domenica 30 novembre 2014

La (fasulla) abolizione del cnel

Il Cnel è vivo e vegeto. Il 31 marzo Renzi prometteva: "L'abolizione del Cnel è solo l'antipasto". Peccato che il carrozzone sia ancora lì di Sergio Rame

Lo scorso 31 marzo, fresco di nomina a presidente del Consiglio, Matteo Renzi prometteva: "L'abolizione del Cnel è l'antipasto della semplificazione della pubblica amministrazione che arriverà nelle prossime settimane". Gli italiani stanno ancora aspettando l'antipasto. E, con buone probabilità, rimarranno a bocca asciutta. Perché il carrozzone è ancora lì, a Villa Lubin, nel parco romano di Villa Borghese: vivo e vegeto. Nessuno lo tocca. Buen ritiro per dirigenti sindacali in pensione, pagati profumatamente dai contribuenti.

Dall'annuncio di Renzi sono passati ben otto mesi. E il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, presieduto dall'ex ministro Antonio Marzano, è stato puntualmente infilato tra gli enti pubblici da finanziare nel 2015. Certo, la legge di Stabilità ne ha imposto una considerevole decurtazione, ma di abolizione manco a parlarne. In realtà, anche per quanto riguarda la dieta dimagrante il tutto è piuttosto fumoso. La manovra, che dovrà avere il via libera di Montecitorio nelle prossime ore, taglia genericamente 16 milioni di euro ai vari organismi istituzionali, Cnel compreso. Come spiega Tino Oldani su ItaliaOggi, il Cnel riceve dalle casse pubbliche quasi 20 milioni di euro. Di questi tre servono a pagare lo stipendio del presidente (217mila euro), l'indennità fissa dei 64 consiglieri (25mila euro all'anno a testa) e i rimborsi per i viaggi e le trasferte all'estero (1,2 milioni di euro all'anno). Altri 7 milioni di euro vengono impiegati per pagare gli 80 dipendenti del carrozzone. I restanti 9 milioni, infine, vengono stanziati per finanziare studi e consulenze che, in quanto organo costituzionale, il Cnel dovrebbe utilizzare per incidere in parlamento. Peccato che, in cinquant'anni di duro lavoro, sono stati presentati appena quattordici disegni di legge, circa uno ogni tre o quattro anni. Di questi nessuno è mai stato approvato.

A difesa di Renzi va detto che la soppressione del Cnel è un'operazione tutt'altro che facile. Essendo un ente previsto dalla Costituzione, per chiuderlo serve una legge costituzionale che richiede ben quattro passaggi in parlamento. Renzi l'ha incardinata nella riforma del Senato che dall'8 agosto, quando ha incassato il primo via libera, è al palo. Fermo lì. Mancano, insomma, altri tre passaggi. E con l'aria di elezioni anticipate che tira il Cnel potrebbe avere ancora vita molto lunga.

Il vero scandalo del carrozzone di Villa Lubin non è solo il costo a carico dei contribuenti. Se si va a spulciare i nomi dei 64 consiglieri, si scopre che sono stati tutti (o quasi) nominati da Cgil, Cisl e Uil. Un esempio su tutti è Raffaele Vanni, classe 1992 e fondatore ed ex segretario della Uil. Per ben 54 anni è stato consigliere al Cnel con l'incarico di responsabile per il Sud. Vi è rimasto fino al 2012 quando il numero dei consiglieri è stato ridotto da 121 a 64. "Il Cnel imbottito di ex sindacalisti e i record di Raffaele Vanni - spiega Oldani - sono solo un assaggio della capacità dei dirigenti sindacali di garantirsi un futuro roseo, quasi sempre a spese dei contibuenti". Nel libro Da qui all'eternità Sergio Rizzo racconta decine di casi di buen ritiro per ex dirigenti sindacali. Con tanto di nomi, cognomi e prebende. Se Renzi dovesse mai riuscire ad abolire il Cnel, metterebbe a segno il primo, vero colpo all'egemonia incontrastata di Cgil, Cisl e Uil.

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