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venerdì 29 maggio 2026

Il ceto medio deve morire

I nuovi dati Eurispes fotografano un Paese che si sta consumando dall’interno. Dal 2021 il potere d’acquisto del ceto medio italiano è sceso di circa il 7,5%. Nel solo 2023 il reddito reale delle famiglie si è ridotto dell’1,6%, mentre i beni essenziali — utenze, cibo, medicine — sono aumentati più dell’inflazione. Più di 6 italiani su 10 faticano ad arrivare a fine mese. Oltre un terzo deve usare i propri risparmi per reggere il costo della vita. A pesare di più sono l’affitto, che mette in difficoltà il 45,6% delle famiglie, seguito dalle utenze per il 28,7%, dal mutuo per il 27,2% e dalle spese mediche per il 25,5%. Intanto il 10% più ricco delle famiglie possiede quasi il 60% della ricchezza nazionale, mentre la metà più povera appena il 7,4%. Nel 2024 la ricchezza dei 71 miliardari italiani è cresciuta di oltre 61 miliardi di euro: 166 milioni al giorno. E la ricchezza netta delle famiglie italiane, tra il 2014 e il 2024, è scesa del 5,5%. Questa non è una crisi passeggera. È il risultato storico di un modello. È il finanzcapitalismo che si è imposto come sistema dominante in Occidente dalla fine degli anni '70, e che in Europa si chiama Unione Europea. 


L’Italia è entrata nell’euro accettando una promessa: più stabilità, più benessere, più peso internazionale. È accaduto il contrario. Abbiamo perso la leva del cambio, compresso la domanda interna, tagliato investimenti pubblici, svalutato il lavoro, privatizzato pezzi strategici dell’economia, accettato vincoli fiscali costruiti contro la crescita. Insomma, il suicidio è il nome nascosto dell'integrazione europea. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: salari fermi, produttività stagnante, industria indebolita, giovani impoveriti, famiglie costrette a consumare i risparmi e a vivere del patrimonio accumulato dalle generazioni precedenti, marginalità geopolitica, conformismo. E mentre l'UE prevede flessibilità per le spese militari, sul piano della spesa energetica, degli aiuti di Stato, del coordinamento tra politica monetaria e fiscale, non si muove niente. E gli italiani percepiscono questa follia: il 44,2% considera le spese militari soprattutto un costo per il Paese. Vedono una contraddizione enorme: si chiedono sacrifici a una società impoverita, mentre mancano risorse per salari, sanità, scuola, casa, natalità, industria, lavoro. Un Paese che non controlla più le leve fondamentali della propria economia non può infatti difendere davvero il proprio interesse nazionale. Per trent’anni ci hanno spiegato che non c’erano alternative. Che anzi stavamo preparando l'irenismo internazionale e il superamento degli egoismi degli Stati. Non serve nostalgia. Serve una nuova strategia nazionale. Perché senza sovranità economica non c’è giustizia sociale. E senza giustizia sociale non c’è nemmeno libertà politica.


Gabriele Guzzi

martedì 30 settembre 2025

Si, ho votato

Lo dico con tutta sincerità, non volevo andare a votare per mille motivi: la lega mi aveva deluso, FI non mi piace e la Meloni al governo, sta facendo una serie di cose che non mi piacciono e di conseguenza, non volevo votare per Fdi. Poi, è cominciata la campagna elettorale e Ricci, ha cominciato a muovere il culo arrivando anche nelle Marche “sporche”, quelle più profonde, quelle più a sud e nell’entroterra. Insomma, ha scoperto le marche che schifava. Le marche della delocalizzazione delle persone, quelle terremotate, quelle contadine e quelle operaie. Da lì, ha cominciato a raccontare tutta una serie di stronzate grosse come grattacieli di Dubai. Le marche, a causa di Acquaroli, perdono un centinaio posti di lavoro al giorno, i marchigiani devono pagarsi le cure mediche e le liste di attesa sono lunghissime, la sanità è morta, le infrastrutture non ci sono, la ricostruzione post terremoto va a rilento, non ci sono più turisti, ecc, ecc, ecc. poi, ha cominciato con le promesse: prometto 30.000 euro per ogni coppia che andrà a ripopolare i paesini di montagna, quelli terremotati e quelli dell’entroterra, pullman gratuiti per gli studenti, salario minimo regionale e altre cazzate che non ricordo, sempre non dicendo mai da dove avrebbe preso quei soldi. ah, sì, poi la priorità su tutto: il riconoscimento della Palestina come stato. Ecco, dopo aver seguito la sua campagna elettorale fatta anche ovviamente di denigrazioni (ricordiamo, 27 anni di sinistrismo hanno devastato una regione molto carina), accuse e insulti, ho deciso di dare il mio voto ad Acquaroli e seppure sia stato un governatore mediocre finora, ho deciso che non avrei dato una mano ne’ all’astensionismo ma nemmeno alla sinistra. Anche mio fratello ha deciso di votare.

domenica 29 giugno 2025

Camerieri degli Usa

Basta! Il ministro Giorgetti partecipa al G7 in Canada e si dichiara soddisfatto del "Compromesso onorevole" ottenuto. Ora, il compromesso consiste nell'esenzione delle società americane da pressoché ogni forma di tassazione nel resto del mondo!! In pratica una resa a Trump che in questo modo riesce a rasserenare i suoi rapporti con le Big Three, da cui dipende per la sottoscrizione del debito federale Usa. In pratica Trump sta vincendo su tutta la linea. Prima ha ottenuto un colossale aumento delle spese militari europee, peraltro alimentando i sogni "imperiali" della Germania e i desideri di guerra dei baltici, con una conseguente divisione interna all'Europa. Poi ha ribadito che vuole dazi pesanti verso gli europei che dovranno essere ancora più sottomessi. Infine ha ottenuto che le società americane non paghino tasse al di fuori degli Stati Uniti. In sintesi, l'Europa è l'unico posto al mondo dove Trump è riuscito ad affermare la sua dottrina, senza peraltro faticare per nulla. Aggiungo, dagli europei ha ottenuto una piena legittimazione dell'attacco in Iran, qualificato nei termini dell'atto coerente con il diritto internazionale, sta continuando a drenare i risparmi dei fondi sottoscritti dagli europei e stanno moltiplicandosi gli acquisti di gas naturale e armi americane dai vari paesi del Vecchio Continente. Forse qualche simpatico ministro quando ha dichiarato che il nostro futuro è quello di fare i "camerieri" per i ricchi turisti Usa aveva in mente una vera e propria metafora. Direi, davvero, Basta. Un'Europa anche solo normale reagirebbe imponendo una tassazione vera sulle colossali entrate delle piattaforme tecnologiche americane che, peraltro, hanno in Europa il loro principale mercato non sostituibile. Porrebbe dei vincoli al costante prelievo, spesso all'insaputa degli stessi risparmiatori europei, dell'enorme mole dei loro risparmi, trasferita negli Stati Uniti dai grandi fondi. Applicherebbe misure ritorsive verso tutte quelle imprese che delocalizzano negli Usa, magari vincolando anche l'esportazione di quei beni che gli americani non sono più in grado di produrre. Punterebbe, attraverso l'emissione di debito comune, coperto dall'euro, a garantirsi una riduzione della dipendenza dai consumi americani, perseguendo una lotta alle disuguaglianze interne. E poi, comincerebbe a guardare ai veri player dell'economia globale a cominciare dalla Cina, dall'India e dall'America latina, abbandonando la folle retorica del "nazionalismo occidentale". Sarebbe davvero il momento di dire basta.


Alessandro Volpi

lunedì 9 dicembre 2024

Chiamiamola se vuoi, democrazia

Dopo che la sede diplomatica italiana a Damasco è stata saccheggiata, il ministro degli Esteri Tajani ci dice che "Tutto è sotto controllo". Unica trascurabile omissione, non si capisce sotto controllo di chi. D'altro canto, se la Prima Ministra Meloni sta ancora lavorando ad "accertare le responsabilità" di chi ha sparato sulle truppe italiane Unifil in Libano, dire che se ti saccheggiano l'ambasciata è tutto sotto controllo è almeno altrettanto plausibile. Ecco, alla fin fine il problema della politica contemporanea è tutto qua: le parole non valgono più l'aria calda che producono. Le parole sono solo gesti di una recita che lancia segnali destinati ai datori di lavoro di questi politici-attori. Il loro contenuto di verità è zero.


E tutti sanno che il loro contenuto di verità è perfettamente nullo. Ma al tempo stesso esiste tutta una danza mediatica di mentitori professionisti, ironicamente chiamati "giornalisti", che hanno il precipuo compito di lubrificare le menzogne più spinose in modo che vengano comunque trangugiate. Siamo perciò nel puro regno della menzogna illimitata, in cui ritrovare contraddizioni, inconseguenze, doppi standard è divenuto un passatempo sterile, perché ciò che non è menzogna lo è solo per accidente, come un orologio rotto segna l'ora giusta due volte al dì. Ciò che non viene ancora ben compreso è che una sfera pubblica dove esistono solo menzogne, manipolazioni o sporadiche verità accidentali è una sfera pubblica che non possiede nessuna autorevolezza. Ma siccome il potere legittimato deriva dall'autorevolezza, l'odierna sfera pubblica non possiede più alcun potere percepito come legittimo. Questa è in fondo la semplice storia dell'Occidente contemporaneo:


1) La menzogna, la contraddittorietà, l'inconseguenza, il doppio standard, l'omissione selettiva, la retorica distorsiva, la manipolazione senza freni regnano incontrastate sul discorso pubblico.


2) Perciò il discorso pubblico appare integralmente privo di autorevolezza e con ciò il potere che esercita è privo di legittimazione.


3) In assenza della possibilità di esercitare un potere generalmente percepito come legittimo, rimane soltanto la possibilità di esercitarlo in forme autoritarie, coattive, ricattatorie, oppressive, truffaldine, sistematicamente contrarie ai bisogni e alle volontà dei più. 


E, coerentemente con quanto sopra, lo si chiama "democrazia".


Andrea Zhok

lunedì 21 ottobre 2024

Magistratura democratica

Eh no, come sostengono i pretoriani della magistratura, colti da lancinanti bruciori anali: l’email del giudice Patarnello va letta e analizzata nella sua interezza. E mica si può fare un taglia e cuci! Altrimenti, come dice il presidente dell’associazione nazionale magistrati, si suscitano “maliziose interpretazioni”. E poiché non vogliamo essere maliziosi, vediamola sta "interezza"... La missiva inizia con il ritratto della Meloni che, secondo il giudice: «non ha inchieste giudiziarie a suo carico e, quindi, non si muove per interessi personali ma per visioni politiche. E questo la rende molto più forte e anche molto più pericolosa». E qui c’è da porsi una domanda logica e non maliziosa: Per quale motivo secondo l'alto magistrato, un capo di governo, a suo stesso dire onesto, al di sopra di ogni sospetto e con degli ideali politici, dovrebbe essere pericoloso? Anzi, in quanto scevro da inchieste giudiziarie, “più pericoloso”? Dovrebbe essere il contrario. Pericoloso lo è un corrotto, un disonesto, un ignavo voltagabbana, un meschino egoista, egocentrico, arrivista e senza valori.  Qual è la logica tortuosa e contorsionista del ragionamento del giudice?


E’ malizioso pensare che la forza e la pericolosità paventata dal magistrato consiste proprio nella rettitudine e, conseguentemente, nell’inattaccabilità del premier? Perché, se così fosse, presupporrebbe una subdola voglia ricattatoria, realizzabile con l’apertura di una o più inchieste giudiziarie. E questo sarebbe gravissimo. Significherebbe ammettere che la magistratura fa una vera e propria opposizione politica. Ma non dobbiamo essere maliziosi, anche perché il buon Patarnello lo smentisce apertamente: «Non dobbiamo fare opposizione politica ma dobbiamo difendere la giurisdizione. Senza timidezze». Oh! Nessuna lotta politica! Mi pare chiaro! Certo, detto da un rappresentante di una corrente sinistra della magistratura che si dichiara orgogliosamente politica, fa un po’ ridere, ma meglio tardi che mai. Ora basta solo renderlo chiaro a tutti gli altri magistrati e dovremmo stare apposto.Dovremmo dirlo alla Apostolico, per esempio, che se ne va saltellando alle manifestazioni anti governative insieme ai centri sociali, urlando contro le forze dell’ordine, e poi sentenzia avverso le stesse leggi per le quali protesta. Al giudice Degni, della Corte dei Conti, che, senza remora alcuna, si definisce un “economista di sinistra” e auspica il default per il nostro Paese solo per avere la soddisfazione di vedere i membri del governo “schiumare di rabbia”.


E in ultimo alla Silvia Albano, la giudice che ha riportato i migranti dall'Albania, e che è proprio il presidente di magistratura democratica, colei che raccoglie fondi per le ONG, comprese quelle rinviate a giudizio per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, e che dichiara tranquillamente che: “il giudice le sue idee e le sue convinzioni le mette nelle interpretazioni della legge”. Che ce vò? Convinciamoli tutti che finora hanno fatto delle minchiate e torniamo alla normalità… o no? Ma al netto di paradossi, stramberie e bizzarrie varie, qual è il cuore della missiva? Perché Patarnello scrive questa email? Ecco il passaggio fondamentale: «L’esecutivo intende riscrivere l'intera giurisdizione. A questo dobbiamo assolutamente porre rimedio. Possiamo e dobbiamo farlo». Ecco qua il vero pericolo che si profila all’orizzonte! L’apocalisse in arrivo! L’Armageddon che incombe! La riforma della giustizia. 


Una riforma che potrebbe limitare lo strapotere della magistratura, rendendola più imparziale con la separazione delle carriere, più giusta con la responsabilità civile per i magistrati che sbagliano, più indipendente dalla politica con la riforma del CSM. Tutte questioni che fanno tremare le vene ai polsi delle toghe siano esse rosse, gialle o arcobaleno. Sì, i diritti umani, i paesi sicuri tutto quello che vi pare… ma il vero motivo per cui il governo è pericoloso e va fermato è questo. E qui Patarnello lancia un chiaro appello per contrastare il pericolo, per cercare strategie atte a sventarlo. E come? Facendo gli scongiuri? Cercando una fattucchiera per fare il malocchio? O, forse, utilizzando il loro potere giudiziario? Si può essere d’accordo o meno sulla riforma della giustizia, ma la divisione dei poteri è la base di un sistema democratico. Questo governo è stato legittimamente eletto per attuarla (semmai ci riuscirà) tramite il potere legislativo ed esecutivo che detiene. Chiamare a raccolta il potere giudiziario per tentare di bloccare l’azione di un governo che sta democraticamente svolgendo i suoi compiti, fa intravedere una vera e propria azione eversiva.


Fossi in Patarnello più che convocare adunate, mi concentrerei invece su una sola sua frase, tanto dirompente quanto veritiera: «La magistratura è isolata nella società». Mi fa piacere che si renda conto del terrificante calo di fiducia che i cittadini nutrono oggi nei loro confronti. Ed è un aspetto questo sul quale dovrebbero ragionare. E’ proprio qui che andrebbe “posto rimedio”. Ignorarlo è sconsiderato e deleterio per tutti. Soprattutto per coloro che sentenziano… in nome del popolo italiano


Salvino Paterno’ 

domenica 20 ottobre 2024

La questione Albania

Riassumo il discorso "Albania" che nulla ha a che fare con l'Albania. Se l'UE stabilisce che nessun Paese africano sia sicuro (di fatto l'Egitto è uno di quelli con la situazione politica più stabile oltre ad essere meta turistica fra le principali al Mondo) e che oltre metà dei paesi del Medioriente e dell'Asia non siano sicuri (come se io mettessi bocca sulla disposizione dei mobili di casa vostra), sostanzialmente sta dicendo che centinaia di milioni di persone sono legittimate a venire e restare in Italia che, in tutta risposta, non potrà attuare i respingimenti. Questa situazione va bene alla magistratura da sempre in linea con le politiche progressiste di "sinistra", va bene all'opposizione che dell'immigrazione ha fatto un pilastro ideologico ed economico (vedasi il caso Soumahoro), va bene a gran parte della stampa servile e, soprattutto (lo sottolineo), va bene a milioni di italiani che sono in minoranza ma pur sempre milioni. Tutti questi soggetti, tolta la quota degli analfabeti (una buona fetta), sono nemici del Paese perché permettere l'invasione quotidiana del terzo mondo, senza regole, senza una selezione (e qui ricordo la presenza di tanta brava gente che accoglieremmo volentieri e senza fiatare, se ci limitassimo a trattenere queste persone) è, in buona sostanza, un favoreggiamento alla criminalità. Dunque il problema è la magistratura? Certamente, ma non solo. I problemi sono diversi: ad esempio c'è la mancanza di coraggio di Giorgia Meloni che, nel suo certamente complicato ruolo di mediazione, dovrebbe imporre un sovranismo che mai le è appartenuto ad una Europa che si è da tempo disintegrata ma che continua a dettare legge, come un vecchio Re aggrappato al suo trono mentre il regno brucia. Questo è.


Giovy Novaro

martedì 2 luglio 2024

Tim e padroni

Oggi, sfogliando un po' di siti di informazione online sono incappato in due notizie, nessuna delle due del tutto nuove. La prima è la notizia della cessione del governo italiano delle infrastrutture di telecomunicazione nazionali, prima TIM, al KKR Global Institute, fondo americano presieduto dall'ex generale David H. Petraeus, ex direttore della CIA. Niente di anomalo, niente che non rientri nella fisiologia di questo paese. Il governo "sovranista", quello che si imporpora d'orgoglio nazionale quando deve fare gli spottoni pre-elettorali, cede serenamente e sistematicamente ogni residuo di autonomia al capobastone americano. Per l'occasione, allarmi antifascisti non pervenuti. I nostri sovranisti à la carte del "fascismo" hanno recepito più o meno solo il principio di cieca obbedienza gerarchica e un po' di darwinismo sociale. La cieca obbedienza al capobranco oggi si esercita in direzione di un padrone con passaporto americano e il darwinismo sociale si traduce in mercatismo (il mercato ha sempre ragione, il mercato è efficiente, il mercato è buono, in particolare se a comprare è un padrone a stelle e strisce.) E incidentalmente, queste due ombreggiature "fasciste" - cieca obbedienza ai caporali di Washington e mercatismo - sono principi abbracciati entusiasticamente anche dal centrosinistra. Ricordiamo, di passaggio, che la dismissione delle telecomunicazioni venne inaugurata illo tempore dal centrosinistra, con Prodi: c'è qualcosa di esteticamente mirabile nel vedere che la parabola che si è aperta con Prodi viene oggi chiusa dalla Meloni).


La seconda notizia in cui sono incappato è un'articolessa su Repubblica, in cui si perorava la causa della didattica a distanza, spiegando nel titolo come "l'84% degli studenti si sente più sicuro e preparato grazie al mondo digitale". Assumendo di rivolgermi a persone intelligenti non mi metterò neppure a refutare questa corbelleria. Vi troviamo l'usuale sparata percentuale (l'84% eh, mica ca**i) che mima la retorica scientifica, attraverso la quale questi incartamenti per il pesce gabellano la propria propaganda come "autorevole". Vi troviamo una balla sesquipedale, evidente a chiunque abbia constatato la mostruosa impennata dei problemi psichiatrici adolescenziali dopo la clausura (e la didattica a distanza) del covid. Ma ci troviamo, soprattutto - e questo è ciò che fa venire i brividi - una quadratura mirabile - ancorché contingente - con la prima notizia. Ricordiamo infatti cos'è esattamente la rete venduta agli americani. Riporto, a titolo di resoconto, un passaggio da fonte non sospettabile di antiamericanismo, una pagina del Corriere della Sera di qualche tempo fa: "La rete di telecomunicazioni di Tim è la più estesa d’Italia: è composta da oltre 21 milioni di chilometri di cavi in fibra ottica e copre l’89% delle abitazioni. È la principale infrastruttura per la trasmissione dei dati di cittadini, imprese e pubblica amministrazione. É considerata strategica per la sicurezza nazionale ed è lo snodo principale per la digitalizzazione del Paese, che passa per l’introduzione delle applicazioni digitali fondamentali per il futuro delle imprese italiane e per l’ammodernamento dei servizi al cittadino da parte della pubblica amministrazione previsto dal Piano di ripresa e resilienza." Dunque, in sostanza. Il Piano di ripresa e resilienza, insieme a tutti i vari progetti europei di digitalizzazione forzata, preme per estendersi anche alla formazione scolastica (donde l'articolessa pubblicitaria di Repubblica).


Il quadro della società che emerge come un desideratum è dunque quello di un mondo di interazioni massimamente digitalizzate, i cui veicoli sono sorvegliati o sorvegliabili, manipolati o manipolabili, a piacimento da un comando estero con agenda militare. Aggiungo una notazione laterale. Conosco fin troppo bene le reazioni del liberale italiano medio (cioè dell'elettorato mainstream) per non anticiparne la reazione automatica di fronte a simili osservazioni. La loro reazione naturale è di vedere in tutte queste osservazioni i germi di un complottismo che vede piani malvagi e intenzioni di nocumento ovunque. Invece bisogna fidarsi. Perché il soggetto politico qui è il Blocco-del-Bene (progressismo, liberalismo, dirittumanismo, globalismo, americanismo). Ciò che in qualche misura diverte in questa forma di cecità selettiva è l'inavvertita inconsequenzialità. Infatti, è parte della concezione antropologica di fondo del liberale l'assunto che tutti gli agenti siano mossi sistematicamente da agende di interesse autoaffermativo, da egoismo, ambizione autoreferenziale, pulsione ad appagare la propria curva privata di utilità. Tra i tanti difetti di una visione così deprimente dell'umano, almeno un aspetto potrebbe tornare utile in tempi oscuri come i presenti: sotto tali premesse dovrebbe almeno essere diffusa un'allerta costante, una cultura del sospetto rispetto a intenzioni e dichiarazioni "idealiste", una sfiducia nella "voce del padrone". E invece - potenza del bispensiero - niente di tutto ciò accade. Rispetto al padrone reale in carica vige solo infinita fiducia nella sua superiore nobiltà e lungimiranza. Perché il Grande Fratello è buono.

E chi ne dubita è un complottista.


Andrea Zhok

sabato 29 giugno 2024

Giorgia Meloni, Ursula Von der Layen e la Ue

Ursula von der Leyen è stata confermata presidente della Commissione europea: ma la vera notizia, per quel che ci riguarda, è che Giorgia Meloni si astiene. Ancora una volta compie il gesto di Ponzio Pilato e se ne lava le mani. L'aveva già fatto allorché si trattava di riconoscere la Palestina come Stato, ricordate? E ora ripropone questo non nobilissimo gesto. Proprio ora che avrebbe potuto far valere la propria opposizione alle politiche della Ue, Giorgia Meloni abbassa il capo e si astiene. Non si era proclamata paladina dell'interesse nazionale, della patria e dell'opposizione alle politiche austeriche di Bruxelles? A parole, sì. Ma nei fatti, come prevedibile, con la sua astensione finisce per difendere quell'ordine che a parole diceva di voler contestare. E, con ciò, avvalora la nostra tesi: destra neoliberale e sinistra neoliberale sono il medesimo, figurando come le due ali dell'aquila turbocapitalistica. La loro finta opposizione serve soltanto a far valere l'alternanza che nega l'alternativa e garantisce la tenuta dell'ordine dominante fintamente pluralistico e fintamente democratico. Che vinca la destra bluette o che vinca la sinistra fucsia, vince comunque il banco neoliberale, come sempre. La politica diventa semplice continuazione dell'economia con altri mezzi. Secondo la nostra analisi, con le elezioni europee non si è invertita rotta ma semplicemente si è riconfermato il medesimo: il cameriere con la livrea fucsia è stato sostituito dal cameriere con la livrea bluette, non meno zelante nel servire l'interesse del padronato cosmopolitico, ossia della classe capitalistica transnazionale. Essa decide sovranamente e autocraticamente nel nome del proprio interesse, per poi far apparire democratico con le elezioni il proprio ordine autoritario e tutt’altro che democratico. L'avevamo detto e ora ne abbiamo la conferma: come anche ha sostenuto Giorgio Agamben, l'Unione Europea è una grande impostura, retta strutturalmente su un deficit di democrazia e su una struttura tecnocratica e repressiva. Le elezioni europee servono solo a far apparire democratico e pluralistico un ordine che intrinsecamente non lo è. Ursula von der Leyen deve sempre e comunque comandare, a prescindere dai risultati delle elezioni europee e a prescindere anche dagli scandali come quello legato a Pfizer, del quale curiosamente i giornali e i "professionisti dell’informazione” hanno smesso di parlare proprio in occasione delle elezioni.


Diego Fusaro

lunedì 18 marzo 2024

Sul trattato pandemico

La negoziazione prosegue nel riserbo più totale: nessuno conosce la bozza dell’emendamento al Regolamento Sanitario Internazionale (RSI), che consentirà all’OMS di godere di poteri assoluti, in termini di sanità pubblica. Il Ministro Schillaci ha assicurato che l’Italia non aderirà al nuovo Trattato pandemico che, tuttavia, rappresenta uno strumento diverso dal Regolamento: “Non sono la stessa cosa” -sottolinea l’avvocato Luis Maria Pardo-, che aggiunge: “Per scongiurare il rischio della mancata ratifica da parte dei singoli Stati e un referendum popolare in grado di bloccare quanto previsto dall’OMS, si sta travasando il contenuto del Trattato nel Regolamento”. L’OMS si è data appuntamento alla fine di aprile: sarà l’ultimo incontro prima della votazione programmata per il 28 maggio, in occasione della 77ª Assemblea generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Abbiamo affrontato le tematiche in questione insieme all’avvocato Pardo, da tempo impegnato nella tutela dei diritti umani.


Avvocato, negli ultimi mesi si discute tanto di Trattato pandemico e di RSI (Regolamento Sanitario Internazionale). Di che cosa si tratta? “Quando è scoppiata la pandemia l’OMS ha indotto le Nazioni a dotarsi di un Trattato finalizzato a prevenire altre, future catastrofi in ambito sanitario. L’obiettivo era quello di evitare gli errori commessi in epoca Covid. Invece il Regolamento Sanitario Internazionale (RSI) esisteva già. Alcune Nazioni mal digerivano il nuovo Trattato e per questo l’OMS ha ritenuto di introdurre un emendamento all’RSI: in pratica, per evitare la mancata ratifica del Trattato da parte dei Paesi membri oppure referendum che l’avrebbero messo in discussione, l’Organizzazione Mondiale della Sanità vorrebbe travasare il contenuto del Trattato nell’emendamento. E chi sta negoziando con l’OMS, in rappresentanza degli Stati membri? La Commissione europea”.


Ecco, appunto. Qual è il ruolo della Commissione europea, in tutto questo? “La Commissione europea sta negoziando con l’OMS in rappresentanza dei Paesi membri. Sta agendo esattamente come avvenne per i vaccini anti-Covid, quando concordò direttamente i contratti con le aziende farmaceutiche, nella segretezza più assoluta. La Commissione sarebbe competente limitatamente alla protezione dei dati e non per gli aspetti concernenti la salute dei cittadini europei. Le sono stati attribuiti poteri che non le spettano: si prefigura un super governo europeo, che oscurerà quello dei singoli Stati”.  


Il Ministro Schillaci ha assicurato che l’Italia non aderirà al Trattato pandemico dell’OMS e che non ci sarà alcuna cessione di sovranità. Possiamo dormire sonni tranquilli, dunque? “Il Ministro sta giocando con le parole. Come ho spiegato in precedenza, l’OMS ha capito che avrebbe incontrato difficoltà nella ratifica del Trattato e perciò ha deciso di travasare il suo contenuto nel Regolamento, che verrà aggiornato attraverso l’emendamento, di cui nessuno conosce i dettagli. L’ultima bozza ufficiale dell’RSI risale a un anno fa: le trattative stanno proseguendo in gran segreto, all’insaputa di tutti. Le riunioni dell’OMS avvengono ogni tre mesi, ma nessuno è al corrente di ciò che deciderà per noi”.


Parliamo a questo punto dell’OMS: da chi è finanziata e chi detiene il comando all’interno dell’Organizzazione Mondiale della Sanità? “Su questa tematica c’è troppa disinformazione. L’OMS è un’organizzazione periferica delle Nazioni Unite e che per questo gode di immunità e privilegi. Non si tratta né di un’organizzazione pubblica, né privata, poiché viene finanziata non solo dagli Stati membri ma anche da privati, che ovviamente perseguono i propri interessi. L’Organizzazione è piena di conflitti di interesse: com’è possibile che, tra i finanziatori, vi sono anche coloro che si occupano dello sviluppo e della commercializzazione di farmaci e vaccini? Della serie: ‘io ti finanzio e tu compri da me’”.


Iustitia Europa e Umanità e Ragione hanno depositato alla Corte penale internazionale de L’Aia una denuncia congiunta, affinché si indaghi sulla responsabilità dell’intera gestione Covid in Spagna, Italia e Portogallo. Può illustrarci i punti salienti di questa iniziativa? “L’iniziativa è stata promossa per fare luce sull’intera gestione pandemica in Italia, Spagna e Portogallo. L’obiettivo è che si indaghi a 360°: dai lockdown ai contratti con le aziende farmaceutiche; dalle reazioni avverse -che vengono sminuite o negate- alle misure restrittive che sono state dichiarate incostituzionali in Spagna e in Portogallo. Pur avendo depositato la denuncia lo scorso autunno, non abbiamo ancora ricevuto la comunicazione di avvenuta ricezione dei documenti depositati. Incredibile! Seneca disse: ‘Niente assomiglia tanto all’ingiustizia quanto la giustizia tardiva’”.


In nome della ‘scienza’, del progresso e della sicurezza si stanno adottando misure che comprometteranno libertà e diritti inderogabili: certificato sanitario, identità digitale, l’abolizione del contante. Ci avviamo verso un futuro distopico? “Ci viene raccontato che questi provvedimenti vengono presi per la nostra sicurezza e per la nostra incolumità. Quando però uno Stato vende la propria libertà in nome della sicurezza si rompe automaticamente lo Stato di diritto. Cosa dicevano durante la campagna vaccinale? Che bisognava vaccinarsi per sé stessi e per gli altri, cioè per il bene della collettività. Ma così vengono meno lo Stato di diritto e la democrazia”.


Negli ultimi quattro anni siamo stati bombardati da informazioni a senso unico: è stato negato il contraddittorio e le opinioni dissenzienti rispetto alla narrazione dominante sono state silenziate. Con l’avvento del Digital Service Act (DSA) diventerà sempre più difficile esprimere anche semplicemente un’opinione? “Assolutamente. Conterà un’unica opinione: la von der Leyen ha dichiarato, a Davos, che le Istituzioni devono recuperare la fiducia dei cittadini. Considerato che i canali istituzionali si sono rivelati, ai tempi del Covid, la principale fonte di disinformazione, è evidente che l’obiettivo è quello di tappare la bocca ai piccoli media indipendenti. Ormai te lo dicono in faccia: il DSA è stato approvato dalla maggioranza dei voti italiani. Ma di cosa parliamo? Nemmeno Orwell avrebbe potuto concepire un simile scenario”.


Le elezioni per il parlamento europeo si avvicinano. Quali scenari si prospettano? “Se la von der Leyen -che è la candidata del partito popolare europeo- verrà rieletta sarà un grosso problema”.


Francesco Servadio

mercoledì 22 novembre 2023

Su Valditara e “femminicidi”

Ci sono temi più importanti e preferirei tacere su tutto il circo che è partito dalla vicenda dell'ultimo omicidio volontario di una donna. Preferirei tacere anche per preservare la salute psichica, perché ogni qual volta ci si scontra con il muro ideologico costruito dai media correnti la frustrazione è inevitabile. Ma alla luce del fatto che il ministro Valditara sta davvero prendendo sul serio le fiabe ideologiche correnti, una parola mi sembra necessaria.  Speravo in uno scherzo, ma leggo che il ministro dell'istruzione, in una pregevole armonia di intenti con l'opposizione, sta davvero proponendo un'ora a settimana di “educazione alle relazioni” nella scuola secondaria. Non solo, la proposta prevede anche l'intervento in queste ore di educazione sentimentale di "influencer, cantanti e attori per ridurre le distanze con i giovani e coinvolgerli".


Forse fraintendiamo l'intervento del ministro, che probabilmente ha il solo scopo di incrementare l'afflusso alle scuole private. Come spiegare altrimenti questa ulteriore accentuazione della tendenza della scuola pubblica a diventare un interminabile catechismo dell'ovvio, che ripete in bianco e nero gli stessi contenuti che si ritrovano, a colori, su una rivista media da parrucchiere? Tra ramanzine moralistiche, alternanze scuola-lavoro e consulti psicologici gli spazi per insegnare qualcosa di sostanziale nella scuola pubblica si stanno riducendo a feritoie. Ma purtroppo questo è solo piccola parte del problema. Il problema più grosso è che l'interpretazione ufficiale degli eventi delittuosi aventi per oggetto donne ha subito da tempo un sequestro ideologico. Esiste una singola lettura che anche persone intelligenti e al di sopra di ogni sospetto ripetono pappagallescamente, come se fosse una sorta di verità acclarata. E questa lettura non è semplicemente sbagliata, che sarebbe il meno, ma è proprio socialmente dannosa, anzi dannosa per le stesse dinamiche che si immagina di voler correggere.


Provo a spiegarmi in breve. La lettura d'ordinanza di questi eventi delittuosi è la seguente. Si tratterebbe di espressioni di un'atavica, arcaica (patriarcale), concezione subordinante della donna che la concepisce come una proprietà, un oggetto a disposizione, e che perciò non ne accetta l'indipendenza e la punisce con la violenza e persino con la morte. Dunque, dissimulato sotto la superficie di un mondo moderno e formalmente egalitario serpeggerebbe ancora questo "residuo patriarcale", tenace e ostico da sconfiggere, che richiede perciò una rieducazione della popolazione - e della popolazione maschile in ispecie. Ora, io credo che questa lettura delle violenze e degli omicidi spesso per futili motivi che oggi riscontriamo, tra cui anche quelli che hanno per oggetto donne, non c'entri assolutamente nulla con alcuna presunta "cultura patriarcale". E credo che le ricette che vengono proposte, lungi dall'essere risolutive, possano soltanto aggravare il problema. Perché mai?


Partiamo da un po' di pulizia terminologica e mentale. Tutti si riempiono la bocca di "patriarcato" senza avere per lo più alcuna idea di ciò di cui si tratta. Ora, l'unico senso antropologicamente accettabile della nozione di "patriarcato" (che non va confuso con la patrilinearità della discendenza) è il modello sociale diffuso un tempo in molte civiltà dedite all'agricoltura o alla pastorizia, dove l'ultima autorità cui ricorrere per i dissidi interni e per i rapporti verso l'esterno era rappresentato dal maschio più anziano del gruppo (patriarca). Queste strutture sociali erano (e in alcune parti del mondo ancora sono) caratterizzate da una sostanziale assenza delle legislazione pubblica, da forti nessi comunitari all'interno di famiglie estese connesse, che dovevano risolvere molte questioni oggi risolte dalla giustizia ordinaria. Gli ordinamenti patriarcali sono tipicamente preindustriali e definiti da ordinamenti famigliari estremamente solidi e vincolanti. La prima domanda che dovrebbe venire in mente è: cosa diavolo c'entra questa forma sociale con il mondo occidentale odierno? Ovviamente non c'entra assolutamente nulla, ma questa impostazione del problema nasce negli anni '70, in cui l'idea che ci fossero ancora residui patriarcali da abbattere era il principale oggetto polemico del second-wave feminism. Oggi, mezzo secolo dopo, stiamo ancora qua a berci un'interpretazione che era tirata per i capelli allora e che oggi è letteralmente fluttuante nel vuoto. A questo punto c'è sempre qualcuno che se ne viene fuori dicendo che sono questioni filologiche, di lana caprina, che se non va bene il termine patriarcato chiamiamolo maschilismo che va bene uguale.


Solo che il problema non è meramente terminologico, ma è legato a quale si ritiene essere la radice causale di violenze e assassini odierni. Se si evoca il "patriarcato" o simili si evoca l'immagine di un residuo ostico del passato che stentiamo ancora a lasciarci dietro le spalle. Dunque per superarlo dovremmo procedere ulteriormente con l'abbattimento di qualunque simile residuo del passato: bando al familismo, bando all'autorità paterna, bando al normativismo, sempre in odore di autoritarismo, ecc. Ora, prima di esporre quella che credo essere un'interpretazione più plausibile, provo a sottoporre all'attenzione qualche fatto empirico. Se il problema delle violenze si radica nei residui patriarcali in una qualche versione, allora i paesi che hanno società maggiormente modernizzate, con minori vincoli famigliari e con una posizione di maggiore indipendenza delle donne dovrebbero essere esenti da questo problema, o almeno presentarlo in misura molto minore. Ma è davvero così? Curiosamente ciò che si profila è esattamente l'opposto. Se guardiamo alle violenze domestiche vediamo che (dati di un paio di anni fa) i primi paesi per denunce di violenza subita dalle donne sono quattro paesi proverbialmente emancipati: Danimarca (52% delle donne lamentano di aver subito violenza), Finlandia (47%), Svezia (46%), Olanda (45%), in coda classifica in Europa troviamo la Polonia (16%).  Naturalmente qui c'è la replica pronta: si tratterebbe di un mero effetto statistico, dovuto al fatto che in quei paesi, proprio grazie alla maggiore emancipazione, le donne denunciano di più. Può darsi. 


Allora per tagliare la testa al toro andiamo a vedere la categoria degli omicidi volontari di donne (cosiddetti "femminicidi"), che registra eventi non soggetti a filtri interpretativi. Qui, secondo i dati Eurostat aggiornati al 2019, il profilo appare leggermente diverso, ma non troppo. In testa in questa macabra classifica stanno costantemente i paesi baltici (Lettonia, Lituania, Estonia), insieme a Malta e Cipro, con Finlandia, Danimarca, e Norvegia poco sotto e Svezia a metà classifica. All'estremo opposto, costantemente agli ultimi tre posti troviamo Italia, Grecia e Irlanda, che si scambiano solo di posto di anno in anno. Per un confronto numerico (2019), l'Italia presenta un dato di 0,36 "femminicidi" ogni 100.000 abitanti, la Norvegia 0,61, la Germania 0,66, la Francia 0,82,la Danimarca 0,91, la Finlandia 0,93, la Lituania 1,24. Ora, cosa hanno in comune Italia, Irlanda, Grecia? Non molto, salvo il fatto di essere tutte società con un ruolo tradizionalmente molto forte delle famiglie, società di cui spesso si è lamentata la limitata modernizzazione, anche per il peso significativo delle istituzioni religiose. Cosa hanno in comune gran parte dei paesi del Nord e in parte dell'Est Europa? Sono società che hanno subito processi estremamente accelerati di modernizzazione, con laicizzazione forzosa, e frantumazione (riconosciuta al loro stesso interno) delle unità famigliari. Ecco, una volta messi giù questi dati, per quanto sommari, io credo che un'intepretazione molto più sensata delle eventuali radici culturali della violenza e dell'omicidio per futili motivi di donne sia rintracciabile nell'esatto opposto del "patriarcato". 


Lungi dall'aver a che fare con ordinamenti famigliari estesi, vincolanti, con elevata normatività, tipici del patriarcato, ci troviamo di fronte a contesti dove le forme famigliari sono dissolte o in via di dissoluzione, dove i giovani crescono educati più da tik-tok e dai video trap che dalle famiglie, società dove peraltro da tempo la figura del padre latita ed è spesso definita dagli psicologi come effimera. In questi contesti, "modernizzati ed emancipati" si allevano in maggior misura identità fragili, disorientate, anaffettive, che si sentono costantemente sopraffatte dalle circostanze, e che perciò, occasionalmente, possono più facilmente ricorrere alla violenza, che è il tipico modo di reagire a situazioni di sofferenza che non si è in grado di comprendere né affrontare. Molti altri aspetti andrebbero approfonditi, ma se, come io credo, questa è una lettura assai più probabile dei fatti, le strategie che stiamo adottando per affrontare il problema vanno precisamente nella direzione dell'ennesimo aggravio dei problemi. Questo in attesa delle lezioni di educazione sentimentale di Sfera Ebbasta.


Andrea Zhok 

lunedì 18 settembre 2023

Anatre e cigni. Dove sta la destra?

Ma sapete di chi è la colpa dello sfacelo apocalittico italiano? La colpa dell’invasione ormai infrenabile dell’immigrazione clandestina, del dilagare incontrastato della violenza sulle strade e anche della deprimente crisi economica sempre più attanagliante? De cigni! Sì, proprio di quei grossi uccelli acquatici di grosse dimensioni dal collo lungo e dal portamento elegante.

…no, aspè! Prima di chiamare la neuro, datemi il tempo di spiegare l’iperbole… Ricordate la favola del brutto anatroccolo? Ecco, questo governo vive proprio quella sindrome. Votato a larga maggioranza proprio perché "diverso", finito nel laghetto dorato dei cigni ne è rimasto così soggiogato da assimilarne la nobile fisionomia, le mosse austere, la candida postura. E così, nel disperato tentativo di farsi accettare da questi animali superbi, altezzosi, fondamentalmente inutili, stupidi (e pure incommestibili), in breve tempo ha subito una profonda metamorfosi. Il risultato della mutazione genetica è una “destra” sottomessa, impacciata, imbranata. Insomma, una destra che ha paura di fare la destra. Una destra che teme il pensiero unico, il politicamente corretto, attratta dai salotti buoni, dai circoli vip dei benpensanti… gli stessi che fino a ieri li schifavano. Ed ecco così la premier volteggiare leggiadra tra giravolte internazionali di selfie e passarelle mondane, Crosetto cantare bellaciao e crocifiggere Vannacci per soddisfare le inorridite anime belle, Picchetto Frattin piangere con gli eco teppisti, Piantedosi temere la propria ombra… Eppure il voto degli italiani e, in ultimo il caso Vannacci, hanno dimostrato che sto pensiero unico buonista NON ESISTE! O almeno esiste solo nelle teste cuneiformi dei cigni. La maggioranza dei cittadini, al contrario, ne ha le scatole piene di garantismo a senso unico, di finta accoglienza, di inclusioni sconsiderate, di masochistiche resilienze, di comiche ecoansie e stupidaggini varie!

I cittadini vogliono pragmatismo, buon senso, sana repressione quando serve, certezza della pena, flussi regolari gestiti dallo stato e non dai trafficanti di esseri umani, vite serene senza più emergenze e, per dirla tutta, anche un mondo che torni ad essere multipolare e non unipolare nella visione di un assurdo suprematismo occidentale che vorrebbe imporre un globale trans umanesimo senza più valori, differenze, radici e tradizioni. Ora che la situazione dell’ordine pubblico non è più esplosiva ma è esplosa, ora che non si frigna più che "il nostro paese non può rimanere solo" perché ci si è resi conto che lo è sempre stato e tale rimarrà, si corre ai ripari. Nelle periferie degradate inizia a intravedersi qualche blitz della polizia e, messo in soffitta il blocco navale e la lotta ai trafficanti nel globo terraqueo, si punta sui più fattibili Centri di Permanenza per evitare che orde di clandestini disperati scorrazzino per le vie finendo, inevitabilmente, nell’illegalità o nella schiavitù. Ovviamente non sarà facile. I cigni allungheranno il lungo collo e sbatteranno violentemente le ali. Scenderanno in campo costituzionalisti in punta di coltello, legulei, azzeccagarbugli e cavalocchi assatanati. Si schiererà contro lo Stato nello Stato che è la magistratura. L’europa sbraiterà, la stessa europa che alza muri e finanzia prigioni. E non ultimo scenderà in campo il capo dell’opposizione (no, non mi sto riferendo alla Schlein, povera donna, ma al presidente della repubblica). Ma mai come stavolta bisogna resistere al canto del cigno. E nel farlo occorre tornare alle origini, riscoprirsi fieramente Anatre, robuste nuotatrici e abili tuffatrici. E migrare via da quel finto lago dorato dei cigni che in realtà è uno stagno putrido nel quale stiamo sempre più affondando... 


Salvino Paternò 

lunedì 20 marzo 2023

Del quando siamo stupidi

Il generale Bertolini: “Ci stiamo facendo male da soli: così sabotiamo la pace, addio sovranità”. GIÀ COMANDANTE DEL COMANDO OPERATIVO INTERFORZE - “Le scelte dell’esecutivo alimentano l’incendio con altra benzina, come i missili”


“Ci stiamo facendo del male da soli, da più di un anno, intromettendoci in una guerra che non è nostra”. Il generale Marco Bertolini, ha appreso dal Fatto Quotidiano la notizia dell’addestramento presso la sede di Sabaudia (Latina) del Comando artiglieria contraerei dell’Esercito italiano, di un gruppo di militari ucraini all’utilizzo del sistema missilistico terra-aria Samp-T. Già a capo del Comando operativo di vertice interforze e della Brigata Folgore, Bertolini è convinto che i rischi di tale comportamento siano “molteplici” e che schierarsi in maniera così netta non faccia altro che ostacolare qualsiasi tipo di trattativa di pace.


Generale, dopo la fornitura delle armi anche l’addestramento dei soldati ucraini su suolo italiano. Come legge questa strategia da parte del nostro governo?


Ci stiamo facendo ancora una volta del male da soli, intromettendoci in un conflitto che non è nostro. Stiamo prendendo sempre più le parti di uno dei due belligeranti, riducendo lo spazio per una trattativa di pace. Le prove di dialogo hanno già subito un duro colpo con l’incriminazione di Vladimir Putin, da parte della corte penale internazionale dell’Aja. Da parte nostra, alimentando l’incendio con altra benzina, le armi, non facciamo niente per circoscriverlo. Anzi. Era chiaro che dopo aver ceduto sistemi Samp-T all’Ucraina avremmo anche dovuto provvedere all’addestramento degli interessati, ma ciò non toglie che stiamo procedendo su una strada che renderà difficile, se non impossibile, riprendere le fila di una trattativa o recitare ruoli nella partita di pace.


Quali sono i rischi per il nostro Paese?


Il rischio è duplice. Innanzitutto continuiamo a gettare benzina sul fuoco fornendo armi ed energie a un altro Stato impegnato in guerra che rischia di diventare una never ending war, come l’Afghanistan, mentre dall’altro sottraiamo risorse preziose alla nostra difesa, un comparto già colpevolmente trascurato per decenni da un finto pacifismo che ora sembra essersi trasformato in un ultra-bellicismo trasversale a tutti i partiti. Poi c’è la progressiva erosione della nostra sovranità. Le armi e gli eserciti, infatti, sono prima ancora che strumenti di difesa presidi di indipendenza. Questa non può non soffrire se le nostre esigenze di difesa vengono subordinate a quelle di altri Paesi, non appartenenti alle nostre alleanze e impegnati per classiche rivendicazioni territoriali, come quelle di tutte le guerre, estranee agli interessi nazionali.


Il sostegno all’Ucraina viene letto come la necessità di aiutare Kiev a resistere ad una guerra di aggressione da parte della Russia, ai danni di uno Stato sovrano.


Ma quante guerre di aggressione ci sono state in questo “pacifico” dopoguerra? E quante ce ne sono tuttora nel mondo? Non mi sembra che siamo intervenuti in tutte le guerre a difesa degli aggrediti, o sbaglio? È la grande ipocrisia di questo conflitto del quale ci siamo accorti solo all’ultimo momento, mentre il fuoco ha covato sotto la cenere per almeno otto anni, dal 2014, nella nostra indifferenza. E qui si torna al problema della sovranità: stiamo sottraendo risorse, nemmeno il “virtuoso occidente.” L’abbiamo già visto con la Libia dove per “disciplina di alleanza” abbiamo lasciato che venisse distrutto un paese col quale avevamo ottimi rapporti, ricevendone in cambio quell’immigrazione clandestina che addirittura si è trasformata in un ulteriore e paradossale terreno di scontro tra le nostre forze politiche. Mentre amici ed alleati ci lasciano bollire nel nostro brodo.


Da telegram di Giorgio Bianchi

martedì 21 febbraio 2023

Lo sguardo altrui

Nei rapporti con gli altri il fattore fondamentale per consentire l'instaurarsi di rapporti pacifici e di mutua comprensione è la capacità di mettersi nei panni altrui, di guardare il mondo circostante anche con gli occhi dell'altro, dalla sua prospettiva. Non è un esercizio facile, ma è l'esercizio etico primario che sta alla base di tutte le etiche tradizionali come formula della reciprocità. Questa prassi è stata tuttavia progressivamente erosa nella cultura occidentale (in particolare americana). Non è sempre stato così, ma oggi lo sguardo occidentale è addestrato a concentrarsi su quali possano essere i lati da cui l'altro potrebbe avermi offeso, dal mio punto di vista, posto come ultima autorità. Spostato sul piano della politica estera questo unilateralismo etico nell'opinione pubblica si esprime in forme di "imperialismo ingenuo", che farebbero tenerezza se non lasciassero dietro di sé una scia di morte e distruzione. Ora, qualcuno ancora oggi continua a chiedersi: "Cosa mai avrà avuto da temere la Russia in Ucraina? E' chiaro che si tratta di un pretesto per invadere l'Europa." "E cosa mai avrà da temere la Cina per armarsi?" "E cosa mai avranno da temere l'Iran, o la Corea del Nord, o il Venezuela," ecc. ecc.? Perché, giusto cielo, ci odiano tanto, noi che siamo manifestamente lo standard della civiltà e cavalleria? Per approssimare una risposta può aiutarci soffermare un momento lo sguardo su alcuni dettagli.


Ad esempio.


Gli USA sono il paese al mondo maggiormente coinvolto in conflitti bellici nel corso della sua storia; e sono peraltro il paese con l'esercito di gran lunga più potente al mondo, spendendo da soli più della somma dei successivi 15 paesi più militarmente sviluppati al mondo (800 miliardi di dollari/anno per gli USA, contro i 293 della Cina, i 76 dell'India, i 65 della Russia, i 56 della Germania, ecc.; dati 2021). 


Gli USA hanno inoltre fomentato sistematicamente un'infinità di colpi di stato verso governi sgraditi (spesso vantandosene post hoc). E quando i regime changes non riescono in forma indiretta, nutrendo le proprie quinte colonne, si passa spesso allo stadio successivo, dell'intervento diretto. Il canone, divenuto oramai classico, del'interventismo americano è infatti rappresentato da un'operazione in due tempi: in prima istanza si alimentano e finanziano le proteste (sempre sedicenti "democratiche") all'interno del paese X; in seconda istanza si utilizza come giustificazione ad intervenire il fatto di essere "invocati dalla minoranza oppressa nel paese X".  Questo giochino, sempre spalleggiato dai media a gettone, è uno schema universalmente noto e discusso ovunque, tranne in Occidente.  Qui da noi i probi raddrizzator di torti, Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo sotto l'ascella, sono invece sempre sinceramente stupiti di come ovunque la giungla extraoccidentale pulluli di malvagi oppressori, e di oppressi desiderosi di essere liberati da noi. Se pensiamo che il segno distintivo del controllo militare imperialistico è la presenza di basi miltari al di fuori del proprio territorio, è utile ricordare che i paesi da noi descritti come proverbialmente aggressivi e guerrafondai (Russia, Cina, Iran, Corea del Nord) possiedono tutti assieme una manciata di basi militari extraterritoriali (6 la Russia, 4 la Cina, tutte in paesi loro prossimi). Gli USA da soli possiedono invece oltre 800 basi militari extraterritoriali, distribuite su tutti i continenti. 


Infine, come impeccabilmente documentato da Daniele Ganser (ne "Le guerre illegali della NATO"), dopo la caduta dell'URSS, la Nato, non si è limitata ad espandersi massivamente, in particolare verso Est, ma è intervenuta ripetutamente con iniziative di aggressione verso paesi terzi (iniziative non difensive, in violazione della funzione originaria dell'alleanza). Ed è per queste, e altre, ragioni che sarebbe utile smettere di continuare a scandalizzarci della pagliuzza nell'occhio altrui senza notare il trave nel nostro. Da occidentali spiace dirlo, ma nonostante il profluvio di autoassoluzioni hollywoodiane, da tempo agli occhi del resto del mondo gli USA appaiano come il bullo del quartiere e la Nato come la sua gang.


Andrea Zhok

martedì 27 settembre 2022

Post voto, la vittoria di Giorgia Meloni

Artisti antifascisti? Belli gli "artisti" zitti e muti davanti ai DPCM, che sennò il potere gli tagliava i soldi pubblici, zitti e muti davanti al dettato "l'interesse generale supera i diritti dell'individuo", principio di chiaro stampo totalitario e fascista, zitti davanti all'apartheid degli altri, i reietti, fossero stati colleghi e perfino loro famigliari, niente, sempre zitti, come davanti all'entrata in guerra dell'Italia, de facto, per sostenere certe fazioni naziste (ops, kantiane?) nel "nuovo Vietnam" in salsa angloamericana. Belli e freschi come roselline appena sbocciate: ora cianciamo di fascismo? È il loro silenzio (!) ad avere creato in due anni di "pandemia" le premesse della vittoria della destra, proprio così, il loro silenzio sulle scelte totalitarie e fasciste messe in atto in Italia. Ora cosa temono? Un governo che ha già detto che proseguirà l'Agenda Draghi, o Agenda 2030 che la sinistra stava portando avanti? Non hanno capito che non è cambiato nulla nella sostanza? Ah, lo so, "chi" gli assegna i fondi pubblici e delle fondazioni, soldi dei bandi con cui tutti loro vivono, sono il deep state di sinistra, quindi per farsi vedere solerti e obbedienti verso i loro padroni ora starnazzano di "fascismo"! Suppongo che se la destra (difficile ma possibile) arrivi a sostituire gli uomini del deep state di sinistra che assegnano i soldi dei bandi con uomini di destra, ogni oca del Campidoglio attuale smetterà di strillare, anzi, avremo subito degli obbedienti "ah, però, in fondo, non sono proprio malaccio". Gli artisti, ormai stracciamutande senza dignità, relegati nel passato "ideologico" come tutti quelli che, per sopravvivere, non si possono più permettere di avere degli "ideali", uomini non più realmente vivi e puri, svenduti da sempre al piatto di minestra assicurato loro dal sistema, abbassano la testa, abbiano anche senza comando come tutti i cani a catena, leccano con solerte sottomissione qualunque mano gli giri il denaro, pubblico o privato che sia, che gli consenta di salire su un palco e credersi di essere ciò che, evidentemente, non sono più: uomini liberi.


Matteo Gazzolo

sabato 21 maggio 2022

I risultati di America e nato

 - Rublo ai massimi

- Battaglione Azov azzerato

- Sfondamento linea Ucraina nel Donbass

- Wall Street che ha perso il 25% in 3 mesi

- Economie UE e Usa in grave difficoltà 

- Profughi Ucraini che scappano in ogni dove

- decine di migliaia di morti


Per  ottenere questi eccellenti risultati abbiamo armato un Paese guidato da uno che suona il pianoforte col cazzo. Ora pensate che le condizioni che vorrà imporre la Russia per la pace saranno inferiori a quelle che avrebbe accettato prima della guerra? Siamo guidati da una banda di inetti. Era chiaro nella gestione della pandemia ma con la guerra la cosa è diventata talmente evidente che discuterne sarebbe solo una perdita di tempo. Comprendo chi sostiene la narrazione mainstream per ideologia, interesse o molto banalmente perché non riesce ad accettare che la realtà sia diametralmente opposta a quanto creduto fino ad ora. Li comprendo ma non li giustifico. Non giustifico NESSUNO che volontariamente o involontariamente non difende il mio Paese perché è chiaro a tutti che il Governo sta difendendo interessi che non sono quelli degli Italiani.


Alex Giusti

domenica 20 marzo 2022

In guerra…

A proposito della nostra vantata democrazia, sapete chi attualmente ascolta la volontà della maggioranza degli italiani sul conflitto in Ucraina? Una ceppa di nessuno! Governo e parlamento, fregandosene altamente della nostra opinione, hanno di fatto già deciso di spedirci al fronte con elmetto e mascherina, proiettandoci brutalmente in un futuro prossimo di lacrime, sangue e miseria… la nostra, non certo la loro. Eh sì, perché nonostante il collaudato lavaggio mediatico del cervello, i primi sondaggi, timidamente effettuati e carbonarescamente diffusi, rivelano che la maggioranza dei cittadini, seppur giustamente ostile all’invasione russa e favorevole alle sanzioni economiche, è NETTAMENTE CONTRARIA all’invio delle armi e a qualsiasi intervento della Nato. Cari signori del mainstream, pigliatevela in saccoccia! Questa notizia da un lato rinfranca il mio cuoricino, rivelando l’inefficacia dell’assiduo impegno giornalistico (teso non ad informare lo spettatore ma a convincerlo che lo sta informando), dall’altro, la consapevolezza che non c’è una forza politica degna di tale nome in grado di rappresentarci, mi getta nello sconforto.


E dire che le stanno provando tutte per convincerci a marciare nella guerra di tutte le guerre, nell’epilogo planetario che finalmente porrà fine alla contrapposizione tra le diverse visioni della vita e del mondo, che sparerà cannonate di democrazia e alla fine sancirà, con una sofferta ma radiante vittoria, l’egemonia della nostra etica, indiscutibilmente migliore, indubbiamente superiore. Quel conflitto che figurativamente contrappone un folle e bestiale judoka ad un eroico comico sui tacchi a spillo che suona il pianoforte con il pisello. Dei biechi oligarchi russi a dei magnati filantropi occidentali del peso di Soros o Bill Gates. Dei circoli di potere autarchici al circolo della bocciofila del Gruppo Bilderberg. Come non schierarsi con i giusti, con gli illuminati? Eppure il popolaccio stranamente resiste… Com’è mai possibile? Erano certi che gli anni della pandemia avessero finalmente debellato il pensiero critico, ridotto il livello di attenzione e atrofizzato il cervello. Pensavano che, dopo averci resi incapaci di articolare pensieri complessi, ci avrebbero convinto con formule elementari del tipo: “non si può essere equidistantinon è il momento di pensare alle cause del conflitto mentre muoiono tanti innocenti”. E, invece, i sudditi hanno dimostrato che l’inevitabile equidistanza tra chi subisce un violento attacco e chi lo sferra non implica automaticamente l’equidistanza con chi quel conflitto l’ha provocato, sfruttato e cinicamente gestito.


I sudditi hanno anche compreso che non voler analizzare le cause del conflitto significa non avere la minima intenzione di farlo cessare, perché nessun problema si risolve se non si risale alla sua origine. Inoltre, la conoscenza delle cause ti fa anche vedere chiaramente chi oggi punta veramente ad una risoluzione pacifica e chi, invece, ha tutto l'interesse ad una cataclismatica escalation. Ti fa comprendere che i primi a non aver alcun rispetto delle vittime sono proprio coloro che, nel momento in cui si tentano i primi timidi passi verso un compromesso di pace, alzano i toni e ingiuriano sguaiatamente. E, infine, ti fa chiedere: quante vite si sarebbero salvate se l’Europa, invece di farsi coinvolgere allineandosi ai guerrafondai, fosse riuscita, con un’opera di mediazione, ad indurre le parti a più miti consigli ottenendo un cessate il fuoco? La risposta delle masse ai sondaggi ci dona un po’ di speranza e dimostra quanto sia stato inefficace averle indotte a formarsi opinioni preconfezionate sulla scia della logica dello spettacolo. Quella logica che mette in scena il fantasmagorico circo di illusionisti dove se i morti non sono sufficienti, se ne inventano di altri; dove si mostrano eccidi commessi da un esercito, facendoli passare per crimini di guerra ad opera dell’altro esercito; dove si fa credere che si sia bombardata una centrale nucleare come se poi si fosse in grado di dirigere telepaticamente la nube radioattiva solo in una direzione. That's All Folks!


Non sono servite neanche le piroette acrobatiche di alcuni saltimbanchi del pensiero unico che, tentando di contrapporre il pacifismo di sinistra a quello di destra, hanno cercato di azionare la leva ideologica. E, allora, dato che i sondaggi dimostrano che la logica ancora alberga nei cervello dei più, dobbiamo fare di tutto per opporci con tutte le forze a chi vuole trascinarci verso la catastrofe. Mai come ora è necessario resistere al pressing di regime e urlare il nostro NO! Combattere per il diritto di essere contro. Non lasciamoci irretire da questi scemi di guerra… in tempo di pace


Salvino Paternò

Contro gli italiani

Il nuovo affronto del Governo agli italiani: via libera spesa record per le armi, briciole alla sanità. Un paese che sia governato da persone che pensano di guidarlo dovrebbe avere il tema della previsione al centro dell’iniziativa politica. Una situazione come quella odierna, con una guerra che può in breve tempo diventare mondiale, una situazione dopo una pandemia e l’uso politico di questa pandemia, necessiterebbe un governo che pensasse a prevedere quello che può accadere per i destini della nostra nazione. Ho l’impressione che il c.d. governo dei migliori, il governo Draghi, non abbia assolutamente definito ciò che vuole fare, non c’è previsione. Basti pensare alla vicenda dei carburanti e l’aumento speculativo. Gli aumenti sono stati soltanto frutto della speculazione. Gli aumenti falcidiano il settore dell’autotrasporto italiano e arrivano a colpire tutta la popolazione. Il Ministro Cingolani ha parlato di una truffa senza precedenti. Si è parlato di truffa colossale ma cosa fa il governo del Paese? Non lo aveva previsto? Stanziate cifre irrisorie e con un effetto temporale assolutamente privo di previsione. Non si prevede cosa può accadere nel mondo del lavoro, solo in Lombardia 370 aziende hanno chiuso i battenti e quante sono le micro-imprese, le imprese che non hanno retto alla pandemia e sono oggi di fatto chiuse.


Quanti sono i lavoratori che sono in pericolo come posto di lavoro? Sono decine di migliaia, la previsione non c’è. Non c’è previsione neanche rispetto al tema energetico e dal punto di vista dei flussi migratori. Questi poveri profughi ucraini quanti saranno? Si parla di 700 mila o anche un 1 milione. Questo vuol dire adottare misure per i trasporti, per l’istruzione e l’abitazione.


Quanto costa al nostro paese? Viene fatta una previsione? L’Europa è totalmente assente. Se pensiamo che il tema sanitario, quello su cui il governo doveva investire, prevede un aumento delle spese che arrivano dal PNRR di 19 miliardi in 6 anni ma e paragonata alla rapidità con cui si sono decisi gli aumenti delle spese militari di ben 13 miliardi l’anno per il nostro Paese, è evidente l’idea di un governo che sta dentro il pensiero unico ma che rispetto agli interessi del popolo italiano non prevede nulla. Forse perché questo governo è stato messo appositamente non per prevedere ma per liquidare il nostro Paese. 


Marco Rizzo

giovedì 3 marzo 2022

Sull’accoglienza dei profughi ucraini

 Di F. Francesconi


È ufficiale: l'Italia ospiterà 800 mila profughi ucraini. Il gesto in sé potrebbe anche essere nobile, ma c'è un "ma". Ammesso che questa guerra stia causando così tanta distruzione da far scappare così tante persone (non mi sembra, vista la strategia militare dei russi di circondare a tenaglia le città ucraine senza bombardare le infrastrutture civili), ma facciamo finta di sì. La domanda da farsi è: chi li ospiterà? Chi garantirà loro i mezzi quotidiani di sussistenza? Per coerenza dovrebbero mantenerli tutti i pacifisti che in queste ore urlano a squarciagola contro i russi e che scendono in piazza per manifestare per la pace. Macché. A manterli, come al solito, sarà lo Stato italiano, cioè tutti noi contribuenti. Verranno sistemati nelle case popolari. Quando lo Stato vuole riesce a trovare i mezzi per dare una casa e un pasto caldo a 800 mila stranieri, più tutti quelli che quasi ogni giorno sbarcano dall'Africa. Quindi è una questione di volontà. Invece, per lo Stato i milioni di disoccupati, i terremotati che vivono ancora nei container, i non inoculati che sono stati sospesi da lavoro possono anche crepare. Mi vergogno profondamente di questa politica buonista dei due pesi e delle due misure in cui lo Stato italiano appare buono e solidale con persone, certamente bisognose, che vivono centinaia di km di distanza, ma indifferente e persino spietato con i propri connazionali. E mi vergogno dei tanti cittadini italiani che si mostrano solidali con un profugo ucraino, ma se vengono a sapere che un parente, amico o vicino si casa è stato sospeso da lavoro non solo non lo aiutano, ma godono nel vederlo trattato dallo Stato come un topo di fogna. Tra l'altro, pare che una buona parte degli ucraini non abbiano ancora ricevuto in corpo il sacro siero, ma per il covidiota medio nel loro caso si può chiudere un occhio, anzi due. La guerra in Ucraina per questi schizofrenici è un'ottima occasione per lavarsi la coscienza sporca o almeno, così sperano.

Obbligo coercitivo vaccinale

 In Senato Sì definitivo all'obbligo vaccinale con ennesima fiducia a un DL COVID-19. 


Con 193 voti favorevoli e 35 contrari rinnovata la fiducia a Governo e approvazione definitiva ddl conversione con modificazioni d-l n. 1/2022 su contrasto Covid19 in luoghi di lavoro e scuole.



La Lega, ha votato la fiducia. Fdi si è astenuta.

domenica 3 ottobre 2021

Spudoratamente

Tre anni di giornalismo infiltrato, cento ore di girato e un montato di dieci minuti per sputtanare un dirigente di Fratelli di Italia e farlo apparire contiguo se non affine a un apologeta del fascismo, una macchietta dell'estrema destra. Una inchiesta su un fatto accaduto il quattordici agosto scorso e relativo a Luca Morisi, ex spin doctor di Salvini, una storia squallida di festini e droga, un fatto che riguarda la vita privata di una persona nei confronti della quale, al momento, non è stato formalizzato alcun reato, ma che da una settimana apre le prime pagine di tutti i quotidiani. Tutto ciò viene fuori solo adesso, in concomitanza delle elezioni comunali con una sincronia così perfetta da non lasciare dubbi di alcun tipo. Corpi contundenti assestati bene allo scopo di colpire i due principali partiti di destra del paese, e, nello specifico, i loro leader, Giorgia Meloni e Matteo Salvini. E' tutto così smaccato, così scoperto, da risultare perfino grottesco, ma non importa, l'importante è il clamore mediatico, è il rimpallo della notizia, è la merda nel ventilatore, azionato al momento giusto, con i tempi giusti. 


"La politica", diceva Rino Formica, "è sangue e merda", ed è esattamente così. In questo caso, prevale soprattutto la sostanza fecale. Paragonate il clamore dato alla vicenda Morisi e a quella che vede implicato Carlo Fidanza, alla sentenza di primo grado nei confronti di Mimmo Lucano, accusato di  reati contro la pubblica amministrazione, la pubblica fede e il patrimonio: associazione per delinquere finalizzata a “commettere un numero indeterminato di delitti”, falso in atto pubblico e in certificato, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, abuso d’ufficio e peculato, al quale, Il Manifesto esprime "solidarietà". Non c'è  alcuna proporzione.  Gli indignati sono tutti da una parte sola, perchè è automatico indignarsi se a destra qualcuno commette fallo in centro campo, vero o presunto non importa, l'importante è che ci sia la  sua percezione e che questa percezione venga ingigantita. 


LORO sono dalla parte del giusto, e i loro, sono sempre e solo compagni che sbagliano, ai quali, come a Lucano, devono essere riconosciute tutte le attenuanti. Lucano, in fondo, è un umanista meridionale. Morisi invece non ha nessuna attenuante, Fidanza nemmeno. Loro non sbagliano, non hanno ideali, sono solo ontologicamente reprobi, fanno parte del "basket of deplorables" di cui parlò Hillary Clinton, una Giusta, per indicare gli elettori di Donald Trump. "Colpirne uno per educarne cento", era un detto di Mao, poi ripreso dalle Brigate Rosse. E si colpisce chi si teme, se no perchè colpirlo? C'è un chiaro incastro di poteri, trasversalmente compatto, che non può accettare che un domani, un domani dietro l'angolo, al governo possano sedere Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Bisogna fare in modo che non accada, così come si fece di tutto per evitare di andare alle elezioni nel 2019, quando il rischio che il centrodestra potesse conquistare Palazzo Chigi era troppo grande. Esiste un antidoto? Sì, solo uno. La scheda elettorale.


Niram Ferretti