Paolo Becchi e Giuseppe Palma
venerdì 12 giugno 2020
Le zone rosse covid
Inchiesta zone rosse: da persone informate sui fatti a imputati
Paolo Becchi e Giuseppe Palma
Oggi la Procura di Bergamo ha ascoltato, in trasferta a Roma, il Presidente del Consiglio Conte. Nelle ore successive anche il Ministro dell’Interno Lamorgese e il Ministro della Salute Speranza, oltre a Walter Ricciardi, quello che ancora adesso non si è capito se è membro o meno dell’Oms. Tutti come persone informate sui fatti. L’indagine della Procura bergamasca ha ad oggetto la mancata chiusura come zona rossa dei comuni di Nembro e Alzano Lombardo. Competenza del governo o della regione? Il PM procedente, Maria Cristina Rota, in una recente intervista aveva dichiarato che la competenza sarebbe del governo, ed ha ragione: l’art. 13 della Legge n. 883/1978, nell’elencazione delle competenze attribuite ai comuni, non prevede la possibilità per gli enti locali di adottare in queste situazioni di emergenza le chiusure dei propri territori. Oggi ha invece smentito. Detto questo, presso la Procura di Bergamo pendono alcuni esposti presentati dai parenti delle vittime per capire di cosa siano morti per davvero i propri congiunti. L’indagine è stata aperta per il reato di epidemia colposa, quindi ad ampio raggio investigativo. Ci sarà poco da scoprire a dire il vero, visto che gran parte delle vittime sono state cremate, precludendo l’esame autoptico. Ma questo non impedisce alla Procura di ampliare l’indagine in corso al fine di verificare la sussistenza di eventuali responsabilità penali in capo a più soggetti. E siamo convinti che i tre membri del governo che verranno ascoltati – quantomeno Conte e Speranza – di responsabilità penali ne abbiano.
I fatti sono fatti e difficilmente potranno essere contestati. Vediamo i più rilevanti.
Primo. Il virus è arrivato in Italia a febbraio o circolava già dall’autunno dell’anno scorso? I giornali locali della Lombardia ne discutono addirittura da ottobre: “La Provincia di Como”, già il 2 ottobre, parlava di “polmoniti e guai respiratori”, così come poco prima di Natale il quotidiano “La Provincia di Crema” denunciava fino a cinque casi al giorno di infezioni polmonari, con necessari ricoveri fino al 50% dei casi. Coincidenze? Cosa hanno fatto il governo e l’Istituto Superiore di Sanità (Iss)? Hanno avviato i controlli del caso o sono stati con le mani in mano?
Secondo. Il 9 gennaio il Ministero della Salute, sicuramente già informato, pubblica sul suo sito un documento - datato 5 gennaio - nel quale si parla espressamente di “polmonite da eziologia sconosciuta – Cina”, documento inoltrato sia all’Iss che al Ministero dell’Interno. Che ha fatto il governo? Nulla. Lo “stato di emergenza” verrà dichiarato il 31 gennaio, ma senza adottare provvedimenti precauzionali. In Italia il virus non arriverà mai, questo il mantra governativo.
Terzo. Il 3 febbraio i governatori del Nord chiedono la quarantena per chiunque arrivi dalla Cina. Speranza prima e Conte poi rispondono malamente e assicurano che la situazione è sotto controllo. Il virus non c’è. Il virologo Burioni il 2 febbraio da Fazio dice che il rischio è zero e che in Italia il virus non circola.
Quarto. Il 21 febbraio scoppia il panico da virus, ci sono i primi morti. Il governo chiude le scuole per una settimana in Lombardia e Veneto. Regione Marche fa lo stesso ma il premier Conte impugna l’ordinanza davanti al Tar e vince. Ci vuole proporzionalità nelle scelte, dice tronfio in televisione l’ex avvocato del popolo. Dopo pochi giorni il governo chiuderà tutta l’Italia, non solo le scuole. Ancora a fine febbraio il segretario del Pd Zingaretti, aderendo allo slogan “Milano non si ferma” del sindaco Sala, va a Milano e si fa fotografare coi giovani Dem mentre beve un aperitivo sui Navigli. Intanto il virus circola.
Quinto. Dopo aver ammesso un certo allarmismo, siamo ai primissimi giorni di marzo, il governo si rimangia di nuovo tutto e con due Dpcm, l’uno dell’8 e l’altro dell’11 marzo, chiude l’intera nazione. Tutti a casa. Il virus, che prima non c’era, adesso c’è. I morti aumentano e quindi serve il lockdown. Nel frattempo i casi più gravi vengono prelevati da casa e condotti in ospedale; parecchi moriranno senza nemmeno l’ultimo saluto dei propri cari. Non si terranno neppure i funerali. La vita di quelli che fino a pochi giorni prima erano al nostro fianco, scompare nell’aria passando dalla ciminiera dei forni crematori.
Sesto. Tra la fine di febbraio e la metà di aprile i morti sono più di ventimila. Dove metterli? Che domande, bruciateli. La civiltà è morta a Bergamo con la fine del rispetto per i defunti. L’immagine dei carri militari che trasportano i morti verso i forni crematori fuori regione fa il giro del mondo. Ma perché la cremazione sia lecita, ai sensi della Legge n. 130/2001, occorre la volontà – scritta o orale – espressa dal de cuius, oppure da parte del coniuge o, in difetto, dei parenti più prossimi. E’ avvenuto tutto regolarmente? Siamo sicuri che queste autorizzazioni siano state date e raccolte nel rispetto della legge? La Procura dovrà necessariamente approfondire. Gli stessi familiari delle vittime potrebbero già sin d’ora avanzare al comune di Bergamo rituale istanza di accesso agli atti ai sensi delle Leggi numm. 241/1990 e 15/2005.
Settimo. Sulla cremazione va segnalata l’ ordinanza del Ministero della Salute pubblicata l’8 aprile, all’articolo C) num. 1 si legge: “per l’intero periodo della fase emergenziale non si dovrebbe procedere all’esecuzione di autopsie o riscontri diagnostici nei casi conclamati di Covid-19, sia se deceduti in corso di ricovero presso un reparto ospedaliero sia se deceduti presso il proprio domicilio”. A parte l’uso del condizionale “non si dovrebbe procedere”, tipico di chi sa già di commettere una porcata, vi sono in primis aspetti giuridici alquanto problematici che vedono una semplice ordinanza ministeriale superare in modo illegittimo una legge dello Stato.
Ma qui il problema è soprattutto penale. La cremazione impedisce l’autopsia, cioè la legittima ricerca delle ragioni della morte, ledendo il diritto soggettivo dei parenti a conoscere le cause della dipartita. Si potrebbe dunque configurare l’ipotesi di distruzione, soppressione o sottrazione di cadavere ai sensi dell’art. 411 del codice penale.
Ci sono state queste autorizzazioni alla cremazione da parte dei malati o dei parenti più prossimi? Se si, sono state raccolte regolarmente quando il malato era ancora cosciente, capace di intendere e di volere? Le eventuali autorizzazioni dei parenti sono state rilasciate in libertà o sotto costrizione, anche solo morale? Su tutto questo la magistratura dovrà sentire i parenti delle vittime, non si possono chiudere gli occhi su questi aspetti.
Il premier Conte e i ministri Speranza e Lamorgese saranno dunque sentiti come persone informate sui fatti. Su Lamorgese non conosciamo eventuali comportamenti penalmente rilevanti, ma Conte e Speranza hanno parecchi scheletri negli armadi. Premier e Ministro della Salute dovrebbero entrambi rispondere di delitti colposi contro la salute pubblica (art. 452 codice penale), e il Ministro Speranza - nello specifico - anche di soppressione e sottrazione di cadavere ai sensi dell’art. 411 c.p. La Procura di Bergamo dovrà a nostro avviso ampliare l’indagine e trasformare la posizione di Conte e Speranza da persone informate sui fatti ad imputati, notificando loro un avviso di garanzia.
Paolo Becchi e Giuseppe Palma
Furore talebano
A Bristol, nel corso di una manifestazione di attivisti di Black Life Matters e corredo vario, la statua in bronzo di Edward Colston, un mercante inglese del 700 e membro del partito Tory, viene divelta dal basamento, imbrattata, e gettata in un canale. La folla, “the mob” esulta. Colston era implicato nel commercio degli schiavi. Il sindaco di Londra, Sadiq Khan, ha dichiarato che presto le statue nella capitale inglese verrano esaminate, e quelle “colpevoli” verranno eliminate. A Milano, Arci e Sentinelli propongono al sindaco Sala di rimuovere dai giardini di Via Palestro la statua del più grande giornalista italiano del Novecento, Indro Montanelli, reo quando era in Eritrea di avere avuto una moglie quattordicenne o dodicenne. All’epoca Montanelli, come i suoi commilitoni, usufruì dell’usanza del “madamato” la relazione temporanea more uxorio tra un cittadino italiano, militari ma anche civili tra donne indigene delle terre colonizzate, chiamate “madame”.
Montanelli, che aveva allora 27 anni, non nascose mai questo episodio della sua gioventù, di cui non aveva nulla di cui vergognarsi. Ormai il clima è questo. Siamo ai comitati di salute pubblica che decidono di distruggere statue di uomini politici del passato se emerge che hanno avuto qualcosa a che fare con lo schiavismo e il colonialismo. Perché da una cosa si deve necessariamente passare a un’altra. Sono gli eredi dei giacobini, dell’apparato del Partito Comunista sovietico e cinese, sono gli emendatori, i nuovi educatori. La loro violenza tribale e inappellabile è rivolta al passato e ai simboli che ritengono da estirpare. Si tratta di una compensazione per non potere, per ora, passare alle vie di fatto nei confronti di chi ha idee diverse dalle loro.
La folla inneggiante e plaudente che fa rotolare la statua di un uomo politico morto trecento anni fa giù per un canale ci riporta alla memoria altre immagini, come i Bücherverbrennungen, i roghi dei libri organizzati dai nazisti per liberare la Germania, “dalla corruzione giudaica della letteratura tedesca”, ci ricordano la devastazione perpetrata dalle Guardie Rosse maoiste quando, il 10 novembre del 1966, si recarono a Qufu nella provincia di Shandong, sede della nobile famiglia Kong discendente di Confucio, dove fecero scempio delle tombe, distrussero le stele commemorative e trascinarono per le strade, dileggiandola, la statua del grande filosofo cinese. Si trattava anche in quel caso di estirpare il male in nome della loro concezione del Bene, della Purezza e della Giustizia. I nuovi talebani occidentali nulla hanno a che invidiare a costoro, sono in perfetta linea di continuità e ci mostrano la pericolosa china discendente nella quale ci troviamo. Non si tratta, infatti, di pochi sparuti gruppi di esaltati e di estremisti, ma di individui che godono del plauso e del fiancheggiamento della sinistra, dei liberals, dei progressisti.
I loro metodi sono esattamente quelli di sempre. In nome della loro idea purgatrice del passato e della storia, di una furente e furiosa ideologia iconoclasta, cercheranno e cercano di imporre a tutti noi la loro agenda. La distruzione delle statue. La proibizione di usare certe parole. La anatemizzazione da chi dissente. Questi sono i segni eloquenti del loro status mentale. Sono i seguaci dell’Islam più rigorista? No, sono i promotori del Progresso.
Niram Ferretti
Lavaggio del cervello, sulla campagna elettorale usa
Ancora sotto shock per il covid, ci arriva tra capo e collo quest'altra vicenda allucinante. Non tanto il fatto in sé, poco commendevole ma abbastanza ordinario soprattutto negli Stati Uniti: un delinquente abituale tossicodipendente, casualmente nero, viene atterrato da un poliziotto probabilmente psicopatico, casualmente bianco, che con le maniere forti ne causa la morte. Episodi simili ne accadono diversi ogni anno, anche nelle altre varianti cromatiche: poliziotto bianco che uccide delinquente bianco, poliziotto nero che uccide delinquente bianco, poliziotto nero che uccide delinquente nero. Un trafiletto sui giornali locali e di solito finisce lì. Ma siamo a giugno, c'è ancora luglio, agosto, settembre e ottobre. Poi si arriva a quel fatidico martedì di novembre quando gli americani votano il nome di colui che per quattro anni sarà il POTUS, The President of the United States. Cioè siamo in piena campagna elettorale.
I dem americani, ancora in lutto stretto per la sconfitta di Hillary Clinton, dopo aver provato in mille modi anche piuttosto ridicoli a delegittimare Trump (Russiagate, impeachment, scandali sessuali inventati, Steve Bannon accusato di qualsiasi cosa, tentativi di screditare Melania e il genero Jared) hanno colto la palla al balzo. Troppo ghiotta l’occasione. Un movimento estremista, razzista e suprematista come Black Lives Matter (versione rivisitata delle Black Panthers degli anni 70) viene esaltato e proiettato sulla ribalta nazionale e mondiale. Il candidato democratico Biden, politico di lungo corso e alquanto bollito, già vice di Obama, gaffeur plurirecidivo, non si lascia scappare il momento e interviene con un videomessaggio ai funerali di Floyd. Nel suo video messaggio l'ex vice presidente Joe Biden ha scandito, "Ora è il momento della giustizia razziale". Rivolgendosi alla figlia di sei anni del defunto ha detto: "Tuo padre ha cambiato il mondo".
In tutto il mondo si replicano le stesse scene: persone in ginocchio, otto minuti di silenzio col pugno alzato, “I can’t breathe” ripetuto come un mantra. Tutto fuori da ogni logica, accompagnato dalla retorica più ipocrita e uniformata di quasi tutti gli organi di informazione, basta aprire un quotidiano o ascoltare un qualsiasi telegiornale. Il trionfo del pensiero unico. Nessuno che guardi la realtà e dica, ragionando, che gli USA, pur con tutte le loro contraddizioni, sono il paese al mondo di matrice bianca dove i neri, i latini, gli asiatici hanno più chances di fare strada, dove c’è stato un presidente nero, un capo di stato maggiore nero (Powell), un ministro degli esteri nero e pure donna (Condoleezza Rice), oltre che migliaia di sindaci, sceriffi, capi della polizia, giudici, pubblici ministeri di colore. Nessuno parla del razzismo di neri verso i neri di altre etnie, che in Africa è la normalità.
E per venire a casa nostra, oltre ai raduni di ragazzi nelle piazze - erano già orfani di Greta da un po' di mesi - abbiamo assistito al penoso show in Parlamento di Laura Boldrini (non poteva mancare) anche lei in ginocchio, anche lei a dire “Io non respiro perché sono donna, non respiro perché sono disabile, immigrata, perché sono ebrea, perché sono musulmana, perché sono gay, perché ho la pelle nera", dimenticando dall'elenco "Perché sono cristiana, perché sono nordcoreana, perché sono tibetana, perché sono venezuelana, perché sono cubana, perché sono iraniana, ecc." (cit.) Mi auguro che le persone intellettualmente oneste, che siano di destra di centro o di sinistra, purché abbiano conservato la capacità di esercitare lo spirito critico, rifiutino e respingano questa gigantesca manipolazione, e che si oppongano con tutte le loro forze a questo fiume di melassa che ci viene rovesciato addosso.
Autore sconosciuto
Il m5s tra Colao-Conte e la Palamartravaglizzazione
A scanso di equivoci, il post non è mio. E io, non ho mai votato per il m5s
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Ce lo dobbiamo dire chiaro noi che decidemmo di votare M5S: non tutto è andato per il verso giusto. Se abbiamo visto e vediamo parlamentari e qualche ministro che lavorano bene abbiamo visto e vediamo anche gente disposta a scendere a compromessi. A brutti compromessi. Inutile girarci attorno, come si coniuga l'idea nobile riassunta con lo slogan "uno vale uno" con l'assurdo percorso istituzionale inventato di sana pianta da Conte in merito al piano di rinascita italiana post pandemia? Non si coniuga, è un percorso elittario, eversivo, antidemocratico. E per favore, non mi si dica che il Parlamento è sovrano. Vero, sarà sovrano, ma ne esce del tutto delegittimato. Così come ne esce delegittimato il voto e la democrazia sia sul piano politico che sul piano simbolico. Come si spiega il silenzio assordante della vicenda del ministro Boccia beccato a chattare con Palamara chiedendo "appoggio" al giudice per il congresso PD? Chiedo, dove sarebbe l'onestà? Dove? Non c'è reato? Probabilmente non c'è reato in questa vicenda ai sensi del Codice Penale, ma c'è una grave scorrettezza (in un contesto complessivo di golpe permanente di spezzoni politicizzati della magistratura) istituzionale e democratica. E come risponde il MoV? Con il silenzio. Silenzio che spiace dirlo è complicità. Non agire, è agire. Non parlare è parlare. E come si spiega il silenzio complessivo sul caso Palamara? Come? E' un silenzio imperdonabile di fronte ad una situazione di terremoto istituzionale al quale si vuole dare una risposta da tartufi: nulla sacciu e nulla vidi. Mi spiace, ma il MoV non è questo, non deve essere questo.
Infine il caso più spinoso. Quello delle rivolte carcerarie durante la pandemia dove il Ministero della Giustizia - retto da Fofò Bonafede - che in quel contesto ha pensato bene di emanare una circolare (fatta firmare di sabato ad una dirigente addetta al cerimoniale) che scarcerava i mafiosi. Non finisce qui, risulta che ci siano stati colloqui tra esponenti dei clan camorristici e esponenti del ministero prima dell'emanazione della nota circolare. C'è stata trattativa? Ascoltando alcuni magistrati, questa ipotesi non è esclusa. E il MoV risponde con il silenzio a difesa di un suo capetto di quarta tacca? Non è questo il MoV. Non doveva essere questo. Il peggio dovrà ancora venire. Con la svendita dell'Italia che la partecipazione del Fmi agli Stati Generali di Cartone lascia intendere. E se per caso non verrà, sarà solo perchè le condizioni internazionali ci aiutano. Non certo per il silenzio del MoV. Grande rispetto per Di Maio, grande rispetto per molti parlamentari che lavorano bene, ma qualcosa è andato terribilmente storto. Noi non pensavamo - credo - di votare per un Pd in versione Pop. Tantomeno io, che per il MoV, ingenuamente mi sono speso, e tanto. Per cosa? Per chi? Per il trattativista Fofò Bonafede? Per Giuseppe Conte, l'avvocato delle élites?
Giuseppe Masala
mercoledì 10 giugno 2020
Quando le cose sfuggono di mano...
Via col vento non sarà più nell’elenco dei film della piattaforma di pellicole in streaming Hbo Max. Almeno per il momento. La decisione, mentre in America continuano le proteste per la morte di George Floyd e contro le discriminazioni delle persone di origine africana, per i suoi contenuti che rimandano al razzismo. L’idea è di farlo tornare la pellicola del 1939, ma contestualizzandola. Un portavoce di Hbo Max ha dichiarato al sito Variety che Via col vento è “di un prodotto del suo tempo e raffigura alcuni dei pregiudizi etnici e razziali che, purtroppo, sono stati all’ordine del giorno nella società americana. Queste rappresentazioni razziste erano sbagliate allora e lo sono oggi e abbiamo ritenuto che mantenere questo titolo senza una spiegazione e una denuncia di quelle rappresentazioni sarebbe irresponsabile”.
Inabissamento
A Bristol, nel corso di una manifestazione di attivisti di Black Life Matters e corredo vario, la statua in bronzo di Edward Colston, un mercante inglese del 700 e membro del partito Tory, viene divelta dal basamento, imbrattata, e gettata in un canale. La folla, "the mob" esulta. Colston era implicato nel commercio degli schiavi. Il sindaco di Londra, Sadiq Khan, ha dichiarato che presto le statue nella capitale inglese verrano esaminate, e quelle "colpevoli" verranno eliminate. Ormai il clima è questo. Siamo ai comitati di salute pubblica che decidono di distruggere statue di uomini politici del passato se emerge che hanno avuto qualcosa a che fare con lo schiavismo e il colonialismo. Perchè da una cosa si deve necessariamente passare a un altra. Sono gli eredi dei giacobini, dell'apparato del Partito Comunista sovietico e cinese, sono gli emendatori, i nuovi educatori. La loro violenza tribale e inappellabile è rivolta al passato e ai simboli che ritengono da estirpare. Si tratta di una compensazione per non potere, per ora, passare alle vie di fatto nei confronti di chi ha idee diverse dalle loro.
La folla inneggiante e plaudente che fa rotolare la statua di un uomo politico morto trecento anni fa giù per un canale ci riporta alla memoria altre immagini, come i Bücherverbrennungen, i roghi dei libri organizzati dai nazisti per liberare la Germania, "dalla corruzione giudaica della letteratura tedesca", ci ricordano la devastazione perpetrata dalle Guardie Rosse maoiste quando, il 10 novembre del 1966, si recarono a Qufu nella provincia di Shandong, sede della nobile famiglia Kong discendente di Confucio, dove fecero scempio delle tombe, distrussero le stele commemorative e trascinarono per le strade, dileggiandola, la statua del grande filosofo cinese. Si trattava anche in quel caso di estirpare il male in nome della loro concezione del Bene, della Purezza e della Giustizia. I nuovi talebani occidentali nulla hanno a che invidiare a costoro, sono in perfetta linea di continuita e ci mostrano la pericolosa china discendente nella quale ci troviamo. Non si tratta, infatti, di pochi sparuti gruppi di esaltati e di estremisti, ma di individui che godono del plauso e del fiancheggiamento della sinistra, dei liberals, dei progressisti. I loro metodi sono esattamente quelli di sempre. In nome della loro idea purgatrice del passato e della storia, di una furente e furiosa ideologia iconoclasta, cercheranno e cercano di imporre a tutti noi la loro agenda. La distruzione delle statue. La proibizione di usare certe parole. La anatemizzazione da chi dissente. Questi sono i segni eloquenti del loro status mentale. Sono i seguaci dell'Islam più rigorista. No sono i promotori del Progresso.
Niram Ferretti
martedì 9 giugno 2020
Lido tre archi e Matteo Salvini
Per dovere di cronaca: Lido tre archi, è come l’hotel house di Porto Recanati.
Salvini, tre archi e quell’ipocrisia a sinistra
Andrea Agostini
Salvini, tre archi e quell’ipocrisia a sinistra
Come tutti sanno, Matteo Salvini è transitato oggi nelle Marche e in particolare nel Fermano, passando per Montegranaro, Porto Sant’Elpidio, Fermo e Porto San Giorgio. Una visita, la sua, preceduta dall’immancabile tamtam di polemiche, soprattutto per l’incontro di Lido Tre Archi. Tra i tanti scandalizzati, si sono sentiti anche autorevoli esponenti del centrosinistra che pretendevano addirittura, dal sindaco e dall’amministrazione comunale di Fermo, una presa di distanze preventiva. La teoria è la seguente: un politico non deve andare a Tre Archi perchè a Tre Archi c’è un problema di sicurezza, quindi recarsi sul posto significa strumentalizzare, far passare il quartiere come simbolo del degrado, denigrare un’intera città.
Nel momento stesso in cui si fa un ragionamento del genere, si discrimina quel quartiere. Dunque Salvini, secondo questi signori, poteva andare ovunque, ad Amandola o a Falerone, a Pedaso o a Monterubbiano. Ma andando a Tre Archi, automaticamente si offende una città. E invece, nel suo breve intervento, non ha detto nulla di sconvolgente e, stando ai vari video che circolano sui social, mi pare abbia ricevuto anche un’accoglienza calorosa da una platea varia e multietnica. Il problema di fondo di una certa parte politica è sempre lo stesso: la convinzione che il popolo sia composto in massima parte da idioti, inguaribili creduloni pronti a seguire qualsiasi incantatore. Io penso invece che i cittadini, in massima parte, non siano affatto così sciocchi. Possono farsi illudere per un po’, ma alla lunga sanno ascoltare e capire, riconoscere chi risponde ai loro problemi, chi sa trovare soluzioni e non si limita alle promesse. Salvini, come ogni politico, ha diritto di parlare quando vuole e dove vuole. Ed ogni cittadino ha il diritto di ascoltare e decidere a chi e a cosa credere.
Andrea Agostini
lunedì 8 giugno 2020
Su Donald Trump
Da quando il Mostro, l'Abiezione, lo Scandalo, ovvero Donald Trump è diventato presidente degli Stati Uniti nel 2017, contro di lui si è mosso un rigetto organizzato come non si era mai visto prima, non solo in USA, ma soprattutto li, ovviamente. Dimenticatevi l'avversione per Nixon, per Bush Jr., roba anodina, per odiatori minimali. Per Trump è venuto a galla un sistema di avversione come non si era mai visto prima dal dopoguerra ad oggi. Odio allo stato puro. Senza sosta. I tentativi di delegittimazione, demonizzazione e detronizzzione sono cominciati immediatamente (i primi due ancora in campagna elettorale) il secondo dopo l'insediamento. Dal Russiagate all'impeachment. A corollario non sono mai mancate le accuse di razzismo, fascismo e persino antisemitismo. Da dove nasce tutto questo odio che trova fiancheggiatori anche all'interno del partito Repubblicano? Da un semplice fatto. La paura. Si sono accorti che Trump è fuori da ogni schema precostituito, bigger than life, e molto, molto determinato. Hanno capito che poteva e può smuovere dalle fondamenta equilibri costituiti, rendite di posizione, che nel suo modo brusco e imprevedibile può rovesciare molti tavoli, riconfiguare l'esistente.
Sembra il ritratto di un rivoluzionario. Esatto. Perchè Trump, uomo d'ordine ha questo impeto eversivo e fantasioso e fantasioso perchè eversivo, e in quanto tale pericoloso. Va reso onore a Stephen Bannon, che ha capito tutto questo con anticipo sugli altri (lasciamo perdere che sia uscito di scena presto e abbia commesso passi falsi). Bannon ha saputo vedere in Trump un vendicatore, ha individutato con precisione la sua carica eversiva. Trump E' umorale, è molto suscettibile, è il bambino adulto che se ne frega delle regole e che dice quello che pensa quando lo pensa (e non sempre, ovviamente, è giusto), ma soprattutto ha fatto della politica un gioco plastico in cui i colpi di scena e le innovazioni sono sempre dietro l'angolo, nel bene e nel male. Trump non sopporta l'esistente, ciò che è consolidato e statico, sclerotizzato. La sua insofferenza per le regole costituite è palese, anche se mira all'ordine, all'ordine nuovo che deve nascere da un caos creativo, da una rabbia, da una avversione, o da una simpatia. E' un combattente che para e restituisce tutti i colpi, senza mai, mai una volta concedere qualcosa all'avversario. Le sue parole sono sferzanti, inopportune, indecorosamente precise nello smascherare l'ipocrisia degli altri (concedendosi una naturale autoindulgenza per le sue iperboli e i suoi abbellimenti deformanti della realtà). La paura da parte dei suoi nemici è giustificata, la paura trasformata in odio. Trump non ha alcuna pietà per loro. Sa che se potessero gli taglierebbero la gola e sa che fino a quando resterà presidente rimarranno sempre in affanno, ingozzati dalla bile, incapaci di abbrancarlo.
Niram Ferretti
domenica 7 giugno 2020
Ricapitolando
"Inoltre, penso che Conte, il PD e i Cinque Stelle debbano essere trascinati a processo per i loro crimini." Contemplavo poco fa l'onirica astrazione del plenilunio all'alba, e mi chiedevo per quale motivo fossi costretto in un sogno tanto stupido. Perché non è possibile che nessuno ricordi cosa è avvenuto non più tardi di quattro mesi fa, quando:
- il sanguinario regime comunista cinese nascondeva la diffusione di un virus forse da esso stesso creato;
- Conte andava in televisione con la tinta fresca ai capelli, l'abitino della festa da bifolco arricchito e la pochette cafonetta a dire che eravamo “brontissimi”;
- il governo PD/Cinque Stelle mandava in onda spot con anziani rintronati al ristorante cinese per dire che "il contagio è molto difficile";
- i virologi di partito sconsigliavano vivamente l'uso della mascherina perché inutile;
- il PD organizzava manifestazioni sardinesche contro il razzismo e diceva no alla chiusura di frontiere;
- il governatore PD della Toscana Rossi (nomen omen) irrideva i primi contagiati affermando che era solo un "virus fascioleghista";
- il segretario PD Zingaretti organizzava spritz ai Navigli per dimostrare che non c'era alcun pericolo, e poi confessava di essersi ammalato di Coronavirus;
- il sindaco PD di Milano Beppe Sala (quello che legge i propri stessi libri), il sindaco PD di Bergamo Giorgio Gori e altri si facevano fotografare tronfi, tonti e progressisti nei ristoranti cinesi;
- il “popolo di sinistra”, dopo essersi tolto le magliette rosse e i Rolex, si faceva ritrarre con libri mai letti (e se letti, mai capiti) al posto delle mascherine affermando che l'unico virus era il razzismo;
- i formigli, gli pseudointelettuali, e quelle che ora si inginocchiano per praticare nuove fellatio ideologiche, ingollavano avidamente involtini primavera in diretta per sfottere chi chiedeva di mettere in quarantena i viaggiatori provenienti dalla Cina;
- Di Maio inviava gratuitamente in Cina tonnellate di materiale sanitario che poi la Cina ci ha rivenduto a prezzo pieno;
- infermieri e medici venivano lasciati senza mascherine né camici, né indicazioni chiare – così poi una volta morti ne avremmo potuto fare degli eroi - e intanto Conte si faceva un ospedale privato per sé e gli amici;
- quando la gente ha incominciato a morire, la Consip iniziava a fare le gare d'appalto per l'acquisto urgente di attrezzature sanitarie, e ancora non ha finito di farle;
- Conte, sostenuto da PD e Cinque Stelle, si arrogava i pieni poteri e sospendeva dall'oggi al domani i diritti costituzionali con un semplice atto amministrativo di quelli con cui al massimo si organizzano i turni dell'umido;
- imponevano la raccolta figurine delle molteplici versioni di "autocertificazione", necessarie anche per andare a fare la spesa;
- facevano inseguire podisti e multare pisciatori di cani, vecchi sulle panchine, eremiti in riva al mare nonché accompagnatori di disabili, usando anche droni ed elicotteri;
- alla gente ormai alla canna del gas promettevano una "botenza di fuogo" da 450 miliardi che si è dimostrata essere un petardo bagnato;
- cercavano di svendere il paese alle care amiche jene della UE in cambio di un posto da usciere a Bruxelles;
- Come risultato, dopo aver imposto il lockdown più lungo, rigido e insensato di tutto il mondo, riuscivano a fare dell'italia uno dei paesi con più vittime e a distruggere un terzo delle attività economiche / produttive.
Non mi aspetto, come pure sarebbe auspicabile, di scorgere folle febbrilmente impegnate a erigere patiboli per queste carogne criminali. Ma non posso neppure credere che dopo 34.000 morti, e mentre ancora ci costringono all'oscena pagliacciata della mascherina e del “distanziamento sociale” perché hanno capito che solo un'emergenza ormai fittizia può giustificare la loro permanenza al potere, tutto questo (e molto altro) sia già stato dimenticato. Devono renderne conto, e devono pagare le loro colpe. Pertanto, come Catone il Censore riguardo alla distruzione di Cartagine, da questo momento in poi concluderò tutti i miei post con questa frase: "Inoltre, penso che Conte, il PD e i Cinque Stelle debbano essere trascinati a processo per i loro crimini."
Piergiorgio Molinari
giovedì 4 giugno 2020
Nuovi dogmi e infedeli
In questi tempi confusi si sono imposte due religioni laiche, quella dell'antirazzismo e quella dei diritti umani. Il loro clero è composto da una moltitudine agglutinata da un unico pensiero: le vittime sono sempre e solo di colore, non esiste nè può esistere una forma di razzismo inverso. Non può darsi in natura un razzismo afroamericano nei confronti dei bianchi o un razzismo islamico nei confronti di chi non è musulmano. Il razzismo è solo e sempre unilaterale e unidirezionale. A questa impalcatura ideologica è correlata la nozione che la vittima (altra fondamentale categoria rappresentativa della narrativa egemone), appartiene necessariamente al Terzo Mondo, come origine e per discendenza. Non si danno vittime in Occidente, perchè l'Occidente è la parte del mondo dove abitano gli oppressori.
I diritti umani, che dovrebbero riguardare ogni uomo e donna sotto il sole, sono particolarmente tali quando riguardano specifiche categorie vittimarie definite dogmaticamente: i neri e i migranti sono in pole position. Poi vengono i palestinesi. Quindi, quando si parla di "diritti umani", bisogna avere bene chiara una cosa, tra un cristiano copto pereguitato in Medio Oriente e un profugo siriano o un migrante economico nigeriano, il primo dovrà, se gli verrà concesso, accomodarsi dietro i primi due se vuole che anche i suoi diritti umani vengano salvaguardati. E il motivo è semplice, il cristiano copto, o il cristiano iracheno non sono vittime della violenza dell'uomo bianco e per antonomasia della protervia occidentale, sono vittime di altri arabi, in modo specifico musulmani, i quali essendo vittime dell'uomo bianco non possono essere oppressori.
Il profugo siriano e il migrante nigeriano ci intepellano direttamente, non in quanto, nel primo caso, siamo noi i responsabili della guerra in Siria, ma siamo responsabili di molte altre guerre, e dunque, essendo il meaculpismo uno dei fondamenti delle due religioni laiche, la nostra cattiva coscienza ci interpella prepotentemente. Per quanto riguarda l'Africa l'abbiamo sfruttata a dovere e non importa se dopo la fine del colonialismo i paesi africani siano stati dominati da signori della guerra locali, da satrapi e da dittatori, percorse da violenze tribali, tutto questo è irrilevante per i sacerdoti delle due nuove religioni. Inginocchiarsi di fronte allle vittime sacralizzate è un segno distintivo dei fedeli. Gli infedeli invece, che non si inginocchiano, vengono scomunicati e trasformati in paria. Lo stigma che devono portare ben impresso è quello di essere "razzisti" e "fascisti" perennemente consegnati all'inferno della damnatio memoriae.
Niram Ferretti
Politically correct
Il fascismo politicamente corretto
1. Non mi frega niente dell'app Immuni.
Tratto dalla bacheca di Filippo Nesi
Ho scoperto stamani che hanno cambiato la veste grafica dell'app Immuni. Le rimostranze di Laura Boldrini e dell'ex-deputata Anna Maria Concia, secondo cui l'immagine originaria sarebbe stata "inquinata in partenza da insopportabili e anacronistici stereotipi", sono state immediatamente recepite dal ministro per le pari opportunità Elena Bonetti. In meno di un giorno, lo splash screen dell'app è cambiato e adesso i ruoli sono invertiti: il padre tiene in braccio un bebè, mentre la madre siede davanti al computer. Vorrei fare alcune premesse:
1. Non mi frega niente dell'app Immuni.
2. Né la prima né la seconda immagine mi provocano alcun disturbo. Come padre che pratica il cosiddetto smart working da più di venticinque anni, nella vita reale siedo davanti al computer e tengo spesso un bimbo in braccio. Non mi fanno né caldo né freddo.
3. Molto ci sarebbe da dire sull'idea negativa della procreazione che traspare tanto dalla prima quanto dalla seconda immagine. Ma non mi soffermerò su questo e su altri aspetti che meriterebbero un'analisi a parte.
No, a me disturba solo una cosa: che una minoranza elettoralmente trascurabile della società, in un solo giorno e con un paio di semplici tweet, sia stata in grado di far cambiare lo splash screen di un'app governativa rivolta indistintamente a tutti. E questo sulla base della propria personalissima concezione della società, dei ruoli familiari, della maternità. Domanda: da quando la signora Boldrini e la signora Concia rappresentano le donne e parlano a loro nome? Chi e quando ha conferito loro tale titolo? In Italia le donne sono il 51,4% della popolazione, circa 1,6 milioni in più rispetto agli uomini. Siamo sicuri, vero, che tutte loro condividano la stessa idea di ciò che è "donna" e di ciò che è "maternità"? Qualcuno si è forse preso la briga di consultarle? Magari, avrebbero anche potuto non essere d'accordo. Perché un'intera società, maschi inclusi, dovrebbe dipendere dalla sensibilità, dalla visione, dall'ideologia, dalla scala di valori della signora Boldrini e del ristrettissimo novero di elettori ed elettrici che si riconoscono in lei?
Chi se ne frega dell'app Immuni e di una stupida immagine, mi direte voi. No, non avete capito. La questione è tutt'altro che irrilevante e va ben oltre il contesto in cui è nata. Da qualche anno a questa parte una minoranza di fanatici, perché di questo si tratta, numericamente irrilevante, ma estremamente coesa, organizzata, ben rappresentata nelle redazioni dei mainstream, abilissima nell'uso delle reti sociali, si è insediata in molte posizioni di potere ed è stata messa nelle condizioni di prendere decisioni valide non solo per se stessa, ma per l'intera società. Parliamo di una vera e propria lobby, che ha in mente un obiettivo preciso e lo persegue con spietata decisione: occupare il potere. Attenzione: qui non è in discussione la loro libertà di pensiero. Nessuno obietta sulle loro rispettabilissime scelte personali. Di ciò che fanno nella loro vita privata, delle loro legittime preferenze. Qui non si parla nemmeno di estendere i diritti a una minoranza, di includere chi viene da fuori o chi, a torto o a ragione, si sente escluso. No, qui si parla dei veri e propri valori fondanti di un'intera società. Qui si discute se quell'ideologia e quella scala di valori, perfettamente legittime fintanto che applicate alla sfera personale, debbano diventare necessariamente vincolanti anche per tutti gli altri. Qui c'è qualcuno che pretende di parlare in nome di tutti e di decidere per il bene di tutti sulla base delle proprie personali convinzioni. Qui si parla di leggi, di modelli, di orientamenti generali che devono valere per tutti e che verranno applicati a tutti. In poche parole, si parla di sostituire un sistema di valori con un altro. Forse non vi rendete conto che con la retorica della lotta agli "stereotipi anacronistici" si mira a imporre un nuovo stereotipo: il loro. Così come attraverso la retorica dell'antifascismo si cerca di imporre un nuovo tipo di fascismo culturale, linguistico e sociale: il loro. Oggi, forse, vi suscitano ilarità gli asterischi usati al posto dei suffissi di genere, le battaglie "antisessiste" e "antidiscriminatorie" per l'uso di "ministra" e "presidenta" e tutte le altre manifestazioni linguistiche di politicamente corretto che si cerca di imporre nella comunicazione con la scusa di non "offendere la sensibilità" della minoranza X o Y. Riderete di meno tra qualche mese o qualche anno, quando ve le imporranno per legge e su quella base giuridica vedrete censurato un vostro post o vedrete chiuso il vostro account perché "non rispetta le linee guida della community" o altri standard decisi da loro. Inutile che poi vi scandalizziate per Bibbiano. Se non capite che è quello stesso fanatismo a produrre Bibbiano non appena trova spazi e si insedia al potere, allora temo che abbiate perso tempo a leggermi finora.
Tratto dalla bacheca di Filippo Nesi
La stupidità di madonna Boldrini
L'altro ieri l'immagine promozionale della App Immuni è stata contestata, in quanto promuoverebbe uno stereotipo sessista: mentre l'uomo lavora, la donna tiene in braccio un bambino. Grazie alle indignate proteste di alcuni eminenti rappresentanti progressisti - sempre sul pezzo nei momenti decisivi della storia - l'immagine è stata prontamente corretta, conferendo il privilegio di lavorare alla donna e mettendo l'infante in braccio al babbo. Finalmente giustizia è fatta, e gli oneri sono stati trasferiti, correggendo una storica iniquità.
Quello che apparentemente non siamo abbastanza maturi per vedere è che il sottotesto di quella sdegnata contestazione è l'idea che il figlio sia un fardello, una zavorra, da spostare punitivamente verso qualcuno, per "liberare le energie lavorative" dell'altro. Quello che non siamo in grado di capire è quanto le ragioni dell'autoriproduzione del capitale siano diventate seconda natura, anche in chi si illude di contestarle. Quello che proprio non si capisce è che cadere in questo gioco prepara il futuro (già spesso un presente) in cui ad entrambe le finestre compariranno solo due pirla al lavoro, in notturna, in remoto, in stanze separate, orgogliosi di dare il meglio di sé alla produzione, e lieti di essersi liberati per sempre di quell'oneroso fardello che è la vita.
Andrea Zhok
mercoledì 3 giugno 2020
Shut up!
Questa è una delle possibli risposte a Spike Lee, alle Ocasio Cortez, a Black Live Matters, agli attivisti e alle attiviste di estrema sinistra, una donna di colore che davanti a un gruppo di "social warriors" urla, "Io non sono oppressa, sono libera!", "Piantatela di proiettare le vostre categorie su di noi", "Dov'è Black Life Matters quando i neri uccidono altri neri?". "I neri uccidono i neri più di qualsiasi altro". Chicago, da lei citata in questo video, è una delle città più violente degli Stati Uniti, se non la più violenta. Nel 2011, Il 75.3% delle vittime e il 70.5% degli offensori erano afroamericani. In in suo articolo dell'anno scorso, il criminologo Barry Latzer, professore emerito di criminologia al John Jay Collage of Criminal Justice di New York, ha evidenziato come, dal 1976 al 2005, il 94% delle vittime afroamericane sono state uccise da altri afroamericani.
Strano vero?
"Shut up!" ("Taci!") le viene intimato.
E' quello che vogliono. Silenziare la verità per imporre la loro fiction.
"Nonostante i linciaggi e altri maltrattamenti da parte dei bianchi alla fine del 19 ° secolo, l'omicidio tra neri è stato condotto in modo schiacciante da altri afroamericani. A Savannah, in Georgia, ad esempio, dal 1896 al 1903, i ricercatori hanno scoperto 91 omicidi in cui era nota l'etnia sia dell'autore del reato che della vittima. Sessantotto delle vittime (il 75% di tutte le vittime) erano nere e 61 afroamericani, o il 90% dei presunti responsabili, furono arrestati per questi omicidi".
Ora il razzismo da parte delle forze dell'ordine è una questione, e la percentuale di omicidi perpetuati da afroamericani nei confronti di altri afroamericani è un'altra questione. Il problema è che si vuole fare credere che negli Stati Uniti la polizia non di colore abbia una predilezione nell'uccidere cittadini di colore, e non si evidenzia che il maggiore tasso di omicidi a livello nazionale è tra afroamericani. Si vuole fare credere che sia il razzismo l'origine della violenza contro i neri, mentre, come sottolinea Latzer: "Ci sono problemi con questa teoria del razzismo bianco. In primo luogo, ci si aspetterebbe livelli più elevati di criminalità afroamericana quando l'oppressione razziale era al massimo e livelli più bassi quando lo era meno. Ma non è stato così. I tassi di omicidi tra neri erano quasi gli stessi dei tassi di omicidi tra bianchi durante la schiavitù. Erano spesso più alti sia nel Nord che nel Sud più oppressivo durante il XX secolo. E raggiunsero nuove vette alla fine degli anni '60, un'epoca in cui i bianchi sostenevano la più ampia legislazione sui diritti civili nella storia americana".
Strano vero?
Non più di tanto. La narrativa della vittimizzazione, dell'oppressone bianca, dell'innocenza nera, della brutalità del sistema, ecc. è oggi egemone. E' una delle grandi vittorie del marxismo culturale che, dagli anni '60 in poi si è imposto negli USA e ha fatto scuola in Europa. Questa narrativa, mutato l'attore, dall'afroamericano al palestinese, è la stessa che informa la propaganda contro Israele. I palestinesi sarebbero vittime della "colonizzazione" europea ebraica, la violenza una legittima risposta all' oppressione, gli israeliani (eccetto, ovviamente quelli di sinistra) sarebbero razzisti, e così via. Il poliziotto che ha ucciso George Floyd è un criminale, ma questo non ha nulla a che vedere con quello a cui stiamo assistendo, con the bigger picture. Vediamo in atto una rappresentazione scenica, una piece teatrale, in cui, i fatti, vengono manipolati, distorti, la realtà stravolta. La propaganda di sinistra ha questo grande vantaggio. Si fa megafono degli "oppressi", delle "vittime", e divide il mondo tra i primi e i secondi, "gli oppressori" e i "carnefici". La donna di colore nel video ha il coraggio di smontarla. Urla. "Non sono una vittima!". Ci dice, "Non sono una oppressa".
"Shut up!" ("Taci!") le viene intimato.
E' quello che vogliono. Silenziare la verità per imporre la loro fiction.
Myrta Merlino
Il martello necessario
Dalla bacheca di Niram Ferretti
Si potrebbe anche sorvolare. Ci sono tante cose importanti di cui occuparsi. Si potrebbe. Ma non lo farò. La giornalista Myrta Merlino, una delle vedette de La 7, dopo averci spiegato che Trump getta benzina sul fuoco, mentre Mattarella, lui sì che ha parole giuste e responsabili, quanto siamo fortunati ad avere Mattarella presidente invece di Trump, eccola che si inginocchia in studio mentre sullo schermo appare la scritta "BlackLivesMatter”, l'organizzazione rivoluzionaria di estrema sinistra, che la Merlino pensa sia una associazione pia che si adopera per la giustizia sociale. E così si inginocchia. E così noi abbiamo la nostra nuova dose di trash quotidiano. Ma non è solo trash, dal trash siamo sommersi. E' il glutine spaventoso della demagogia e della propaganda che invischia tante teste e testoline, è l'assassinio dell'intelligenza e del pensiero critico, è lo sprezzo della verita, la ripugnante aquiescienza al linguaggio unico. E allora, come insegnava Nietzsche, ci vuole il martello. Il martello, beninteso delle parole che infrangano questa casa costruita da altri in cui ci vorrebbero tutti imprigionare. Altro che il lockdown per il Covid-19.
Dalla bacheca di Niram Ferretti
martedì 2 giugno 2020
Pazzi e criminali
Quindi ieri, dopo quasi 3 mesi, l’ultima uscita fu l’8 marzo, siamo andati a prenderci un caffè nel negozio della Lindt. Prima di questa “pandemia”, oltre ai cioccolatini e derivati vari, c’erano anche i tavolini dove potevi gustarti le leccornie al cioccolato o i gelati. Caffè, cioccolato o frappé, ti venivano offerti in bellissime tazze vellutate coordinate, accompagnate solitamente da cucchiaini al cioccolato, cioccolatino e piccoli biscotti. Ieri, purtroppo, con le nuove normative folli, siamo dovuti entrare facendo un percorso delimitato per arrivare alla cassa schermata dal plexiglass, siamo poi andati al bancone e li, ci hanno servito il caffè in un bicchierino di carta. Hanno tolto i tavoli e la cosa più triste è stata quella di vedere file di uova di Pasqua e colombe invendute e scontate fino al 70%. E’ follia pura. E sono così tutti i negozi, tutti i bar, i ristoranti e il resto degli esercizi commerciali. Per andare dall’estetista o dal parrucchiere, bisogna prenotare ed essere puntuale altrimenti, sono costretti a rimandarti a casa. Per andare al ristorante, devi prenotare al telefono e specificare se sei coi “congiunti” o con gli amici... per non parlare di come si dovrà andare al mare. È da folli, da pazzi, da manicomio criminale. Però, ce la prendiamo col professor Zangrillo che finalmente, ha raccontato la verità.
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