mercoledì 19 febbraio 2025

Ue, Russia e Usa

Ci sarebbe da ridere, se non fosse tragico. Ci sarebbe da ridere nel vedere annaspare scoordinatamente leader e burocrati di Bruxelles sconvolti e inorriditi dal micidiale attacco al cuore dell’europa sferrato dall’America Trumpiana. Un’offensiva al conformismo del politicamente corretto, all’indottrinamento gender, alla pulizia etnica e sessuale del linguaggio. Un assalto alla barriera censoria eretta negli anni contro le opinioni, e addirittura i voti, che vanno in direzione contraria alla visione del mondo unipolare immaginato dalle élite illuminate. E ora, a raccapricciarsi, negando l’evidenza, sono proprio coloro che dopo aver annullato elezioni non gradite, preannunciano di farlo nuovamente. Gli stessi che, allorquando si prefigurava la vittoria della destra in Italia, sventolavano appositi “strumenti” tesi a neutralizzarne gli effetti. A sgomentarsi è chi ha messo il guinzaglio alle idee, la museruola alle parole, le etichette disumanizzanti ai dissidenti. Chi ipotizzava i reati di opinione per i negazionisti climatici o per i critici delle teorie sull’identità di genere. Ci sarebbe da ridere se non fosse tragico nel vedere i grandi strateghi europei, dopo tre anni, migliaia di morti e miliardi di euro di danni, esclusi dal tavolo delle trattative di pace e condannati all’ininfluenza. Guardarli bruscamente risvegliarsi da un delirio collettivo di massa. Un vaneggiamento che li aveva resi così ciechi da non vedere una guerra tra Russia e America per interposta nazione. 


Una guerra iniziata anni e anni prima della condannabilissima invasione russa, che, aldilà di tutte le retoriche, aveva lo scopo di interrompere i rapporti commerciali con la Russia. Un conflitto che l’Europa aveva tutto l’interesse di evitare e, una volta iniziato, di interrompere al più presto con l’intermediazione. E, invece, sono stati spremuti come limoni per poi essere gettati in un angolo… come è solita fare l’America. Ci sarebbe da ridere se non fosse tragico nel vederli oggi assembrati malamente in una riunione convocata d'urgenza dal presidente della Repubblica francese. Uno con le ore contate, che a malapena riesce a tenere insieme il suo Parlamento. Una riunione dove viene convocata la presidente della commissione europea, la stessa che avrebbe dovuto convocarla. Una riunione dove, allo scopo di dare un segno di unità... vengono esclusi i leader non graditi. Ci sarebbe da ridere se non fosse tragico nel vedere un Europa affetta da labirintite rispolverare Draghi. Proprio colui che, appena il conflitto scoppiò, si spese anima e core per gettarvisi a capofitto, ottenendo tributi e onori… dagli americani. Più che un uomo, un mistero gaudioso, le cui mega puttanate ancora riecheggiano nell'etere insieme agli applausi scroscianti dell'ebete mainstream genuflesso. «Se non ti vaccini, contagi e muori». «Volete la pace o il condizionatore acceso?» Ebbene, costui dinanzi a questo accrocco di unione monetaria malamente costruita, auspica l'annullamento di qualsivoglia sovranità nazionale residua. Ci sarebbe da ridere… ma c’è ben poco da ridere. Perché, bisogna essere intellettualmente onesti.


Se, infatti, ieri non ci piaceva che l’Europa andasse a rimorchio dell’America, non può piacerci neanche oggi. Se un’Europa deve esistere, pur inglobata in un patto Atlantico, forte della sua potenza economica, deve maturare una sua fisionomia e personalità. Dinanzi, poi, allo scenario che si va delineando, di fronte alle potenze mondiali che si stanno compattando in blocchi contrapposti, l’isolamento dei singoli stati è improponibile. E proprio ieri ho avvertito una brutta sensazione che voglio condividere. Anche io ho ritenuto le parole di Mattarella sulla Russia inopportune, oggettivamente offensive e storicamente bislacche. La conseguente replica della portavoce del ministero degli esteri russo era nell’ordine delle cose. Ma l’attacco hacker a trasporti e finanza, quello no! Quello è stato un vero e proprio atto ostile contro il nostro paese. Lo so, non è il primo, ma mai così spudorato, diretto e palese come ora. Ebbene, in questo momento in cui ci si "percepisce" abbandonati dall’America, facenti parte di un’Europa alla sbando, quell’attacco ci fa sentire vulnerabili, indifesi e isolati. E su questo dovremmo tutti riflettere. Dovrebbe essere una riflessione che spinga alla creazione di un’Europa finora mai nata nel cuore degli europei. I cui valori costitutivi siano la libertà e la sovranità del popolo. Un Europa dei popoli e mai più delle élite


Salvino Paternò 

sabato 15 febbraio 2025

Il caso Mattarella

Come leggere la polemica che mette d'accordo tutti i furbacchioni, da Benigni a Meloni? Trattandosi di Mattarella, dobbiamo tenere a mente le leggi ferree con cui egli si regola senza eccezione alcuna.


1) Sergio Mattarella non improvvisa MAI: se un suo discorso fa effetto, è perché voleva provocare esattamente quell'effetto. Pertanto, se dice che trattare con Putin è come trattare con Hitler proprio nel momento in cui si prospetta un vero negoziato globale, lo dice esattamente per affondarlo, anche al prezzo di una menzogna storica e una crisi diplomatica acuta.


2) I passi dell'Inquilino Permanente del Quirinale si muovono sulla base di informazioni privilegiate sulle volontà di altri potenti del suo livello precluse ai livelli inferiori della politica: quando Mattarella prende una posizione sa già cosa ne pensano gli ambienti con cui concorda le sue azioni e i suoi silenzi. Si tratta di ambienti sovranazionali che hanno determinato ogni passo della NATO e della UE negli ultimi decenni, e che oggi sono investiti (minacciati) dal ciclone Trump ma non hanno ancora esaurito tutto il loro potere e lo vogliono spendere in una sfida esistenziale.


Se le leggi matarellesche sono così inesorabili, la domanda è una ma articolata: cosa ha deciso il suo ambiente di riferimento per il futuro dell'Europa? È una domanda scomponibile a sua volta in diverse sotto-domande: questo "ambiente" vuole continuare la guerra con la Russia con un maggiore livello di scontro? Vuole riconvertire tutto in un'economia di guerra votata a un rapidissimo riarmo? Intende superare la NATO e la UE che conosciamo creando una nuova istituzione che disobbedisce a Washington e serra le fila attraverso una nuova "governance" militarista che forza autoritariamente e avventuristicamente la mano fino a schiacciare le resistenze? I due recentissimi discorsi europei del vicepresidente USA, J.D. Vance, sono stati a loro volta schiaffoni non improvvisati, delle sberle mirate che hanno umiliato e coperto di disprezzo le classi dirigenti europee proprio sul punto della libertà. Li ha trattati come i tristi regolatori di un sistema sempre più dittatoriale e orientato a conculcare chi dissente. In sostanza, Mattarella, Starmer, Macron avevano già chiaro che c'era un nuovo sceriffo in città e hanno deciso di dare il segnale di voler reagire con un azzardo che contraddirebbe un'intera vita scandita da movimenti felpati in stanze ovattate. Oggi - anche se non hanno certo il fisico del ruolo - puntano a ucrainizzare lo spazio pubblico europeo. Magari poi pensano di trovare un accomodamento con gli americani, ad esempio comprando armi Made in USA. Ma intanto la guerra civile in seno alle élite dell'Occidente collettivo è iniziata. Anche Zelensky - un ex (?) pagliaccio - non aveva il fisico del ruolo, ma ha avuto tempo per creare le condizioni di una guerra catastrofica. I pagliacci europei non vedono l'ora di far danno su una scala più grande. Benigni applaude. Meloni e Schlein pure.


Pino Cabras

venerdì 14 febbraio 2025

Storie

Breve riassunto di questi ultimi anni, altrimenti rischiamo di perderci per strada. La pandemia è stata una opportunità per riciclare denaro e far arricchire case farmaceutiche e politici corrotti come la Von Der Leyen (sostenuta dai governi occidentali) in parallelo alla volontà di testare forme di largo controllo sociale. La transizione energetica è stata una opportunità per riciclare denaro e far arricchire l'élite globalista con sussidi che hanno tenuto in piedi un mercato morto in partenza tranne che per Tozzi. Il programma DEI è stato una opportunità per riciclare denaro ed arricchire le lobby lgbt assecondando le perversioni dei malati di mente woke a certo discapito del merito. Il programma USAID è stato una opportunità di riciclare denaro e, con la scusa della beneficenza, veicolare miliardi di dollari in Fondazioni come quella della Clinton per piegare la realtà a proprio piacimento con ingerenze sistematiche nelle dinamiche elettorali delle democrazia occidentali. La guerra in Ucraina è stata una opportunità per riciclare denaro ed arricchire le aziende belliche ed il governo USA che trae beneficio dal flusso di gas in Europa in sostituzione di quello russo a basso costo, portando vantaggi anche alla classe politica ucraina fra le più corrotte al mondo. L'immigrazionismo è una opportunità per riciclare denaro, arricchendo le ONG della sinistra progressista, in modo da creare caos sociale e, attraverso la sostituzione etnica, una base irrinunciabile di nuovi elettori facilmente controllabili grazie a politiche a loro favorevoli. Tutto questo grazie ad agenzie di validazione quali stampa, media, virologi, vaghi esperti di guerra e la Chiesa.


Giovy Novaro

domenica 9 febbraio 2025

Trump e l’usaid

Mettiamoci l’anima in pace, finisce un’epoca. Attrezziamoci a modo per quella che si sta aprendo


L’attacco dell’amministrazione Trump agli apparati colonne portanti del globalismo è l’espressione di una feroce guerra intestina al potere capitalistico, che solo nella testa dei semplici è unitario. Contraddizioni che consentono di utilizzare gli spazi che si aprono non certo per tifare una delle parti in gioco, ma ignorare che i nuovi scenari prescindano da questa conflittualità è, nel migliore dei casi, miopia, che in politica è colpa grave. Se Trump smantella il colossale apparato USAID non è certo per umanitarismo, evidentemente questo apparato muove contro gli interessi che la sua amministrazione tende privilegiare. Ma ciò consente di dar forza a chi finora ha messo in guardia sulla strumentalità di una politica che all’insegna dell’umanitarismo, della filantropia, della inclusività (il buonismo che ha contrassegnato quest’ultimo quarto di secolo) ha sostenuto invece una filiera di interessi che nulla aveva a che vedere con le intenzioni dichiarate. 


Molti non sanno che cos’è l’USAID. Ufficialmente è l’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale. Nella sostanza delle cose si tratta di un gigantesco apparato che ha consentito al potere globalista americano di penetrare nelle più intime fibre le popolazioni che andavano educate al verbo iper liberista, che non predica solo libertà illimitata di merci, capitali e persone (con l’immigrazionismo strumento di ricatto dei popoli) ma libertà assoluta da qualsiasi vincolo. Si spiega così l’attacco isterico alle tradizioni e alle stesse leggi della natura, con tanto di negazione di evidenze biologiche incontestabili. Per non parlare di tutte le rivoluzioni colorate in sua busta paga e dei conseguenti cambi di regime (“regime change”). Insomma, un imperialismo totalitario al cui cospetto i vecchi imperialismi impallidiscono. USAID gestiva intorno ai 50 miliardi di dollari per sostenere attività a favore della «democrazia nel mondo» e per questa finalità finanziava una miriade di organismi. Il bilancio USAID registrava cospicue somme per sostenere l’enorme sforzo democratico di educazione dei popoli attraverso media, giornalisti (6.200), con tanto di “verificatori di informazioni” – fact checker – (vero, Mentana?), ONG di qualsiasi natura, organizzazioni woke tese a ribaltare il rapporto di realtà. Il rovesciamento del sentire comune secondo i parametri woke è stato uno degli sforzi più consistenti. Per esempio, l’USAID ha contribuito per 1,5 milioni di dollari per far crescere le politiche DEI (Diversità, Equità, Inclusione) in Serbia, 70.000 dollari per un musical Lgbt in Irlanda, 2.5 milioni per auto elettriche in Vietnam, 47.000 euro per un’«opera trans» in Perù. Solo per fare qualche esempio tra i mille. Pensate un po’ quante iniziative “spontanee” tese a sovvertire il senso comune (film, cartoni, serie, social, canzoni, fiere letterarie, mostre, sport…) erano in conto paga di questo imperialistico ente per diffondere verbo green, politicamente corretto, transessualismo, vaccinismo, riscaldamento globale su base antropica… Che si smantelli questo mostruoso ente è un fatto sicuramente positivo, per cui finalmente si esce dal tunnel dell’infamante accusa di complottismo a chiunque osasse mettere in discussione certe tematiche. Ma bisogna esser consapevoli che questo ritorno alla realtà non risolve la questione sociale e la tendenza alle guerre, e quindi la pace tra i popoli, che la rappresentanza politica di questa nuova fase non è la nuova benefattrice dell’umanità. Semplicemente: il mondo si apre a una nuova fase storica, quella del multipolarismo, nella quale le battaglie probabilmente saranno anche più aspre e pesanti di quelle sostenute contro lo sguaiato e osceno effimero del “mondo alla rovescia”, ma almeno non ci si prenderà per il culo. 


Antonio Catalano 

sabato 1 febbraio 2025

La riforma della giustizia

Con la coccarda appuntata sul fiero petto e la Costituzione sventolata qual drappo ribelle, patetiche figure togate lanciano striduli strali, prefigurando desolanti scenari giuridici e vitali, semmai la famigerata riforma sulla nefasta separazione delle carriere venisse approvata. Vorrei allora tentare l’ardua impresa di spiegare, in parole semplici e chiare, ai non addetti ai lavori, la sostanza e gli scopi della riforma…per chi avrà la voglia e la pazienza di seguirmi. La Riforma verte su tre punti:

1) la SEPARAZIONE DELLE CARRIERE tra magistratura requirente e magistratura giudicante;


2) la nomina per accedere al CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA, finalizzata ad eliminare il potere delle correnti politiche;


3) la nuova procedura per le VIOLAZIONI DISCIPLINARI dei magistrati.


Per quanto riguarda la SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, la riforma mira a separare la figura del Pubblico Ministero – magistratura requirente (colui che formula l’accusa), da quella del Giudice – magistratura giudicante (colui che valuta se quell’accusa è fondata o meno). Le due figure non compaiono solo nel processo, ma anche nel corso delle indagini. Se, per esempio, il Pubblico Ministero vuole intercettare un indagato deve chiedere al Giudice il decreto.  Se vuole che l’indagato sia arrestato deve inoltrargli una richiesta di ordinanza di custodia cautelare in carcere.  Se i termini delle indagini sono scaduti e vuole continuarle, deve proporre al Giudice una proroga. A conclusione delle indagini gli chiederà di processarlo e al termine del processo di condannarlo. Ebbene, un Giudice imparziale non dovrebbe avallare ciecamente qualsiasi richiesta del PM, bensì vagliare obiettivamente le fonti di prova raccolte, comprese quelle individuate nel corso delle indagini difensive, e prendere le sue decisioni. Ma esiste questa equidistanza tra accusa e difesa? Assolutamente NO!


PM e Giudici sono indissolubilmente legati tra loro e i ruoli sono finanche, seppur in rari casi, intercambiabili. Fanno lo stesso concorso, la stessa carriera, spesso appartengono allo stesso sindacato, alla stessa corrente, ma soprattutto appartengono… allo stesso Consiglio Superiore della Magistratura! Ed è nel CSM, organo di autogoverno della magistratura, che si decidono i trasferimenti, le promozioni, le nomine ai gradi apicali, le sanzioni disciplinari. Tale perverso connubio può quindi portare inevitabilmente il Giudice a soddisfare le richieste del PM… di quello stesso PM che un domani, lui o la sua corrente, potrà assurgere agli scranni del CSM e decidere la sua promozione, il suo trasferimento, la sua punizione disciplinare. Ecco che, per evitare ciò, la riforma si pone l’obiettivo di separare le due figure creando due CSM differenti: uno per i PM, l’altro per i Giudici. In tal modo i Giudici avranno il loro organo di autogoverno e saranno del tutto indipendenti dai PM.


La netta distinzione tra le due figure, oltre che a garantire vera parità tra accusa e difesa e finalmente la presenza di un giudice terzo e imparziale, potrà inoltre migliorare la professionalità dei magistrati. Si stratta, infatti, di due funzioni completamente diverse, con un'impostazione differente. Tanto deve essere partecipe il primo, quanto distaccato l'altro. Il PM non solo deve saper seguire le indagini della Polizia Giudiziaria, ma, una volta concluse, deve imbastire la strategia processuale. Essere capace di presentare in udienza il materiale probatorio in maniera convincente. E stare in udienza è un'arte che spesso i nostri PM non conoscono affatto. Il Giudice, invece, deve essere un profondo giurista. Abile nel dirigere con equità la fase pre-processuale e il dibattimento. Saper valutare con distacco le fonti di prova raccolte da accusa e difesa e motivare con rigore logico ogni sua decisione. Perché il diritto è logica. E in certe sentenze la logica spesso latita. Come tutto ciò possa fa “perdere autonomia ed indipendenza” ai magistrati non è dato sapere. Per quanto riguarda LA NUOVA COMPOSIZIONE DEL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA, del cui potere abbiamo parlato, la domanda da porsi è la seguente: 


Come si viene nominati oggi al CSM? Un magistrato che voglia candidarsi deve raccogliere dalle 25 alle 50 firme dei suoi colleghi. Pare facile, ma non lo è. In una piccola procura non c'è neanche la metà dei magistrati a cui chiedere la firma. Ne consegue che l’unico ente in grado di raccogliere il numero di firme necessarie è la “corrente” (Magistratura Democratica, Unicost, Area, Magistratura Indipendente e via cantando). Ogni corrente fa riferimento ad una ideologia politica… e già basterebbe questo per farci rabbrividire. Se un magistrato, seppur bravo e stimato dai colleghi, non ha l’appoggio di una corrente, non ha speranza alcuna di far planare le proprie terga su quegli scranni. E così, tali associazioni politicizzate divengono veri centri di potere in grado di condizionare l’intera macchina della giustizia, con le disastrose conseguenze che il clan Palamara ci ha insegnato. Ebbene, la riforma mette la parola fine a questa oscenità. Ogni magistrato, anche quello apolitico e non inserito in alcuna corrente, si potrà candidare nei due CSM poiché l’elezione avverrà per sorteggio. Non essere d’accordo significa o essere complici o, peggio, beneficiari della politicizzazione nella magistratura.


E ora l’ultimo punto: LE VIOLAZIONI DISCIPLINARI.


In linea di massima un magistrato, per la veste che ricopre, se sbaglia dovrebbe essere giudicato più severamente di un qualunque cittadino. Invece oggi accade l’esatto contrario. La valutazione disciplinare, come abbiamo detto, è compito del CSM che, essendo composto nella quasi totalità da magistrati, fa le cose in famiglia seguendo la prassi costante dell'indulgenza. E così, non si contano i casi eclatanti di magistrati che ne hanno combinate di ogni, senza pagare conseguenza alcuna. Potrei citare il caso di un giudice che fece scarcerare una persona con un ritardo di sei giorni ma non ebbe alcuna sanzione disciplinare poiché “viveva una situazione familiare critica, che gli procurava preoccupazione”. O di un altro che guidava ubriaco, ma la sua condotta non fu ritenuta “degna di nota”. Per finire con un altro ancora che dimenticò un minore in cella oltre la scadenza dei termini, ma per la sezione disciplinare del Csm si trattò di un fatto “scarsamente rilevante”. Basti analizzare il numero delle azioni disciplinari avviate nel 2023. Su 90 richieste di provvedimenti, solo 15 magistrati sono stati condannati in sede disciplinare dal Csm, di cui 8 con la “censura”, la sanzione più lieve che non incide sulla carriera. Ebbene, la riforma mette una pietra tombale su questo obbrobrio.


Non sarà più il CSM, anzi i CSM, ad avere competenza sui provvedimenti disciplinari, bensì l’ALTA CORTE DISCIPLINARE, composta oltre che da sei magistrati, anche da sei professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati con almeno venti anni di esercizio (ovviamente tutti estratti a sorte). Ora, se avete avuto la pazienza di leggere fino a qui, conoscete nel merito la riforma che fa tanto indiavolare le toghe incoccardate che sventagliano i fumi della rabbia con la Costituzione. Quei giudici che hanno sdegnosamente e con supponenza voltato le spalle ai rappresentanti del governo, sono gli stessi che da anni le hanno voltate al popolo italiano. Ed è il momento che il popolo le volti a loro. E lo faccia per ricordargli che non sono una casta privilegiata e neanche un potere sovrastante, intoccabile e insindacabile. Sono solo pubblici ufficiali, appartenenti ad un ordine dello Stato chiamato ad applicare le leggi.. anche quelle che non gli piacciono.


Salvino Paternò 

domenica 26 gennaio 2025

La guerra freddissima

Si parla assai in queste ore della telefonata con cui il presidente USA Donald Trump ha rovesciato sulla premier danese Mette Fredriksen ogni forma di sgradevolezza che un boss spietato e potentissimo potrebbe rovesciare su un picciotto indisciplinato ma debolissimo. Le ha significato la pretesa di papparsi la Groenlandia, un'isola con una popolazione uguale a quella di Cuneo ma con una superficie di oltre 7 volte l'Italia, risorse naturali formidabili e la posizione geostrategica giusta per prendersi metà dell'Artico. Prevedo che entro breve tempo la Groenlandia sarà soggetta alla sovranità di Washington senza che Copenaghen né nessuno in UE possa opporre resistenza militare. I danesi raccolgono quel che hanno seminato. Nel 2003 parteciparono all'aggressione all'Iraq sulla base di pretesti inventati. Nel 2008 riconobbero la secessione del Kosovo, con conseguente menomazione della Serbia come esito finale dell'aggressione alla Jugoslavia da parte della NATO. In entrambe le occasioni era primo ministro Anders Fogh Rasmussen, che poi divenne segretario generale della NATO, impegnandosi nella sua espansione aggressiva verso Est, nell'intensificazione della russofobia del dibattito europeo, nell'aggressione diretta alla Libia e in quella indiretta alla Siria. Rasmussen poi, come un Di Maio qualsiasi, è diventato consulente politico ben remunerato, con incarichi anche presso i presidenti ucraini Poroshenko e Zelensky, ossia i terminali corrotti del più concentrato, opaco e gigantesco trasferimento di denaro pubblico degli ultimi decenni. In questi anni, la signora Fredriksen è stata tra le più generose personalità politiche impegnate a sguarnire i propri arsenali per partecipare al suicidio geostrategico continentale dell'Europa Occidentale. Il boss d'Oltreoceano ha potuto fare perciò una cosa semplice: ha telefonato a un'emerita nullità che rappresentava una classe dirigente - quella danese - senza alcun credito morale, etico, politico, senza armi, senza peso, senza relazioni politiche significative, desertificate da decenni di abusi occidentali a cui si è prestata con la più squallida ipocrisia (sai, "l'ordine internazionale basato sulle regole", come no?). Trump, nel quadro di un racket planetario conclamato dove gli europei tanto innocenti non sono, sa che c'è del marcio in Danimarca e si perita di ricordare chi è che sta in cima alla catena alimentare. È appena l'antipasto.


Pino Cabras

venerdì 3 gennaio 2025

Mattarella e i patrioti esteri

Ogni volta che Mattarella parla declamando le virtù dell'immigrazione, un immigrato sfodera una lama e cerca di affettare qualcuno. E ogni volta che accade, qualche tutore delle forze dell'ordine è costretto a sparagli. E ogni volta che lo fa, quell'agente finisce sotto processo.Questa catena infausta di eventi è ormai divenuta una legge della fisica e della dinamica italica. Accadde nel dicembre scorso, allorquando il presidente, vantando la rilevanza costituzionale del diritto d'asilo, si scagliò contro le sirene del "settarismo nazionalistico, etnico, se non finanche religioso", del tutto desuete nella nostra società "globale e interconnessa". Poche ore dopo, a Padova, un immigrato nigeriano, molto poco interconnesso, armato d'ascia seminava il panico. Toccava a due agenti della Polizia affrontarlo. Nel corso della violenta e concitata aggressione, uno dei due si vedeva costretto a sparare dei colpi d'arma da fuoco che lo ferivano ad una gamba. Nel mentre rimbombava ancora nella notte l'eco dello sparo, già era scattata in automatico l'indagine a suo carico. Nell'omelia di fine anno, il copione si è ripetuto. Qui il presidente si è spinto addirittura ad appellare "patrioti" i migranti che si integrano, arricchendo così la nostra comunità.


E quasi fosse un richiamo della foresta, a Rimini, un egiziano, messo coltello e corano in tasca, è uscito in strada e ha scatenato l'inferno. Stavolta è toccato ad una pattuglia dei Carabinieri arrivare sul posto quando il mancato "patriota" aveva già accoltellato 4 passanti. Stessa scena, stessa foga, stesso epilogo con l'inevitabile esplosione di colpi di pistola che stavolta, però, hanno causano il decesso del folle aggressore. E mentre noi brindavamo al nuovo anno, un Carabiniere viveva il turbinio di sensazioni contrastanti: la soddisfazione di aver salvato delle vite, il cruccio di averne spenta una, la preoccupazione per la propria, inghiottita da un lungo e complesso processo. Ma purtroppo di tristi storie di clandestini fuori controllo, cittadini terrorizzati e poliziotti allo sbaraglio ne abbiamo viste tante e tante ancora ne vedremo, così come di sermoni umanitari, progressisti e mondialisti tanto soavi, quanto irresponsabili tanti ancora ne ascolteremo. L'unica nuova vera dissonanza cognitiva che spicca nella predica presidenziale sta invece nell'anomalo e stonato termine "patriota" affibbiato agli extracomunitari che, bontà loro, non vogliono tagliarci la gola, ma rispettano le leggi. Ma d'altronde per l'esimio presidente patrioti sono anche gli studenti che studiano, medici, insegnanti e imprenditori che svolgono regolarmente il loro lavoro. Beh, a questo punto, qualcuno regali un dizionario al presidente! E quel qualcuno gli spieghi che coloro che lui descrive, di qualunque nazionalità siano, sono dei buoni cittadini, delle persone rispettabili. Non dei patrioti. Il patriota è qualcosa di diverso, qualcosa di più. È una "persona che ama la patria e mostra il suo amore lottando o combattendo per essa". Non basta rispettare le leggi e fare il proprio dovere per definirsi tale. Quella dovrebbe essere la regola.


Si dica soprattutto al presidente che amare la patria è un sentimento che inevitabilmente ti lega ad un suolo patrio. Una terra con dei confini, delle tradizioni, una lingua, dei cibi, una storia, una costituzione e, per chi ci crede, finanche una religione. È dunque paradossale per il patriota accettare che la propria terra venga invasa e deturpata da un'immigrazione incontrollata che si sa impossibile da integrare. Lo si informi, però, che i patrioti sanno benissimo che gli immigrati possono arricchire la comunità, ma solo se giungono tramite dei flussi regolari gestiti dagli Stati e non dai mercanti di uomini. E, infine, a proposito di uomini che lottano per amore della patria, si faccia sommessamente presente al presidente che nell'elenco sciorinato dei presunti patrioti, si è stranamente scordato di menzionare proprio le forze dell'ordine. Le stesse forze dell’ordine che nell’anno che abbiamo appena salutato hanno subito un aumento di aggressioni del ben 122%.. Insomma, per evitare paradossali contradizioni logiche e disarmonie semantiche, quel qualcuno consigli al capo dello stato di evitare in futuro, nelle sue esternazioni, l’uso di termini che… non appartengono affatto al suo glossario.


Salvino Paternò 

mercoledì 1 gennaio 2025

Discorso di fine anno

Premetto che io ero al ristorante per la cena e quindi, non ho ascoltato il discorso del “presidente”, o meglio, sono anni che non ascolto tale discorso perché ormai retorico e completamente vuoto ma c’è chi masochisticamente, lo fa per me. Ecco il sunto:


Breve riflessione sul discorso del presidente Mattarella


I temi toccati dal Presidente Mattarella sono tanti: pace e guerra, libertà di stampa, diseguaglianze Nord/Sud, femminicidi, cambiamenti climatici, emigrazioni, disagio giovanile, sovraffollamento delle carceri, ottantesimo “Liberazione”.  Con un conclusivo: «Siamo chiamati a consolidare e sviluppare le ragioni poste dalla Costituzione alla base della comunità nazionale».


Non è mia intenzione entrare nel merito dei (tanti) punti toccati dal Presidente, mi limito qui a mettere in evidenza lo “spirito” che ispira il discorso di fine anno. Una certa genericità è comprensibile, non si può chiedere un’analisi dettagliata dei tanti temi in un saluto di fine anno alla nazione. Ma ciò che colpisce è la postura (come dicono quelli colti), del tutto schiacciata al pensiero dominante del nostro Occidente che si esprime attraverso le sue principali figure istituzionali (UE-NATO).

 

Un discorso, quindi, privo, nella sostanza, del requisito della sovranità. Non lasci ingannare l’appello finale alla Costituzione, quando ormai questa non è assolutamente più fonte primaria della nostra nazione essendo essa in subordine dell’Unione Europea e dei suoi trattati. Ce lo spiegano da anni che i vincoli europei richiedono una cessione continua di sovranità nazionale. Cessione consumata all’insegna del trionfo dei mercati (con il suo anti-sociale iper liberismo) e delle guerrafondaie logiche suprematiste atlantiste.


- Come si può parlare di Gaza senza accennare alla criminale partecipazione del nostro Occidente al genocidio perpetrato ai danni del popolo palestinese?


- Come si può parlare di libertà di stampa quando questa viene continuamente negata ai nostri giornalisti indipendenti e si accetta come normale l’arresto di un cittadino iraniano sul nostro territorio su ordine dell’FBI.


- Come si può parlare di pace se continuiamo a mandare armi e denaro all’Ucraina su ordine americano per una guerra (assolutamente non nostra) che la potenza stellata ha giocato per procura ucraina (in scherno alla vita della popolazione ucraina) innanzitutto contro i popoli europei?


Non menziono gli altri punti, trattati tutti con la (fintamente) innocente banalità del politicamente corretto (patriottismo degli immigrati, cambiamenti climatici…) Non si poteva sperare in un ruggito da leone del nostro ossequioso Presidente, il quale mandato è stato rinnovato, nonostante la Costituzione, tre anni fa. 


Buon anno a tutti!


1° gennaio 2025 ore 12.23


Antonio Catalano

giovedì 26 dicembre 2024

Il papa, le carceri e i suicidi

L'apertura della porta santa nel carcere di Rebibbia da parte del Papa è stato un ottimo pretesto per i progressisti non particolarmente attratti dalla giornata di Santo Stefano di ricordare che le carceri devono essere svuotate e che la responsabilità dei suicidi è mia. Dove "mia" sta per "cittadino onesto che vive fuori dal carcere e si deve vergognare se un reo decide di togliersi la vita". Una sorta di manipolazione mentale per far sentire in colpa coloro i quali osano non delinquere e quindi non provare sulla propria pelle la difficile vita carceraria. Del resto sono dinamiche note e già viste quando si accusano i "novax", coloro che si oppongono all'invio di armi, quelli che ricordano che un auto elettrica è al di là della propria portata economica. Dinamiche stantie. Premesso che le problematiche legate al mondo della vita penitenziaria sono certamente rangibili e degne di disquisizione, esse rappresentano la descrizione perfetta della teoria dei due mondi non conciliabili. Da un lato il mondo reale, pragmatico, equilibrato. Dall'altro quello ideologico, nichilista, bugiardo. Nel primo mondo si costruiscono più istituti penitenziari o si adibiscono a prigioni edifici già esistenti dotandoli di tutte le caratteristiche che possano non ledere la dignità dei presenti, nel secondo si rilasciano i criminali umiliando le vittime dei reati e le loro famiglie. Nel primo mondo si deportano i clandestini i cuo reati incidono in modo fuori controllo sul totale dei crimini e, di conseguenza, sulla popolazione carceraria; nel secondo mondo si organizzano fiaccolata commemorative del malvivente straniero. Nel primo mondo si chiede che vengano aumemtati gli stipendi degli agenti lasciati soli a fronteggiare il caos dietro le mura, nel secondo mondo si sputa sulle forze dell'ordine rappresentate come sunto del fascismo che deve essere combattuto dai moderni partigiani di circostanza. Nel primo mondo si pretende vengano annullate tutte quelle procedure come la "buona condotta" che sgretolano il significato ipotetico di giustizia martoriando corpo e memoria dell'individuo onesto preda della ferocia dei mostri, nel secondo mondo il magistrato tende la mano a quei mostri, rendendo loro facile la solidificazione del concetto di impunità e utilizzando gli stessi, nella fattispecie di "colpevole straniero" a scopi politici. Questa è a tutti gli effetti una guerra interna di in Paese che non solo dovrà restare lacerato, ma dovrà fare della sua lacerazione un eterno insegnamento fra bene e male, fra verità e corruzione della coscienza.


Giovy Novaro

domenica 15 dicembre 2024

Le dimissioni di Ruffini

Credo possa essere considerata paradigmatica la vicenda delle dimissioni del Presidente dell'Agenzia delle Entrate, l'Avv. Ernesto Maria Ruffini per capire come la sinistra sia ormai un comitato d'affari oligarchico e classista. Da quello che si è capito il Presidente dell'Agenzia delle Entrate si è dimesso dopo l'arrivo di lettere di protesta di oltre 700mila partite IVA che lamentavano accertamenti persecutori da parte dell'Agenzia.  Il Presidente a quel punto si è dimesso, dopo, credo, una piccola polemica con le forze di governo (ma questo è poco importante, ciò che conta è la rivolta delle partite IVA). Naturalmente non è andato via in silenzio, ha prima sbandierato a mezzo stampa la sua integrità e superirorità morale contro gli evasori e i loro protettori politici.  Ovviamente l'Avv. Ernesto Maria Ruffini ha avuto il plauso di tutte le forze di sinistra. Ci mancherebbe. Ma chiariamo, chi sono queste partite IVA? Sono baristi, free lance, lavoratori de facto dipendenti "a partita IVA"... insomma, gente che s'arrabbatta per campare. Chi è l'Avv. Ernesto Maria Ruffini? E' il figlio del più volte ministro, più volte sottosegretario e più volte parlamentare  Attilio Ruffini. Inoltre è il nipote del Cardinale Ernesto Ruffini. Insomma, uno partito dal basso, con la dura gavetta. Infatti, dopo aver fatto l'avvocato prima nello studio La Loggia (ex Ministro di Forza Italia) e di Fantozzi (anche egli ministro nonché principe dei tributaristi italiani) parte a 40 anni nella sua carriera nella PA. Un florilegio di poltrone da Presidente e da Amministratore Delegato in tutti gli enti (generalmente SPA a controllo pubblico) dove è entrato.


Questo è l'Integerrimo a dito alzato che dall'alto della sua superiorità morale azzanna gli evasori con partita IVA che fatturano 1200 euro al mese. Capite chi difende la sinistra? Ma non è solo il classismo e il disprezzo verso chi lavora arrabbattandosi per campare mese su mese, ciò che da fastidio è che queste teste pensanti (sic) non hanno ancora colto un punto: il sistema tributario italiano è totalmente da riformare perchè vessatorio e iniquo. Mi spiego meglio: digitalizzazione, IA, automazione delle catene produttive hanno completamente distrutto il lavoro. Per dirla con Marx, il capitale ha completamente sussunto il lavoro. Lo ha divorato. Un ultra privilegiato con il culo al caldo come l'Avv. Ruffini non può passare come l'integerrimo mentre il povero cristo che si arrabbatta per campare perchè vittima del più incredibile fenomeno economico (la sussunzione del lavoro da parte del capitale) della storia appare come un delinquente da perseguitare. E lo difende una sinistra di imbecilli. Di idioti. Di cretini ignoranti. Continuate pure a bere gli schampagnini dalle terrazze di Piazza Navona credendo di essere degli eroi mentre sono solo degli stronzi.  Presto o tardi quei 700mila che hanno scritto le lettere contro il Patrizio Ruffini vi ribalteranno e siete talmente ignoranti che sarete convinti di essere nel giusto e nel bene mentre vi mettono il cappio.


Giuseppe Masala 

martedì 10 dicembre 2024

L’annullamento delle multe ai non vaccinati

In larga misura - va detto - grazie alla Lega, nel decreto “Milleproroghe” in fase di approvazione è stato inserito un emendamento che annulla le multe a coloro che avevano rifiutato di fare da cavie ai cosiddetti vaccini anti-Covid (succintamente bollati da cretini e servi come “no-vax”). Non solo: è previsto anche il rimborso per chi avesse eventualmente già pagato la multa – peccato non essere tra loro, perché credo di averla buttata direttamente nella spazzatura senza neanche aprire la busta, certo che in ogni caso il ministero della Sanità non mi avesse spedito un assegno. Irritazione e sdegno a sinistra: per il PD, sempre attento alle cose che importano davvero alla gente, si tratta di “un preoccupante segnale del ritorno del fascismo omofobo e del razzismo”, ribadendo la necessità dello ius soli per africani, arabi e pakistani; gli ecologisti chiedono che la multa sia immediatamente trasformata in una tassa e nell'obbligo di elettrificare specchi, mucche e rubinetti per proteggerci dal cambiamento climatico; le femministe, dopo aver riaffermato che solo le donne possono decidere del proprio corpo a meno che a decidere non siano i produttori di farmaci o gli islamici, lamentano le implicazioni patriarcali del provvedimento; costernazione dell'Ordine dei medici (“Ma senza i premi per le vaccinazioni, come facciamo ad andare a sciare questo inverno?”) e degli infermieri (“Decisione ingiusta dopo le ore passate a provare le coreografie per Jerusalema”). Intanto da una pensione economica di Bruxelles Draghi sibila: “Prima mi hanno fatto fare il mio solito sporco lavoro da sicario con il ricatto vaccinale, poi come ringraziamento mi hanno trombato come presidente della Repubblica e pure come presidente della Commissione europea. Adesso questo”. E anticipa un ricorso presso la federazione rettiliana. Giudizio negativo anche dalla Boemia, dove Kafka osserva: “E' uno schiaffo a chi si è vaccinato ma che per colpa degli irresponsabili che hanno rifiutato di vaccinarsi, ha rischiato di essere contagiato anche in forma grave con la malattia contro cui si era vaccinato per non contagiarsi o non ammalarsi in forma grave.” Sia chiaro a tutti, però: questo non è un “liberi tutti”. Stabiliranno altri se e quanto voi siete liberi. Ma soprattutto, non ci si appelli alla libertà per sottrarsi a un farmaco sperimentale che sin dalla sua introduzione si sapeva essere inefficace per impedire il contagio e la trasmissione della malattia.


Piergiorgio Molinari 

lunedì 9 dicembre 2024

Chiamiamola se vuoi, democrazia

Dopo che la sede diplomatica italiana a Damasco è stata saccheggiata, il ministro degli Esteri Tajani ci dice che "Tutto è sotto controllo". Unica trascurabile omissione, non si capisce sotto controllo di chi. D'altro canto, se la Prima Ministra Meloni sta ancora lavorando ad "accertare le responsabilità" di chi ha sparato sulle truppe italiane Unifil in Libano, dire che se ti saccheggiano l'ambasciata è tutto sotto controllo è almeno altrettanto plausibile. Ecco, alla fin fine il problema della politica contemporanea è tutto qua: le parole non valgono più l'aria calda che producono. Le parole sono solo gesti di una recita che lancia segnali destinati ai datori di lavoro di questi politici-attori. Il loro contenuto di verità è zero.


E tutti sanno che il loro contenuto di verità è perfettamente nullo. Ma al tempo stesso esiste tutta una danza mediatica di mentitori professionisti, ironicamente chiamati "giornalisti", che hanno il precipuo compito di lubrificare le menzogne più spinose in modo che vengano comunque trangugiate. Siamo perciò nel puro regno della menzogna illimitata, in cui ritrovare contraddizioni, inconseguenze, doppi standard è divenuto un passatempo sterile, perché ciò che non è menzogna lo è solo per accidente, come un orologio rotto segna l'ora giusta due volte al dì. Ciò che non viene ancora ben compreso è che una sfera pubblica dove esistono solo menzogne, manipolazioni o sporadiche verità accidentali è una sfera pubblica che non possiede nessuna autorevolezza. Ma siccome il potere legittimato deriva dall'autorevolezza, l'odierna sfera pubblica non possiede più alcun potere percepito come legittimo. Questa è in fondo la semplice storia dell'Occidente contemporaneo:


1) La menzogna, la contraddittorietà, l'inconseguenza, il doppio standard, l'omissione selettiva, la retorica distorsiva, la manipolazione senza freni regnano incontrastate sul discorso pubblico.


2) Perciò il discorso pubblico appare integralmente privo di autorevolezza e con ciò il potere che esercita è privo di legittimazione.


3) In assenza della possibilità di esercitare un potere generalmente percepito come legittimo, rimane soltanto la possibilità di esercitarlo in forme autoritarie, coattive, ricattatorie, oppressive, truffaldine, sistematicamente contrarie ai bisogni e alle volontà dei più. 


E, coerentemente con quanto sopra, lo si chiama "democrazia".


Andrea Zhok

sabato 7 dicembre 2024

Moldavia, Georgia e Romania

In Moldavia, Georgia e in Romania si sono tenute elezioni che hanno visto la vittoria dei candidati filo russi (sarebbe in realtà più corretto definirli pacifisti) e la sconfitta dei candidati filo UE e filo NATO. Risultati di tale natura erano prevedibili. L’Occidente chiede a questi popoli di entrare in guerra con la Russia. In buona sostanza chiede loro di essere disposti a suicidarsi per la causa, come già ha fatto l’Ucraina. A compiere un tale passo possono, però, essere convinte solo ampie minoranze, che , per fanatismo, ignoranza, follia o interesse (magari sperano di abbeverarsi un domani alla greppia offerta  dalle ONG di Soros) tifano per la rovina del loro paese. Le persone comuni  si ritraggono, invece, di fronte al baratro. Pur diffidando, probabilmente,  di Putin non meno di quanto diffidino di Biden, di Trump o di Ursula von der Leyen, esse si rendono perfettamente conto che la strada intrapresa dall’Ucraina è autodistruttiva. Il loro più vivo desiderio (in fondo è quello di tutti noi) è  di essere lasciate in pace e di poter avere una vita serena e moderatamente agiata, senza il timore di veder partire il figlio per la trincea o di trovarsi la casa ridotta in cenere da un missile. I risultati elettorali certificano questa disposizione di spirito e non devono quindi meravigliare. Purtroppo non deve nemmeno meravigliare la reazione dell’Occidente. Abbiamo visto come sono andate le cose. In Moldavia l’esito elettorale è stato ribaltato con l’espediente dei voti dall’estero; in Georgia il risultato non è stato riconosciuto dalle opposizioni al soldo di Soros, che da allora si sono prodotte in quotidiani assalti armati al parlamento, secondo le regole ormai ben note delle rivoluzioni colorate; in Romania, essendo il distacco tra i due candidati talmente ampio da rendere difficilmente praticabile la strada dei brogli, si è pensato bene di annullare l’intero processo elettorale a due giorni dal secondo turno. Di fronte a tali azioni bisogna ormai prendere atto che l’Occidente, con i suoi  bracci variamente armati (NATO, UE, FMI, OMS ecc.) è diventato una macchina produttrice di caos, menzogna e guerra.


Silvio dalla Torre 

venerdì 6 dicembre 2024

Iolanda Apostolico e le dimissioni

E’ con animo contrito e affranto che il segretario di Magistratura Democratica dà il triste annuncio delle dimissioni presentate dalla giudice Iolanda Apostolico. Colei che assurse agli onori della cronaca per la non convalida dei decreti di espulsione e fu l’apripista per le successive disapplicazioni alle normative governative tese a frenare l’immigrazione incontrollata.  Indimenticabili rimarranno i suoi inneggiamenti barricadieri sui social in favore delle ONG e per i porti aperti a tutti, gli improperi contro il governo e le petizioni contro Salvini. Ma ancor più indimenticabile ci rimarrà impresso il video che la ritraeva in prima fila a manifestare insieme agli scatenati centri sociali dell’estrema sinistra che, con la bava alla bocca, urlavano “assassini” e “animali” contro le forze dell’ordine. E come non citare la sua laconica ma incredibile giustificazione: «Ero presente a quella manifestazione, ponendomi tra le forze dell’ordine e i manifestanti… per evitare scontri».  Insomma, faceva ordine pubblico nell’ordine pubblico. «Queste dimissioni turbano l’intera magistratura», commenta sconsolato il segretario della corrente di sinistra della magistratura.


Secondo il suo dotto avviso è sbagliato che un magistrato sia «esposto alle critiche anche per ordinarie scelte di vita piuttosto che per la qualità dei suoi argomenti giuridici». Ritengo fin troppo banale pretendere che un giudice sia e appaia imparziale e mantenga riservate le sue “scelte di vita”. Ritengo addirittura schizofrenico che prima si protesti pubblicamente contro una norma emanata dal parlamento o dal governo e poi si sentenzi su quella norma disapplicandola. A quel punto non si è più credibili, qualunque siano gli “argomenti giuridici” addotti. Non lo si è anche se paradossalmente si avesse ragione. Chiunque dotato di buon senso, qualunque sia l'ideologia politica che segue, dovrebbe capirlo! Per il segretario è anche sbagliato «vedere la vita privata investigata ed esposta al pubblico giudizio». Ma se un magistrato la sua vita privata la sbandiera ai quattro venti e non si fa remora alcuna di rendere noto a tutti le sue radicate convinzioni politiche, capaci di condizionare le valutazioni giuridiche, è fin troppo inevitabile che susciti critiche e perplessità. O si pensa che la veste di magistrato ammanti di aura divina chi la indossa? E’ infine sbagliato, a suo dire, che la loro vita privata sia «esposta ad attacchi che generano effetti intimidatori». Si sentono quindi intimiditi. Ma, di grazia, cosa temono essendo gli unici funzionari dello Stato che non pagano mai di tasca propria per gli errori che commettono? E di errori ne commettono un’infinità, costringendo ogni anno lo Stato (e cioè noi cittadini) a sborsare risarcimenti di circa 30 milioni di euro. O sono forse intimiditi dalle conseguenze disciplinari?  Non mi pare visto che si autogiudicano, autoassolvendosi, spesso e volentieri, da ogni peccato. Io invece penso che l’unica cosa di cui ognuno di noi dovrebbe essere intimidito è la sfiducia sempre più crescente nella giustizia. Perché un popolo che non crede più nella legge è un popolo allo sbando. Per cui, con buona pace del segretario e di tutta la magistratura democratica, ritengo che le dimissioni della Apostolico siano forse il provvedimento giuridico più giusto che quel magistrato abbia mai preso in tutta la sua carriera.


Salvino Paterno’

lunedì 2 dicembre 2024

I camion della morte e i bluff covid

La notizia trapelata dalle testimonianze che si stanno succedendo in Commissione Covid secondo cui la sfilata di camion a Bergamo fosse una sceneggiata per creare terrore nella popolazione, in quanto trasportavano una sola bara a testa è del tutto ininfluente e spiego perché rapidamente. Nella scorsa primavera trapelavano le intercettazioni avvenute fra il CTS e Roberto Speranza con l'ex ministro che parlava esplicitamente di numeri di morti gonfiati per creare terrore nella popolazione (quindi in linea con l'immagine dei camion, in un Puzzle generale dove ogni pezzo doveva combaciare). È forse accaduto qualcosa? Vi è stata una eclatante catena di conseguenze? Non solo Speranza siede in parlamento (come ad esempio Soumahoro per una questione di altro genere), ma a far parte di questa strana Commissione Covid c'è Giuseppe Conte che, innocente fino a prova contraria, era il premier mentre i camion sfilavano a Bergamo, mentre avvenivano quelle conversazioni telefoniche di cui sopra. Dunque, al netto dell'ennesima dimostrazione che il complottista è colui che vede la verità prima di altri, la questione è che non vi è alcuna memoria storica è tutto può avvenire senza che la causa provochi poi un effetto. Chiunque dovrebbe sobbalzare scoprendo che quella sfilata fosse costruita con maestria (da chi lo scopriremo), eppure nulla accadrà di più che uno sbadiglio disinteressato perché tale è la premessa dell'arrendevolezza dello schiavo.


Giovy Novaro