mercoledì 16 gennaio 2013

Facce come culi (nuovi Torquemada)


Il procuratore capo: sarebbe bene che le donne di sera non uscissero da sole. Olivari (Pd): avrei voluto sentire ben altre parole. Oriani (Pdl): non ci si deve arrendere alla criminalità ma fornire maggiore sicurezza ai cittadini. Le parole del procuratore capo di Bergamo Francesco Dettori («Lo dico con tutto il rammarico, ma sarebbe bene che le donne di sera non uscissero da sole»), in un'intervista rilasciata all'Eco di Bergamo, stanno scatenando reazioni nel mondo politico, a destra come a sinistra. Le dichiarazioni di Dettori arrivano in seguito al caso di violenza sessuale di dieci giorni fa quando un kosovaro (ora agli arresti domiciliari), residente a Bergamo da dieci anni, ha violentato una ventiquattrenne incinta nel centro della città, nel quartiere di Borgo Santa Caterina. Di seguito le lettere di Elisabetta Olivari (candidata alle Regionali per il Pd) e di Matteo Oriani (consigliere provinciale Pdl)

Egregio Procuratore della Repubblica, Dottor Francesco Dettori, Sono una donna, ho 34 anni, abito in città, lavoro in città, faccio politica in e per la mia città. Sono Candidata al Consiglio Regionale della Lombardia per le prossime elezioni del 24-25 febbraio. Contando che la campagna elettorale si organizza anche con incontri, riunioni, assemblee serali – dopo cena e almeno fino alla mezzanotte – Le chiedo: ci sta forse suggerendo di restare a casa? Di rinunciare agli appuntamenti serali perché troppo rischioso rincasare la sera? Di rinunciare, perché donne? Voglio credere che il senso della sua frase sia stato male interpretato. Da Lei, dalle forze dell’ordine, dai rappresentanti delle Istituzioni e da tutti coloro che hanno un ruolo (e una responsabilità!) noi donne vorremmo sentire ben altre parole. Parole che devono contribuire, insieme ai fatti, a creare una cultura condivisa basata innanzitutto sul rispetto, 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno. Questo per me significa: promuovere – anche dando un peso alle parole – una cultura basata sulle pari opportunità; costruire città vivaci, illuminate, pulite (sì, pulite!); incoraggiare in ogni modo possibile il senso di comunità che ci fa sentire, tutti, responsabili del bene comune; garantire alle forze dell’ordine le risorse adeguate per essere presenti sui nostri territori. E infine, affrontare con il cuore, con la testa e con il portafoglio le gravi marginalità, che restano sveglie anche quando si spengono le luci del giorno. Ad ogni modo, io continuerò a far circolare le mie idee anche dopo l’orario dell’aperitivo! Sono certa che farà il tifo per donne!


Elisabetta Olivari (candidati alle Regionali per il Pd)


«La dichiarazione rilasciata alla stampa dal Procuratore di Bergamo Francesco Dettori («Lo dico con tutto il rammarico, ma sarebbe bene che di sera [le donne] non uscissero da sole») mi lascia esterrefatto. Compito di chi si occupa della gestione pubblica non è arrendersi alla criminalità ma fornire maggiore sicurezza ai cittadini. Se le donne fossero costrette a girare “scortate” sarebbe un fallimento per qualsiasi servitore dello Stato, che sia un politico o un magistrato». Ad affermarlo è il consigliere provinciale del Popolo della Libertà Matteo Oriani, che insiste sulla necessità di investire sulla sicurezza a Bergamo: «La frase di Dettori ha il sapore di una vera e propria resa delle istituzioni. Ma non è alzando bandiera bianca che si impedirà ai criminali di colpire, anzi – afferma – È necessario reagire con forza e migliorare la sicurezza: con più forze dell'ordine a Bergamo, con maggiori controlli, con pene più severe e certe per chi compie reati».


Matteo Oriani (consigliere provinciale Pdl)

martedì 15 gennaio 2013

Ora, votateli...


Pochi giorni fa Stefano Fassina, responsabile economico del Pd e leader della corrente di “sinistra” del partito (figuratevi quella di destra…), si è recato a Londra per baciare l’anello ai grandi burattinai, artefici maligni di questa crisi utile per ridisegnare la società occidentale in senso oligarchico. Il damerino Fassina, che solo una informazione popolata da debosciati collusi e a panza piena poteva rappresentare alla stregua di un novello Simòn Bolivar, ha sostanzialmente giurato obbedienza e promesso continuità nella subalternità a tutela degli ingentissimi interessi speculativi della grande finanza massonica globalizzata (clicca per leggere). Il Financial Times, edito dalla società Pearson (clicca per leggere), è considerato non a caso la bibbia dell’economia mondiale. Una testata prestigiosa, braccio armato di una nuova aristocrazia dello spirito, che difende e diffonde un’idea di nuovo ordine mondiale funzionale ai desiderata di una ristretta cerchia di illuminati che minano le fondamenta della nostra civiltà. Per capire quale tipo di interessi ruotino intorno al colosso editoriale britannico, senza perdersi in lunghe ricerche ontologiche sugli equilibri proprietari, basta analizzare fugacemente la figura dell’attuale amministratore delegato in carica, l’americano Glen Moreno (clicca per leggere). Tutto chiaro? Bene, ora proviamo ad unire i punti per comprendere in profondità il perché di alcuni avvenimenti apparentemente casuali. La crisi dei debiti sovrani che ha messo in ginocchio quasi tutti i Paesi dell’area mediterranea, costituisce certamente un dramma per i diversi popoli impoveriti e afflitti ma, di converso, rappresenta una fonte di guadagno inesauribile e ingente per la cosiddetta finanza immorale, quella stessa che controlla pure giornali come il Financial Times. Poiché l’euro non è difeso da una vera Banca centrale di ultima istanza, i grandi speculatori possono tranquillamente affondare la lama nel burro ricattando gli Stati sovrani al fine di garantirsi interessi sul debito sempre più alti. Il costo di questi interessi speculativi sul debito, ca va sans dire, ricade di anno in anno sulle spalle di pensionati, salariati e disgraziati vari, costretti a fare i famosi “sacrifici” per ridistribuire la ricchezza all’inverso: dal basso verso l’alto. L’attuale architettura europea è pensata, geometricamente, per togliere ai poveri per dare ai ricchi. Di fronte a questo scenario, i complici (politici ed editoriali) della finanza massonica globalizzata rappresentano ai cittadini la necessità di interventi recessivi per scongiurare la presunta incombente catastrofe. Per perpetuare all’infinito queste politiche suicide sul piano economico, disumane sul piano sociale e luciferine sul versante etico, la speculazione massonica globalizzata (quella stessa, repetita iuvant,che edita giornali come il FT o il Wall Steet Journal) deve garantirsi circa l’affidabilità di sistema dei politici che, periodicamente, si candidano a governare importanti Paesi dell’area euro, Italia compresa. In sintesi, gli speculatori pretendono che nessuno metta in discussione i capisaldi che sorreggono l’infame euro mostro: Bce e Fiscal compact in primis. Poiché l’euro infatti, a differenza dello yen, del dollaro o della sterlina, non è una moneta sovrana, è possibile per la speculazione internazionale ricattare i singoli Stati sovrani brandendo il fantasma del default. E poiché il fantasma della bancarotta (che evaporerebbe immediatamente se la Bce facesse quello che fa una qualsiasi banca centrale al mondo) è utile per imporre irrazionalmente le “salvifiche” riforme strutturali (di stampo neoliberista of course), ecco spuntare a catena la necessità di adeguarsi ai dettami del Fiscal Compact per realizzare l’agognato “risanamento dei conti” tanto cari ai mercati (che altri non sono se non gli speculatori di cui sopra che attraverso questo ingegnoso meccanismo drenano continuamente risorse dal basso verso l’alto). Hollande, non a caso, in campagna elettorale aveva promesso di impegnarsi per risolvere alla radice queste storture. In breve tempo, evidentemente, i padroni del vapore hanno trovato argomenti validi per indurre il Presidente transalpino a più miti consigli. Il pentito Hollande, pur di eludere il cuore del problema, è perciò oggi costretto a sollevare un polverone al giorno (Depardieu, il Mali, l’adozione per le coppie omosessuali ecc.). Ora è il turno dell’Italia e, dopo avere inviato un uomo di fiducia come Mario Monti, la finanza massonica globalizzata vuole assicurasi che, dalle italiche urne, uscirà comunque la formazione di un governo che continui sulla strada tracciata dal bocconiano (impoverimento dell’economia reale inversamente proporzionale all’arricchimento della speculazione finanziaria). Qualche giorno fa, dagli studi di Unomattina, Monti ha individuato in Vendola e Fassina i principali elementi capaci in teoria di ostacolare i progetti degli euro-schiavisti. Tutti i sondaggi danno la coalizione di Bersani in vantaggio e, quindi, alcune posizioni interne al Pd, non perfettamente aderenti rispetto al pensiero unico neoliberista, hanno probabilmente indispettito i padroni. La fuga di Fassina a Londra al fine di garantire la City (rectius: la finanza massonica globalizzata) circa l’assoluta affidabilità del Pd rispetto al progetto tecno-nazista in atto, va inquadrata secondo questa prospettiva. I politici italiani, di ogni colore, sono intimamente subalterni poiché ritengono di non essere legittimati a governare se non riconosciuti e accreditati presso questi oscuri e vampireschi mondi. Per cui, cari lettori del Moralista, non affannatevi troppo per queste elezioni. In ogni caso, chiunque dovesse vincere, voi avrete perso in partenza. Le partite vere, quelle serie, si giocano sempre prima del fischio d’inizio. E la speculazione affamatrice e reazionaria che distrugge le vostre vite si è già assicurata ex ante l’obbedienza dei grandi favoriti. Alla finanza massonica globalizzata, infatti, come recitava il famoso ritornello di quella fortunata pubblicità, “piace vincere facile”. Ponzi ponzi popopò…

Francesco Maria Toscano

La cina è vicina... più o meno come l'arabia


Nella scorsa settimana, i servizi segreti hanno presentato un rapporto al governo nel quale lanciano un allarme: i cinesi si stanno comprando l’Italia. Hanno messo gli occhi sull’enorme area dismessa della Falck di Sesto San Giovanni, dove pensano addirittura di aprire una filiale della Bank of China; fanno man bassa azionaria nel settore della automazione industriale, della nautica da diporto, delle tecnologie ambientali, ecc. I brevetti sono a rischio, la posizione concorrenziale dell’Italia pure. Infine –suprema infamia!- nell’anno prossimo, sbarcherà in Italia la temibile Dagong, l’agenzia di rating cinese, per valutare la fattibilità degli investimenti in Italia! Orrore! Scusate ma dove è il problema? Con gli accordi di Marrakesh (1993) abbiamo sancito, in omaggio ai sacri principi liberisti, la libera circolazione dei capitali a livello mondiale senza alcuna barriera protettiva statale. E allora? Dovevate sapere che tutto questo avrebbe comportato anche problemi di sicurezza.

“Ma questi sono cinesi!” E allora, cosa c’è che non va? Il colore giallo? Che differenza farebbe se gli acquirenti fossero americani, francesi, tedeschi? “Ma americani, francesi e tedeschi sono alleati e questi no” A parte il fatto che le agenzie di rating americane (Jp Morgan e Moody’s) o franco-americane (Fitch) non si comportano granché da alleate, queste sono valutazioni di ordine politico che non dovrebbero influenzare le decisioni di mercato. O vi siete dimenticati di quello che ci avere insegnato sulla perfezione del mercato? “Ma americani, inglesi e francesi si muovono attraverso imprenditori privati, mentre dietro gli investitori cinesi si intravede l’ombra del loro Fondo Sovrano, il braccio armato del governo che userà le acquisizioni non per scopi economici, bensì politici”. Appunto: quando avete fatto festa per l’avvento del libero mercato globale dovevate sapere che avrebbe potuto verificarsi anche un rischio del genere. Peraltro, solo un anno fa pregavamo in ginocchio Wen Jabao di far comprare i titoli di debito pubblico italiani da parte del fondo sovrano cinese. Ed allora? I bond si e le aree dismesse e le industrie no? Diciamocela francamente: possiamo sospettare che qualcuno stia cercando di fare un favore a qualche amichetto? Mi spiego meglio: l’Italia si sta apprestando ad un piano di dismissioni che va dalle aree demaniali ai gioielli di famiglia come Eni, Alitalia, Finmeccanica ecce cc. Personalmente sono ostile a questo piano per ragioni che ho spiegato altrove, comunque, se asta di beni pubblici ci deve essere, meglio che ci siano più concorrenti possibili e che ci siano quelli che fanno le offerte più alte. I cinesi, oggi, sono indubbiamente i concorrenti più “liquidi” ed è prevedibile che la loro presenza sul mercato faccia salire il valore delle offerte. Dovremmo esserne contenti, vero? Ma questo potrebbe anche dispiacere a chi vuol partecipare all’asta, ma risparmiando. Ed allora un allarme del genere giunge davvero a proposito. Un Grande ci ha insegnato che “a pensar male si fa peccato, ma ci si indovina”. E noi siamo tanto peccatori!

Suona il Da-Gong su Romano Prodi al colle?

Allarme rosso! I servizi segreti italiani hanno tirato giù dal letto il presidente del Consiglio Mario Monti e già che c'era - no anche il presidente del Copasir, Massimo D'Alema. Non c'è tempo da perdere, perché proprio mentre i politici italiani si baloccano con le elezioni, il nemico è pronto ad approfittarne e sta per infiltrarsi nella Regione più ricca del paese e con furbizia da lì si cuccherà una ad una le più belle aziende italiane, mettendo ko l'economia nazionale. E chi è il nemico, la spia di segreti industriali intercettata dai valorosi 007 italiani? Un tipo da fare andare per traverso colazione, pranzo e cena sia a Monti che a D'Alema: Romano Prodi. Vero che nell'ultima relazione riservata dei servizi a governo e Copasir che lancia l'allarme sulla calata della finanza cinese in Italia il nome dell'ex premier italiano non viene mai fatto. Ma anche i bambini capiscono che a lui ci si riferisce quando nella relazione riservata i servizi italiani si inquietano per la prossima apertura a Milano della sede della «agenzia di rating cinese Dagong - global credit rating - arma strumentale per Pechino per la ricerca e valutazione di fattibilità degli investimenti in Italia».

Nel settembre 2011 Prodi apparve infatti con il suo faccione sulla prima pagina del China Daily, che rivelò proprio il suo contratto di consulenza con l'agenzia di rating cinese Dagong, di cui l'ex premier italiano era diventato «punto di riferimento per la strategia di crescita internazionale». Grazie a Prodi la Dagong voleva lanciare l'attacco alle tre sorelle del rating, tutte americane: Moody's, Fitch e S&P. Il fondatore dell'Ulivo che oggi alcuni ex compagni vorrebbero anche candidare alla presidenza della Repubblica è uno dei leader occidentali più gradito al regime di Pechino, tanto da essere stato invitato a tenere corsi alla scuola del Partito comunista cinese. Pochi mesi dopo quel matrimonio la Dagong fece il suo primo scoop, il 9 dicembre 2011 quando il governo Monti si era insediato da un mese: abbassò il rating del debito italiano come giudizio sulla manovra salva-Italia del governo tecnico. Bisogna ammettere che ci azzeccò, ma qualcuno con malizia vide in quel gesto proprio lo zampino di Prodi. È evidente che oggi l'avventura italiana della Dagong che preoccupa tanto gli 007 non può prescindere dai consigli offerti dal superconsulente, che certo è in grado di suggerire quali bocconi prelibati (dal punto di vista industriale) portare via a buon prezzo. Per questo fa ancora più sensazione l'allarme che i servizi italiani hanno lanciato su Prodi e i suoi amici a Monti e D'Alema.

Secondo il rapporto le prime mire dei capitali cinesi sarebbero immobiliari, tanto che già qualcosa si starebbe muovendo intorno alle aree Falck. Sarebbe questo il motivo dell'apertura di una filiale della Bank of China a Sesto San Giovanni. Probabile che gli stessi capitali abbiano qualche mira anche sul business e sugli appalti legati ad Expo 2015. Ma non ci si limiterà a quello. Il rapporto investigativo - il cui contenuto è stato rivelato ieri dal quotidiano Repubblica (che si è dimenticato però del legame Prodi-Dagong) sostiene che i cinesi hanno intenzione di acquistare a man bassa nei «segmenti di lusso dell'automazione industriale, dei beni strumentali e delle tecnologie ambientali». E che qualcosa hanno già portato a casa, come dimostra l'acquisizione avvenuta nel gennaio 2012 per 374 milioni di euro del 75% del gruppo Ferretti (yacht di lusso) da parte della Shandon Heavy Industry, che poi avrebbe già delocalizzato parte delle produzioni. L'allarme è serio, il pericolo Prodi per l'economia nazionale già sperimentato da milioni di italiani fra il 2006 e il 2008, l'unico biennio orribile prima dell'anno di Monti. Resta da capire se questa sia davvero materia per rapporti dei servizi, che spesso incollano ritagli di stampa per costruirli. Forse il caso è più adatto alla scrivania di Passera che a quella di D'Alema. Ma se non abbiamo altri pericoli per la Nazione, questo ci passano i servizi e bisogna accontentarsene.

Franco Bechis

lunedì 14 gennaio 2013

La scelta tecnica

... augurandoci che chi ha fatto tale "scelta tecnica" (e chi difende tale porcata) abbia una qualche figlia femmina alla quale possa un giorno toccare la stessa sorte della ventiquattrenne di Bergamo. O dovremo attrezzarci e diventare tutte come Lisbeth Salander? Peccato però, che Lisbeth Salander sia un personaggio uscito dalla penna di Stieg Larsson.


Mentre Vilson Ramaj, il kosovaro 32enne arrestato venerdì scorso per avere stuprato una ventiquattrenne a Bergamo e finito ai domiciliari, sta valutando la possibilità di inoltra la richiesta per cambiare domicilio, il ministro della Giustizia Paola Severino difende la scelta presa dalla procura. "Comprendo le tensioni perchè il caso è terribile, orrendo, aggravato ancor di più dallo stato di gravidanza della giovane vittima - ha spiegato la Guardasigilli - allo stesso tempo bisogna ricordare che il nostro codice prevede da sempre che si possa attendere la sentenza in carcere o ai arresti domiciliari, è una scelta tecnica del giudice". "Abbiamo applicato le norme del Codice di procedura penale", ha spiegato nei giorni scorsi il procuratore Francesco Dettori facendo presente che le linee del Codice di procedura penale impongono certe linee di comportamento "Sono linee di operatività imprescindibili - ha continuato - bisogna capire che il pm non è un accusatore puro e semplice, ma è anche il tutore della legalità. Il Codice va utilizzato come si deve, non possiamo essere asserviti alle reazioni più o meno razionali dell'opinione pubblica. Nemmeno noi magistrati possiamo essere al di sopra della legge''. Ai microfondi di Prima di tutto su Rai radio 1, la Severino è intervenuta spiegando che quello di Bergamo è "un caso orrendo" aggravato dalla circostanza che la donna è incinta. "Pensare che una ragazza non possa andare a riprendere la macchina al parcheggio senza rischiare di essere violentata è veramente atroce", ha continuato la Guardasigilli che, però, ha invitato a fare fare dei distinguo dal punto di vista tecnico. "Il nostro codice prevede che si possa attendere la sentenza vuoi in carcere vuoi agli arresti domiciliari - ha concluso la Severino - si tratta di una scelta di carattere tecnico e qui il giudice certamente avrà valutato anche i precedenti della persona, ritenendo che la sua vita trascorsa consentisse di dire che non avrebbe ripetuto quel reato e che comunque la detenzione domiciliare potesse essere sufficiente". Nel frattempo il legale di Romaj sarebbe pronto a chiedere il cambio di domicilio dopo che sabato sera, sotto la casa dell'immigrato kosovaro, si era raccolto un gruppo di duecento persone infuriate che avevano lanciato fumogeni, bottiglie e altri oggetti contro l'abitazione.


Scena tratta dal film "Uomini che odiano le donne"

domenica 13 gennaio 2013

Moralizzazione e scelte civiche...


Minestrone Monti a tavola! Il prof ha imparato subito il Cencelli della politica: nella sua lista insieme gay e papalini, cattolici adulti e fondamentalisti vaticani, testimonial da tg e signori delle tessere (Casini acchiappatutto). Della serie "volti buoni solo per la tv": dopo aver inondato i tg con la campionessa ipovedente già cantante fallita, Annalisa Minetti, l'agendista stregone la piazza solo quinta dietro ai fedelissimi smontezemolati Calenda e Simoni. Anche il rappresentante del forum dei giovani Carmelo Lentino difficilmente sarà eletto: cannibalizzato in calabria dai politici locali, finisce quarto. In toscana, candidato al numero 3, un ex consigliere di amministrazione MPS, banca che Monti ha salvato a suon di miliardi proprio per il disastro del vecchio cda Mussari. L'ex dominus del corriere Abramo Bazoli, scalzato da Cariplo Guzzetti e abbandonato da Mucchetti, tenta di recuperare: piazza il genero Gitto con Monti.

Era stata tra i volti più graditi dai telegiornali: dal giorno dell'annuncio a Radio Montecarlo mercoledì scorso, la cantante e campionessa paralimpica Annalisa Minetti candidata nelle liste del Professor Monti ha inondato tv, siti e giornali. "Annalisa Minetti, cantante, atleta paraolimpica che ha stabilito il record del mondo della categoria ciechi a Londra 2012: rappresenta bene cosa cerchiamo negli italiani da valorizzare: gente che sa e vuole affrontare le difficoltà e le supera", aveva detto il premier. Supera le difficoltà, ma non tutte. Specialmente quelle della spartizione delle poltrone.

La Minetti buona, infatti, è finita nella lista "Con Monti per l'Italia" solo al quinto posto nel collegio Lazio 1, dietro ai fedelissimi di Montezemolo Carlo Calenda e Marco Simoni (Italia Futura). Una posizione decisamente poco favorevole: per essere eletta, la Lista Monti dovrebbe raggiungere da sola almeno il 10% dei voti, ma oggi i sondaggi danno al 10 l'intera coalizione che sostiene il Prof., compresi Udc e Fli. Altro caso di annuncio non proprio premiato, il trentatreenne esponente di punta del Forum dei Giovani, Carmelo Lentino. In Calabria è finito al quarto posto, dietro i politici locali Carolina Girasole e Sergio Nucci. Una posizione difficilmente eleggibile, se si pensa che nel 2008 l'Udc portò a casa in quel collegio 2 deputati con l'8%. Spulciando le liste di "Scelta civica", però, salta fuori un'altra sorpresa. In Toscana, al numero 3 della lista, compare Alfredo Monaci, che nel curriculum vanta la poltrona di consigliere di amministrazione della Banca Monte dei Paschi di Siena da aprile 2009 ad aprile 2012, non riconfermato con l'arrivo di Alessandro Profumo. Incredibile, ma vero: Monti mette in lista un amministratore della Banca che il suo governo è stato costretto a salvare a suon di miliardi dei contribuenti per la mala gestione degli anni passati, quando nel cda presieduto da Mussari sedeva anche lo stesso Monaci. Della serie: tutto quanto fa spettacolo. O, nel caso specifico, fa lista. Sì, insomma, può portare voti, da mare a Monti. Il professore, che ci apparve in loden e ci ha lasciato in braghe di tela, è arrivato col fiatone, sul filo di lana, a ritoccare disperatamente il suo puzzle. La sua impresa di cucire insieme nomi, aree, mentalità, tradizioni, professioni diversissime tra loro, pur di strizzare l'occhio al maggior numero di elettori possibili.

E così, tra le carte che ha voluto giocare in fotofinish, c'è quella di Gianluigi Cimmino, patron e fondatore della Yamamay, azienda di grande trend nel campo della biancheria intima, che ha legato il suo brand fortunato anche alle campionesse d'Italia, bustocche della pallavolo. Cimmino, pizzicato pure dagli strali di Saviano, e, tra l'altro, docente di Marketing alla seconda Università di Napoli, sarà capolista di «Scelta Civica» in Campania. E dall'intimo al reparto sportivo, con gli assalti in punta di fioretto cui è pronta la super mamma e super campionessa di scherma, Valentina Vezzali, ma anche con la performance di una splendida atleta paralimpica come Annalisa Minetti, la cantante non vedente che ha partecipato anche al Festival di Sanremo e a Miss Italia. Sport in questo caso che tocca o dovrebbe toccare, secondo il Professore, anche le corde di una certa sensibilità. Le stesse che dovrebbe sollecitare la candidatura di Mario Marazziti uno dei principali punti di riferimento della Comunità di Sant'Egidio. E i cattolici, dove li mettiamo? Anzi, dove li mette il premier uscente? Li mette pure in pole position: nelle sue liste ci sarà infatti anche Gian Luigi Gigli, classe 1952, professore di neurologia all'università di Udine, già direttore del dipartimento di Neuroscienze. Giova ricordare che Gigli è il neurologo che si è battuto perché non venisse interrotta l'alimentazione e l'idratazione a Eluana Englaro, è stato presidente della Federazione internazionale delle associazioni dei medici cattolici e, in questa veste, ha organizzato tre importanti congressi internazionali.

È stato nominato da Giovanni Paolo II membro ordinario della Pontificia accademia per la vita partecipando in prima fila alla battaglia contro l'eutanasia.
Ma anche gli omosessuali vanno accontentati si è detto Monti. E quindi ecco che il sobrio premier, giusto per ricordarlo, ha pescato per la sua lista anche Alessio De Giorgi, un protagonista del mondo omosex, prima come veltroniano, poi soprattutto renziano e poi come supporter dei tecnici centristi, amici del Vaticano per il tramite del professor Ichino, con il quale è candidato al Senato in Toscana. De Giorgi è un imprenditore di successo, infatti dal 1999 è inventore e titolare del locale Mama Mia di Torre del Lago, dove ogni estate si eleggono mister gay e miss drag queen. Il suo è stato il primo matrimonio tra persone dello stesso sesso: quando queste unioni si chiamavano Pacs ed è avvenuto nel 2002 al consolato francese di via Giulia, a Roma, con una cerimonia decisamente vistosa. Sempre per «Scelta civica» merita attenzione un'altra illustre quanto «casuale» candidatura individuata dal Prof, quella di Gregorio Gitti, genero di Giovanni Bazoli, grande e storico amico di Monti. Quel Monti che non si è mai sentito, per carità, condizionato dalle banche in ogni suo atto di governo e di carriera. E poi ancora un omaggino alla letteratura con Edoardo Nesi, scrittore ed ex imprenditore di Prato che si candiderà in Toscana per la Camera. Precisino e attento a tutto, l'ex uomo in loden. O no?

Un difficile vertice - durato oltre due ore - tra Monti, Fini, Casini e Riccardi. E alla fine la lista centrista ha avuto il via libera anche al Senato (tutti i candidati). Il leader dell'Udc fa la parte del mattatore. Pier Ferdinando Casini sarà capolista di "Con Monti per l'Italia" in cinque regioni: Lazio, Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia. Enzo Moavero è l'unico membro dell'attuale governo in corsa per Palazzo Madama. Il ministro per gli Affari Europei è terzo in lista nel Lazio, alle spalle di Casini e di Giulia Bongiorno (Fli).

In Lombardia - la regione chiave per la vittoria finale, ormai ribattezzata l'Ohio italiana - il professore, come annunciato, schiera il tridente: Gabriele Albertini, Pietro Ichino, Mario Mauro, seguìti dal finiano Benedetto Della Vedova. Mario Sechi, ex direttore del Tempo, è invece capolista in Sardegna. A guidare la lista in Umbria è Linda Lanzillotta, in Piemonte Andrea Oliverio. Due ex esponenti di spicco del Pd che hanno ottenuto una testa di serie: si tratta di Pietro Ichino (in Toscana, ma è anche secondo in lista in Lombardia) e Alessandro Maran (in Friuli Venezia Giulia). A parte Della Vedova, Alessandro Ruben (quarto in Puglia), Giuseppe Consolo (quinto in Campania) e Mario Baldassarri (quarto in Sicilia) sono i 'finiani' di Futuro e Libertà che spiccano nella lista di Mario Monti al Senato. In 'pole position' nel Lazio c'è Giulia Bongiorno, candidata anche a governatore della regione. Per quanto riguarda l'Udc - oltre a Casini, che fa la parte del leone - si segnalano Roberto Rao (quarto in Lazio), Mauro Libè (secondo in Emilia-Romagna), Antonio De Poli (secondo in Veneto), Michele Trematerra (secondo in Calabria) e Salvatore Ruggeri (secondo in Puglia). Alessio De Giorgi, direttore di Gay.it, è quarto nella lista in Toscana. Mentre sono ancora al lavoro i partiti di Fini e Casini per mettere a punto le rispettive liste per la Camera, si è dunque completato il quadro delle liste che fanno direttamente riferimento al premier. E Monti parte ora con la battaglia per le firme: "Sottoscrivi il cambiamento! Firma con #Monti per l'Italia! @scelta_civica", scrive su twitter. La formazione del professore ha così avviato la campagna in diverse città italiane per la raccolta delle firme necessarie alla presentazione delle liste.

sabato 12 gennaio 2013

Estorsioni autorizzate


"Partoriscono i monti, e nascerà un ridicolo topo" (Orazio)

Sul "Corriere della Sera" di martedì scorso, a firma di Massimo Fracaro e Nicola Saldutti, con grande perizia e senza sussulti demagogici è documentata (e spiegata) la somma intera di empietà (e imperizia) contenute nel nuovo Redditometro partorito da Equitalia (si fa per dire) per combattere la lotta all'evasione fiscale. I due eccellenti cronisti puntano l'indice anche sul paradosso di un controllo fiscale destinato, alla fine, a penalizzare i contribuenti virtuosi. Tra le tante assurdità dell'ennesimo Porcellum normativo mandato a pascolare sui prati istituzionali, c'è anche un ribaltamento di ogni principio giuridico civile: l'onere della prova della propria onestà è tutta a carico del contribuente. A pensare che quell'eversore del barone John Maynard Keynes, da buon economista liberal sosteneva che "sfuggire alle tasse è l'unica impresa che offra ancora un premio". Così, nei prossimi mesi se non sarà cancellato dai nuovi governanti un Tassametro (taroccato) spacciato per Redditometro (imparziale), milioni di cittadini-sudditi finiranno nel tritacarne dell'Agenzia delle Entrate. E toccherà soltanto a loro, davanti al giudizio del funzionario-sovrano, ricordare perché nel 2009 hanno acquistato un televisore nuovo, ho acquistato l'apparecchio correttivo per i denti della figlia.

Sul nocciolo (duro) del problema che riguarda la civiltà fiscale, ben poco ha aggiunto il battibecco pseudo ideologico, sviluppatosi sulle pagine del "Corriere della Sera", tra il direttore di Equitalia, l'impenitente Attilio Befera, e l'opinionista col blà blà weberiano, Piero (e/o) Ostellino. Ai quali si è aggregato, con una posizione "terzista", il solito Salvatore Bragantini, che ancora non si è avveduto che nell'anno del governo Monti il debito pubblico ha raggiunto la cifra-record di oltre duemila miliardi. Riguardo ai buchi di bilancio (pubblico) l'agenda del manager-analista è ancora ferma agli anni Ottanta. Mai aggiornarla! Il che dimostra come spesso le opinioni separate dai fatti sono soltanto "fuffa" accademica. Pensieri e convincimenti (radicati) a mezzo stampa sul rapporto cittadino-tasse che, però, non affrontano mai la vera emergenza istituzionale che da almeno una ventina di anni di ministri "tecnici" (da Visco 1999 a Grilli 2012) stiamo drammaticamente vivendo: la politica fiscale è compito precipuo (missione) del governo e del Parlamento e non può essere delegata a Equitalia o a qualsiasi altra agenzia. Come recita lo stesso dettato costituzionale, i ministri, nominati dal capo dello Stato su proposta del presidente del Consiglio "sono responsabili, individualmente, degli atti adottati dai dicasteri loro affidati e, collegialmente, delle deliberazioni del Consiglio dei Ministri".

Fa un certo effetto, allora, che nel pieno di una campagna elettorale difficile e ricca di colpi di scena, con i cittadini alle prese con povertà e disoccupazione crescente, nessuno dei leader in gara - da Bersani a Berlusconi passando per Casini -, abbia finora preso posizione sul'iniquo Redditometro messo a punto da Equitalia. Il Grande Inquisitore dostoevskijano del terzo millennio che con il suo modello organizzativo sofisticato vuol far credere alle sue vittime (i contribuenti) di agire per il suo bene: far pagare le tasse a tutti. Dopo le esperienze del passato ("cartelle pazze" e tanto altro) si può continuare a credere ancora alla Befana, ma non a Befera! Chissà, forse dimentichi i nostri politici, che nella scorsa primavera c'è stata una forte mobilitazione contro l'agire persecutorio dell'Agenzia con assalti agli uffici, attentati e suicidi. Una società per azioni a capitale pubblico (una multiutility che deve macinare profitti) che è stata accusata pure di praticare lo "strozzinaggio", esigendo, a torto o a ragione, comunque un agio del 9% per ogni tassa non pagata. Una situazione insostenibile fino al punto che la Cgil aveva minacciato uno sciopero generale contro l'Agenzia delle entrate. Tutti silenti, invece, i futuri candidati premier nonostante che nel tritacarne di Equitalia finirà soprattutto il lavoro autonomo e d'impresa. E qualche pensionato che non appartiene, come Salvatore Bragantini, al ristretto club dei contribuenti mezzi-milionari, ma che per una volta si è permessa una follia: spendendo in sola volta i suoi mille euro (mensili) per una vacanza-premio sul lago insieme ai cari nipotini.

Per non dire del premier-pesce Rigor Montis e del suo ministro dell'Economia, Vittorio Grilli, che ancora non si sono resi conto della bomba sociale lanciatagli sotto la poltrona (a loro insaputa?) da Attila Befera proprio alla vigilia della consultazione elettorale. Ma spesso, accade anche i bocconiani, non si possono prendere impegni superiori alle proprie debolezze.

giovedì 10 gennaio 2013

Sul redditometro e sul nulla da nascondere

Il redditometro di Vito Schepisi

Per il 2013 avevo pensato di cambiare il mio scooter, poi ho letto che il motorino rientra nel redditometro e ci sto riflettendo. Avevo idea di cambiarlo prima di spenderci soldi per rifare i freni e per cambiare le ruote e la batteria. Voleva essere un modo per risparmiare e per muovermi in sicurezza. Non voglio sostituirlo con un cabinato di 12 metri! Mia moglie mi ha detto: «Ma dai! Che problemi t’inventi? Non farti i film, non abbiamo niente da nascondere.» Ingenua! Non ha capito che è proprio perché non abbiamo niente da nascondere che ci dobbiamo preoccupare di più. In Italia funziona tutto all’inverso: se si tratta di pagare, gli ultimi sono sempre i primi ad essere presi di mira. Qualcosa di simile è scritto anche sul Vangelo secondo Matteo. Non è sufficiente non avere niente da nascondere. L’Agenzia delle Entrate, con i nostri soldi, paga 500.000 Euro l’anno a Befera, ma questi deve guadagnarseli. E su chi se non su di noi?

La centrale operativa dell’Agenzia delle Entrate è come la Cia, ti becca non appena metti il naso fuori di casa. I contanti non li puoi avere e se usi il bancomat e la carta di credito sono guai. Bisogna tenersi alla larga dalle banche – salvo che per pagare le tasse – e dalle attività commerciali. Non si sa come facciano – avranno un sistema di pesa dei contribuenti all’entrata e all’uscita dai centri commerciali – ma sanno cosa ciascuno di noi mangia a colazione, a pranzo e a cena. Figuriamoci se non conoscono anche le abitudini intime! E fanno gli accertamenti. Nooo! Non sulle intimità – almeno, non ancora –: solo sul tenore di vita. L'onere di dimostrare il contrario spetta al malcapitato. Nessuno parla di Costituzione violata. Dicono che la nostra Carta fondamentale sia la più bella del mondo, e ci prendono in giro. Anzi c’è chi ci fa soldi: un comico sulla tv di Stato lo dice più forte degli altri. Il guitto ci mette la faccia, ma da prendere a fischi è chi lo paga con i nostri soldi. L'Agenzia delle Entrate, quando meno lo aspetti, t’invia una lettera raccomandata delirante come un comunicato delle Brigate Rosse. Mentre tu nicchi e reagisci e fai ricorso, l'Agenzia delle Entrate ti propone uno sconto, come i saldi di fine stagione. Sconto di che, se non ho evaso un euro? Ma è inutile illudersi, il fisco non ti molla. Se non paghi, per venti anni e oltre ti tampinerà senza tregua. Sarà come aver dietro un segugio. Che gente!

Vorrei chiedere a Monti: ma chi tra i ricconi, con tanto di auto di lusso, di barche, di case e di ville – rigorosamente intestate alle società con utili di esercizio vicino allo zero – circondati da fior di consulenti, sarà tanto stupido da lasciarsi andare a spese senza controllo e da farsi beccare? Solo chi spende soldi non suoi o i truffatori che non hanno niente da perdere o i poveri cristi che, come me, s’illudono di potersi permettere di cambiare il motorino. Ci sarà chi si farà comprare l'Iphone dall’autista, il caviale e lo champagne dalla cameriera e chi pagare il veterinario per "fufù" dal suo dipendente. Compreranno all'estero l'abitino di Prada e la borsa di Vuitton per la signora. Nessuno più comprerà in Italia il brillantino o il collier per l’amante. Chi cambierà lo scooter, invece, rischierà d’essere beccato! Gli italiani onesti, terrorizzati, non spenderanno più, per non trovarsi nei casini. Si prepara un altro brutto colpo al Pil: il rapporto col debito pubblico arriverà al 200%. Tutto andrà a rotoli in Italia. La Merkel si fregherà le mani e ci comprerà a saldo di fine Nazione. Ci chiederanno persino di ringraziare la Signora, per aver salvato l’Italia, com’è capitato con il salasso di Monti. Che imbecilli che siamo! In che Monti di Fini Casini ci bersaniamo da soli! Poi si legge che un ministro si compra una casa "pubblica" a Roma con vista Colosseo, pagandola come un appartamento in periferia di una città di provincia, dopo averla fatta allocare in zona a rischio sismico, e nessuno dice niente. Neanche uno strumento di tortura per questi impuniti. Neanche un giro attorno a Piazza Colonna col cilicio. Neanche un giro tra quegli incazzati che hanno comprato le obbligazioni del MPS. Neanche un coscienziometro. Solo un redditometro.

Disponibile a distruggere ancora l'italia


Docente a metà. La Fornero torna all'università di Torino ma chiede un altro posto a Roma. Elsa Fornero fa un passo indietro e quattro avanti. Dopo aver annunciato di non volersi candidare torna a fare la Professoressa all facoltà di Economia dell'università di Torino. E fin qui sembra che Elsa voglia farsi da parte ma attenzione a cosa dice: "Torno all'insegnamento, ma sono sempre disponibile a servire il paese, servire il paese con la stessa disponibilità dimostrata in questi mesi. Magari ruoli legati al tema delle pari opportunità". Insomma fa un appello. Vuole il ministero per le pari opportunità. Più chiaro di così? Dopo i disastri al ministero del lavoro e con le pensioni ora pensa già ad un altro incarico fingendo di mollare la politica. Sulle elezioni alle porte è chiara: "Comunque vadano le cose - dice - c'è un'agenda Monti. E qualsiasi scelta di Monti sarà dettata dalla stella polare dell'Europa". Ora che torna ai suoi studi attacca frontalemnete i sindacati che tanto l'hanno criticata: "Mi hanno delusa. Le parti sociali - afferma - sono state per me fonte di delusione per la loro resistenza al cambiamento, per il loro arroccamento a difesa di posizioni che ancora reggono ma che non hanno futuro".

La crisi, le armi e altre spese...


Pensioni, ospedali e scuole sì. Cacciabombardieri, sommergibili e siluri no. Chissà perché in Italia da un po’ di tempo a questa parte si può tagliare di tutto, senza esitare a mettere per strada centinaia di migliaia di esodati, per esempio, o fino al punto da indurre i direttori amministrativi degli ospedali a “suggerire” ai medici di prescrivere ai malati le cure meno care e non le più efficaci. Ma quando si arriva di fronte alle armi i governi come d’incanto smettono la faccia feroce e diventano accondiscendenti e rispettosi come indù al cospetto di vacche sacre e i quattrini gira e rigira riescono sempre a trovarli. L’ultimo caso lo ha sollevato quasi per caso lunedì sera, durante Piazzapulita su La7, l’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, il quale ha ricordato che tra le spese militari pesanti dell’Italia in questo momento non ci sono solo i 900 milioni di euro per rifinanziare le missioni all’estero, a cominciare da quella in Afghanistan, o i discussi e sofisticatissimi F-35, i cacciabombardieri più costosi di tutta la storia dell’aeronautica militare. Ci sono anche due sommergibili di “ultima generazione” della classe U 212, detta anche classe Todaro. Due battelli, come dicono in gergo, che costano quasi 1 miliardo di euro, che sommato all’altro miliardo già speso per altre 2 unità già entrate in esercizio e con base a Taranto, fanno 2 miliardi. Tanto per avere un ordine di grandezza, è una somma pari a circa la metà di quanto gli italiani hanno dovuto pagare di Imu sulla prima e in moltissimi casi unica casa di proprietà. E una tranche da 168 milioni è stata inserita nella legge di stabilità, varata sotto Natale.

Il programma degli U 212 va avanti da quasi vent’anni e quindi tutti i governi della Seconda Repubblica, di centro-destra, centrosinistra e tecnici, ci hanno messo lo zampino, compreso quelli in cui Tremonti era ministro e non escluso l’esecutivo di Mario Monti con l’ammiraglio Giampaolo Di Paola alla Difesa , che non hanno mosso ciglio di fronte alla conferma delle ingenti spese. Il primo sommergibile battezzato Salvatore Todaro fu consegnato alla Marina militare il 29 marzo 2006, il secondo un anno dopo, mentre nel 2009 è stato dato il via alla fase 2 del piano, cioè la costruzione di altri 2 sommergibili, frutto di una collaborazione italo-tedesca. Gli italiani partecipano con gli stabilimenti Fincantieri di Muggiano alla periferia di La Spezia e i tedeschi con il consorzio Arge in cui spiccano i produttori di acciaio Thyssen Krupp, tristemente famosi per il rogo nella fabbrica di Torino in cui morirono sette operai e per il quale è stato condannato l’amministratore dello stabilimento. Il 9 dicembre 2009 nei cantieri spezzini, alla presenza di “autorità, civili, militari e religiose” è stata celebrata la cerimonia del “taglio della prima lamiera” del battello che porterà la matricola S 528. Secondo informazioni della Difesa, fino a 6 mesi fa era stato costruito meno della metà di quel primo sommergibile (il 43 per cento, per l’esattezza), mentre non era stata avviata l’impostazione e tagliata mezza lamiera del secondo il cui termine ultimo di consegna, compreso un anno di prove in mare, è fissato addirittura per il 2017.

Al ministero della Difesa sostengono che qualsiasi cambio di indirizzo in corsa sarebbe intempestivo e inopportuno perché i contratti sono siglati. Volendo, però, e ammesso che da qualche parte qualcuno abbia la volontà politica di farlo, si potrebbe anche fermare in extremis la costruzione dell’ultimo sottomarino della serie, con un risparmio di circa mezzo miliardo di euro, in considerazione del fatto che da quando fu decisa la sua realizzazione a oggi di cose ne sono cambiate parecchie, e non in meglio per quanto riguarda le condizioni dei conti pubblici e degli italiani in generale a cui continuano ad essere richiesti sacrifici feroci. In altri paesi dimostrano atteggiamenti molto più “laici” nei confronti delle spese militari, non esitando a metterle in discussione, a ridurle o a tagliarle del tutto quando lo considerano opportuno e di fronte ad altre esigenze ritenute più importanti. Caso emblematico di questo approccio pragmatico è quello del governo conservatore canadese che ha deciso di porre un freno al programma dei cacciabombardieri F-35 considerando fosse necessaria una fase di ripensamento visti i costi crescenti e molto elevati dell’operazione e constatati i difetti dell’aereo emersi in fase di realizzazione e di prova.

martedì 8 gennaio 2013

Perchè non candidare anche la fata turchina?


Dopo aver concluso la selezione Mario Monti snocciola i primi nomi dei candidati della sua lista. Lo fa citando tre big del mondo dell'industria, del giornalismo e dello sport: Bombassei, Vezzali e Sechi. Il premier non fa un elenco completo, si limita a indicare "qualche personalità" che ha aderito al suo appello: "Ilaria Borletti Buitoni, presidente Fai che ha scritto un libro su "L’Italia possibile?" e ha accettato di candidarsi per togliere il punto interrogativo; poi ci vogliono espressioni dell’industria italiana che innova, e ha accettato Alberto Bombassei, presidente di Brembo. Ci vogliono personalità dell’Italia che vince, con sforzo: Valentina Vezzali, campionessa olimpica di scherma che nonostante continuerà fino alle Olimpiadi del 2016 ha accettato di essere disponibile per un serio impegno; Mario Sechi, direttore del Tempo". Poi Monti indica anche altri nomi: il presidente del Fai (Fondo ambiente italiano), Ilaria Borletti Buitoni e il presidente di Confcooperative Luigi Marino. La Vezzali alcuni anni fa era stata coinvolta in un curioso siparietto, in tv, con Silvio Berlusconi: nel corso di una puntata di Porta a Porta gli aveva donato il suo fioretto, con dedica, dicendo all'allora premier: "Presidente, io da lei mi farei veramente toccare" (con un riferimento alla scherma che i più maliziosi avevano male interpretato).

La Vezzali con Berlusconi: Al di là della battuta molti avevano criticato la campionessa per i toni enfatici che aveva usato nei confronti del Cavaliere. Dopo pochi anni, nonostante quei complimenti la Vezzali ha deciso di accasarsi da un'altra parte politica. Anche se non rinuncia allo sport.

La Vezzali su Twitter: "Ho deciso di raccogliere l’invito del Senatore Monti e salire in politica con Scelta civica". E in un altro cinguettio spiega che la candidatura non vuol dire che abbandonerà lo sport, almeno fino alle Olimpiadi di Rio, "perché sono convinta di poter svolgere con successo le due attività, avvicinando il mondo degli sportivi (atleti e tifosi) a quello dei politici. Per me è una scelta di responsabilità. È una scelta civica".

Equità montiana


Due giorni fa, intervistato da Sky Tg24, il presidente del consiglio dimissionario Mario Monti disse di non sapere quanto ha pagato di Imu: "Parecchio, ma non ho una cifra, si occupa mia mioglie di queste cose". La domanda non era posta a caso. Il prof e la moglie Elsa Antonioli hanno infatti un patrimonio degno di una piccola immobiliare, tenuto conto che solo lui oltre all'appartamento in cui risiede a Milano in zona Corso Vercelli possiede il 40% di un ufficio e due negozi sempre nel capoluogo lombardo, oltre a nove appartamenti più le pertinenze a Varese, per un totale di ben 27 immobili. Per i quali ques'anno ha versato la bellezza di 26.353 euro: 1.536 per il solo appartamento in zona corso vercelli (la cosiddetta prima casa per la quale l'Ici non era dovuta), 9.370 euro per l'ufficio e i due negozi a Milano e 8.400 euro per le case di proprietà in quel di Varese. Ai tempi dell'Ici, il Prof aveva versato, per quegli stessi immobili, "appena" 6.378 euro, con una differenza netta di circa 20mila euro. La signora Monti, invece, ha versato all'erario nel 2012 8.590 euro di Imu (dei quali 2.600 per la casa di campagna con giardino a Lesa che possiede al 50%) contro i 2.061 di Ici.

La colpa non è sua... poverino


«Sono stato costretto ad aumentare le tasse perché sono salito su un treno che stava deragliando verso il precipizio. Ora siamo in una condizione migliore, di poter guardare ad una prospettiva di riduzione delle tasse». Mario Monti partecipa ad una trasmissione di Tgcom24 e attacca.

LA RICETTA - «Alcuni irresponsabili avevano portato il Paese a una situazione grave», ora «il Paese è salvo», per ridurre «di parecchio le tasse occorre ridurre la spesa pubblica, tagliando strutture inutili», osserva Monti. «Occorre ridurre gradualmente ridurre le tasse», ribadisce il Professore ed «è necessaria una spallata dei cittadini non con la rabbia, la protesta, ma scegliendo chi non avendo legami con le organizzazioni che bloccano il Paese sia disposto a mobilitarsi» per l'Italia, aggiunge Monti. La finanza pubblica deve essere «sana», dice ancora Monti. Il Professore parlando di lavoro spiega che «occorre una maggiore produttività».

IMU - Il premier contesta che l'Ue abbia criticato l'Imu e mette «nella prospettiva giusta questa clamorosa notizia». «In un rapporto semiapprofondito - spiega - si può trovare di tutto: prendo la frase essenziale che dice che la nuova tassa sulla proprietà immobiliare introdotta nel 2012 a seguito delle raccomandazioni dell'Ue sulla necessità di ridurre il trattamento fiscale favorevole per le abitazioni e basata sul fatto che le tasse sulle proprietà immobiliari hanno effetti di distorsione bassi, sono colpite da minore evasione, l'Ue prende atto che l'Italia ha fatto ciò che l'Ue le ha domandato. Poi apprezza alcuni aspetti della specifica Imu adottata, il fatto cioè che siano stati introdotti alcuni aspetti di equità e poi dice che altri aspetti potrebbero migliorare come l'aumento della progressività. Così abbiamo messo nella prospettiva giusta questa clamorosa notizia».

domenica 6 gennaio 2013

L'oracolo intervistato...


Dall'evasione fiscale alla politica estera. Dall'Imu ai poteri forti. Mario Monti si racconta durante un'intervista a SkyTg24, cominciando proprio dalle sue dimissioni e della candidatura. «Era una decisione che ho maturato, che covavo già prima e quel voto (del Pdl ndr) poi mi ha rafforzato nel convincimento». I primi a sapere della decisione sono stati «i miei due presidenti: quello della Repubblica e quello di casa mia».

L'IMU E LE TASSE - Tanti i temi toccati ma sull'Imu il premier ha le idee chiare perché «è frutto del governo precedente» e «va modificata», «il gettito va dato maggiormente ai Comuni». C'è la possibilità di abbassare di un punto l'Irpef e congelare l'aumento dell'Iva «e anche di più» ma «la via maestra è ridurre la spesa pubblica». Anche il presidente del Consiglio la paga, «ma non so quanto, se ne occupa mia moglie». E a proposito delle tasse il premier sottolinea: «C'è la possibilità di abbassare di un punto l'Irpef e congelare l'aumento dell'Iva e anche di più», abbassando la spesa pubblica. «Noi -aggiunge- ci siamo messi all'opera ma sulla spending review abbiamo trovato in Parlamento molte difficoltà. Ad esempio, il provvedimento sulla Province non corrisponde» a quanto aveva previsto il governo.

LO SPREAD - E chiarisce: con lo spread sotto i 300 punti «si risparmiano molti miliardi e questo risparmio va contato sul debito pubblico per gli interessi ma anche su quello privato. Un risparmio che può essere calcolato come superiore al gettito Imu. Ma quando noi siamo arrivati, lo spread rischiava di diventare tecnicamente catastrofico».

EVASIONE FISCALE - Su un punto sembra orgoglioso: contro l'evasione fiscale «le misure prese dal governo uscente sono state senza precedenti». I 10 miliardi di recupero dell'evasione e i 60 di risparmio dal calo dello spread possono evitare una manovra ad aprile? «A deciderlo sarà il nuovo governo ma al momento anche l'Ue ci riconosce il pareggio di bilancio pubblico strutturale per 2013. I conti sono dunque in pari e se non ci saranno eventi non previsti...». Contro l'evasione fiscale «sono pronto a continuare la battaglia di civiltà», ha aggiunto Monti. Poi ricorda che sulla legge anti-corruzione c'è stato «un freno particolare del Pdl, come c'è stato sul mercato del lavoro da parte del Pd».

LE LISTE E ALLEANZE - La riserva sulle liste la scioglierà martedì, «le candidature le vaglierò una ad una» . In ogni caso per quel che riguarda le alleanze sottolinea: «Casini e Fini non li valuto per la loro storia ma prima di altri hanno capito che i problemi non si risolvevano senza la grande coalizione. Sono stati i più tenaci sostenitori della maggioranza, l'apporto Pd e Pdl è stato a corrente alternate». E sul simbolo aggiunge: «Avrei preferito che non figurasse il mio nome, perché non mi piace espormi così tanto, ma tutto è nato per la sollecitazione di forze politiche e della società civile perché io mi ricandidassi con la mia agenda, quindi ci voleva».

IL QUIRINALE - «A eventuali richieste» compresa quella di una possibile elezione a presidente della Repubblica «si risponde quando vengono fatte». Per poi aggiungere: «Credo che la mia recente decisione abbia fatto salire di molto le legittime aspirazioni, ambizioni e aspettative di più di una persona che legittimamente mira a quella carica, non credo certo di avere aumentato le mie probabilità».

PASSERA - E per quel che riguarda i suoi ministri un pensiero è per Passera. «Spero che per Passera non sia scritta la parola fine e che ci ripensi ha lavorato molto bene con me nel governo e ha ancora molto da dare. Ha avuto una posizione rigida, secondo me a torto, sulla questione della lista unica».

OMOSESSUALI - E alla domanda sui diritti delle coppie omosessuali, Monti risponde: «La dignità della persona va profondamente rispettata: questi sono temi importantissimi anche più importanti delle riforme economiche e sociali, ma meno urgenti sul piano della crescita del paese. Ci sarà - ha aggiunto - un grande ruolo del parlamento e un sereno confronto su posizioni che non potranno non convergere al cento per cento».

I POTERI FORTI - «Il Governo Berlusconi era contro la tassazione delle transazioni finanziarie. Germania, Francia e altri la volevano e l'Italia la bloccava. Io ho cambiato la posizione dell'Italia e adesso si sta facendo questa cosa in Europa. Il nostro Governo ha introdotto una cosa che ha dato molto fastidio ai banchieri: ha vietato che le stesse persone sedessero nei cda di banche e assicurazioni concorrenti». Spiega il premier Mario, rispondendo alle accuse di rappresentare il mondo dei banchieri nella politica. Quelli poi che credono che lui sia un amico dei poteri forti «possono andare a chiedere a Jack Welch e a Bill Gates e assumere informazioni», ha aggiunto, parlando del presidente della General Electric e del fondatore della Microsoft: al primo impedì l'acquisizione della Honeywell, al secondo diede una multa record per violazione delle norme sulla concorrenza.

RAI - «In Rai sono così inseriti miei uomini che è stato fatto presente ai miei collaboratori, che non ne erano informati, che oggi non potevo andare alla tv pubblica perché era precluso come giorno festivo». Insomma, «questa è la Rai dove non riesco a vedere in che modo Tarantola e Gubitosi siano miei uomini. Hanno dimostrato - sottolinea - indipendenza anche in questo caso e sono stati selezionati anche per questa dote che va riconosciuta loro da tutti».

OBAMA E LA POLITICA ESTERA- «Sì, molto». Mario Monti risponde quando gli viene chiesto se senta l'endorsement e la vicinanza di Barack Obama. «Sì, molto. Soprattutto questa grande facilità di rapporto sulla comprensione delle cose e delle persone». Monti aggiunge la «grande facilità di rapporto sulla comprensione delle cose e delle persone» che ha avuto con Obama. «Con altri colleghi, Merkel e Hollande, ma anche lui e io da soli, abbiamo avuto scambi sui problemi dell'Europa e dell'Eurozona dove c'è stato una grandissima intesa». E a proposito della cancelliera tedesca sottolinea: «Abbiamo avuto un contrasto alle 5 del mattino del 29 giugno 2012» sullo scudo anti spread. In ogni caso «ho visto l'Italia sempre più rispettata».

La metamorfosi di supermario


“Ha spalancato il loden e ha mostrato a tutti quello che c’è sotto”. Non è l’ultima impresa al parco Sempione dell’esibizionista di turno, ma il riassunto delle ultime settimane di Mario Monti, ovvero l’uomo che è stato abbinato più volte alla parola “sobrietà” che Balotelli alla parola escort. “Sobrio”,“composto”, “rigoroso”, gli aggettivi scomodati per definirlo sono sempre sembrati più adatti a descrivere un edificio del ventennio fascista o la cabina armadio di Sergio Marchionne che un premier, ma almeno avevamo una certezza. E in un paese in cui non si capisce più se Ingroia ce l’ha con Aldo Grasso o è Piero Grasso ad avercela con Presta e Paola Perego, era già qualcosa. Ecco. Quel Mario non esiste più. Frullato e risucchiato da quell’ ipnotico e luccicante videogioco che è la campagna elettorale, Mario Monti ha smesso i grigi panni del tecnico e dopo un’infinità di fotomontaggi e vignette, s’è trasformato davvero nell’omonimo eroe della Nintendo, Super Mario Bross. Che guarda caso, nasce tecnico (idraulico, per la precisione), diventa un esperto in trasformazioni varie, si allea con personaggi improbabili e ha un sistema infallibile per annientare i nemici: saltarci sopra. E non a caso, ha iniziato la campagna elettorale lanciandosi in una delle modalità di gioco che più l’ha reso celebre: Mario vs (Pier) Luigi.

Un gioco complesso in cui i livelli da superare sono ben cinque. Primo livello: silenziare. Super Mario affronta Pier Luigi Bros a colpi di dialettica, stordendo l’avversario con un vocabolario decisamente bizzarro. Suggerisce a PierLuigi Bros di tagliare le ali più estreme come se stesse discettando del nuovo modello di Nuvenia Pocket anziché del Pd e lo invita a silenziare le frange più conservatrici. Ora, a parte che fino ad oggi al limite il problema era silenziare la ventola del pc più che Vendola del Pd, a parte che una spuntata alla frangia estrema di Fassina fossi Bersani gliela darei sul serio, l’utilizzo del verbo silenziare è tra il preistorico e il dittatoriale. Neppure un marito talebano “silenzia” la moglie come fosse un iphone. Detto ciò, con questa mossa, Super Mario ha decisamente superato il primo livello: quello dello stile. Secondo livello: la figura retorica. Che sia l’eufemismo o la metafora, dove non arriva col verbo desueto, Super Mario colpisce i nemici con un sapiente utilizzo della figura retorica. In particolare, la adotta in quel famoso punto del videogioco in cui se la deve vedere con i Funghi velenosi, i Goomba, che nella versione politica del videogioco hanno i nomi e l’altezza di Berlusconi e Brunetta. Del primo, Super Mario ricorda «una certa volatilità nelle vicende umane e politiche». Che voglio dire, non occorre essere esperti linguisti per capire che il sottotesto era “sarà credibile lui con la sua fissa per la patonza e i ribaltoni vari”. Il secondo lo apostrofa come «professore di una certa statura accademica». E qui, Super Mario non me ne abbia, ma ci mancava che chiedesse a Franco Di Mare: “Sai perchè la moglie non bacia mai Brunetta? Perchè sa di tappo” e il sospetto che il suo ghostwriter sia Martufello, sarebbe diventato certezza. Superato anche il secondo livello. Quello del cinepanettone. Terzo livello: la supercazzola. Super Mario ama le filippiche per confondere le acque. Tu gli chiedi: “Abbassa le tasse?”, e lui: “Non escludo che si possa individuare un percorso, anche soltanto per una prima tappa, di riduzione del carico fiscale”. Arriva in conferenza stampa e anziché dire “Sì, mi butto in politica, mi va e non rompete le balle”, dichiara: “Il 23 dicembre ho dato la mia disponibilità ad assumere un’iniziativa politica, il 28 si sono creati i primi presupposti, oggi viene finalmente annunciata la configurazione per una nuova offerta politica…”. Che per carità, pure io prima di dire “Mi alleo con Casini, Fini e Montezemolo” cercherei di narcotizzare la platea, ma questo è decisamente troppo. Superato anche il terzo livello: quello della dialettica tollerabile. Quarto livello: la noia. Dal tono di voce alla montatura degli occhiali, tutto in Super Mario è studiato perchè sia la scelta più piatta e pallosa del creato. E incredibile a dirsi, l’avversario ne esce confuso. Arriva in conferenza stampa, scopre il drappo rosso che nasconde il nome e il logo della sua Lista come fosse Copperfield e il numero della donna divisa a metà e viene fuori la scritta misto Arial e New Roman corpo 12 grigio topo “Scelta civica con Mario Monti per l’Italia” che ci tranquillizza sul fatto che non scenda in campo per l’Uganda e con una ciofeca di logo tipo freccia tricolore.

Quarto livello, quello dell’eccentricità, superato. Quinto e ultimo livello: operazione simpatia. Questo, per Super Mario, è il livello più complesso e in effetti si muove con una certa difficoltà. Il povero Calevo viene liberato e dopo il drammatico faccia a faccia coi rapitori è costretto a quello con Monti a Uno Mattina, il quale poi posta la foto col ragazzo su twitter manco fosse in gita a Milanello per una foto con Boateng. Poi passa all’operazione simpatia in famiglia e costringe i nipotini a uno smaronamento di balle epocale a Venezia tra calle, foto coi turisti e messa la domenica mattina. Infine, recita la parte di quello “sono uno di voi”, affermando di essere nemico delle lobby e di non avere in mente “nessuna lista Rotary”. Certo, il gruppo Bilderberg è un dopolavoro ferroviario. E anche il quinto livello, quello della simpatia disarmante, è superato. Peccato che la Vigilanza Rai abbia deciso di arginarlo, perchè Super Mario si apprestava a vincere il gioco senza esitazione. Del resto, è un paese in cui dopo due apparizioni a Uno Mattina, si teme che il popolo e la par condicio siano destabilizzati, per cui è stata bloccata l’accoppiata Di Mare&Monti. Troppo sovversivo un faccia a faccia che si chiamava come un piatto di fettuccine.

sabato 5 gennaio 2013

L'importanza di chiamarsi Mario (e la macchina del servilismo)


La prima domanda è quella di Claudia Vago: «Caro senatore Monti, sicuro che quello che hai fatto (e farai) è ridurre gli sprechi?». La risposta: «In soli 13 mesi abbiamo dimostrato quanto si potrà fare nei prossimi cinque anni». Poi la promessa di cambiare la legge elettorale come primo atto di governo se fosse rieletto: «Questa non è degna di un Paese come l'Italia». E mette come priorità «valorizzare il ruolo delle donne. Senza questo, l'Italia non crescerà». Il tutto in 140 caratteri. Il premier e gli utenti. Mario Monti e Twitter. E la politica diventa 2.0.

SU INTERNET - Il presidente del Consiglio sabato mattina decide di rispondere degli utenti. Migliaia i quesiti. Tanto che #montilive in pochi minuti diventa tra le tendenze più popolari in Italia. Come da programma il senatore Monti si collega alla piattaforma: «Sono qui!». E a dimostrare che è lui, twitta anche una foto.

I QUESITI - Due ore e tre quarti. Per rispondere ai quesiti. Tanti, tantissimi. «Più delle risposte», attacca qualcuno. Ma se ci sono i delusi Dal rilancio del Mezzogiorno al Fiscal Compact. Passando per i beni di prima necessità e la politica. Sulle nuove tecnologie: «Se guiderà nuovo governo cosa farà (di più) per rendere il digitale chiave di sviluppo economico e sociale per nostro Paese?». Quindici minuti dopo: «Cominceremo a pensarlo e utilizzarlo come lo strumento principale per trasparenza ed efficienza della PA». E sul fatto se si sente più italiano o europeo risponde: «Orgogliosamente italiano, decisamente europeo». Poi assicura che se vincerà le elezioni dialogherà con tutti, ma non sosterrà governi non riformisti (né Bersani né Berlusconi). Il tweet gli parte senza aver completato la risposta: «È il bello della diretta». E a chi gli chiede un sorriso, lui non esita: « :)... :) basta così?»

Benedetta Argentieri