martedì 10 dicembre 2024

L’annullamento delle multe ai non vaccinati

In larga misura - va detto - grazie alla Lega, nel decreto “Milleproroghe” in fase di approvazione è stato inserito un emendamento che annulla le multe a coloro che avevano rifiutato di fare da cavie ai cosiddetti vaccini anti-Covid (succintamente bollati da cretini e servi come “no-vax”). Non solo: è previsto anche il rimborso per chi avesse eventualmente già pagato la multa – peccato non essere tra loro, perché credo di averla buttata direttamente nella spazzatura senza neanche aprire la busta, certo che in ogni caso il ministero della Sanità non mi avesse spedito un assegno. Irritazione e sdegno a sinistra: per il PD, sempre attento alle cose che importano davvero alla gente, si tratta di “un preoccupante segnale del ritorno del fascismo omofobo e del razzismo”, ribadendo la necessità dello ius soli per africani, arabi e pakistani; gli ecologisti chiedono che la multa sia immediatamente trasformata in una tassa e nell'obbligo di elettrificare specchi, mucche e rubinetti per proteggerci dal cambiamento climatico; le femministe, dopo aver riaffermato che solo le donne possono decidere del proprio corpo a meno che a decidere non siano i produttori di farmaci o gli islamici, lamentano le implicazioni patriarcali del provvedimento; costernazione dell'Ordine dei medici (“Ma senza i premi per le vaccinazioni, come facciamo ad andare a sciare questo inverno?”) e degli infermieri (“Decisione ingiusta dopo le ore passate a provare le coreografie per Jerusalema”). Intanto da una pensione economica di Bruxelles Draghi sibila: “Prima mi hanno fatto fare il mio solito sporco lavoro da sicario con il ricatto vaccinale, poi come ringraziamento mi hanno trombato come presidente della Repubblica e pure come presidente della Commissione europea. Adesso questo”. E anticipa un ricorso presso la federazione rettiliana. Giudizio negativo anche dalla Boemia, dove Kafka osserva: “E' uno schiaffo a chi si è vaccinato ma che per colpa degli irresponsabili che hanno rifiutato di vaccinarsi, ha rischiato di essere contagiato anche in forma grave con la malattia contro cui si era vaccinato per non contagiarsi o non ammalarsi in forma grave.” Sia chiaro a tutti, però: questo non è un “liberi tutti”. Stabiliranno altri se e quanto voi siete liberi. Ma soprattutto, non ci si appelli alla libertà per sottrarsi a un farmaco sperimentale che sin dalla sua introduzione si sapeva essere inefficace per impedire il contagio e la trasmissione della malattia.


Piergiorgio Molinari 

lunedì 9 dicembre 2024

Chiamiamola se vuoi, democrazia

Dopo che la sede diplomatica italiana a Damasco è stata saccheggiata, il ministro degli Esteri Tajani ci dice che "Tutto è sotto controllo". Unica trascurabile omissione, non si capisce sotto controllo di chi. D'altro canto, se la Prima Ministra Meloni sta ancora lavorando ad "accertare le responsabilità" di chi ha sparato sulle truppe italiane Unifil in Libano, dire che se ti saccheggiano l'ambasciata è tutto sotto controllo è almeno altrettanto plausibile. Ecco, alla fin fine il problema della politica contemporanea è tutto qua: le parole non valgono più l'aria calda che producono. Le parole sono solo gesti di una recita che lancia segnali destinati ai datori di lavoro di questi politici-attori. Il loro contenuto di verità è zero.


E tutti sanno che il loro contenuto di verità è perfettamente nullo. Ma al tempo stesso esiste tutta una danza mediatica di mentitori professionisti, ironicamente chiamati "giornalisti", che hanno il precipuo compito di lubrificare le menzogne più spinose in modo che vengano comunque trangugiate. Siamo perciò nel puro regno della menzogna illimitata, in cui ritrovare contraddizioni, inconseguenze, doppi standard è divenuto un passatempo sterile, perché ciò che non è menzogna lo è solo per accidente, come un orologio rotto segna l'ora giusta due volte al dì. Ciò che non viene ancora ben compreso è che una sfera pubblica dove esistono solo menzogne, manipolazioni o sporadiche verità accidentali è una sfera pubblica che non possiede nessuna autorevolezza. Ma siccome il potere legittimato deriva dall'autorevolezza, l'odierna sfera pubblica non possiede più alcun potere percepito come legittimo. Questa è in fondo la semplice storia dell'Occidente contemporaneo:


1) La menzogna, la contraddittorietà, l'inconseguenza, il doppio standard, l'omissione selettiva, la retorica distorsiva, la manipolazione senza freni regnano incontrastate sul discorso pubblico.


2) Perciò il discorso pubblico appare integralmente privo di autorevolezza e con ciò il potere che esercita è privo di legittimazione.


3) In assenza della possibilità di esercitare un potere generalmente percepito come legittimo, rimane soltanto la possibilità di esercitarlo in forme autoritarie, coattive, ricattatorie, oppressive, truffaldine, sistematicamente contrarie ai bisogni e alle volontà dei più. 


E, coerentemente con quanto sopra, lo si chiama "democrazia".


Andrea Zhok

sabato 7 dicembre 2024

Moldavia, Georgia e Romania

In Moldavia, Georgia e in Romania si sono tenute elezioni che hanno visto la vittoria dei candidati filo russi (sarebbe in realtà più corretto definirli pacifisti) e la sconfitta dei candidati filo UE e filo NATO. Risultati di tale natura erano prevedibili. L’Occidente chiede a questi popoli di entrare in guerra con la Russia. In buona sostanza chiede loro di essere disposti a suicidarsi per la causa, come già ha fatto l’Ucraina. A compiere un tale passo possono, però, essere convinte solo ampie minoranze, che , per fanatismo, ignoranza, follia o interesse (magari sperano di abbeverarsi un domani alla greppia offerta  dalle ONG di Soros) tifano per la rovina del loro paese. Le persone comuni  si ritraggono, invece, di fronte al baratro. Pur diffidando, probabilmente,  di Putin non meno di quanto diffidino di Biden, di Trump o di Ursula von der Leyen, esse si rendono perfettamente conto che la strada intrapresa dall’Ucraina è autodistruttiva. Il loro più vivo desiderio (in fondo è quello di tutti noi) è  di essere lasciate in pace e di poter avere una vita serena e moderatamente agiata, senza il timore di veder partire il figlio per la trincea o di trovarsi la casa ridotta in cenere da un missile. I risultati elettorali certificano questa disposizione di spirito e non devono quindi meravigliare. Purtroppo non deve nemmeno meravigliare la reazione dell’Occidente. Abbiamo visto come sono andate le cose. In Moldavia l’esito elettorale è stato ribaltato con l’espediente dei voti dall’estero; in Georgia il risultato non è stato riconosciuto dalle opposizioni al soldo di Soros, che da allora si sono prodotte in quotidiani assalti armati al parlamento, secondo le regole ormai ben note delle rivoluzioni colorate; in Romania, essendo il distacco tra i due candidati talmente ampio da rendere difficilmente praticabile la strada dei brogli, si è pensato bene di annullare l’intero processo elettorale a due giorni dal secondo turno. Di fronte a tali azioni bisogna ormai prendere atto che l’Occidente, con i suoi  bracci variamente armati (NATO, UE, FMI, OMS ecc.) è diventato una macchina produttrice di caos, menzogna e guerra.


Silvio dalla Torre 

venerdì 6 dicembre 2024

Iolanda Apostolico e le dimissioni

E’ con animo contrito e affranto che il segretario di Magistratura Democratica dà il triste annuncio delle dimissioni presentate dalla giudice Iolanda Apostolico. Colei che assurse agli onori della cronaca per la non convalida dei decreti di espulsione e fu l’apripista per le successive disapplicazioni alle normative governative tese a frenare l’immigrazione incontrollata.  Indimenticabili rimarranno i suoi inneggiamenti barricadieri sui social in favore delle ONG e per i porti aperti a tutti, gli improperi contro il governo e le petizioni contro Salvini. Ma ancor più indimenticabile ci rimarrà impresso il video che la ritraeva in prima fila a manifestare insieme agli scatenati centri sociali dell’estrema sinistra che, con la bava alla bocca, urlavano “assassini” e “animali” contro le forze dell’ordine. E come non citare la sua laconica ma incredibile giustificazione: «Ero presente a quella manifestazione, ponendomi tra le forze dell’ordine e i manifestanti… per evitare scontri».  Insomma, faceva ordine pubblico nell’ordine pubblico. «Queste dimissioni turbano l’intera magistratura», commenta sconsolato il segretario della corrente di sinistra della magistratura.


Secondo il suo dotto avviso è sbagliato che un magistrato sia «esposto alle critiche anche per ordinarie scelte di vita piuttosto che per la qualità dei suoi argomenti giuridici». Ritengo fin troppo banale pretendere che un giudice sia e appaia imparziale e mantenga riservate le sue “scelte di vita”. Ritengo addirittura schizofrenico che prima si protesti pubblicamente contro una norma emanata dal parlamento o dal governo e poi si sentenzi su quella norma disapplicandola. A quel punto non si è più credibili, qualunque siano gli “argomenti giuridici” addotti. Non lo si è anche se paradossalmente si avesse ragione. Chiunque dotato di buon senso, qualunque sia l'ideologia politica che segue, dovrebbe capirlo! Per il segretario è anche sbagliato «vedere la vita privata investigata ed esposta al pubblico giudizio». Ma se un magistrato la sua vita privata la sbandiera ai quattro venti e non si fa remora alcuna di rendere noto a tutti le sue radicate convinzioni politiche, capaci di condizionare le valutazioni giuridiche, è fin troppo inevitabile che susciti critiche e perplessità. O si pensa che la veste di magistrato ammanti di aura divina chi la indossa? E’ infine sbagliato, a suo dire, che la loro vita privata sia «esposta ad attacchi che generano effetti intimidatori». Si sentono quindi intimiditi. Ma, di grazia, cosa temono essendo gli unici funzionari dello Stato che non pagano mai di tasca propria per gli errori che commettono? E di errori ne commettono un’infinità, costringendo ogni anno lo Stato (e cioè noi cittadini) a sborsare risarcimenti di circa 30 milioni di euro. O sono forse intimiditi dalle conseguenze disciplinari?  Non mi pare visto che si autogiudicano, autoassolvendosi, spesso e volentieri, da ogni peccato. Io invece penso che l’unica cosa di cui ognuno di noi dovrebbe essere intimidito è la sfiducia sempre più crescente nella giustizia. Perché un popolo che non crede più nella legge è un popolo allo sbando. Per cui, con buona pace del segretario e di tutta la magistratura democratica, ritengo che le dimissioni della Apostolico siano forse il provvedimento giuridico più giusto che quel magistrato abbia mai preso in tutta la sua carriera.


Salvino Paterno’

lunedì 2 dicembre 2024

I camion della morte e i bluff covid

La notizia trapelata dalle testimonianze che si stanno succedendo in Commissione Covid secondo cui la sfilata di camion a Bergamo fosse una sceneggiata per creare terrore nella popolazione, in quanto trasportavano una sola bara a testa è del tutto ininfluente e spiego perché rapidamente. Nella scorsa primavera trapelavano le intercettazioni avvenute fra il CTS e Roberto Speranza con l'ex ministro che parlava esplicitamente di numeri di morti gonfiati per creare terrore nella popolazione (quindi in linea con l'immagine dei camion, in un Puzzle generale dove ogni pezzo doveva combaciare). È forse accaduto qualcosa? Vi è stata una eclatante catena di conseguenze? Non solo Speranza siede in parlamento (come ad esempio Soumahoro per una questione di altro genere), ma a far parte di questa strana Commissione Covid c'è Giuseppe Conte che, innocente fino a prova contraria, era il premier mentre i camion sfilavano a Bergamo, mentre avvenivano quelle conversazioni telefoniche di cui sopra. Dunque, al netto dell'ennesima dimostrazione che il complottista è colui che vede la verità prima di altri, la questione è che non vi è alcuna memoria storica è tutto può avvenire senza che la causa provochi poi un effetto. Chiunque dovrebbe sobbalzare scoprendo che quella sfilata fosse costruita con maestria (da chi lo scopriremo), eppure nulla accadrà di più che uno sbadiglio disinteressato perché tale è la premessa dell'arrendevolezza dello schiavo.


Giovy Novaro 

giovedì 28 novembre 2024

Immigrazione

Nel mentre le fiamme divampano e un intero quartiere è a ferro e fuoco, nel mentre orde di giovani nord africani bloccano il traffico, appiccano incendi e causano devastazioni di ogni genere, nel mentre bande di delinquenti, consci dell’impunità, con spavalde prove di forza affrontano uno Stato che sanno debole e sconfitto in partenza, ecco che autorità politiche e mediatiche fanno finta di stupirsi. E ostentando sconcerto, simulano il timore che anche nel nostro vergine suolo patrio possano sorgere, come per incanto, delle orrende banlieue. Ma cosa si aspettavano? Quale altro mondo poteva mai sorgere dopo decenni di destrutturazione scientemente architettata sulle fondamenta del convivere sociale? Hanno depotenziato la polizia, legandogli mani e piedi. Hanno di fatto abrogato la certezza della pena, dando così la consapevolezza a chi delinque di non avere nulla da perdere. Hanno annichilito nei cittadini qualsivoglia fiducia nella giustizia. Hanno fatto credere che gli italiani sono razzisti e che la polizia opera tramite la “profilazione razziale”. Hanno fatto divenire prassi indagare l'agente di turno, facendo così passare il messaggio di una polizia violenta e prevaricatrice. Hanno giustificato ogni delitto commesso dalle baby gang con il disagio e la mancata integrazione, omettendo che nessuna integrazione è possibile senza il rispetto delle regole. Ne hanno mitizzato look e postura, esaltandone le canzoni che trasudano violenza e crimine da ogni nota…


Ma quale altro risultato si voleva ottenere? C’è ben poco da stupirsi. Questa situazione è figlia del lassismo buonista, del giustificazionismo ipocrita, del garantismo schizofrenico e dell’acquiescenza balorda. È il prodotto di anni e anni di imbecille sottovalutazione, di litanie melliflue su utopiche accoglienze e solidarietà che di sapeva impossibili da realizzare. È il risultato di una guerra contro una criminalità sempre più diffusa e sempre più impavida che nessuno ha mai voluto dichiarare. E anche se oggi lo Stato lo volesse, non ne ha più né la forza, né la capacità. Perché ormai temo che sia stato superato il punto di non ritorno. Non è più una violenza inaccettabile quella che quotidianamente subiamo nelle nostre metropoli, ma che dobbiamo rassegnarci ad accettare. Perché è inutile continuare ad emanare nuove leggi che inaspriscano le pene, quando poi i magistrati le disapplicano. È inutile cianciare di certezza della pena e di lancio delle chiavi delle celle, quando di fronte al sovraffollamento delle carceri nessuno si sogna di costruirne di nuove. È inutile aumentare gli organici, già di per sé consistenti, delle forze di polizia, se poi gli agenti non sono in grado neanche di tutelare se stessi. È finanche inutile promettere fantomatici giri di vite e ipertrofici pugni duri per beneficiare del voto della stragrande maggioranza dei cittadini esasperati e desiderosi di sicurezza, se poi non si ha né la determinazione, né il potere di cambiare. Quel quartiere brucia e brucia per colpa di tutti questi errori. E dopo quel quartiere altre polveriere sono pronte ad incendiarsi in altri quartieri. 


E altri ancora. Errori commessi con tronfia supponenza dagli stessi personaggi che infestano politica, media e magistratura e che ancora oggi, pur avvolti dalle fiamme, continuano ottusamente a perpetrare. E' vero, come loro con protervia declamano, nel nostro triste paese c'è un grave problema sociale. Ma il vero problema sociale… sono proprio loro!


Salvino Paterno’

sabato 2 novembre 2024

Impunità

E’ difficile (almeno per i miei limiti) non scrivere qualcosa di banale per cui probabilmente sarò ripetitivo: la questione irrisolta della giustizia e della sia assenza, è l'impunità. Stupri? Non ti accade nulla o comunque poco. Stupri e sei minorenne? Non ti accade nulla. Sei un camorrista e uccidi un giovane musicista per un parcheggio? Ti accade qualcosa che il tempo tramuterà in "poco". Picchi il bagnino che aveva messo in guardia i tuoi figli che si erano gettati nel mare mosso? Non ti accade nulla. Deturpi il Colosseo? Non ti accade nulla. Prendi a calci una capretta, uccidendola? Non ti accade nulla. Ti fai il bagno nudo nelle fontane romane? Non ti accade nulla. Siete componenti di baby gang di stranieri che devastano il luna park di Bergamo durante la sua inaugurazione? Non vi accade nulla. Assaltate un Pronto Soccorso? Non vi accade nulla. Siete clandestini che si affrontano per strada a colpi di machete? Non vi accade nulla. Girarte in motorino in quattro senza casco? Non vi accade nulla. Siete ultras di squadre che si danno appuntamento in autostrada per regolare i conti? Non vi accade nulla. Chiudi cuccioli di gatti appena nati in una busta e li lasci sotto il sole per farli morire? Non ti accade nulla. Sei un tunisino che stupra una ragazza con problemi mentali? Ti arrestano e ti rilasciano, non ti accade nulla. Siete quattro marocchini che a Verona stuprano una turista e picchiano i carabinieri? Arrestati e rilasciati, non vi accade nulla. Sei un tunisino che a Ragusa minaccia un passante con il coltello? Non ti accade nulla. Siete clandestini maschi, maggiorenni che, in centinaia, invadono Trieste saccheggiando come i barbari? Non vi accade nulla. Siete mariti violenti che picchiano le mogli? Non vi accade nulla. Siete due bande si stranieri che si accoltellano davanti alla stazione di Bolzano? Arrestati e rilasciati, non vi accade nulla. Uccidi un'orsa a fucilate? Non ti accade nulla. È il regno dell'impunità, dove non accade nulla e, quando qualcosa accade, è talmente poco che non accade comunque nulla.


Giovy Novaro

martedì 22 ottobre 2024

La profilazione del razzismo delle forze dell’ordine

Sì, lo so, il rapporto di questo estraneo organo anti-razzismo e intolleranza del Consiglio d'Europa che oggi se ne esce accusando le Forze dell’Ordine italiane di razzismo, mi dovrebbe fare incazzare di brutto. Ma che vi devo dire? I loro deliri sono così paradossali che invece di suscitarmi rabbia mi generano incontenibile ilarità. Sarà forse la classica reazione di chi ride per non piangere, ma nel leggere l’apodittico enunciato di questo comitato, denominato ECRI, sono rimasto semanticamente disorientato. Affermano infatti gli Ecritini: «In Italia le forze dell'ordine fanno profilazione razziale durante le attività di controllo, sorveglianza e indagine, soprattutto nei confronti della comunità rom e delle persone di origine africana». …“profilazione”? che cacchio significa “profilazione”? Ammetto la mia ignoranza e vado a cercare su google il significato, apprendendo trattarsi di un termine commerciale usato nel marketing per elaborare i dati dei clienti in base ai gusti. Capisco, così, che questi scienziati colpevolizzano le Forze di Polizia di eseguire i controlli su strada sulla base del “profilo” dei soggetti.


Ne consegue che, secondo le loro testoline profilate e profilattiche, se la polizia, per esempio, svolge un servizio anti-borseggio nella metropolitana, non deve tenere sotto controllo le donne rom solitamente dedite a tale crimine. Eh no, sarebbe profilazione! Deve controllare le suore orsoline che stanno tornando in convento, gli operai che la mattina si sono svegliati all'alba per andare a lavorare, le mamme con il passeggino. Se esegue un’operazione contro le baby-gang, non deve controllare i documenti ai giovani di seconda generazione che si raggruppano spavaldamente schiamazzanti in piazza infastidendo i passanti. Eh no, sarebbe profilazione! Deve controllare e perquisire i ragazzi che si stanno facendo un aperitivo, o quelli che passeggiano tranquillamente per il corso. Se svolge un servizio antidroga nel parco di notte, non deve pedinare quel gruppetto di nigeriani che offrono droga ai passanti. Eh no, sarebbe profilazione! Deve pedinare quelli che portano il cane a pisciare... E io già mi immagino, quando sta minchiata prenderà piede, le proteste che verranno mosse agli agenti in servizio da parte dei soggetti infastiditi dai controlli: «Maresciallo, lei mi sta profilando! Io la denuncio!».


Prepariamoci anche alla nuova etichetta che verrà affibbiata allo sbirro, che oltre che razzista e xenofobo ora sarà anche… profilatore. Probabilmente la Cucchi sta già preparando un disegno di legge per aggiungere al reato di tortura anche quello di profilazione molesta. Il Governo ha già alzato gli scudi presentando le sue rimostranze contro quelle che ritiene delle vere e proprie ingiurie. Sono certo che anche le opposizioni non faranno mancare il sostegno alle Forze di Polizia. Forse non proprio oggi. Probabilmente domani… dopodomani… a babbo morto.


Salvino Paterno’

lunedì 21 ottobre 2024

Magistratura democratica

Eh no, come sostengono i pretoriani della magistratura, colti da lancinanti bruciori anali: l’email del giudice Patarnello va letta e analizzata nella sua interezza. E mica si può fare un taglia e cuci! Altrimenti, come dice il presidente dell’associazione nazionale magistrati, si suscitano “maliziose interpretazioni”. E poiché non vogliamo essere maliziosi, vediamola sta "interezza"... La missiva inizia con il ritratto della Meloni che, secondo il giudice: «non ha inchieste giudiziarie a suo carico e, quindi, non si muove per interessi personali ma per visioni politiche. E questo la rende molto più forte e anche molto più pericolosa». E qui c’è da porsi una domanda logica e non maliziosa: Per quale motivo secondo l'alto magistrato, un capo di governo, a suo stesso dire onesto, al di sopra di ogni sospetto e con degli ideali politici, dovrebbe essere pericoloso? Anzi, in quanto scevro da inchieste giudiziarie, “più pericoloso”? Dovrebbe essere il contrario. Pericoloso lo è un corrotto, un disonesto, un ignavo voltagabbana, un meschino egoista, egocentrico, arrivista e senza valori.  Qual è la logica tortuosa e contorsionista del ragionamento del giudice?


E’ malizioso pensare che la forza e la pericolosità paventata dal magistrato consiste proprio nella rettitudine e, conseguentemente, nell’inattaccabilità del premier? Perché, se così fosse, presupporrebbe una subdola voglia ricattatoria, realizzabile con l’apertura di una o più inchieste giudiziarie. E questo sarebbe gravissimo. Significherebbe ammettere che la magistratura fa una vera e propria opposizione politica. Ma non dobbiamo essere maliziosi, anche perché il buon Patarnello lo smentisce apertamente: «Non dobbiamo fare opposizione politica ma dobbiamo difendere la giurisdizione. Senza timidezze». Oh! Nessuna lotta politica! Mi pare chiaro! Certo, detto da un rappresentante di una corrente sinistra della magistratura che si dichiara orgogliosamente politica, fa un po’ ridere, ma meglio tardi che mai. Ora basta solo renderlo chiaro a tutti gli altri magistrati e dovremmo stare apposto.Dovremmo dirlo alla Apostolico, per esempio, che se ne va saltellando alle manifestazioni anti governative insieme ai centri sociali, urlando contro le forze dell’ordine, e poi sentenzia avverso le stesse leggi per le quali protesta. Al giudice Degni, della Corte dei Conti, che, senza remora alcuna, si definisce un “economista di sinistra” e auspica il default per il nostro Paese solo per avere la soddisfazione di vedere i membri del governo “schiumare di rabbia”.


E in ultimo alla Silvia Albano, la giudice che ha riportato i migranti dall'Albania, e che è proprio il presidente di magistratura democratica, colei che raccoglie fondi per le ONG, comprese quelle rinviate a giudizio per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, e che dichiara tranquillamente che: “il giudice le sue idee e le sue convinzioni le mette nelle interpretazioni della legge”. Che ce vò? Convinciamoli tutti che finora hanno fatto delle minchiate e torniamo alla normalità… o no? Ma al netto di paradossi, stramberie e bizzarrie varie, qual è il cuore della missiva? Perché Patarnello scrive questa email? Ecco il passaggio fondamentale: «L’esecutivo intende riscrivere l'intera giurisdizione. A questo dobbiamo assolutamente porre rimedio. Possiamo e dobbiamo farlo». Ecco qua il vero pericolo che si profila all’orizzonte! L’apocalisse in arrivo! L’Armageddon che incombe! La riforma della giustizia. 


Una riforma che potrebbe limitare lo strapotere della magistratura, rendendola più imparziale con la separazione delle carriere, più giusta con la responsabilità civile per i magistrati che sbagliano, più indipendente dalla politica con la riforma del CSM. Tutte questioni che fanno tremare le vene ai polsi delle toghe siano esse rosse, gialle o arcobaleno. Sì, i diritti umani, i paesi sicuri tutto quello che vi pare… ma il vero motivo per cui il governo è pericoloso e va fermato è questo. E qui Patarnello lancia un chiaro appello per contrastare il pericolo, per cercare strategie atte a sventarlo. E come? Facendo gli scongiuri? Cercando una fattucchiera per fare il malocchio? O, forse, utilizzando il loro potere giudiziario? Si può essere d’accordo o meno sulla riforma della giustizia, ma la divisione dei poteri è la base di un sistema democratico. Questo governo è stato legittimamente eletto per attuarla (semmai ci riuscirà) tramite il potere legislativo ed esecutivo che detiene. Chiamare a raccolta il potere giudiziario per tentare di bloccare l’azione di un governo che sta democraticamente svolgendo i suoi compiti, fa intravedere una vera e propria azione eversiva.


Fossi in Patarnello più che convocare adunate, mi concentrerei invece su una sola sua frase, tanto dirompente quanto veritiera: «La magistratura è isolata nella società». Mi fa piacere che si renda conto del terrificante calo di fiducia che i cittadini nutrono oggi nei loro confronti. Ed è un aspetto questo sul quale dovrebbero ragionare. E’ proprio qui che andrebbe “posto rimedio”. Ignorarlo è sconsiderato e deleterio per tutti. Soprattutto per coloro che sentenziano… in nome del popolo italiano


Salvino Paterno’ 

domenica 20 ottobre 2024

L’Albania, immigrazione e respingimenti. I crimini della UE

Vorrei avvisare tutti quegli imbecilli, ebbri di citrulla felicità, convinti che oggi l'eroica magistratura italiana ha condannato il "modello Albania", che non hanno capito una ceppa! In quella sentenza non c'entra niente la deportazione, i lager, Guantanámo, i soldi sprecati e tutto il cucuzzaro di stronzate blaterate in questi giorni. La situazione è ben peggiore e se in quei cervellini oggi festeggianti ci fosse un minimo di raziocinio dovrebbero anche loro preoccuparsi. L’Albania non c’entra nulla. Forse non vi è chiaro che la sezione immigrazione del tribunale di Roma, che non ha convalidato il trattenimento dei migranti all’interno del centro di permanenza per il rimpatrio in Albania, avrebbe fatto la stessa cosa anche se quei migranti fossero stati trattenuti in qualsiasi centro di permanenza in Italia.


E’ ovvio che la prima reazione è quella di scagliarsi tanto furiosamente, quanto inutilmente contro lo strapotere eversivo della nostra magistratura palesemente politicizzata. Ma ritengo che stavolta le toghe purpuree abbiano avuto gioco facile e la strada spianata dalla corte di giustizia europea. Il provvedimento giudiziario, infatti, non colpisce il trasferimento e la permanenza dei migranti in Albania, bensì il respingimento della loro richiesta d’asilo e la conseguente espulsione nei loro paesi d’origine. Paesi che, a dire dei magistrati italici, “non sono paesi sicuri”, malgrado compaiano come “sicuri” in una lista stilata dal Governo.


Detta così, parrebbe un’invasione di campo del potere giudiziario sul potere esecutivo e legislativo. Una delle tante irruzioni destabilizzanti alle quali la magistratura ci ha tristemente abituato.  Se il Governo ha legiferato che quei paesi sono sicuri, ci chiediamo ingenuamente, con che diritto i magistrati non applicano le disposizioni? Ma purtroppo non è così. Non lo è del tutto. La lista dei paesi “sicuri”, formulata con decreto interministeriale, in cui compare anche l’Egitto e il Bangladesh (ove i migranti in questione erano stati espulsi), era stata regolarmente compilata prima del fatidico 4 ottobre scorso. In quella maledetta data, però, ha fatto irruzione la pronuncia della corte di giustizia europea che all’improvviso ha cambiato le carte in tavola.  Se prima si consideravano “sicuri” quei paesi che erano tali, anche se avevano alcune porzioni di territorio che registravano condizioni inumane e degradanti (nelle cui aree ovviamente i migranti non potevano essere rimpatriati), ora, secondo la corte europea, i criteri per designare un paese di origine sicuro devono essere tali in tutto il suo territorio. Per cui, anche se un paese ha un piccolo settore di territorio non sicuro, è insicuro in tutta la sua essenza. E come tale l’immigrato non vi può essere rimpatriato.


Ne consegue che la lista del Governo non ha più validità. Figurarsi l’incontenibile gioia per i giudici “democratici” a cui non è parso vero avere un solidissimo appiglio giuridico per disporre l’immediata liberazione. Ma quel che è peggio sono le disastrose conseguenze future di tale pronuncia europea. Dato che tutti i migranti che approdano nelle nostre coste provengono da paesi oggi dichiarati non più sicuri, nessuno di loro potrà essere più trattenuto e tantomeno rimpatriato. Nessuna politica di difesa dei confini sarà possibile. Nessun respingimento ipotizzabile. Superflui gli accertamenti sui requisiti per i diritti d’asilo.Inimmaginabili i flussi regolamentati. Inutili gli accordi bilaterali con i paesi di origine o qualsivoglia soluzione creativa. Tutti dovranno essere accolti indiscriminatamente. Il sogno apocalittico della sostituzione etnica che finalmente si realizza. Nell’avvenire caotico che ci si prospetta, possiamo nutrire una sola speranza: quella di essere alla fine esclusi tra i porti di accoglienza in quanto dalla catastrofe che ne deriverà saremo catalogati anche noi tra i paesi… non sicuri. 


Salvino Paterno’

La questione Albania

Riassumo il discorso "Albania" che nulla ha a che fare con l'Albania. Se l'UE stabilisce che nessun Paese africano sia sicuro (di fatto l'Egitto è uno di quelli con la situazione politica più stabile oltre ad essere meta turistica fra le principali al Mondo) e che oltre metà dei paesi del Medioriente e dell'Asia non siano sicuri (come se io mettessi bocca sulla disposizione dei mobili di casa vostra), sostanzialmente sta dicendo che centinaia di milioni di persone sono legittimate a venire e restare in Italia che, in tutta risposta, non potrà attuare i respingimenti. Questa situazione va bene alla magistratura da sempre in linea con le politiche progressiste di "sinistra", va bene all'opposizione che dell'immigrazione ha fatto un pilastro ideologico ed economico (vedasi il caso Soumahoro), va bene a gran parte della stampa servile e, soprattutto (lo sottolineo), va bene a milioni di italiani che sono in minoranza ma pur sempre milioni. Tutti questi soggetti, tolta la quota degli analfabeti (una buona fetta), sono nemici del Paese perché permettere l'invasione quotidiana del terzo mondo, senza regole, senza una selezione (e qui ricordo la presenza di tanta brava gente che accoglieremmo volentieri e senza fiatare, se ci limitassimo a trattenere queste persone) è, in buona sostanza, un favoreggiamento alla criminalità. Dunque il problema è la magistratura? Certamente, ma non solo. I problemi sono diversi: ad esempio c'è la mancanza di coraggio di Giorgia Meloni che, nel suo certamente complicato ruolo di mediazione, dovrebbe imporre un sovranismo che mai le è appartenuto ad una Europa che si è da tempo disintegrata ma che continua a dettare legge, come un vecchio Re aggrappato al suo trono mentre il regno brucia. Questo è.


Giovy Novaro

giovedì 17 ottobre 2024

Il dizionario gender dell’Oms

[Premessa necessaria] L’organizzazione mondiale della sanità e un’agenzia dell’Onu, gli stati membri contribuiscono al suo finanziamento per il 20%, il resto è frutto di “contributi volontari” destinati a programmi specifici decisi dal donatore, i quali decidono anche come e in quali paesi devono essere attuati. Stando così le cose questo organismo è, nei fatti, una struttura privata. Basti sapere che la fondazione “filantropica” di Bill Gates è il maggior contribuente. L’Oms non è quindi, come molti invece sono portati a credere, un organismo al di sopra delle parti, esso agisce secondo logiche privatistiche, le stesse che sono riuscite a imporre la salvifica soluzione di siero sperimentale dopo aver impedito sia ricerca che terapie di cura. Nel 2011 l’Oms pubblicava il primo manuale di “Integrazione di genere per i manager sanitari”, una guida “user friendly” (facile da usare) per «aumentare la consapevolezza e a sviluppare competenze di genere sull’analisi di genere e sulla pianificazione gender responsive nelle attività del settore sanitario». Si noti l’uso del solito disturbante linguaggio, tipico degli ambienti globalisti (che ahimè! imperversa nella scuola). Bisogna sapere che il gruppo incaricato dall’Oms per scrivere le linee guida per i transgender è composto da 21 membri, buona parte dei quali attivisti transgender. Difficile quindi pensare che vi sia una certa “obiettività” sul tema. Molti di questi sono membri e dirigenti della “WPATH” (l’organizzazione che promuove approcci medici affermativi – si è quel che si crede di essere – di genere), tra i quali è ampiamente diffusa l’idea che l’identità transgender abbia addirittura una base biologica immutabile e che gli interventi di “affermazione di genere” (bloccanti ormonali, amputazione del seno, taglio dei genitali…) siano sempre sicuri ed efficaci. 


Provate a domandarlo ai cosiddetti detransizionisti (quelli che disperatamente provano a tornare indietro), molti dei quali hanno assunto l’impegno morale e civile di raccontare il calvario che hanno subìto quando troppo giovani si sono lasciati condizionare dalla macchina propagandistica della “transizione di genere”. Provate a domandarlo alla ventiduenne americana Luka Hein, che a soli 13 anni subì il fascino della narrazione transgender e grazie alla forte pressione di medici e psicologi compiacenti a soli 16 anni fu sottoposta al taglio dei seni (mastectomia) e poi a un’intensa terapia ormonale a base di testosterone tanto che oggi, a 22 anni, teme di non poter più avere figli. Oggi Luka va in giro per il mondo (in questo periodo è in Italia, fino al 27 ottobre) non solo per parlare del suo profondo dolore e della sua esperienza ma principalmente per dire che «nessuno nasce nel corpo sbagliato». Nel manuale di “Integrazione di genere per i manager sanitari” c’è scritto che si ritengono dannosissime e discriminatorie le “terapie di conversione”, quelle cioè mirate a recuperare un equilibrio interiore che allontani dai percorsi di transizione di genere. Dannosissime e discriminatorie sicuramente per quel mondo che lucra da questo schifoso commercio giocato sui minori. 


Poteva mancare in questo manuale l’attacco alla “eteronormativita’”, ossia alla «presunzione che ognuno sia o debba essere eterosessuale, che l’eterosessualità sia la norma e che la società debba essere organizzata attorno ai bisogni delle persone eterosessuali»? L’Oms vuole ottenere finanziamenti pubblici tesi a sostenere percorsi di “affermazione di genere” al fine di assecondare il “desiderio dei pazienti” che dichiarano di appartenere al sesso opposto, affermazione di genere che comporta il ricorso a bloccanti della crescita sessuale e spesso a interventi chirurgici di modificazione del corpo (mastectomia, taglio dei genitali, costruzione di organi sessuali). Gli Usa hanno il pacchetto finanziario di maggioranza dell’Oms, per il tramite sia dello Stato che dei grandi interessi privati, non deve quindi meravigliare che il centro propulsore di simili pratiche criminali sia concentrato lì, ed è da lì che si irradia ovunque trovi terreno fertile ad accettare l’idea che l’essere umano possa (e debba) essere costruito in laboratorio. Non è un caso, si sappia che l’eugenetica è nata negli Usa nell’‘800. Gli ambienti “progressisti” sono i migliori diffusori di queste logiche (e pratiche) anti-umane, si riconoscono subito per il linguaggio usato, infarcito di richiami alla non discriminazione e all’inclusione. Ambienti nei quali sembra del tutto naturale parlare di “affermazione di genere” e di “assegnazione di genere”, come se fossimo noi a stabilire se si nasce femmine o maschi.


17 ottobre 2024 


Antonio Catalano

giovedì 10 ottobre 2024

Il favoloso mondo di chi non vive per strada…




Quanto deve essere bello il mondo visto con gli occhi del Comandante Generale dei Carabinieri... Lontano dal tanfo di strade rabbiose, ormai prossimo al congedo e sicuramente pronto ad assumere nuovi e prestigiosi incarichi, il bonario generale si concede ad un'intervista a tutto campo per il Corriere della Sera.Inutile sperare in un moto di passione, un guizzo carismatico, un flato di coraggio per evidenziare, seppur sommessamente, le gravi difficoltà operative affrontate ogni giorno dai suoi uomini, costretti a subire aggressioni e vilipendi ad opera di un crimine sempre più sfrontato e impunito. No, il mondo visto con gli occhi del Comandante è edulcorato, sereno, quasi fiabesco. E infatti, a suo dire, dovremmo essere ottimisti, poiché «abbiamo un quadro normativo avanzato e una grande sensibilità della magistratura». Non so a quale magistratura si riferisca, visto che la nostra, sondaggi alla mano, ha una credibilità che rasenta lo zero assoluto. Ma, soprattutto, non capisco a quale “sensibilità” faccia cenno, dato che non si contano le assoluzioni, con motivazioni assurdamente acrobatiche, di soggetti imputati di aver aggredito, sputato in faccia e vilipeso i suoi Carabinieri. Arriva addirittura ad affermare che: «da noi non esistono banlieue dove le forze di polizia non possono entrare». 


Non so se sia più grave che non sappia o che faccia finta di non sapere che in realtà in alcuni campi rom le forze di polizia non possono entrare affatto, limitando la loro presenza ad alcuni presidi statici con una volante all’ingresso. Più di una volta la cronaca ha sbeffeggiato le pattuglie di agenti che, in seguito al furto di auto il cui rilevatore satellitare ne segnalava la presenza all’interno di campi rom, non procedevano all’intervento. E quando sono stati costretti ad intervenire l’hanno con le mani alzate prendendo sberle e ingiurie senza reagire. Ma di tutte queste miserie poliziesche nel mondo ovattato del Comandante Generale non c’è traccia. Ed Egli vanta progressi e avamposti conquistati: «a Palermo, allo Zen, siamo riusciti a far accettare la stazione dei Carabinieri. I nostri lì fanno attività sociale». Attività sociale? Cioè? Fanno la spesa alle vecchiette? Portano a spasso il cane a chi è indisposto? Tirano giù i gattini dagli alberi? Che cacchio significa “attività sociale”? Perdonatemi, sto fuori dal giro da un po’ di anni, io ero rimasto ai Carabinieri che facevano attività di Polizia Giudiziaria e di Sicurezza… sta cosa mi scompensa. Ma anche nel mondo fatato del Comandante c’è la questione spinosa delle periferie, anche se Egli sa come affrontarla: «Nelle periferie non basta la risposta securitaria. Servono scuole e decoro urbano». Embè, certo. Peccato che la “risposta securitaria” non basta perché praticamente non c’è.


Gli agenti, demoralizzati dal continuo vanificarsi dei loro sforzi da parte della magistratura (sensibile, per carità), e sapendo che ad ogni loro intervento c’è il rischio di finire sotto processo, sotto procedimento disciplinare e sotto gogna mediatica, fanno quel possono. E quel che possono è niente rispetto ad una delinquenza multietnica dilagante e dominante. Paradossalmente oggi non è più il Maresciallo che offre sicurezza, bensì…Cicalone! E senza un minino di sicurezza il decoro urbano non serve assolutamente a nulla. Ma la ciliegina sulla torta è nel finale dell’intervista, e riguarda la legge sulla cittadinanza. E qui è presto detto: «Gli stranieri nati qui? Italiani! Ci vuole la legge sulla cittadinanza. Quella attuale non è più aderente al cambiamento che c’è stato».  Non ho capito se preferisca lo ius soli o lo ius scholae e, sinceramente, poco mi importa. Noto, però che non ha problemi ad esprimere tranquillamente un’opinione che, in questo momento, più politica non è possibile immaginare, tra l’altro in palese contrasto con l’attuale governo. E lo fa nel mentre ai Carabinieri in servizio, circolari su circolari vietino di esprimersi pubblicamente su tematiche online che qualifichino l’orientamento ideologico. Com’era quella del marchese del Grillo?... Ma politica a parte, confesso di invidiare il Comandante Generale. No, non invidio la posizione economica o di potere, ma il suo modo di vedere, o meglio…di non vedere. Invidio il suo mondo. Vorrei vivere nell’Italia della sua visione. Un paese sicuro, con forze di polizia così efficienti che oltre alla sicurezza offrono anche servizi sociali, con una magistratura equa e finanche sensibile, con periferie sicure e addobbate a festa, con stranieri integratissimi che anelano al tricolore, con campi rom che all’arrivo dei Carabinieri gli fanno festa (e non la festa)… Che bello un mondo del genere. Ma i sogni muoiono all’alba… e a Novembre gli scade pure il mandato.


Salvino Paternò 

sabato 14 settembre 2024

Russia, Occidente e Ucraina

L'Ucraina non si è mai ripresa dalla crisi determinata dal crollo dell'Unione sovietica. Già prima del colpo di stato di piazza Maidan la popolazione era diminuita di un quarto rispetto al 1989, la natalità era la più bassa d'Europa, le industrie   erano state smantellate, la situazione finanziaria era precaria. È evidente che, in una guerra con una grande potenza come la Russia, il paese non avrebbe potuto resistere per più di due settimane con le sue  sole forze. La guerra in corso, però, non vede contrapposte la Russia e l'Ucraina, ma la Russia e l'Occidente. È l'Occidente, infatti, che fornisce le armi, le informazioni e la logistica senza le quali il conflitto sarebbe da tempo finito e probabilmente non sarebbe mai cominciato. È l'Europa, anche se i suoi cittadini ne sono scarsamente consapevoli, che tiene in piedi l'apparato statale ucraino pagando ogni fine del mese  lo stipendio ai dipendenti pubblici. Quanto agli ucraini, essi devono  solo dare un'illimitata disponibilità a farsi ammazzare. Nella divisione  internazionale del lavoro  le oligarchie mondialiste hanno assegnato, con spietato cinismo,  alle donne ucraine il ruolo di fattrici nelle gravidanze surrogate, di badanti e di prostitute; agli uomini quello di carne da cannone. Tutto questo i russi lo sanno bene. Essi sono perfettamente consapevoli che i loro veri nemici sono gli americani , gli inglesi e i loro vassalli europei. Fino ad ora, però, hanno fatto a finta di niente. C'era, probabilmente, la pressione di quella parte della classe dirigente russa che non vuole tagliare i ponti con l'Occidente e c'era, soprattutto, la consapevolezza che uno scontro diretto tra potenze nucleari avrebbe potuto avere esiti imprevedibili e molto spiacevoli. 


Oggi, però , Stati Uniti e Gran Bretagna minacciano di colpire il territorio russo con missili balistici (il fatto che ciò non avvenga direttamente, ma consegnandoli agli ucraini,  è un puro "escamotage"). Putin ha già avvisato che considererà un evento del genere alla stregua di una dichiarazione di guerra. C'è da dargli credito? Io credo di sì. Un paese costantemente minacciato nelle sue infrastrutture, nel suo sistema produttivo, nei suoi centri di comando è un paese a perpetuo rischio di destabilizzazione. La Russia questo non lo può accettare ed è per evitare un'evenienza del genere che è iniziata l'operazione militare speciale. In caso di attacco in profondità c'è quindi da aspettarsi una qualche risposta. Dapprima sarà probabilmente indiretta (navi inglesi? basi militari americane? piattaforme svedesi?) e  esornativa. Se poi la cosa andasse avanti, sarebbe arrivato il momento di fare gli scongiuri e , per chi è credente, di pregare Dio. Di fatto, la situazione non è mai stata tanto pericolosa. I popoli, storditi dalla propaganda, non ne sembrano consapevoli, ma le cose stanno così.


Silvio dalla Torre

martedì 10 settembre 2024

Il piano Marshall di Draghi

Le gazzette ci informano che il grande statista Mario Draghi propone la sua ricetta per rilanciare l'Europa. Si tratta di un nuovo "piano Marshall" basato sull'aumento degli investimenti per la difesa. Il nome, in realtà, appare improprio. Sarebbe più corretto definirlo un nuovo "piano Hitler". Negli anni Trenta fu  infatti il dittatore tedesco a risolvere i problemi economici della Germania promuovendo una politica di riarmo intensivo. Sappiamo come allora andarono a finire le cose. I milioni di posti di lavoro creati nel giro di pochi mesi si trasformarono in milioni di morti durante la seconda guerra mondiale: venti milioni di russi, sette milioni di tedeschi, sei milioni di ebrei, due milioni di polacchi e avanti di questo passo fino ai trecento mila italiani. È molto dubbio che il piano Draghi/Hitler possa, nelle condizioni attuali, creare un solo posto di lavoro in più. È invece molto probabile che precipiti l'Europa in una catastrofe bellica simile a quelle conosciute nel secolo scorso.


Silvio dalla Torre