domenica 19 ottobre 2014

Altri 80 euro, siore e siori, venghino, venghino!

Ennesima promessa di Renzi "80 euro alle neomamme". Intervistato da Barbara D'Urso a Domenica Live, il premier difende la legge di Stabilità: "Ci sono spese che si possono tagliare". Poi bacchetta le Regioni: "O facciamo uno sforzo insieme o l’Italia non ha futuro". E annuncia il bonus da 80 euro anche per le neomamme di Andrea Indini


Matteo Renzi non arretra. Tiene botta all'assalto delle Regioni rosse, che da giorni sono sul piede di guerra per i tagli contenuti nella legge di Stabilità, e gli risponde per le righe. Perché, è il refrain del premier, "o facciamo uno sforzo insieme o l’Italia non ha futuro". Intervistato da Barbara D'Urso a Domenica Live, mette in chiaro che non è possibile andare avanti a far pagare il conto alle famiglie. Ci vuole un cambio di rotta. E la politica deve iniziare a fare la propria parte tagliando gli sprechi, limando le spese e facendo fronte alla crisi economica. "Se poi le Regioni si arrabbiano... gli passerà - fa spallucce Renzi - d'altra parte sono tutti arrabbiati: le Regioni, i sindacati, i magistrati".

Il governo e le Regioni dovrebbero incontrarsi a metà settimana. Ma dai toni usati a Domenica Live è sin troppo chiaro che Renzi non è disposto a fare sconti. "Dopo settant'anni abbiamo capito che non possiamo far pagare sempre ai soliti - spiega il premier - e finora hanno pagato le famiglie. Se facciamo tagli ai ministeri, alle Regioni o agli apparati non si possono lamentare". Le polemiche dei giorni scorsi, questo è certo, se le è già buttate alle spalle. Perché, come ha già fatto con i magistrati e i sindacati, è pronto ad andare avanti come un rullo compressore. "Ci sono delle spese che possono essere tranquillamente tagliate, a partire da quelle dell’organizzazione - insiste - bisogna rendere questo Paese più efficiente". Per questo non è disposto ad accettare le barricate dei difensori dello status quo che, per difendere i vecchi privilegi, sono addirittura disposti a tagliare la spesa sanitaria. La minaccia, sbandierata nei giorni scorsi dal governatore del Piemonte Sergio Chiamparino, non è affatto piaciuta al premier per cui è "vergognoso anche solo parlarne". "Mentre l'età media si allunga, dobbiamo far fronte a un impatto inedito di alcune malattie sui conti dello Stato, malattie terribili come la Sla - spiega - ma ci sono Asl che vanno a casa dei malati e li curano e altre che scelgono l'ospedalizzazione. Bisogna essere seri: non possiamo tagliare questi servizi ai cittadini". Allo stesso tempo, però, ci sono spese che possono essere tranquillamente sforbiciate: "Non ci saranno troppe Asl? O non è strano che una siringa costi il doppio in una Regione rispetto a un'altra? O non ci saranno troppi super manager?".

Immancabilmente, anche nello studio della D'Urso, arriva l'ennesima promessa targata Matteo Renzi. Adesso tocca alle neomamme. "Dal primo gennaio del 2015 daremo gli 80 euro non solo a chi prende meno di 1500 euro al mese ma anche a tutte le mamme che fanno un figlio per i primi tre anni - annuncia - si tratta di mezzo miliardo destinato alle famiglie". Se la promessa rimarrà tale, solo il tempo ce lo dirà. Sulla carta è sicuramente un ulteriore passo avanti. L'obiettivo finale è, infatti, mettere a dieta lo Stato per dare fiato alle famiglie, ai lavoratori e alle imprese. In questo senso va anche il taglio dell'Irap che vale 6 miliardi di euro. "Un imprenditore paga un sacco di soldi, ma molti non arrivano al lavoratore - continua - la spesa dell’imprenditore se la mangia lo Stato".

2 commenti:

Kizzy ha detto...

Il bimbominchia l'ha promesso anche agli stranieri... Sai che vuol dire questo, vero? Me li vedo già orde di islamici che festeggiano coi mortaretti... :P
Una sparata peggiore non poteva farla... Mi auguro che se ne vada prima del 2015 x il bene di questa disgraziata Italia ma ho paura che sia una mera illusione :(((

Eleonora ha detto...

Kizzy, il bimbominkia ha anche promesso lo ius soli ai figli degli stranieri che abbiano frequentato un solo anno di scuola... Fai un po' te.