto di scambio, si sono costituiti parte civile un centinaio di cittadini di Alcamo.

di Giampiero Calapà, Andrea Giambartolomei, Vincenzo Iurillo, Giuseppe Lo Bianco, Davide Milosa, Ferruccio Sansa e David Marceddu

martedì 31 marzo 2015

Foto

Scorci di spiaggia e di angoli di Porto San Giorgio

Pucciosità gratuite...

Un pomeriggio di febbraio a Sirolo