venerdì 14 giugno 2013

Expo e detenuti


Carcerati al lavoro per Expo. L'annuncio del ministro Anna Maria Cancellieri insieme con Expo spa doveva avvenire l'altro ieri. Appuntamento rimandato. Ma la sostanza resta: per la grande esposizione del 2015 si vorrebbero far lavorare oltre 2.000 detenuti. Il tutto nell'ambito del piano del ministero della Giustizia per ridurre di 4.000 unità gli ospiti delle carceri. Più nel dettaglio, il «Progetto Prossima» prevede l'impiego di squadre da 345 detenuti, una per ciascuno dei sei mesi di durata di Expo. Si tratterà di «soggetti non socialmente pericolosi».

FUORI DAL CARCERE - Ci sarà una remunerazione? Il punto non è ancora chiaro. «Il compenso è fondamentale - taglia corto Michelina Capato, presidente della cooperativa sociale Estia che lavora al carcere di Bollate -. È chiaro che un detenuto non direbbe mai di no a un'esperienza che offrisse la possibilità di uscire dal carcere. Ma questa gente per ricominciare ha bisogno di un lavoro remunerato». La bozza del decreto carceri (il testo definitivo dovrebbe essere pronto sabato) parla della possibilità di sospendere l'esecuzione della pena, purché non superi i quattro anni, nei casi di detenzione domiciliare.

PUBBLICA UTILITA' - Viene ampliata la possibilità di estendere l'assegnazione di detenuti ad attività in favore della collettività, prevedendo che specifiche categorie di carcerati non pericolosi possano essere assegnati a titolo volontario all'esecuzione di progetti di pubblica utilità. Si allarga inoltre l'ipotesi di lavoro di pubblica utilità prevista per detenuti tossicodipendenti, fatta eccezione per i condannati per i reati più gravi. In attesa dell'annuncio ufficiale con il ministro di Grazia e Giustizia, Expo spa non entra nei dettagli del progetto.

I DUBBI - Il sindacato e il mondo del non profit, invece, non nascondono dubbi e perplessità. «Primo, la cosa andrebbe discussa anche con noi - dice Renato Zambelli, sella segreteria Cisl di Milano -. Secondo, non vorremmo che con la scusa di un intervento di solidarietà si cercasse di risparmiare». «La nostra più che ventennale esperienza di reinserimento sociale fa ritenere largamente carente un progetto che facesse vivere Expo solo come una forma alternativa alla detenzione - si inserisce Antonio Lareno, al tavolo per la Cgil -. Al contrario, la manifestazione dovrebbe fornire l'occasione per impiegare le abilità professionali e di lavoro frutto di tante attività formative interne al carcere». Sergio Silvotti, portavoce del Forum del Terzo settore va dritto al cuore del problema: «L'obiettivo del recupero di chi vive l'esperienza del carcere deve venire prima dell'esigenza di far quadrare i conti». Più positiva la Uil: «Se c'è la possibilità di far lavorare qualche carcerato va bene - approva il segretario generale milanese Walter Galbusera -. Ma ci piacerebbe che tutto fosse inserito in un quadro più chiaro».

IL RUOLO DEI VOLONTARI - A oggi si sta discutendo più in generale sul ruolo dei volontari nel funzionamento della manifestazione. Si parla dell'impiego di 15 mila persone per l'assistenza ai visitatori nel corso dei sei mesi. Expo spa sarebbe per il coinvolgimento anche di volontari in pensione che in passato hanno fatto parte di forze dell'ordine o protezione civile. L'idea non piace al sindacato. Per quanto riguarda i posti «veri» alle dipendenze dirette di Expo spa, si parla di un migliaio di assunzioni e di 200 stagisti retribuiti. Con l'indotto si dovrebbero raggiungere i dodici mila posti di lavoro. Un numero ridimensionato rispetto alle previsioni del dossier di candidatura.

Rita Querzé

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