sabato 1 febbraio 2025

La riforma della giustizia

Con la coccarda appuntata sul fiero petto e la Costituzione sventolata qual drappo ribelle, patetiche figure togate lanciano striduli strali, prefigurando desolanti scenari giuridici e vitali, semmai la famigerata riforma sulla nefasta separazione delle carriere venisse approvata. Vorrei allora tentare l’ardua impresa di spiegare, in parole semplici e chiare, ai non addetti ai lavori, la sostanza e gli scopi della riforma…per chi avrà la voglia e la pazienza di seguirmi. La Riforma verte su tre punti:

1) la SEPARAZIONE DELLE CARRIERE tra magistratura requirente e magistratura giudicante;


2) la nomina per accedere al CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA, finalizzata ad eliminare il potere delle correnti politiche;


3) la nuova procedura per le VIOLAZIONI DISCIPLINARI dei magistrati.


Per quanto riguarda la SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, la riforma mira a separare la figura del Pubblico Ministero – magistratura requirente (colui che formula l’accusa), da quella del Giudice – magistratura giudicante (colui che valuta se quell’accusa è fondata o meno). Le due figure non compaiono solo nel processo, ma anche nel corso delle indagini. Se, per esempio, il Pubblico Ministero vuole intercettare un indagato deve chiedere al Giudice il decreto.  Se vuole che l’indagato sia arrestato deve inoltrargli una richiesta di ordinanza di custodia cautelare in carcere.  Se i termini delle indagini sono scaduti e vuole continuarle, deve proporre al Giudice una proroga. A conclusione delle indagini gli chiederà di processarlo e al termine del processo di condannarlo. Ebbene, un Giudice imparziale non dovrebbe avallare ciecamente qualsiasi richiesta del PM, bensì vagliare obiettivamente le fonti di prova raccolte, comprese quelle individuate nel corso delle indagini difensive, e prendere le sue decisioni. Ma esiste questa equidistanza tra accusa e difesa? Assolutamente NO!


PM e Giudici sono indissolubilmente legati tra loro e i ruoli sono finanche, seppur in rari casi, intercambiabili. Fanno lo stesso concorso, la stessa carriera, spesso appartengono allo stesso sindacato, alla stessa corrente, ma soprattutto appartengono… allo stesso Consiglio Superiore della Magistratura! Ed è nel CSM, organo di autogoverno della magistratura, che si decidono i trasferimenti, le promozioni, le nomine ai gradi apicali, le sanzioni disciplinari. Tale perverso connubio può quindi portare inevitabilmente il Giudice a soddisfare le richieste del PM… di quello stesso PM che un domani, lui o la sua corrente, potrà assurgere agli scranni del CSM e decidere la sua promozione, il suo trasferimento, la sua punizione disciplinare. Ecco che, per evitare ciò, la riforma si pone l’obiettivo di separare le due figure creando due CSM differenti: uno per i PM, l’altro per i Giudici. In tal modo i Giudici avranno il loro organo di autogoverno e saranno del tutto indipendenti dai PM.


La netta distinzione tra le due figure, oltre che a garantire vera parità tra accusa e difesa e finalmente la presenza di un giudice terzo e imparziale, potrà inoltre migliorare la professionalità dei magistrati. Si stratta, infatti, di due funzioni completamente diverse, con un'impostazione differente. Tanto deve essere partecipe il primo, quanto distaccato l'altro. Il PM non solo deve saper seguire le indagini della Polizia Giudiziaria, ma, una volta concluse, deve imbastire la strategia processuale. Essere capace di presentare in udienza il materiale probatorio in maniera convincente. E stare in udienza è un'arte che spesso i nostri PM non conoscono affatto. Il Giudice, invece, deve essere un profondo giurista. Abile nel dirigere con equità la fase pre-processuale e il dibattimento. Saper valutare con distacco le fonti di prova raccolte da accusa e difesa e motivare con rigore logico ogni sua decisione. Perché il diritto è logica. E in certe sentenze la logica spesso latita. Come tutto ciò possa fa “perdere autonomia ed indipendenza” ai magistrati non è dato sapere. Per quanto riguarda LA NUOVA COMPOSIZIONE DEL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA, del cui potere abbiamo parlato, la domanda da porsi è la seguente: 


Come si viene nominati oggi al CSM? Un magistrato che voglia candidarsi deve raccogliere dalle 25 alle 50 firme dei suoi colleghi. Pare facile, ma non lo è. In una piccola procura non c'è neanche la metà dei magistrati a cui chiedere la firma. Ne consegue che l’unico ente in grado di raccogliere il numero di firme necessarie è la “corrente” (Magistratura Democratica, Unicost, Area, Magistratura Indipendente e via cantando). Ogni corrente fa riferimento ad una ideologia politica… e già basterebbe questo per farci rabbrividire. Se un magistrato, seppur bravo e stimato dai colleghi, non ha l’appoggio di una corrente, non ha speranza alcuna di far planare le proprie terga su quegli scranni. E così, tali associazioni politicizzate divengono veri centri di potere in grado di condizionare l’intera macchina della giustizia, con le disastrose conseguenze che il clan Palamara ci ha insegnato. Ebbene, la riforma mette la parola fine a questa oscenità. Ogni magistrato, anche quello apolitico e non inserito in alcuna corrente, si potrà candidare nei due CSM poiché l’elezione avverrà per sorteggio. Non essere d’accordo significa o essere complici o, peggio, beneficiari della politicizzazione nella magistratura.


E ora l’ultimo punto: LE VIOLAZIONI DISCIPLINARI.


In linea di massima un magistrato, per la veste che ricopre, se sbaglia dovrebbe essere giudicato più severamente di un qualunque cittadino. Invece oggi accade l’esatto contrario. La valutazione disciplinare, come abbiamo detto, è compito del CSM che, essendo composto nella quasi totalità da magistrati, fa le cose in famiglia seguendo la prassi costante dell'indulgenza. E così, non si contano i casi eclatanti di magistrati che ne hanno combinate di ogni, senza pagare conseguenza alcuna. Potrei citare il caso di un giudice che fece scarcerare una persona con un ritardo di sei giorni ma non ebbe alcuna sanzione disciplinare poiché “viveva una situazione familiare critica, che gli procurava preoccupazione”. O di un altro che guidava ubriaco, ma la sua condotta non fu ritenuta “degna di nota”. Per finire con un altro ancora che dimenticò un minore in cella oltre la scadenza dei termini, ma per la sezione disciplinare del Csm si trattò di un fatto “scarsamente rilevante”. Basti analizzare il numero delle azioni disciplinari avviate nel 2023. Su 90 richieste di provvedimenti, solo 15 magistrati sono stati condannati in sede disciplinare dal Csm, di cui 8 con la “censura”, la sanzione più lieve che non incide sulla carriera. Ebbene, la riforma mette una pietra tombale su questo obbrobrio.


Non sarà più il CSM, anzi i CSM, ad avere competenza sui provvedimenti disciplinari, bensì l’ALTA CORTE DISCIPLINARE, composta oltre che da sei magistrati, anche da sei professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati con almeno venti anni di esercizio (ovviamente tutti estratti a sorte). Ora, se avete avuto la pazienza di leggere fino a qui, conoscete nel merito la riforma che fa tanto indiavolare le toghe incoccardate che sventagliano i fumi della rabbia con la Costituzione. Quei giudici che hanno sdegnosamente e con supponenza voltato le spalle ai rappresentanti del governo, sono gli stessi che da anni le hanno voltate al popolo italiano. Ed è il momento che il popolo le volti a loro. E lo faccia per ricordargli che non sono una casta privilegiata e neanche un potere sovrastante, intoccabile e insindacabile. Sono solo pubblici ufficiali, appartenenti ad un ordine dello Stato chiamato ad applicare le leggi.. anche quelle che non gli piacciono.


Salvino Paternò 

domenica 26 gennaio 2025

La guerra freddissima

Si parla assai in queste ore della telefonata con cui il presidente USA Donald Trump ha rovesciato sulla premier danese Mette Fredriksen ogni forma di sgradevolezza che un boss spietato e potentissimo potrebbe rovesciare su un picciotto indisciplinato ma debolissimo. Le ha significato la pretesa di papparsi la Groenlandia, un'isola con una popolazione uguale a quella di Cuneo ma con una superficie di oltre 7 volte l'Italia, risorse naturali formidabili e la posizione geostrategica giusta per prendersi metà dell'Artico. Prevedo che entro breve tempo la Groenlandia sarà soggetta alla sovranità di Washington senza che Copenaghen né nessuno in UE possa opporre resistenza militare. I danesi raccolgono quel che hanno seminato. Nel 2003 parteciparono all'aggressione all'Iraq sulla base di pretesti inventati. Nel 2008 riconobbero la secessione del Kosovo, con conseguente menomazione della Serbia come esito finale dell'aggressione alla Jugoslavia da parte della NATO. In entrambe le occasioni era primo ministro Anders Fogh Rasmussen, che poi divenne segretario generale della NATO, impegnandosi nella sua espansione aggressiva verso Est, nell'intensificazione della russofobia del dibattito europeo, nell'aggressione diretta alla Libia e in quella indiretta alla Siria. Rasmussen poi, come un Di Maio qualsiasi, è diventato consulente politico ben remunerato, con incarichi anche presso i presidenti ucraini Poroshenko e Zelensky, ossia i terminali corrotti del più concentrato, opaco e gigantesco trasferimento di denaro pubblico degli ultimi decenni. In questi anni, la signora Fredriksen è stata tra le più generose personalità politiche impegnate a sguarnire i propri arsenali per partecipare al suicidio geostrategico continentale dell'Europa Occidentale. Il boss d'Oltreoceano ha potuto fare perciò una cosa semplice: ha telefonato a un'emerita nullità che rappresentava una classe dirigente - quella danese - senza alcun credito morale, etico, politico, senza armi, senza peso, senza relazioni politiche significative, desertificate da decenni di abusi occidentali a cui si è prestata con la più squallida ipocrisia (sai, "l'ordine internazionale basato sulle regole", come no?). Trump, nel quadro di un racket planetario conclamato dove gli europei tanto innocenti non sono, sa che c'è del marcio in Danimarca e si perita di ricordare chi è che sta in cima alla catena alimentare. È appena l'antipasto.


Pino Cabras

venerdì 3 gennaio 2025

Mattarella e i patrioti esteri

Ogni volta che Mattarella parla declamando le virtù dell'immigrazione, un immigrato sfodera una lama e cerca di affettare qualcuno. E ogni volta che accade, qualche tutore delle forze dell'ordine è costretto a sparagli. E ogni volta che lo fa, quell'agente finisce sotto processo.Questa catena infausta di eventi è ormai divenuta una legge della fisica e della dinamica italica. Accadde nel dicembre scorso, allorquando il presidente, vantando la rilevanza costituzionale del diritto d'asilo, si scagliò contro le sirene del "settarismo nazionalistico, etnico, se non finanche religioso", del tutto desuete nella nostra società "globale e interconnessa". Poche ore dopo, a Padova, un immigrato nigeriano, molto poco interconnesso, armato d'ascia seminava il panico. Toccava a due agenti della Polizia affrontarlo. Nel corso della violenta e concitata aggressione, uno dei due si vedeva costretto a sparare dei colpi d'arma da fuoco che lo ferivano ad una gamba. Nel mentre rimbombava ancora nella notte l'eco dello sparo, già era scattata in automatico l'indagine a suo carico. Nell'omelia di fine anno, il copione si è ripetuto. Qui il presidente si è spinto addirittura ad appellare "patrioti" i migranti che si integrano, arricchendo così la nostra comunità.


E quasi fosse un richiamo della foresta, a Rimini, un egiziano, messo coltello e corano in tasca, è uscito in strada e ha scatenato l'inferno. Stavolta è toccato ad una pattuglia dei Carabinieri arrivare sul posto quando il mancato "patriota" aveva già accoltellato 4 passanti. Stessa scena, stessa foga, stesso epilogo con l'inevitabile esplosione di colpi di pistola che stavolta, però, hanno causano il decesso del folle aggressore. E mentre noi brindavamo al nuovo anno, un Carabiniere viveva il turbinio di sensazioni contrastanti: la soddisfazione di aver salvato delle vite, il cruccio di averne spenta una, la preoccupazione per la propria, inghiottita da un lungo e complesso processo. Ma purtroppo di tristi storie di clandestini fuori controllo, cittadini terrorizzati e poliziotti allo sbaraglio ne abbiamo viste tante e tante ancora ne vedremo, così come di sermoni umanitari, progressisti e mondialisti tanto soavi, quanto irresponsabili tanti ancora ne ascolteremo. L'unica nuova vera dissonanza cognitiva che spicca nella predica presidenziale sta invece nell'anomalo e stonato termine "patriota" affibbiato agli extracomunitari che, bontà loro, non vogliono tagliarci la gola, ma rispettano le leggi. Ma d'altronde per l'esimio presidente patrioti sono anche gli studenti che studiano, medici, insegnanti e imprenditori che svolgono regolarmente il loro lavoro. Beh, a questo punto, qualcuno regali un dizionario al presidente! E quel qualcuno gli spieghi che coloro che lui descrive, di qualunque nazionalità siano, sono dei buoni cittadini, delle persone rispettabili. Non dei patrioti. Il patriota è qualcosa di diverso, qualcosa di più. È una "persona che ama la patria e mostra il suo amore lottando o combattendo per essa". Non basta rispettare le leggi e fare il proprio dovere per definirsi tale. Quella dovrebbe essere la regola.


Si dica soprattutto al presidente che amare la patria è un sentimento che inevitabilmente ti lega ad un suolo patrio. Una terra con dei confini, delle tradizioni, una lingua, dei cibi, una storia, una costituzione e, per chi ci crede, finanche una religione. È dunque paradossale per il patriota accettare che la propria terra venga invasa e deturpata da un'immigrazione incontrollata che si sa impossibile da integrare. Lo si informi, però, che i patrioti sanno benissimo che gli immigrati possono arricchire la comunità, ma solo se giungono tramite dei flussi regolari gestiti dagli Stati e non dai mercanti di uomini. E, infine, a proposito di uomini che lottano per amore della patria, si faccia sommessamente presente al presidente che nell'elenco sciorinato dei presunti patrioti, si è stranamente scordato di menzionare proprio le forze dell'ordine. Le stesse forze dell’ordine che nell’anno che abbiamo appena salutato hanno subito un aumento di aggressioni del ben 122%.. Insomma, per evitare paradossali contradizioni logiche e disarmonie semantiche, quel qualcuno consigli al capo dello stato di evitare in futuro, nelle sue esternazioni, l’uso di termini che… non appartengono affatto al suo glossario.


Salvino Paternò 

mercoledì 1 gennaio 2025

Discorso di fine anno

Premetto che io ero al ristorante per la cena e quindi, non ho ascoltato il discorso del “presidente”, o meglio, sono anni che non ascolto tale discorso perché ormai retorico e completamente vuoto ma c’è chi masochisticamente, lo fa per me. Ecco il sunto:


Breve riflessione sul discorso del presidente Mattarella


I temi toccati dal Presidente Mattarella sono tanti: pace e guerra, libertà di stampa, diseguaglianze Nord/Sud, femminicidi, cambiamenti climatici, emigrazioni, disagio giovanile, sovraffollamento delle carceri, ottantesimo “Liberazione”.  Con un conclusivo: «Siamo chiamati a consolidare e sviluppare le ragioni poste dalla Costituzione alla base della comunità nazionale».


Non è mia intenzione entrare nel merito dei (tanti) punti toccati dal Presidente, mi limito qui a mettere in evidenza lo “spirito” che ispira il discorso di fine anno. Una certa genericità è comprensibile, non si può chiedere un’analisi dettagliata dei tanti temi in un saluto di fine anno alla nazione. Ma ciò che colpisce è la postura (come dicono quelli colti), del tutto schiacciata al pensiero dominante del nostro Occidente che si esprime attraverso le sue principali figure istituzionali (UE-NATO).

 

Un discorso, quindi, privo, nella sostanza, del requisito della sovranità. Non lasci ingannare l’appello finale alla Costituzione, quando ormai questa non è assolutamente più fonte primaria della nostra nazione essendo essa in subordine dell’Unione Europea e dei suoi trattati. Ce lo spiegano da anni che i vincoli europei richiedono una cessione continua di sovranità nazionale. Cessione consumata all’insegna del trionfo dei mercati (con il suo anti-sociale iper liberismo) e delle guerrafondaie logiche suprematiste atlantiste.


- Come si può parlare di Gaza senza accennare alla criminale partecipazione del nostro Occidente al genocidio perpetrato ai danni del popolo palestinese?


- Come si può parlare di libertà di stampa quando questa viene continuamente negata ai nostri giornalisti indipendenti e si accetta come normale l’arresto di un cittadino iraniano sul nostro territorio su ordine dell’FBI.


- Come si può parlare di pace se continuiamo a mandare armi e denaro all’Ucraina su ordine americano per una guerra (assolutamente non nostra) che la potenza stellata ha giocato per procura ucraina (in scherno alla vita della popolazione ucraina) innanzitutto contro i popoli europei?


Non menziono gli altri punti, trattati tutti con la (fintamente) innocente banalità del politicamente corretto (patriottismo degli immigrati, cambiamenti climatici…) Non si poteva sperare in un ruggito da leone del nostro ossequioso Presidente, il quale mandato è stato rinnovato, nonostante la Costituzione, tre anni fa. 


Buon anno a tutti!


1° gennaio 2025 ore 12.23


Antonio Catalano

giovedì 26 dicembre 2024

Il papa, le carceri e i suicidi

L'apertura della porta santa nel carcere di Rebibbia da parte del Papa è stato un ottimo pretesto per i progressisti non particolarmente attratti dalla giornata di Santo Stefano di ricordare che le carceri devono essere svuotate e che la responsabilità dei suicidi è mia. Dove "mia" sta per "cittadino onesto che vive fuori dal carcere e si deve vergognare se un reo decide di togliersi la vita". Una sorta di manipolazione mentale per far sentire in colpa coloro i quali osano non delinquere e quindi non provare sulla propria pelle la difficile vita carceraria. Del resto sono dinamiche note e già viste quando si accusano i "novax", coloro che si oppongono all'invio di armi, quelli che ricordano che un auto elettrica è al di là della propria portata economica. Dinamiche stantie. Premesso che le problematiche legate al mondo della vita penitenziaria sono certamente rangibili e degne di disquisizione, esse rappresentano la descrizione perfetta della teoria dei due mondi non conciliabili. Da un lato il mondo reale, pragmatico, equilibrato. Dall'altro quello ideologico, nichilista, bugiardo. Nel primo mondo si costruiscono più istituti penitenziari o si adibiscono a prigioni edifici già esistenti dotandoli di tutte le caratteristiche che possano non ledere la dignità dei presenti, nel secondo si rilasciano i criminali umiliando le vittime dei reati e le loro famiglie. Nel primo mondo si deportano i clandestini i cuo reati incidono in modo fuori controllo sul totale dei crimini e, di conseguenza, sulla popolazione carceraria; nel secondo mondo si organizzano fiaccolata commemorative del malvivente straniero. Nel primo mondo si chiede che vengano aumemtati gli stipendi degli agenti lasciati soli a fronteggiare il caos dietro le mura, nel secondo mondo si sputa sulle forze dell'ordine rappresentate come sunto del fascismo che deve essere combattuto dai moderni partigiani di circostanza. Nel primo mondo si pretende vengano annullate tutte quelle procedure come la "buona condotta" che sgretolano il significato ipotetico di giustizia martoriando corpo e memoria dell'individuo onesto preda della ferocia dei mostri, nel secondo mondo il magistrato tende la mano a quei mostri, rendendo loro facile la solidificazione del concetto di impunità e utilizzando gli stessi, nella fattispecie di "colpevole straniero" a scopi politici. Questa è a tutti gli effetti una guerra interna di in Paese che non solo dovrà restare lacerato, ma dovrà fare della sua lacerazione un eterno insegnamento fra bene e male, fra verità e corruzione della coscienza.


Giovy Novaro

domenica 15 dicembre 2024

Le dimissioni di Ruffini

Credo possa essere considerata paradigmatica la vicenda delle dimissioni del Presidente dell'Agenzia delle Entrate, l'Avv. Ernesto Maria Ruffini per capire come la sinistra sia ormai un comitato d'affari oligarchico e classista. Da quello che si è capito il Presidente dell'Agenzia delle Entrate si è dimesso dopo l'arrivo di lettere di protesta di oltre 700mila partite IVA che lamentavano accertamenti persecutori da parte dell'Agenzia.  Il Presidente a quel punto si è dimesso, dopo, credo, una piccola polemica con le forze di governo (ma questo è poco importante, ciò che conta è la rivolta delle partite IVA). Naturalmente non è andato via in silenzio, ha prima sbandierato a mezzo stampa la sua integrità e superirorità morale contro gli evasori e i loro protettori politici.  Ovviamente l'Avv. Ernesto Maria Ruffini ha avuto il plauso di tutte le forze di sinistra. Ci mancherebbe. Ma chiariamo, chi sono queste partite IVA? Sono baristi, free lance, lavoratori de facto dipendenti "a partita IVA"... insomma, gente che s'arrabbatta per campare. Chi è l'Avv. Ernesto Maria Ruffini? E' il figlio del più volte ministro, più volte sottosegretario e più volte parlamentare  Attilio Ruffini. Inoltre è il nipote del Cardinale Ernesto Ruffini. Insomma, uno partito dal basso, con la dura gavetta. Infatti, dopo aver fatto l'avvocato prima nello studio La Loggia (ex Ministro di Forza Italia) e di Fantozzi (anche egli ministro nonché principe dei tributaristi italiani) parte a 40 anni nella sua carriera nella PA. Un florilegio di poltrone da Presidente e da Amministratore Delegato in tutti gli enti (generalmente SPA a controllo pubblico) dove è entrato.


Questo è l'Integerrimo a dito alzato che dall'alto della sua superiorità morale azzanna gli evasori con partita IVA che fatturano 1200 euro al mese. Capite chi difende la sinistra? Ma non è solo il classismo e il disprezzo verso chi lavora arrabbattandosi per campare mese su mese, ciò che da fastidio è che queste teste pensanti (sic) non hanno ancora colto un punto: il sistema tributario italiano è totalmente da riformare perchè vessatorio e iniquo. Mi spiego meglio: digitalizzazione, IA, automazione delle catene produttive hanno completamente distrutto il lavoro. Per dirla con Marx, il capitale ha completamente sussunto il lavoro. Lo ha divorato. Un ultra privilegiato con il culo al caldo come l'Avv. Ruffini non può passare come l'integerrimo mentre il povero cristo che si arrabbatta per campare perchè vittima del più incredibile fenomeno economico (la sussunzione del lavoro da parte del capitale) della storia appare come un delinquente da perseguitare. E lo difende una sinistra di imbecilli. Di idioti. Di cretini ignoranti. Continuate pure a bere gli schampagnini dalle terrazze di Piazza Navona credendo di essere degli eroi mentre sono solo degli stronzi.  Presto o tardi quei 700mila che hanno scritto le lettere contro il Patrizio Ruffini vi ribalteranno e siete talmente ignoranti che sarete convinti di essere nel giusto e nel bene mentre vi mettono il cappio.


Giuseppe Masala 

martedì 10 dicembre 2024

L’annullamento delle multe ai non vaccinati

In larga misura - va detto - grazie alla Lega, nel decreto “Milleproroghe” in fase di approvazione è stato inserito un emendamento che annulla le multe a coloro che avevano rifiutato di fare da cavie ai cosiddetti vaccini anti-Covid (succintamente bollati da cretini e servi come “no-vax”). Non solo: è previsto anche il rimborso per chi avesse eventualmente già pagato la multa – peccato non essere tra loro, perché credo di averla buttata direttamente nella spazzatura senza neanche aprire la busta, certo che in ogni caso il ministero della Sanità non mi avesse spedito un assegno. Irritazione e sdegno a sinistra: per il PD, sempre attento alle cose che importano davvero alla gente, si tratta di “un preoccupante segnale del ritorno del fascismo omofobo e del razzismo”, ribadendo la necessità dello ius soli per africani, arabi e pakistani; gli ecologisti chiedono che la multa sia immediatamente trasformata in una tassa e nell'obbligo di elettrificare specchi, mucche e rubinetti per proteggerci dal cambiamento climatico; le femministe, dopo aver riaffermato che solo le donne possono decidere del proprio corpo a meno che a decidere non siano i produttori di farmaci o gli islamici, lamentano le implicazioni patriarcali del provvedimento; costernazione dell'Ordine dei medici (“Ma senza i premi per le vaccinazioni, come facciamo ad andare a sciare questo inverno?”) e degli infermieri (“Decisione ingiusta dopo le ore passate a provare le coreografie per Jerusalema”). Intanto da una pensione economica di Bruxelles Draghi sibila: “Prima mi hanno fatto fare il mio solito sporco lavoro da sicario con il ricatto vaccinale, poi come ringraziamento mi hanno trombato come presidente della Repubblica e pure come presidente della Commissione europea. Adesso questo”. E anticipa un ricorso presso la federazione rettiliana. Giudizio negativo anche dalla Boemia, dove Kafka osserva: “E' uno schiaffo a chi si è vaccinato ma che per colpa degli irresponsabili che hanno rifiutato di vaccinarsi, ha rischiato di essere contagiato anche in forma grave con la malattia contro cui si era vaccinato per non contagiarsi o non ammalarsi in forma grave.” Sia chiaro a tutti, però: questo non è un “liberi tutti”. Stabiliranno altri se e quanto voi siete liberi. Ma soprattutto, non ci si appelli alla libertà per sottrarsi a un farmaco sperimentale che sin dalla sua introduzione si sapeva essere inefficace per impedire il contagio e la trasmissione della malattia.


Piergiorgio Molinari 

lunedì 9 dicembre 2024

Chiamiamola se vuoi, democrazia

Dopo che la sede diplomatica italiana a Damasco è stata saccheggiata, il ministro degli Esteri Tajani ci dice che "Tutto è sotto controllo". Unica trascurabile omissione, non si capisce sotto controllo di chi. D'altro canto, se la Prima Ministra Meloni sta ancora lavorando ad "accertare le responsabilità" di chi ha sparato sulle truppe italiane Unifil in Libano, dire che se ti saccheggiano l'ambasciata è tutto sotto controllo è almeno altrettanto plausibile. Ecco, alla fin fine il problema della politica contemporanea è tutto qua: le parole non valgono più l'aria calda che producono. Le parole sono solo gesti di una recita che lancia segnali destinati ai datori di lavoro di questi politici-attori. Il loro contenuto di verità è zero.


E tutti sanno che il loro contenuto di verità è perfettamente nullo. Ma al tempo stesso esiste tutta una danza mediatica di mentitori professionisti, ironicamente chiamati "giornalisti", che hanno il precipuo compito di lubrificare le menzogne più spinose in modo che vengano comunque trangugiate. Siamo perciò nel puro regno della menzogna illimitata, in cui ritrovare contraddizioni, inconseguenze, doppi standard è divenuto un passatempo sterile, perché ciò che non è menzogna lo è solo per accidente, come un orologio rotto segna l'ora giusta due volte al dì. Ciò che non viene ancora ben compreso è che una sfera pubblica dove esistono solo menzogne, manipolazioni o sporadiche verità accidentali è una sfera pubblica che non possiede nessuna autorevolezza. Ma siccome il potere legittimato deriva dall'autorevolezza, l'odierna sfera pubblica non possiede più alcun potere percepito come legittimo. Questa è in fondo la semplice storia dell'Occidente contemporaneo:


1) La menzogna, la contraddittorietà, l'inconseguenza, il doppio standard, l'omissione selettiva, la retorica distorsiva, la manipolazione senza freni regnano incontrastate sul discorso pubblico.


2) Perciò il discorso pubblico appare integralmente privo di autorevolezza e con ciò il potere che esercita è privo di legittimazione.


3) In assenza della possibilità di esercitare un potere generalmente percepito come legittimo, rimane soltanto la possibilità di esercitarlo in forme autoritarie, coattive, ricattatorie, oppressive, truffaldine, sistematicamente contrarie ai bisogni e alle volontà dei più. 


E, coerentemente con quanto sopra, lo si chiama "democrazia".


Andrea Zhok

sabato 7 dicembre 2024

Moldavia, Georgia e Romania

In Moldavia, Georgia e in Romania si sono tenute elezioni che hanno visto la vittoria dei candidati filo russi (sarebbe in realtà più corretto definirli pacifisti) e la sconfitta dei candidati filo UE e filo NATO. Risultati di tale natura erano prevedibili. L’Occidente chiede a questi popoli di entrare in guerra con la Russia. In buona sostanza chiede loro di essere disposti a suicidarsi per la causa, come già ha fatto l’Ucraina. A compiere un tale passo possono, però, essere convinte solo ampie minoranze, che , per fanatismo, ignoranza, follia o interesse (magari sperano di abbeverarsi un domani alla greppia offerta  dalle ONG di Soros) tifano per la rovina del loro paese. Le persone comuni  si ritraggono, invece, di fronte al baratro. Pur diffidando, probabilmente,  di Putin non meno di quanto diffidino di Biden, di Trump o di Ursula von der Leyen, esse si rendono perfettamente conto che la strada intrapresa dall’Ucraina è autodistruttiva. Il loro più vivo desiderio (in fondo è quello di tutti noi) è  di essere lasciate in pace e di poter avere una vita serena e moderatamente agiata, senza il timore di veder partire il figlio per la trincea o di trovarsi la casa ridotta in cenere da un missile. I risultati elettorali certificano questa disposizione di spirito e non devono quindi meravigliare. Purtroppo non deve nemmeno meravigliare la reazione dell’Occidente. Abbiamo visto come sono andate le cose. In Moldavia l’esito elettorale è stato ribaltato con l’espediente dei voti dall’estero; in Georgia il risultato non è stato riconosciuto dalle opposizioni al soldo di Soros, che da allora si sono prodotte in quotidiani assalti armati al parlamento, secondo le regole ormai ben note delle rivoluzioni colorate; in Romania, essendo il distacco tra i due candidati talmente ampio da rendere difficilmente praticabile la strada dei brogli, si è pensato bene di annullare l’intero processo elettorale a due giorni dal secondo turno. Di fronte a tali azioni bisogna ormai prendere atto che l’Occidente, con i suoi  bracci variamente armati (NATO, UE, FMI, OMS ecc.) è diventato una macchina produttrice di caos, menzogna e guerra.


Silvio dalla Torre 

venerdì 6 dicembre 2024

Iolanda Apostolico e le dimissioni

E’ con animo contrito e affranto che il segretario di Magistratura Democratica dà il triste annuncio delle dimissioni presentate dalla giudice Iolanda Apostolico. Colei che assurse agli onori della cronaca per la non convalida dei decreti di espulsione e fu l’apripista per le successive disapplicazioni alle normative governative tese a frenare l’immigrazione incontrollata.  Indimenticabili rimarranno i suoi inneggiamenti barricadieri sui social in favore delle ONG e per i porti aperti a tutti, gli improperi contro il governo e le petizioni contro Salvini. Ma ancor più indimenticabile ci rimarrà impresso il video che la ritraeva in prima fila a manifestare insieme agli scatenati centri sociali dell’estrema sinistra che, con la bava alla bocca, urlavano “assassini” e “animali” contro le forze dell’ordine. E come non citare la sua laconica ma incredibile giustificazione: «Ero presente a quella manifestazione, ponendomi tra le forze dell’ordine e i manifestanti… per evitare scontri».  Insomma, faceva ordine pubblico nell’ordine pubblico. «Queste dimissioni turbano l’intera magistratura», commenta sconsolato il segretario della corrente di sinistra della magistratura.


Secondo il suo dotto avviso è sbagliato che un magistrato sia «esposto alle critiche anche per ordinarie scelte di vita piuttosto che per la qualità dei suoi argomenti giuridici». Ritengo fin troppo banale pretendere che un giudice sia e appaia imparziale e mantenga riservate le sue “scelte di vita”. Ritengo addirittura schizofrenico che prima si protesti pubblicamente contro una norma emanata dal parlamento o dal governo e poi si sentenzi su quella norma disapplicandola. A quel punto non si è più credibili, qualunque siano gli “argomenti giuridici” addotti. Non lo si è anche se paradossalmente si avesse ragione. Chiunque dotato di buon senso, qualunque sia l'ideologia politica che segue, dovrebbe capirlo! Per il segretario è anche sbagliato «vedere la vita privata investigata ed esposta al pubblico giudizio». Ma se un magistrato la sua vita privata la sbandiera ai quattro venti e non si fa remora alcuna di rendere noto a tutti le sue radicate convinzioni politiche, capaci di condizionare le valutazioni giuridiche, è fin troppo inevitabile che susciti critiche e perplessità. O si pensa che la veste di magistrato ammanti di aura divina chi la indossa? E’ infine sbagliato, a suo dire, che la loro vita privata sia «esposta ad attacchi che generano effetti intimidatori». Si sentono quindi intimiditi. Ma, di grazia, cosa temono essendo gli unici funzionari dello Stato che non pagano mai di tasca propria per gli errori che commettono? E di errori ne commettono un’infinità, costringendo ogni anno lo Stato (e cioè noi cittadini) a sborsare risarcimenti di circa 30 milioni di euro. O sono forse intimiditi dalle conseguenze disciplinari?  Non mi pare visto che si autogiudicano, autoassolvendosi, spesso e volentieri, da ogni peccato. Io invece penso che l’unica cosa di cui ognuno di noi dovrebbe essere intimidito è la sfiducia sempre più crescente nella giustizia. Perché un popolo che non crede più nella legge è un popolo allo sbando. Per cui, con buona pace del segretario e di tutta la magistratura democratica, ritengo che le dimissioni della Apostolico siano forse il provvedimento giuridico più giusto che quel magistrato abbia mai preso in tutta la sua carriera.


Salvino Paterno’

lunedì 2 dicembre 2024

I camion della morte e i bluff covid

La notizia trapelata dalle testimonianze che si stanno succedendo in Commissione Covid secondo cui la sfilata di camion a Bergamo fosse una sceneggiata per creare terrore nella popolazione, in quanto trasportavano una sola bara a testa è del tutto ininfluente e spiego perché rapidamente. Nella scorsa primavera trapelavano le intercettazioni avvenute fra il CTS e Roberto Speranza con l'ex ministro che parlava esplicitamente di numeri di morti gonfiati per creare terrore nella popolazione (quindi in linea con l'immagine dei camion, in un Puzzle generale dove ogni pezzo doveva combaciare). È forse accaduto qualcosa? Vi è stata una eclatante catena di conseguenze? Non solo Speranza siede in parlamento (come ad esempio Soumahoro per una questione di altro genere), ma a far parte di questa strana Commissione Covid c'è Giuseppe Conte che, innocente fino a prova contraria, era il premier mentre i camion sfilavano a Bergamo, mentre avvenivano quelle conversazioni telefoniche di cui sopra. Dunque, al netto dell'ennesima dimostrazione che il complottista è colui che vede la verità prima di altri, la questione è che non vi è alcuna memoria storica è tutto può avvenire senza che la causa provochi poi un effetto. Chiunque dovrebbe sobbalzare scoprendo che quella sfilata fosse costruita con maestria (da chi lo scopriremo), eppure nulla accadrà di più che uno sbadiglio disinteressato perché tale è la premessa dell'arrendevolezza dello schiavo.


Giovy Novaro 

giovedì 28 novembre 2024

Immigrazione

Nel mentre le fiamme divampano e un intero quartiere è a ferro e fuoco, nel mentre orde di giovani nord africani bloccano il traffico, appiccano incendi e causano devastazioni di ogni genere, nel mentre bande di delinquenti, consci dell’impunità, con spavalde prove di forza affrontano uno Stato che sanno debole e sconfitto in partenza, ecco che autorità politiche e mediatiche fanno finta di stupirsi. E ostentando sconcerto, simulano il timore che anche nel nostro vergine suolo patrio possano sorgere, come per incanto, delle orrende banlieue. Ma cosa si aspettavano? Quale altro mondo poteva mai sorgere dopo decenni di destrutturazione scientemente architettata sulle fondamenta del convivere sociale? Hanno depotenziato la polizia, legandogli mani e piedi. Hanno di fatto abrogato la certezza della pena, dando così la consapevolezza a chi delinque di non avere nulla da perdere. Hanno annichilito nei cittadini qualsivoglia fiducia nella giustizia. Hanno fatto credere che gli italiani sono razzisti e che la polizia opera tramite la “profilazione razziale”. Hanno fatto divenire prassi indagare l'agente di turno, facendo così passare il messaggio di una polizia violenta e prevaricatrice. Hanno giustificato ogni delitto commesso dalle baby gang con il disagio e la mancata integrazione, omettendo che nessuna integrazione è possibile senza il rispetto delle regole. Ne hanno mitizzato look e postura, esaltandone le canzoni che trasudano violenza e crimine da ogni nota…


Ma quale altro risultato si voleva ottenere? C’è ben poco da stupirsi. Questa situazione è figlia del lassismo buonista, del giustificazionismo ipocrita, del garantismo schizofrenico e dell’acquiescenza balorda. È il prodotto di anni e anni di imbecille sottovalutazione, di litanie melliflue su utopiche accoglienze e solidarietà che di sapeva impossibili da realizzare. È il risultato di una guerra contro una criminalità sempre più diffusa e sempre più impavida che nessuno ha mai voluto dichiarare. E anche se oggi lo Stato lo volesse, non ne ha più né la forza, né la capacità. Perché ormai temo che sia stato superato il punto di non ritorno. Non è più una violenza inaccettabile quella che quotidianamente subiamo nelle nostre metropoli, ma che dobbiamo rassegnarci ad accettare. Perché è inutile continuare ad emanare nuove leggi che inaspriscano le pene, quando poi i magistrati le disapplicano. È inutile cianciare di certezza della pena e di lancio delle chiavi delle celle, quando di fronte al sovraffollamento delle carceri nessuno si sogna di costruirne di nuove. È inutile aumentare gli organici, già di per sé consistenti, delle forze di polizia, se poi gli agenti non sono in grado neanche di tutelare se stessi. È finanche inutile promettere fantomatici giri di vite e ipertrofici pugni duri per beneficiare del voto della stragrande maggioranza dei cittadini esasperati e desiderosi di sicurezza, se poi non si ha né la determinazione, né il potere di cambiare. Quel quartiere brucia e brucia per colpa di tutti questi errori. E dopo quel quartiere altre polveriere sono pronte ad incendiarsi in altri quartieri. 


E altri ancora. Errori commessi con tronfia supponenza dagli stessi personaggi che infestano politica, media e magistratura e che ancora oggi, pur avvolti dalle fiamme, continuano ottusamente a perpetrare. E' vero, come loro con protervia declamano, nel nostro triste paese c'è un grave problema sociale. Ma il vero problema sociale… sono proprio loro!


Salvino Paterno’

sabato 2 novembre 2024

Impunità

E’ difficile (almeno per i miei limiti) non scrivere qualcosa di banale per cui probabilmente sarò ripetitivo: la questione irrisolta della giustizia e della sia assenza, è l'impunità. Stupri? Non ti accade nulla o comunque poco. Stupri e sei minorenne? Non ti accade nulla. Sei un camorrista e uccidi un giovane musicista per un parcheggio? Ti accade qualcosa che il tempo tramuterà in "poco". Picchi il bagnino che aveva messo in guardia i tuoi figli che si erano gettati nel mare mosso? Non ti accade nulla. Deturpi il Colosseo? Non ti accade nulla. Prendi a calci una capretta, uccidendola? Non ti accade nulla. Ti fai il bagno nudo nelle fontane romane? Non ti accade nulla. Siete componenti di baby gang di stranieri che devastano il luna park di Bergamo durante la sua inaugurazione? Non vi accade nulla. Assaltate un Pronto Soccorso? Non vi accade nulla. Siete clandestini che si affrontano per strada a colpi di machete? Non vi accade nulla. Girarte in motorino in quattro senza casco? Non vi accade nulla. Siete ultras di squadre che si danno appuntamento in autostrada per regolare i conti? Non vi accade nulla. Chiudi cuccioli di gatti appena nati in una busta e li lasci sotto il sole per farli morire? Non ti accade nulla. Sei un tunisino che stupra una ragazza con problemi mentali? Ti arrestano e ti rilasciano, non ti accade nulla. Siete quattro marocchini che a Verona stuprano una turista e picchiano i carabinieri? Arrestati e rilasciati, non vi accade nulla. Sei un tunisino che a Ragusa minaccia un passante con il coltello? Non ti accade nulla. Siete clandestini maschi, maggiorenni che, in centinaia, invadono Trieste saccheggiando come i barbari? Non vi accade nulla. Siete mariti violenti che picchiano le mogli? Non vi accade nulla. Siete due bande si stranieri che si accoltellano davanti alla stazione di Bolzano? Arrestati e rilasciati, non vi accade nulla. Uccidi un'orsa a fucilate? Non ti accade nulla. È il regno dell'impunità, dove non accade nulla e, quando qualcosa accade, è talmente poco che non accade comunque nulla.


Giovy Novaro

martedì 22 ottobre 2024

La profilazione del razzismo delle forze dell’ordine

Sì, lo so, il rapporto di questo estraneo organo anti-razzismo e intolleranza del Consiglio d'Europa che oggi se ne esce accusando le Forze dell’Ordine italiane di razzismo, mi dovrebbe fare incazzare di brutto. Ma che vi devo dire? I loro deliri sono così paradossali che invece di suscitarmi rabbia mi generano incontenibile ilarità. Sarà forse la classica reazione di chi ride per non piangere, ma nel leggere l’apodittico enunciato di questo comitato, denominato ECRI, sono rimasto semanticamente disorientato. Affermano infatti gli Ecritini: «In Italia le forze dell'ordine fanno profilazione razziale durante le attività di controllo, sorveglianza e indagine, soprattutto nei confronti della comunità rom e delle persone di origine africana». …“profilazione”? che cacchio significa “profilazione”? Ammetto la mia ignoranza e vado a cercare su google il significato, apprendendo trattarsi di un termine commerciale usato nel marketing per elaborare i dati dei clienti in base ai gusti. Capisco, così, che questi scienziati colpevolizzano le Forze di Polizia di eseguire i controlli su strada sulla base del “profilo” dei soggetti.


Ne consegue che, secondo le loro testoline profilate e profilattiche, se la polizia, per esempio, svolge un servizio anti-borseggio nella metropolitana, non deve tenere sotto controllo le donne rom solitamente dedite a tale crimine. Eh no, sarebbe profilazione! Deve controllare le suore orsoline che stanno tornando in convento, gli operai che la mattina si sono svegliati all'alba per andare a lavorare, le mamme con il passeggino. Se esegue un’operazione contro le baby-gang, non deve controllare i documenti ai giovani di seconda generazione che si raggruppano spavaldamente schiamazzanti in piazza infastidendo i passanti. Eh no, sarebbe profilazione! Deve controllare e perquisire i ragazzi che si stanno facendo un aperitivo, o quelli che passeggiano tranquillamente per il corso. Se svolge un servizio antidroga nel parco di notte, non deve pedinare quel gruppetto di nigeriani che offrono droga ai passanti. Eh no, sarebbe profilazione! Deve pedinare quelli che portano il cane a pisciare... E io già mi immagino, quando sta minchiata prenderà piede, le proteste che verranno mosse agli agenti in servizio da parte dei soggetti infastiditi dai controlli: «Maresciallo, lei mi sta profilando! Io la denuncio!».


Prepariamoci anche alla nuova etichetta che verrà affibbiata allo sbirro, che oltre che razzista e xenofobo ora sarà anche… profilatore. Probabilmente la Cucchi sta già preparando un disegno di legge per aggiungere al reato di tortura anche quello di profilazione molesta. Il Governo ha già alzato gli scudi presentando le sue rimostranze contro quelle che ritiene delle vere e proprie ingiurie. Sono certo che anche le opposizioni non faranno mancare il sostegno alle Forze di Polizia. Forse non proprio oggi. Probabilmente domani… dopodomani… a babbo morto.


Salvino Paterno’

lunedì 21 ottobre 2024

Magistratura democratica

Eh no, come sostengono i pretoriani della magistratura, colti da lancinanti bruciori anali: l’email del giudice Patarnello va letta e analizzata nella sua interezza. E mica si può fare un taglia e cuci! Altrimenti, come dice il presidente dell’associazione nazionale magistrati, si suscitano “maliziose interpretazioni”. E poiché non vogliamo essere maliziosi, vediamola sta "interezza"... La missiva inizia con il ritratto della Meloni che, secondo il giudice: «non ha inchieste giudiziarie a suo carico e, quindi, non si muove per interessi personali ma per visioni politiche. E questo la rende molto più forte e anche molto più pericolosa». E qui c’è da porsi una domanda logica e non maliziosa: Per quale motivo secondo l'alto magistrato, un capo di governo, a suo stesso dire onesto, al di sopra di ogni sospetto e con degli ideali politici, dovrebbe essere pericoloso? Anzi, in quanto scevro da inchieste giudiziarie, “più pericoloso”? Dovrebbe essere il contrario. Pericoloso lo è un corrotto, un disonesto, un ignavo voltagabbana, un meschino egoista, egocentrico, arrivista e senza valori.  Qual è la logica tortuosa e contorsionista del ragionamento del giudice?


E’ malizioso pensare che la forza e la pericolosità paventata dal magistrato consiste proprio nella rettitudine e, conseguentemente, nell’inattaccabilità del premier? Perché, se così fosse, presupporrebbe una subdola voglia ricattatoria, realizzabile con l’apertura di una o più inchieste giudiziarie. E questo sarebbe gravissimo. Significherebbe ammettere che la magistratura fa una vera e propria opposizione politica. Ma non dobbiamo essere maliziosi, anche perché il buon Patarnello lo smentisce apertamente: «Non dobbiamo fare opposizione politica ma dobbiamo difendere la giurisdizione. Senza timidezze». Oh! Nessuna lotta politica! Mi pare chiaro! Certo, detto da un rappresentante di una corrente sinistra della magistratura che si dichiara orgogliosamente politica, fa un po’ ridere, ma meglio tardi che mai. Ora basta solo renderlo chiaro a tutti gli altri magistrati e dovremmo stare apposto.Dovremmo dirlo alla Apostolico, per esempio, che se ne va saltellando alle manifestazioni anti governative insieme ai centri sociali, urlando contro le forze dell’ordine, e poi sentenzia avverso le stesse leggi per le quali protesta. Al giudice Degni, della Corte dei Conti, che, senza remora alcuna, si definisce un “economista di sinistra” e auspica il default per il nostro Paese solo per avere la soddisfazione di vedere i membri del governo “schiumare di rabbia”.


E in ultimo alla Silvia Albano, la giudice che ha riportato i migranti dall'Albania, e che è proprio il presidente di magistratura democratica, colei che raccoglie fondi per le ONG, comprese quelle rinviate a giudizio per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, e che dichiara tranquillamente che: “il giudice le sue idee e le sue convinzioni le mette nelle interpretazioni della legge”. Che ce vò? Convinciamoli tutti che finora hanno fatto delle minchiate e torniamo alla normalità… o no? Ma al netto di paradossi, stramberie e bizzarrie varie, qual è il cuore della missiva? Perché Patarnello scrive questa email? Ecco il passaggio fondamentale: «L’esecutivo intende riscrivere l'intera giurisdizione. A questo dobbiamo assolutamente porre rimedio. Possiamo e dobbiamo farlo». Ecco qua il vero pericolo che si profila all’orizzonte! L’apocalisse in arrivo! L’Armageddon che incombe! La riforma della giustizia. 


Una riforma che potrebbe limitare lo strapotere della magistratura, rendendola più imparziale con la separazione delle carriere, più giusta con la responsabilità civile per i magistrati che sbagliano, più indipendente dalla politica con la riforma del CSM. Tutte questioni che fanno tremare le vene ai polsi delle toghe siano esse rosse, gialle o arcobaleno. Sì, i diritti umani, i paesi sicuri tutto quello che vi pare… ma il vero motivo per cui il governo è pericoloso e va fermato è questo. E qui Patarnello lancia un chiaro appello per contrastare il pericolo, per cercare strategie atte a sventarlo. E come? Facendo gli scongiuri? Cercando una fattucchiera per fare il malocchio? O, forse, utilizzando il loro potere giudiziario? Si può essere d’accordo o meno sulla riforma della giustizia, ma la divisione dei poteri è la base di un sistema democratico. Questo governo è stato legittimamente eletto per attuarla (semmai ci riuscirà) tramite il potere legislativo ed esecutivo che detiene. Chiamare a raccolta il potere giudiziario per tentare di bloccare l’azione di un governo che sta democraticamente svolgendo i suoi compiti, fa intravedere una vera e propria azione eversiva.


Fossi in Patarnello più che convocare adunate, mi concentrerei invece su una sola sua frase, tanto dirompente quanto veritiera: «La magistratura è isolata nella società». Mi fa piacere che si renda conto del terrificante calo di fiducia che i cittadini nutrono oggi nei loro confronti. Ed è un aspetto questo sul quale dovrebbero ragionare. E’ proprio qui che andrebbe “posto rimedio”. Ignorarlo è sconsiderato e deleterio per tutti. Soprattutto per coloro che sentenziano… in nome del popolo italiano


Salvino Paterno’