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giovedì 10 agosto 2017

Su Marcinelle e l'immigrazione selvaggia

 Dal facebook di Barbara Bianchi

Fanno schifo, quando l'Italia se ne libererà sarà un gran giorno per tutti  di Ornella Mariani
SI VERGOGNINO
Se fosse vissuto in Italia, William Makepeace Thackeray avrebbe intitolato Mediocrity Fair quell’opera deputata a raccontare i vizi e la decadenza di una società ipocrita e corrotta fin dalle sue fondamenta. Protagonisti ne sarebbero stati
Mattarella: triste versione del Travet pavido, ambiguo, menagramo e colpevole di avere accreditato un gruppo di Impostori, vestendo egli stesso i panni dell’Abusivo.
Boldrini: stucchevole Becky Sharp, patologicamente smaniosa di guadagnarsi un posto al sole ma confinata all’ultimo posto nella graduatoria del gradimento nazionale.
Alfano: nepotista e squallido transfuga per mestiere.
Sullo sfondo, una Corte dei Miracoli: Guitti; Cortigiane; Nani; Puttane e Giocolieri responsabili della deriva di un’Italia derisa, isolata e relegata al ruolo di cloaca dell’Africa islamica. Nullità la cui volgarità non conosce più limiti fra ignoranza e malafede. Con strafottente impudenza ieri hanno celebrato l’anniversario della tragedia di Marcinelle, assimilando i nostri Emigranti alla feccia definita “Risorse”; seguitando a ribaltare il termine clandestino nel termine “Rifugiato”; insultando la memoria dei nostri Morti, non paghi di insultare noi vivi, giorno per giorno a colpi di scandali e abusi.
8 agosto 1956
262 Minatori finirono atrocemente arsi dai carboni di Bois du Cazier.
136 erano ITALIANI.
Il più giovane aveva solo quattordici anni. Il più anziano aveva solo cinquantaquattro anni. Erano Uomini che lavoravano dieci ore al giorno a mille metri di profondità e difendevano la propria dignità da ogni sorta di discriminazione, di umiliazione, di emarginazione: non ciondolavano parassitariamente da un bar all’altro; non depositavano merda nei centri cittadini; non aggredivano a colpi di pietre e di sputi la Polizia dei Paesi ospitanti; non dormivano nei quattro stelle, esigendo di essere dotati di I-phone, sigarette e denari; non sputavano nei piatti nei quali mangiavano; non rubavano; non stupravano. LAVORAVANO. Paragonarli alla gentaglia che viene in Italia per solo impunemente delinquere e sostenere che “Marcinelle ci ricorda quando i migranti eravamo noi” è IMMORALE e SPREGEVOLE. Se ne vergogni Mattarella, che si è posto alla testa di una banda di Avventurieri senza scrupoli. Se ne vergogni la Boldrini, che è una provocatrice priva di competenza; di tatto; di stile; di rigore intellettuale e financo di quell'avvenenza “utile” a molte sue colleghe. Se ne vergogni il trasformista Alfano, che ha intasato anche le fogne del nostro Paese per un pugno di voti di scambio e altro...
Così come devono vergognarsi:
la Mogherini, ingombrante emblema della più ottusa e proterva mediocrità antisemita: sempre in posa estaticamente beota accanto al Rohani o all’Abu Mazen di turno;
Gentiloni, grottesca macchietta il cui duplice ciuffo non riesce a coprire l’assenza di contenuti e l’attitudine al servilismo.
La Fedeli, improbabile Ministro dell'istruzione che non ha sospeso la preside Maria Vittoria Amantea, animata da delirio filoislamico nel perseguitare il Professore Pietro Marinelli la cui opinione sull'Islam è sempre più diffusa e condivisa.
Gli Accattoni Italiani, buonisti della mazzetta ed autori dei cartelli antiitaliani di protesta agitati dalla gentaglia da noi mantenuta.
Bergoglio, infine, paladino di un’accoglienza tesa a proteggere la bestialità barbara e ottusa degli Islamici e sordo anche alle urla dei cinquanta cattolici assassinati in una chiesa della Nigeria. Si vergognino questi Piccioni convinti di essere aquile. Si vergognino almeno la metà di quanto noi ci vergogniamo di loro.

mercoledì 26 ottobre 2016

Razzisti! Razzisti! Un cazzo

Insomma, ribellarsi all'invasione clandestina è da merde. Parola di Vauro e di tutti gli altri radical chic sinistrati del cazzo. Parliamo chiaro, l'invasione è clandestina e appoggiata da questo infame e illegale governo. Perchè gli fa comodo. Però, le altre nazioni che fanno parte della Ue, non li vogliono e quindi, devono restare da noi a spese nostre. E la storia, comincia a rompere i coglioni anche alle persone più miti che vivono in paesini sperduti. In quanti conoscono le piccole realtà di piccoli e tranquilli paesini sparsi in tutta italia? Lo sa solo chi ci vive. Al massimo, può accadere una rissa tra adolescenti una volta l'anno, per tutto il resto del tempo, si vive in tutta calma. I clandestini portano disagio e scompenso. C'è poco da nasconderlo. E non certo perchè chi vive in piccoli paesini sono dei trogloditi o di mentalità chiusa. Perchè i piccoli paesini sono ancora delle oasi di pace. Io ci vivo da anni in una di queste oasi di pace che ora non lo è più con l'avvento, appunto, dei clandestini, dei magrebini, dei rom ai quali è stata data anche la residenza. Cosa è successo? Niente, risse, accoltellamenti, spaccio, rapine e degrado, tanto degrado. E se la gente comincia a ribellarsi, inutile prenderla per il culo, ha i suoi motivi.

Intanto, questo è ciò che scrive in un commento al post di Nessie, Maria Luisa che è di quelle zone: "A Ferrara vi sono due scuole di pensiero:la prima è quella di chi è stanco di vedere la propria città invasa, violentata da gente che non ha il minimo rispetto di chi li ha accolti e quella di chi afferma che si deve accogliere, che bisogna salvare vite umane e che ci si deve integrare, purtroppo supportata da una classe politica che non ascolta il disagio della popolazione, arrogante e prevaricatrice e che ha come arma l'offesa e la denigrazione di chi non la pensa come lei.Da aggiungere una cooperativa che fa il bello ed il cattivo tempo e che è l'unica a partecipare e vincere i bandi per l'accoglienza dei clandestini, anzi ultimamente si è permessa di dire che i ferraresi sono pronti per l'accoglienza in famiglia e che si andrà in quella direzione.Tornando a Gorino è un piccolo paese, anzi una frazione di 2000/3000 abtanti che si è trovata d'imperio a dover dare ricovero a una ventina di migranti:nessuno aveva interpellato il sindaco né il proprietario dell'ostello, che funge da bar e unico posto di incontro dei paesani.Gli abitanti di Gorino avranno votato PD, ma hanno un certo "caratterino" e non sopportano le imposizioni, né tutto ciò che lede i loro diritti.Faccio mia la supposizione di un mio amico (è maligna ma forse non del tutto errata):quando i politicanti hanno visto alzarsi la maretta hanno spedito donne e bambini per denigrare i riottosi.Da tutte le parti si sono innalzate invettive contro i cattivoni, ma questi abitanti di Gorino sono gli stessi che non hanno avuto problemi ad ospitare famiglie di Bosniaci.Forse, ma non sono sicura anche se penso di conoscere un po' le genti del Delta ,se l'approccio fosse stato differente le cose avrebbero avuto un altro corso. Gorino è il terzo paese della provincia che non accetta clandestini a sorpresa, prima Bondeno (ma lì il sindaco è della Lega), poi Gaibanella, paese a guida PD.E naturalmente l'anima nera di tutto lo sconquasso è il leghista Lodi.Possibile che non facciano un po' di sana autocritica e si domandino il motivo di queste ribellioni?Tre coincidenze fanno una prova.
Ecco che cosa afferma il prefetto: http://www.estense.com/?p=578366"

Goro, la rivolta anti-migranti: "Basta, questo paese è nostro". A Goro e Gorino il giorno della protesta (vittoriosa) contro i migranti che sarebbero dovuti andare in un ostello requisito dal prefetto: "Pagiamo le tasse, il paese è nostro" di Claudio Cartaldo

Goro si ribella. Si è ribellata alla decisione del prefetto di requisire un intero piano dell'ostello del piccolo paese per metterci 12 donne e 8 bambini. Sono scesi in piazza e hanno impedito l'arrivo del bus, alla fine hanno vinto loro, obbligando il prefetto a spostare a Ferrara e Comacchio i migranti.

Il giorno dopo la rivolta pacifica i cittadini di Goro sono tornati a spiegare alla stampa le loro ragioni. "Noi paghiamo le tasse - hanno detto - e questo paese è nostro". Stranieri, insomma, non sono i benvenuti. Goro e Gorino sono due paesi strani. Anche gli altri ferraresi li considerano un mondo a parte, un posto che "vive per i fatti suoi". Luoghi di persone che vivono grazie alle vongole e che non vogliono rischiare di ritrovarsi situazioni che possano mettere a rischio l'economia locale.

"Non ci hanno detto nulla - hanno detto al Messaggero - E poi il locale sequestrato a lavoratori onesti, che pagano le tasse....". Appena 450 abitanti ci sono a Gorino. Circa 6mila a Goro. "Mi hanno dato dei fogli - dice Sanela Nikolic, proprietaria dell'ostello il cui primo piano era stato requisito dal prefetto - Mi hanno detto: le sei camere sono sequestrate, che tu voglia o no. Eppure noi avevamo comunicato alla prefettura che non eravamo disposti ad ospitare i migranti, è il primo anno che guadagniamo qualcosa".

Il sindaco di Gorino, Diego Viviani, non ci sta a passare da razzista. "Siamo disponibili come gli altri - ha detto - siamo italiani: ci dispiace che il ministro Alfano ci abbia bollato come incivili".

venerdì 14 ottobre 2016

Chi accogliamo? Bisogna essere ciechi per non vedere...

Clandestini, arroganti, violenti, delinquenti di Nino Spirlì

Stufi! Siamo stufi, noi Italiani, di questa falsa e smielata fratellanza istituzionale nei confronti dei milioni di invasori senza dio, senza legge, senza rispetto, senza regole, senza punizioni esemplari. Clandestini invasori, occupano le nostre terre senza colpo ferire e ne diventano padroni spavaldi e arroganti col beneplacito della legge. Della nostra Legge. Tentano di farci sentire a disagio a casa nostra, sulle nostre piazze, per le nostre strade, nelle nostre chiese. Perfino nelle corsie dei nostri ospedali, nei viali silenziosi dei nostri cimiteri. Nelle aule scolastiche, negli uffici pubblici. Si appropriano anche dell’aria che respiriamo. Ci fottono le case se, poco poco, partendo per una vacanza o un ricovero in ospedale, non ne muriamo le porte e le finestre. Ci scippano l’assistenza pubblica, gli studi, gli alloggi popolari, il lavoro. Anche la povertà!

Già, la povertà! Un nero, uno zingaro, un siriano, un bengalese, un pakistano dominano i primi posti anche nella piramide della povertà, in Italia. Per cui, se sei senza casa, senza lavoro, senza famiglia, senza speranza, ma italiano, devi andare in fondo alla fila e aspettare che i finti poveri clandestini, furbacchioni e manigoldi, abbiano ricevuto tutto l’aiuto di cui dicono di aver bisogno. A te, al limite, arriverà una pacca sulla spalla, o una foto su un giornale (di Destra). Stufi, siamo. Stufi! Di questo maltrattamento che riceviamo quotidianamente, se, poco poco, ci azzardiamo a denunciare soprusi o, addirittura, violenze perpetrati da questa marmaglia senza mèta e senza futuro. Vagabondi e scansafatiche, ladri e stupratori, assassini e papponi mantenuti e coccolati in base alle regole di un codice di cui ci sfugge la civiltà. Una vergogna europea, sì, voluta da chissà quale gruppo di potere occulto, ma che sta entrandoci nelle carni, a noi Italiani, come fosse naturale. E naturale non è affatto.

Non è naturale che, dopo secoli di “culo”, di fatiche immani dei nostri antenati, arrivino questi gommoni carichi di nuovi saraceni, finti profughi che tornano per le vacanze nei loro Paesi appena fanno due soldi in casa nostra e a nostro danno, finti bisognosi con smartphone in tasca, ubriachi del sogno italiano rapito con le parabole televisive montate anche sui tetti di banano delle loro capanne di merda di vacca, e ci fottano, arroganti, il presente e il futuro. Non è naturale che i nostri giovani, professionisti serissimi con tanto di studi alti e preparazione invidiabile, siano costretti ad emigrare in Australia a raccogliere piselli o a Playa del Carmen a fare i camerieri nei villaggi vacanza o a Miami a dar via il culo come le puttane di Salon Kitty, mentre queste stivate di nuovi schiavi vengono scaricate nei nostri porti e insignite della legion d’onore per la traversata del Mediterraneo, garantite di tetto e pasto caldo e anche paghetta.

No, naturale non è, se ad un bracciante della Piana di Gioia Tauro viene preferito un immigrato al quale non si pagano contributi e salario decente. Non ci fossero loro, si lavorerebbe seriamente, legalmente, di più e meglio. Lo Stato, però, pur di venire bene in foto, fa finta di non sapere che il suo buonismo sta fortificando le mafie, che di  questo schiavismo 2.0 si ingrassano. L’Italia agonizza e i suoi medici giocano a dadi. Questa è l’immagine, triste e desolante, che si imprime come foto indelebile sulla carta geografica che rappresenta lo Stivale. Perché, mentre questo nostro Paese si scolora, i nostri amministratori ci giocano come posta durante una notte d’azzardo. E se taceremo, se non urleremo dal nostro letto di morenti, non avremo diritto nemmeno a una mano che ci chiuda gli occhi. L’educazione ed il quieto vivere ci annienteranno. Solamente il politicamente scorretto può, ancora, salvarci. La capacità di ribellarci e non consegnarci alle catene senza tentare una reazione.

Ora. O, forse, mai più. Fra me e me, mai domo!

giovedì 6 ottobre 2016

Ah, le risorse!

Allora, nella cittadina dove vivo, ci sono circa 15 mila abitanti. Il prefetto ha fatto arrivare finora, una ventina di "poveri profughi" (io li chiamo giovani maschi neri clandestini), ne dovranno arrivare altri 40. La giunta comunale, metà PD e metà NCD, dice che non può sottrarsi a tale impegno. Non è vero. Le giunte comunali possono benissimo non accettare la decisione (unilaterale) del prefetto. Lo hanno già fatto parecchi piccoli paesini nei dintorni perchè non vogliono turbare la quiete pubblica dei residenti. Inoltre, sempre grazie al prefetto, ci sono state inviate anche un certo numero di famiglie rom alle quali, prontamente sono stati dati residenza e appartamenti (un appartamento, addirittura glielo sta affittando l'assessore (donna) alle politiche sociali, poi, però, lo stesso assessore, toglie l'assistenza ai bisognosi) nonostante le loro fedine penali sporche. Da quando sono arrivate queste famiglie, le telecamere non funzionano più e sono aumentati i furti nelle auto, nelle abitazioni e nei negozi. In questo momento, è facile incontrare per strada tanti giovani maschi neri, vestiti bene, con gli smartphone in mano e le cuffiette nelle orecchie che ciondolano per tutto il giorno. Inoltre, da macerata, esattamente dal seminario (che li ospita), giornalmente, con un pulmino, ne arrivano altrettanti e si posizionano davanti ai supermercati e chiedono soldi ai clienti. Le forze dell'ordine lo sanno, lo sanno i vigili, lo sa la cittadinanza ma resta tutto così. E se non sono in giro a chiedere soldi, fanno altro... (La foto è stata scattata da un ragazzo che lavora in ricevitoria e dice che c'è un via vai di questi qui)

 

La giunta comunale sta decidendo sul come impiegarli. Forse, come "volontari" (pagati circa 600 euro al mese) pubblici, togliendo la possibilità ai cittadini disoccupati del paese. E' un vero schifo. Per non parlare delle graduatorie delle case popolari e degli asili che vanno quasi esclusivamente ad altri extracomunitari.

mercoledì 23 marzo 2016

Trova le differenze


Le supercazzole con scappellamenti a destra e sinistra di Fonzarelli e Alf-Ano. Grazie di cuore ad entrambi. Grazie soprattutto ad Alf-Ano che due giorni fa, annunciava che possiamo accoglierne altri 150 mila visto che c'è ancora molto spazio nelle ex aree expo. Nonchè, grazie anche e soprattutto agli Ameri-Cani che scatenano guerre e rivoluzioni colorate per destabilizzare interi continenti.

Bruxelles, Renzi: colpito cuore dell'Ue Alfano: "Allerta terrorismo resta alta". Il presidente del Consiglio dice "no" a soluzioni miracolistiche: "Non è bloccando le frontiere che si fermano i terroristi". Il ministro dell'Interno: "Abbiamo potenziato la sicurezza".

19:13 - "Colpito il Belgio, capitale e cuore dell'Unione europea. Gli attentatori venivano da dentro i luoghi colpiti: la minaccia è globale ma i killer sono anche locali". Matteo Renzi commenta così gli attentati avvenuti a Bruxelles. "Non sfugge il significato simbolico di questo attacco". "L'Ue vada fino in fondo, serve una struttura unitaria di sicurezza". Il ministro dell'Interno Angelino Alfano: "Manterremo l'allerta terrorismo al livello 2". Renzi: "I nemici sono nelle nostre città".

"I nemici sono nelle nostre città" - "Chi oggi offre soluzioni miracolistiche non si rende conto di quanto sarà lunga questa situazione. Chi si illude e dice 'chiudiamo le frontiere' non si rende conto che i nemici sono già dentro le nostre città", spiega.

"Sconfiggere il terrorismo" - Per il presidente del Consiglio "l'Europa sconfiggerà il terrorismo", così come è stato fatto con il nazi-fascismo, il terrorismo interno e la mafia. "Mi rivolgo ai cittadini. Da presidente del Consiglio e da padre - sottolinea il premier - avverto la stessa inquietudine che sentite voi, gli stessi brividi di preoccupazione, ma so che non gliela daremo vinta, la possibilità di reazione è un dovere, lo dobbiamo alle vittime di questo attacco, alla loro memoria, alle loro famiglie ma anche agli italiani".

"Non è tempo di sciacalli, ma neanche di colombe", afferma poi Renzi. "Chi fa polemiche non si rende conto che gli italiani e gli europei hanno l'esigenza di sentirsi parte di una comunità, non esiste in questo momento il colore dei partiti ma un Paese da sostenere insieme".

"Un copione triste" - "Ci stringiamo alle famiglie delle vittime. Dolore senza fine. Fra l'Italia e il Belgio c'è un rapporto storico di amicizia. Sono stati colpiti i luoghi della vita di tutti i giorni seguendo un copione triste, il copione in cui vengono colpiti un teatro ristoranti, stadi, scuole, luoghi della vita di tutti i giorni", conclude.

Alfano: "Allerta terrorismo al livello 2" - "Manterremo l'allerta terrorismo al livello 2". Lo ha affermato il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, nella conferenza stampa a seguito degli attacchi di Bruxelles. "Ho poi disposto direttive per potenziare di tutte le misure di sicurezza sugli obiettivi sensibili e ci saranno altre espulsioni", ha spiegato Alfano. E ha aggiunto: "Questa mattina è stato arrestato a Napoli un cittadino iracheno noto alle autorità belghe e francesi".

"Oltre 100mila controlli dal gennaio 2015" - Elencando i dati su misure e operazioni di sicurezza nello Stivale, il titolare del Viminale ha rivelato che dal 1 gennaio 2015 ad oggi sono state controllate 109.764 persone sospette. Eseguite 2.249 perquisizioni su soggetti contigui all'estremismo islamico, 396 le persone arrestate e 653 quelle denunciate. L'espulsione dall'Italia ha interessato invece 74 persone, tra cui 5 imam. Dal 2002 ad oggi sono stati 23 i predicatori islamici espulsi.

"Non cambiamo le nostre abitudini" - Il ministro ha poi spiegato che i terroristi "vogliono spaventare le nostre pubbliche opinioni, ma se vogliamo difendere la nostra libertà non bisogna cambiare le nostre abitudini di vita. Limitare gli spostamenti non è la soluzione per sconfiggere il terrorismo ma è paura". "La nostra libertà - ha aggiunto Alfano - è sotto attacco: i nostri nonni l'hanno conquistata, i nostri padri l'hanno difesa e noi faremo di tutto per consegnarla ai nostri figli".

sabato 20 giugno 2015

Il turismo...

Emergenza profughi, la Romagna trema: "Questi ci mandano il turismo in malora". Da Cesenatico a Riccione i profughi occupano gli alberghi, vagano per le spiagge e pretendono posti vicino al mare. E si teme la fuga dei clienti di Emanuela Fontana

La serata romagnola è anche la loro: vino, ciambelline, sembra di tornare ai tempi d'oro, in piccolo, delle gloriose feste dell'Unità della Romagna. È successo anche l'altra sera, giovedì, lungo via Cavour. Le scuole sono finite e a Ponente, dopo la pioggia dell'ultimo fine settimana, il divertimento è già cominciato. I 77 profughi ormai vivono qui, a Cesenatico, e rimarranno in uno dei circhi più frequentati della riviera almeno fino alla fine del 2015.

Un paio di mesi fa hanno aiutato l'allestimento della corsa campestre, ma ora che arrivano i turisti, ora che gli albergatori e i commercianti aspettano i clienti come un prigioniero l'aria, fanno paura, danno fastidio. Paura è la parola che ricorre più spesso. Paura degli albergatori, soprattutto quelli che gestiscono hotel vicini allo Splendid, la casa a tre stelle dei rifugiati. Paura di una parte - non tutti - i cittadini, che però hanno ora la loro rappresentanza forte in Comune, dal momento che la ex rossa Cesenatico è ora nelle mani del centrodestra, con un vicesindaco, Luigi Donini, della Lega, paladino dell'integrità dell'estate romagnola.

Ieri era giornata di esposizione di prodotti a chilometro zero, ma non era difficile trovare voci di allarme. «C'è preoccupazione - confidava il titolare di un hotel nella zona di Valverde, vicina allo Splendid - gli arrivi di profughi anche qui mettono in allerta molti turisti per un discorso di diffusione di malattie come la scabbia, che contagia anche gli animali, e che si diffonde con una rapidità impressionante». Come si diffondono le voci, da Riccione a Rimini, di nuovi arrivi. È recentissima l'apertura ai profughi di un albergo a Miramare: affacciati alle finestre ci sono solo gli ospiti in attesa di asilo: «Questa situazione ci farà andare in malora tutti», sospirano in una pizzeria riminese. A Rimini l'ultimo dato parla di 308 profughi accolti proprio alle porte dell'estate. La Romagna è terra generosa come poche, ma guai a toccare o minacciare il turismo, l'anima di questo pezzo di costa famoso per l'allegria e l'ospitalità. Anche i profughi conoscono la piacevolezza di questi luoghi: una decina di loro, raccontano dalla polizia di Rimini, si sono rifiutati di essere ospitati nell'entroterra, a Perticara, perché troppo lontani dal mare.

Al Bagno 80 giovedì è già scattato il primo pattuglione antiabusivi, con tre fermi e un sequestro di bigiotteria. Preoccupazione e paura sono anche della polizia. La carenza di organico è una battaglia che il sindacato di polizia Sap sta conducendo da tempo. L'ultima estate una rissa tra vigili e ambulanti è stata il segnale chiaro di una convivenza non facile. Gli ambulanti non dovrebbero essere i profughi, ma sta capitando anche questo. Un mese fa a Cesenatico è stato fermato in spiaggia proprio un rifugiato dell'hotel Splendid, un ragazzo del Bangladesh, che stava vendendo in riva al mare i fazzoletti dell'albergo. Multa di 5mila euro, più del costo del viaggio della speranza dalla Libia: naturalmente impagabili.

I profughi di Ponente, a parte bizzarre eccezioni, non lavorano, perché sono in attesa che le commissioni territoriali valutino la loro domanda di asilo. L'albergo ha stretto un accordo con la cooperativa Cad, rinnovabile al 2016. Lo Stato fornisce vitto e alloggio, più 2 euro e 50 di paghetta giornaliera. Per ora girano per la città, li si vede anche in spiaggia, e soprattutto davanti all'ingresso dello Splendid, sotto la tettoia. «Non danno fastidio a nessuno - spiega un dipendente dell'albergo - ma il fastidio qui è che urtano alla vista. Tra due mesi, vedrete, sparirà il problema». Una questione visiva. Ma la legge del turismo mette l'occhio al primo posto. Questi ragazzi del Ghana, del Senegal, della Costa d'Avorio, che giocano in spiaggia tra i turisti richiamano l'inferno delle scene dal mare, l'emergenza di un'Italia piagata dalla disoccupazione e da salari ai minimi che non riesce a gestire tutti gli arrivi.

domenica 24 maggio 2015

Le solite priorità secondo il pd

Tensione Pd-Ncd sulle unioni civili. Il ministro Boschi: "Non si può più attendere". Ma gli alfaniani sono sul piede di guerra: partito spaccato di Mario Valenza

Arriva il "sì" dell'Irlanda alle nozze gay e il Pd è già pronto per accelerare sulle unioni civili in Italia. Il ministro Maria Elena Boschi tira la volata alla legge sulle uonioni per gli omosessuali: "Il Pd non si tira indietro rispetto a questa battaglia di civiltà. Lo faremo subito dopo le elezioni. C'è la volontà di arrivare fino in fondo". La Boschi non è da sola. Anche il premier vuole la norma: "Nel mio partito su questo tema - avrebbe confidato il premier ai suoi secondo quanto riferisce Repubblica - c'è chi vorrebbe di più. Ma le unioni civili non sono più rinviabili". A far da sponda c'è pure Laura Boldrini che con un tweet afferma: "Dall’Irlanda una spinta in più. È tempo che anche l’Italia abbia una legge sulle unioni civili.Essere europei significa riconoscere i diritti".

Ma la maggioranza sul tema delle unioni civili non è compatta. Alfano afferma: "La nostra posizione è chiara: sì alle unioni civili, sì al riconoscimento dei diritti delle persone con un rafforzamento patrimoniale di questi diritti, no alla equiparazione al matrimonio, no alla reversibilità della pensione, no alle adozioni dei figli". E sul tema interveiene anche Maurizio Sacconi: "La nostra Carta dà rilievo pubblico solo al matrimonio che unisce un uomo e una donna allo scopo della prosecuzione della specie. Il che non significa che non si debbano rispettare tutte le convivenze, tutte le relazioni affettive, tutti gli orientamenti sessuali - osserva Sacconi - Possono essere individuati diritti e doveri delle persone, sia di tipo morale sia di tipo patrimoniale. Ma non possiamo consentire la possibilità dell’adozione al di fuori della famiglia naturale, tantomeno ammettere altri interventi come la pensione di reversibilità, disegnata proprio in funzione della capacità della famiglia naturale di procreare e di crescere ed educare dei figli".

sabato 9 maggio 2015

Ultime notizie...

I clandestini continuano a pretendere: posti migliori (dei 3 e 4 stelle generosamente pagati coi nostri soldi), wi-fi, palestre, lauti pasti ecc, ecc... mentre ci sono italiani che non hanno più niente e sono costretti alla fame vera, magari è la volta buona che ci svegliamo un pò tutti. Intanto, Alfano per l'unica volta che ha detto qualcosa di giusto, ossia, che gli immigrati dovrebbero quantomeno lavorare gratis per i comuni, viene attaccato da tutte le parti. Sono daccordo con lui, sono ospiti, che si diano da fare invece che giocare a calcio, stare sugli smartphone, spacciare o fare nulla tutto il giorno. Gli italiani anche lavorano gratis ultimamente. Pippo Civati, lascia il pd... un pò in ritardo e soprattutto dopo aver votato qualunque porcata e aver tirato su solo una inutile commedia. La riforma Fornero viene bocciata dalla consulta e il governo è costretto a risarcire i pensionati... non senza polemiche perchè quella faccia da maiale di Zanetti dice che il governo non risarcirà tutti perchè sarebbe "immorale". L'immorale è lui con quella faccia... Inoltre, non sanno ancora dove andare a prenderli e soprattutto, come verranno restituiti. Ah, dimenticavo, l'inutile Mattarella, firma la porcata italicum. Infondo, è stato eletto per essere servo di altri servi, no?

sabato 2 maggio 2015

Primo maggio e non solo

Dopo esserci ampiamente schifati per le due fiducie ottenute dal bimbominkia sulla prossima orrenda legge elettorale... abbiamo assistito anche, in ordine sparso, all'inutile discorso sul lavoro dall'altrettanto inutile Mattarella, all'ennesima figura di merda di un ministro dell'interno che continua a non capirci un cazzo, ai risultati Istat sulla disoccupazione in italia e ai festeggiamenti della triade a pozzallo per chiedere di accogliere tutti ma proprio tutti... più di quelli che dovremmo accogliere.E, dulcis infundo, persino la modifica al nostro inno nazionale da parte del bimbominkia. Ho dimenticato sicuramente qualcosa... ma tant'è...


martedì 17 marzo 2015

Fonzarelli eliminava i corrotti...

Tangenti, Lupi si difende: "Mio figlio? Mai chiesto nulla" Anm: "Carezze ai corrotti". Il ministro: "Dimettermi? E perché?". Magistrati all'attacco: "I magistrati sono stati virtualmente schiaffeggiati e i corrotti accarezzati" di Chiara Sarra

"No, le dimissioni no. Anche se, per la prima volta, vedendo tirato in ballo ingiustamente mio figlio, mi sono chiesto se il gioco valga la candela". Maurizio Lupi non ha intenzione di fare un passo indietro dopo che il figlio è stato coinvolto nello scandalo tangenti per le Grandi opere. "Provo soprattutto l’amarezza di un padre nel vedere il proprio figlio sbattuto in prima pagina come un mostro senza alcuna colpa", ha detto il ministro per le Infrastrutture, aggiungendo che il rolex regalato da Stefano Perotti al figlio Luca era solo un dono per la laurea: "Se avessi chiesto a Perotti di far lavorare mio figlio o di sponsorizzarlo, sarebbe stato un gravissimo errore e presumo anche un reato. Non l’ho fatto. Stefano Perotti conosceva mio figlio da quando, con altri studenti del Politecnico, andava a visitare i suoi cantieri. Sono amici così come le nostre famiglie. Ma l’avesse regalato a me non l’avrei accettato", aggiunge Lupi che sull'intercettazione in cui aveva minacciato la crisi di governo dice: "Era una battaglia politica, non difendevo la persona, ma l’integrità del ministero. Si stava discutendo di legge di Stabilità e del futuro della nuova Struttura tecnica di missione. Al telefono con Incalza ho ripetuto quello che avevo detto nelle discussioni politiche, dicevo che era un errore togliere al ministero quella struttura, amputandolo di un braccio operativo. Qualora non ci fosse più stata fiducia nel ministro si faceva prima a cambiare ministro, non depotenziando il ministero". E sulle intercettazioni sul viceministro alle infrastrutture Riccardo Nencini aggiunge: "Questo è il limite delle intercettazioni, che non rendono il tono scherzoso delle conversazioni. Io allora conoscevo poco Nencini e Del Basso De Caro. Sapendo che erano socialisti come Incalza, lo prendevo in giro..."

lunedì 2 febbraio 2015

Alfano stai sereno, la poltrona ancora ce l'hai

La maggioranza ai ferri corti: Renzi umilia Alfano, ira Ncd. Il premier mette il turbo alle riforme: "Avanti anche senza Forza Italia". E umilia pubblicamente Ncd: "Non spreco tempo coi partitini". Alfaniani ai ferri corti. Lupi perde le staffe: "Non siamo attaccati alle poltrone, ma neanche abituati a fare i tappettini" di Andrea Indini

"Il Pd aveva una figuraccia da farsi perdonare. Io mi prendo una parte della responsabilità, anche se io non c’ero ancora. Ma questa volta il Pd è stato bravissimo e ha dato una dimostrazione di compattezza straordinaria". Ai microfoni di Radio Rtl, il presidente del Consiglio Matteo Renzi ostenta sicurezza e prende di petto i malumori che ormai da mesi attraversano la maggioranza.Dopo che i 101 voti dei franchi tiratori impedirono l’elezione di Romano Prodi alQuirinale nel 2013, una frattura insanabile ha messo in ginocchio il Pd. Tanto che l'elezione di Sergio Mattarella si è trasformata nell'occasione buona per saldare i debiti con la minoranza dem e con la sinistra. Una pace che mai come oggi è appesa a un filo. Anche perché, oltre ai malpancisti piddini, il premier dovrà far fronte pure al malessere di Ncd. "Chi ha da leccarsi le ferite lo faccia ma non c’è bisogno di discussioni polemiche - tuona Renzi rivolgendosi al ministro dell'Interno Angelino Alfano - non sprecherò tempo coi partitini".

La legge elettorale può essere approvata alla Camera ad aprile e la riforma costituzionale essere pronta, come previsto, per il 2016. All'indomani del voto per il Quirinale Renzi prova a tirare dritto, almeno a parole. Una ferita si è aperta con Forza Italia, gli alleati del Nuovo centrodestra vivono un momento di tensione e la minoranza piddì ha rialzato la cresta e si prepara a passare all'incasso. "Il partito si è unito per Mattarella - avverte Pippo Civati al Giornale - ma adesso Renzi andrà avanti come prima". Altro che ferita sanata. Il presidente del Consiglio, che con l’elezione di Sergio Mattarella è convinto di aver dimostrato di non subire alcun "ricatto" di Silvio Berlusconi, tira dritto per la sua strada: "Alla Camera Forza Italia non è importante dal punto di vista numerico ma come idea di riforme condivise. Credo che Forza Italia abbia interesse a starci ma non ha senso rimettere in discussione tutto, noi si va avanti comunque, se non vogliono andiamo avanti anche senza". In realtà, i numeri Renzi non li ha. E lo sa bene. Tanto che ai suoi non resta che far quadrato nel tentativo di fare quadrato. "Sarebbe sbagliato pensare che il successo dell’elezione di Mattarella serva ad altre cose - avverte il sottosegretario Graziano Delrio in una intervista a Repubblica - sarebbe improprio trasportare il 'metodo Quirinale' su altri piani. Per intenderci, non sono state le prove generali per altre operazioni politiche".

Chiusa la partita del Colle, riparte a pieno ritmo l’agenda del governo. I temi sul tavolo sono tanti, a partire da pubblica amministrazione e giustizia. Ma bisogna anche chiudere sulle riforme istituzionali. "L'obiettivo - spiegano dal governo - è finire in fretta la seconda lettura della riforma del Senato e poi varare in via definitiva la legge elettorale alla Camera entro aprile". Ma, dopo quella che tutti riconoscono come una sua vittoria, Renzi deve fare i conti con gli smottamenti causati dal voto per Mattarella. A vacillare è il patto del Nazareno, ma non solo. Dopo le dimissioni di Maurizio Sacconi, Alfano deve fare i conti con un malcontento senza precedenti che mina la sua leadership in Ncd. Il premier lo mette in guardia ("Non spreco tempo coi partitini"), ma non fa altro che agitare ulteriormente le acque. "Non siamo abituati a fare né siamo nati per fare i cespugli - commenta ribadito Maurizio Lupi - non siamo attaccati alle poltrone ma neanche abituati a fare i tappettini. I 'cespugli' hanno permesso con responsablità la nascita dei governi Letta e Renzi". La maggioranza, insomma, è sempre più appesa a un filo.

lunedì 19 gennaio 2015

Meno privacy... più sicurezza

Chissà se verranno schedati e controllati anche i clandestini che raccoglie l'italia...

Lotta al terrorismo, l'Ue schederà chi viaggia in aereo. Svolta dell'Ue: i dati sui passeggeri verranno archiviati per tre anni. Meno privacy ma più sicurezza. Siete d'accordo? di Raffaello Binelli

Come fronteggiare al meglio la minaccia del terrorismo islamico? Ci sono diverse misure allo studio, una di queste arriverà dal parlamento europeo. I dati e gli spostamenti di chi viaggia in aereo saranno schedati e conservati per almeno tre anni, e un codice verrà attribuito a ciascun passeggero, il personal number record (pnr). Questo permetterà di analizzare e incrociare meglio i dati e fronteggiare in modo più forte le possibili minacce terroristiche, rendendo più difficili gli spostamenti dei potenziali jihadisti. Il ministro dell'Interno Angelino Alfano ammette che questa misura ridurrà un po' la privacy, ma ciò permetterà una maggiore sicurezza.

"Oggi mi aspetto una importante presa di posizione politica sul provvedimento più importante, quello che riguarda il registro dei passeggeri", dice il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni rispondendo ad una domanda sul registro dei passeggeri aerei. "Penso - ha aggiunto - che in alcuni mesi la situazione si sbloccherà al parlamento europeo: bisogna trovare un punto di equilibrio tra privacy e sicurezza ma serve mettere al primo posto la sicurezza senza rinunciare alle libertà europee". Il Consiglio Ue Affari esteri di oggi assumerà "un’importante presa di posizione politica sul provvedimento più rilevante che riguarda i passeggeri delle compagnie aeree", ha detto Gentiloni arrivando al Consiglio Ue Affari esteri, che come primo punto all’ordine del giorno affronta il contrasto al terrorismo. Al parlamento europeo è ferma la direttiva Pnr, passenger name record, per la creazione di un database per lo scambio di informazioni sui passeggeri delle compagnie aeree. "Io penso che in alcuni mesi la questione si sbloccherà nel parlamento europeo. C’è un equilibrio delicato fra privacy e sicurezza, ma non c’è dubbio che oggi dobbiamo mettere al primo posto la sicurezza senza rinunciare alle libertà europee", ha spiegato il ministro.

Ma quali dati conterrà il pnr? Oltre ai dati anagrafici e alle informazioni sul viaggio, anche elementi personali potenzialmente sensibili (ad esempio le preferenze sul pasto a bordo, per valutare eventuali scelte orientate dalla religione), esigenze sanitarie e metodo di pagamento del biglietto (con relativi codici). Il sistema trae spunto da quello americano, dove una mole impressionante di dati viene raccolta e incrociata, quasi in tempo reale, a partire dai viaggi in aereo (e non solo). Poter disporre di questi dati e averli incrociati di sicuro avrebbe permesso di sventare il duplice attentato di Parigi dei giorni scorsi. Ne sono convinti gli inquirenti, che chiedono più mezzi (non solo risorse) per andare a fondo nella caccia al terrorismo. Gli Usa, come dicevamo, utilizzano già queste tecniche, le hanno sviluppate e introdotte subito dopo l'11 Settembre. Lo stesso hanno fatto il Canada e l'Australia. L'Europa sino ad ora ha nicchiato, preferendo tutelare il (legittimo) diritto alla privacy, a scapito della sicurezza. Ora forse anche il Vecchio Continente si adeguerà.  

Il Viminale: presto altri espulsi. I poliziotti: con quali mezzi? Di fronte alla minaccia del terrorismo il sindacato di polizia, Consap, accusa il ministero dell'Interno di voler chiudere oltre 250 presidi a causa della cronica mancanza di fondi di Fausto Biloslavo

Nove jihadisti sbattuti fuori dall'Italia da fine dicembre, centinaia di sospetti sotto controllo e nuove espulsioni in vista per tamponare la minaccia del terrorismo islamico. Oltre al dato, in aumento, di 59 volontari della guerra santa, che hanno a che fare con il nostro Paese, andati a combattere in Siria. Il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, ha confermato ieri le espulsioni di 9 immigrati «muniti di permesso di soggiorno per lunga residenza, che da anni risiedevano in Italia». Il Giornale nell'edizione di domenica ha anticipato le ultime espulsioni di un egiziano e un marocchino, che vivevano nell'area milanese. Gli altri sono 5 tunisini, un turco e un pachistano. «I nove soggetti erano molto attivi sul web» nella propaganda jihadista e antioccidentale, «e alcuni per reclutare» rivela il ministro dell'Interno. Almeno due degli espulsi hanno coinvolto dei familiari «con l'intenzione di mandarli in Siria a combattere». Non avrebbero compiuto alcun reato facilmente dimostrabile in un aula di tribunale, ma «hanno aderito all'Isis (Stato Islamico, nda) o si sono autoradicalizzati in rete». Gli espulsi delle ultime settimane si aggiungono ai 13 rimandati a casa nel corso dell'intero 2014. In gran parte vivevano nel Nord, ma non sempre frequentavano moschee o centri islamici in maniera assidua.

Il ministro ha anche aggiornato i dati sui foreign fighters , i volontari partiti per combattere con i gruppi estremisti in Siria ed Iraq. Ad oggi sono 59 legati all'Italia. Sei in più rispetto allo scorso anno. Quattordici sono già morti in battaglia, «cinque gli italiani partiti per la Siria, 15 gli stranieri passati sul territorio nazionale e 25 collegati in varie forme al nostro Paese», ha specificato il ministro. Fra i cinque con il passaporto italiano il convertito genovese, Giuliano Ibrahim Del Nevo, è stato ucciso nel 2013. Stessa sorte dev'essere toccata ad Anas al Italy, un ex rapper della provincia di Brescia originario del Marocco. Donghue M., marocchino residente a Treviso, pure lui italiano, sarebbe rientrato in un Paese europeo dopo aver combattuto con Al Nusra, la costola di Al Qaida in Siria. Probabilmente catturato in Iraq, Giampiero F., convertito di Reggio Calabria. E fra i cinque non manca la prima jihadista italiana, la napoletana Maria Giulia Sergio diventata Fatima e partita per la guerra santa con il marito albanese. «Abbiamo radiografato un numero di soggetti sospettati di attività terroristiche di stampo jihadista molto superiore al centinaio», ha rivelato Alfano. Circa 150 sarebbero gli elementi pericolosi.

Di fronte alla minaccia del terrorismo il sindacato di polizia, Consap, accusa il ministero dell'Interno di voler chiudere oltre 250 presidi a causa della cronica mancanza di fondi. «Entro il 2020 i poliziotti saranno appena 80mila sui 117mila previsti e con un'età superiore ai 40 anni», denuncia il sindacato. Nel comunicato ci si chiede se «in un momento come questo, ad altissimo rischio terrorismo e con un costante e preoccupante aumento dei reati nel nostro Paese… chiudere uffici di polizia è la risposta del Governo italiano??». E ancora sull'allarme dopo la strage di Parigi e l'attacco sventato in Belgio: «Due terroristi diretti in Italia fermati prima di entrare da noi. Ed alla paura che monta in tutta Europa noi rispondiamo così?». Il sindacato punta il dito contro i finanziamenti «per il recupero dei migranti in difficoltà in mare. Li andiamo praticamente a prendere in Libia, mentre la spending review si abbatte sul nostro sistema sicurezza».

lunedì 24 novembre 2014

Fonzarelli, il 2 a 0 per loro e i coglioni

Regionali, vince l'astensione. Ma Renzi fa finta di nulla. Con appena il 40% dei votanti la sinistra vince in Emilia Romagna e Calabria. Renzi esulta su Twitter: "2-0 per noi" di Raffaello Binelli

I dati delle elezioni regionali in Emilia Romagna e Calabria parlano chiaro: ha stravinto l'astensione. A votare, infatti, sono stati il 40% degli aventi diritto dei quasi 5 milioni e mezzo di persone chiamate alle urne.

In Emilia Romagna appena il 37,67% (alle ultime Europee 69,98%). È andata meglio in Calabria: 44,07%.

Il centrosinistra vince in entrambe le regioni. In Emilia Romagna Stefano Bonaccini raccoglie il 49,04% dei voti, mentre il candidato del centrodestra, Alan Fabbri, si ferma al 29,85%.

Al terzo posto, ma con un forte distacco, la grillina Giulia Gibertoni, con il 13,30% dei voti; Maria Cristina Quintavalla (L'Altra Emilia Romagna) al 4%. Percentuali a prefisso telefonico per gli altri due sfidanti: Alessandro Rondoni (Udc-Ncd) al 2,66%, Maurizio Mazzanti all'1,12%.

In Calabria (1819 sezioni su 2409) Mario Oliverio ha il 61,49% dei voti. Per il centrodestra Wanda Ferro (FI) prende il 23,59%, mentre Nico D'Ascola (Ncd - FdI) si attesta all'8,67%. Il grillino Cono Cantelmi al 4,82% e Domenico Gattuso (L'Altra Calabria) all'1,37%.

Canta vittoria Matteo Renzi, che ignora il dilagare del non voto - soprattutto nella Regione "più rossa" d'Italia - e gongola: "Male l'affluenza, bene il risultato", scrive su Twitter, "Due a zero netto con quattro regioni su quattro strappate alla destra in nove mesi. La Lega asfalta Forza Italia e Grillo. Pd sopra il 40 per cento". Ma il 40% del 40% non è certo rappresentativo del Paese. Dopo qualche ora Renzi minimizza: "Il fatto che non ci sia stata una grande affluenza è un elemento che deve preoccupare e far riflettere ma che è secondario perché checché se ne dica non tutti hanno perso". Il premier lo ha detto al termine dell'incontro con il cancelliere della Repubblica d'Austria Werner Faymann, a Vienna.

Ecco tutti gli sfidanti
 
In Emilia Romagna i candidati alla presidenza eranoStefano Bonaccini (Pd), sostenuto da una coalizione di centrosinistra (compresa Sel); Alan Fabbri (Lega), appoggiato da Forza Italia, Fratelli d'Italia e Lega Nord; Giulia Gibertoni (Movimento 5 Stelle); Maurizio Mazzanti, sostenuto dalla lista civica "Liberi Cittadini"; Cristina Quintavalla corre per la lista "L’Altra Emilia-Romagna"; Alessandro Rondoni è il candidato di Ncd, Udc ed Emilia Romagna Popolare.

In Calabria in lizza per la poltrona di presidente sono: Wanda Ferro, sostenuta da Forza Italia e Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale; Mario Oliverio, per il centrosinistra; Cono Cantelmi, sostenuto dal Movimento 5 Stelle; Nico D’Ascola per Nuovo centrodestra e Udc; Domenico Gattuso, de "L’Altra Calabria", con un logo che richiama "L’altra Europa di Tsipras" delle ultime elezioni europee.
 
Cosa c'è in gioco

Il Pd, convinto di portare a casa il risultato in entrambe le regioni, per evitare sorprese mette le mani avanti: "Le elezioni regionali non sono un referendum sul governo - ha detto il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi -. Ovviamente io credo che finirà con una vittoria del Pd, in entrambi i casi. Ma staremo a vedere. Vedremo stasera". Insomma, sembra sottolineare la Boschi, Renzi non è candidato, e nemmeno il suo governo. Anche se appena saputi i risultati Renzi esulta.

Il "non voto" era molto temuto dai democratici, specie in Emilia Romagna, storica roccaforte rossa. La campagna elettorale è stata molto fiacca, gli unici due momenti in cui si è destato l'interesse (o la morbosa curiosità) dei cittadini sono stati questi: lo scandalo per lo scontrino del sex toy comparso nei rimborsi di una consigliera Pd, e l'aggressione a Salvini, avvenuta fuori dal campo rom di Bologna. Il segretario della Lega spera di fare il pieno di voti, per cercare di lanciare un'Opa nel centrodestra (almeno ci spera). Il Movimento 5 Stelle, invece, teme di veder franare larga parte dei propri consensi e Grillo, poco prima del voto, ha tenuto un profilo bassissimo. In Calabria il candidato della sinistra, Oliverio, ha imbarcato ben otto liste e subito dopo le elezioni potrebbe aprire agli alfaniani.

martedì 28 ottobre 2014

La city ci fa ciao ciao con la manina...

Immigrazione, Gb: "Non sosterremo le operazioni di salvataggio nel Mediterraneo". Il ministro degli Esteri britannico: "Queste operazioni incoraggiano più migranti a tentare la traversata del mare" di Raffaello Binelli

La Gran Bretagna dice no. Non sosterrà le operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo delle persone che cercano di raggiungere le coste dell’Europa. Lo fa, come ha annunciato il ministro degli Esteri, Joyce Anelay, per non incoraggiare i cosiddetti viaggi della speranza. "Non non sosteniamo le operazioni di ricerca e salvataggio previste nel Mediterraneo", ha spiegato Anelay, dal momento che riteniamo che queste operazioni "creino un fattore d’attrazione involontario, incoraggiando più migranti a tentare la traversata pericolosa del mare e conducano quindi a più morti tragiche e inutili". Londra dice di volersi concentrare "sui Paesi d’origine e di transito", lottando contro gli scafisti. A precisare nero su bianco la posizione britannica è stata una nota dal Foreign Office dopo un’interrogazione alla Camera dei Lord sul contributo aereo o navale di Londra ai salvataggi in mare dei migranti.

Il ministro ha dichiarato al Guardian che il governo di Londra per ora non prenderà parte a "Triton", l’operazione che Frontex avvierà a partire dall’1 novembre nel Canale di Sicilia e nel mare Jonio, e si limiterà a mettere a disposizione un funzionario addetto all’immigrazione. Dal 1° novembre "Triton" aiuterà a pattugliare e controllare le fontiere. "La nostra operazione è esclusivamente quella del controllo delle frontiera. Mare Nostrum mirava alla ricerca e al soccorso. Sono due operazioni molto diverse - ha spiegato alla Bbc la portavoce di Frontex, Isabella Cooper -. La nostra operazione riguarda una specifica area operativa e abbiamo solo un paio di navi e qualche aereo a disposizione. Il Mediterraneo è lungo oltre 2,5 milioni di chilometri quadrati. È praticamente impossibile avere una panoramica completa di ciò che accade in mare".

Il no di Londra si è attirata le critiche di alcuni attivisti. L'amministratore delegato del Consiglio per i rifugiati (ong britannica), Maurice Wren, ha avvertito che la posizione del Regno Unito contribuirà che più persone "inutilmente e vergognosamente moriranno alle porte dell'Europa". E ha aggiunto: "Il governo britannico sembra ignaro del fatto che il mondo è in preda alla più grande crisi di rifugiati dalla fine della seconda Guerra mondiale". Secondo Wren, "la gente in fuga dalle atrocità non smetterà di arrivare".

Michael Diedring, segretario generale del Consiglio europeo per i rifugiati, ha detto che l'Unione europea dovrebbe cambiare radicalmente il suo approccio al problema, permettendo a più persone di entrare legalmente. "Una delle ragioni - ha spiegato - per cui queste persone stanno intraprendendo il viaggio è perché la politica dell'Unione europea non offre un mezzo sicuro e legale per accedere al suolo europeo, di presentare una domanda di asilo. Ad esempio c'è il solo reinsediamento, e i numeri di reinsediamento sono abbastanza bassi, ma è anche l'unico modo legale". "Così - sostiene Diedring - per le persone che sono bloccate in Nord Africa, in fuga per la loro vita, che sono perseguitate, che fuggono dalla guerra, che non hanno scelta perché le loro case sono state bombardate e distrutte, i loro familiari sono stati uccisi, sono state violentate e torturate e sono passati attraverso i viaggi orrendi, per queste persone l'unico modo per tentare di arrivare in Europa è attraverso la criminalità organizzata".

giovedì 16 ottobre 2014

La ridicolaggine di Angelino Jolie

Proprio ieri, nel decreto "stadi" c'era infilata dentro una normativa per stanziare altri milioni di euro per l'accoglienza dei clandestini.

Dall'Ue schiaffone ad Alfano: "Controllate da soli i confini". Il ministro aveva detto: "Con Triton terminerà l'operazione Mare Nostrum". Ma il direttore di Frontex: "La gestione del controllo dei confini resta agli stati membri" di Andrea Indini

"Con Triton l’Europa si reimpossessa delle frontiere e consente di far terminare l'operazione Mare Nostrum". Da giorni il ministro dell'Interno Angelino Alfano va in giro per l'Italia a vendere l'operazione Triton, che partirà il primo di ottobre, come un successo suo personale, la pietra tombale alla fallimentare Mare Nostrum che a Roma è costata svariate decine di milioni di euro, decine di migliaia di extracomunitari da soccorrere e soprattutto un'emergenza umanitaria senza precedenti. Ma sono tutte chiacchiere. La verità sull'operazione deliberata da Bruxelles ce la dice il direttore esecutivo di Frontex Gil Arias Fernandez durante un briefing con la stampa a Roma: "Mare Nostrum non sarà sostituita dall’operazione Triton di Frontex".

Una doccia gelata per il Viminale, uno schiaffo per Alfano che aveva scommesso tutto su Triton per cavarsi fuori da una figuraccia internazionale senza precedenti. E l'emergenza immigrazione rischia seriamente di esplodere nelle mani del leader del Nuovo centrodestra. Perché, ancora una volta, l'Unione europea ha deciso di lasciare l'Italia da sola a fronteggiare gli sbarchi di clandestini che assaltano le nostre cose. Niente di nuovo. Cecilia Malmström, commissario Ue agli Affari esteri, aveva già avvertito il titolare del Viminale. "È chiaro che l’operazione Triton non sostituirà Mare Nostrum - aveva dichiarato nei giorni scorsi - il futuro di Mare Nostrum rimane in ogni caso una decisione italiana". Non era stata certo la prima volta che la commissaria svedese aveva preso le distanze dal governo italiano. In un estenuante gioco di annunci italiani e sconfessioni europee è, infine, venuta a galla la verità: l'annunciata volontà di chiudere Mare Nostrum non dipende da Bruxelles ma è una scelta che spetterà unicamente al premier Matteo Renzi e ai suoi uomini.

A chiudere il cerchio ci ha pensato il direttore esecutivo di Frontex rispondendo duramente e senza ombra di dubbio alle dichiarazioni dei giorni scorsi di Alfano. "La decisione di interrompere Mare Nostrum spetta solo alle autorità italiane e Triton comincerà indipendentemente da Mare Nostrum - ha dichiarato Gil Arias Fernandez - la gestione del controllo dei confini resta agli stati membri: Frontex aiuta gli stati membri ma non li sostituisce". Insomma, né Frontex né l’Unione europea hanno l’autorità per sostituire l’autorità dello Stato membro nel controllo dei suoi confini. "Frontex è un’integrazione al compito svolto dagli Stati membri nell’affrontare sfide esterne eccezionali, tramite operazioni congiunte come Triton - insiste Gil Arias Fernandez - la gestione dei confini esterni dell’Unione europea è una responsabilità congiunta dello Stato membro e dell’Ue". Toccherà dunque al governo, e in particolar modo al Viminale e alla Difesa, gestire il controllo dei confini. Dal canto suo Bruxelles offre ad Alfano un minimo aiuto di cooperazione. Niente di più.

martedì 14 ottobre 2014

... unione europea, il nulla

Immigrati, la Merkel se ne frega: non invia mezzi nel Mediterraneo. Il primo di novembre partirà l'operazione Triton. Alfano: "Rafforzate le capacità operative di Frontex". Ma solo otto Paesi Ue hanno messo a disposizione i propri mezzi. Tra questi non c'è la Germania. Scatta l'allarme: "Così non è abbastanza" di Andrea Indini

L'Europa volta le spalle all'Italia. E la lascia sola ad affrontare l'emergenza immigrazione. Nonostante le promesse del ministro dell'Interno Angelino Alfano, sono pochissimi i Paesi dell'Eurozona a contribuire alla missione Frontex. Un manipolo di appena otto Stati ha, infatti, messo a disposizione i mezzi necessari a bloccare l'ondata di clandestini che dal Nord Africa punta verso le coste italiane. E tra questi non c'è la Germania. A sentir parlare Alfano Bruxelles ha "rafforzato le capacità operative di Frontex". Solo sulla carta, però. Perché solo otto Stati membri hanno messo a disposizione mezzi tecnici per l'operazione Triton. Così, il materiale non basta. Tanto che, nelle ultime ore, il direttore esecutivo dell'agenzia Gil Arias si è visto costretto a lanciare una nuova richiesta sperando in "una maggiore partecipazione". La disponibilità è arrivata da Finlandia, Spagna, Portogallo, Islanda, Olanda, Lettonia, Malta e Francia. Tra questi balza subito all'occhio l'assordante assenza della Germania. Da mesi la cancelliera Angela Merkel accusa Roma di non fare abbastanza per contrastare gli sbarchi degli immigrati. Eppure, quando si è trattato di fare la propria parte, si è subito tirata indietro. La Germania si è, infatti, limitata a mettere a disposizione di Frontex il personale specializzato. Non è certo abbastanza per una emergenza epocale che, dall'inizio dell'anno, conta oltre i 120mila arrivi.

"Dai primi di novembre partirà l’operazione congiunta Triton al cui avvio corrisponderà la fine progressiva di Mare Nostrum - ha ricordato Alfano - il rafforzamento di Frontex oggi sembra legato all’intervento nel Mediterraneo, ma in realtà si tratta di un precedente virtuoso per un eventuale intervento più forte, speriamo non necessario, su tutte le altre frontiere europee, a partire da quella dell’Est". Sul fronte del Mediterraneo, però, l'agenzia non ha mezzi a sufficienza per garantire un regolare pattugliamento sull'intero fronte. L’agenzia prevede, infatti, un impiego mensile di due navi d’altura, due imbarcazioni, quattro motovedette, due aerei e un elicottero. "Considerando la vasta area operativa - spiega il direttore esecutivo Arias - la sorveglianza aerea avrà un ruolo chiave che permetterà individuazioni immediate". Per l’operazione Triton, che ha un budget di 2,9 milioni di euro, Frontex opererà sotto il comando ed il controllo delle autorità italiane e lavorerà in stretto coordinamento con la Guardia di Finanza, la Guardia costiera e la Marina. Ma, se questo è il contributo dell'Unione europea, non promette niente di buono.

giovedì 9 ottobre 2014

Angelino Jolie, Triton, Mare nostrum e la ue ci riscarica ancora

Alfano: "Con Triton stop a Mare Nostrum". Ma l’Ue non si sostituirà a Italia. Il ministro: "L'Ue presidierà le frontiere esterne". In realtà si tratta di missioni completamente diverse, sia come mandato che come area di copertura di Fabrizio De Feo

È una sorta di dialogo a distanza tra sordi, una commedia dell’assurdo, una infinita partita di ping pong che va avanti da mesi, senza mai arrivare alla conclusione. Per l’ennesima volta Angelino Alfano, alla conferenza stampa finale del consiglio dei ministri dell’Interno Ue, annuncia: «Con l’inizio dell’operazione europea Triton si conclude Mare Nostrum».

«Non avremo due linee di difesa delle nostre frontiere», dice il ministro dell’Interno. «É stata accolta la nostra richiesta che l’Ue presidi le frontiere esterne». In realtà si tratta di missioni completamente diverse, sia come mandato che come area di copertura. Non a caso soltanto due giorni fa Cecilia Malmstrom, Commissario Ue agli Affari Interni, aveva piantato l’ennesimo paletto. «È chiaro che l’operazione Triton non sostituirà Mare Nostrum. Il futuro di Mare Nostrum rimane in ogni caso una decisione italiana». E non era stata certo la prima volta, visto che andando a ritroso la commissaria svedese era stata costretta a ripetere lo stesso concetto il 5 settembre; il 3 settembre; il 9 luglio e il 30 giugno di quest’anno. Un infinito gioco di annunci italiani e sconfessioni europee che dimostra come l’annunciata volontà di chiudere l’operazione Mare Nostrum a ottobre non dipende dall’Unione Europea ma è una scelta che spetta unicamente al governo Renzi.

L’Ue ha comunicato in maniera chiara che non potrà mai mettere in campo una operazione di quel tipo, né potrà sostenerla finanziariamente. Tanto più che di recente è filtrato sulla stampa italiana un rapporto di Frontex che mette sotto accusa l’impostazione stessa di Mare Nostrum. Il motivo? La presenza delle navi italiane vicino la costa libica incoraggia i migranti e gli scafisti che sanno di poter contare su questo appoggio. Un approccio critico che oggi è stato messo nero su bianco dal ministro dell’Interno tedesco. «Guardiamo con preoccupazione ai flussi migratori, ed è una questione che ha a che fare con l’Europa. Mare Nostrum è stato uno strumento di emergenza e si è trasformato in un ponte verso l’Europa. Le mafie stanno guadagnando migliaia di milioni di euro» ha detto il tedesco Thomas de Maizière al suo ingresso al Consiglio Ue. De Maizière allo stesso tempo evidenzia come «la ripartizione dei richiedenti asilo in Ue sia squilibrata» e aggiunge: «Il minimo che si può chiedere è che all’arrivo ciascun migrante sia registrato, gli vengano prese le impronte digitali. Questo non è chiedere troppo».

L’idea di fondo degli esperti Ue è quella di una missione che si sviluppi in un’area di competenza che vada 30 miglia oltre le acque territoriali italiane, in sostanza si fermi alla frontiere «europee» di Schengen. E Triton, come stavolta ammette anche Alfano «provvederà solo al controllo delle frontiere e non a quella attività di ricerca e salvataggio che era la caratteristica dell’operazione italiana». Insomma nelle pieghe delle sue dichiarazioni anche il nostro ministro dell’Interno ammette che non ci sarà un reale passaggio di testimone e che si tratta di missioni diverse. La scelta di chiudere Mare Nostrum spetterà, come detto, esclusivamente al governo italiano, anche perché Frontex per sua natura si occupa di prevenzione e contrasto non di soccorso in mare. Il problema è trovare i finanziamenti per l’operazione Triton che avrà un budget di quasi 3 milioni di euro al mese. Finora Germania, Francia e Spagna hanno promesso la loro adesione. Bisognerà vedere se gli altri Paesi decideranno di mettere davvero mano al portafoglio. Fermo restando che il punto dirimente per l’Italia resta la modifica del Trattato di Dublino, ovvero quell’accordo che fa ricadere tutto il peso dell’immigrazione sul Paese di primo arrivo. E lascia l’Italia sistematicamente sola di fronte all’emergenza sbarchi.

domenica 21 settembre 2014

Schengen, what is Schengen?

Vienna e Berlino alzano il muro. Dobbiamo tenerci i clandestini. Già 4.700 gli stranieri fermati in Austria, quasi tutti rimandati nel nostro Paese. E con Mare Nostrum 120mila arrivi di Gianpaolo Iacobini

L'Austria respinge i migranti in uscita dal territorio italiano e pensa a chiudere le frontiere, la Germania avverte: «Non possiamo accogliere profughi altrui». Dire che davanti alle ondate migratorie che da Africa ed Oriente s'abbattono sulle nostre spiagge l'Italia sia rimasta sola è un eufemismo. «Grazie all'operazione Frontex plus - gongolava qualche giorno fa il ministro dell'Interno Angelino Alfano - si potrà ottenere il primo concreto risultato del semestre di presidenza italiano: aver portato l'Europa a 30 chilometri dalle coste, sulla frontiera di Schengen». Di sicuro, al momento, c'è che l'Europa s'è fermata al Brennero. Ricapitolando: Malta i migranti non li fa neppure avvicinare alle sue coste. In Spagna s'aiutano con filo spinato e recinti. La Grecia a corto di soldi ha piazzato uomini e mezzi a guardia del suo perimetro. Per entrare nel Vecchio Continente non resta che il Belpaese. Fino a ieri approdo, oggi prigione senza carcerieri perché i Paesi confinanti hanno cominciato a respingere i profughi, oltre a coltivare l'idea di sigillare i confini.

Se la Francia, come rivelato da Le Figaro ad agosto, ha rimandato indietro nei primi sei mesi del 2014 3.411 migranti appena giunti dall'Italia, l'Austria ha stoppato dall'inizio dell'anno 4.700 stranieri ai varchi austriaci: in 300 hanno chiesto asilo politico. Il resto - 1.400 soltanto tra luglio ed agosto, 700 nella prima quindicina di settembre - è stato rispedito al mittente: noi. Siriani, iracheni, eritrei. Tra loro molti bambini. In Questura, a Bolzano, si racconta che una volta rifocillati abbiano seguito il destino di tanti altri prima di loro: svaniti nel nulla. Perché i profughi, già a poche ore dal respingimento, sarebbero ormai soliti spostarsi a Milano, da dove tenterebbero di entrare in Svizzera per poi ripartire alla volta di Germania, Danimarca, Svezia e Norvegia. Pronti, in alternativa, a ritentare la sorte da Tarvisio o dal Brennero, indispettendo però i rigidi austriaci.

I quali, per tutta risposta, hanno tirato fuori dal cassetto il Piano B: congelare il trattato di Schengen sulla libera circolazione di persone e merci. Un'ipotesi sostenuta in prima persona dal ministro dell'Interno Johanna Mikl-Leitner e dai governatori di Salisburgo, Burgeland, Bassa e Alta Austria, forse anche come reazione alle accuse lanciate sul fronte tedesco da Andreas Scheuer, segretario generale della Csu (l'Unione cristiano-sociale, il partito principale alleato della Cdu di Angela Merkel), che puntando il dito contro il lassismo (!) transfrontaliero dei cugini viennesi ha lasciato balenare la possibilità di una chiusura delle frontiere sul versante bavarese, aggiungendo: «Lampedusa non deve diventare un sobborgo di Kiefersfelden» (il principale valico tra Austria e Bavaria, ndr ). Più o meno il concetto espresso ieri dal ministro dell'Interno Thomas De Maiziere, che ha ipotizzato di spargere gli immigrati qua e là per l'Europa salvo poi far precisare dal suo portavoce che «la Germania non potrebbe accogliere profughi da altri Paesi Ue, perché è fra quelli che ne conta di più». «È un inaccettabile scaricabarile alle spalle dei profughi», protesta la Caritas altoatesina. «L'Italia prenda esempio dall'Austria», ribatte la Lega Nord, mettendo nel mirino il governo «per aver abbandonato al proprio destino le forze dell'ordine». Che come lamentano i sindacati di polizia, «non ce la fanno più ad affrontare da sole un'emergenza che ha ormai superato il livello di gestibilità». Il mondo brucia e l'Europa fa scudo alzando i muri alle frontiere. Quelle con l'Italia.

giovedì 18 settembre 2014

No, ma continuiamo ad andarli a prendere...

Immigrati, la resa delle Asl: "Non possiamo fargli i test". I poliziotti chiedono garanzie: "Ci dobbiamo affidare all'esperienza per vedere se sono malati" di Valentina Raffa

Ragusa - Impossibile fare una diagnosi sulle condizioni degli immigrati appena sbarcati. Lo denuncia un documento dell'Area di Igiene sanità pubblica del presidio di Porto Empedocle (Agrigento), tra le zone siciliane maggiormente flagellate dal continuo flusso migratorio che assalta le nostre coste. A preoccupare le forze dell'ordine è il fatto che stiamo parlando della certificazione di idoneità sanitaria che permette l'immissione degli extracomunitari nei centri di accoglienza. In pratica un pass senza il quale l'immigrato non può iniziare il suo percorso in Italia, fatto di varie tappe, prima tra tutte proprio l'ospitalità in un centro d'accoglienza. «Non è possibile raccogliere dati anamnestici in assenza di interprete - si legge nel documento - e non essendo possibile effettuare esami di laboratorio o strumentali non si escludono patologie di carattere trasmissivo o diffusivo che siano in fase di incubazione o quiescenza». La frase successiva, che dovrebbe servire da rassicurazione sull'assenza di malattie nel gruppo di stranieri appena sbarcati e sottoposti a controllo sanitario, desta invece profondo «sconcerto», come evidenzia il segretario generale del Siap (Sindacato italiano appartenenti polizia), Giuseppe Tiani, il primo ad avere tra le mani il famigerato modulo di certificazione. È stato proprio lui a sollevare la questione, che appare quantomai seria e grave. «Non si rilevano segni o sintomi riferibili a malattie cutanee o diffusive allo stato florido», recita infatti una frase del documento, come se l'unico modo per individuare un'eventuale malattia, fosse il vedere a occhio nudo una bolla, un'irritazione o una pustola.

«Quello che leggo è sconcertante - va giù duro Tiani - smentisce quanto affermato dalle autorità sul tema della sicurezza sanitaria legata agli sbarchi umanitari di immigrati. Le nostre preoccupazioni, espresse in più occasioni, in merito alla salute degli operatori delle forze dell'ordine erano più che mai fondate e legittime. Non si possono esporre gli agenti, i volontari, le loro famiglie, il territorio in generale a pericoli di questo tipo». Monta, quindi, la preoccupazione che anche le forze dell'ordine non siano tutelate adeguatamente dal punto di vista sanitario. E ora il timore degli interessati di contrarre malattie, alla luce dei fatti sembra fondato. Risale solo ad agosto il braccio di ferro tra ministero dell'Interno, per il quale non c'erano poliziotti contagiati e sindacati di polizia, che affermavano invece il contrario. Il Consap denunciava appena pochi giorni fa che 40 agenti erano cutipositivi al test di Mantoux e significa che avevano avuto un contatto pregresso con il microrganismo della Tbc. Assotutela, invece, promuoveva una class action contro il ministero per omessi controlli sanitari. Poco tempo fa il 90 per cento dei poliziotti assegnati a uno sbarco di 500 immigrati si è dato malato. «I colleghi non si sentono tutelati - aveva spiegato il Consap -. Hanno paura per loro e le famiglie». Ma il ministero della Salute aveva ribattuto puntando sulla validità dei controlli. «Abbiamo attivato da aprile le procedure necessarie in porti e aeroporti per esaminare casi potenzialmente a rischio - replicava il ministro Beatrice Lorenzin -. A terra c'è controllo per individuare persone con sintomi». Ma sono parole che non calmano gli agenti. «I controlli vanno perfezionati - dicono - date le modalità previste nella certificazione di idoneità sanitaria».

Intanto gli sbarchi non concedono sosta. Ieri 879 immigrati sono arrivati a Reggio Calabria a bordo della Aliseo della Marina Militare. A Catania sono giunti in 524 e a Palermo in 105. Al largo delle coste siciliane la Borsini ha invece recuperato 97 immigrati alla deriva e l'Orione 150. In Sicilia è convivenza forzata. C'è ospitalità ma anche insofferenza. Nella notte tra lunedì e martedì è stato incendiato l'ex palazzo Asl destinato a centro di accoglienza. Nei primi di settembre un'auto carica di taniche di benzina è stata lanciata contro l'ex caserma Gasparro a Messina destinata agli stranieri. Cinque spari l'hanno incendiata.

mercoledì 10 settembre 2014

La germania fa ciò che vuole... l'italia no.

Immigrati, Berlino non esclude i controlli al confine italo-tedesco. L'onda di clandestini che dall'Italia sta invadendo l'Ue preoccupa la Germania. Berlino frena ma non chiude all'ipotesi di controllare i confini: "Estrema ratio" di Sergio Rame

La Germania non esclude del tutto l'ipotesi di rivedere il trattato di Schengen ripristinando i controlli alla frontiera italo-tedesca per gestire l’immigrazione clandestina. La minaccia è stata lanciata nei giorni scorsi da Bild Horst Seehofer, governatore della Baviera a capo della Csu, partito gemello della Cdu della cancelliera Angela Merkel. Anziché lasciarla cadere nel vuoto, il governo tedesco ha spiegato che la misura sarebbe solo un'ultima ratio legata a strette condizioni. L'immigrazione di massa dal Nord Africa inizia a preoccupare seriamente i principali Paesi dell'Eurozona. Come indica il Washington Post, infatti, i clandestini e i rifugiati "vedono l’Italia come un passaggio verso l’Europa". Il recente viaggio di papa Francesco a Lampedusa e i continui richiami alla solidarietà dopo l'ultima di una serie di sempre più numerose tragedie del mare sono stati sicuramente intesi come una sorta di "invito" a prendere il largo e tentare la fortuna, anche a costo di lasciarci la pelle. L'operazione Mare nostrum ha, infine, dato l'ultimo, definitivo impulso: il pattugliamento della Marina italiana e l'assistenza a quanti vengono tratti in salvo stanno, infatti, incoraggiando sempre più i pericolosi viaggi attraverso il Mediterraneo. Il tutto al vertiginoso costo di oltre 12 milioni di euro al mese. Eppure, secondo gli operatori delle agenzie umanitarie, "se Mare Nostrum avesse fine, sarebbe una catastrofe umana".

Nel 2014 ben 51 milioni di persone hanno cercato, rischiando la vita, di sfuggire a guerre e conflitti religiosi, violenze e oppressione. L'Europa è particolarmente interessata dal problema: l'Italia si piazza al primo posti con gli oltre 120mila arrivi da gennaio, contro i 42mila del 2013. Spaventato da questi numeri il presidente della Baviera aveva proposto nei giorni scorsi che la Germania valutasse nuovamente l’ipotesi di controllare i confini, per stoppare i flussi migratori attraverso Italia e Austria. Seehofer rimprovera a Roma di non registrare i profughi e di indirizzarli verso il nord. Prima di parlare di strumenti del genere il governo tedesco vuole però aspettare le valutazioni dei ministri degli Interni europei sulla politica dei profughi. Berlino ha, inoltre, sottolineato che si tratta di contrastare il fenomeno della tratta dei clandestini, e collaborare meglio con gli stati di provenienza e di transito.