sabato 13 dicembre 2025

L’Italia e l’euro

L'Italia di oggi si trova in condizioni molto peggiori rispetto a quelle degli anni Ottanta del secolo scorso. Non si tratta di celebrare i tempi migliori (che, come è noto, non sono mai esistiti), ma solo di prendere atto della realtà. Nel 1989 eravamo la quinta potenza economica mondiale, la nostra industria appariva in continua espansione, avevamo, pur nell’ambito dell’alleanza atlantica, una politica estera con dei margini di autonomia. Il debito pubblico, che già allora appariva eccessivo, era però molto inferiore a quello attuale, sia in termini assoluti, che in rapporto al PIL. In quattro decenni si è avuto un declino spettacolare, che ha pochi precedenti nella storia. L’economista neoliberale, figura ormai diventata quasi metafisica e presenza costante nei talk show televisivi, dove ha potuto esibire con orgoglio il suo volto da iettatore, ci ha sempre spiegato che i responsabili di questa catastrofe eravamo noi stessi. Come dei cattivi scolari, non abbiamo fatto i compiti a casa e ora ne paghiamo le conseguenze. Bisognava privatizzare di più, liberalizzare di più, tagliare la spesa pubblica di più.

Questa dotta interpretazione, in cui si mescolano moralismo malafede e mancanza di intelligenza,   è stata ripetuta fino alla nausea, ma ormai comincia, con buona pace del sopra nominato scienziato, ad aver sempre meno presa. Risulta infatti evidente che le cause di un tale tracollo, che certo sono molteplici e risalgono, come in tutti i grandi fenomeni storici, molto indietro nel tempo, devono però essere soprattutto ricercate in ciò che è avvenuto con la fine della prima repubblica. I pilastri su cui essa si reggeva (il sistema dei partiti, le partecipazioni statali, la grande industria privata, la piccola impresa, le banche pubbliche, la flessibilità del cambio, la possibilità di far leva sulla spesa pubblica) sono stati tutti, o prima o dopo, abbattuti. Oggi rimangono le piccole imprese legate alla catena di valore tedesca (la crisi che incombe sulla Germania rischia per altro di distruggere anche quelle)  e la finanza usuraia. Le decisioni strategiche prese in questi decenni (Maastricht, la svendita dell'industria pubblica, l'entrata nell'euro, l'austerità ecc) si sono rivelate catastrofiche. Il vincolo esterno, con cui Guido Carli pensava di mettere per sempre a tacere le rivendicazioni operaie, è stato in realtà una pesantissima palla al piede per il paese e ne ha compromesso in modo irreparabile lo sviluppo.

Le cose sono andate talmente avanti che il ritorno allo stato quo ante risulta molto difficile. Per quanto mi riguarda non ho soluzioni e nutro poche speranze. La medicina, che prima o dopo saremo comunque costretti a prendere, rischia di avere effetti collaterali non molto diversi dalla malattia. E' quindi difficile dire come ne usciremo. Di una cosa soltanto sono sicuro. Ci potremo aspettare un futuro quanto meno dignitoso, solo se sapremo guardare con onestà e spirito di verità a quanto è accaduto nel nostro recente passato.


Silvio dalla Torre

lunedì 8 dicembre 2025

Realismo e satira

Il sindaco musulmano di Londra, in un evento di canti natalizi, si accorge di dover cantare "Cristo è nato, il Re è nato" ed inizia ad agitarsi, guardandosi attorno nella speranza che tutto finisca il più velocemente possibile.


Ungheria e Slovacchia decidono di portare l'UE davanti alla Corte di Giustizia perché la formale rinuncia al gas russo causerà immediati aumenti sulle bollette dei cittadini ungheresi e slovacchi, come se gli interessi del popolo improvvisamente avessero priorità su quelli di Bruxelles: proprio non vogliono adeguarsi questi Stati ribelli.


Sabato sera, una gang di maranza ha massacrato un gruppo di giovani trevigiani mandando in ospedale con la mascella rotta un diciottenne. Contemporaneamente a Parma è scoppiata l'ennesima rissa fra tunisini ed egiziani, mentre a Brescia una donna è stata colpita con un pugno al volto, mentre passeggiava, da un nigeriano. 


In Iran migliaia di donne hanno sfidato il Regime, correndo una maratona senza velo e gli organizzatori sono stati immediatamente arrestati e adesso rischiano la pena di morte, mentre a Torino un gruppo di donne occidentali e progressiste da giorni inscenano proteste per la liberazione di un Imam che predica la schiavitù delle stesse donne che lo difendono.


L'Unione europea ridotta a divincolarsi fra tappi di bottiglie che non si staccano, posticipazione del Green Deal al 2090 dopo aver disintegrato il comparto automobilistico, elargizione di denaro per permettere a due tizi ucraini di lastricare il bagno di oro con lo scopettone del cesso rivestito di smeraldi e una catena di Sant'Antonio di bandiere UE che scatenano una presa per culo istantanea verso gente come Calenda che ormai non si pone nemmeno più il dubbio di passare alla storia come zimbello fra gli zimbelli.


Incredibile che Trump e Musk si inventino di sana pianta che la civiltà europea sia in pericolo. Non ci sono elementi per poterlo affermare: i nostri valori e le nostre economie godono di perfetta salute e adesso scusate ma è ora della preghiera musulmana verso la Mecca e devo prendere il tappetino.


Giovy Novaro

sabato 6 dicembre 2025

Il re è nudo. La UE

La disgraziata Unione Europea continua a prendere schiaffoni da ogni parte. A ovest, gli americani che dovrebbero in teoria essere alleati parlano senza mezze misure di un'Europa in declino e ormai destinata all'autodistruzione; a est, manco a parlarne: i russi che venivano descritti come prossimi al collasso, isolati e ad un passo dalla sconfitta grazie alle sanzioni europee e al supporto militare all'Ucraina, proseguono invece nei loro piani e trattano direttamente con gli americani, sancendo l'irrilevanza, l'insipienza e l'inconsistenza delle nefaste istituzioni europee. Gli unici a essere sull'orlo del baratro sono in realtà i popoli europei che hanno avuto la sciagura di stare sotto l'UE: non uno solo degli obiettivi per cui ci hanno detto di avere firmato i trattati europei è stato raggiunto. Anzi, si sta verificando l'esatto contrario.


Avremmo dovuto avere più peso politico e acquisire importanza strategica, e mai come oggi siamo periferici e insignificanti. Avremmo dovuto mantenere il potere d'acquisto e stare tutti meglio, e invece si è verificato un impoverimento delle classi medie e i salari non hanno retto l'inflazione. Avremmo dovuto lavorare di meno e invece si va in pensione sempre più tardi. Avremmo dovuto preservare la pace e invece ora ci parlano di leva obbligatoria, piani di riarmo, infrastrutture belliche, piani di evacuazione. Avremmo dovuto essere più competitivi sulle nuove tecnologie, e invece decenni di austerity legata a trattati demenziali hanno segato la spesa pubblica e ci hanno fatto perdere terreno rispetto al resto del mondo. Avremmo dovuto avere istituzioni più democratiche e trasparenti, e invece oggi siamo ostaggio di una irraggiungibile e lontanissima tecnocrazia di non eletti, e anche quella che in teoria dovrebbe essere un'assemblea legislativa, il parlamento europeo – già di per se irrilevante - è corroso da lobbismo e inchieste su corruzione. Avremmo dovuto unirci e sentirci parte di un unico progetto europeo, ma le condizioni capestro imposte dai paesi del nord Europa a quelli meridionali non hanno fatto altro che aumentare le distanze e la rivalità interna. Non ha alcun senso continuare a tenere in piedi questo aborto della storia chiamato Unione Europea, e continuare a credere in essa.


Francesco Forciniti