lunedì 11 dicembre 2017

Il secondo Natale


lunedì 4 dicembre 2017

Del rendersi ridicoli...

Dunque, la dottoressa del turno di notte che venne stuprata e denunciò l'accaduto dopo 9 mesi dal fatto, si vede ai domiciliari il proprio stupratore. Il ragazzo che uccise e portò in giro in auto la sua ragazza morta, esce dal carcere e va ai domiciliari col braccialetto elettronico. A due passi dal duomo, succede questo. Gli immigrati fanno letteralmente ciò che vogliono, l'italia prova rancore, la classe media è stata cancellata, così come istruzione, sanità, welfare, conti in banca, ecc, ecc e, sulle prime pagine dei giornali esce la notizia della bandiera... "nazista". Pinotti che chiede la testa di chi l'ha esposta... Il problema in italia, quello che fa danni peggiori è il neonazismo... inesistente.

A proposito di fake news: la bandiera “nazista” nella caserma dei carabinieri di Firenze I media italiani hanno trovato finalmente un altro argomento con cui martellarci i... neuroni per una settimana buona. A Firenze un prode passante ha fotografato, di nascosto, una bandiera “nazi” del “Reich” tedesco attaccata al muro di un alloggio di sevizio di un militare della caserma (in barba ad ogni principio di riservatezza), la stessa che vedete qui in foto.  Apriti cielo: sdegno e sconcerto dal mondo politico, la Magistratura apre un’inchiesta, i giornalisti piantonano la caserma per intercettare il novello Himmler, ma sopratutto, udite udite, il ministro della difesa Pinotti dall’alto della sua laurea in lettere moderne (quindi si suppone che la storia l’abbia studiata) parla di “fatto vergognoso” e minaccia “provvedimenti severi”. Peccato che questa sia la bandiera di guerra dell’impero tedesco, in uso fino alla fine della prima guerra mondiale (1918). Al centro vi è l’aquila prussiana (ancora oggi emblema della repubblica tedesca), mentre in alto a sinistra la croce di ferro sopra la bandiera imperiale tricolore.  Col nazismo, insomma, non ha niente a che fare, ed è molto probabile che sia stata acquistata per motivi di interesse storico o per chissà quale altro, visto che è uno stato dissolto un secolo fa. Eccola la non-notizia preconfenzionata pronta a scatenare indignazione un tanto al chilo e a far gridare al ritorno del fascismo. Eccola in tutta la sua maestosa inesistenza, in perfetto stile Ministero della Verità Orwelliano. E a farne le spese sarà come al solito il povero cristo di turno che perderà il lavoro e la dignità.

sabato 2 dicembre 2017

Rancore

rancore

ran·có·re/ sostantivo maschile Risentimento, avversione profonda, tenacemente covata nell'animo in seguito a un'offesa o a un torto ricevuto: nutrire, serbare r.; sordo r.; deporre, dimenticare i vecchi r.; lo dico senza r.

Dice il censis che l'Italia prova rancore. Nel 2008 c'è stata una crisi indotta. Dal 2011, si sono susseguiti governi non eletti atti a distruggere il ceto medio inducendo la povertà, il welfare, la sanità, la scuola, sogni e ambizioni, lavoro, diritti umani e sociali, hanno pilotato una invasione incontrollata, seguito stupide normative europee e il problema è l'Italia che prova rancore? Io spero che dopo il rancore, l'Italia provi anche a distruggere tutto l'apparato che ha creato questo schifo.

lunedì 27 novembre 2017

De Micheli e il sisma

Ok, hanno la pretesa di combattere le fake news perchè LORO sono i detentori della verità. E non ci provano nemmeno più a raccontarla la verità... Posto il link del commissario straordinario alla ricostruzione del sisma 2016 e vi chiedo di perdere qualche minuto per leggere i commenti prima che questi svaniscano magicamente. Il post è questo.

#leopolda8 Ho conosciuto altre ricostruzioni come L'Aquila e l'Emilia, ma mai prima un #governo aveva proposto subito, nei mesi successivi al #sisma2016, un impianto normativo adeguato e un poderoso finanziamento. Siamo stati noi in un momento difficile di emergenza dare le necessarie certezze per la #ricostruzione. Ora il tessuto sociale sta rinnovandosi e lentamente sta riprendendo la vita normale


venerdì 24 novembre 2017

Parte la Leopolda...


Ci siamo: è il gran giorno. Oggi comincia la Leopolda 8, imperdibile sin dal nome: “L8”. Per sceglierlo, i renziani hanno preso tre mesi di ferie. Certo, forse non sarà l’edizione migliore. Non ci sarà la regista Simona Ercolani, stranamente non confermata dopo le edizioni precedenti e la gloriosa campagna referendaria del 4 dicembre. Non ci saranno vip. A dirla tutta, non ci vuole andare nessuno. Non importa: se c’è Renzi, c’è spettacolo. Garantisce Eugenio Scalfari. La Leopolda 8, anzi “L8”, si preannuncia imperdibile. Lo staff renziano sta selezionando le nuove leve da sfoggiare per le prossime elezioni. Il “Renzi Casting” è partito da alcune settimane nel RenziTrain, che sta attraversando l’Italia con straordinario insuccesso e trasversale ignominia. Il Fatto Quotidiano, grazie a un’operazione di hackeraggio ordita dai sommamente vili Marco Lillo e Davide Vecchi, può qui anticipare i requisiti che l’Amena Lince Goffa di Rignano chiederà ai suoi sudditi. Vediamoli in dettaglio.
 
- Età. I candidati non dovranno avere più di 40 anni, per ostentare sin dall’anagrafe quel senso di nuovo e rottamatorio che esonda – come noto – da tutto ciò che è renziano. Coloro che oseranno candidarsi pur essendo nati prima del 1977 verranno, se va bene, passati per le armi. Se invece andrà loro male, saranno abbonati a forza a “Democratica”, la pubblicazione clandestina diretta da Andrea Romano. Che non legge neanche Andrea Romano.
 
- Bruttini. I candidati dovranno essere bruttini. Ciò si ritiene necessario per far sì che Renzi possa continuare a coltivare l’illusione di non essere la copia stinta di Mister Bean, ma la variante aitante di Johnny Depp. E’ per questo che il Diversamente Statista si fa circondare dai Nardella, Lotti, Faraone, Anzaldi e Filippo Sensi. Nei rari casi in cui ad accompagnarlo c’è uno appena più guardabile (e non ci vuol molto), Renzi si cruccia. E a quel punto infierisce. E’ il caso di Matteo Richetti, zimbellato settimane fa in una diretta Instagram perché “stai perdendo i capelli.” Richetti ci è rimasto malissimo, ma non ha detto nulla: fedele al Duce, fino alla fine. Eia Renzi alalà.
 
- Carfagne Deboli. Le candidate dovranno corrispondere allo stereotipo, da tempo sdoganato in tivù, delle droidi invasate. Meglio ancora, delle “Carfagne che non ce l’hanno fatta”. Carucce, ma poi non così tanto. Fedelissime al Capo, ma ancor più impreparatissime. Quelle che, quando ti ci imbatti, pensi: “Accidenti, in confronto Mara Carfagna pare Rosa Luxemburg”.
 
- Gessati. Il look dei puledri renziani dovrà uniformarsi ai gessati di Ernesto “Ciaone” Carbone, affinché il quadro d’insieme ricordi Goodfellas di Martin Scorsese.
 
- Poster. Tutti i candidati dovranno avere in camera il poster di Dario Nardella vestito da John Wayne ne Il grinta. I poster sono in vendita nel sito ufficiale di Maria Teresa Meli a 600 euro l’uno. Scontati.
 
- Frasi forti. I candidati dovranno improvvisare alcune frasi da usare qualora fossero ospiti in radio o tivù. Qualche esempio: “Noi siamo per il futuro”. “Il cambiamento è Salvezza”. “Chi dice no è un gufo”. “Renzi è Luce, Boschi è Vita, Orfini è il nuovo Ardiles”. “Kennedy l’ha ammazzato Di Maio”. “La Gualmini mi ricorda Nilde Iotti, però io ci ho poca memoria”. E via così.
 
- Voodoo Raggi. I Balilla Renziani più dotati verranno premiati con “Voodoo Raggi”, un bambolotto cucito a mano da Pina Picierno grazie al quale si potrà metaforicamente infilzare il sindaco di Roma. Per portarle sfiga, o anche solo per passare il tempo.
 
- Filosofo di riferimento: Mario Lavia.
 
- Programma preferito: La ruota della fortuna, ma solo perché è lì che ha iniziato Renzi. E tutto sommato, almeno come preparazione, lì è rimasto.
 
- Artisti preferiti: Bono Vox. Però solo quello recente.
 
- Giornalista preferito: Claudia Fusani. Che forse non è neanche una giornalista. Quindi è perfetta.
 
- Scrittore preferito: Massimo Recalcati. Anche se non lo si è mai letto. Soprattutto se non lo si è mai letto.
 
- Momento più bello della vita. Cenare a Eataly a lume di candela con Gozi, ascoltando Il Volo e riguardando Dirty Dancing, magari immaginando che “Baby” sia Alessia Morani e Patrick Swayze quel rubacuori impenitente di Genny Migliore.

sabato 18 novembre 2017

Di fake news, testate e rai

Nel frattempo, con questo giochetto idiota, un tizio viene rinchiuso dentro ad un carcere di massima sicurezza perchè la testata è un gesto di stampo "mafioso"... Inoltre, per tutto questo tempo, è circolata una "fake news" (di quelle che la Boldrini vuole debellare) e chi sapeva, ha taciuto.


Spuntano nuove verità sulle botte al giornalista Rai di Nemo picchiato dal clan Spada a Ostia. "Nel corso delle audizioni di oggi in Commissione Vigilanza Rai è emerso che Daniele Piervicenzi, giornalista colpito a Ostia da Roberto Spada, non solo non ha un contratto con la Rai, bensì con la Fremantle, ma anche che lavora come programmista-regista e non come giornalista". Lo dichiara in una nota Michele Anzaldi, deputato del Partito democratico e segretario della Commissione Vigilanza Rai. "Questo fatto è doppiamente grave. Primo perché, a milioni di italiani, è stato fatto credere che quello ferito a Ostia fosse un giornalista Rai, quando, in realtà, si tratta di un precario sotto contratto con un'azienda che ha a sua volta un appalto con la Rai. In altre parole, per una settimana è stata data e ripetuta migliaia di volte una notizia falsa". "In secondo luogo", continua il piddino, "se tutti i giornalisti che vengono mandati, come Daniele Piervincenzi, a fare interviste in periferie o aree pericolose come Ostia, non come giornalisti ma come programmisti-registi o ancora peggio come consulenti a Partita Iva, si pone un serissimo problema di tutele. I lavoratori come Daniele Piervincenzi, infatti, non godono di alcuna garanzia in caso di infortuni". Piervincenzi, in quanto esterno alla Rai, sarebbe pagati il 50% in meno di un lavoratore assunto. Tanto basta per fare urlare (alcuni) allo scandalo. "Sarebbe opportuno e ora che (..) la Rai mettesse fine una volta per tutte all'odiosa e illegale pratica di contrattualizzare lavoratori come programmisti registi per poi far svolgere loro un lavoro da giornalisti", conclude.

Dal fronte immigrazione

Altre notizie sulla salvifica immigrazione qui e anche qui... poi, fate voi se si può andare avanti così, invasi da migliaia e migliaia di clandestini e in moltissimi casi, avanzi di galera...

Via da Conetta, vincono i profughi: il Viminale ne trasferisce 248. Tensione in Veneto. I profughi hanno deciso di svuotare il campo di accoglienza che da due anni li ospita e ci sono riusciti di Serenella Bettin

Venezia - Alla fine hanno vinto loro: i profughi. Quello che sta accadendo a Conetta, nel veneziano, probabilmente rimarrà nella storia. I profughi hanno deciso di svuotare il campo di accoglienza che da due anni li ospita e ci sono riusciti. Ieri pare sia arrivato anche l'ok dal Viminale per ricollocare 248 migranti scappati da Conetta, di cui ora cinquanta, almeno fino a ieri, sembrerebbero non trovarsi più. E c'è il rischio che anche gli altri ottocento, dei 1.119 totali, seguano i loro compagni.

È da lunedì che i richiedenti asilo ospitati nell'ex base militare di Conetta manifestano per le strade, bloccano i centri dei paesi, protestano, urlano, gridano; gridano che a Conetta non ci vogliono più stare, che se ne vogliono andare e così martedì hanno deciso. In centoventi hanno preso le loro cose e si sono messi in viaggio, chi a piedi, chi in bici, tutti a marciare verso Venezia per incontrare il prefetto. È da martedì che i paesi sono invasi dal codazzo dei migranti ed è da martedì che tutti seguono il loro corteo: poliziotti, carabinieri, il patriarca di Venezia che spalanca le porte delle chiese, questori, sindaci, prefetti, giornalisti e parroci. Tutti a seguire i migranti che avanzano nel loro cammino. Perché ora a decidere sono loro. Intere strade bloccate e volanti e lampeggianti delle forze dell'ordine a tutto spiano. Martedì sono partiti da Conetta, poi dopo diciotto chilometri, si sono fermati a «dormire» in un parcheggio di un bar di Codevigo nel padovano, nonostante le proteste della titolare. Il giorno dopo sono ripartiti, ma fatti pochissimi chilometri, si sono fermati davanti la chiesa di Codevigo; qui, gettati davanti le porte della casa di Dio, hanno montato le cucine da campo, si sono tolti le scarpe e si sono accampati. Ma passa qualche ora, e uno di loro, un ivoriano di trentacinque anni, Sadif Laore, mentre fuggiva da Conetta e andava a raggiungere i suoi amici, viene investito, travolto da una monovolume e muore. Un volo di una decina di metri, il cranio fracassato e un telo verde che lo copre. La notizia arriva in Diocesi a Padova e la Diocesi batte i pugni: aprite le porte della chiesa.

Così i profughi, il cui numero intanto era salito a quasi duecento, dal piazzale sono migrati dentro la struttura religiosa e qui, tra banchi e inginocchiatoi hanno dormito. Il giorno dopo hanno ripulito e se ne sono andati, sempre alla volta di Venezia. Sono arrivati a Mira, con dei pullman, ma qui la situazione era diventata ormai ingestibile e il patriarca di Venezia, Francesco Moraglia dà disposizioni alle parrocchie per accoglierli. Da lì è una corsa contro il tempo, i profughi vengono sistemati per una notte in quattro parrocchie di un comune veneziano e in un istituto di missionari nel rodigino. Da ieri sera invece li hanno smistati verso altre strutture sparse nella regione del Veneto. Questo fino a oggi, quello che verrà dopo sarà l'inizio di una nuova odissea. Amen.

giovedì 9 novembre 2017

Da Marte alle zone terremotate...


Meglio tardi che mai. Anche se forse è già troppo tardi. Ieri, infatti, anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è accorto che qualcosa non va nella ricostruzione, anzi nella non ricostruzione. «Ma qui siamo fermi al 30 ottobre?» con questa domanda, rivolta al vicesindaco di Visso Luigi Spiganti Maurizi, il presidente ha da un lato manifestato tutta la sua preoccupazione, ma dall’altro ha evidenziato il distacco, ormai evidente, tra Istituzioni e cittadini. Già, perché il fatto che sui Sibillini le cose siano sostanzialmente ferme al 30 ottobre, non può non essere cosa nota al presidente della Repubblica. Certo le responsabilità non sono sue, è chiaro, ma essere al corrente di quanto accade nel suo Paese dovrebbe essere un fatto scontato. Specialmente nel caso di una serie di terremoti devastanti. Che hanno piegato case, strade e anime. Quelle della gente che si è sentita abbandonata e, purtroppo, non ha retto. Ieri, a Favalanciata, è stato un ragazzo a decidere di farla finita. Con lui sale a 8 il numero delle persone che, prostrate dalla situazione, hanno deciso di dire basta. Perché il terremoto, i suoi danni e le difficoltà hanno aumentato il dolore. Un dolore accresciuto dalla rappresentazione distorta degli eventi, con le false promesse dei politici e la negazione della sofferenza che, al contrario, è fortissima. Così si è uccisa la speranza. Che muore insieme ai paesi. Troppo. Troppo forse per questo ragazzo. Si era comprato un camper pur di restare nel suo paese. E aveva 38 anni. La mia stessa età. 

 

venerdì 3 novembre 2017

I terremotati devono pagare le tasse


Questa è un’azienda terremotata. O meglio quello che ne rimane. Non è importante il nome, né il luogo. Perché è una storia che si ripete in tutto il cratere. Lì, dove c’era un capannone crollato ora non c’è quasi niente. Rimane una base vuota che attende la ricostruzione. Questa è un’azienda terremotata. Danneggiata pesantemente ma, per fortuna, non completamente. E per questo ancora attiva. Negli spazi risparmiati dal sisma si lavora. Con il caschetto di sicurezza a portata di mano. Perché non si sa mai. Perché le scosse continuano. Puntuali. Come puntuale è arrivata un’altra mazzata sulle spalle dei terremotati. A mezzo lettera, infatti, il commissario straordinario per la ricostruzione, Paola De Micheli, ha comunicato che «dal 16 dicembre i terremotati devono tornare a pagare le tasse». Niente da fare per i «titolari di reddito d' impresa e di lavoro autonomo e le attività agricole»: la riscossione dei tributi riprenderà dalla metà del mese prossimo, per le imposte dovute nel periodo dall' 1 dicembre 2017 al 31 dicembre 2017 che erano state sospese dopo la scossa del 24 agosto. Da qui la rabbia: perché l’economia di quei luoghi è ancora in ginocchio, con decine di migliaia di sfollati ancora alla ricerca di una soluzione e tanti piccoli imprenditori esasperati da ritardi e assenza di interventi in loro favore. Ma non è solo questo ad irritare gli imprenditori terremotati. Nella missiva del commissario nominato dal Governo infatti si suggerisce, infatti, di attivare dei mutui con le banche per dilazionare i pagamenti. In pratico lo stesso Governo che non ha fatto niente per loro, o nel migliore dei casi ha fatto molto poco, ora chiede il conto, invitandoli ad indebitarsi. Dimenticando, come denuncia un imprenditore, «che per un’azienda colpita dal sisma il danno non è solo quello strutturale, bensì anche il mancato pagamento dei crediti per via della cancellazione di colpo di una fascia di clienti come bar, ristoranti, pizzerie, hotel ed altre strutture ricettive inagibili». Con l’aggiunta che l’accensione di un mutuo da parte di una azienda già inginocchiata e che si trova magari in piena zona rossa, rappresenta solo ed esclusivamente un ulteriore costo a fronte di zero entrate». Non capire questo, caro commissario De Micheli, significa solo una cosa: ignorare deliberatamente la gravità della situazione. 


sabato 21 ottobre 2017

Ecatombe

Martedì, fonzarelli è arrivato nel distretto calzaturiero col suo treno carico di supercazzole. Ha incontrato, blindato (hanno sequestrato persino uno striscione con scritto "non vi lasceremo soli"), il patron di una grande ditta (azienda che lavora per Gucci calzature), una delegazione di sodali PD e un paio di industriali per parlare di difesa del made in italy e rilanciare il suo industria 4.0. I lacchè, continuano a chiamarlo "presidente"... non si sa di che, ma così lo hanno chiamato dal suo arrivo finchè non se n'è andato. Il problema, non è solo la delocalizzazione, il problema è il lavoro che ormai non c'è più e noi che viviamo col distretto calzaturiero, scendiamo ogni giorno di più nel girone dell'inferno. Intanto, a pochi chilometri dall'azienda che ospitava fonzarelli, succedeva questo (ed è la seconda grande azienda che chiude nel giro di pochi mesi, altre aziende più piccole, stanno licenziando dai 20 ai 60 operai): 

Montecosaro, crisi Alma: ora è ufficiale. Annunciata la mobilità per 40 lavoratori

Alla storica azienda di Montecosaro, stretta nella morsa della crisi, non sono stati sufficienti fusione tra Manas ed Alfiere, la prima tornata di licenziamenti di fine 2015 e l'applicazione del contratto di solidarietà dello scorso aprile per rimettere i conti in ordine e nella giornata di giovedì 19 ottobre sono comparse nelle bacheche aziendali le copie della dichiarazione di avvio di procedura di mobilità. L'azienda di via Tangenziale occupa attualmente 92 dipendenti, divisi in 40 impiegati, 46 operai e 6 intermedi e la procedura di licenziamento collettivo riguarda 27 operai, 12 impiegati e 1 intermedio.

Anche se la notizia era nell'aria già da parecchio tempo, vederlo scritto nero su bianco ha gettato nello sconforto quanti si sono riconosciuti tra i profili professionali in eccedenza (al momento non figurano i nomi) che a meno di un salvataggio in extremis per qualcuno, andranno inesorabilmente ad ingrossare le fila dei disoccupati, già numerose, mettendo in difficoltà molti nuclei familiari della zona.

venerdì 20 ottobre 2017

La Bonino e il calo demografico italico

Dice la Bonino che siccome in Italia c'è un calo demografico, allora è giusto fare lo ius soli per tutti gli immigrati. Sentirla parlare di calo demografico quando qualche tempo fa, con tutta probabilità, praticava aborti clandestini... fa un tantino ribrezzo. Inoltre, continua a berciare sull'importazione degli immigrati pur sapendo che esistono famiglie italiane che vorrebbero avere figli ma non possono averne perchè per loro, non ci sono politiche adatte. Chè certe politiche, vanno come quasi sempre, agli immigrati.

mercoledì 18 ottobre 2017

L'armata brancaleone nelle marche...

E mentre la desertificazione del lavoro e del territorio continua e il pugno in faccia della non ricostruzione post terremoto è ferma, il trenino PD passa anche da qui... a fare cosa, non è dato di sapere. Perchè fonzarelli (e il suo partito), poteva fare qualcosa quando era premier, qualcosa di positivo, non il jobs act con la totale cancellazione dei diritti dei lavoratori...

Fermo, la crisi del calzaturiero e le proposte di Confindustria. Melchiorri: “Siamo una piccola Ilva, bisogna riconoscere la crisi del settore”

Fermo, 16 ottobre 2017“Anche se la meccanica, l’agroalimentare, i gioielli e la chimica hanno ripreso a correre, la crescita nel Fermano è una chimera, specialmente per il comparto calzaturiero”. L’analisi del presidente di Confindustria Fermo, Giampietro Melchiorri, è drammatica. Ma non mancano le proposte.

L’oggetto è un settore che rappresenta il 10% dell’economia fermana. “Seguiamo ogni giorno la situazione – spiega Melchiorri -, ma la questione va affrontata con politiche industriali mirate, bisogna far capire a Roma che siamo una piccola Ilva”.

Il leader degli industriali fermani individua i motivi per i quali la situazione è precipitata: “Un calo dei mercati di riferimento, la perdita di alcune griffe che hanno portato via il lavoro dal nostro distretto, la perdita di appeal per i marchi che producono per la grande distribuzione”. E, sullo sfondo, “un problema di costo del lavoro, che rende il distretto fermano-maceratese meno competitivo”.

Cosa fare, allora? “La vera necessità, appunto, è ridurre il costo del lavoro, perché altrimenti è impossibile incidere sul prezzo delle calzature e concorrere con i Paesi dell’Est Europa e con gli altri distretti italiani”. Melchiorri, però, si rivolge anche agli associati: “Noi imprenditori dobbiamo fare qualcosa a cominciare dalle nostre dimensioni, troppo piccole per reggere il mercato”. Serve un salto culturale, la ricetta è questa: “Fare sistema anche tra imprese concorrenti, ad esempio comprando materie prime con un unico ordine, prendendo consulenti comuni, partecipando a stand unici nelle fiere all’estero”.

lunedì 16 ottobre 2017

Fin dove possono arrivare...

Pesaro, vietato fotografare i profughi. Bufera sul diktat del prefetto. Nel documento si chiede alle forze dell'ordine di controllare i cittadini "con rigore" di Alessandro Mazzanti

Pesaro, 15 ottobre 2017
- Quella circolare sui migranti, firmata pochi giorni fa dal prefetto di Pesaro Urbino, Luigi Pizzi, e recapitata ai vertici delle forze dell’ordine, è diventata in un attimo una specie di bomba a grappolo che mentre deflagra coinvolge la politica, l’animo della gente e i rapporti cittadini-istituzioni. Venti righe pesanti in cui la massima autorità del governo sul territorio ordina due cose ‘semplici’ ai colonnelli di carabinieri e Finanza e al questore: bisogna impedire che i residenti di Borgo Santa Maria e Pozzo Alto (due quartieri alla periferia di Pesaro che si erano lamentate dell’eccessiva presenza di migranti sul loro territorio, ndr) facciano foto ai migranti e chiedano loro le generalità. Perché se continuiamo così, argomenta il prefetto, se la logica insomma resta quella della ‘schedatura’ e del conflitto strisciante, rischiamo che dagli scontri verbali si passi a quelli fisici. Il clima è già teso, evitiamo di incancrenirlo definitivamente. Quindi? "Disponete servizi di vigilanza e di controllo del territorio, con impiego di tutte le forze di polizia, onde prevenire e reprimere con rigore qualunque condotta del tipo sopra segnalati".

Apriti cielo. La circolare, che era ‘segreta’, diventa pubblica esattamente il giorno dopo che una delegazione proprio, guarda caso, del quartiere di Borgo si era recata da Pizzi con una lettera che diceva: "Signor prefetto, qui i migranti sono troppi: da 92, vorremmo che ne rimanessero solo 15". In contemporanea, i residenti leggono sul giornale le venti righe esplosive: chi fa foto o chiede un nome a un profugo rischia un procedimento per esercizio abusivo di pubbliche funzioni. Ma è davvero così? Dice Francesco Coli, legale espertissimo, già difensore di Lucia Annibali: "Uno può tranquillamente chiedere il nome a un’altra persona, senza incorrere in nessuna violazione. E l’altra può rifiutarsi di dare le generalità, a meno, ovviamente, che a chiederle non sia un pubblico ufficiale. Sulla privacy, poi, non ci vedo estremi di violazione facendo una foto, se è in luogo pubblico. Chiaro, che se poi ne faccio un uso diffamatorio, il discorso cambia". Ma, diritto a parte, come l’avranno presa, la circolare, a Borgo Santa Maria e dintorni? La prima risposta: "Una cosa molto grave".

Poche ore dopo, gli stessi residenti diramano una nota ufficiale: "Siamo delusi. Qui non vogliamo creare allarmismo, ma segnalare un disagio sentito da tutta la comunità del quartiere. La problematica dei migranti è reale, vogliamo creare un dialogo costruttivo con le Istituzioni per risolverla". Sono i politici i più avvelenati. Il centrodestra, i cui sindaci (di 13 comuni di questa provincia) sono già entrati in collisione con lo stesso prefetto giorni fa sempre sulla questione migranti, prende la palla al balzo: "Fare foto ai profughi è vietato – argomenta il consigliere comunale di Pesaro della Lega Nord, Giovanni Dallasta –. Anche mettere 110 immigrati in un quartiere dovrebbe essere vietato. Perché chi fa le foto agli ospiti deve essere perseguito e chi sistema in maniera irrazionale i profughi no?".

Ma il problema, poi, è: come possono le forze dell’ordine controllare e impedire che nessuno faccia foto o chieda nome e cognome a un migrante? E non era un dogma – è il ragionamento di tanti, vedi Stefano Pollegioni carabiniere a riposo – il fatto che la gente debba collaborare con le forze di polizia, se necessario anche informandosi su chi sono i volti nuovi che girano per i quartieri, o documentando, anche con foto, se si creano situazioni sospette? Il segretario provinciale del Siulp, il sindacato di polizia, Marco Lanzi: "La nostra priorità è la caccia ai criminali, non ai cittadini che fanno foto. Dove troviamo gli uomini, risicati come siamo, con una Volante sola per notte sul territorio?". Eppure solo a fine agosto gli animi si erano stemperati in un maxi-provino fatto ai profughi calciatori proprio sul campo di Vallefoglia, zona calda. Gli unici contrasti erano sulla linea del fallo. Ma evidentemente mancava un tempo supplementare.

giovedì 12 ottobre 2017

"Non vi lasceremo soli"...


C’è una sola parola che ci viene in mente: «ricatto». E se questo è l’esordio del commissario alla ricostruzione Paola De Micheli il rischio è di dover rimpiangere Vasco Errani. Parlando con “Il Messaggero”, nelle scorse ore, la De Micheli ha chiarito la sua posizione, che evidentemente è anche quella del Governo, sulle cosiddette “casette fai da te”. Eccola: «Il provvedimento contempla due possibilità - sottolinea la De Micheli, al quotidiano romano - : la prima prevede che chi si è organizzato con una casa mobile, la potrà tenere se rispetta tutti i vincoli, paesaggistici e di edificabilità, quindi rinuncia alla casetta e al contributo di autonoma sistemazione. Una volta realizzata la ricostruzione della sua abitazione, la casa mobile sparisce. Il secondo caso riguarda le strutture fisse per le quali è possibile chiedere una regolarizzazione rinunciando alla casette e al contributo per la ricostruzione. Ma devono sempre rispettare i criteri edilizi e paesaggistici». Fuori dal politichese, e ci permettiamo noi di tradurre, il succo è questo: ogni terremotato che esasperato dai ritardi della Sae, o addirittura non inserito in coloro che hanno diritto alle casette d’emergenza, potrebbe costruirsi a sue spese, e ripetiamo a sue spese, una casetta. Magari l’unica soluzione possibile per non abbandonare la propria terra. Ma così facendo, cioè provvedendo di tasca sua a dotarsi di un tetto, dovrà dire addio ad ogni contributo statale per la ricostruzione di quella che una volta era la sua vera abitazione. Perchè se vuoi fare da solo sarai abbandonato a te stesso. In pratica, e se a qualcuno viene in mente un altro termine ce lo suggerisca pure, un autentico ricatto.

martedì 10 ottobre 2017

Senza altre parole...