lunedì 27 luglio 2026

Mario Draghi il criminale

Il fatto che Mario Draghi abbia  la concreta possibilità di diventare il prossimo presidente della Repubblica, la dice lunga sulla irrimediabile decadenza  morale e civile del nostro paese.


Draghi, in qualità di Direttore generale del tesoro , ha pilotato la svendita delle aziende pubbliche, un atto che ha compromesso lo sviluppo industriale dell'Italia e impoverito tutti noi.


Draghi, in qualità di Governatore della banca d'Italia, ha imposto una politica lacrime e sangue che ha provocato, subito dopo la grande crisi del 2008, una seconda recessione dalla quale l'Italia non si è mai completamente ripresa.


Draghi, in qualità di presidente della BCE, si è reso protagonista di uno degli atti più infami nella recente storia europea, vale a dire il blocco forzoso dei bancomat dei greci.


Draghi, in qualità di Presidente del Consiglio , ha spudoratamente mentito ai suoi concittadini, facendo credere che i vaccini immunizzassero dal COVID (Chi non si vaccina muore e FA MORIRE). Sulla base di questa grossolana bugia, contraddetta dall'esperienza di milioni di persone che hanno contratto la malattia pur essendo vaccinate, ha dato il via a una disgustosa discriminazione ai danni di una parte della popolazione. Come non bastasse, sempre in qualità di presidente del Consiglio, è stato sostenitore del bellicismo più oltranzista dicendosi certo del rapido crollo economico e militare della Russia. 


Altro che Quirinale. Se avessimo un po' di dignità, quest'uomo si troverebbe da tempo a Regina coeli o a San Vittore.


Silvio dalla Torre

martedì 14 luglio 2026

Non toccare il delinquente immigrato

Dicono del militante di Futuro Nazionale: "avrebbe dovuto chiamare le forza dell'ordine". Non lo pensano davvero, ma è la strada più sintetica per validare il loro ruolo di antifascisti per narrazione. Forze dell'ordine che, quando intervengono, vengono messe sotto i riflettori in attesa che sbaglino anche solo una virgola per poterle chiamare "fasciste". Atterrano un immigrato con la forza? Fasciste. Usano il taser? Fasciste, con annesso post di Ilaria Salis e Ilaria Cucchi. Dunque il punto non è che Giuseppe abbia sbagliato. Il punto è che Giuseppe non appartiene alla loro setta e da questa premessa si costruisce una narrazione che impone la presenza del più scontato dei nemici "l'estrema destra".


A proposito della locuzione "estrema destra", esserlo significa essere persone normali: ribadirlo serve a sottrarre alla "sinistra" l'arma della dialettica. Nella storia recente è comparso un momento imprecisato in cui si è creato un bivio narrativo per cui la società si è scissa e milioni di individui hanno deciso di abbandonare la via della razionalità e affermare che un qualsiasi immigrato abbia il diritto di bloccare il traffico per ore, distruggendo le auto.  Trattasi di involuzione morale ed intellettuale amplificata e sorretta da strutture esterne: l'élite che ha scoperto il redditizio mercato dell'immigrazione dopo la caduta del libico Gheddafi, l'uso massiccio dei social, il parastato che, a dispetto di quanto si possa credere, non è sempre esistito ma è un soggetto giovane, sorto quando hanno preso piede i "nuovi diritti" e cioè i desideri degli immigrati e della lobby lgbt. Su questi "nuovi diritti" è nata una setta religiosa che ha abbindolato le masse in cerca perenne di Dei e sacerdoti, demandando ad essi la validazione dei propri disturbi psichici con la consapevolezza che la politica avrebbe offerto loro una sorta di protezione. Politica che non è mai la sorgente del potere, ma solo uno dei molteplici strumenti in mano a quel potere. In definitiva chi oggi dice che io sia di estrema destra lo era ieri oppure è la proiezione di altri che lo sono stati prima di lui. Non solo: inconsciamente lo è ancora, ma la menzogna primordiale raccontata a se stesso riesce ad avere la meglio sulla verità che rigetta per sopravvivere agli effetti della stessa menzogna. 


Perché la Senatrice democratica Elissa Slotkin dichiara pubblicamente «Il SAVE America Act renderebbe difficile per qualsiasi democratico in qualsiasi stato vincere qualsiasi elezione.» ammettendo che i democratici abbiano rubato una o più elezioni dall'avvento dell'amministrazione Obama in poi? Perché negli Stati Uniti è di pubblico dominio la notizia delle frodi in Minnesota e in California, delle decine di migliaia di schede elettorali sequestrate dall'FBI, dei meccanismi di voto in taluni specifici Stati che permettono a chiunque di votare senza esibire un documento di identità e che la legge del SAVE ACT metterebbe fine a tutto questo. Siamo noi italiani che non lo sappiamo, essendo queste notizie censurate dai media novecenteschi. La Senatrice non ha bisogno di nascondere ciò che tutti ormai sanno, in virtù del fatto che viviamo in un'epoca dove i fatti non contano un cazzo o almeno non contano tanto quanto l'appartenenza ideologica e alla struttura parastatale che offre assistenzialismo, servizi, benefit a chiunque sostenga la frode come arma per giungere a governare il Paese.


Quelli che dicono che l'attuale sistema pensionistico italiano non può reggere così com'è, con un quarto della spesa pubblica destinato ad esse, hanno ragione. Quelli che dicono che per risolvere la questione bisogna importare immigrati da Mali, Senegal e Gambia hanno torto. Spesso però i primi ed i secondi coincidono. Quelli che dicono che il sistema pensionistico non può reggere ma non si fanno scrupoli a destinare miliardi di euro all'accoglienza di clandestini e, parallelamente, ad ingrassare la pance dell'Ucraina in realtà non hanno alcuna intenzione di risolvere il problema ma solo di tenere in piedi uno scontro sociale per ragioni spesso impalpabili come la glorificazione personale. 


Ho letto questo post: "Fa molto caldo, sì. Ma pensiamo a chi sta nel carcere di Lucca, il più sovraffollato d’Italia (al 256,8%): capienza 59 posti; 22 indisponibili; presenti 95 persone. Non va tanto meglio a chi è recluso a Foggia, Grosseto, Lodi, Milano San Vittore. E in tutte le carceri italiane". Come detto altre volte in passato, quella della dignitosa detenzione nelle carceri è una tematica certamente valida, ma mai prioritaria. Il carnefice non può ambire a surclassare la vittima in tema di pretese e diritti, come però spesso accade in questi tempi in cui il "sistema giustizia" prova ripetutamente ad invertire il valore morale di vittima e carnefice. La questione della scala di priorità dovrebbe sempre essere alla base della creazione e della successiva tutela di una società civile che di fatto è una utopia, soprattutto quando l'élite ha compreso che il carnefice può essere sfruttato per imporre il suo dominio al contrario della vittima il cui ruolo sociale non è remunerativo.


Perché i prezzi degli affitti a New York City schizzano al nuovo massimo storico di sempre? Perché ogni regime socialista non ha altro orizzonte esistenziale che il fallimento. Il motto non detto del socialismo è che la costruzione di un mondo equo e prospero arriverà sempre con il socialismo del domani che sarà comunque un fallimento come quello di oggi, ma nel frattempo possiamo raccontare quello che ci pare, mentre distruggiamo il presente contando sull'appoggio delle nostre truppe di malati mentali che sguazzano nel sistema capitalistico, succhiandone la linfa. Trattasi sempre e comunque di menzogna che rivolgono a se stessi: da questo pattern non si sfugge. 


Ho visto il video, girato a Treviso, dove due marocchini di 38 e 55 anni e un 39enne tunisino aggrediscono con pugni e bottigliate un italiano di 57 anni senza fissa dimora. Beh, però non c'è il vannacciano Giuseppe ad atterrarli, quindi dice l'elettore di sinistra che va tutto bene e che la vittima avrebbe dovuto attendere le forze dell'ordine mentre veniva massacrata come in effetti è accaduto. Poi ho visto un altro video, girato a Castel Volturno, in uno stabilimento balneare, dove una donna è stata presa a schiaffi da un africano, il quale già il giorno prima aveva aggredito il gestore del lido: africano che è stato denunciato e successivamente rilasciato a piede libero. Anche qui però voglio rassicurare tutti: non c'era il vannacciano Giuseppe a difendere la donna atterrando il nero, quindi possiamo soprassedere sull'argomento. In fondo ciò che conta non è mai la difesa della vittima, bensì la difesa del secondo dei due mondi e del dominio culturale e morale sulla realtà dove Giuseppe è fascista, io sono fascista, questo post è fascista, chi vota AVS è buono sebbene passi le giornate a pregare di non incrociare mai l'immigrato protagonista di questi episodi di cronaca, ma non per paura di subire violenze, piuttosto per paura che il bluff immigrazionista diventi insostenibile e l'antifascista sia costretto ad ammettere di essere esattamente uguale a me.


Scrive Saverio Tommasi: "Fateci caso: spesso quelli che scrivono cose spaventose contro gli immigrati ed esaltano l'italianità come caratteristica del DNA, sono anche coloro che scrivono peggio in italiano". Il post poi continua con altri frasi strampalate, ma mi interessa questa parte iniziale e non perché mi senta chiamato in causa: non sarò un grande scrittore di prosa, ma mi basta consolidarmi come penna migliore di Saverio. Mi colpisce, paradossalmente, ciò che non compare in queste sue parole e in qualsiasi altra sua parola ovviamente. E ciò che non compare è la donna uccisa dall'ex compagno nordafricano a Loreto o la ragazza sfregiata dall'algerino islamico. No concedo un valore superiore alla forma o alla sostanza rispetto alla controparte, perché quel valore superiore lo destino alla scelta del non dire. Evitare un tema che disinnescherebbe il proprio essere agente di validazione di un multiculturalismo che consente a giornalisti, scrittori, teorici, opinionisti, artisti, attori crea un insuperabile solco fra Saverio Tommasi e la verità e questo lui lo sa bene e sa che noi lo sappiamo; per questo il suo pubblico è una nicchia fedele, ma cosa assai più importante è che il parastato continui a validare la sua presenza permettendogli così di portare il pane a tavola o andare al ristorante, nostalgico dei tempi in cui occupava i tavolini all'esterno, credendo che avrebbe scritto una pagina di Storia e non un libro di barzellette.


Giovy Novaro

martedì 7 luglio 2026

Immigrazione

Quando leggo che la comunità marocchina sta piazzando, nei pressi dei laghi del Nord Italia, dei cartelli nella sua lingua per porre rimedio agli annegamenti dei nordafricani che non sono in grado di comprendere la lingua italiana, mi vengono in mentre cose distinte ma connesse. 


La prima è che il fatto di non conoscere la lingua del Paese ospitante testimonia definitivamente il mancato desiderio di integrarsi e di considerare l'occidente solo una terra da depredare. 


La seconda è che, pur non conoscendo alcuna lingua, un quoziente intellettivo appena sufficiente dovrebbe suggerire che, se non sai nuotare, non ti tuffi in uno specchio d'acqua la cui profondità è superiore alla tua altezza, altrimenti confermi che esistono etnie sottosviluppate ed altre maggiormente evolute. 


La terza è che, quando ricevo l'accusa di essere un razzista, talvolta questa è accompagnata da una frase che suona così: "viaggia un po', così eviti di fare distinzioni razziali e comprendi meglio il mondo". Ora, indubbiamente non è importante conoscere le mie abitudini di vita, ma io viaggio abbastanza e negli ultimi anni ho visitato differenti Paesi tanto in Asia quanto in Sudamerica e questo conoscere realtà differenti, abitudini differenti, religioni differenti, non ha fatto altro che rafforzare in me le idee "razziste". Più amplio la conoscenza di palcoscenici lontani, più resta inviolata la mia convinzione che un occidente imperfetto rimanga preferibile ad una realtà involuta, incivile, incompatibile con le più semplici norme morali che un individuo dovrebbe possedere per inserirsi in un ecosistema fragile e permeabile alle invasioni barbariche. Del resto, in che modo visitare la Tunisia o il Gambia e provare le loro spezie o comprare i loro tappeti dovrebbe farmi "rinsavire" quando a dettare legge resta la statistica, sui crimini commessi dai tunisini e gambiani, che è una scienza asettica e democratica, lontana dall'idea che conoscere un luogo possa effettivamente influire sui numeri che raccontano una verità inoppugnabile e non interpretabile? Non è dato saperlo.


Il razzismo è oggi solo la preservazione delle virtù insindacabili che sono sotto costante attacco dai traditori ancor prima che dagli invasori. "Razzista", superato il mostro della dialettica, viene svuotato di significato e diviene per me una ode alla lotta al male che viaggia sulle note di un ribaltamento dei ruoli, proprio perché la dialettica effimera distrae dalla sostanza che si adegua ai tempi bui. Che io viaggi o meno, che io legga o meno, la tangibilità del mondo reale resta inamovibile esattamente come le mie convinzioni.


Giovy Novaro