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lunedì 27 luglio 2026

Mario Draghi il criminale

Il fatto che Mario Draghi abbia  la concreta possibilità di diventare il prossimo presidente della Repubblica, la dice lunga sulla irrimediabile decadenza  morale e civile del nostro paese.


Draghi, in qualità di Direttore generale del tesoro , ha pilotato la svendita delle aziende pubbliche, un atto che ha compromesso lo sviluppo industriale dell'Italia e impoverito tutti noi.


Draghi, in qualità di Governatore della banca d'Italia, ha imposto una politica lacrime e sangue che ha provocato, subito dopo la grande crisi del 2008, una seconda recessione dalla quale l'Italia non si è mai completamente ripresa.


Draghi, in qualità di presidente della BCE, si è reso protagonista di uno degli atti più infami nella recente storia europea, vale a dire il blocco forzoso dei bancomat dei greci.


Draghi, in qualità di Presidente del Consiglio , ha spudoratamente mentito ai suoi concittadini, facendo credere che i vaccini immunizzassero dal COVID (Chi non si vaccina muore e FA MORIRE). Sulla base di questa grossolana bugia, contraddetta dall'esperienza di milioni di persone che hanno contratto la malattia pur essendo vaccinate, ha dato il via a una disgustosa discriminazione ai danni di una parte della popolazione. Come non bastasse, sempre in qualità di presidente del Consiglio, è stato sostenitore del bellicismo più oltranzista dicendosi certo del rapido crollo economico e militare della Russia. 


Altro che Quirinale. Se avessimo un po' di dignità, quest'uomo si troverebbe da tempo a Regina coeli o a San Vittore.


Silvio dalla Torre

martedì 7 luglio 2026

Immigrazione

Quando leggo che la comunità marocchina sta piazzando, nei pressi dei laghi del Nord Italia, dei cartelli nella sua lingua per porre rimedio agli annegamenti dei nordafricani che non sono in grado di comprendere la lingua italiana, mi vengono in mentre cose distinte ma connesse. 


La prima è che il fatto di non conoscere la lingua del Paese ospitante testimonia definitivamente il mancato desiderio di integrarsi e di considerare l'occidente solo una terra da depredare. 


La seconda è che, pur non conoscendo alcuna lingua, un quoziente intellettivo appena sufficiente dovrebbe suggerire che, se non sai nuotare, non ti tuffi in uno specchio d'acqua la cui profondità è superiore alla tua altezza, altrimenti confermi che esistono etnie sottosviluppate ed altre maggiormente evolute. 


La terza è che, quando ricevo l'accusa di essere un razzista, talvolta questa è accompagnata da una frase che suona così: "viaggia un po', così eviti di fare distinzioni razziali e comprendi meglio il mondo". Ora, indubbiamente non è importante conoscere le mie abitudini di vita, ma io viaggio abbastanza e negli ultimi anni ho visitato differenti Paesi tanto in Asia quanto in Sudamerica e questo conoscere realtà differenti, abitudini differenti, religioni differenti, non ha fatto altro che rafforzare in me le idee "razziste". Più amplio la conoscenza di palcoscenici lontani, più resta inviolata la mia convinzione che un occidente imperfetto rimanga preferibile ad una realtà involuta, incivile, incompatibile con le più semplici norme morali che un individuo dovrebbe possedere per inserirsi in un ecosistema fragile e permeabile alle invasioni barbariche. Del resto, in che modo visitare la Tunisia o il Gambia e provare le loro spezie o comprare i loro tappeti dovrebbe farmi "rinsavire" quando a dettare legge resta la statistica, sui crimini commessi dai tunisini e gambiani, che è una scienza asettica e democratica, lontana dall'idea che conoscere un luogo possa effettivamente influire sui numeri che raccontano una verità inoppugnabile e non interpretabile? Non è dato saperlo.


Il razzismo è oggi solo la preservazione delle virtù insindacabili che sono sotto costante attacco dai traditori ancor prima che dagli invasori. "Razzista", superato il mostro della dialettica, viene svuotato di significato e diviene per me una ode alla lotta al male che viaggia sulle note di un ribaltamento dei ruoli, proprio perché la dialettica effimera distrae dalla sostanza che si adegua ai tempi bui. Che io viaggi o meno, che io legga o meno, la tangibilità del mondo reale resta inamovibile esattamente come le mie convinzioni.


Giovy Novaro

giovedì 18 giugno 2026

I deliri dei sinistri

Buongiorno.

Sui migranti passa la linea di Vannacci, vince il neofascismo e finisce l’Europa democratica e dei diritti. Con 418 voti a favore e 218 contrari, il Parlamento europeo ha approvato il nuovo Regolamento rimpatri, sancendo una saldatura storica tra i popolari del PPE, e i neofascisti, i conservatori dell'ECR e la destra sovranista ed estrema. Al parlamento europeo si è assistito a festeggiamenti osceni da parte dei neofascisti, con cori che scandivano “Send them back”, rispediamoli indietro. 


La nuova normativa, sostenuta da Ursula von der Leyen, e rivendicata con orgoglio di primogenitura da Giorgia Meloni, introduce la possibilità di esternalizzare le procedure, trasferendo i migranti in centri di rimpatrio situati in Paesi terzi. Il testo prevede inoltre il trattenimento amministrativo, cioè il carcere, per i richiedenti asilo fino a un massimo di 24 mesi (estendibili a 30), e l'uso dell'identificazione biometrica di massa estesa anche ai bambini. È una svolta autoritaria che spazza via lo stato di diritto e ogni principio di umanità. La verità è che la destra neofascista, per cercare voti, prima ha detto di voler lasciare annegare i migranti in mare; ora, con la complicità dei centristi, parla apertamente di deportazioni e di "remigrazione". Il primo obiettivo è stato parzialmente mancato: è vero che ci sono stati molti morti, ma complessivamente non sono diminuiti gli sbarchi. Il secondo scenario si svilupperà nei prossimi anni con veri e propri campi di concentramento per i migranti in Paesi terzi, dai quali solo una minima parte di loro verrà veramente “rispedita a casa”, sia  per motivi economici, essendo molto costoso il rimpatrio, sia per la complessità e la difficoltà di stipulare accordi di riammissione con le nazioni di origine o comunque disponibili ad accogliere.


Ad oggi l’Ue effettua poco più di un rimpatrio per ogni cinque ordinati. Il rischio è che questi campi diventino presto costosissimi imbuti senza uscita, pieni di tensioni e quindi di violenze. La politica per l’immigrazione della destra neofascista è di alzare costantemente la posta al solo scopo di conquistare il consenso. L’Europa ha finito per adottare il modello americano violento, razzista e disumano voluto da Trump. Inoltre, poiché i governi e i partiti della destra neofascista rifiutano qualsiasi regolarizzazione dei migranti, il risultato di questi provvedimenti sarà un aumento esponenziale degli irregolari, e quindi dello sfruttamento più brutale, dell’illegalità e dell'insicurezza nelle nostre città. Questa è la politica della destra neofascista che ieri ha vinto in Europa con l’appoggio dei popolari. Dietro a tutto questo, non c’è nessuna strategia, nessuna volontà di risolvere i problemi reali ma solo la ricerca di consensi immediati, utilizzando la paura e il risentimento diffusi. Si crea così un circolo vizioso, una trappola in cui l’insicurezza, generata e ampliata dalle stesse politiche migratorie volute dalla destra, viene presa a pretesto per giustificare iniziative da “regime di eccezione”, sempre più repressive ed autoritarie. La Chiesa cattolica, i sindacati dei lavoratori e le ONG si sono opposti con forza  a questa svolta antidemocratica e disumana dell’Europa. I partiti politici di sinistra e le forze autenticamente liberali, in Italia e in Europa, devono, a mio avviso, combattere contro i provvedimenti della maggioranza neofascista e popolare che si è formata a Bruxelles. Per dare coerenza a questa battaglia PD e socialisti europei devono ufficialmente e definitivamente abbandonare la maggioranza Von der Leyen.


Enrico Rossi

mercoledì 10 giugno 2026

Remigrazione ed unione europea

Belfast brucia non perché un immigrato sudanese ha tentato di decapitare un bianco in mezzo alla strada.  Brucia perché il Corriere scrive "l'attacco con coltello è attribuito ad un migrante" nonostante l'inequivocabile video. Brucia perché Huffpost scrive che Londra ormai è piena di fascisti ed Henry Nowak scompare da ogni equazione. Scrive perché milioni di italiani affermano, mentendo, che preferirebbero trovarsi da soli, di sera, in strada con un maranza e non con un influencer che dice "scimmia" ad un criminale che gira a petto nudo in centro come fosse a caccia di selvaggina. Brucia perché il diritto di vivere serenamente e persino di vivere e basta è stato soppiantato dall'esigenza del parastato di ingrassare immettendo costantemente carne nuova da Paesi sottosviluppati nel tessuto sociale, dicendo a chi è obbligato ad accogliere: "rassegnati e sopravvivi mentre io mi arricchisco grazie ai tuoi futuri carnefici". Brucia perché in Polonia una ragazzina può passeggiare senza essere violentata, a Milano no, a Torino no, a Barcellona no, a Londra no, a Parigi no, a Lione no, a Bruxelles no, ad Amsterdam no, a Stoccolma no, a Belfast no. Brucia perché un magistrato che ha la possibilità di stabilire se un immigrato stupratore sia i non sia pericoloso, sceglie la seconda opzione e lo rilascia sapendo che l'elettore medio di sinistra dirà che è colpa delle leggi anziché "è colpa sia delle leggi sia della magistratura al servizio del parastato sia degli italiani che hanno votato per non riformarla credendo che quello fosse un atto partigiano che sarebbe bastato alla storia sotto l'ombrello della resistenza e dell'eroismo”. Brucia perché Carofiglio dice che la remigrazione è il tentativo di trasformare delle bestialità in teoria digeribili e lo dice mentre pubblicizza un nuovo libro che cavalca l'egemonia culturale predatrice della sinistra proprio su questi temi spiegando che la vera rivoluzione è nella gentilezza. Brucia perché un sudanese con coltello, stranamente, non si ferma davanti alla gentilezza. Brucia perché il mondo reale non potrà mai collassare davanti alla narrazione degli avversari mentalmente disturbati, quando si tocca la sfera della sopravvivenza primordiale. Brucia perché oggi la cronaca ci segnalerà altri episodi di violenze di immigrati, di giudici compiacenti, di illusioni rivelate. Brucia perché l'inevitabile è inevitabile.


Giovy Novaro 

venerdì 29 maggio 2026

Il ceto medio deve morire

I nuovi dati Eurispes fotografano un Paese che si sta consumando dall’interno. Dal 2021 il potere d’acquisto del ceto medio italiano è sceso di circa il 7,5%. Nel solo 2023 il reddito reale delle famiglie si è ridotto dell’1,6%, mentre i beni essenziali — utenze, cibo, medicine — sono aumentati più dell’inflazione. Più di 6 italiani su 10 faticano ad arrivare a fine mese. Oltre un terzo deve usare i propri risparmi per reggere il costo della vita. A pesare di più sono l’affitto, che mette in difficoltà il 45,6% delle famiglie, seguito dalle utenze per il 28,7%, dal mutuo per il 27,2% e dalle spese mediche per il 25,5%. Intanto il 10% più ricco delle famiglie possiede quasi il 60% della ricchezza nazionale, mentre la metà più povera appena il 7,4%. Nel 2024 la ricchezza dei 71 miliardari italiani è cresciuta di oltre 61 miliardi di euro: 166 milioni al giorno. E la ricchezza netta delle famiglie italiane, tra il 2014 e il 2024, è scesa del 5,5%. Questa non è una crisi passeggera. È il risultato storico di un modello. È il finanzcapitalismo che si è imposto come sistema dominante in Occidente dalla fine degli anni '70, e che in Europa si chiama Unione Europea. 


L’Italia è entrata nell’euro accettando una promessa: più stabilità, più benessere, più peso internazionale. È accaduto il contrario. Abbiamo perso la leva del cambio, compresso la domanda interna, tagliato investimenti pubblici, svalutato il lavoro, privatizzato pezzi strategici dell’economia, accettato vincoli fiscali costruiti contro la crescita. Insomma, il suicidio è il nome nascosto dell'integrazione europea. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: salari fermi, produttività stagnante, industria indebolita, giovani impoveriti, famiglie costrette a consumare i risparmi e a vivere del patrimonio accumulato dalle generazioni precedenti, marginalità geopolitica, conformismo. E mentre l'UE prevede flessibilità per le spese militari, sul piano della spesa energetica, degli aiuti di Stato, del coordinamento tra politica monetaria e fiscale, non si muove niente. E gli italiani percepiscono questa follia: il 44,2% considera le spese militari soprattutto un costo per il Paese. Vedono una contraddizione enorme: si chiedono sacrifici a una società impoverita, mentre mancano risorse per salari, sanità, scuola, casa, natalità, industria, lavoro. Un Paese che non controlla più le leve fondamentali della propria economia non può infatti difendere davvero il proprio interesse nazionale. Per trent’anni ci hanno spiegato che non c’erano alternative. Che anzi stavamo preparando l'irenismo internazionale e il superamento degli egoismi degli Stati. Non serve nostalgia. Serve una nuova strategia nazionale. Perché senza sovranità economica non c’è giustizia sociale. E senza giustizia sociale non c’è nemmeno libertà politica.


Gabriele Guzzi

domenica 1 marzo 2026

Pedofili, filantropi, assassini e criminali

Quel che sta accadendo negli ultimi tempi dovrebbe avere rivelato una verità così ovvia che a parlarne sento di stare facendo una cosa persino banale: la cosiddetta "civiltà" occidentale è il male del mondo. Retta da una rete di predoni miliardari pedofili, massoni e satanisti che si sente in diritto di muovere i fili, spiegare a noi e agli altri come dovremmo vivere e cosa dovremmo fare, che si finge democratica e liberale ma in realtà non conosce altro linguaggio che non sia quello della forza, della violenza, della sopraffazione brutale nei confronti del prossimo. Che uccide, saccheggia, ruba senza scrupoli, parassitando per mantenere un tenore di vita insostenibile se non fosse posto sulle spalle di enormi masse sfruttate e sottomesse, peraltro ipocritamente ammantando di nobiltà le malefatte che da secoli ormai la vedono protagonista. Gli Stati Uniti sono l'emblema di tutto ciò: una società rozza, tamarra, gretta, arrogante, distruttrice di cultura e bellezza, capace di esportare solo arroganza e prepotenza. Una società classista, competitiva, violenta, nel quale un finto sistema democratico blindatissimo, corrotto in ogni sua espressione dai miliardi sborsati di lobby di potere una più marcia dell'altra, fa sì che a prescindere dai fantocci di destra e sinistra che si alternano al governo ogni quattro anni, la linea politica non cambi. Trump non è la causa, ma la conseguenza. Poi ci siamo noi europei, che dopo avere messo nel curriculum secoli di colonialismo, imperialismo, razzie varie, oggi per la legge del contrappasso ci troviamo a essere colonia americana. E allora vediamo le nostre classi "dirigenti" – che in realtà non dirigono neanche il traffico – affannarsi da anni nel fiancheggiare i massacri dell'asse americano-sionista il Iraq, Afghanistan, Libia, Siria, Gaza, Venezuela, ora Iran, addirittura raffigurandoli come nobili operazioni di liberazione. Con mille improbabili giravolte che servono a edulcorare i propri crimini mentre si punta il dito su quelli altrui provando vanamente a rimanere minimamente credibili. E il paradosso finale è che in Italia il culmine di un tale servilismo collaborazionista sia stato toccato nel momento in cui al governo sono arrivati i sedicenti sovranisti, che sono stati votati proprio perchè quelli di prima erano troppo asserviti. Farebbe quasi ridere se non fosse un momento drammatico la notizia del ministro della difesa Crosetto bloccato nel teatro di guerra perché quelli che dovrebbero essere suoi alleati non gli avevano che stavano per lanciare qualche "missiluccio" proprio da quelle parti. In tutto questo, in un momento storico nel quale servirebbe il coraggio di un complessivo esame di coscienza, prendendo le distanze dalle manovre criminali di assassini senza scrupoli che consideriamo amici, e rivedendo alleanze che ci rendono complici di chi avvicina un passo alla volta l'umanità all'estinzione, il nostro Paese è sotto profonda anestesia. Non solo, è impantanato in un surreale dibattito di distrazione di massa su un tecnicismo che riguarda le carriere dei magistrati, come se fosse questa la nostra priorità mentre il mondo va a fuoco anche a causa nostra. Il sonno della ragione genera mostri.


Francesco Forciniti

lunedì 8 dicembre 2025

Realismo e satira

Il sindaco musulmano di Londra, in un evento di canti natalizi, si accorge di dover cantare "Cristo è nato, il Re è nato" ed inizia ad agitarsi, guardandosi attorno nella speranza che tutto finisca il più velocemente possibile.


Ungheria e Slovacchia decidono di portare l'UE davanti alla Corte di Giustizia perché la formale rinuncia al gas russo causerà immediati aumenti sulle bollette dei cittadini ungheresi e slovacchi, come se gli interessi del popolo improvvisamente avessero priorità su quelli di Bruxelles: proprio non vogliono adeguarsi questi Stati ribelli.


Sabato sera, una gang di maranza ha massacrato un gruppo di giovani trevigiani mandando in ospedale con la mascella rotta un diciottenne. Contemporaneamente a Parma è scoppiata l'ennesima rissa fra tunisini ed egiziani, mentre a Brescia una donna è stata colpita con un pugno al volto, mentre passeggiava, da un nigeriano. 


In Iran migliaia di donne hanno sfidato il Regime, correndo una maratona senza velo e gli organizzatori sono stati immediatamente arrestati e adesso rischiano la pena di morte, mentre a Torino un gruppo di donne occidentali e progressiste da giorni inscenano proteste per la liberazione di un Imam che predica la schiavitù delle stesse donne che lo difendono.


L'Unione europea ridotta a divincolarsi fra tappi di bottiglie che non si staccano, posticipazione del Green Deal al 2090 dopo aver disintegrato il comparto automobilistico, elargizione di denaro per permettere a due tizi ucraini di lastricare il bagno di oro con lo scopettone del cesso rivestito di smeraldi e una catena di Sant'Antonio di bandiere UE che scatenano una presa per culo istantanea verso gente come Calenda che ormai non si pone nemmeno più il dubbio di passare alla storia come zimbello fra gli zimbelli.


Incredibile che Trump e Musk si inventino di sana pianta che la civiltà europea sia in pericolo. Non ci sono elementi per poterlo affermare: i nostri valori e le nostre economie godono di perfetta salute e adesso scusate ma è ora della preghiera musulmana verso la Mecca e devo prendere il tappetino.


Giovy Novaro

giovedì 16 ottobre 2025

In commissione covid

Cosa ci fu negato: la verità sulla sindemia e sull’emergenza infinita

Oggi, 15 ottobre, ricorre il quarto anniversario di una misura infame: il Green Pass, che combattei in Parlamento e nelle piazze. Fu l’apice di un delirio giuridico che divise i cittadini, calpestò il lavoro e la dignità, e legittimò una segregazione senza precedenti. Fu la più grave distorsione giuridica e sociale della nostra Repubblica: lungi dall’essere uno strumento sanitario, era semmai un mezzo di controllo politico che divideva i cittadini, violava libertà fondamentali e consolidava un’emergenza artificiale, priva di basi scientifiche che fossero in grado di reggere a serie obiezioni. A quattro anni di distanza, l’Italia non ha ancora avuto il coraggio di fare i conti con quel disastro, di riconoscere l’abuso e di chiedere giustizia per chi fu umiliato e privato del lavoro in nome di una falsa sicurezza. All’inizio della sindemia Covid – un drammatico "stress test" che ha sconvolto intere società e snaturato quel che rimaneva delle democrazie – regnavano paura, confusione, un senso di assedio globale. Anche chi, come me, faceva parte della maggioranza del governo, affrontava un fenomeno inedito: era possibile — persino inevitabile — commettere errori nella prima fase, quando il c.d. Comitato tecnico scientifico proponeva misure drastiche in un contesto d’incertezza, mentre Paesi diversissimi fra loro per regime politico e caratteristiche sociali convergevano tutti su misure di emergenza simili.


C’è stato perfino un momento in cui Teheran, Roma, New York, Mosca, Parigi, New Delhi e Tel Aviv erano contemporaneamente in confinamento. Regimi opposti per ideologia, struttura e interessi — teocrazie, democrazie liberali, autocrazie, economie pianificate o ultracapitaliste — convergevano nella stessa risposta sincronizzata, in nome di una paura condivisa. Una convergenza mai vista nella storia, che allora sembrava temporanea ma che ha finito per modellare un nuovo paradigma politico globale: la normalizzazione dello stato d’eccezione, la gestione tecnocratica della società, la subordinazione della libertà al controllo sanitario. Ma ciò che non era inevitabile — e accadde in Italia — fu la successiva trasformazione dell’emergenza in una nuova architettura giuridica a vocazione permanente, che sospese libertà fondamentali e normalizzò l’abuso di potere. A tutti i cittadini, e pure a noi parlamentari di allora, fu negato di sapere: le informazioni reali erano filtrate, le autopsie vietate, i protocolli imposti. Imperava un maccartismo che rendeva impervia qualsiasi altra idea. Ora l’audizione parlamentare della professoressa Maria Rita Gismondo squarcia il velo, con anni di ritardo: ha raccontato che le intubazioni sistematiche furono causa diretta di migliaia di morti, che si trattò di malasanità indotta da protocolli errati, mentre i suoi avvertimenti restavano inascoltati. Ha ricordato le autopsie eseguite di nascosto, che rivelarono gravi errori clinici, e l’assurdità dei tamponi riservati ai sintomatici, del panico organizzato, delle mascherine inutili, della censura contro chi osava dubitare. Io rimasi allora in maggioranza solo per una ragione: bloccare l’adozione del MES, che avrebbe trascinato l’Italia nel destino della Grecia. Ci riuscii assieme ad alcune decine di parlamentari intransigenti, e la nostra azione fu fondamentale per impedire lo scenario mostruoso della distruzione finanziaria. Ma quando la gestione Draghi portò l’emergenza a sistema — con green pass, obblighi e discriminazioni — non c’era più alcun margine di manovra. Creammo forse l’ultima vera opposizione parlamentare della Repubblica. Arrivò perfino il momento in cui - caso unico - potevo entrare in uno qualsiasi dei 47 parlamenti del Consiglio d’Europa tranne che in quello di cui ero membro. Il Draghistan era un’aberrazione tutta italiana, prigioniera di un racconto sempre più lontano dal vero.  Oggi la Gismondo conferma ciò che molti di noi denunciarono: non fu prudenza, fu una politica che scelse la paura come metodo di governo.


Pino Cabras

sabato 2 agosto 2025

Scelte soggettive dei giudici

Ma cosa c’è da festeggiare? Quello che non hanno capito i beoti che oggi festeggiano giulivi la sentenza della corte di giustizia europea sui cosiddetti “paesi sicuri”, è quanto devastante sia tale pronuncia non per l’Italia (di cui è noto il loro disinteresse) bensì per la loro amata europa. Sono così inebetiti e gongolanti per il fallimento della politica dei respingimenti, da non rendersi conto che quella sentenza non assesta solo un colpo mortale al vituperato modello Albania, o alla politica migratoria nazionale, ma al principio dell’unità del diritto europeo in materia di controllo dell’immigrazione illegale di massa. L’imbecillità gioiosa e l’infrenabile cretineria gaudente non gli permette neanche di rendersi conto di quanto profondo sia lo sfregio alla certezza del diritto.


Ma cosa c’è da festeggiare? Se poggiaste per un attimo il fiasco di vino e smaltiste la sbornia, forse vi rendereste conto che, in base a quella sentenza, in qualsiasi stato membro dell’unione europea (non solo nell’odiata Italia “fascista”) sarà il singolo giudice nazionale a stabilire se il paese dove il governo vuole rimpatriare il migrante, illegalmente giunto sul suolo nazionale, sia sicuro o meno. E non solo. Quel giudice per poter valutare la sicurezza di una nazione straniera potrà attingere a “fonti di informazioni personali”. Siete ancora sotto i fumi dell’alcool o un minimo di lucidità mentale vi è balenato in quel cervellino con il vuoto a rendere? Capite cosa significa questo? Significa che la valutazione sulla sicurezza o meno di un paese in cui rimpatriare il clandestino, non sarà un’uniforme scelta politica, bensì una scelta soggettiva del singolo giudice. Per cui, ciascun giudice potrà decidere in maniera diversa. Un paese potrà essere sicuro per un Tribunale e per un altro no. Per qualcuno l’Egitto potrebbe essere non sicuro, per altri invece potrebbe essere sicuro. Si avrà una pluralità di diritti tanti numerosi quanti sono i giudici.


E questa la chiamate “certezza del diritto”? Ma non solo! Come faranno i singoli giudici a valutare senza avere gli strumenti per svolgere una complessiva e complessa valutazione sulla sicurezza di un ordinamento straniero, senza la conoscenza approfondita del suo diritto e delle sue applicazioni consuetudinarie? Interpelleranno un’agenzia di viaggi? Chiederanno ai loro amici che sono stati lì in vacanza? Si baseranno su un documentario visto su La7? O su una serie Netflix ambientata in quel Paese Qui non si tratta di potere politico subordinato al potere giudiziario ma addirittura subordinato al singolo giudice! E non sto parlando del potere politico italiano, e tantomeno di “sovranismo”.  Mi sto riferendo alla politica europea, alle direttive europee sul controllo dell’immigrazione che, con tale sentenza, non avranno più alcuna efficacia poiché la commissione europea sarà surclassata dall’ultimo giudice di Roccacannuccia. Ma cosa c’è da festeggiare? C’è una stupidità feroce in chi si rifugia nel “tanto peggio, tanto meglio”. Chi lo fa non cerca soluzioni ma sfoghi e vendette. Applaude all’incendio dimenticando che quando tutto brucia nessuno si salva.


Salvino Paternò 

martedì 10 giugno 2025

Ci credono….

In questa formidabile locandina pubblicata sui canali ufficiali del Partito Democratico, che vorrebbe addirittura celebrare la scoppola referendaria come un successo, c'è esattamente la spiegazione del perché questa gente sia talmente priva di credibilità da riuscire a squalificare anche temi fondamentali come quello dei diritti dei lavoratori. In sostanza il PD - ma lo stesso giochino stanno provando a fare anche gli altri "leader" trombati del cosiddetto "centrosinistra” - pretende di potersi intestare i 13 (che poi in realtà sono 12, ma tant'è) milioni di sì raffrontandoli ai voti presi dalla coalizione di "centrodestra" alle elezioni politiche del 2022.


Il tema dello smantellamento dei diritti dei lavoratori – peraltro voluto e propiziato proprio dal PD – è stato negli ultimi anni il grimaldello principale attraverso cui l'ideologia neoliberista ha precarizzato le vite di milioni di persone in nome della "flessibilità". La svalutazione del lavoro è il punto cruciale attraverso cui è avvenuto un grande travaso di potere sociale dal popolo verso le élites finanziarie. Se l'iniziativa referendaria su un tema del genere l'avessero proposta forze minimamente credibili avremmo dovuto vedere le file ai seggi, altro che 12 milioni di voti! Ora, cari signori del PD, non pretendevo certo da voi la capacità di fare autocritica, e capire che siete così "sputtanati" al punto da indurre milioni di lavoratori a restare a casa pur di non legittimarvi. Ma almeno non vi azzardate a intestarvi i voti di quelli che sono andati a votare non perché gliel'avete detto voi, ma NONOSTANTE gliel'abbiate detto voi. Per questo abbiate la dignità di mettere giù le mani da quelle persone che nel fine settimana si sono recate al seggio solo per l'importanza del tema dei diritti dei lavoratori, ma vi disprezzano al punto che non vi voterebbero neanche sotto tortura!


Francesco Forciniti



lunedì 9 giugno 2025

Riflessioni su taluni referendum

L'altro giorno ho scritto un post che qualcuno ha interpretato come un piccolo manifesto astensionista e che in realtà non era nient'altro che una semplice analisi di una realtà che mi sembra evidente: per far ritornare alle urne un buon numero di potenziali votanti non sdraiati sulle categorie politiche imposte dal main stream bisogna riprendere in mano il discorso legato alla stagione draghiana. Quel post ha avuto un riscontro enorme e il motivo è piuttosto banale: ha riportato alla luce un rimosso. In quei due anni abbiamo visto infatti stringersi in un abbraccio scellerato establishment tecnocratico, partitico, finanziario, sindacale ( la foto con pacche sulla spalla tra Landini e Draghi ne è stata rappresentazione plastica) giornali, televisioni, appellisti, intellettuali di sinistra e di destra (tranne rare per quanto illustri eccezioni) show business, vertici accademici e perfino una (presunta) sinistra chiamamiamola radicale (Rifondazione, Acerbo, Potere al Popolo, quella roba lì). Insomma un vero e proprio Sistema - la società dello spettacolo nella sua massima espressione totalitaria -  che si è stretto intorno a opportunismi politici, dogmatismi ideologici, interessi di segno opposto ma coincidenti. Un abbraccio che ha prodotto tra le altre cose:


- uno spostamento di risorse economiche mai visto dal settore pubblico a quello privato (leggi: fiumi di denaro sottratti alle casse pubbliche e finiti in quelle di Pfizer e co).


- una violenta esclusione  dal lavoro e dalla vita sociale di milioni di persone che non si sono piegate a un ricatto di natura biopolitica  basato su presupposti palesemente mendaci, truffaldini, falsi al cento per cento;


- una frattura sociale che ha distrutto legami familiari e affettivi, molti dei quali non si sono mai più ricuciti 


- una campagna d'odio che ha scatenato una persecuzione in stile apartheid di una minoranza di persone a cui è stata tolta ogni dignità civile (il cui grado di violenza hanno potuto cogliere solo coloro che l'hanno vissuta).


- una perdita totale e irreversibile di fiducia nelle istituzioni e nel processo democratico da parte di chi ha subìto quella assurda persecuzione politica. 


Solo per dirne qualcuna (c'è molto, molto altro). Ora, quello che farei io se volessi riportare a uno straccio di partecipazione democratica le persone che hanno sofferto quello scempio non è certamente liquidare quella stagione  come un piccolo incidente di percorso dovuto a una contingenza. O magari derubricarla a evento minore, di natura tutto sommato impolitica, sottolineando che il processo era già in atto da tempo ma contraddicendosi subito dopo sostenendo che in realtà le istituzioni, i corpi intermedi, il processo democratico sono in fondo ancora sani e non completamente inghiottiti dai vari vincoli esterni, invitando più o meno simpaticamente (meno) a smettere di frignare e andare a votare sti cinque quesiti (che fondamentalmente servono a rilanciare carriere di gentaglia come Landini e ricostruire una verginità a partitacci in crisi, roba perlopiù basata su technicalities abbastanza incomprensibili ai più e di dubbia efficacia pratica). Insomma, ci dicono convinti, questi pasdaran del quesito landiniano: muovete il culo brutti inutili narcisisti piagnoni che non siete altro che ora sì che la metteremo in quel posto ai padroni. Ma si, certo, come no! Io se avessi un po' di visibilità e influenza e volessi convincere le persone a cercare di ritrovare un po' di fiducia negli istituti-istituzioni democratici gli direi: la stagione draghiana è stata un errore madornale, non permetteremo mai più che un regime tecno-autoritario, senza opposizione politica, con le conferenze stampa applaudite dal cento per cento dei giornalisti, ostaggio di vincoli ed interessi finanziari come quello draghista possa sospendere dal lavoro qualcuno o costringerlo a iniettarsi un farmaco di dubbissima efficacia e utilità comprato a carissimo prezzo da una chiacchierata multinazionale contro la sua volontà, pena la perdita del sostentamento. Noi intellettuali, sindacati, partiti, media più o meno indipendenti, più o meno anti sistema, influencer di sinistra-sinsitra, Ottoliner, Lipperiner eccetera eccetera faremo pressione per riassorbire quella crisi di credibilità delle istituzioni e ci Impegnaremo senza ambiguità  affinché mai più il patto sociale alla base della convivenza civile venga sfasciato in quel modo. Senza questo passo, gran parte di quell'elettorato (prezioso se non necessario per pensare di ribaltare qualunque genere di rapporti di forza) non si recupera più. E ricordiamo un'ultima cosa, anch'essa banale: la politica non si fa su fb (se non quando si era costretti in casa con autocertificazioni e lasciapassari digitali) e non si fa nemmeno rispondendo sissignore! nelle urne alle giravolte pirandelliane di partiti e personaggi in cerca d'autore. Si fa con iniziative vere, con slanci ideali, appassionati, coraggiosi. Io nel mio piccolo ho cofondato una rivista controculturale che con tutta probabilità mi porterà alla rovina economica. Per me questa è la forma più alta di politica che è possibile fare oggi. Il resto ci è stato tolto da quelle facce da cazzo che ieri erano in piazza per Gaza col cappelletto pro referendum.


Vanni Trentalance

domenica 8 giugno 2025

Il referendum sulla cittadinanza facile

Oggi, in teoria, dovrei andare a votare in un referendum che dimezza il tempo per richiedere la cittadinanza italiana, che passerebbe da 10 a 5 anni. Per i promotori, quindi i sinistri, 2,5 milioni di stranieri potrebbero diventare italiani a tutti gli effetti. Ora io ho fatto i 10 anni tutti interi, e so cosa significa aspettare un decennio prima di avere una qualche certezza di stabilità o addirittura libertà di movimento (ai miei tempi per il rinnovo del permesso di un anno ci voleva un anno, e nel frattempo con la ricevuta non si poteva manco tornare in vacanza nel paese di origine). Però io non sono cieco: vedo anche che l’immigrazione che arriva in Italia non è fatta di ingegneri e astronauti che parlano fluente italiano scelta in base ad una graduatoria di punteggi, ma di povera gente semianalfabeta che viene dalle campagne e periferie del terzo mondo (e parlo dei regolari). 5 anni non bastano affinché capiscano dove sono capitati, figuriamoci integrarsi. E poi ritrovarsi di colpo con 2,5 milioni di cittadini in più è una sfida che farebbe crollare l’intero apparato burocratico italiano: non riescono a fornire ai cittadini i passaporti e le carte di identità in tempo già ora, figuriamoci con milioni di richieste in più. E poi, francamente, permettere ai sinistri di rivendicare questo colpo di stato demografico, facendo incetta di voti facili che neanche i fratelli musulmani in Egitto quando promettevano il paradiso e una bottiglia d’olio in cambio del voto, anche no. Quindi non solo non andrò a votare, ma vi esorto a godervi la bella giornata di sole al mare e mandarli tutti a stendere. E ve lo dico da cittadino naturalizzato che ha penato per averla, la cittadinanza. 


Sherif El Sebaie

giovedì 15 maggio 2025

La pace o il condizionatore…

Il 6 aprile 2022, Draghi ci chiedeva di fare sacrifici, spiegandoci che l’Europa (ovvero noi cittadini) doveva sostenere la causa ucraina e colpire la Russia con sanzioni. Ci diceva che queste sanzioni sarebbero state efficaci e che la Russia sarebbe andata "al collasso". In quel momento, molti di noi (me compreso) criticarono queste scelte, prevedendo un costo insostenibile per l’Italia e una prolungata e dolorosa guerra economica e geopolitica. Oggi, quelle stesse sanzioni ci hanno lasciato con bollette alle stelle, industrie in difficoltà e famiglie a rischio. Siamo noi a essere sull'orlo del collasso economico. E la beffa è che, mentre molti miliardi sono stati spesi e centinaia di migliaia di soldati e civili hanno pagato con la vita, il conflitto in Ucraina non sembra nemmeno avvicinarsi a una fine. È davvero difficile pensare che i leader europei credessero seriamente che la Russia sarebbe stata sconfitta militarmente attraverso l'invio di armi, l'escalation della guerra e le sanzioni economiche. Il conflitto tra Ucraina e Russia è asimmetrico, e la Russia ha enormi risorse in termini di territorio, esercito e, soprattutto, capacità nucleare. La "vittoria militare" contro una potenza nucleare non è mai una strategia realistica… è solo molto pericolosa. La verità è chiara: Draghi, e tutti i leader europei che hanno sostenuto la linea delle sanzioni, e ci hanno imposto determinate scelte, non possono continuare a ignorare che le loro politiche hanno avuto un ruolo determinante nelle difficoltà che stiamo vivendo. Non si tratta solo di difendere la pace, ma di riconoscere che le scelte fatte non hanno funzionato come sperato. Draghi deve ammettere l’errore. Almeno quello. Basta arroganza: vogliamo responsabilità! Non può continuare a fingere che le sue decisioni non abbiano avuto un impatto diretto su di noi. Le sanzioni non hanno fatto crollare la Russia, mentre l'Europa ha pagato un prezzo altissimo in termini di energia e inflazione. Inoltre oggi vediamo che la Russia, ha saputo reagire, adattarsi e persino aumentare le sue esportazioni verso paesi non occidentali. Dunque non è più accettabile che Draghi venga a dirci oggi “I prezzi dell’energia sono insostenibili per le famiglie”. Ma dov’è il mea culpa? Molti di noi lo avevano previsto. Le sue scelte ci hanno portato a questa situazione, eppure non c’è nessuna ammissione di errore. Basta con le lezioni da chi ha sbagliato: vogliamo responsabilità, non sermoni! Ammettere la fallibilità delle proprie scelte sarebbe un segno di umiltà e onestà. Ignorarlo sarebbe un atto di superbia e arroganza.


Francesco Santoro

sabato 15 febbraio 2025

Il caso Mattarella

Come leggere la polemica che mette d'accordo tutti i furbacchioni, da Benigni a Meloni? Trattandosi di Mattarella, dobbiamo tenere a mente le leggi ferree con cui egli si regola senza eccezione alcuna.


1) Sergio Mattarella non improvvisa MAI: se un suo discorso fa effetto, è perché voleva provocare esattamente quell'effetto. Pertanto, se dice che trattare con Putin è come trattare con Hitler proprio nel momento in cui si prospetta un vero negoziato globale, lo dice esattamente per affondarlo, anche al prezzo di una menzogna storica e una crisi diplomatica acuta.


2) I passi dell'Inquilino Permanente del Quirinale si muovono sulla base di informazioni privilegiate sulle volontà di altri potenti del suo livello precluse ai livelli inferiori della politica: quando Mattarella prende una posizione sa già cosa ne pensano gli ambienti con cui concorda le sue azioni e i suoi silenzi. Si tratta di ambienti sovranazionali che hanno determinato ogni passo della NATO e della UE negli ultimi decenni, e che oggi sono investiti (minacciati) dal ciclone Trump ma non hanno ancora esaurito tutto il loro potere e lo vogliono spendere in una sfida esistenziale.


Se le leggi matarellesche sono così inesorabili, la domanda è una ma articolata: cosa ha deciso il suo ambiente di riferimento per il futuro dell'Europa? È una domanda scomponibile a sua volta in diverse sotto-domande: questo "ambiente" vuole continuare la guerra con la Russia con un maggiore livello di scontro? Vuole riconvertire tutto in un'economia di guerra votata a un rapidissimo riarmo? Intende superare la NATO e la UE che conosciamo creando una nuova istituzione che disobbedisce a Washington e serra le fila attraverso una nuova "governance" militarista che forza autoritariamente e avventuristicamente la mano fino a schiacciare le resistenze? I due recentissimi discorsi europei del vicepresidente USA, J.D. Vance, sono stati a loro volta schiaffoni non improvvisati, delle sberle mirate che hanno umiliato e coperto di disprezzo le classi dirigenti europee proprio sul punto della libertà. Li ha trattati come i tristi regolatori di un sistema sempre più dittatoriale e orientato a conculcare chi dissente. In sostanza, Mattarella, Starmer, Macron avevano già chiaro che c'era un nuovo sceriffo in città e hanno deciso di dare il segnale di voler reagire con un azzardo che contraddirebbe un'intera vita scandita da movimenti felpati in stanze ovattate. Oggi - anche se non hanno certo il fisico del ruolo - puntano a ucrainizzare lo spazio pubblico europeo. Magari poi pensano di trovare un accomodamento con gli americani, ad esempio comprando armi Made in USA. Ma intanto la guerra civile in seno alle élite dell'Occidente collettivo è iniziata. Anche Zelensky - un ex (?) pagliaccio - non aveva il fisico del ruolo, ma ha avuto tempo per creare le condizioni di una guerra catastrofica. I pagliacci europei non vedono l'ora di far danno su una scala più grande. Benigni applaude. Meloni e Schlein pure.


Pino Cabras

sabato 1 febbraio 2025

La riforma della giustizia

Con la coccarda appuntata sul fiero petto e la Costituzione sventolata qual drappo ribelle, patetiche figure togate lanciano striduli strali, prefigurando desolanti scenari giuridici e vitali, semmai la famigerata riforma sulla nefasta separazione delle carriere venisse approvata. Vorrei allora tentare l’ardua impresa di spiegare, in parole semplici e chiare, ai non addetti ai lavori, la sostanza e gli scopi della riforma…per chi avrà la voglia e la pazienza di seguirmi. La Riforma verte su tre punti:

1) la SEPARAZIONE DELLE CARRIERE tra magistratura requirente e magistratura giudicante;


2) la nomina per accedere al CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA, finalizzata ad eliminare il potere delle correnti politiche;


3) la nuova procedura per le VIOLAZIONI DISCIPLINARI dei magistrati.


Per quanto riguarda la SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, la riforma mira a separare la figura del Pubblico Ministero – magistratura requirente (colui che formula l’accusa), da quella del Giudice – magistratura giudicante (colui che valuta se quell’accusa è fondata o meno). Le due figure non compaiono solo nel processo, ma anche nel corso delle indagini. Se, per esempio, il Pubblico Ministero vuole intercettare un indagato deve chiedere al Giudice il decreto.  Se vuole che l’indagato sia arrestato deve inoltrargli una richiesta di ordinanza di custodia cautelare in carcere.  Se i termini delle indagini sono scaduti e vuole continuarle, deve proporre al Giudice una proroga. A conclusione delle indagini gli chiederà di processarlo e al termine del processo di condannarlo. Ebbene, un Giudice imparziale non dovrebbe avallare ciecamente qualsiasi richiesta del PM, bensì vagliare obiettivamente le fonti di prova raccolte, comprese quelle individuate nel corso delle indagini difensive, e prendere le sue decisioni. Ma esiste questa equidistanza tra accusa e difesa? Assolutamente NO!


PM e Giudici sono indissolubilmente legati tra loro e i ruoli sono finanche, seppur in rari casi, intercambiabili. Fanno lo stesso concorso, la stessa carriera, spesso appartengono allo stesso sindacato, alla stessa corrente, ma soprattutto appartengono… allo stesso Consiglio Superiore della Magistratura! Ed è nel CSM, organo di autogoverno della magistratura, che si decidono i trasferimenti, le promozioni, le nomine ai gradi apicali, le sanzioni disciplinari. Tale perverso connubio può quindi portare inevitabilmente il Giudice a soddisfare le richieste del PM… di quello stesso PM che un domani, lui o la sua corrente, potrà assurgere agli scranni del CSM e decidere la sua promozione, il suo trasferimento, la sua punizione disciplinare. Ecco che, per evitare ciò, la riforma si pone l’obiettivo di separare le due figure creando due CSM differenti: uno per i PM, l’altro per i Giudici. In tal modo i Giudici avranno il loro organo di autogoverno e saranno del tutto indipendenti dai PM.


La netta distinzione tra le due figure, oltre che a garantire vera parità tra accusa e difesa e finalmente la presenza di un giudice terzo e imparziale, potrà inoltre migliorare la professionalità dei magistrati. Si stratta, infatti, di due funzioni completamente diverse, con un'impostazione differente. Tanto deve essere partecipe il primo, quanto distaccato l'altro. Il PM non solo deve saper seguire le indagini della Polizia Giudiziaria, ma, una volta concluse, deve imbastire la strategia processuale. Essere capace di presentare in udienza il materiale probatorio in maniera convincente. E stare in udienza è un'arte che spesso i nostri PM non conoscono affatto. Il Giudice, invece, deve essere un profondo giurista. Abile nel dirigere con equità la fase pre-processuale e il dibattimento. Saper valutare con distacco le fonti di prova raccolte da accusa e difesa e motivare con rigore logico ogni sua decisione. Perché il diritto è logica. E in certe sentenze la logica spesso latita. Come tutto ciò possa fa “perdere autonomia ed indipendenza” ai magistrati non è dato sapere. Per quanto riguarda LA NUOVA COMPOSIZIONE DEL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA, del cui potere abbiamo parlato, la domanda da porsi è la seguente: 


Come si viene nominati oggi al CSM? Un magistrato che voglia candidarsi deve raccogliere dalle 25 alle 50 firme dei suoi colleghi. Pare facile, ma non lo è. In una piccola procura non c'è neanche la metà dei magistrati a cui chiedere la firma. Ne consegue che l’unico ente in grado di raccogliere il numero di firme necessarie è la “corrente” (Magistratura Democratica, Unicost, Area, Magistratura Indipendente e via cantando). Ogni corrente fa riferimento ad una ideologia politica… e già basterebbe questo per farci rabbrividire. Se un magistrato, seppur bravo e stimato dai colleghi, non ha l’appoggio di una corrente, non ha speranza alcuna di far planare le proprie terga su quegli scranni. E così, tali associazioni politicizzate divengono veri centri di potere in grado di condizionare l’intera macchina della giustizia, con le disastrose conseguenze che il clan Palamara ci ha insegnato. Ebbene, la riforma mette la parola fine a questa oscenità. Ogni magistrato, anche quello apolitico e non inserito in alcuna corrente, si potrà candidare nei due CSM poiché l’elezione avverrà per sorteggio. Non essere d’accordo significa o essere complici o, peggio, beneficiari della politicizzazione nella magistratura.


E ora l’ultimo punto: LE VIOLAZIONI DISCIPLINARI.


In linea di massima un magistrato, per la veste che ricopre, se sbaglia dovrebbe essere giudicato più severamente di un qualunque cittadino. Invece oggi accade l’esatto contrario. La valutazione disciplinare, come abbiamo detto, è compito del CSM che, essendo composto nella quasi totalità da magistrati, fa le cose in famiglia seguendo la prassi costante dell'indulgenza. E così, non si contano i casi eclatanti di magistrati che ne hanno combinate di ogni, senza pagare conseguenza alcuna. Potrei citare il caso di un giudice che fece scarcerare una persona con un ritardo di sei giorni ma non ebbe alcuna sanzione disciplinare poiché “viveva una situazione familiare critica, che gli procurava preoccupazione”. O di un altro che guidava ubriaco, ma la sua condotta non fu ritenuta “degna di nota”. Per finire con un altro ancora che dimenticò un minore in cella oltre la scadenza dei termini, ma per la sezione disciplinare del Csm si trattò di un fatto “scarsamente rilevante”. Basti analizzare il numero delle azioni disciplinari avviate nel 2023. Su 90 richieste di provvedimenti, solo 15 magistrati sono stati condannati in sede disciplinare dal Csm, di cui 8 con la “censura”, la sanzione più lieve che non incide sulla carriera. Ebbene, la riforma mette una pietra tombale su questo obbrobrio.


Non sarà più il CSM, anzi i CSM, ad avere competenza sui provvedimenti disciplinari, bensì l’ALTA CORTE DISCIPLINARE, composta oltre che da sei magistrati, anche da sei professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati con almeno venti anni di esercizio (ovviamente tutti estratti a sorte). Ora, se avete avuto la pazienza di leggere fino a qui, conoscete nel merito la riforma che fa tanto indiavolare le toghe incoccardate che sventagliano i fumi della rabbia con la Costituzione. Quei giudici che hanno sdegnosamente e con supponenza voltato le spalle ai rappresentanti del governo, sono gli stessi che da anni le hanno voltate al popolo italiano. Ed è il momento che il popolo le volti a loro. E lo faccia per ricordargli che non sono una casta privilegiata e neanche un potere sovrastante, intoccabile e insindacabile. Sono solo pubblici ufficiali, appartenenti ad un ordine dello Stato chiamato ad applicare le leggi.. anche quelle che non gli piacciono.


Salvino Paternò 

venerdì 3 gennaio 2025

Mattarella e i patrioti esteri

Ogni volta che Mattarella parla declamando le virtù dell'immigrazione, un immigrato sfodera una lama e cerca di affettare qualcuno. E ogni volta che accade, qualche tutore delle forze dell'ordine è costretto a sparagli. E ogni volta che lo fa, quell'agente finisce sotto processo.Questa catena infausta di eventi è ormai divenuta una legge della fisica e della dinamica italica. Accadde nel dicembre scorso, allorquando il presidente, vantando la rilevanza costituzionale del diritto d'asilo, si scagliò contro le sirene del "settarismo nazionalistico, etnico, se non finanche religioso", del tutto desuete nella nostra società "globale e interconnessa". Poche ore dopo, a Padova, un immigrato nigeriano, molto poco interconnesso, armato d'ascia seminava il panico. Toccava a due agenti della Polizia affrontarlo. Nel corso della violenta e concitata aggressione, uno dei due si vedeva costretto a sparare dei colpi d'arma da fuoco che lo ferivano ad una gamba. Nel mentre rimbombava ancora nella notte l'eco dello sparo, già era scattata in automatico l'indagine a suo carico. Nell'omelia di fine anno, il copione si è ripetuto. Qui il presidente si è spinto addirittura ad appellare "patrioti" i migranti che si integrano, arricchendo così la nostra comunità.


E quasi fosse un richiamo della foresta, a Rimini, un egiziano, messo coltello e corano in tasca, è uscito in strada e ha scatenato l'inferno. Stavolta è toccato ad una pattuglia dei Carabinieri arrivare sul posto quando il mancato "patriota" aveva già accoltellato 4 passanti. Stessa scena, stessa foga, stesso epilogo con l'inevitabile esplosione di colpi di pistola che stavolta, però, hanno causano il decesso del folle aggressore. E mentre noi brindavamo al nuovo anno, un Carabiniere viveva il turbinio di sensazioni contrastanti: la soddisfazione di aver salvato delle vite, il cruccio di averne spenta una, la preoccupazione per la propria, inghiottita da un lungo e complesso processo. Ma purtroppo di tristi storie di clandestini fuori controllo, cittadini terrorizzati e poliziotti allo sbaraglio ne abbiamo viste tante e tante ancora ne vedremo, così come di sermoni umanitari, progressisti e mondialisti tanto soavi, quanto irresponsabili tanti ancora ne ascolteremo. L'unica nuova vera dissonanza cognitiva che spicca nella predica presidenziale sta invece nell'anomalo e stonato termine "patriota" affibbiato agli extracomunitari che, bontà loro, non vogliono tagliarci la gola, ma rispettano le leggi. Ma d'altronde per l'esimio presidente patrioti sono anche gli studenti che studiano, medici, insegnanti e imprenditori che svolgono regolarmente il loro lavoro. Beh, a questo punto, qualcuno regali un dizionario al presidente! E quel qualcuno gli spieghi che coloro che lui descrive, di qualunque nazionalità siano, sono dei buoni cittadini, delle persone rispettabili. Non dei patrioti. Il patriota è qualcosa di diverso, qualcosa di più. È una "persona che ama la patria e mostra il suo amore lottando o combattendo per essa". Non basta rispettare le leggi e fare il proprio dovere per definirsi tale. Quella dovrebbe essere la regola.


Si dica soprattutto al presidente che amare la patria è un sentimento che inevitabilmente ti lega ad un suolo patrio. Una terra con dei confini, delle tradizioni, una lingua, dei cibi, una storia, una costituzione e, per chi ci crede, finanche una religione. È dunque paradossale per il patriota accettare che la propria terra venga invasa e deturpata da un'immigrazione incontrollata che si sa impossibile da integrare. Lo si informi, però, che i patrioti sanno benissimo che gli immigrati possono arricchire la comunità, ma solo se giungono tramite dei flussi regolari gestiti dagli Stati e non dai mercanti di uomini. E, infine, a proposito di uomini che lottano per amore della patria, si faccia sommessamente presente al presidente che nell'elenco sciorinato dei presunti patrioti, si è stranamente scordato di menzionare proprio le forze dell'ordine. Le stesse forze dell’ordine che nell’anno che abbiamo appena salutato hanno subito un aumento di aggressioni del ben 122%.. Insomma, per evitare paradossali contradizioni logiche e disarmonie semantiche, quel qualcuno consigli al capo dello stato di evitare in futuro, nelle sue esternazioni, l’uso di termini che… non appartengono affatto al suo glossario.


Salvino Paternò 

mercoledì 1 gennaio 2025

Discorso di fine anno

Premetto che io ero al ristorante per la cena e quindi, non ho ascoltato il discorso del “presidente”, o meglio, sono anni che non ascolto tale discorso perché ormai retorico e completamente vuoto ma c’è chi masochisticamente, lo fa per me. Ecco il sunto:


Breve riflessione sul discorso del presidente Mattarella


I temi toccati dal Presidente Mattarella sono tanti: pace e guerra, libertà di stampa, diseguaglianze Nord/Sud, femminicidi, cambiamenti climatici, emigrazioni, disagio giovanile, sovraffollamento delle carceri, ottantesimo “Liberazione”.  Con un conclusivo: «Siamo chiamati a consolidare e sviluppare le ragioni poste dalla Costituzione alla base della comunità nazionale».


Non è mia intenzione entrare nel merito dei (tanti) punti toccati dal Presidente, mi limito qui a mettere in evidenza lo “spirito” che ispira il discorso di fine anno. Una certa genericità è comprensibile, non si può chiedere un’analisi dettagliata dei tanti temi in un saluto di fine anno alla nazione. Ma ciò che colpisce è la postura (come dicono quelli colti), del tutto schiacciata al pensiero dominante del nostro Occidente che si esprime attraverso le sue principali figure istituzionali (UE-NATO).

 

Un discorso, quindi, privo, nella sostanza, del requisito della sovranità. Non lasci ingannare l’appello finale alla Costituzione, quando ormai questa non è assolutamente più fonte primaria della nostra nazione essendo essa in subordine dell’Unione Europea e dei suoi trattati. Ce lo spiegano da anni che i vincoli europei richiedono una cessione continua di sovranità nazionale. Cessione consumata all’insegna del trionfo dei mercati (con il suo anti-sociale iper liberismo) e delle guerrafondaie logiche suprematiste atlantiste.


- Come si può parlare di Gaza senza accennare alla criminale partecipazione del nostro Occidente al genocidio perpetrato ai danni del popolo palestinese?


- Come si può parlare di libertà di stampa quando questa viene continuamente negata ai nostri giornalisti indipendenti e si accetta come normale l’arresto di un cittadino iraniano sul nostro territorio su ordine dell’FBI.


- Come si può parlare di pace se continuiamo a mandare armi e denaro all’Ucraina su ordine americano per una guerra (assolutamente non nostra) che la potenza stellata ha giocato per procura ucraina (in scherno alla vita della popolazione ucraina) innanzitutto contro i popoli europei?


Non menziono gli altri punti, trattati tutti con la (fintamente) innocente banalità del politicamente corretto (patriottismo degli immigrati, cambiamenti climatici…) Non si poteva sperare in un ruggito da leone del nostro ossequioso Presidente, il quale mandato è stato rinnovato, nonostante la Costituzione, tre anni fa. 


Buon anno a tutti!


1° gennaio 2025 ore 12.23


Antonio Catalano

giovedì 26 dicembre 2024

Il papa, le carceri e i suicidi

L'apertura della porta santa nel carcere di Rebibbia da parte del Papa è stato un ottimo pretesto per i progressisti non particolarmente attratti dalla giornata di Santo Stefano di ricordare che le carceri devono essere svuotate e che la responsabilità dei suicidi è mia. Dove "mia" sta per "cittadino onesto che vive fuori dal carcere e si deve vergognare se un reo decide di togliersi la vita". Una sorta di manipolazione mentale per far sentire in colpa coloro i quali osano non delinquere e quindi non provare sulla propria pelle la difficile vita carceraria. Del resto sono dinamiche note e già viste quando si accusano i "novax", coloro che si oppongono all'invio di armi, quelli che ricordano che un auto elettrica è al di là della propria portata economica. Dinamiche stantie. Premesso che le problematiche legate al mondo della vita penitenziaria sono certamente rangibili e degne di disquisizione, esse rappresentano la descrizione perfetta della teoria dei due mondi non conciliabili. Da un lato il mondo reale, pragmatico, equilibrato. Dall'altro quello ideologico, nichilista, bugiardo. Nel primo mondo si costruiscono più istituti penitenziari o si adibiscono a prigioni edifici già esistenti dotandoli di tutte le caratteristiche che possano non ledere la dignità dei presenti, nel secondo si rilasciano i criminali umiliando le vittime dei reati e le loro famiglie. Nel primo mondo si deportano i clandestini i cuo reati incidono in modo fuori controllo sul totale dei crimini e, di conseguenza, sulla popolazione carceraria; nel secondo mondo si organizzano fiaccolata commemorative del malvivente straniero. Nel primo mondo si chiede che vengano aumemtati gli stipendi degli agenti lasciati soli a fronteggiare il caos dietro le mura, nel secondo mondo si sputa sulle forze dell'ordine rappresentate come sunto del fascismo che deve essere combattuto dai moderni partigiani di circostanza. Nel primo mondo si pretende vengano annullate tutte quelle procedure come la "buona condotta" che sgretolano il significato ipotetico di giustizia martoriando corpo e memoria dell'individuo onesto preda della ferocia dei mostri, nel secondo mondo il magistrato tende la mano a quei mostri, rendendo loro facile la solidificazione del concetto di impunità e utilizzando gli stessi, nella fattispecie di "colpevole straniero" a scopi politici. Questa è a tutti gli effetti una guerra interna di in Paese che non solo dovrà restare lacerato, ma dovrà fare della sua lacerazione un eterno insegnamento fra bene e male, fra verità e corruzione della coscienza.


Giovy Novaro

domenica 15 dicembre 2024

Le dimissioni di Ruffini

Credo possa essere considerata paradigmatica la vicenda delle dimissioni del Presidente dell'Agenzia delle Entrate, l'Avv. Ernesto Maria Ruffini per capire come la sinistra sia ormai un comitato d'affari oligarchico e classista. Da quello che si è capito il Presidente dell'Agenzia delle Entrate si è dimesso dopo l'arrivo di lettere di protesta di oltre 700mila partite IVA che lamentavano accertamenti persecutori da parte dell'Agenzia.  Il Presidente a quel punto si è dimesso, dopo, credo, una piccola polemica con le forze di governo (ma questo è poco importante, ciò che conta è la rivolta delle partite IVA). Naturalmente non è andato via in silenzio, ha prima sbandierato a mezzo stampa la sua integrità e superirorità morale contro gli evasori e i loro protettori politici.  Ovviamente l'Avv. Ernesto Maria Ruffini ha avuto il plauso di tutte le forze di sinistra. Ci mancherebbe. Ma chiariamo, chi sono queste partite IVA? Sono baristi, free lance, lavoratori de facto dipendenti "a partita IVA"... insomma, gente che s'arrabbatta per campare. Chi è l'Avv. Ernesto Maria Ruffini? E' il figlio del più volte ministro, più volte sottosegretario e più volte parlamentare  Attilio Ruffini. Inoltre è il nipote del Cardinale Ernesto Ruffini. Insomma, uno partito dal basso, con la dura gavetta. Infatti, dopo aver fatto l'avvocato prima nello studio La Loggia (ex Ministro di Forza Italia) e di Fantozzi (anche egli ministro nonché principe dei tributaristi italiani) parte a 40 anni nella sua carriera nella PA. Un florilegio di poltrone da Presidente e da Amministratore Delegato in tutti gli enti (generalmente SPA a controllo pubblico) dove è entrato.


Questo è l'Integerrimo a dito alzato che dall'alto della sua superiorità morale azzanna gli evasori con partita IVA che fatturano 1200 euro al mese. Capite chi difende la sinistra? Ma non è solo il classismo e il disprezzo verso chi lavora arrabbattandosi per campare mese su mese, ciò che da fastidio è che queste teste pensanti (sic) non hanno ancora colto un punto: il sistema tributario italiano è totalmente da riformare perchè vessatorio e iniquo. Mi spiego meglio: digitalizzazione, IA, automazione delle catene produttive hanno completamente distrutto il lavoro. Per dirla con Marx, il capitale ha completamente sussunto il lavoro. Lo ha divorato. Un ultra privilegiato con il culo al caldo come l'Avv. Ruffini non può passare come l'integerrimo mentre il povero cristo che si arrabbatta per campare perchè vittima del più incredibile fenomeno economico (la sussunzione del lavoro da parte del capitale) della storia appare come un delinquente da perseguitare. E lo difende una sinistra di imbecilli. Di idioti. Di cretini ignoranti. Continuate pure a bere gli schampagnini dalle terrazze di Piazza Navona credendo di essere degli eroi mentre sono solo degli stronzi.  Presto o tardi quei 700mila che hanno scritto le lettere contro il Patrizio Ruffini vi ribalteranno e siete talmente ignoranti che sarete convinti di essere nel giusto e nel bene mentre vi mettono il cappio.


Giuseppe Masala 

martedì 10 dicembre 2024

L’annullamento delle multe ai non vaccinati

In larga misura - va detto - grazie alla Lega, nel decreto “Milleproroghe” in fase di approvazione è stato inserito un emendamento che annulla le multe a coloro che avevano rifiutato di fare da cavie ai cosiddetti vaccini anti-Covid (succintamente bollati da cretini e servi come “no-vax”). Non solo: è previsto anche il rimborso per chi avesse eventualmente già pagato la multa – peccato non essere tra loro, perché credo di averla buttata direttamente nella spazzatura senza neanche aprire la busta, certo che in ogni caso il ministero della Sanità non mi avesse spedito un assegno. Irritazione e sdegno a sinistra: per il PD, sempre attento alle cose che importano davvero alla gente, si tratta di “un preoccupante segnale del ritorno del fascismo omofobo e del razzismo”, ribadendo la necessità dello ius soli per africani, arabi e pakistani; gli ecologisti chiedono che la multa sia immediatamente trasformata in una tassa e nell'obbligo di elettrificare specchi, mucche e rubinetti per proteggerci dal cambiamento climatico; le femministe, dopo aver riaffermato che solo le donne possono decidere del proprio corpo a meno che a decidere non siano i produttori di farmaci o gli islamici, lamentano le implicazioni patriarcali del provvedimento; costernazione dell'Ordine dei medici (“Ma senza i premi per le vaccinazioni, come facciamo ad andare a sciare questo inverno?”) e degli infermieri (“Decisione ingiusta dopo le ore passate a provare le coreografie per Jerusalema”). Intanto da una pensione economica di Bruxelles Draghi sibila: “Prima mi hanno fatto fare il mio solito sporco lavoro da sicario con il ricatto vaccinale, poi come ringraziamento mi hanno trombato come presidente della Repubblica e pure come presidente della Commissione europea. Adesso questo”. E anticipa un ricorso presso la federazione rettiliana. Giudizio negativo anche dalla Boemia, dove Kafka osserva: “E' uno schiaffo a chi si è vaccinato ma che per colpa degli irresponsabili che hanno rifiutato di vaccinarsi, ha rischiato di essere contagiato anche in forma grave con la malattia contro cui si era vaccinato per non contagiarsi o non ammalarsi in forma grave.” Sia chiaro a tutti, però: questo non è un “liberi tutti”. Stabiliranno altri se e quanto voi siete liberi. Ma soprattutto, non ci si appelli alla libertà per sottrarsi a un farmaco sperimentale che sin dalla sua introduzione si sapeva essere inefficace per impedire il contagio e la trasmissione della malattia.


Piergiorgio Molinari