martedì 8 maggio 2012

Monti Alì babà.


Per uscire dalla crisi l'Europa ha bisogno di soldi. Tanti soldi. La Merkel e i tedeschi (che sono gli unici che li hanno, i soldi) ce li vogliono mettere, ma fino a un certo punto. Ed ecco, allora, la ricetta-Monti per l'uscita dalla crisi: far entrare nell'Unione europea la Turchia. Il premier lo ha detto oggi, durante la conferenza stampa al termine dell'incontro con il primo ministro di Ankara Tayyip Erdogan: "L’Italia garantirà un sostegno forte e convinto" all’adesione della Turchia, che potrà "portare un valore aggiunto economico, geopolitico, strategico, culturale ad un’Europa anziana demograficamente, stanca e non piena di impulso economicamente". La Turchia rappresenta invece un esempio "di Paese vibrante, più giovane come struttura demografica, in ascesa economica, con l’ottimismo sul futuro".

L'idea, al di là delle motivazioni economiche, non è nuova: la sostenne Romano Prodi nel 2007 nel corso del suo ultimo governo e poi anche Silvio Berlusconi, che si fece addirittura "alfiere" dell'ingresso di Ankara in Europa, suscitando le ire dell'alleato leghista per il quale "il no alla Turchia nella Ue non è negoziabile". E c'è da giurarci che l'uscita odierna di Monti sarà un nuovo fronte che il Carroccio aprirà nei prossimi mesi nella sua opposizione al governo tecnico. Geograficamente parlando, solo una piccola parte del territorio turco, la Tracia, fa effettivamente parte dell'Europa, mentre la penisola del'Anatolia si trova la di là del Mar di Marmara ed è quindi la propaggine più occidentale del continente asiatico. Ma tutto questo potrebbe essere superato dalla forza economica del paese: nei primi sei mesi del 2011 il Pil turco è cresciuto dell'11%, cioè più di quello di qualsiasi altro paese al mondo, Cina compresa. E nei primi nove mesi dello scorso anno la crescita era dell'8,2% (media europea +1,6% - Italia +0,4%). In termini di Parità del potere di acquisto (Ppp), la Turchia è la 16esima economia mondiale e aspira a entrare fra le prime dieci nel 2023. Negli ultimi otto anni il reddito pro capite turco è triplicato. Argomenti forti da mettere sul piatto (che piange) di Bruxelles.

Il cieco imbecille

Prima qui, qui e poi qui. Eh, si, fa rabbia. Fa tanta, tanta rabbia che fior fiore di politici con decenni e decenni di politica sulle spalle vengano scalzati (per protesta o per convinzione o perchè ci si è stufati delle solite facce) da dei signori nessuno con zero esperienza politica e forse tanto, troppo populismo. La sconfitta è davvero pesante, checchè si voglia far credere tutto il contrario. Sia chiaro, Grillo mi piaceva di più quando faceva il comico. Ma sono contenta per lui, qualsiasi cosa faccia da ora in poi, non può far peggio degli altri.


"Grillo chi?". Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano fa spallucce. All'indomani del terremoto amministrative, il capo dello Stato non ammette la sconfitta della politica travolta dalla valanga dell'antipolitica e minimizza i dati bulgari incassati dal Movimento 5 Stelle. "Di boom ricordo quello degli anni Sessanta, altri non ne vedo", si è limitato a rispondere Napolitano sminuendo, con poche parole, i risultati incassati dal Movimento 5 Stelle. Immediata la replica di Beppe Grillo che ha lanciato un chiaro avvertimento al primo inquilino del Quirinale: "L’anno prossimo si terranno le elezioni politiche e, subito dopo, sarà nominato il successore di Napolitano, che potrà godersi il meritato riposo". Ancora più duri i "seguaci" del comico: "Napolitano non è il nostro presidente".

Secondo il capo dello Stato, l'esito delle elezioni amministrative deve far riflettere le forze politiche e i cittadini. "Una volta si diceva che le amministrative avessero un rilievo essenzialmente locale, e magari era vero fino ad un certo punto", ha detto Napolitano spiegando che il voto di ieri è stato un "test piuttosto circoscritto perché il numero degli elettori non era grandissimo", ma ugualmente da "motivi di riflessione". Riflessione che, a detta del presidente della Repubblica, deve essere "delle forze politiche e dei cittadini, sui rapporti con la politica e i problemi della governabilità". Questi "si pongono oggi a livello locale ma anche a livello nazionale in diversi Paesi".

La presa di posizione (netta e sin troppo chiara) di Napolitano nei confronti dell'antipolitica e del Movimento 5 Stelle non è affatto piaciuta a Grillo che, dalle colonne del suo blog, non ha fatto attendere la replica. "L’anno prossimo si terranno le elezioni politiche e, subito dopo, sarà nominato il successore di Napolitano, che potrà godersi il meritato riposo", ha risposto a muso duro rivelando di essere rimasto a bocca aperta dinnanzi all'attacco lanciato in mattinata dal Colle. Citando la Costituzione il comico genovese ha ricordato che il presidente della Repubblica deve rappresentare l'unità nazionale: "Dunque rappresenta anche il Movimento 5 Stelle e anche, dopo queste elezioni, i suoi circa 250 consiglieri comunali e regionali scelti dai cittadini". E per Grillo il boom del suo (non)partito "non si vede, ma si sente".

Sul blog di Grillo, i militanti e i sostenitori del Movimento 5 Stelle hanno sommerso Napolitano di fischi e "vaffa". "Napolitano, ti devi dimettere!", "Napolitano vergogna", "Non è il nostro presidente", "Chi ha l’arteriosclerosi non dovrebbe governare". E ancora: "L’unico boom che ricorda è quello degli anni Sessanta? È la conferma che politicamente è fuori dal tempo e dalla storia". I messaggi e gli insulti hanno continuato ad affluire per tutta la giornata: "Oggi alla riunione di condominio ho mandato affanculo l’amministratore... mi ricordava Napolitano". C'è anche chi ha chiesto una badante per il capo dello Stato e chi gli ha augurato la morte ("Napolitano trovati un loculo e sparisci").  "Napolitano è un vecchio rincoglionito che spara cazzate per difendere la vecchia marcia politica nella quale mangia anche lui perchè è più corrotto degli altri - si spinge oltre Franco - Napolitano è la spazzatura dell’Italia e andrebbe fucilato alla schiena per tradimento alla patria". Insomma, un assaggio di cosa può essere il Movimento 5 Stelle al potere.

Non gliene può fregare di meno...

... anche lui, il cyborg o il rigor montis dovrebbe riflettere sul peggioramento della situazione... ma la colpa non è mica sua. Lui è lì da pochi mesi per risolvere i problemi.


MILANO- «Le conseguenze umane» della crisi «dovrebbero far riflettere chi ha portato l'economia in questo stato e non chi da quello stato sta cercando di farla uscire». Lo ha detto il presidente del Consiglio Mario Monti, a un convegno della Commissione Europea, parlando dei suicidi legati alle conseguenze della crisi economica.

I RAPPORTI CON LA GERMANIA - «La riduzione dello spread non è avvenuta con la velocità che avremmo sperato» ha poi dichiarato il premier. Ma le cose sarebbero andate peggio se non si fosse cercato il sostegno della Germania: «Ci è stato chiesto di battere i pugni sul tavolo per chiedere alla Germania più crescita. Osservo che se il 16 novembre o anche in queste settimane avessimo picchiato il pugno sul tavolo anziché cercare di persuadere la Germania, il tavolo avrebbe determinato un sobbalzo e il grafico dello spread sarebbe salito, ma non sarebbe salita la crescita». È ora di agire, ha infine ammonito il presidente del Consiglio: «Non possiamo più solo studiare in vista di misure per la crescita» e «mi sento davvero di poter esortare» la Commissione europea ad avere un ruolo «molto attivo di trascinamento» su questo in Europa.

LE REAZIONI: LA LEGA - Fioccano subito dure reazioni da parte di Lega e Idv: «Ci saremmo aspettati più vicinanza alle famiglie di chi si è tolto la vita perchè strozzato da questo Stato-predone piuttosto che tirare fuori le colpe di altri. La frase di Monti è uno schiaffo alla Costituzione che garantisce la dignità e la salvaguardia del lavoro e dell'impresa» afferma il senatore della Lega Nord in commissione Finanze, Enrico Montani. Mentre per Massimo Donadi, capogruppo Idv alla Camera, «Monti sta dismettendo la sobrietà e che il traballare della sedia su cui è seduto mette in crisi anche il suo proverbiale aplomb. Il tono del presidente del Consiglio e dei ministri diventa ogni giorno più arrogante e stizzoso, ma su una cosa hanno ragione da vendere: il responsabile della crisi che ha portato il Paese sull'orlo del baratro, ha gettato nella disperazione tantissime persone e provocato una vera ondata di suicidi è stato il tragicomico governo Pdl-Lega».

domenica 6 maggio 2012

Squali psicopatici criminali

Un commento: "Se mai ce ne fosse stato bisogno, la dichiarazione di Murdoch (nota personcina per bene) chiarisce ampiamente perché Berlusconi se ne sia dovuto andare e perché gli sia stata fatta la guerra vergognosa che gli è stata fatta. Il Cav. non era "consono", tanto meno gradito, all'apparato Tecno-finanziario che vuole scalzare la politica e governare il mondo mettendo per Premier fedeli subordinati come il Prof. Monti. Il Cav. era capace di dire della Merkel "culona inch......." con ciò dimostrando d'essere libero e non sottomesso ai poteri forti internazionali. Solo quei deficienti di catto-sinistrorsi italioti non hanno ancora compreso come stanno realmente le cose e non c'è speranza che aprano gli occhi (sono accecati dall'odio)."

Ora che ci penso... ma non era costui quello che faceva intercettare migliaia e migliaia di telefonate comprese quelle che parlavano di bambine sparite nel nulla e uccise senza dire una parola ai genitori? Si, si, è lui. E l'unica cosa che dovrebbe fare è quella di impiccarsi per le sue malefatte. Invece questo psicopatico criminale parla da twitter. E ci parla di grande leadership...


"L'appello di Monti per la crescita è dimostrazione di una leadership vera". Mentre in Italia la maggioranza in parlamento sembra distaccarsi dal governo tecnico, dall'estero arriva un aperto sostegno al presidente del Consiglio Mario Monti. A farlo è, a sorpresa, il magnate dell’editoria Rupert Murdoch. In un post pubblicato questa mattina su Twitter, il presidente di News Corporation ha accolto positivamente l’impegno del Professore ai nodi del dibattito politico-economico internazionale. "C’è qualcuno che pensa alle terribili statistiche di ieri sull’occupazione negli Usa e alle elezioni in Francia? - ha scritto Murdoch su Twitter - l'appello di Monti per la crescita è dimostrazione di vera leadership".

Applausi a mater lacrimarum


Un conto salatissimo (18,2 miliardi dal 2013 al 2020 più altri 2 miliardi e 225 milioni l’anno dal 2021), che in gran parte sarà sostenuto da imprese, lavoratori e contribuenti. Considerando che l’analisi impietosa della riforma del lavoro arriva dall’Adapt (l’Associazione fondata da Marco Biagi nel 2000), c’è da chiedersi se la tirata d’orecchie alla rivoluzione Fornero sia da derubricare alla voce “liti tra professori”, oppure affrontare i punti oscuri di una norma sbilenca e quindi avventurarsi tra le 368 pagine dell’istant book realizzato da giuslavoristi, avvocati, sindacalisti ed esperti di ogni sorta. La sostanza è che i costi di questa “rivoluzione” saranno pesantissimi e che finiranno in capo alle imprese. Con un paradosso: per rilanciare l’occupazione si tassano ancora di più le imprese che i quattrini dovrebbero (o potrebbero) adoperarli per assumere. Tra i tanti contributi che compongono il trattato, spicca l’analisi di Michele Tiraboschi, professore di diritto del lavoro all’Università di Modena (ma anche ex consigliere del ministro del Lavoro Maurizio Sacconi). Tiraboschi fa di conto: sui costi e sulle coperture. E qualcosa non quadra.

Scrive l’economista: «In definitiva la norma non consente di comprendere (...) quanto la riforma prospettata peserà sulle maggiori entrate imposte direttamente a cittadini, lavoratori e imprese, e quanto, invece, deriverà dalle ulteriori misure fiscali». Vaghezza «che potrebbe pesare sulle future generazioni di lavoratori». Insomma, secondo Tiraboschi, la vaghezza delle norme lascia ampio margine d’intervento e fa balenare la possibilità che tutto il ballo in maschera orchestrato da Fornero possa dopo il 2013, dare una bella mazzata su tutti noi. Direttamente o indirettamente. Aumentando le imposte (come per l’Aspi), o riducendo la detraibilità per alcune spese delle aziende e dei professionisti. L’economista si avventura in un esempio di deducibilità per le «spese relative ai mezzi di trasporto a motore per professionisti, artigiani e commercianti (+12,5% di spesa per l’imprenditore) o per i loro dipendenti (+20%)». Le aziende ma anche i comuni mortali a reddito fisso. A copertura della riforma faraonica arriverà anche «l’addizionale comunale sui diritti di imbarco di passeggeri di aeromobili». Vale a dire un ennesimo balzello per chi ha l’ardire (spendaccione) di salire su un aereo.

Malizioso, Tiraboschi, affronta poi i presunti risparmi ventilati dalla compagnia Monti-Fornero per il super mega Inps (più Inpdap già fagocitato a fine 2011) e per l’Inail. In sostanza, la riforma dovrebbe portare in dote una profonda razionalizzazione che farebbe risparmiare complessivamente ai due enti la bellezza di 90 milioni di euro l’anno. «Precisamente», spiega l’analisi effettuata dall’Adept, «le riduzioni imposte ai due “super-Istituti”, previdenziale e assicurativo, sono quantificate in 18 milioni di euro l’anno per l’Inail e in 72 milioni di euro l’anno per l’Inps». Taglio di costi che, ovviamente, dovrebbe partire ma soltanto dal 2013. E la riduzione potrebbe avere effetti pesanti sul servizio ai cittadini e aprire la porta ad una privatizzazione: «L’entità della riduzione complessiva delle spese di funzionamento dell’organizzazione di Inps e Inail», prevede l’economista, «appare talmente elevata da lasciar presagire interventi di riassetto organizzativo di vasta portata che non potranno prescindere da una decisa minore presenza territoriale dei due Istituti e, forse, anche da manovre di futura privatizzazione che drammaticamente inficerebbero il sistema complessivo di welfare. Ma senza ombra di dubbio, anche a voler credere che nessuna operazione di privatizzazione farà seguito a tale drastico ridimensionamento delle spese di gestione di Inps e Inail, l’effetto più pesante della riorganizzazione dei due Istituti, con spese di funzionamento annualmente enormemente ridotte», prevede, «sarà avvertito dai lavoratori che da essi ricevono assistenza e tutele».

di Antonio Castro

Non succederà come in grecia...

... disse Rigor Montis qualche settimana fa. Ma lui, algido com'è... dorme sonni tranquilli perchè problemi di soldi o di lavoro non ne ha.


La crisi economica continua a mietere vittime. Il bilancio degli imprenditori, dei precari e degli artigiani che decidono di farla finita e di togliersi la vita perché strozzati dal Fisco o a causa del fallimento lavorativo si fa sempre più pesante. Anche oggi un altro, tragico suicidio segna le cronache nazionali: la difficoltà nel riuscire ad arrivare a fine mese e continuare pagare il mutuo, assieme ad uno stato di prostrazione psicologica, hanno portato un giovane artigiano a farla finita.

Ieri pomeriggio gli italiani avevano appreso - attoniti - la tragica storia di Pietro Paganelli, l'imprenditore 72enne di Pozzuoli che dopo aver scritto due righe ai suoi cari ("La dignità vale più della vita") si è sparato un colpo alla testa con la sua pistola perché aveva ricevuto una cartella esattoriale da 15mila euro. Sempre ieri un precario si è impiccato a Enna. Una settimana fa, nel Nuorese, un altro imprenditore di 55 anni si era tolto la vita dopo che, fallita la propria azienda, si era visto costretto a licenziare i due figli. Tragiche storie profondamente segnate dalla crisi economica. Una lunga scia di morte che le istituzioni non riescono a stroncare. Federico Pierobon, 40enne residente a Martellago, si è ucciso con un cavo elettrico fissato al soffitto del suo appartamento. come riporta La Nuova Venezia, i primi ad arrivare sul posto, la notte scorsa, un amico e la fidanzata, con cui da qualche tempo viveva un rapporto altalenante: inutile ogni soccorso. Sul posto i carabinieri e il 118. Il 40enne prima di compiere l’estremo gesto ha mandato un messaggio alla propria ragazza che dopo averlo letto, con qualche tempo di ritardo, ha subito avvisato un conoscente che ha fatto scattare la macchina dei soccorsi. Ma è stato troppo tardi.

Immigrazione, una risorsa...


Roma - Il Pdl e la Lega denunciano il fenomeno da tempo. Ma da alcuni mesi sono i blitz delle Fiamme Gialle ad accendere i riflettori sui tanti casi di truffe ai danni dell’Inps da parte degli immigrati che ottengono l’erogazione dell’assegno sociale per congiunti «over 65», in realtà residenti all’estero. L’ultimo caso si è verificato a Terni. Ma il fenomeno dei «furbetti del ricongiungimento familiare» è stato registrato e denunciato a più riprese in regioni come l’Emilia, la Toscana, il Veneto, il Friuli e non solo. Nei giorni scorsi anche il governo Monti si è soffermato sulla questione rispondendo a una interrogazione firmata mesi fa dai deputati Marco Zacchera (ora sindaco di Verbania) e Stefano Stefani. Il sottosegretario al Lavoro, Maria Cecilia Guerra,ha ammesso l’esistenza del problema e si è impegnata, di concerto con l’Inps,a far salire il livello dei controlli rispetto alle tante anomalie che stanno emergendo.

Di certo, in tempi di ristrettezze, il vitalizio elargito ai parenti degli immigrati inizia a pesare sulle casse del nostro ente previdenziale.Per l’anno 2012 l’assegno sociale è pari a un importo annuo di 5.577 euro, pari a 13 mensilità da 429 euro. Tale importo costituisce sia l’entità dell’assegno spettante, sia il limite di reddito oltre il quale non si ha più diritto a percepirlo. La platea dei possibili beneficiari si estende a tutti gli immigrati che hanno compiuto i 65 anni e non hanno redditi oppure sono sotto la soglia dei 5.577 euro. Il problema è che gli extracomunitari con carta di soggiorno in regola, residenti in Italia da dieci anni, possono presentare domanda di ricongiungimento familiare e fare arrivare in Italia genitori o parenti anziani, facendo così scattare un effetto moltiplicatore. Tutto deriva dalla legge 388 del 2000 (inserita nella Finanziaria 2001 dell’allora governo Amato) che ha riconosciuto l’assegno sociale anche ai cittadini stranieri. Il governo di centrodestra, nel 2009 è riuscito a restringere la possibilità di richiedere il ricongiungimento ai residenti in Italia «legalmente e continuativamente» da almeno dieci anni. Ma al di là dell’opportunità di una norma che consente di attingere alla cassaforte della nostra previdenza a chi non ha mai versato un euro di contributi nel nostro Paese, il problema sta anche nel buco nero dei ricongiungimenti fittizi.

I casi di stranieri anziani che, attirati dal miraggio del guadagno facile, si trasferiscono e poi una volta avuto l’assegno sociale tornano in patria quando invece dovrebbero avere in Italia la «residenza abituale», sono frequenti. La Guardia di Finanza solo nel 2011 ha individuato 270 fattispecie di questo tipo. Le Fiamme Gialle spiegano che smascherare la truffa non è semplice: «Bisogna fare controlli approfonditi verificando se una residenza è fittizia, controllare i vari visti sui passaporti, verificare le utenze e incrociare i dati, con poteri di polizia che magari altri enti dello Stato non hanno». La scorsa settimana, l’ufficio immigrazione della questura di Terni ha individuato il caso di una cittadina indiana di 76 anni, assente dall’Italia da mesi che continuava a percepire l’assegno. Lo stesso faceva una coppia di albanesi, 72 anni lui, 67 lei. Questi casi sono stati segnalati all’Inps per la sospensione o revoca dell’assegno sociale. Il fenomeno è, comunque, in aumento su tutto il territorio nazionale e si teme che possa assumere i contorni da assalto alla diligenza, visto che il censimento Istat appena pubblicato ha indicato come i residenti regolari siano triplicati negli ultimi dieci anni, toccando quota 3 milioni e 700mila con rimesse verso l’estero che ammontano ormai 7,4 miliardi di euro l’anno (ma si stima che una cifra quasi equivalente percorra vie ufficiose).

Basta fare un giro sul web per trovare testimonianza del tam- tam in corso su questo tema. Vari siti dedicati agli stranieri spiegano le procedure e offrono consigli per accedere al beneficio. Senza contare che il fenomeno dei «vitalizi facili» non investe solo gli stranieri ma anche quegli italiani che, pur avendo vissuto 10 anni in Italia, magari nei primi anni di vita, si sono poi trasferiti all’estero per oltre 50 anni e attraverso residenze fittizie in Italia riescono a percepire l’assegno sociale. Fattispecie anomale su cui si stanno attivando i gruppi del Pdl in varie regioni, cercando di sensibilizzare l’esecutivo. Il Pdl emiliano, ad esempio, propone di «prevedere l’obbligo di ritirare personalmente l’assegno sociale alle Poste, firmando un apposito registro». Il tutto accompagnato da controlli accurati nei Paesi d’origine al fine di accertare la situazione finanziaria, contributiva, bancaria e pensionistica degli ultra 65enni richiedenti la pensione sociale in Italia. Verifiche indispensabili per pizzicare i furbetti del vitalizio e impedire che gli abusi ai danni del nostro welfare state si diffondano a macchia d’olio.

Gli statali non si toccano!


Il governo cambia registro: dopo i sacrifici arriva la festa. Peccato però che alla festa siano stati invitati proprio quelli per i quali i sacrifici non erano mai cominciati. Infatti i regali iniziano, guarda un po’ che strano, proprio dalla più grande ed intoccabile casta del Paese: quella dei dipendenti pubblici. Il ministro Filippo Patroni Griffi (casualmente, dipendente pubblico) ha messo a punto un’intesa con sindacati ed enti locali dove, come per magia, spariscono tutti i punti più controversi della riforma Fornero e che saranno applicati ai lavoratori privati (quelli di serie B) per essere sostituiti da un mondo di accordo e armonia.

In questa nuova Arcadia, pagata dai cittadini, l’articolo 18 rimane in piedi, più saldo che mai, dato che non sarà previsto alcun indennizzo per i licenziamenti ma solo il reintegro, le mobilità verranno «gestite in ogni fase con i sindacati» e l’abbozzo di premialità, tentativamente accennato nella sua riforma da Brunetta, viene smantellato dal suo ex collaboratore in favore di bizantinismi quali la «performance organizzativa» che, si può scommettere, preluderà al ben noto «più premi per tutti» senza bisogno di farlo diventare uno slogan elettorale. Tutto questo mentre il governo ci prende allegramente in giro ingaggiando nuovi tecnici e domandando ai cittadini di fare il lavoro al loro posto segnalando gli sprechi con un indirizzo tipo «S.o.s. Gabibbo» per trovare chissà come e chissà dove solo cinque miliardi di spesa da tagliare. Adesso basta, la misura sta cominciando a diventare più che colma. Mentre i cittadini hanno la bava alla bocca contro i politici e contro Equitalia, occorre ricordare che se anche portassimo a zero la paga di deputati e senatori il bilancio dello Stato rimarrebbe immutato mentre Equitalia sostanzialmente esegue degli ordini.

Valutiamo, invece, cosa «pesa» il pubblico impiego e cosa comporta la supertutela di cui essi godono e che, non si capisce seguendo quale principio o logica, si sta pensando di rafforzare ancora. Premessa necessaria: quando si ragiona su grandi numeri necessariamente si parla di medie, dove finiscono nello stesso calderone sia il carabiniere che rischia la vita combattendo la mafia per pochi soldi che l’impiegato assenteista o il dirigente strapagato che bada solo alle sue consulenze. Però i numeri sono numeri e da quelli non si può prescindere: il costo del pubblico impiego «diretto» (non consideriamo il parastato) è la bellezza di 177 miliardi all’anno. La retribuzione lorda media di un pubblico dipendente è di circa 35mila euro a fronte di 26mila per il settore privato. Quindi i dipendenti privati sono meno pagati, meno tutelati, più precari e rischiano il posto se l’azienda fallisce (e ne stanno fallendo tante).

L’obiezione del dipendente pubblico a questo punto di solito è: «Ma io ho vinto il concorso». Certo, ma non bisogna confondere un concorso con una lotteria pagata dai contribuenti. Se per un posto statale si presentano in diecimila, tutti qualificati, evidentemente quel posto è troppo pagato, troppo tutelato o tutti e due, il contrario se non si presenta nessuno. Non voler riconoscere la natura di privilegio di certi impieghi (senza contare i benefit passati, vedi le baby pensioni) e anzi, rafforzarne la disuguaglianza, è mistificazione. Vogliamo ridurre la spesa senza bisogno del numero verde antisprechi? Se, per grossolana ipotesi, tagliassimo le retribuzioni pubbliche per riportarle in linea con l’impiego privato spenderemmo 37 miliardi strutturali in meno all’anno, mentre se portassimo in tutte le regioni il numero di dipendenti statali per 1.000 abitanti in linea con quanto accade in Lombardia (intesa come riferimento virtuoso) taglieremmo altri 25 miliardi. Un tesoro di 62 miliardi che consentirebbe di ridurre davvero le tasse e da cui attingere una cospicua cifra per premiare davvero gli statali che meritano, dalla brava maestra, al poliziotto eroico, al medico esemplare, il cui lavoro è però offuscato dal privilegio per tutti, con benedizione sindacale e tecnica.

sabato 5 maggio 2012

Realtà e punti di vista su fisco e tasse



In uno Stato moderno gli agenti del fisco non dovrebbero essere considerati dai cittadini come un nemico da temere alla stregua di un nemico, anzi di una moderna Gestapo che impone la propria volontà a dispetto dell’evidenza, del buon senso, di argomentazioni fondate. In uno Stato moderno il fisco dovrebbe poter dialogare con i cittadini ed essere così ben radicato nel territorio da non aver bisogno degli studi di settore per stimare se il reddito di un libero professionista è congruo, anche perchè le differenze tra nord e sud, tra le regioni e persino da una città all’altra non sono omologabili. In uno Stato moderno il fisco deve saper distinguere tra il cittadino che evade e il cittadino che ha difficoltà a pagare le tasse e quello che sta lottando per salvare il proprio business e adottare un atteggiamento differenziato, inflessibile con il primo, dialettico se non comprensivo con il secondo. In uno Stato moderno la lotta alla criminalità organizzata, che di fatto controlla almeno tre regioni italiane, dovrebbe essere la priorità assoluta e gli imprenditori che qui generano lavoro e ricchezza dovrebbero essere trattati con riguardo in quanto fonte primaria del benessere collettivo. Tutto questo dovrebbe essere ovvio, ma l’Italia non è uno Stato moderno.


La lista dei suicidi si allunga


MILANO- Si è sparato in testa con la sua pistola e ora versa in condizioni gravissime lottando contro la morte nell'ospedale Loreto Mare di Napoli. Un uomo di 72 anni di Pozzuoli aveva ricevuto qualche settimana fa una cartella esattoriale di 15 mila euro e tutto porta a fare pensare che il gesto estremo sia stato dettato dalle difficoltà economiche dell'uomo. Compreso il messaggio lasciato ai suoi cari in un biglietto: «La dignità vale più della vita». L'ennesima tragedia che si consuma, all'indomani del sequestro- concluso in modo non violento- di Luigi Martinelli, l'ex imprenditore del bergamasco che armi in pugno per 6 ore ha tenuto in ostaggio un impiegato dell'Agenzia delle Entrate di Romano di Lombardia.

IL SUICIDIO TENTATO IN OFFICINA-Il tentato suicidio è avvenuto all'interno dell'officina dove l'uomo riparava le barche, in via Fedro a Napoli. A trovarlo è stato il figlio preoccupato dall'assenza del padre in casa e dal cellulare che squillava a vuoto. Di solito l'anziano si concedeva il sabato mattina una gita in barca nelle acque del Golfo di Napoli, ma le chiavi dell'imbarcazione erano state lasciate in casa. A quel punto i familiari hanno chiamato i carabinieri.

Zero virgola ma alleato di tutti... detta legge?


Adesso Pier Ferdinando Casini vuole governare la regia del parlamento. Adesso il ledaer centrista entra in pressing sulla maggioranza che fino ad ora ha sostenuto il premier Mario Monti per avere certezze sul futuro. "Chiederò un appuntamento a Bersani e a Berlusconi per sapere se vogliono sostenere il governo e vogliono andare avanti o se ogni giorno vogliono trovare un modo per distinguersi - ha spiegato Casini - finiamo la campagna elettorale, poi parliamo seriamente di tutto". A margine del suo intervento al congresso nazionale delle Acli, il leader centrista ha chiesto agli "alleati" una scelta di campo: o dentro o fuori. Il suo intento è quello di garantire ai tecnici la sopravvivenza fino al 2013.

Casini si sta rendendo conto di essere rimasto in minoranza. Sia il Pdl sia il Pd non nascondono più il proprio mal di pancia nei confronti del Professore: vuoi la raffica di nuove tasse, vuoi l'incapacità di partorire una riforma del lavoro incisiva, vuoi la reintroduzione della tassa sulla prima casa. Il parlamento sta - poco a poco - abbandonando Monti. "Ormai è il mio destino, in minoranza con Prodi, in minoranza con Berlusconi, resterò in minoranza anche adesso - ha aggiunto Casini - io le promesse e la demagogia fiscale ritengo che siano un tumore per il nostro paese". Secondo il leader centrista, la maggioranza deve andare avanti a rafforzare il governo nonostante la pressione fiscale eccessiva. Tanto che Casini sembra (quasi) giustificarla: "Questo avviene a causa dei tanti che non pagano le tasse. Se ci fosse meno evasione ci sarebbe una pressione fiscale più compatibile per tutti". Sul piano degli interventi in parlamento, Casini è tornato a chiedere una maggiore incisività nella lotta all’evasione fiscale che potrebbe portare nelle casse dello Stato un extragettito che, dopo la burrasca della crisi economica, potrebbe essere usato proprio per alleggerire le tasse sulle famglie e sulle imprese. "Oggi - ha concluso il leader centrista - non è il momento delle promesse demagogiche con le quali questo paese è arrivato dove è, cioè vicino alla grecia non solo geograficamente".

venerdì 4 maggio 2012

Immigrazione, la ricchezza dell'italia...

Senza contare quelli degli irregolari che spacciano...


I dati della Fondazione Leone Moressa: l'analisi dei flussi monetari transitati per i canali di intermediazione regolare in uscita del Belpaese. Soldi frutto del lavoro fatto in Italia, ma che anzichè essere spesi qui da noi finiscono all'estero. Sono le rimesse degli immigrati: cioè i soldi che gli stranieri inviano ai parenti che sono rimasti nei paesi d'origine. E che nel 2011 hanno toccato la mostruosa somma di 7,4 miliardi di euro. Il dato è della Fondazione Leone Moressa, specializzata in ricerche e indagini sui temi dell'immigrazione, che ha analizzato i flussi monetari transitati per i canali di intermediazione regolare in uscita dall’Italia da parte degli stranieri che vivono nel nostro paese registrando un aumento rispetto al 2010 pari al 12,5%. Mediamente ogni straniero in Italia invia nel proprio paese 1.618 euro all’anno, destinati per lo più in Asia e in Cina per la precisione. Si stima che i cinesi che risiedono in Italia riescono a mantenere 800mila connazionali in Patria. Roma, Milano, Napoli e Prato sono le province da cui defluisce il maggior importo di rimesse verso l’estero.

Per riuscire a quantificare il volume complessivo delle rimesse basti pensare che l’ammontare del denaro in uscita dall’Italia equivale allo 0,47% del Pil nazionale: anche in questo caso tale incidenza è aumentata rispetto allo 0,42% rilevato l’anno precedente. L’Asia è il continente maggiormente beneficiario delle rimesse che escono dall’Italia. Infatti con quasi 4 miliardi di euro, la macroarea asiatica concentra il 52% di tutti i flussi monetari; della rimanente parte, il 24,4% rimane all’interno dei confini europei, il 12,1% prende la via americana e l’11,5% quella africana. Rispetto al 2010 quasi tutte le destinazioni hanno subito un aumento in termini di rimesse inviate: il continente asiatico ha ricevuto dagli stranieri in Italia il 23,4% in più di denaro, le Americhe il 5,2% in più, l’Africa il 3,1% e il continente europeo l’1,6%. Roma è la provincia dalla quale defluisce il maggior volume di rimesse verso l’estero: si tratta di 2 miliardi di euro, pari a oltre un quarto di tutte le rimesse che escono dall’Italia. Seguono a ruota Milano, Napoli e Prato.

Un'altra realtà...


Il senatore Roberto Calderoli, Coordinatore delle Segreterie Nazionali della Lega Nord, e l’onorevole Giacomo Stucchi hanno incontrato questo pomeriggio, nel carcere di Bergamo, Luigi Martinelli, l’imprenditore che giovedì pomeriggio si è barricato all’interno della sede dell’Agenzia delle Entrate di Romano di Lombardia prendendo in ostaggio 15 persone. Calderoli e Stucchi, pur condannando fermamente l’azione messa in atto dal Martinelli, azione che ha portato al coinvolgimento di tante persone estranee alla sua vicenda e al conseguente choc da esse subito, hanno scelto di incontrare Martinelli sia nel tentativo di comprendere i motivi che possano portare un cittadino a gesti così estremi - e non isolati, considerando i numerosi casi di suicidi che si sono verificati negli ultimi mesi tra gli imprenditori - sia per testimoniare personalmente la loro vicinanza rispetto a cittadini che, come lui, si trovano in situazioni di questo genere.

“Situazioni estreme, causate anche dall’esasperazione nei confronti di uno Stato che sembra veramente considerare il cittadino solo alla stregua di un suddito da spremere. Intanto durante il colloquio è emerso che il Martinelli aveva un debito non per 1000 euro, dunque una cifra esigua, come scritto dai media, ma di 44mila euro, dunque una cifra ben più consistente”, spiega a riguardo lo stesso senatore Roberto Calderoli (ma il debito non si riferisce solo ad Equitalia ma ad un insieme di soggetti: Consorzio di Bonifica, canone Rai, ecc) che aggiunge: “Nel corso del nostro colloquio abbiamo messo a disposizione dell’interessato la possibilità di essere difeso da un avvocato di fiducia, individuato nella persona di Matteo Brigandì, il quale ha già manifestato la sua piena disponibilità a difenderlo. Da parte nostra, come Lega Nord, ribadiamo il nostro totale impegno per provare a cambiare uno Stato che al momento sembra non riconoscere il diritto al cittadino di poter vivere e lavorare senza essere strangolato dall’oppressione di una tenaglia fiscale che sta portando al limite la sopportazione dei cittadini, come dimostrato dai tanti gesti estremi cui purtroppo stiamo assistendo nelle ultime settimane”. Gli stessi Stucchi e Calderoli hanno poi avuto un colloquio telefonico con il dipendente dell'Agenzia delle Entrate tenuto a lungo in ostaggio dal Martinelli, Carmine Mormandi, al quale hanno espresso la loro solidarietà per l'accaduto, sincerandosi al contempo sulla sua situazione dopo questa traumatica esperienza.

Equitalia nella serata di venerdì ha confermato che il debito complessivo con loro non è di 44mila euro. In una nota si legge che «la somma ammonta a circa 2 mila euro ed è relativa a canoni Rai e imposte richieste dal Consorzio di bonifica della Media Pianura Bergamasca», e che non è ancora stata attivata una azione esecutiva di recupero. La nota però precisa: «Nel 2001 al signor Martinelli era stata notificata una cartella di oltre 32 mila euro, pagata il 9 ottobre 2003 con l’adesione al condono (art. 12 della legge n. 289/2002 )».

Schegge impazzite, idioti laureati al governo


Eh sì, il governo gioca coi numeri. Al ribasso, ovviamente. Ieri l'ingrato compito è toccato al viceministro dell'Economia Vieri Ceriani che ha incontrato i giornalisti per porre un freno alla valanga di polemiche messe a destra e a manca contro la nuova imposta sulla prima casa. Non è ancora stata pagata la prima rata che l'Imu è già la tassa più odiata dagli italiani. Sarà perché sin dall'inizio il governo Monti non è mai stato chiaro sull'esborso, sarà perché andare a far pagare un bene che è prima di tutto un diritto rischia di andare a colpire anche i cittadini meno abbienti, sarà perché i tecnici cancellano con uno schioccare di dita la lotta fatta (e vinta) da Silvio Berlusconi alla vecchia Ici.

Quello che il governo non dice ai contribuenti è quanto andranno a pagare. O meglio: dice e non dice. E una mezza verità equivale a una bugia. "Il 70% dei proprietari di prime case pagherà in media 200 euro. Il restante 30% sarà esente", aveva spiegato ieri in conferenza stampa Ceriani sottolineando che non si tratta di "cifre drammatiche". Della serie: che vuoi che siano 200 euro? Punto primo: sono tanti per chi non ne ha. Punto secondo: il calcolo del vice ministro dell'economia non tiene conto di una variabile: i Comuni. Quello che, infatti, il Tesoro non dice agli italiani è che i conti effettivi potranno essere fatti soltanto a fine anno, cioè quando gli enti locali avranno deciso quale aliquota far pagare ai contribuenti. Secondo l'Osservatorio della Uil sui servizi territoriali, già tredici Comuni hanno infatti deciso di portare l'Imu sulla prima casa oltre il 5 per mille. Tutti gli altri avranno tempo fino al 30 settembre. Non solo. Su Repubblica Roberto Petrini spiega chiaramente che "anche l'aliquota di base potrà variare con un decreto del governo se il gettito non produrrà i 2,4 miliardi attesi".

Sin dall'introduzione dell'Imu da parte del governo Monti il Pdl si è schierato contro. Tanto che nei giorni scorsi è montato il malumore tra il partito del Cavaliere e i tecnici. "Oggi siamo in presenza di una complessa e confusa disciplina normativa introdotta con la nuova Imu che oltre a penalizzare fortemente i comuni, a nostro avviso, introduce da un anno all’altro un aggravio fiscale insostenibile e inaccettabile per i cittadini", ha scritto oggi il segretario Angelino Alfano in una lettera ai sindaci del Pdl ribadendo l’impegno per "l’eliminazione della tassazione sulla prima casa sin dal 2013". L'appello dell'ex Guardasigilli è diretto proprio ai Comuni che adesso possono decidere se mantenere invariata l'aliquota. "È necessario che ciascun sindaco si impegni in questa battaglia contro una tassa profondamente ingiusta", ha spiegato Alfano chiedendo ai primi cittadini di "mantenere invariata l’aliquota sull'Imu" senza, quindi, aumentarla rispetto a quanto stabilito dal governo. La battaglia resta, comunque, aperta. L'appoggio del Pdl all'esecutivo dei tecnici non è più così scontato. Ieri sera, in piazza per la campagna elettorale di Monza, Berlusconi ha dato l'ultimatum al premier Mario Monti: "Non accetteremo provvedimenti contrari al buon senso". Il Cavaliere non esclude, infatti, l'appoggio esterno al governo.

giovedì 3 maggio 2012

Grillo, Amato, Bondi e il trio lescano

Grillo contro Amato E' un 'vaffa' a tutti noi. Il leader del Movimento 5 Stelle critica il governo Monti che ha arruolato il pensionato d'oro Amato

Grillo all'attacco di Amato chiamato da Monti per contenere i costi della politica. "E' uno schiaffo agli italiani, una pernacchia un vaffanculo della Casta", dice. "Affidare un incarico al superpensionato Amato per contenere i costi - insiste Grillo - è una dichiarazione di guerra a chi non riesce a mangiare con la sua pensione e dopo il taglio di 200 euro al suo misero reddito decide farla finita buttandosi dal terrazzo. I sacrifici, o li facciamo tutti, o non li fa nessuno". E incalza: "Ma questo, Rigor Montis non lo sa. Non capisceche senza esempi, occupandosi di ritagli e frattaglie al posto dei tagli e senza l’appoggio dell’opinione pubblica, è già finito. Che sarà travolto. Un ferrovecchio a cui i partiti cercheranno di attribuire le colpe per poi essere spazzati via a loro volta. Loro non si arrenderanno mai. Noi neppure. Ci vediamo in Parlamento, ma forse loro non ci saranno".

Nomine-provocazione: Beppe Grillo dal suo blog torna ad attaccare il governo, liquida come "una provocazione" la nuova tornata di nomine. "E' come - incalza - buttare un fiammifero acceso in un pagliaio. Qualche volta mi chiedo se Monti e il Trio Lescano che lo appoggia abbiano veramente capito dove si trovano, in quale momento storico". "Qualche volta - prosegue Grillo - mi chiedo se Monti e il Trio Lescano che lo appoggia abbiano veramente capito dove si trovano, in quale momento storico. L'Italia è sull'orlo del collasso economico, dopo il quale può succedere di tutto. Al confronto di Rigor Montis, di Alfano, Bersani e Casini, Maria Antonietta, alla quale venne attribuita la frase 'se non hanno pane, mangino brioches!', rivolta al popolo affamato durante la Rivoluzione francese, è una statista". E' un fiume in piena, Grillo che scrive: "Giulano Amato -ha una certa esperienza nel maneggiare i soldi e di finanziamenti pubblici, è stato tesoriere del PSI di Craxi. Uno dei rari casi in cui il tesoriere fa carriera e il capo finisce sotto accusa e latitante. L’esatto contrario dei tesorieri Belsito della Lega e di Lusi della Margherita. Si invocano i tagli e si imbarca un tizio che prende 32.000 euro di pensione al mese. E’ uno scherzo di Carnevale?".

Beppe Grillo si domanda: "Qualche volta, mi chiedo se Monti e il Trio Lescano che lo appoggia abbiano veramente capito dove si trovano, in quale momento storico". Monti ha capito benissimo dove si trova e per fare cosa... chi non ha capito è proprio il trio lescano. E tra l'altro, oltre al topo di cui sopra, c'è anche il santo risanatore; Enrico Bondi, qui qualche santo miracolo su di lui. Sul fatto della buffoneria, ancora una volta i servi dei servi hanno dato dato il meglio di se proprio oggi in parlamento: sui finanziamenti ai partiti, è tutto rimandato... le tasse a noi poveri idioti invece no.