domenica 9 giugno 2013

Di guerre altrui e di obblighi


La 53esima vittima italiana in Afghanistan è il capitano Giuseppe La Rosa, del Terzo Reggimento Bersaglieri, ucciso da una granata lanciata all'interno del suo blindato e che, rivendicano i talebani, sarebbe stata tirata da un bambino di 11 anni (versione smentita dalle autorità afghane e da fonti militari italiane: a colpire sarebbe stato un uomo adulto). La granata è penetrata nel Lince dalla botola occupata dal mitragliere, posta sopra il veicolo, ed è poi caduta sul sedile posteriore. La Rosa si è lanciato sull'ordigno, sacrificandosi per salvare i compagni. Il ministro della Difesa, Mario Mauro, ha dichiarato: "Il suo sacrificio ci rende orgogliosi".

Afghani impreparati - L'Afghanistan, dopo anni di guerriglia, resta una polveriera. L'intera provincia di Farah è tornata ad essere incandescente dopo il ritiro degli italiani dai distretti orientali di Bakwa e Gulistan. Il progressivo ritiro delle truppe alleate favorisce l'offensiva dei talebani, che stanno riprendendo il controllo di numerose aree occupate dalle truppe della Nato: la polizia e l'esercito di Kabul, al momento, non hanno né mezzi né l'addestramento per contrastare i terroristi talebani.

Il ritiro - In questo contesto, in Italia, crescono le perplessità sul nostro impegno militare. Non solo a sinistra. Maurizio Gasparri, per esempio, ha dichiarato: "Dobbiamo interrogarci sulla possibilità che in luoghi come l'Afghanistan pace e democrazia risceano ad affermarsi. Abbiamo pagato e paghiamo anche oggi un tributo pesante senza certezze sul futuro di quelle terre". In settembre il contingente italiano si ritirerà anche dalle basi di Farah e Bala Boluk, concentrando le sue forze a nord, tra Herat e Shindand. Entro fine anno i nostri militari verranno ridotti da 3mila a poco più di 2mila. Il premier, Enrico Letta, ha dichiarato: "Occorre fare il massimo per la sicurezza dei soldati, ma non si pone il problema dell'uscita dall'Afghanistan, già fissato nel 2014".

Ma resteranno lì... - Ma la promessa del premier è vana. Infatti gli italiani resteranno in Afghanistan. La presenza militare si sviluperrà anche dopo l'anno prossimo con la missione addestrativa chiamata "Resolute Support", approvata pochi giorni fa dalla Nato. Si tratta di un nuovo impegno militare, che costringerà gli italiani a restare nell'Ovest dell'Afghanistan con un contingente la cui entità non è ancora stata definita, ma che dovrebbe contare tra le 600 e le 800 unità. In buona parte si tratterà di consiglieri militari, proprio come era il capitano La Rosa.

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