domenica 17 luglio 2011

Da facebook...

... e non si sa mai quanto sia attendibile ma senza dubbio c'è una parte di verità... Qui il blog.


MILANO - Finte scorte, furti fasulli per ottenere rimborsi, minacce inesistenti per ottenere l'auto blu, viaggi gratis per amici e parenti, sconti giganteschi e stipendi elencati uno ad uno per mettere a nudo i privilegi della politica. A far tremare il Palazzo con decine di rivelazioni sulla vita quotidiana dei deputati è un anonimo ex precario, licenziato dopo 15 anni di lavoro, che ha deciso di vendicarsi pubblicando su Facebook tutti «i segreti della casta di Montecitorio», su un'omonima pagina del social network. E la popolarità della pagina si propaga con la rapidità di un focherello che diventa rogo.

SPIDERTRUMAN - In poche ore Spidertruman, come si fa chiamare l'autore sul Web, ha superato i duemila, poi i seimila, poi gli ottomila fan, cavalcando l'ondata di antipolitica che anche negli ultimi giorni è divampata sulla rete dopo la cancellazione dei previsti tagli agli stipendi dei parlamentari. E così ce n'è per tutti. Perché certe marche d'auto fanno sconti anche del 20% ai parlamentari, e perché certe compagnie telefoniche applicano tariffe assai ridotte? E poi barbieri pagati, a detta dell'autore, 11 mila euro al mese e tutti provenienti dalla stessa regione del presidente della Camera che li assunse. Poliziotti costretti a fare da chauffeur alle mogli degli onorevoli di giorno e ad accompagnare il deputato di turno dall'amante la sera.

FINTI FURTI - Poi il capitolo furti finti: secondo l'infuriato Spidertruman sarebbero decine le finte denunce di furti di computer portatili effettuate dai deputati solo per aver diritto al rimborso e poterne comprare altri. Tra le invettive sono finite anche le scorte di polizia, ottenute molto spesso, a suo dire, grazie a finte lettere di minacce inviate ad hoc magari con l'inserimento nella busta di qualche bossolo. E poi i viaggi gratis per amici e parenti dei parlamentari ottenuti grazie ai punti «Millemiglia» accumulati con ai viaggi gratuiti a cui i membri del parlamento hanno diritto. Le rivelazioni sono appena all'inizio, assicura Spidertruman. Insomma, i privilegi della Casta finiscono per l'ennesima volta nel mirino del Web anche se su certi dettagli sarà dura distinguere tra la realtà dei fatti e l'arrabbiatura dell'anonimo vendicatore.

sabato 16 luglio 2011

Giunte... comunali

Poi che non ci vengano a raccontare che la magistratura non mette naso e mani dappertutto... anche questa pare una barzelletta epperò... sta succedendo davvero. Mentre a Milano, il salvatore sceso dal cielo Pisapia, ha le sue belle "quote rosa" nella giunta, il fascista Alemanno (che ormai di fascista non ha più niente) è condannato a rifare daccapo la sua giunta perchè c'è una sola donna all'interno del campidoglio. Che poi, questa delle quote rosa è una puttanata esorbitante. Ma ripensandoci, in italia la politica, la magistratura e certe leggi, sono una continua barzelletta che fa ridere e fa piangere.

venerdì 15 luglio 2011

Così è

Che poi, quando leggi cose del genere, la prima reazione è quella di inviare i peggiori improperi a chi ha preso una simile decisione... poi ci ripensi, augurare la morte non è carino, manco per il peggior nemico. Quindi, auguro loro di vivere a lungo... magari, dopo aver incassato l'aumento di stipendio, attaccati ad un respiratore, ridotti a vegetali e alimentati a forza grazie alla loro stessa criminale legge per la salvaguardia della vita a tutti i costi. E auguro loro anche di starci bene con la testa ma di non potersi muovere dal letto di un solo millimetro... così da augurarsi quanto prima di morire ma di non poterlo fare per legge.

Ho deciso che non andrò mai più a votare perchè nessuno merita più nè il mio voto nè tantomeno la mia fiducia.

giovedì 14 luglio 2011

Criminali...

... di stato e crimini di stato. Legge sul fine vita. Quando lo stato sbaglia profondamente. Mi piacerebbe sapere chi davvero ci guadagna a mantenere in vita una persona già morta da tempo. Nessuno me lo dirà perchè queste sono cose che non si devono sapere. Ma lor signori sanno cosa significa accudire un malato terminale di cancro? Lo hanno mai visto un malato del genere a pochi giorni dalla morte? Bhe, se non lo hanno visto, potrebbero chiedere anche a me. Hanno mai visto una persona colpita da un ampio ictus come è ridotta? Anche questo potrebbero chiederlo a me... Le persone, hanno tutto il diritto di morire così come hanno il diritto di restare in vita. Ma se un medico dice che NON c'è più alcuna speranza, allora perchè bisogna lasciar vegetare a forza una persona già morta?

Ecco, rispondevo a Samuela e ricordavo del film "Coma". Chi non lo ha visto, qui la trama. Ma quello era solo un film... che sta diventando realtà.



mercoledì 13 luglio 2011

Chi paga il parassitismo statale?


Roma - Via libera a 67mila assunzioni nella scuola dal prossimo 1 settembre. Verranno immessi in ruolo 30.482 docenti e 36.488 ausiliari tecnici e amministrativi (Ata). E' il risultato dell'incontro appena conclusosi a Palazzo Chigi tra il sottosegretario Letta, i ministri Brunetta e Gelmini e i sindacati confederali e di categoria. Il numero delle assunzioni che hanno ricevuto il disco verde è stato riferito dai sindacati al termine del breve incontro svoltosi alla Presidenza del Consiglio. "Entro il 31 agosto - ha spiegato il segretario generale della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo - dovranno essere fatte le nomine in modo che da settembre tutti gli insegnanti siano in cattedra". Ora partirà la procedura all'Aran, con l'auspicio di chiudere la trattativa entro la fine del mese.

La risposta al precariato. "L’accordo è una risposta forte al precariato", sottolinea il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, ringraziando i sindacati per la collaborazione. "L'accordo raggiunto oggi a palazzo Chigi alla presenza dei sindacati della scuola ha un particolare significato", dichiara la Gelmini spiegando che "dal prossimo anno scolastico il piano di assunzioni troverà piena attuazione, garantendo da un lato stabilità al personale della scuola e dall'altro la continuità didattica, indispensabile per elevare la qualità dell`offerta formativa". "Ad invarianza di spesa, come è doveroso in un momento di crisi, siamo riusciti a dare una risposta forte al precariato", sottolinea il ministro concludendo che "questo risultato è frutto della collaborazione fra governo e sindacati a cui va il mio ringraziamento".

La soddisfazione dei sindacati. Soddisfatto il segretario generale dello Snals, Marco Paolo Nigi, secondo cui l'incontro ha dato il via operativo al piano triennale di nomine in ruolo di docenti e Ata nella scuola. "Il governo ha riaffermato la volontà di attuare gli impegni assunti con il decreto sviluppo. Ha anche accolto la richiesta dei sindacati di avviare subito le procedure necessarie con l'emanazione di uno specifico atto di indirizzo all'Aran. Snals-Confsal, Cisl, Uil e Gilda, insieme alle rispettive confederazioni si sono impegnati - ha assicurato Nigi - a concludere in quella sede e in tempi strettissimi gli accordi che dovranno garantire l'invarianza di spesa, richiesta dalla legge. Diamo atto al Governo di aver mantenuto gli impegni anche in un contesto economico internazionale di indubbia difficoltà".

Qui il link che mi ha postato Marco.

Priorità italica, legge elettorale...

Ogni 2x3 mi chiedo se il governo sia caduto o meno visto che, altrettanto ogni 2x3 Bersani e la nuova balena bianca chiedono le elezioni solo che... ancora non ho capito per quale motivo il governo "dovrebbe" andarsene visto che pare ci sia ancora una maggioranza... niente di meglio da dire o da fare con questo caldo africano?


MILANO - Il Pd continua a battere il ferro. E forte dell'atteggiamento di responsabilità mostrato nel corso di questa crisi economica, avverte nuovamente: così non si può andare avanti, dopo la manovra si vada a elezioni o si formi un nuovo governo che abbia il compito di varare una nuova legge elettorale.

BERSANI - «Dopo la manovra bisogna aprire una fase politica nuova per far riprendere il cammino al paese. Per noi la strada maestra sono le elezioni ma noi siamo pronti a considerare, anche se non sembrano probabili gli spazi, una fase di transizione per cambiare la legge elettorale». Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, oggi a Beirut nell'ambito del suo giro in Medio Oriente, chiede le dimissioni del governo dopo l'ok alla manovra. E sull'ipotesi di dimissioni di Tremonti entilate da alcuni quotidiani spiega: «Non basta il cambio di un ministro, serve il cambio di tutto il governo. La fase nuova che è necessaria deve avere nuovi protagonisti, non chi ci ha portato fin qui. Il nostro senso di responsabilità mostrato davanti alla manovra ci dà la forza per dire che noi non siamo d'accordo con la politica economica di questo governo che è sempre stata sbagliata». E quindi per Bersani «c'è un problema politico: l'assenza di un governo capace di chiamare gli italiani ad un cambiamento. Con la manovra purtroppo non risolveremo tutto».

martedì 12 luglio 2011

L'osannata primavera araba


La chiamavano primavera araba, ma è l’autunno del’Occidente, la fragilità dell’Europa, l’insipienza dell’America di Obama, il brutto spettacolo al quale stiamo assistendo e, se ci sono popoli disperati ed eroici come quello che in Siria da mesi protesta e viene sterminato, inutile che si appellino alla saggezza europea, alla potenza della Nato, alla permeabilità delle democrazie del Vecchio Continente, nessuno li ascolterà, nessuno li aiuterà. Sarà il petrolio che in Libia c’è e altrove no, saranno i confinanti potenti e minacciosi, sarà l’esistenza di un esercito spietato, quello di Assad non certo quello del Colonnello, il fatto è che lo scandalo è un tanto al chilo, la reazione sdegnata dell’Onu si misura in dollari che passano di mano, la Nato senza la potenza militare americana si impalla. Mentre i baldanzosi francesi, quelli che dovevano prendere Tripoli a luglio come la Bastiglia, si mettono a trattare con la famiglia Gheddafi e spiegano con una faccia tosta senza precedenti che con la missione militare non si va da nessuna parte, mentre a Damasco un assalto all’ambasciata degli Stati Uniti stava per finire come a Teheran trent’anni fa, e non è ancora detto che a Obama non tocchi la sorte che fu di Jimmy Carter, mentre al Cairo la piazza è di nuovo piena di quelli che hanno capito che li hanno fregati, e che hanno consegnato il potere agli estremisti islamici, mentre vediamo queste porcherie, le cose sono finalmente chiare a tutti, ed è chiarissimo anche che l’Italia pagherà un prezzo altissimo, che non si meritava, ma che dovrà pagare per essersi fatta trascinare nella missione più fallimentare della storia recente. Noi oggi avremmo dovuto essere i negoziatori con la Libia, noi dovremmo guidare la schiera dei governi che isolano la Siria. Se così non è stato, certamente ne porta responsabilità un governo debole, tanto più perché sulla vicenda Berlusconi aveva e ha un’opinione precisa e giusta e avrebbe dovuto seguirla senza tentennamenti, ma è responsabile anche il presidente degli Stati Uniti con le sue pressioni pesanti, pensate se al posto del democratico Obama ci fosse stato un Bush che scandalo sarebbe nato, è responsabile un’Unione Europea divisa ed egoista su tutto, è responsabile il nostro presidente della Repubblica, che gioca a fare il capo della diplomazia e ha imposto la missione in Libia, sbagliando.

Andiamo per ordine. La Siria. Un gruppo di sostenitori del regime siriano del presidente Bashar al-Assad ha tentato un assalto al compound dell’ambasciata americana e quelle francesi e qatarina a Damasco. La protesta, a cui hanno partecipato centinaia di persone, avviene alcuni giorni dopo che gli ambasciatori di Parigi e di Washington hanno visitato la città di Hama, nel centro del Paese, che gli oppositori del regime hanno tenuto per un mese intero, prima di una repressione brutale che non è finita. Per un mese Hama ha vissuto da città libera e si è preparata, con barricate nelle strade, a reggere il ritorno delle milizie del regime guidate e addestrate dai pasdaran iraniani, maestri di repressione. È la terza città siriana con 700 mila abitanti, venerdì aveva sfilato un corteo enorme, forse 200mila. In queste ore li stanno sterminando. Inascoltato naturalmente il tardivo agitarsi del Dipartimento di Stato americano, che per la prima volta ha intimato a Damasco di «ritirare le forze armate da Hamas». Continuano intanto le proteste e i morti nelle altre città siriane con la novità di un inizio di manifestazioni nel centro di Damasco.

La Libia. Il ministro della difesa francese Gerard Longuet ha detto ieri che la crisi libica difficilmente sarà risolvibile solo con l’intervento militare e che una soluzione politica sembra stia diventando sempre più auspicabile. «È stato ampiamente dimostrato che non c’è alcuna possibilità con il ricorso alla forza», ha detto Longuet in un’intervista. «Abbiamo sollecitato le due parti a parlarsi, secondo noi è giunto il momento di sedersi attorno a un tavolo». Sapere qual è la verità? La verità è che Gheddafi, attraverso il figlio Seif al-Islam, ha sbugiardato la Francia rivelando che è pari a zero il ruolo degli insorti nei negoziati che vengono condotti direttamente con Parigi. «Siamo noi ad aver creato il Consiglio dei ribelli, e senza il nostro sostegno, il nostro danaro e le nostre armi, il Consiglio non esisterebbe», avrebbe dichiarato il presidente francese, Nicolas Sarkozy, a un emissario di Tripoli secondo quanto riferito da Seif al-Islam a un giornale algerino. Per Seif la Francia costringerà il Cnt a un cessate il fuoco, non appena raggiunto un accordo con il regime. Parigi si è affrettata a smentire di aver stabilito contatti diretti con Muammar Gheddafi, sottolineando di aver soltanto recapitato «messaggi attraverso il Cnt e gli alleati». Capito?

Qualche considerazione a margine su chi è più pericoloso per l’Occidente tra Gheddafi e Assad. Gheddafi ha rinunciato alle sue ambizioni nucleari nel 2004, Assad continua imperterrito e si rifiutò di cooperare con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. Gheddafi ha rinunciato a sostenere il terrorismo internazionale, Assad continua a farlo. Può bastare.

domenica 10 luglio 2011

Lamentele del Pdl...

Il governo è obbligato ad accoglierli tutti... senza ascoltare o pensare che sarebbero comunque sorti dei grossi problemi di convivenza. Lamentarsi ora è del tutto inutile visto che la Ue ha deciso per la distruzione degli italiani.


"Gli immigrati provenienti dagli sbarchi di Lampedusa non possono essere ospitati in qualsiasi struttura privata solo perché "offerta" dai proprietari, siano essi persone fisiche o società. Gli organi competenti verifichino con maggior attenzione che le condizioni ambientali e strutturali della logistica proposta rispondano a requisiti di sicurezza e di miglior servizio agli utilizzatori, con occhio vigile affinché la scelta finale non arrechi danni o disagi per il territorio e la popolazione locale". Con queste parole, il Popolo della Libertà, per voce dell’On. Viviana Beccalossi, vicecoordinatore regionale e coordinatore provinciale del partito, interviene in merito alla collocazione degli immigrati provenienti dagli sbarchi a Lampedusa, chiedendo all'organo competente (la Prefettura del capoluogo Lombardo) una maggiore attenzione e una verifica più accorta dei luoghi scelti ad ospitare gli immigrati provenienti dal Nord Africa.

"Gli ultimi arrivi in Vallecamonica - spiega Diego Invernici capogruppo del PDL in Broletto - dimostrano molta approssimazione nella scelta dei luoghi e delle strutture dove ospitare questi disperati. Non è ammissibile che un privato, per avere un ritorno economico, dia la disponibilità ad accogliere trecentocinquanta immigrati in un residence e gli organi preposti non verifichino dettagliatamente il contesto territoriale e la struttura ospitante. Da ultimo e nel caso specifico la situazione del comune di Artogne: il residence "le Baite" a Montecampione, dove gli immigrati trovano alloggio nell'unica realtà dove vi sono le seconde case di cittadini privati. Un residence a 1800 metri, isolato da tutto, - chiarisce Invernici - non custodito nel periodo estivo, crea grandi preoccupazioni ai proprietari degli appartamenti e disagio per l'assenza di servizi agli immigrati ospitati. La Vallecamonica non può essere l'unico luogo a ospitare gli immigrati".

"Alla Regione Lombardia spettano il 18% di tutti gli immigrati sbarcati a Lampedusa" dichiara Viviana Beccalossi. "La ripartizione tra le Provincie deve tenere in considerazione il tasso di immigrazione presente sul territorio. Brescia è la provincia ad avere già un tasso di immigrati maggiore rispetto alle altre. L'immigrato identificato che non ottenga lo status di rifugiato politico - concludela coordinatrice provinciale del Pdl - deve essere immediatamente espulso dal territorio Italiano. Nelle tragedie, c'è sempre chi cerca di approfittarne (immigrati in malafede) o di trarre un proprio vantaggio economico (qualche cittadino italiano senza scrupolo). Nel ringraziare le forze dell'ordine ed i volontari che stanno operando in questa fase straordinaria, chiediamo alle amministrazioni comunali di non limitare la propria azione politica alla denuncia di una situazione difficile da gestire, ma di individuare strutture, anche pubbliche, idonee ad ospitare momentaneamente gli immigrati".

"Senza la collaborazione di tutti - termina infine Invernici - si rischia di creare tensioni sul territorio e il rischio di una deriva razzista tra la popolazione. Ad ogni livello istituzionale, chi ha responsabilità politica si attivi perché ciò non avvenga. Non è necessario che i partiti e i cittadini manifestino il proprio disagio nelle piazze, ma è necessario agire nei luoghi deputati alle scelte, e chi è stato chiamato a governare deve dimostrare di rappresentare le necessità dei cittadini non con le parole ma con i fatti".

Un fine settimana di luglio...

... imbecilli e cretine in giro per l'italia. E sui rimborsi elettorali, indennità e auto blu, ecco gli sprechi della politica.

E blogger ultimamente fa sempre più schifo.

sabato 9 luglio 2011

Precariamente imbecilli

... se andranno poi ad "assediare" il matrimonio di Brunetta, mi piacerebbe anche sapere alla fine cosa pensano di risolvere. Poi si offendono se vengono definiti come quelli dell'italia peggiore.


MILANO- Il ministro Brunetta si sposa? «E noi gli assediamo la festa». L'indignazione precaria è ancora tutta lì. Per quelle parole pronunciate dal titolare della Pubblica amministrazione. «Siete l'Italia peggiore», aveva detto. E ora quella stessa Italia è pronta a partecipare (a suo modo) al «matrimonio» che si terrà domenica 10 luglio a Ravello, sulla Costiera Amalfitana. E alla quale parteciperanno «un’accozzaglia di ministracci, faccendieri, portaborse, forse anche lo stesso presidente del consiglio, accompagnerà il ministro Brunetta all’altare».

SUL WEB- Il tam tam è cominciato sui social network. E in particolare su Facebook. Un gruppo invita precari, dipendenti pubblici e indignati a partecipare a un presidio in piazza Vescovado. «Assediamo con i nostri corpi e la nostra voce le loro feste. Diventiamo il loro incubo», si legge. Nel mirino c'è la finanziaria «lacrime e sangue» che sta preparando il governo, quando nel frattempo «si isola in luoghi esclusivi e mette in scena la sua arroganza e la sua ricchezza». Poi ci sono le dichiarazioni del ministro Brunetta che «cialtroni» i dipendenti pubblici e «l'Italia peggiore» i precari.

IL MATRIMONIO- Renato Brunetta si sposa con Titti Giovannoni, sua fidanzata da diversi anni. La lista degli invitati al matrimonio è segreta, ma è facile immaginarsi che ci saranno molti membri del governo. Se non il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Secondo alcune indiscrezioni gli sposi avrebbero chiesto come regali tavoli, lampade e tappeti. Subito dopo la cerimonia si terrà un pranzo. Al quale precari, indignati si sono autoinvitati. Così come i poliziotti del Coisp che per ben due volte hanno provato a consegnargli il «loro» regalo di nozze. Tutti insieme, «per assediare la festa».

Benedetta Argentieri

De intellighenzia




La zuppa si è accorta di un fenomeno che vale la pena riprendere. Per l’Italia circola a piede libero e schiena dritta un saggio che quando il governo ne combina una delle sue (e quante ne combina), apre bocca e ci rega­la una perla di buon senso. Ci mostra la strada. L’uomo non se ne fa sfuggire una. E posto che il governo, i suoi ministri, regalano ogni giorno un prezio­so spunto, il saggio è costretto ad intervenire sempre più spes­so. Zac, con una stilettata mette tutti al loro posto. Ieri non ha avuto dubbi: «Gli italiani e le tante eccellenze del nostro Pae­se non si meritano lo spettacolo indecoroso che sta offrendo la politica». Perbacco, parole san­te anche per i non eccellenti. Ma tra i tanti spettacoli e i tanti decori a quali esattamente si riferisse il saggio non è dato sapere. Abbiamo un sospetto sul caso Tremonti-Milanese. Ma si sa, gli oracoli vanno un po’ interpretati. Il 23 giugno però abbiamo ascoltato musica per le nostre orecchie: «Nelle con­dizioni in cui versa il Paese, l’aiuto di tanti è neces­sario, ma nessuno può e deve sentirsi indispensabi­le». Avete capito furbacchioni, non siete indispen­sabili. Ognuno poi riempia la casella come crede: Tremonti, Berlusconi... È anche vero che se serve l’aiuto di tanti, tocca trovarli. E oplà il saggio li ha già individuati. 13 giugno: «Il fatto più positivo di questi referendum è la grande affluenza». È la gente, è il popolo, ecco chi sono i tanti. Già nel lontano 2007 ci aveva ammoniti: «È inaccettabile il moltiplicarsi sul territorio di aziende pubbliche locali». Sì, certo, grazie ai referendum i mostri municipali continue­ranno a crescere, ma il nostro saggio è così. Va al sodo, ai principi: i dettagli li affida alla cronaca. Il saggio è uno dei nostri, il 23 maggio sbeffeggia queste supponenti agenzie internazionali: «Non ci voleva Standard & Poor’s per dire che il Paese non cresce e che ha bisogno di scelte coraggiose». In ef­fetti bastano e avanzano le esternazioni del saggio, che un mese dopo ci ricorda che non si può fare spesa in deficit, o il 15 giugno ci dice che il Paese è fermo. Insomma, ha ben ragione il nostro oracolo: banalità per banalità, meglio tenersi le sue, che quelle di questi prezzolati americani. Fermi tutti, il saggio il 13 maggio mentre la politica cazzeggiava prende carta e penna e le canta: «Non è accettabile che la classe politica venga giudicata solo in base a parole, risse e incapacità di affrontare i problemi veri del Paese». Ops, ma chi giudica la politica solo in base alle parole, o peggio le risse? Non saranno mica gli stessi dell’affluenza, del referendum, del­l’acqua? No, no, evidentemente quelli sono quelli buoni. Quelli cattivi, sono quegli sciocchini che giudicano solo in base alle parole. E il saggio le pa­role le usa come pietre. Sentite questa, sempre il 13 maggio, giorno benedetto per i discepoli: «Dobbia­mo uscire da questa fase di denuncia, e anche giu­sta lamentela, per essere protagonisti del cambia­mento. Dobbiamo passare all’azione. Sento una grande mancanza di una politica economica, di co­raggio, di scelte e una grande mancanza di saper affrontare, non solo in campagna elettorale, i veri problemi dei cittadini e delle imprese». Porca mise­ria, quando si parla chiaro: azzzzzzione. Forza. Dal 13 maggio il nostro per la verità ha continuato nella sua opera di denuncia. Ma non facciamo confusio­ne. Se la denuncia viene dal nostro è attiva, se l’azione viene dagli altri è da denunciare.

Coincidenze


MILANO - Maxisconto dei giudici a Silvio Berlusconi sul «lodo Mondadori»: un quarto secco in meno, da 750 a 560 milioni di euro. Ma per il premier questo risparmio di 190 milioni è l’unica buona notizia: anche la seconda Corte d’Appello civile di Milano, infatti, condanna la società del presidente del Consiglio e dei suoi figli a pagare alla Cir complessivamente circa 560 milioni (tra capitale, interessi legali dall’ottobre 2009 e spese legali) come risarcimento a Carlo De Benedetti per i danni causati all’editore di «Repubblica» dalla corruzione giudiziaria che nel 1991 inquinò la fine del braccio di ferro tra Berlusconi e De Benedetti per il controllo della prima casa editrice italiana, la Mondadori.

LA SOMMA - L’entità della somma si compone del risarcimento vero e proprio, quantificato in 540 milioni di euro; degli interessi legali del 2,5% a partire dalla data della sentenza di primo grado emessa dal giudice Raimondo Mesiano, cioè dall’ottobre 2009; e delle spese legali fissate in 8 milioni di euro. A determinare gran parte della riduzione del risarcimento è stato l’esito della consulenza tecnica d’ufficio che nel marzo 2010 la Corte d’Appello aveva affidato ai professori Luigi Guatri, Maria Martellini e Giorgio Pellicelli per verificare «se fra giugno 1990 e aprile 1991e siano intervenute variazioni dei valori delle società e delle aziende oggetto di scambio tra le parti»: quesito al quale i tre consulenti hanno risposto calcolando una riduzione del valore delle aziende attorno al 18,8%.

I TEMPI- Nella giustizia civile le sentenze sono immediatamente esecutive già dopo il primo grado, ma nel dicembre 2009 gli avvocati delle due parti (Giuseppe Lombardi, Giorgio De Nova, Achille Saletti e Fabio Lepri per Fininvest, Elisabetta Rubini e Vincenzo Ruoppo per Cir) raggiunsero un’intesa per «congelare» il versamento a fronte di due condizioni: una maxifidejussione di 800 milioni prestata da un pool di quattro banche alla Fininvest in favore della Cir, e l’impegno della Corte d’Appello a definire in tempi rapidi la causa di secondo grado iniziata il 24 febbraio 2010. Questo significa che ora la Cir — appena nel giro di qualche giorno avrà in mano le copie "registrate" della sentenza firmata dai giudici Luigi De Ruggiero (presidente), Walter Saresella (relatore) e Giovambattista Rollero — avrà titolo per escutere la fidejussione in Banca Intesa Sanpaolo (capofila del pool con Unicredit, Monte dei Paschi di Siena e Popolare di Sondrio) e così incassare immediatamente i 560 milioni di euro sanciti dai giudici d’Appello. Proprio quello che voleva scongiurare il codicillo infilato di soppiatto dopo il Consiglio dei Ministri nel testo della Legge Finanziaria, ritirato dopo le polemiche ma nel contempo rivendicato come «sacrosanto» dal premier e ora destinato (secondo quanto dichiarato da Berlusconi e da membri della sua maggioranza) a poter essere resuscitato sotto forma di emendamento nel corso dell’iter parlamentare della manovra contabile.

LA VICENDA- L’odierna causa civile, foriera dei 560 milioni di euro di risarcimento alla Cir, è diretta conseguenza dei processi penali scaturiti dall’inchiesta avviata nel 1996 dai pm Ilda Boccassini e Gherardo Colombo. I dibattimenti hanno già stabilito in via definitiva che l’avvocato Fininvest Cesare Previti, nell’interesse dell’azienda di Berlusconi, insieme ai legali Attilio Pacifico e Giovanni Acampora fecero pervenire al giudice Vittorio Metta 400 milioni di lire in contanti, parte dei 3 miliardi che 20 giorni dopo la sentenza di Metta i conti esteri Fininvest «All Iberian» e «Ferrido» avevano bonificato il 14 febbraio 1991 al conto estero «Mercier» di Previti. Per cosa? In cambio della compravendita di un verdetto, l’annullamento in Corte d’Appello civile a Roma del «lodo Mondadori», e cioè della decisione di un collegio arbitrale di tre giuristi scelti dalle parti per dirimere la controversa interpretazione degli accordi con la famiglia Formenton erede delle quote del genero di Arnoldo Mondadori, decisione che inizialmente era stata favorevole a De Benedetti nella contesa con Berlusconi per il controllo della casa editrice Mondadori. Quell’annullamento in Appello spianò la strada a Berlusconi perché pose la Cir nella condizione di trattare da una posizione molto più debole il compromesso con Fininvest: una transazione mediata dall’allora imprenditore andreottiano e oggi parlamentare pdl Giuseppe Ciarrapico, e infine sfociata nella spartizione del gruppo editoriale con i libri, i settimanali (tra cui «Panorama») e un conguaglio di 365 miliardi di lire a Berlusconi, e invece «l’Espresso», «Repubblica» e i quotidiani locali «Finegil» a De Benedetti. I processi penali si sono conclusi il 13 luglio 2007 in Cassazione con la condanna per corruzione del giudice Metta a 2 anni e 9 mesi (in continuazione con altri 6 anni già inflittigli per l’altro processo Imi-Sir), dell’avvocato Previti a 1 anno e mezzo (in aggiunta ai 6 anni di Imi-Sir), e dei legali Pacifico e Acampora a 1 anno e mezzo in continuazione con le precedenti condanne per Imi-Sir rispettivamente a 6 anni e a 3 anni e 8 mesi. L’unico a non subire conseguenze penali è stato proprio Silvio Berlusconi, il quale, seppure indagato per il medesimo reato costato poi la condanna a Previti, ottenne nel 2001 la prescrizione grazie al fatto che nella fase del rinvio a giudizio i giudici concessero, esclusivamente a lui, le attenuanti generiche.

Luigi Ferrarella

Orde


AGRIGENTO - Arrivano in mille in una notte, proveniente dai territori insanguinati della Libia. Ma per loro non ci sarà anche la gioia di essere «ricevuti» dal premier Silvio Berlusconi che pure aveva annunciato la sua visita sull'isola per oggi. Il premier, infatti, vista la nuova ondata di migranti non se l'è sentita di sbarcare a Lampedusa per parlare di «fine dell'emergenza». Inoltre la sentenza sul lodo Mondadori scatenerà reazioni politiche che il premier vuole fronteggiare stando sul continente.

SALTA ANCHE IL GIRO IN CAICCO - Ufficialmente il capo del governo ha rinunciato per «non intralciare, con la sua visita, le operazioni di soccorso». «Avevamo preparato tutto, anche un giro in mare in caicco lungo le coste di Lampedusa - spiega il vice sindaco Angela Maraventano - speriamo che il premier possa venire presto ancora qui da noi».

QUATTRO CARRETTE - Sono tutti approdati a Lampedusa i quattro barconi avvistati venerdì sera da un aereo in ricognizione nel Canale di Sicilia. Complessivamente sono oltre mille (per l'esattezza 1041) i migranti sbarcati sull'isola, tra i quali 122 donne, molte delle quali in avanzato stato di gravidanza, e 33 bambini. Tutti sono partiti dalla Libia. Alle operazioni di soccorso, che si sono concluse pochi minuti fa, hanno partecipato quattro motovedette, due della Guardia Costiera e due della Guardia di Finanza. La prima «carretta», con 158 profughi (e non 156 come comunicato in un primo momento) tra i quali 28 donne e 12 bambini, è entrata in porto poco prima di mezzanotte. Alle 3.30 lo sbarco più consistente: 340 extracomunitari, compresi 30 donne e 11 bambini. Circa mezz'ora dopo sono arrivati altre 303 migranti, con 42 donne e sei minori. All'alba, infine, è approdato l'ultimo barcone con 240 profughi, tra i quali 22 donne e quattro bimbi. Molti di loro saranno trasferiti, già in giornata con un traghetto della Moby attraccato alle 8.

mercoledì 6 luglio 2011

Servi...

Oramai rimminchionito di Giellegi 5 luglio ’11

La manovra finanziaria è ormai il vaso di Pandora, se ne scoprono sempre nuove sorprese. Il premier o è rimbambito, e ha perso completamente ogni capacità di intendere e volere, o ha abdicato alla sua funzione, aspettando che tra Usa, presdelarep, e il suo ministro Tremonti gli condiscano per bene la “pensione”. Certo rischia, perché qualcuno lo aspetta al varco, sempre più abbandonato dai suoi inferociti elettori, per fottergli anche le aziende. Cosa che comunque, a questo punto, si merita ampiamente. Ha tradito su tutta la linea: in politica estera come sul piano della difesa delle nostre industrie strategiche. E’ un impasto tra Gano di Maganza e Don Abbondio; mistura esplosiva. Si è fatto fare una leggina che fotte De Benedetti*. A me sembrerebbe logico che non si pagasse fino a sentenza definitiva, ma non si può inventarsi la leggina ad hoc proprio in questo momento. Le pensioni sono bastonate a partire da 1400 euro lordi (1100 netti); adesso si scopre che di fatto c’è una sorta di patrimoniale, che va ben oltre il premeditato passaggio dal 12,5 al 20% di imposta sulle sedicenti rendite finanziarie (semplici, infimi, interessi su modesti risparmi di milioni e milioni di italiani, che non sono rentier). Addirittura, con l’insensato aumento dell’imposta di bollo, vengono colpiti anche i Bot e gli altri titoli di Stato a medio periodo. Tremonti è un idiota perfetto? Nessuno lo crede. E’ certo un miserabile contabile e non un ministro delle finanze (non diversamente dal troglodita Visco); ma non è così deficiente da non capire il disastro che sta combinando e la paura che incute ormai agli elettori, compresi quelli di centro-destra.

Il gioco è dunque evidente. Il rimbambimento di Berlusca è ormai arrivato al capolinea; il suo terrore di Obama e di una vendetta della GFeID (grande finanza e industria decotta, cioè parassita) italiana al suo (di Obama) servizio è ormai al diapason. Quindi il subdolo e infido ministrucolo “finanziario” – tutto pregno di “economia sociale di mercato” a spese di milioni di italiani del ceto medio-basso – sta dilagando, portando scientemente alla perdizione il governo su ordini precisi arrivati da ben individuate “sponde” (atlantiche). L’alternativa è pessima, lo sappiamo; ma ormai questo sbandato premier, incapace di tenere la barra (salvo cederla ad Alfano che cerca disperatamente di coinvolgere i moderati del centro in una politica di semplice suicidio politico), deve andarsene, non ha più voce in capitolo. Per quanto mi concerne, non lo critico, in sé e per sé, per i suoi festini sessuali; se però questi gli hanno prosciugato il midollo spinale e infine il cervello, è ovvio che la questione cambia aspetto: diventa politica. Fuori dai coglioni, caro premier, ormai sei istupidito al punto di cottura a cui ti volevano condurre. Ci sono riusciti; adesso vattene. Questo l’augurio. Poi, bisogna preparare la resistenza ai farabutti e delinquenti pronti a saltarci addosso per spogliarci; essendo questi, ovviamente, i reali rappresentanti dello straniero (leggi Usa di Obama) in questo paese ormai servo e colonizzato.

*La legge,  è stata ritirata mercoledì 6 luglio.

martedì 5 luglio 2011

Sprechi


Un’inchiesta dettagliata, voce per voce, del mostruoso bilancio dello Stato. Ecco cosa ci siamo proposti di fare. Un grande economista liberale di inizio ’900, Amilcare Puviani, sosteneva come i conti dello Stato rappresentino una gigantesca illusione finanziaria. La loro scarsa trasparenza dà l’illusione che i nostri governanti, di qualsiasi ordine, grado e colore, perseguano l’interesse pubblico, ma nella realtà tutelano le molteplici caste che negli anni si sono succedute. La caratteristica principale dei bilanci pubblici (oltre alla loro scarsa trasparenza) è il cosiddetto effetto trascinamento. Se per qualche motivo, in qualche epoca storica, si decide di destinare delle risorse ad un comparto, ad una combriccola, ad una finalità, tagliare ciò che è stato elargito è difficilissimo. I casi di cui scrive oggi Gian Maria De Francesco sono clamorosi:



Paghiamo ancora per i terremoti di decine di anni fa o per i mutui contratti nell’altro secolo. Non solo ci trasciniamo la pesante eredità del debito pubblico, ma anche leggi di spesa i cui effetti si protraggono nel tempo. Questa è la vera bomba ad orologeria, che è già scoppiata e tra le cui macerie viviamo ogni giorno. La politica, indipendentemente dal suo colore, ha una straordinaria incapacità di intervento. Si mischiano interessi particolari, diritti acquisiti (nel lontanissimo passato), e circoli di interesse che non hanno alcuna intenzione di mollare la presa. Una politica forte dovrebbe intervenire senza indugio. E nelle prossime settimane, in più puntate della nostra inchiesta, indicheremo nome, cognome e indirizzo dei capitoli di bilancio sui quali esercitare le forbici.

Ma una politica è forte quando su di essa non cadono sospetti. Prima di disboscare le follie del passato, deve tagliare dentro casa sua. Il ridimensionamento dei costi della politica (come abbiamo abbondantemente sostenuto ieri) non è risolutivo dei saldi complessivi. Ma gli uomini del Parlamento non possono chiedere un penny alle tante corporazioni che li circondano, se prima non hanno la coscienza pulita. Nella nostra inchiesta documenteremo bene anche i conti che riguardano gli uomini pubblici. Ma la lotta alla casta (come ora si usa definire) ha un senso solo se essa è lotta nei confronti di tutte le caste. E il bilancio dello Stato è la perfetta fotografia di questa Italia medievale. In cui ognuno ha un pezzetto di bilancio che in qualche maniera lo riguarda. Si tende in genere a pensare che la forbice vada usata solo per il vicino e ci si considera immuni dallo spreco e dall’elargizione. Non è così. Con un bilancio dello Stato che vale in termini numerici più della metà della ricchezza prodotta in un anno in Italia, questa è una comoda illusione in cui i presunti virtuosi fingono di accomodarsi. Godetevi, senza farvi il sangue troppo amaro, la lettura.

Aggiungo due link, uno è di Nessie e l'altro di Nico.